PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Governo.
È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.
*LEGNINI (PD). Signor Presidente, ringrazio il Governo, attraverso il ministro Vito, per le informazioni che ci ha fornito questa mattina e per l'attività svolta in questi giorni. Mi associo a tutte le parole di cordoglio e ai ringraziamenti che lei, signor Presidente, ha formulato in apertura di seduta.
La tragedia che si sta consumando all'Aquila e in decine di Paesi del circondario è enorme: le televisioni, la stampa e la rete ci hanno fornito ogni sorta di immagini e racconti strazianti, che non voglio qui commentare, perché a tutti è chiara l'enormità dei danni e delle sofferenze.
Oltre ai morti, ai feriti e agli sfollati, voglio richiamare quattro immagini, che a mio avviso simboleggiano più di altre la drammaticità di quanto è accaduto: il crollo del Palazzo del Governo, la Prefettura, che era stata individuata quale sede del coordinamento degli interventi di Protezione civile; la sorte di un grande ospedale, inaugurato meno di dieci anni fa, che doveva essere sicuro per garantire cure immediate alle migliaia di feriti, e che invece è gravemente lesionato e totalmente inagibile; il crollo della Casa dello studente, con la morte di molti ragazzi e di una università dove si stava costruendo il futuro - ora spezzato - di 30.000 giovani e si alimentava una parte importante dell'economia della città; il crollo della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più belli d'Italia, che aveva resistito dal 1200 ad oggi ad ogni sorta di calamità, anche sismica, e che rappresentava, più delle altre centinaia di beni culturali distrutti, la possibilità di costruire un futuro per quella economia in grave difficoltà da molti anni.
Quattro simboli che connotano l'intensità e la specialità di questa tragedia, che non è solo nel numero dei morti e dei feriti o nell'entità dei danni al patrimonio abitativo e alle infrastrutture, ma nel fatto che, a differenza delle altre simili tragedie, di cui abbiamo viva memoria negli ultimi 40 anni (dal Belice al Friuli, all'Irpinia, fino al Molise, all'Umbria e alle Marche), sono state colpite le funzioni vitali, pubbliche e private, di una città capoluogo di provincia e di regione.
Il Comune, la Provincia, la Regione, l'ospedale, l'università e le scuole, gli uffici giudiziari, la prefettura, la questura, i Carabinieri, la Polizia, i Vigili del fuoco, l'ANAS, la Corte dei conti, gli uffici finanziari, l'INPS, l'INAIL e tutti gli altri uffici pubblici sono senza casa e senza mezzi, non possono e non potranno funzionare, non sappiamo per quanto tempo.
Il Sindaco, il presidente della Provincia, il questore, il prefetto e quanti altri incaricati di un pubblico ufficio sono senza ufficio e senza casa. Decine di migliaia di attività economiche e professionali hanno totalmente cessato qualunque attività. Anche per questo il terremoto in Abruzzo non è come gli altri e di questo credo non vi sia ancora sufficiente consapevolezza, così come non sono ad oggi calcolabili gli effetti sulla vita anche dei territori non direttamente colpiti dal sisma per effetto della paralisi di molte funzioni pubbliche regionali che avevano sede appunto nel capoluogo di Regione.
Nella giornata di ieri, dopo aver visionato con il presidente Marini e con le autorità locali i luoghi del disastro ed aver constatato le atroci sofferenze delle persone, ci siamo a lungo fermati nel centro storico dell'Aquila, una città fantasma, muta e trasfigurata, e ci siamo più volte chiesti quando potrà ripartire. Saranno sufficienti mesi o occorreranno anni? Abbiamo rivolto questa domanda anche al dottor Bertolaso e neanche lui, con la sua esperienza, è stato in grado di fare previsioni.
Lo Stato ha risposto prontamente, i soccorsi sono arrivati, anche se ad oggi manca ancora molto: mancano ancora tende e bagni chimici, coperte e molti altri beni. La solidarietà concreta del popolo abruzzese e italiano e di altri Stati, le cui offerte mi guarderei bene dal rifiutare, è stata ed è straordinaria, ma voglio qui oggi annotare che questa volta il programma di rinascita civile ed economica, i progetti di ricostruzione non possono seguire vecchi e lenti riti. Occorrono risorse, soldi veri, probabilmente alcuni miliardi di euro, gran parte dei quali da mettere a disposizione subito o comunque in tempi brevi.
Conosciamo le difficoltà del bilancio dello Stato e sappiamo per certo che se non si assumerà questa tragedia come una priorità nazionale, con ogni conseguenza, come ad esempio ritardare altri investimenti infrastrutturali ed altri programmi per poter ottenere l'immediata disponibilità di risorse, non ce la faremo. Prima di parlare di new town sarebbe bene pensare e programmare come far ripartire quella città e quella Regione.
Noi, il Partito Democratico, abbiamo subito e senza esitazione offerto la nostra collaborazione al Governo e ci faremo carico nei prossimi giorni di formulare proposte precise anche di carattere finanziario. Questa disponibilità però non può essere interpretata come remissività. Vigileremo, non ci basteranno le parole, ad ogni impegno dovranno seguire fatti concreti. Ci attende un lavoro duro e noi - statene certi - faremo la nostra parte. Lo dobbiamo a quei bambini e giovani studenti morti; lo dobbiamo all'Abruzzo e a tutto il Paese. (Generali applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Stefano. Ne ha facoltà.
DI STEFANO (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, desidero innanzitutto ringraziare per la sensibilità di quanti, a cominciare da lei, Presidente, hanno voluto testimoniare, con atti concreti come la sottoscrizione, la vicinanza al dramma che ha colpito la nostra Regione, il mio Abruzzo.
Un ringraziamento particolare e sentito va in primo luogo al presidente Berlusconi e al Governo, il quale ha fatto sentire la sua vicinanza non soltanto con la presenza quotidiana (anche oggi) in Abruzzo, insieme al ministro Zaia, a portare gli aiuti della Coldiretti e delle altre organizzazioni ai terremotati, ma anche con un'azione quasi istantanea, se è vero com'è vero che quell'altra splendida figura del Governo, il sottosegretario Bertolaso, dopo poche ore dal sisma è arrivato all'Aquila e ha cominciato un instancabile lavoro di coordinamento e di soccorso che non ha pari e che nobilita l'azione di questo Governo e dell'Italia tutta.
Un ringraziamento va alle forze dell'ordine, alle Forze armate, ai Vigili del fuoco e ai tanti volontari, alle Regioni che ieri, per la prima volta, tutte insieme hanno dato dimostrazione di vicinanza alla nostra Regione. Un ringraziamento particolare, infine, al cuore degli italiani, che si è fatto sentire in tutte le sue forme e in tutti i momenti attraverso la disponibilità a venire in Abruzzo e il desiderio di mobilitarsi. Se tutto questo è avvenuto è anche perché - e concludo con i ringraziamenti - questa volta, soprattutto questa volta, tutti i mezzi di comunicazione hanno fatto degnamente il proprio lavoro, riportando senza spettacolarizzazioni, seppure nella crudezza del momento, ogni passaggio di queste drammatiche ore, sensibilizzando così l'attenzione dell'Italia, anche oltre i suoi confini.
Ci saranno momenti in cui analizzeremo cosa fare. Il Governo ha già annunciato provvedimenti straordinari, a partire dall'immediato aiuto ai processi di ricostruzione, una ricostruzione non soltanto edificatoria ma anche economica, di un'economia che è spezzata, perché questo è un terremoto particolare rispetto a tanti altri che sfortunatamente hanno colpito la nostra Italia. In questo caso, credo per la prima volta, purtroppo, l'epicentro cade in una città capoluogo di Regione, bloccando così non soltanto l'anima ma anche il cuore e il cervello della nostra terra.
Sulle varie considerazioni e su quanto ci sarà da lavorare, lo vedremo nei prossimi giorni: ci saranno altre sedi e momenti diversi per approfondire e soffermarci sull'argomento. Io oggi voglio soltanto ricordare qualche passaggio di quanto abbiamo visto, così come diceva poco fa anche il collega Legnini.
Tra i tanti drammi che ci sono in queste ore, per chi come me, come lui, come tanti di noi reduci fino a qualche ora fa dalle macerie della città dell'Aquila, credo ci sia un'immagine simbolo di questa tragedia: la Casa dello studente. In quella sede, infatti, hanno perso la vita tanti giovani che sono - o che erano - la speranza del nostro futuro, di tutto il Paese perché ovviamente in una Casa dello studente ci sono universitari fuori sede provenienti da ogni parte della nostra Italia, che sono rimasti coinvolti in questo dramma.
Signor Presidente, questo terribile cataclisma ha spezzato l'esistenza di tanti, ha segnato i percorsi di vita di tutti noi abruzzesi, ha distrutto l'economia di un territorio così vasto, il patrimonio monumentale, quello dei luoghi di culto, la cultura e la storia di una parte dell'Abruzzo. Credo però che le immagini di questi giorni abbiano testimoniato che c'è qualcosa che questo sisma non ha potuto spezzare: la dignità e l'orgoglio di un popolo, che, appunto, con dignità, orgoglio e fierezza, se l'Italia intera ci sarà vicino, saprà dimostrare di potersi rialzare, riprendersi e ricostruire tutto meglio di prima in nome di quell'amore che tutti noi nutriamo per la nostra terra. (Generali applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, ringrazio il Governo per l'informativa che ha reso tempestivamente al Parlamento.
Vengo anch'io da una Regione che ha vissuto molte volte, troppe, queste tragiche e dolorose esperienze; pertanto il mio primo pensiero va alle oltre 200 vittime e all'immenso dolore dei loro familiari così duramente provati.
Permettetemi di esprimere innanzitutto, a nome mio personale e del Gruppo parlamentare che qui rappresento, l'apprezzamento e il sostegno all'azione tempestiva del Governo che sin da subito, sotto il coordinamento della Protezione civile nazionale, ha operato e sta continuando ad operare in modo efficace per la soluzione dei problemi, tanti e drammatici, in cui versa la popolazione colpita dall'evento sismico.
L'Aquila per noi diventa la nuova tappa di un lungo calvario che racconta della storia complessa e complessiva del nostro Paese e, permettetemi di dirlo, anche del nostro Mezzogiorno. Dopo Gibellina, Gemona, Sant'Angelo dei Lombardi, Sarno, San Giuliano, dovremo ricordarci di Onna, di Paganica, di Castelnuovo. Vi è quasi un carattere selettivo in queste tragedie ed in questo dolore indicibile che svelano pezzi sconosciuti d'Italia e che raccontano cose su cui dovremmo interrogarci di più quando costruiamo l'agenda della politica.
La nostra attenzione non deve però finire nel recinto dell'epicentro e durare lo spazio dell'emozione che rimbalza attraverso il circuito mediatico. Sappiamo che i Comuni coinvolti da questo evento sismico sono molti e che vi è stato un esodo forzato di intere comunità. Il dramma degli sfollati è molto profondo: è il dramma dello sradicamento, soprattutto per i più anziani, che si unisce al dolore indicibile della perdita dei propri cari.
L'Italia intera si è stretta intorno all'Abruzzo, ad una comunità che fa del coraggio, della determinazione, dell'orgoglio e della dignità un tratto distintivo del carattere. E all'Aquila in queste ore è stata resa testimonianza di quella trama più intima della nostra coscienza civile che fa giustizia di quegli egoismi che, troppo spesso, sembrano prevalere nel dibattito politico quotidiano.
È stato detto che non è questo il momento delle polemiche. È vero. In questi giorni abbiamo potuto vedere concretamente e apprezzare la macchina dei soccorsi, il lavoro instancabile degli operatori della Protezione civile, dei militari delle forze dell'ordine e dei tanti volontari. Abbiamo potuto comprendere anche quanto inutili fossero talune polemiche costruite sui media. Polemiche di cartapesta, come quella di dire che questa catastrofe si poteva evitare. Sappiamo bene che non è così. Non lo è mai stato e, forse, non sarà mai possibile evitarlo.
Vorremmo però che, spenti i riflettori, non si spegnesse l'attenzione della politica. Non c'è tragedia che non abbia aperto cantieri e avviato una ricostruzione. Nella storia di questo Paese, però, troppe volte il provvisorio è diventato definitivo. E questo non deve più accadere.
L'azione del Governo è stata incisiva, sin da subito. Il terremoto, immane tragedia, non deve abbattere insieme alle case le nostre comunità, ma il giorno dopo deve portare con sé una vera occasione di riscatto civile per quelle popolazioni che abitano luoghi a volte ritenuti periferici. Dobbiamo dare il segnale che questo Paese è cresciuto e che la ricostruzione di quel territorio, facendo tesoro dei molti errori del passato, sarà efficace, tempestiva e rispettosa dell'originalità di quei luoghi.
Ricordo che dopo un'altra tragedia, quella che sconvolse la comunità di San Giuliano di Puglia, in Molise, l'allora Capo dello Stato, il presidente emerito Ciampi, ebbe a usare parole forti; in particolare disse: «Noi adulti non avevamo provveduto alla sicurezza ed alla protezione dei più piccoli».
Vi è da riflettere ancora oggi su tali parole. Tanto più se si pensa che la normativa predisposta subito dopo la tragedia di San Giuliano, a distanza di sei anni da quel terribile evento, non è mai entrata in vigore. Siamo andati avanti di proroga in proroga e ad oggi ancora non l'abbiamo approvata. Questo non è accettabile per un Paese civile e moderno. Ho voluto ricordare le parole del presidente Ciampi perché esse ci aiutano anche a non degenerare nella polemica più meschina, quella che cerca i ritagli di responsabilità del contingente, quella che vive nello spazio effimero del teatrino di Palazzo. Tuttavia, l'espressione «noi adulti» non è precisa. L'espressione precisa è la seguente: «Le classi dirigenti di questo Paese, ancora una volta, non hanno provveduto alla sicurezza ed alla protezione dei più piccoli».
Mi riferisco alla responsabilità di chi pensa che l'opera pubblica di messa in sicurezza del nostro territorio sia soltanto argomento per i dibattiti o per qualche seminario culturale, di chi non riesce a fare una radiografia precisa dello stato delle nostre città, delle nostre coste, delle nostre alture, dei nostri fiumi.
Usiamo troppo facilmente l'espressione «calamità naturale». È chiaramente presente un elemento dì fatalità in queste vicende drammatiche, che portano con sé morte e distruzione, tanto più quando si è in presenza di un evento come un terremoto; tuttavia, l'espressione «calamità naturale» tante volte è fuorviante, perché la verità è che una parte significativa degli effetti di morte e devastazione derivano da un altro genere di calamità: l'incuria e la disinvoltura umana che quasi sempre è mossa dalla ricerca del profitto personale a danno delle collettività. Attengono alle responsabilità di chi ha vissuto il territorio come un'area di mercificazione o peggio di saccheggio, di chi ha costruito sulle falde e sulla sabbia, di chi ha costruito risparmiando sui materiali di costruzione, di chi ha bucato le alture, di chi ha disboscato, di chi ha inquinato i fiumi.
È necessario, dunque, affrontare il dibattito sulla ricostruzione e sul progressivo degrado del nostro Paese, in primo luogo perché ricostruzione significhi, fuori da qualsivoglia manipolazione, rifondazione delle identità ferite, di quel patrimonio prezioso di Comuni piccoli come presepi, che sono lì arroccati nell'Appennino abruzzese e, in secondo luogo, perché il nostro futuro possa essere non sempre e solo governo dell'emergenza, bensì interventi di prevenzione e di risanamento di un territorio così fragile e così esposto a rischi e danni. Sono quei danni che provocano dolori immani come quelli che ognuno di noi in queste ore ha potuto verificare nell'aquilano e che speriamo di non dover più rivedere. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, signor ministro Vito, colleghi senatori, ci uniamo al cordoglio espresso dalla Presidenza nel ricordo delle vittime del violento terremoto che ha colpito l'Abruzzo nella notte tra domenica e lunedì e che procurato danni ingenti alla città dell'Aquila e ai Comuni limitrofi.
In questo momento il nostro pensiero e la nostra preoccupazione sono rivolti a quelle tante famiglie colpite dal sisma: a chi ha perso un parente o un amico, a chi ha visto la propria casa ridursi in macerie. A loro esprimiamo solidarietà e vicinanza, oltre a garantire l'impegno nostro e delle istituzioni che rappresentiamo per garantire e assicurare uno standard accettabile di vita in questa situazione di emergenza e per un più rapido possibile ritorno ad una degna quotidianità.
Come già ricordato dal Presidente e dal rappresentante del Governo, anche noi ci associamo con un particolare elogio ai volontari, alla Protezione civile, alla Croce rossa italiana, ai Vigili del fuoco e a tutte le forze dell'ordine, per aver lavorato in queste ore nelle zone terremotate con la professionalità, il coraggio e la competenza di sempre. Se il bilancio delle vittime è stato in qualche modo contenuto, se 150 persone sono state estratte vive dalle macerie, l'ultima delle quali a 42 ore dai crolli, lo dobbiamo a loro.
Ai Vigili del fuoco mi sia consentito poi un particolare ringraziamento per come hanno lavorato e lavorano in queste ore e questi giorni in Abruzzo, dimostrando un'abnegazione e un attaccamento a valori di solidarietà ed efficienza di gran lunga superiori ai mezzi e alle risorse che si mettono a loro disposizione. Ci sembra giusto ricordare in questa sede Marco Cavagna, caposquadra dei Vigili del fuoco di Bergamo, stroncato dalla fatica dei soccorsi.
Ma un grande contributo sta arrivando anche dalla società civile, dai tanti concittadini che di fronte alle sofferenze dei loro vicini non si sono risparmiati, portando conforto alle persone in difficoltà, aiutando chi è preposto al recupero dei sopravvissuti. Una mobilitazione allargata in breve tempo su scala nazionale, anche attraverso l'aiuto di giornali, TV, Internet, con raccolte di fondi e catene di solidarietà volte a risolvere l'emergenza sangue e a fornire beni di prima necessità ai rifugiati, con la nascita di punti di raccolta spontanei nelle varie città italiane, a testimonianza della vera identità di un Paese e a dispetto di chi ci dipinge sempre in maniera caricaturale.
Ribadiamo il nostro appoggio al Governo per tutte le iniziative che vorrà mettere e che ha già messo in atto per far fronte all'emergenza e apprezziamo gli sforzi che fin qui ha profuso.
E a proposito di iniziative istituzionali, siamo felici di aderire fin da subito e con entusiasmo, signor Presidente, anche alla sua iniziativa di una sottoscrizione aperta a tutti i soggetti del Senato, parlamentari ma anche dipendenti, a favore delle vittime di questo terremoto. Anche noi ringraziamo i colleghi senatori a vita Ciampi e Colombo per la particolare generosità dimostrata e personalmente dichiaro la mia disponibilità a devolvere l'indennità parlamentare di aprile in favore delle vittime del terremoto.
Di particolare rilevanza ci è parsa inoltre la generosità dimostrata da molti Paesi esteri nei confronti dell'Italia i quali hanno messo a disposizione fin da subito aiuti ed esperienza accumulata in tanti interventi di emergenza di questo tipo; ausili di cui il Governo per ora ha deciso, come è nel suo pieno diritto, di non avvalersi, ad eccezione di quelli offerti dagli Stati Uniti.
La reazione degli italiani, uniti e solidali di fronte alla sventura di tanti loro connazionali, è stata quindi accompagnata da una politica responsabile e davvero a fianco dei cittadini. Per una volta sono cessate le sterili polemiche e si è riscoperta quella unità di intenti tra maggioranza e opposizione che servirebbe davvero al Paese in questa fase di crisi economica. Si è detto: la tragedia in Abruzzo si poteva evitare. Ma di fronte al susseguirsi degli avvenimenti, alla grave emergenza, si è data giusta precedenza alle soluzioni immediate, convinti che arriverà, e guai se non arrivasse, il tempo di accertare le eventuali responsabilità.
Colleghi senatori, quando la natura colpisce con questa forza d'urto sembra che all'uomo non resti che arginare e limitare i danni. Ma tragedie come quelle avvenute in Abruzzo e prima ancora nel Belice, in Umbria, in Molise, in Irpinia, solo per citare le più recenti, ci ricordano che spesso imperizie e negligenze hanno reso ancor più grave il bilancio delle vittime. Innanzitutto, occorre adeguare le abitazioni a standard di sicurezza antisismici, fin dal prossimo piano casa. Sappiamo che su questo tema l'Italia è in netto ritardo, come sappiamo che c'è già la volontà del Governo di intervenire in questo senso.
Le nostre regole antisismiche vivono di proroghe dal 2005 e, secondo recenti stime, in Italia ci sono circa 80.000 edifici pubblici da consolidare e 9.000 scuole situate in aree a rischio e realizzate senza criteri antisismici. In totale, poi, il 65 per cento delle abitazioni civili della Penisola risulta poco sicuro. Né abbiamo la certezza che gli edifici costruiti con criteri antisismici siano davvero sicuri in caso di terremoto. All'Aquila ne abbiamo avuto, purtroppo, una triste dimostrazione: abitazioni ed importanti strutture pubbliche sono collassate con sconcertante facilità di fronte al terremoto, segno che le misure finora adottate per la messa in sicurezza degli edifici non sono bastate ad evitare violazioni e truffe nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni comunali di cui solo oggi viene pagato il drammatico prezzo. Bisogna accertare anche penalmente le responsabilità di imprese, progettisti, collaudatori, tecnici ed amministratori che hanno consentito la realizzazione di opere non a norma.
All'adeguamento dell'edilizia a reali criteri antisismici deve poi seguire il costante potenziamento e l'aggiornamento delle tecniche di monitoraggio per tentare di prevedere e, quindi, eventualmente limitare i danni in caso di calamità naturali.
Bisognerà poi impegnarsi attivamente per ricostruire laddove una catastrofe ha distrutto, per permettere alla popolazione di ripartire e di non vivere perennemente nello status di terremotati. Quando si spegneranno le luci delle telecamere, infatti, non siamo certi che tutti continueranno a dimostrare la stessa solidarietà promessa e che molti problemi per gli sfollati non resteranno irrisolti. Non si può pensare che le persone possano essere condannate a vivere tutto il resto della loro vita in container, per quanto molto più accoglienti e a norma delle baracche. Bisogna, insomma, evitare che i sopravvissuti ad un terremoto debbano vivere condizionati da questa esperienza per sempre, nella vita di tutti i giorni, oltre che nel ricordo.
Nell'Abruzzo il terremoto non solo ha raso al suolo città, ma ha reso irreversibile la già grave crisi economica ed occupazionale. Noi dobbiamo lavorare non solo per la completa ricostruzione: dobbiamo lavorare per ricostruire anche un nuovo e virtuoso sistema economico che rilanci lo sviluppo di quei territori.
Signor Presidente, cari colleghi, anche da un evento drammatico come il terremoto in Abruzzo si possono ricavare segnali e spunti di positività. Su tutti, una ritrovata coesione nazionale, a partire dai cittadini, certo, ma anche da una politica che è tornata in qualche modo ad avvicinarsi alla gente. Quando la politica si occupa di cose concrete, non si perde in un bicchier d'acqua e capisce la differenza tra la polemica inutile ed il momento in cui si deve lavorare in concordia, solo allora ritrova un legame con i cittadini.
Signor Presidente, colleghi senatori, ora è il momento della responsabilità e della solidarietà nazionale per le popolazioni dell'Abruzzo, così duramente colpite da questo terremoto. Impegniamoci tutti, con serietà e senza troppe parole. Sperando che, una volta passata l'emergenza, non si debba aspettare un altro dramma per ritrovare lo spirito costruttivo di questi giorni. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, IdV e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascitelli. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare lei e l'intera Assemblea per le parole di vicinanza e per gli atti di solidarietà che l'intero Senato ha inteso assumere nei confronti della mia Regione, l'Abruzzo.
Credo che il dovere primario di tutti noi in questo momento sia soprattutto quello di far uscire dall'emergenza le popolazioni dell'Aquila e dei Comuni vicini. Dobbiamo assistere i superstiti, aiutare le famiglie delle vittime, ricreare al più presto condizioni di vita normali e dignitose per tutti.
Dall'Aquila arrivano ancora appelli per molte cose che mancano: cibi caldi per tutti e in tempi accettabili, comunicazioni telefoniche per non farli sentire soli, assistenza notturna per chi ha deciso di restare, per un dramma psicologico, all'interno delle auto.
Ringrazio il ministro Vito che, a nome del Governo, è venuto a riferire al Senato una nota informativa che è estremamente dettagliata nei numeri e nelle misure assunte. Però, signor Ministro, mi creda: non c'è nessuna nota informativa che riesca a dare un quadro completo e realistico del dolore e della disperazione che in questo momento stanno vivendo le nostre popolazioni.
Bisogna vedere per poter credere: L'Aquila è una città devastata e bombardata dalla violenza della natura. L'Aquila è una città fantasma e di sfollati. I numeri che lei ha dato, signor Ministro, vanno rapportati alla realtà della città. Si tratta, infatti, di un centro di 73.000 abitanti che raggiunge, con i 23.000 studenti universitari che vedono nell'Aquila un importante punto di riferimento per la loro istruzione e la loro formazione, poco meno di 100.000 abitanti. Ci sono oltre 40.000 sfollati tra L'Aquila città e i 26 Comuni limitrofi. Alcuni di questi hanno subito gravissimi danni e quello di Onna è stato completato raso al suolo.
Signor Ministro, questo terremoto colpisce una città e un territorio già provati da una gravissima crisi economica iniziata negli anni passati. In quel comprensorio territoriale vi sono 3.000 persone che hanno già perso il lavoro e che ora hanno perso anche la casa. L'Aquila, pur avendo punti di eccellenza come il Laboratorio del Gran Sasso, ha visto una crisi industriale: nel polo elettrotecnico e delle telecomunicazioni hanno chiuso i battenti intere grandi industrie.
Quando lunedì, alle ore 20, sono andato via dall'Aquila, dopo aver camminato per diverse ore lungo questa città devastata, ho lasciato i soccorritori che ancora stavano scavando con le mani nella speranza di riuscire a tirar fuori dalle macerie gli studenti che erano seppelliti nella Casa dello studente e lungo il viaggio di ritorno ho incrociato code di autoveicoli e mezzi di soccorso. Questi sono per noi abruzzesi due esempi, signor Ministro, di straordinaria solidarietà. Per tale motivo noi ringraziamo questo generoso esercito di volontari, composto da appartenenti alle forze dell'ordine, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile, alla Polizia e ai Carabinieri. È uno straordinario esempio di solidarietà e di coesione sociale, espressione che in passato in questo Paese è rimasta troppo spesso vuota e che ora riusciamo a tradurre in sostanza con atti concreti che vengono assunti nei confronti della nostra Regione.
Non è tempo di polemiche, si dice. È vero, non è tempo di polemiche. Tuttavia, qualcuno deve chiedersi per quali ragioni quelli che dovevano essere i baluardi della sicurezza per i cittadini più deboli, per i giovani, per le persone che avevano bisogno in un momento drammatico di un punto di riferimento, quei baluardi che dovevano essere l'ospedale, la prefettura, la Casa dello studente sono venuti meno, sono andati distrutti, sono disastrati e resi inutilizzabili. Non è tempo di polemiche e, soprattutto, non è tempo di critiche ora che stiamo ancora completando la sepoltura dei nostri defunti. Ma è necessario iniziare sin da oggi, perché abbiamo già perso troppo tempo, - a riflettere su ciò che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto. È vero infatti che i terremoti non sono prevedibili, che non è prevedibile quando si verificheranno, né in quale zona, ma si possono limitare i danni che, in parte, dipendono da noi uomini, da come riusciamo a concepire la costruzione delle nostre comunità, delle nostre società.
Signor Ministro, onorevoli colleghi, il problema dell'Aquila e dell'Abruzzo non è soltanto un problema nostro, ma dell'Italia intera. Nel nostro Paese 3 milioni di italiani vivano in zone ad elevato rischio sismico, 75.000 edifici pubblici non sono stati costruiti secondo norme antisismiche, mentre dei 22.000 edifici scolastici che sorgono in zone sismiche 9.000 sono stati realizzati senza seguire i moderni criteri antisismici.
Per non continuare a piangere il dolore in futuro, per non continuare a provare rabbia per le morti che forse potevano essere evitate, il nostro Paese ha bisogno di un grande piano di prevenzione, ha bisogno di un imponente progetto di pianificazione per mettere a norma gli edifici pubblici che rappresentano la ricchezza del nostro Paese.
Signor Ministro, non voglio fare polemiche, però constato che ci è voluto il dolore dell'Abruzzo per giungere ad un ripensamento del Governo sul piano casa, con l'introduzione all'ultimo minuto di una norma che prevede misure antisismiche, con la cancellazione dell'articolo 6 e una nuova formulazione dell'articolo 2. C'è voluto il dolore dell'Abruzzo perché all'interno del Governo qualcuno avanzasse dubbi sulla realizzazione del piano grandi opere, del ponte sullo Stretto di Messina e sulla necessità di utilizzare quelle risorse per avviare un progetto di pianificazione che inizia adesso, ma che dovrà durare nel tempo.
Il nostro, caro Ministro, è un Paese di regole scritte spesso violate, perché non è vero che non ci sono le leggi. Per quello che qui ci interessa Al riguardo attualmente sono in vigore quattro normative: la legge n. 23 del 1996 e le ordinanze della Protezione civile del 2003, del 2005 e del 2008. In questi anni siamo andati avanti di proroga in proroga, di terremoto in terremoto.
L'impegno futuro del Parlamento sarà quello di vigilare attentamente sulla ricostruzione, perché gli esempi del passato non ci confortano, non ci aiutano.
Il Paese ha speso 140 miliardi dal dramma del Belice ai terremoti successivi dell'Irpinia, del Molise, dell'Umbria, delle Marche, del Friuli. È necessario tutti noi vigiliamo sulla ricostruzione con norme chiare, massima trasparenza, rigore amministrativo, tempestività negli interventi.
Andando via dall'Aquila siamo stati avvicinati da alcuni cittadini, signor Ministro, i quali ci hanno rivolto un appello che io trasmetto, così come mi è stato lanciato, all'intera Assemblea. Ci hanno detto: non ci lasciate soli dopo. Non in questo momento, in cui la solidarietà è forte: non ci lasciate soli dopo. E noi su questo dopo, signor Ministro, faremo il nostro dovere vigilando e intervenendo affinché le istituzioni possano essere vicine al Paese. (Applausi dai Gruppi IdV, PD, PdL e del senatore Fosson).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.
PITTONI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, innanzitutto voglio esprimere la vicinanza del Gruppo dei senatori della Lega Nord ai familiari delle vittime del disastro dell'Abruzzo. Di fronte a catastrofi come questa le uniche regole possibili sono silenzio e rispetto. Il silenzio, perché davanti alla morte le polemiche si riducono ad una mera azione di sciacallaggio. Il rispetto, perché è l'unico atteggiamento accettabile di fronte a chi ha perso in modo così traumatico i propri cari e le proprie cose.
La Lega Nord è con quei tantissimi cittadini che si stanno adoperando per lenire le sofferenze di queste popolazioni tanto dolorosamente colpite. È un fatto che, non appena apprese le proporzioni del disastro abruzzese, la mobilitazione è stata generale. Moltissime persone, animate solo da grande spirito di solidarietà, insieme ad associazioni, istituzioni, enti locali, tutti si sono messi a disposizione per aiutare le popolazioni colpite dal sisma, chi inviando viveri, chi recandosi sul posto di persona, chi donando sangue o denaro. Davvero un grande slancio di generosità.
E per questo voglio ringraziare, insieme alla Protezione civile e ai tanti volontari (non solo del nostro Paese), tutte le forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri, Corpo forestale dello Stato, Guardia di finanza, Esercito, i nostri Alpini), chi presta servizio nella sanità a tutti i livelli (amministratori, sindaci, presidenti, assessori e consiglieri di maggioranza e opposizione di tutti i Comuni, Province e Regioni). Tutti in questo momento si stanno muovendo per alleviare le sofferenze delle popolazioni dell'Abruzzo.
Intervengo io, a nome del mio Gruppo, in quanto vengo dal Friuli, la Regione padana che, per averlo provato sulla propria pelle, ha un'idea ben chiara della portata del dramma che si sta vivendo in quelle zone. Il 6 maggio del 1976 ero tra coloro che hanno vissuto in prima persona l'incubo di quel tremendo minuto di furia della natura, che sembrava non finire mai. Un rumore crescente fino a diventare assordante, nel buio più totale, con la netta sensazione che l'abitazione stesse crollando, anche se nel mio caso, per fortuna, non è stato così.
Memore di quell'esperienza, lunedì, appena dall'Abruzzo sono arrivate le prime notizie, tutto il Nord insieme al resto del Paese si è mosso con volontari, Vigili del fuoco, unità cinofile e tecnici attrezzati di mezzi motorizzati, cucine da campo, ambulanze e fuoristrada, come le popolazioni della nostra penisola sanno fare nei momenti davvero duri.
Ed è qui che si misura la forza di un Paese. Se si sanno individuare obiettivi comuni e ci si muove nella stessa direzione, si vince. Come Lega Nord ci stiamo battendo, cercando di coinvolgere anche le altre forze politiche per arrivare a uno Stato federale, dove a tutti i livelli chi amministra è responsabile delle proprie azioni e quindi ne risponde.
In passato, forse, non c'è stata particolare attenzione alla prevenzione. Ecco, per il futuro sarà un nostro preciso impegno vigilare sul rispetto delle regole. Ogni opera, pubblica o privata che sia, deve avere ben chiaro il nome di chi ne è responsabile.
Per intanto siamo soddisfatti di come in questa emergenza si sta muovendo il Governo e, in particolare, il nostro Roberto Maroni, Ministro dell'interno, che ha fornito i primi numeri dell'emergenza. Già il primo giorno, nel giro di poche ore, erano confluiti per prestare soccorso all'Aquila, da varie parti del Paese, 1.500 vigili del fuoco, centinaia di poliziotti e carabinieri. Gli sfollati vengono sistemati in alberghi e in strutture già costruite o in corso di costruzione. La situazione, insomma, è sotto controllo.
Fanno la loro parte - lasciatecelo ricordare - anche le associazioni vicine al nostro movimento, non solo provenienti dal Nord, ma anche dai territori prossimi alle zone colpite. Ne andiamo fieri.
Verrà poi il momento di quantificare i danni. Sono già stati stanziati per i provvedimenti più urgenti 30 milioni di euro. Domani, in Consiglio dei ministri, con un quadro più chiaro sia per quanto riguarda la portata del disastro sia sulla disponibilità di risorse strutturali, si parlerà concretamente delle cifre da mettere a disposizione.
Per la ricostruzione degli edifici il modello ideale cui ispirarsi è forse proprio quello del Friuli, dopo il terremoto del 1976, caratterizzato da una particolare unitarietà di obiettivi fra le diverse parti in causa. Unità d'intenti culminata con l'emanazione - avvenuta solo 7 giorni dopo il sisma - del decreto-legge che ha permesso ai Comuni di scegliere autonomamente quali operazioni attuare per la ricostruzione territoriale, sapendo di avere alle spalle istituzioni come Regione e Governo pronte a condividere le scelte. Grazie a un'attenta e oculata gestione delle risorse, dopo soli dieci anni i Comuni più colpiti erano già ricostruiti.
Come già annunciato dal Presidente del nostro Gruppo, Federico Bricolo, i senatori della Lega Nord aderiscono all'iniziativa del presidente Schifani per una raccolta di fondi a sostegno delle famiglie colpite dal sisma. Riteniamo infatti che mai come in questo momento sia giusto dare un segnale concreto di solidarietà a chi sta soffrendo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marini. Ne ha facoltà.
MARINI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, voglio aggiungere tre sole considerazioni - naturalmente brevi considerato il tempo a disposizione - a quanto in particolare il collega Legnini ha voluto dire all'Assemblea.
Prendo atto, in primo luogo, che c'è un giudizio comune, che voglio rafforzare, perché lo ritengo importante anche rispetto alla storia recente del rapporto tra le istituzioni e le situazioni di difficoltà che si sono verificate nel nostro Paese. Lo Stato si è visto subito e con grande impegno, dai momenti successivi alla prima scossa di terremoto e in una condizione in cui - forse qualcuno lo ha detto - per la prima volta una città intera era bloccata. Ci sono state rovine e morti, ma in questo caso è sparito un centro storico di grande rilievo, con importanti palazzi rinascimentali di grande bellezza. Ritengo che il recupero sarà molto impegnativo, perché anche quei palazzi storici che non mostrano ferite dall'esterno sono colpiti all'interno. Non c'è nessuno. È veramente impressionante, come ho potuto constatare nella serata in cui mi sono recato sul posto.
Vorrei allora dire qui, in Parlamento, nell'Aula del Senato, che questa volta le forze dell'ordine, le strutture dello Stato, i volontari, tutti hanno risposto in maniera straordinaria e giusta. C'è da meravigliarsi se c'è qualche cittadino che qua o là si trova in difficoltà e magari si lamenta? No, dopo le giornate passate, la vicenda vissuta, c'è nervosismo anche in una popolazione come questa, che è particolarmente sobria e forte. Il giudizio - lo voglio dire senza mezzi termini e senza aggiungere altro - è comunque assolutamente positivo. È stata un'azione che ha funzionato e sta funzionando ancora.
In secondo luogo, viene colpito un territorio particolare. Le cosiddette aree interne, di montagna, non si trovano soltanto in Abruzzo; conosciamo l'Italia e sappiamo che vi sono altre zone. Qui, però, vi è una condizione particolare, sia per l'estensione del patrimonio verde e montano, sia per la storia che ha conosciuto, per i reperti architettonici, culturali, religiosi, insomma per la civiltà. Negli ultimi tempi, certamente non si è vista decollare l'economia di queste aree montane. La zona fa capo alla Provincia dell'Aquila, ma poi c'è la Maiella nel chietino, che sta subito dopo e che presenta connotazioni analoghe, ma in un'area economicamente più ricca.
A mio avviso, tale area ha potenzialità importantissime anche per il Paese, e le ha in particolare nella zona colpita. Ha conosciuto la crisi industriale (non dobbiamo abbandonare l'industria neanche in quell'area); il polo elettronico è in crisi, la piccola e media industria di Sulmona oggi boccheggia e ha difficoltà maggiori di altre zone. La grande speranza di questo polo industriale che si è insediato nel Fucino, ad Avezzano, la Micron, ha conosciuto la cassa integrazione, che è stato un duro colpo per le popolazioni locali. Questa impresa è sempre stata dipinta, e forse può esserlo ancora, come un'area di grande avvenire; eppure la cassa integrazione è arrivata anche lì.
Dai dati ufficiali dell'INPS risulta che nei primi tre mesi di quest'anno l'Abruzzo ha registrato un aumento della cassa integrazione, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, che non corrisponde a quello medio italiano, pari al 550 per cento, ma superiore al 1.000 per cento. Tali dati non riguardano soltanto la Provincia dell'Aquila, ma una zona più ampia. Vi è quindi una condizione di grande difficoltà.
Qual è la prospettiva di queste zone interne, non solo dell'aquilano, ma in generale dell'Italia, conoscendo il nostro Paese e la sua connotazione? Se un giorno usciremo dalla crisi - spero presto - e l'Europa riprenderà una floridezza di sviluppo e di capacità, si guarderà all'Italia ed in particolare all'Abruzzo e alle sue aree interne (ne abbiamo avuto i primi segnali negli ultimi tre o quattro anni) come a una ricchezza, a un patrimonio dell'Europa, e più vengono più si confermano in questa posizione. Mi è capitato di fare il parlamentare europeo e già allora notavo una grande attenzione in particolare a quest'area, per la sua tradizione, per i monumenti cristiani, per la cultura popolare molto conosciuta.
Vorrei svolgere ora una considerazione più politica per l'avvio di un dibattito futuro, perché ritengo un po' insensato parlare di tali argomenti oggi. Ieri sera - come è stato ricordato dal ministro Vito - alle ore 19,30 circa si è sentita ballare la terra sotto i piedi per una fortissima scossa che ha causato anche qualche altro morto. Mi pare, quindi, sia necessario capire.
Il sottosegretario Bertolaso ha affermato che la ricognizione degli edifici - mi riferisco in particolare alla città - inizierà dalla periferia. Infatti, quando le condizioni psicologiche permetteranno ai cittadini di rientrare nelle proprie case, saranno dichiarati agibili edifici comunque colpiti, anche se parzialmente, e questi si trovano solo in periferia. Da quello che capisco, quando sarà fatta la dichiarazione di agibilità, probabilmente il centro storico della città sarà dichiarato interamente inagibile. Questa è la condizione in cui ci troviamo.
Sarà una condizione pesante per l'Italia. Si tratta di un'emergenza nazionale all'interno - ahimè - di una situazione non favorevole per l'economia né in Italia, né in Europa, né nel mondo. La prospettiva è quella di non abbandonare il recupero del valore del territorio. Caro senatore Piccone, in quella zona c'è una prospettiva anche agricola, ma il suo centro è inserito in un percorso storico, artistico e culturale straordinario.
Nel I secolo avanti Cristo la capitale della Lega italica, dell'ultima resistenza ai romani, era nel cuore di questo territorio. Oggi è un piccolissimo paese vicino a Sulmona: si chiama Corfinio. Lì fu trovata la prima moneta su cui appare la parola «Italia». La prima volta in cui la parola «Italia» è apparsa nella storia è su una moneta d'argento trovata a Corfinio durante gli scavi archeologici. Oggi, proprio attorno a questa alleanza, si sta riscoprendo un patrimonio culturale ricchissimo: tombe, reperti, un cammino che arriva fino al Gran Sasso, alla civiltà del popolo vestino.
Ora, è certo che l'economia è complessa. In Abruzzo dico sempre di non meravigliarsi che l'investimento vada più verso la costa, dove sono maggiori la popolazione, le prospettive e le strutture. È naturale, non possiamo chiedere la solidarietà all'economia, ma alla struttura pubblica sì, a chi governa a livello locale e nazionale sì.
Allora, dal momento che siamo a poche ore dall'evento sismico, mi permetto di dire solo questo: la prospettiva è il recupero della ricchezza del territorio. C'è un'area montana straordinaria, boschi ancora incredibili; in alcune zone il mare è così vicino che nella stessa giornata si può stare in montagna e poi andare a fare il bagno al mare, sia in quest'area che in altre parti dell'Abruzzo. La città dell'Aquila era il gioiello della nostra Regione, una città che - è stato ricordato - ha una struttura urbana che lasciava meravigliati.
Il primo impegno, oltre naturalmente alla solidarietà del Paese per l'emergenza, è, credo, quello di ripristinare, recuperare e restituire tutto quello che si può alla cultura. Ho parlato dell'Aquila e non del paese dove sono nato. Il senatore Legnini ha fatto riferimento alla Torre medicea, che è caduta e che dal Gran Sasso indicava proprio una zona dell'aquilano. La cultura, assieme al territorio, può diventare attraente, e lo sta diventando; molti inglesi stanno arrivando nelle zone in cui ci sono numerose case abbandonate. Questa è l'idea forte che in questo momento mi sento di dire non deve essere abbandonata. (Generali applausi. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Piccone. Ne ha facoltà.
PICCONE (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, signori rappresentanti del Governo, permettetemi in primo luogo di ringraziare lei, Presidente, per le belle parole e la sensibilità dimostrata nei confronti del nostro dramma; i colleghi che mi hanno preceduto e, soprattutto, il presidente Marini che ha avuto parole di grande affetto e che, dall'alto della sua onestà intellettuale e politica, ha saputo riconoscere, in un momento come questo, anche dai banchi dell'opposizione, ciò che il Governo sta mettendo in campo.
È con grande tristezza che mi accingo a svolgere il mio intervento, sentendo la responsabilità di parlare a nome del Gruppo del PdL, io, abruzzese e cittadino aquilano. La gravità dell'evento che ha drammaticamente colpito l'Abruzzo, la mia Regione, m'induce a parlare in quest'Aula, nonostante il profondo dolore che provo per le vittime, i loro familiari e per l'intera comunità abruzzese.
L'intervento del rappresentante del Governo è stato chiaro e analitico e, pur nella doverosa laconicità dei dati, ha lasciato trasparire, da un lato, la percezione del dramma, dall'altro, il senso di uno Stato pronto ad intervenire con tempi rapidi e progetti chiari.
Voglio esprimere la mia e la nostra vicinanza alle popolazioni colpite, il nostro affetto umano, il nostro più forte senso di solidarietà. Desidero, inoltre, subito tributare la nostra profonda gratitudine a tutti coloro che da giorni si stanno prodigando per soccorrere le popolazioni terremotate. Mi riferisco agli straordinari volontari abruzzesi e di ogni parte d'Italia, alla Protezione civile, ai Vigili del fuoco, alla Croce rossa, al sistema sanitario, alle forze dell'ordine e alle Forze armate.
In uno scenario apocalittico, la macchina dello Stato ha operato con prontezza ed efficienza, garantendo soccorsi immediati attraverso i suoi bracci operativi, soccorsi che ogni ora si dimostrano, oltre che vitali, basati su altissima professionalità e, al tempo stesso, permeati di straordinaria umanità: tutto ciò, quasi a lenire - come fosse possibile - il senso del dolore o dello smarrimento che si sta vivendo.
Una grande solidarietà alle vittime del terremoto ha animato le istituzioni, i volontari e le singole persone. A fronte della più grande tragedia del nuovo secolo per il nostro Paese, è tornato ancora una volta a pulsare il grande cuore degli italiani, unitamente alla loro grande operosità.
Su questo, per inciso, vorrei esprimere un attestato di gratitudine particolare a voi, colleghi senatori, e agli onorevoli deputati, per le sottoscrizioni avviate dai presidenti Schifani e Fini, che hanno subito raccolto il consenso unanime e bipartisan dei parlamentari di tutti gli schieramenti politici.
La tragedia che ha colpito la mia Regione ha posto l'intera classe politica di fronte alle proprie responsabilità. Posso affermare che il confronto politico in questa occasione ha riacquistato dignità grazie al buonsenso e alla disponibilità manifestati da tutti gli schieramenti, restituendo alla politica quel senso di nobiltà che spesso perde e dimostrando che il nostro compito primario resta quello di affrontare i problemi.
La drammaticità dell'evento ha generato un nuovo senso di coesione nazionale, che da giorni permea il dibattito politico: una linea responsabile, basata sul rispetto reciproco, ha caratterizzato il confronto tra Governo e opposizione. E infatti, anche la discussione odierna sta delineando un nuovo scenario, nel quale le posizioni propositive e collaborative hanno dato forma ad un dibattito politico responsabile, dignitoso ed efficace.
In questo contesto, assume un significato importante ed alto la presenza del Presidente del Consiglio nei luoghi della tragedia. Il suo impegno diretto rappresenta per tutti noi una testimonianza molto forte, che da subito ha segnato la presenza dello Stato, del Governo e di tutta la classe dirigente del Paese. Il Governo - posso dirlo con cognizione di causa - ha dato e sta dando in queste ore agli abruzzesi parole di speranza e certezza nel futuro. Gli impegni assunti in termini di assistenza immediata, ma soprattutto la progettualità tecnica ed economica che il Governo ed il presidente Berlusconi hanno già messo in campo, può farci dire che ci attende una grande sfida che siamo pronti a vincere tutti assieme, con assoluta rapidità.
Questa è la promessa solenne che oggi dal Senato della Repubblica rivolgiamo alle donne e agli uomini d'Abruzzo, così ingiustamente e ferocemente colpiti. Il mondo intero osserva commosso il composto dolore del popolo abruzzese, che nell'affrontare una tragedia di tale portata sta dimostrando lucidità, sobrietà, pudore e determinazione.
L'immagine di una Regione che negli ultimi mesi era risultata appannata sta invece dimostrando il suo volto migliore, quello di chi a volte cade, ma poi sempre si rialza e riprende il cammino. L'Abruzzo si sta proponendo come una Regione laboriosa anche in quest'occasione: riuscirà, avendone i mezzi, le risorse e la volontà, a superare la crisi. Sappiamo che ciascuno di tali elementi è già messo a disposizione: la nostra grande responsabilità sarà quella di saperli fondere per utilizzarli subito e bene.
Il nostro cuore in ogni momento è in Abruzzo. Le nostre capacità, in quest'Aula, secondo le competenze di ciascuno, sono e saranno, da oggi ancora di più, al servizio vero dei cittadini: possiamo e vogliamo farlo. Ricostruire L'Aquila, le sue mura, i suoi monumenti, le sue scuole e il suo intero tessuto sociale ed economico sarà una missione prioritaria: con determinazione e senso civico lo faremo, presto e bene. Questo è il compito delle istituzioni, questo è l'obiettivo di noi tutti: sarà il modo migliore e più utile di stringere gli abruzzesi e tutti gli italiani in un unico, intenso abbraccio, per guidarli verso una rinascita per l'oggi e per il futuro. (Generali applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Vito, che ringrazio per la sua disponibilità.