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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 188 del 08/04/2009


GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, siamo ormai al sesto provvedimento sulla crisi: ancora una volta, ci troviamo di fronte un provvedimento insufficiente a fronteggiare una crisi economica e sociale che rischia di essere devastante per il nostro Paese e alla quale si aggiunge la drammaticità degli ultimi eventi dovuti al terremoto in Abruzzo.

Ancora una volta, siamo di fronte ad un provvedimento frazionato, episodico, frettoloso e scollegato da un disegno complessivo in grado di darci una reale opportunità di ripresa. Tanta fretta da porre addirittura la questione di fiducia, mentre è ancora in discussione il disegno di legge n. 1195, che, tra l'altro, contiene alcune norme che si sovrappongono o rischiano di sovrapporsi a quelle inserite in questo decreto-legge: penso al tema dei distretti industriali e delle reti d'impresa.

Molto di più si sarebbe potuto fare, ad esempio, sul terreno degli ammortizzatori sociali e del sostegno al reddito: per quanto riguarda gli anziani e le fasce deboli della popolazione, più che le facilitazioni per il decoder sarebbero stati utili interventi di contrasto alla povertà, di sostegno al reddito e soprattutto di salvaguardia dei servizi sociali essenziali. Per quanto riguarda le prestazioni occasionali di tipo accessorio, questa poteva essere un'occasione per fare chiarezza, facendo emergere una parte di lavoro nero e dando una possibilità vera ai giovani di cominciare a entrare nel mondo del lavoro, anche utilizzando la rete del volontariato italiano e le organizzazioni sociali e culturali: anche questa norma, però, è insufficiente, confusa ed estremamente limitata.

Pur avendo apprezzato quella parte del decreto-legge che propone misure di semplificazione delle procedure relative agli ammortizzatori sociali, l'aumento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, gli incentivi per l'auto e per i veicoli non inquinanti e gli aiuti ai settori tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero, dobbiamo purtroppo constatare che le risorse messe a disposizione sono ancora una volta troppo poche e spesso ripagate dalle stesse imprese in termini di maggiori entrate da loro recuperate e riduzioni di spese relative a investimenti a loro favore.

È negativo anche il fatto che si continui ad attingere ai fondi FAS, sottraendo ingenti risorse finanziarie per lo sviluppo del Mezzogiorno.

Questa disattenzione per le sofferenze delle persone, per le difficoltà delle piccole e medie imprese e per le aree deboli del nostro Paese fa sì che il giudizio sul decreto-legge anticrisi non possa che essere negativo. Dopo mesi di ottimismo, il Presidente del Consiglio ha quasi ammesso nei giorni scorsi che anche l'Italia è in crisi. Fino a qualche giorno fa eravamo l'unico Paese baciato dalla fortuna: noi non avevamo problemi. Tuttavia l'economia italiana è entrata in recessione già dal secondo trimestre del 2008. Da allora, abbiamo registrato un vistosissimo calo della produzione industriale, la chiusura di molte aziende, l'aumento del ricorso alla cassa integrazione, il calo delle esportazioni, la crescita della disoccupazione; interi settori sono entrati in grave difficoltà. L'insieme di questi fattori ha avuto ripercussioni negative sulla distribuzione dei redditi, sulle buste paga; basti pensare alla perdita di posti di lavoro, all'ulteriore restrizione delle possibilità occupazionali dei giovani. I poveri si sono ulteriormente impoveriti.

Consapevoli di ciò, abbiamo presentato proposte tese a sostenere i settori più deboli della società italiana e le piccole e medie imprese. In modo particolare abbiamo cercato di porre all'attenzione del Governo la grave situazione di crisi del settore del turismo, uno dei settori ancora trainanti della nostra economia, peraltro così sottovalutato dalla maggioranza. Fra un mese circa comincia la stagione turistica estiva. I dati del 2008 e i primi dati del 2009 fanno impressione. La perdita è secca e si va ad aggiungere al continuo scivolamento verso il basso della nostra economia turistica, che dura ormai da qualche anno. In questi anni di crisi si è aperto un contenzioso tra Stato, Regioni e concessionari demaniali, i quali hanno proposto di rivedere la normativa vigente in materia di canoni concessori, ritenuti troppo pesanti vista la restrizione dei mercati turistici. Gli operatori balneari pongono con forza il problema di rivedere complessivamente una disciplina che punisce chi più investe e favorisce chi ha posizioni di maggior favore nell'ambito delle concessioni demaniali, parificando un po' tutto verso l'alto.

Le richieste dei concessionari erano confluite in un accordo tra il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, le Regioni e le categorie del settore per affrontare questo annoso problema; ma il decreto che ha accolto l'intesa non ha ancora prodotto alcun risultato, per un semplice motivo: fino ad oggi questo Governo non ha fatto altro che promettere iniziative mirabolanti anche nel settore del turismo, per distogliere in realtà l'attenzione dal fatto che intanto, con la manovra di bilancio, si tagliavano pesantemente le già esigue risorse destinate al turismo stesso. Non solo, i 48 milioni che il Governo Prodi aveva destinato al settore sono stati distolti dalle loro finalità originarie concordate con le Regioni, ovvero l'innovazione del settore turistico-alberghiero, per finanziare non meglio precisati progetti di eccellenza. Si tagliano i soldi all'ENIT e nello stesso tempo, con la scusa di ridurre il numero di consiglieri di amministrazione, si punta in realtà al commissariamento dell'Agenzia nazionale per il turismo. Infine, di fronte al nostro emendamento teso a risolvere l'eterno contenzioso tra demanio e concessionari demaniali e a prevedere misure dei canoni di concessione più contenute, una diversa e più ampia classificazione delle aree demaniali, in modo da calmierare i prezzi e facilitare l'aumento dell'afflusso di turisti, si è risposto ancora una volta no: parere contrario del relatore, Governo conforme.

Abbiamo inoltre proposto di introdurre un credito d'imposta finalizzato alla rottamazione degli arredi, della biancheria, dei tessuti degli alberghi e delle altre strutture ricettive per consentirne la riqualificazione, e un emendamento teso ad armonizzare le aliquote IVA applicate alle imprese turistiche al 7 per cento, avvicinandole a quelle europee visto che quelle italiane sono tra le più alte. Ma, anche in questo caso: parere contrario del relatore, Governo conforme. Questo ripetuto ritornello è lo specchio del tipo di collaborazione che la maggioranza ci offre.

Davvero si pensa che un settore come il turismo, che potrebbe essere rilanciato e costituire un'ancora di salvezza per la nostra economia e per l'occupazione, possa rimanere fuori da un decreto-legge che affronta proprio il problema dei settori in crisi? E in generale essere escluso da tutti i provvedimenti finora adottati? Che senso ha allora pensare al ripristino di un Ministero del turismo e fare accordi-quadro che non trovano mai una effettiva applicazione? Ancora spot, enunciazioni ad effetto, ma ben poco di concreto: tanti protocolli d'intesa inesorabilmente disattesi. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fontana. Ne ha facoltà.