secondo quanto scritto nei giorni scorsi dal "The Guardian" e dal "The Indipendent", il Presidente afgano Hamid Karzai avrebbe firmato una legge che di fatto legalizza lo stupro all'interno del matrimonio, vietando alla donna di rifiutarsi di avere rapporti sessuali con il marito;
tale legge, secondo quanto scrivono i due autorevoli giornali britannici, vieterebbe inoltre alle donne di uscire di casa senza il consenso del coniuge e imporrebbe loro di chiedere l'autorizzazione al marito anche per cercare lavoro e recarsi dal medico; infine il documento firmato da Karzai escluderebbe le madri dalla custodia dei figli, in quanto diritto esclusivo del padre;
queste norme rappresentano un gravissimo attacco ai diritti delle donne afgane e costituiscono una palese violazione delle convenzioni internazionali in difesa dei diritti umani, sottoscritte in questi ultimi anni dallo stesso Governo di Kabul; particolare impressione suscita la legalizzazione dello stupro, se avviene all'interno del matrimonio, che come affermano tutti i documenti dell'Organizzazione delle nazioni unite (ONU) rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali;
l'entrata in vigore di una tale legge rischierebbe di mettere in dubbio il carattere democratico dell'attuale Governo afgano, screditando tutti gli sforzi compiuti fino ad oggi dalla comunità internazionale e dall'Italia in particolare, sia sul piano militare, che sul piano della cooperazione in ambito civile a sostegno del Governo di Kabul;
la vicenda inoltre sembra agli interroganti gettare una grave ombra sui progetti di riforma del sistema giudiziario afgano per i quali all'Italia è stato affidato il compito di assistere il Governo di Kabul, anche attraverso un consistente impegno finanziario; l'approvazione di una tale legge, in palese violazione delle principali norme internazionali sui diritti delle donne, oltre che della stessa costituzione afgana, non potrebbe che significare il completo fallimento di tali progetti di cooperazione e sostegno,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere, nell'ambito dei rapporti tra l'Italia e il Governo di Kabul, per far sì che tale legge non entri in vigore;
quali iniziative il Ministro intenda prendere per sensibilizzare su questo problema la comunità internazionale e in particolare gli Stati che partecipano alla missione Isaf, l'Unione europea e le Nazioni unite, affinché spingano il Governo afgano a ritirare tale normativa;
se sia a conoscenza di quali siano i risultati finora raggiunti dai progetti che il Governo italiano finanzia in Afghanistan per sostenere la ricostruzione del sistema giudiziario di questo Paese;
per quale ragione la cooperazione italiana in materia di ricostruzione del sistema giudiziario non sembri avere alcun effetto sul piano dell'implementazione nell'ordinamento giuridico afgano di quei principi di rispetto dei diritti umani, dell'habeas corpus, di parità fra uomini e donne, che rappresentano il contenuto indisponibile per la costruzione di una democrazia;
se non ritenga imprescindibile vincolare i fondi italiani destinati alla ricostruzione del sistema giudiziario afgano alla immediata cancellazione di questa legge gravemente lesiva dei diritti umani e civili delle donne.
(3-00676)