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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 188 del 08/04/2009


*LEGNINI (PD). Signor Presidente, ringrazio il Governo, attraverso il ministro Vito, per le informazioni che ci ha fornito questa mattina e per l'attività svolta in questi giorni. Mi associo a tutte le parole di cordoglio e ai ringraziamenti che lei, signor Presidente, ha formulato in apertura di seduta.

La tragedia che si sta consumando all'Aquila e in decine di Paesi del circondario è enorme: le televisioni, la stampa e la rete ci hanno fornito ogni sorta di immagini e racconti strazianti, che non voglio qui commentare, perché a tutti è chiara l'enormità dei danni e delle sofferenze.

Oltre ai morti, ai feriti e agli sfollati, voglio richiamare quattro immagini, che a mio avviso simboleggiano più di altre la drammaticità di quanto è accaduto: il crollo del Palazzo del Governo, la Prefettura, che era stata individuata quale sede del coordinamento degli interventi di Protezione civile; la sorte di un grande ospedale, inaugurato meno di dieci anni fa, che doveva essere sicuro per garantire cure immediate alle migliaia di feriti, e che invece è gravemente lesionato e totalmente inagibile; il crollo della Casa dello studente, con la morte di molti ragazzi e di una università dove si stava costruendo il futuro - ora spezzato - di 30.000 giovani e si alimentava una parte importante dell'economia della città; il crollo della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più belli d'Italia, che aveva resistito dal 1200 ad oggi ad ogni sorta di calamità, anche sismica, e che rappresentava, più delle altre centinaia di beni culturali distrutti, la possibilità di costruire un futuro per quella economia in grave difficoltà da molti anni.

Quattro simboli che connotano l'intensità e la specialità di questa tragedia, che non è solo nel numero dei morti e dei feriti o nell'entità dei danni al patrimonio abitativo e alle infrastrutture, ma nel fatto che, a differenza delle altre simili tragedie, di cui abbiamo viva memoria negli ultimi 40 anni (dal Belice al Friuli, all'Irpinia, fino al Molise, all'Umbria e alle Marche), sono state colpite le funzioni vitali, pubbliche e private, di una città capoluogo di provincia e di regione.

Il Comune, la Provincia, la Regione, l'ospedale, l'università e le scuole, gli uffici giudiziari, la prefettura, la questura, i Carabinieri, la Polizia, i Vigili del fuoco, l'ANAS, la Corte dei conti, gli uffici finanziari, l'INPS, l'INAIL e tutti gli altri uffici pubblici sono senza casa e senza mezzi, non possono e non potranno funzionare, non sappiamo per quanto tempo.

Il Sindaco, il presidente della Provincia, il questore, il prefetto e quanti altri incaricati di un pubblico ufficio sono senza ufficio e senza casa. Decine di migliaia di attività economiche e professionali hanno totalmente cessato qualunque attività. Anche per questo il terremoto in Abruzzo non è come gli altri e di questo credo non vi sia ancora sufficiente consapevolezza, così come non sono ad oggi calcolabili gli effetti sulla vita anche dei territori non direttamente colpiti dal sisma per effetto della paralisi di molte funzioni pubbliche regionali che avevano sede appunto nel capoluogo di Regione.

Nella giornata di ieri, dopo aver visionato con il presidente Marini e con le autorità locali i luoghi del disastro ed aver constatato le atroci sofferenze delle persone, ci siamo a lungo fermati nel centro storico dell'Aquila, una città fantasma, muta e trasfigurata, e ci siamo più volte chiesti quando potrà ripartire. Saranno sufficienti mesi o occorreranno anni? Abbiamo rivolto questa domanda anche al dottor Bertolaso e neanche lui, con la sua esperienza, è stato in grado di fare previsioni.

Lo Stato ha risposto prontamente, i soccorsi sono arrivati, anche se ad oggi manca ancora molto: mancano ancora tende e bagni chimici, coperte e molti altri beni. La solidarietà concreta del popolo abruzzese e italiano e di altri Stati, le cui offerte mi guarderei bene dal rifiutare, è stata ed è straordinaria, ma voglio qui oggi annotare che questa volta il programma di rinascita civile ed economica, i progetti di ricostruzione non possono seguire vecchi e lenti riti. Occorrono risorse, soldi veri, probabilmente alcuni miliardi di euro, gran parte dei quali da mettere a disposizione subito o comunque in tempi brevi.

Conosciamo le difficoltà del bilancio dello Stato e sappiamo per certo che se non si assumerà questa tragedia come una priorità nazionale, con ogni conseguenza, come ad esempio ritardare altri investimenti infrastrutturali ed altri programmi per poter ottenere l'immediata disponibilità di risorse, non ce la faremo. Prima di parlare di new town sarebbe bene pensare e programmare come far ripartire quella città e quella Regione.

Noi, il Partito Democratico, abbiamo subito e senza esitazione offerto la nostra collaborazione al Governo e ci faremo carico nei prossimi giorni di formulare proposte precise anche di carattere finanziario. Questa disponibilità però non può essere interpretata come remissività. Vigileremo, non ci basteranno le parole, ad ogni impegno dovranno seguire fatti concreti. Ci attende un lavoro duro e noi - statene certi - faremo la nostra parte. Lo dobbiamo a quei bambini e giovani studenti morti; lo dobbiamo all'Abruzzo e a tutto il Paese. (Generali applausi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Stefano. Ne ha facoltà.