Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (543 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 188 del 08/04/2009


MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare lei e l'intera Assemblea per le parole di vicinanza e per gli atti di solidarietà che l'intero Senato ha inteso assumere nei confronti della mia Regione, l'Abruzzo.

Credo che il dovere primario di tutti noi in questo momento sia soprattutto quello di far uscire dall'emergenza le popolazioni dell'Aquila e dei Comuni vicini. Dobbiamo assistere i superstiti, aiutare le famiglie delle vittime, ricreare al più presto condizioni di vita normali e dignitose per tutti.

Dall'Aquila arrivano ancora appelli per molte cose che mancano: cibi caldi per tutti e in tempi accettabili, comunicazioni telefoniche per non farli sentire soli, assistenza notturna per chi ha deciso di restare, per un dramma psicologico, all'interno delle auto.

Ringrazio il ministro Vito che, a nome del Governo, è venuto a riferire al Senato una nota informativa che è estremamente dettagliata nei numeri e nelle misure assunte. Però, signor Ministro, mi creda: non c'è nessuna nota informativa che riesca a dare un quadro completo e realistico del dolore e della disperazione che in questo momento stanno vivendo le nostre popolazioni.

Bisogna vedere per poter credere: L'Aquila è una città devastata e bombardata dalla violenza della natura. L'Aquila è una città fantasma e di sfollati. I numeri che lei ha dato, signor Ministro, vanno rapportati alla realtà della città. Si tratta, infatti, di un centro di 73.000 abitanti che raggiunge, con i 23.000 studenti universitari che vedono nell'Aquila un importante punto di riferimento per la loro istruzione e la loro formazione, poco meno di 100.000 abitanti. Ci sono oltre 40.000 sfollati tra L'Aquila città e i 26 Comuni limitrofi. Alcuni di questi hanno subito gravissimi danni e quello di Onna è stato completato raso al suolo.

Signor Ministro, questo terremoto colpisce una città e un territorio già provati da una gravissima crisi economica iniziata negli anni passati. In quel comprensorio territoriale vi sono 3.000 persone che hanno già perso il lavoro e che ora hanno perso anche la casa. L'Aquila, pur avendo punti di eccellenza come il Laboratorio del Gran Sasso, ha visto una crisi industriale: nel polo elettrotecnico e delle telecomunicazioni hanno chiuso i battenti intere grandi industrie.

Quando lunedì, alle ore 20, sono andato via dall'Aquila, dopo aver camminato per diverse ore lungo questa città devastata, ho lasciato i soccorritori che ancora stavano scavando con le mani nella speranza di riuscire a tirar fuori dalle macerie gli studenti che erano seppelliti nella Casa dello studente e lungo il viaggio di ritorno ho incrociato code di autoveicoli e mezzi di soccorso. Questi sono per noi abruzzesi due esempi, signor Ministro, di straordinaria solidarietà. Per tale motivo noi ringraziamo questo generoso esercito di volontari, composto da appartenenti alle forze dell'ordine, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile, alla Polizia e ai Carabinieri. È uno straordinario esempio di solidarietà e di coesione sociale, espressione che in passato in questo Paese è rimasta troppo spesso vuota e che ora riusciamo a tradurre in sostanza con atti concreti che vengono assunti nei confronti della nostra Regione.

Non è tempo di polemiche, si dice. È vero, non è tempo di polemiche. Tuttavia, qualcuno deve chiedersi per quali ragioni quelli che dovevano essere i baluardi della sicurezza per i cittadini più deboli, per i giovani, per le persone che avevano bisogno in un momento drammatico di un punto di riferimento, quei baluardi che dovevano essere l'ospedale, la prefettura, la Casa dello studente sono venuti meno, sono andati distrutti, sono disastrati e resi inutilizzabili. Non è tempo di polemiche e, soprattutto, non è tempo di critiche ora che stiamo ancora completando la sepoltura dei nostri defunti. Ma è necessario iniziare sin da oggi, perché abbiamo già perso troppo tempo, - a riflettere su ciò che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto. È vero infatti che i terremoti non sono prevedibili, che non è prevedibile quando si verificheranno, né in quale zona, ma si possono limitare i danni che, in parte, dipendono da noi uomini, da come riusciamo a concepire la costruzione delle nostre comunità, delle nostre società.

Signor Ministro, onorevoli colleghi, il problema dell'Aquila e dell'Abruzzo non è soltanto un problema nostro, ma dell'Italia intera. Nel nostro Paese 3 milioni di italiani vivano in zone ad elevato rischio sismico, 75.000 edifici pubblici non sono stati costruiti secondo norme antisismiche, mentre dei 22.000 edifici scolastici che sorgono in zone sismiche 9.000 sono stati realizzati senza seguire i moderni criteri antisismici.

Per non continuare a piangere il dolore in futuro, per non continuare a provare rabbia per le morti che forse potevano essere evitate, il nostro Paese ha bisogno di un grande piano di prevenzione, ha bisogno di un imponente progetto di pianificazione per mettere a norma gli edifici pubblici che rappresentano la ricchezza del nostro Paese.

Signor Ministro, non voglio fare polemiche, però constato che ci è voluto il dolore dell'Abruzzo per giungere ad un ripensamento del Governo sul piano casa, con l'introduzione all'ultimo minuto di una norma che prevede misure antisismiche, con la cancellazione dell'articolo 6 e una nuova formulazione dell'articolo 2. C'è voluto il dolore dell'Abruzzo perché all'interno del Governo qualcuno avanzasse dubbi sulla realizzazione del piano grandi opere, del ponte sullo Stretto di Messina e sulla necessità di utilizzare quelle risorse per avviare un progetto di pianificazione che inizia adesso, ma che dovrà durare nel tempo.

Il nostro, caro Ministro, è un Paese di regole scritte spesso violate, perché non è vero che non ci sono le leggi. Per quello che qui ci interessa Al riguardo attualmente sono in vigore quattro normative: la legge n. 23 del 1996 e le ordinanze della Protezione civile del 2003, del 2005 e del 2008. In questi anni siamo andati avanti di proroga in proroga, di terremoto in terremoto.

L'impegno futuro del Parlamento sarà quello di vigilare attentamente sulla ricostruzione, perché gli esempi del passato non ci confortano, non ci aiutano.

Il Paese ha speso 140 miliardi dal dramma del Belice ai terremoti successivi dell'Irpinia, del Molise, dell'Umbria, delle Marche, del Friuli. È necessario tutti noi vigiliamo sulla ricostruzione con norme chiare, massima trasparenza, rigore amministrativo, tempestività negli interventi.

Andando via dall'Aquila siamo stati avvicinati da alcuni cittadini, signor Ministro, i quali ci hanno rivolto un appello che io trasmetto, così come mi è stato lanciato, all'intera Assemblea. Ci hanno detto: non ci lasciate soli dopo. Non in questo momento, in cui la solidarietà è forte: non ci lasciate soli dopo. E noi su questo dopo, signor Ministro, faremo il nostro dovere vigilando e intervenendo affinché le istituzioni possano essere vicine al Paese. (Applausi dai Gruppi IdV, PD, PdL e del senatore Fosson).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.