il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (cosiddetta manovra d'estate), prevede all'articolo 81, comma 32, la concessione "ai residenti di cittadinanza italiana che versano in condizione di maggior disagio economico", di una carta acquisti, del valore di 40 euro al mese (cosiddetta social card finalizzata all'acquisto dei generi alimentari e al pagamento delle bollette energetiche e della fornitura di gas, con onere a carico dello Stato);
in base a quanto disposto dal decreto direttoriale 16 settembre 2008, la social card viene concessa agli anziani di età non inferiore ai 65 anni o ai bambini di età inferiore ai 3 anni (in questo caso il titolare della carta è il genitore) che siano in possesso di particolari requisiti, quali, ad esempio: la titolarità di trattamenti pensionistici o assistenziali che, cumulati ai relativi redditi propri, siano di importo inferiore a 6.000 euro all'anno o di importo inferiore a 8.000 euro all'anno, se di età pari o superiore a 70 anni; un indicatore della situazione economica equivalente (Isee), in corso di validità, inferiore a 6.000 euro; non essere, da solo o insieme al coniuge, intestatario di più di una utenza elettrica, del gas, proprietario di più di un autoveicolo o possedere un conto in banca o alle poste non superiore a 15.000 euro, non fruire di vitto assicurato dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni in quanto ricoverato in istituto di cura di lunga degenza o detenuto in istituto di pena;
il Governo ha indicato come beneficiari della social card 1.300.000 persone ma, a tutt'oggi, le domande sono state circa 700.000 e le carte attivate sono in totale 517.000;
l'attivazione di un numero esiguo di carte rispetto ai richiamati beneficiari preventivati (1.300.000) carte preventivate evidenzia la difficoltà nell'ottenere la carta a causa sia della procedura burocratica prevista sia della necessità di possedere requisiti tali da non consentire di individuare esattamente i destinatari;
dalle indagini svolte risulta inoltre che il rilascio della carta non comporta il suo immediato utilizzo, in quanto per essere caricata occorrono almeno due giorni lavorativi, che spesso si sono tradotti in tempi più lunghi, creando così un forte disagio a quei cittadini che, convinti di poterla utilizzare subito, hanno cercato di fare acquisti, vedendola poi respinta con la dicitura «scarica»;
per quanto poi concerne i requisiti di accesso alla carta acquisti, questi sembrano previsti per ridurre al minimo la platea dei beneficiari. Oltre al limite estremamente restrittivo del reddito pensionistico, tra le varie prescrizioni (come una seconda utenza elettrica e del gas, o più di un veicolo) vi sono quelle relative al patrimonio mobiliare ed immobiliare, già valutate ai fini dell'indicatore. Ciò introduce, quindi, una doppia valutazione degli stessi elementi, con risultati e giudizio degli interroganti paradossali ed iniqui;
premesso inoltre che:
le modalità ed i requisiti per il rilascio della carta acquisti non solo hanno creato, di fatto, un disagio tra gli aventi diritto, ma hanno anche inciso pesantemente sul costo necessario ad attivare ed organizzare la suddetta misura;
la trasmissione "Report" di Rai 3, del 5 aprile 2009 ha denunciato la complessità e la farraginosità della procedura prevista ai fini del rilascio della carta che richiede la partecipazione necessaria di più soggetti, come le Poste, l'Inps ed i Centri di assistenza fiscale (caf);
dalla richiamata inchiesta, che ha seguito il percorso della social card dalla produzione alla distribuzione, risulta che fino a questo momento sono stati prodotti due milioni di esemplari dalla Mega Network di Sabaudia (60.000 al giorno per 30 centesimi l'una);
per il complesso delle lettere inviate ai potenziali beneficiari - secondo quanto risulta dall'inchiesta - le Poste avrebbero incassato 400.000 euro (30 centesimi a lettera), mentre ai Caf, che si occupano delle pratiche da spedire all'Inps, che a sua volta certifica l'eventuale possesso dei requisiti, sarebbero destinati dai 15 ai 20 euro;
in sintesi sarebbero stati spesi 2.170.000 euro per produrre due milioni di carte e attivarne un terzo, 400.000 euro per spedirle ad 1.300.000 presunti beneficiari, 10 milioni destinati ai Caf ed altri 2 milioni per il personale dei call center istituiti presso le Poste;
fra le domande poste dalla trasmissione "Report" e da precedenti interrogazioni parlamentari non si può non tener conto del fatto che, in luogo di una procedura così complicata e che prevede l'intervento di diversi soggetti, sarebbe stato più logico accreditare direttamente sul conto corrente o sulla pensione l'importo previsto considerato che i nominativi dei destinatari sono forniti dall'Agenzia delle entrate e dall'Inps;
considerato, infine, che occorre registrare una disomogenea distribuzione della social card sul territorio nazionale, con quasi il 70 per cento delle carte distribuite nel Mezzogiorno ed una limitata, ma non irrilevante, divergenza tra diffusione delle carte e diffusione degli indici di povertà sul territorio nazionale,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che il costo sostenuto fino a questo momento sia pari a circa 21 milioni di euro;
quale sia stato, a tutt'oggi, il costo effettivamente sostenuto per attivare, gestire e pubblicizzare l'intera procedura relativa al rilascio della social card a fronte del numero dei beneficiari nettamente inferiore alle aspettative ed alle previsioni del Governo;
quale sia il numero esatto delle social card finora realmente distribuite e attivate, nelle due categorie previste dei pensionati e delle famiglie con bambini di età inferiore ai tre anni, rispetto al totale delle domande presentate e quale sia la loro distribuzione territoriale;
quali misure urgenti si intendano assumere affinché, di fronte alle difficoltà della procedura, nonché dell'utilizzo della social card, gli aventi diritto siano effettivamente messi nella condizione di ottenere questo aiuto economico, seppur minimo.
(4-01377)