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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 188 del 08/04/2009


Mozioni

BOLDI, BIANCONI, MAURO, ADERENTI, MARAVENTANO, RIZZI, GERMONTANI, VICARI, GALLONE, RIZZOTTI, BAIO, BASSOLI, BIONDELLI, ARMATO, ANTEZZA - Il Senato,

premesso che:

le lesioni ostetriche del plesso brachiale comunemente conosciute con il termine di paralisi ostetrica, rappresentano una varietà di paralisi dell'arto superiore causate dalla lesione delle vie nervose che provvedono all'innervazione motoria e sensitiva dell'arto;

le lesioni nervose del plesso brachiale si presentano in seguito ad un trauma subito dal neonato durante il meccanismo del parto sia esso naturale o cesareo, eutocico o distocico, dovuto ad un'associazione di forze di trazione a forze di compressione;

l'incidenza delle paralisi ostetriche ha subito numerose variazioni nel corso degli anni, il miglioramento delle tecniche di assistenza del parto hanno certamente ridotto, ma non annullato, il numero di nuovi casi che continuano a presentarsi con relativa frequenza;

attualmente nei Paesi industrializzati la percentuale d'incidenza varia dallo 0,38 al 3 per mille dei nati vivi, la distocia di spalla è la causa principale dell'insorgenza della paralisi ostetrica e tale condizione compare nello 0.6 per cento di tutti i parti vaginali, in Italia l'incidenza è stimata intorno all'uno per mille;

considerato che:

sono presenti dei fattori predisponenti sia materni (viziature pelviche muscolo scheletriche, bassa statura, obesità, fibromi uterini, diabete gestazionale non trattato o mal trattato) che fetali (macrosomia fetale, ipotonia da asfissia, gemellarità, presentazione podalica);

in particolare una delle cause più frequenti di questa patologia è dovuta alla macrosomia fetale inattesa, causata sia dall'errore tecnico degli ecografi nel calcolare il peso del feto, sia dal fatto che il Servizio Sanitario Nazionale prevede soltanto tre ecografie che terminano all'ottavo mese di gravidanza, quando invece spesso al nono mese si presenta un incremento ponderale massivo ed imprevisto del feto;

fondamentale è, per i neonati colpiti dalla paralisi ostetrica, il tempestivo ricorso alla fisioterapia, che deve essere eseguita quotidianamente sin dai primi giorni di vita e per i successivi quattro mesi, nei quali è possibile riscontrare una risposta spontanea, in quanto questa terapia favorisce la corticalizzazione dell'arto, riduce la decalcificazione, impedisce la rigidità articolare e l'atrofia muscolare secondaria;

in mancanza di ripresa dell'attività motoria si procede alla riparazione delle lesioni nervose del plesso con tecniche microchirurgiche, ossia con interventi di innesto e riparazione dei nervi lesi con tecniche e strumentazione altamente sofisticate, questo sempre entro i primi quattro mesi di vita altrimenti si rischia la cicatrizzazione nervosa che non garantirebbe in seguito la riuscita dell'intervento, causando deficit funzionali gravissimi,

impegna il Governo:

affinché presso il Ministero del lavoro, salute e politiche sociali venga creato un Osservatorio epidemiologico che, attraverso un comitato tecnico-scientifico, formato da esperti del settore, di nomina ministeriale, raccolga dati inerenti alla casistica di tali eventi, analizzando il percorso clinico che li ha accompagnati, per realizzare le linee guida operative che offrano strumenti gestionali atti a prevenire il loro accadimento, anche attraverso la previsione sistemica e la formazione obbligatoria;

a stilare linee guida preventive finalizzate all'abbattimento delle percentuali di rischio in merito al verificarsi della patologia, inserendo nei protocolli della preparazione al parto, come rientranti nei livelli essenziali di assistenza (LEA), accertamenti diagnostici non invasivi, obbligatori, finalizzati all'accertamento delle proporzioni fetopelviche del nascituro, prevedendo anche la possibilità di una quarta ecografia al nono mese di gravidanza. Questi dati devono essere necessariamente inseriti nella cartella clinica della partoriente e devono essere conosciuti dal personale di assistenza al parto, che in presenza di macrosomia del nascituro deve optare per il parto cesareo, secondo quanto raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità;

affinché l'Istituto superiore della sanità avvii, nell'ambito del Sistema nazionale linee guida, la realizzazione di linee guida inerenti alla terapia chirurgica della paralisi ostetrica, definendo un protocollo terapeutico chirurgico, specificando le indicazioni d'intervento, le tempistiche consigliate ed il protocollo fisioterapeutico compatibile con i diversi trattamenti, assicurando il massimo grado di appropriatezza e la tempestività degli interventi.

(1-00117)

AMATI, BIANCONI, ANTEZZA, BAIO, BASSOLI, BOLDI, CASOLI, CHIAROMONTE, CHITI, DELLA SETA, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, GRANAIOLA, MAGISTRELLI, MONGIELLO, NEGRI, PETERLINI, PORETTI, SBARBATI, SERAFINI Anna Maria, SAIA - Il Senato,

premesso che:

la morte di un bambino e il ferimento di quattro persone in modo grave, avvenuti nel mese di marzo 2009 in provincia di Ragusa, ad opera di un gruppo di cani randagi, hanno reso in piena evidenza la gravità e la rilevanza della questione del randagismo;

proprio a partire da questi fatti gravissimi si è scatenata una vera e propria "caccia al randagio", che si è concretizzata in episodi che vanno dall'uso di bocconi avvelenati all'emanazione di ordinanze comunali che autorizzano l'uccisione di cani vaganti: episodi tutti illegittimi, anche sotto il profilo giuridico;

una grande parte dei compiti che le leggi attribuiscono allo Stato, alle Regioni, alle Aziende sanitarie locali veterinarie e ai Comuni in materia di randagismo, tutela degli animali, nonché in materia di tutela della salute e dell'incolumità pubblica, vengono spesso dimenticati, e troppe responsabilità vengono scaricate sulle spalle delle sole associazioni di volontariato;

nel Meridione, in particolare, un gran numero di amministrazioni comunali non ha strutture in cui i cani randagi possano essere custoditi e curati, non effettuano le necessarie campagne di sterilizzazione così da tenere sotto controllo la popolazione canina, spesse volte affidano i cani randagi a canili o rifugi senza né pretendere e controllare la sussistenza dei necessari requisiti di buona custodia e di benessere degli animali, né fissare orari di apertura al pubblico per permettere le adozioni previste dalle leggi vigenti come obiettivo primo, come sarebbe invece nella loro responsabilità anche in un'ottica di risparmio dei fondi pubblici;

la mancanza di decisioni adeguate in materia, da parte di tutti i soggetti deputati a dare soluzioni positive e nel rispetto pieno della legalità, e ogni ulteriore ritardo, sarebbero atti colpevoli, e finirebbero con il riproporre nuovamente in maniera più drammatica l'emergenza, registrata in questi giorni in Sicilia, anche in altre parti d'Italia,

impegna il Governo:

a sollecitare formalmente le autorità regionali e locali affinché esse procedano con celerità, nell'ambito delle rispettive competenze, ad assumere iniziative atte a fronteggiare l'emergenza randagismo, con strumenti adeguati e nel pieno rispetto dei principi stabiliti dalla legge 14 agosto 1991, n. 281, in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, favorendo altresì: l'elaborazione e l'attuazione di Piani provinciali e regionali che prevedano la messa in mora dei Comuni inadempienti nel campo delle politiche di sterilizzazione e della tenuta delle anagrafi canine; i controlli da parte delle Polizie municipali degli obblighi relativi all'iscrizione all'anagrafe e all'uso di microchip; la prevenzione e la repressione del fenomeno di spargimento di bocconi avvelenati con l'attivazione immediata dei previsti "tavoli" presso le Prefetture; il ricovero dei cani in strutture adeguate, i progetti di rieducazione comportamentale, nonché gli incentivi alle adozioni responsabili;

a prendere provvedimenti urgenti in tema di randagismo, che prevedano:

a) la nomina di un Commissario straordinario per l'emergenza randagismo in tutte le regioni del Centro e Sud d'Italia;

b) la mappatura delle aree maggiormente colpite dal fenomeno e l'individuazione dei Comuni inadempienti;

c) verifiche sull'impiego dei fondi stanziati per il randagismo e richiesti da Comuni e Aziende sanitarie locali veterinarie, nonché il recupero delle somme non spese;

d) il cambiamento dei criteri di ripartizione delle risorse pubbliche in favore di progetti fattibili e adeguati sempre più indirizzati verso la prevenzione e la sterilizzazione per il raggiungimento dell'obiettivo minimo del 60 per cento previsto dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296;

e) la dotazione di strumenti di lettura di microchip a tutte le Forze di polizia e verifiche sull'iscrizione all'anagrafe canina;

f) misure di prevenzione contro l'aggressione dei cani randagi;

g) la realizzazione di un piano straordinario di sterilizzazione anche attraverso azioni di sensibilizzazione dei proprietari di cani;

h) l'immediata messa in rete con un continuo aggiornamento dei dati sulle anagrafi canine;

i) l'inserimento, nell'elenco degli obiettivi di valutazione dei direttori delle Aziende sanitarie locali, degli aspetti riguardanti la prevenzione del randagismo e del benessere animale, sollecitando formalmente le autorità regionali a verificare e controllare l'effettivo raggiungimento degli obiettivi stessi;

l) una moratoria delle fonti di approvvigionamento di cani, quali vendita e riproduzione;

m) la riduzione dell'aliquota dell'Iva su prestazioni veterinarie e sul cibo per gli animali;

n) il varo di corsi di educazione alla conoscenza etologica e al rispetto degli animali nelle scuole, così come previsti dalla legge n. 189 del 2004 sul divieto di maltrattamento degli animali, e purtroppo finora mai organicamente realizzati.

(1-00118)