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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 210 del 20/05/2009


MARINI (PD). Signor Presidente, vorrei soffermarmi su un punto che ha un rilievo importante sul piano dei princìpi politici - anche perché conosciamo il valore che hanno avuto nelle legislazioni precedenti - con riflessi che si intrecciano anche con il lavoro che oggi si sta facendo per l'Abruzzo.

Mi riferisco in particolare all'emendamento 2.13 e al successivo 2.23, da me presentati, che si riferiscono alla medesima questione e riguardano la fase cui ora rapidamente il senatore Mascitelli si è richiamato e che non si capisce bene se sia emergenza o ricostruzione.

In linea di principio, la struttura emergenziale e l'intervento immediato possono anche giustificare un momento di forte accentramento e quindi è possibile un minore coinvolgimento dei sindaci. Non si può invece accettare l'esclusione della responsabilità, cioè dell'intesa con gli enti locali e con i sindaci in particolare, in questa prima fase della ricostruzione, che riguarda edifici a utilizzazione durevole; non ci si può limitare a sentire chi rappresenta e ha i poteri per l'organizzazione della città, cioè il sindaco. Mi pare qualcosa che non possiamo accettare, neppure in linea di principio, in un provvedimento che riguarda situazioni di così immediato impatto, ma con risvolti proiettati anche nel tempo. Ciò specialmente in una situazione in cui poteri del commissario sono in mano ad un esponente del Governo. Se si trattasse del Presidente della Regione si potrebbe anche pensare di dare per scontato un rapporto stringente, costante, tra enti locali e Regioni. In questo caso invece la mia proposta acquista un valore di principio ancora maggiore.

Il punto si intreccia peraltro con interessi immediati. Oggi sui giornali abruzzesi viene attaccato il sindaco dell'Aquila perché giustamente, nel definire le aree in cui collocare gli edifici di durevole utilizzazione, è stato sentito dal commissario, da persona di buon senso, coinvolgendolo anche nella decisione.

L'articolo 2 nella sua attuale formulazione prevede, al comma 4, che il sindaco sia soltanto «sentito». Con l'emendamento 2.23 proponiamo di prevedere «l'intesaۚ» anche con il sindaco del Comune interessato. Oggi il sindaco dell'Aquila è responsabile alla pari di Bertolaso per l'utilizzazione delle aree, per cui è ovvio che vi siano delle proteste da parte di chi subisce l'esproprio, ma la questione è stata superata e si sta concludendo proprio per il lavoro che l'amministrazione, in particolare il sindaco, ha fatto in quella situazione.

Mi rivolgo, quindi, al relatore e al rappresentante del Governo perché stiamo commettendo un errore di principio, in quanto non possiamo espropriare dal destino dell'organizzazione di una città il suo sindaco; al tempo stesso si indebolisce una capacità di intervento che, nel caso specifico, si muoverebbe a fianco del commissario per affrontare e tentare di risolvere il problema di fondo.

Per chi, come me, ha sotto gli occhi gente della mia età che vive nelle tende e la realtà abruzzese in generale il problema consiste proprio nel rispetto degli impegni sulle date, che non è affatto scontato. Citarsi è sempre indice di poca intelligenza, ma voglio commettere questo peccato. Mi è accaduto, subito dopo la visita del Papa, di confrontarmi con un Ministro in una trasmissione televisiva. Ebbene, in quella sede si è discusso molto anche con la Protezione civile di questo argomento: a novembre giovani, bambini, anziani, non potranno vivere in tenda in quella che è una delle aree più fredde d'Italia. Non è pensabile! Se i miei compaesani mi ascoltano forse protesteranno: si tratta di gente forte. È vero che l'estate con il caldo e la promiscuità della vita nelle tende per chi non è abituato è dura, ma è un'altra cosa rispetto alla stagione invernale. A fine ottobre o a novembre non si può assolutamente rimanere nelle tende. La situazione può esplodere e sottovalutarla è da irresponsabili.

Sto sottolineando questo aspetto perché per la prima volta oggi su un giornale -non mi era finora mai accaduto - leggo le considerazioni di un tecnico stimato che fa riferimento alle piazzole di sicurezza e ad altri aspetti tecnici da tenere in considerazione. Tutto questo lo so fin dall'inizio; so benissimo che è difficile mettere insieme 4.000-5.000 abitazioni in pochissimi mesi, anche se si passa sopra le regolamentazioni rigide. Questo è il problema.

E voi vi ponete il problema di dire «sentito» il sindaco, quando il sindaco può essere una delle leve vere per accelerare i lavori e aiutare l'azione del commissario? Mi chiedo quale sia la vostra preoccupazione. Abbiamo discusso di federalismo e poi togliamo i poteri ai sindaci in un momento delicato come questo? (Applausi dal Gruppo PD).

Vorrei che il Parlamento, il Senato, non fosse coinvolto in una simile responsabilità che voglio scongiurare. Dobbiamo fare tutto il possibile con le amministrazioni per aiutare il commissario a fare in modo che le abitazioni vengano costruite prima di novembre. Altro che speculazioni politiche o campagne elettorali!

Dobbiamo aiutare il commissario responsabilizzando i nostri sindaci e la nostra capacità di iniziativa perché a novembre il progetto diventi realtà. Il successo dello Stato in questa ricostruzione è un successo comune - almeno così la vedo io - e non solo del Governo e della maggioranza, perché le difficoltà ci sono per tutti.

Questa modesta richiesta che si operi d'intesa con il sindaco ha un senso. Non si possono prendere decisioni «sentito» il sindaco; questi, se è persona responsabile, per la scelta da adottare deve mettere la faccia, pure se non c'entra nulla, a fianco a quella di Bertolaso. È giusto che l'area dove collocare le costruzioni sia ritenuta la migliore sia dal commissario che dal sindaco che è stato eletto.

Allora, nell'interesse generale vi prego di valutare la possibilità di fare gli aggiustamenti proposti con i miei emendamenti. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti s'intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.