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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 188 del 08/04/2009


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

FASANO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

nel comune di San Mauro la Bruca (Salerno) da tempo si verificano interruzioni del servizio di telefonia fissa, ripetutamente segnalate per iscritto dal sindaco alla società Telecom Italia SpA, gestore della rete telefonica;

allo stato non risulta che la Telecom abbia preso alcun provvedimento per eliminare la causa di detti guasti dimostrando il più totale disinteresse per gli utenti di San Mauro la Bruca;

da ultimo, il 20 marzo 2008, l'intero territorio comunale è rimasto privo dei collegamenti telefonici per ben quattro giorni;

in particolare, anche a seguito di lievi manifestazioni a carattere piovoso, le linee di telefonia fissa vanno in tilt rimanendo in isolamento;

la Giunta comunale di San Mauro la Bruca, il 24 marzo, ha adottato una deliberazione di viva protesta per la situazione sopra descritta che è stata inviata, di seguito, alla società Telecom, agli organi di stampa, alla Prefettura di Salerno e alla Procura della Repubblica affinché da parte di tutti "venga dato un impulso ad un fattivo intervento di adeguamento della rete telefonica";

considerato che la società ancora non mostra alcun interesse nell'adeguare la rete telefonica - che gestisce, tra l'altro, in regime di monopolio - sostituendo le apparecchiature e i cavi, evidentemente ormai obsoleti o danneggiati,

l'interrogante chiede di sapere:

se risulti al Ministro in indirizzo quanto sopra riportato;

se ritenga opportuno intervenire al fine di evitare il ripetersi di detti gravi disservizi in danno della collettività di San Mauro la Bruca garantendo, altresì, anche a quei cittadini, il diritto ad usufruire di un bene primario, quale è oggi considerato il diritto alla comunicazione.

(4-01363)

GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

è stata presentata il 1° aprile 2009 dal consigliere regionale Tommaso Luzzi un'interrogazione in riferimento alla cessazione del servizio di prenotazioni presso l'ospedale San Camillo di Roma;

considerato che:

sul quotidiano "Il Messaggero" - Cronaca di Roma di martedì 1° aprile 2009 compare un articolo dal titolo "San Camillo, stop alle prenotazioni";

in detto articolo si sottolinea, prima di tutto, il fatto che dal 1° aprile 2009, non è più attivo il centro per le prenotazioni sanitarie del San Camillo, servizio al quale si è rivolto nell'anno 2008 quasi un milione di cittadini e che verrà centralizzato nel Recup, Centro regionale unico per le prenotazioni;

nell'articolo in questione si sottolinea come con questo provvedimento si va a mettere in difficoltà il call center del Recup che già fatica ad accogliere il gran numero di telefonate quotidiane per la prenotazione delle prestazioni sanitarie;

il provvedimento di chiusura degli sportelli per le prenotazioni di prestazioni diagnostiche e visite specialistiche causa la perdita del posto di lavoro di 43 persone delle quali la metà sono disabili;

più volte, si legge sempre nell'articolo in questione, è stato richiesto al Presidente della Regione Marrazzo un incontro per risolvere il problema del servizio Recup ed un intervento per convocare una riunione straordinaria che abbia ad oggetto il futuro del servizio Recup,

l'interrogante chiede di sapere dal Ministro competente:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;

quali siano le reali motivazioni che hanno portato alla chiusura del centro per le prenotazioni sanitarie del San Camillo;

quali provvedimenti il Ministro intenda prendere per agevolare, e non certo aggravare, l'operatività del call center del Recup;

quali iniziative e garanzie il Ministro intenda porre in essere a garanzia dei lavoratori della Capodarco impegnati nel servizio Recup ed in particolare nei confronti dei 43 lavoratori che da oggi risultano senza lavoro.

(4-01364)

GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

è assurta alle cronache nazionali la vicenda, accaduta alcuni giorni fa presso l'Azienda sanitaria locale (ASL) che ha riguardato un invalido al 100 per cento di 55 anni, il quale si è visto rifiutato il tesserino sanitario utile per alcune terapie;

al nipote dello stesso è stato risposto da parte di un funzionario della citata ASL: "mi dispiace signore ma suo zio non può avere la tessera sanitaria perché è deceduto il 25 dicembre del 1984". La situazione infatti ha assunto, ad avviso dell'interrogante, degli aspetti tragicomici, quando il nipote dell'invalido di Montalto di Castro che necessita del tesserino sanitario per sottoporsi ad una terapia medica, dopo aver precisato che lo zio percepisce regolarmente la pensione di invalidità ed ha anche ottenuto il rinnovo della patente di giuda, ha ricevuto la seguente laconica risposta del funzionario della ASL: "A noi risulta morto";

ancora una volta la ASL di Viterbo è al centro di contestazioni che, ad opinione dell'interrogante, non si possono non far risalire alle responsabilità gestionali dell'attuale direzione, sempre al centro di polemiche e di indagini amministrativo-giudiziarie,

l'interrogante chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché sia aperta definitivamente un'inchiesta sulla gestione della ASL di Viterbo.

(4-01365)

PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

presso i laboratori nazionali del Gran Sasso dell'Istituto nazionale di fisica nucleare è in funzione una strumentazione che potrebbe essere in grado di anticipare il verificarsi di un terremoto fino a 6-24 ore prima. La tecnica è basata sullo studio del "comportamento" dell'elemento chimico chiamato radon. Lo spiega il ricercatore Giampaolo Giuliani sul sito del quotidiano La Repubblica: "Nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l'Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon. Così ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l'aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico. Nel 2002, ad esempio, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di 1 solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L'Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell'evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, triangolando i dati ed i segnali di concentrazione del radon". Dopo aver fornito elementi utili sulle caratteristiche del radon, Giuliani dice che il suo apparecchio non si trova nel campo della teoria, ma ne esistono già cinque esemplari: "I 5 Precursori sismici si trovano a Coppito, nel Laboratorio del Gran Sasso (ospite dell'INFN), presso la scuola De Amicis, a Fagnano e a Pineto; sono tutti a più di 3 metri sotto terra e in corrispondenza di un evento sismico rilevano nello stesso momento, lo stesso segnale creando un grafico perfettamente sovrapponibile";

il metodo non è ancora accettato uniformemente. Giuliani descrive così l'atteggiamento della comunità scientifica: "Mi osserva con interesse … una parte mi dà fiducia, come dimostra anche il Direttore dell'INFN che mi ha messo a disposizione un locale per ospitare uno dei 5 Precursori sismici; una parte è un po' più cauta e scettica";

questo metodo aveva previsto un evento sismico disastroso per la fine di marzo 2009, e l'allarme aveva scatenato una psicosi collettiva, tale da mandare in tilt Sulmona e dintorni. Il 31 marzo la commissione Grandi Rischi della Protezione civile si era riunita "per rassicurare la popolazione che non c'è alcun pericolo in corso", che "la situazione è monitorata ora per ora" e che "non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un sisma". Il capo del Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, aveva definito "imbecilli che si divertono a diffondere notizie false", su cui pende anche l'accusa di procurato allarme;

dopo l'evento sismico del 6 aprile, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ribadisce in un comunicato ufficiale: "Si sottolinea la circostanza secondo la quale, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti (previsione della localizzazione, dell'istante e della forza dell'evento). Ciò è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento. Una scossa quale quella che si è manifestata oggi viene normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali probabilmente assai sensibili",

si chiede di sapere:

quale valutazione scientifica il Governo intenda dare allo studio del "comportamento" dell'elemento chimico chiamato radon, trovandosi tali apparecchiature nei laboratori nazionali del Gran Sasso (LNGS), uno dei quattro laboratori dell'Istituto Nazionale Fisica Nucleare (INFN);

se siano stati destinati specifici finanziamenti a tale attività di studio e quali siano i rapporti intercorrenti tra questi laboratori e la Protezione civile;

se intenda proseguire nel finanziamento di strutture di monitoraggio di eventi sismici come quelle presenti nei laboratori nazionali del Gran Sasso, pur ignorandone i suoi eventuali allarmi.

(4-01366)

GRAMAZIO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

il decreto legislativo 102 del 2004 (Interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole, a norma dell'art. 1, comma 2 lettera i) della legge 7 marzo 2003, n. 38) recepisce gli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato in agricoltura e nella zootecnia, adeguando il sistema normativo italiano alle direttive vigenti nell'ambito dell'Unione europea, per gli interventi a sostegno dei suddetti settori in caso di calamità naturali o eventi eccezionali che colpiscano le produzioni, le strutture e le infrastrutture agricole e zootecniche;

la principale finalità della predetta normativa è costituita, pertanto, dalla promozione degli interventi di prevenzione per far fronte ai suddetti eventi ed alle loro conseguenze;

sono quindi previsti, in via prioritaria, incentivi per favorire la stipula di contratti di assicurazione per le produzioni, le strutture, gli eventi e i rischi che, sulla base di una valutazione per aree omogenee, siano considerati assicurabili;

l'elencazione di detti aiuti compensativi è indicata all'articolo 5 sotto la rubrica "interventi per favorire la ripresa dell'attività produttiva";

le imprese agricole, in caso di mancata sottoscrizione di apposita polizza assicurativa, qualora venissero colpite da calamità naturale o da eventi epizootici non potranno beneficiare di alcun aiuto pubblico ex post e, pertanto, il sistema introdotto dal decreto legislativo, di fatto, instaura un regime di assicurazione "obbligatoria" per tutti gli operatori del settore agricolo - zootecnico;

il contributo statale sui premi inerenti le suddette polizze di assicurazione varia in base alla tipologia delle coperture, ma per quel che qui interessa, è previsto fino al 50 per cento, per le coperture del settore zootecnico;

nella descritta situazione di mercato l'Associazione italiana allevatori (AIA), ente con funzioni e finalità pubbliche, in contrasto con le normative italiane ed europee di settore, ha predisposto un accordo-quadro al fine di divenire, unitamente ad alcune società di assicurazione "amiche" e broker "amici", l'interlocutore unico di dette coperture e, di conseguenza, il gestore dei relativi contributi pubblici;

tale obiettivo si è potuto realizzare attraverso il coinvolgimento dell'Associazione nazionale consorzi di difesa (ASNACODI) e degli stessi consorzi di difesa, in quanto detti enti, anch'essi con finalità e funzione pubbliche, sono incaricati di promuovere la sottoscrizione dei contratti assicurativi collettivi, nonché attraverso il coinvolgimento delle Associazioni provinciale allevatori (APA) e delle Associazioni regionale allevatori (ARA), che costituiscono la struttura territoriale dell'AIA;

l'ASNACODI - attraverso i consorzi di difesa - è in grado di controllare l'offerta assicurativa mentre l'AIA - attraverso le Associazioni territoriali - è in grado di controllare la domanda dei propri associati - allevatori;

nonostante le ben note difficoltà delle aziende zootecniche per i problemi della ridotta redditività, l'AIA preferisce dedicarsi ad esercitare pressioni sulle proprie organizzazioni territoriali nel corso delle assemblee, affinché contribuiscano fattivamente alla realizzazione del progetto, giungendo perfino ad invitare i rappresentanti delle società private affinché reclamizzino il loro prodotto; a giudizio dell'interrogante, evidente è lo scopo di eliminare o limitare al massimo la concorrenza all'interno del mercato assicurativo inerente il settore agricolo-zootecnico, in modo tale da poter far transitare la rilevantissima quantità di contratti assicurativi finanziati con fondi pubblici in un'unica compagnia di assicurazione (prima Assicurazione rischi agricoli (ARA) 1857 ora sostituita dal FATA), anche attraverso l'intermediazione di un unico broker;

la situazione è degenerata in Piemonte dove la legislazione regionale prevedeva che tali tipologie di contratti passassero attraverso un ente pubblico appositamente costituito il Consorzio di smaltimento dei rifiuti di origine animale CO.SM.AN. che non solo è formato sostanzialmente da soggetti provenienti dalle organizzazioni territoriali facenti capo all'AIA e all'ASNACODI, ma per lungo tempo ha avuto la propria sede operativa presso l'Associazione regionale allevatori del Piemonte, a conferma degli stretti legami fra il CO.SM.AN. ed il mondo AIA,

l'interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza che la Procura della Repubblica di Torino da mesi sta svolgendo indagini sulla regolarità di alcune gare svolte dal C.O.SMA.N, così come riportato dalla stampa locale e nazionale;

se sia a conoscenza dell'attività svolta dall'AIA ed ASNACODI volta a monopolizzare il mercato delle coperture in ambito zootecnico; attività particolarmente grave se si considerano i compiti istituzionali di AIA e di ASNACODI e il fatto che fanno parte della commissione tecnica che affianca il Ministro stesso per il Piano assicurativo annuale; commissione tecnica nella quale risiedono - guarda caso - rappresentanti delle società assicuratrici che si sono succedute nel tempo quali delegatarie delle polizze costituenti l'accordo - quadro sottoscritto dall'AIA e dall'ASNACODI;

se risulti che i suddetti enti e/o le loro organizzazioni territoriali ricevano direttamente dalle compagnie assicurative o da intermediari, senza alcuna gara ad evidenza pubblica, provvigioni per l'attività di intermediazione, svolta dalle APA, anche in questo caso in spregio all'attuale legge (confronta il Codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005) in quanto non iscritti nel Registro unico degli intermediari;

quali provvedimenti intenda assumere per evitare il reiterarsi di simili comportamenti e per ripristinare, anche in detto settore, un regime di sana concorrenza fra i vari operatori, che consentirebbe allo Stato e agli allevatori italiani un consistente risparmio sui premi rispettivamente pagati.

(4-01367)

DELLA SETA, BIANCHI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

la legge 25 febbraio 1992, n. 210, e successive modificazioni ed integrazioni, prevede un riconoscimento economico a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati, che ne facciano richiesta;

il decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, recante interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, all'articolo 33 prevede, per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o affetti da anemie ereditarie, emofiliaci ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti, uno stanziamento di 150 milioni di euro per l'anno 2007;

la legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007), all'articolo 2, comma 361, autorizza «per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o da anemie ereditarie, emofiliaci ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti, una spesa di 180 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2008»;

l'articolo 2 della legge finanziaria per il 2008 prevede, al comma 362, l'adozione di un decreto da parte del Ministro del lavoro, salute e politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze per la definizione dei criteri in base ai quali i soggetti titolati possano accedere ai risarcimenti previsti, nonché, al comma 363, l'estensione dell'indennizzo di cui all'articolo 1 della legge 29 ottobre 2005, n. 229, ai soggetti affetti da sindrome da talidomide, determinata dalla somministrazione dell'omonimo farmaco, nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e della macromelia;

in data 15 gennaio 2009 l'onorevole Livia Turco ha presentato un'interrogazione (atto 5-00829), alla quale il Sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali, onorevole Francesca Martini, rispondeva precisando che in «considerazione di talune peculiarità della popolazione di riferimento, del carattere pluriennale dell'impegno, nonché dei criteri di priorità definiti dalla vigente normativa (decreto-legge n. 159 del 1° ottobre 2007 e la già citata legge finanziaria 2008), si è ritenuto necessario costituire, in data 4 marzo 2008, con decreto del Ministro pro tempore, una apposita Commissione, composta da rappresentanti ed esperti di questa amministrazione, della Presidenza del consiglio dei ministri e del Ministero dell'economia e delle finanze» al fine di «realizzare una programmazione pluriennale per l'impiego delle risorse disponibili, ad una ricognizione degli interessati, individuando quale modalità operativa l'utilizzo di un programma informatico di rilevazione dei dati accessibile dagli utenti via Internet»;

in data 22 dicembre 2008 la Commissione di cui sopra si è riunita per apportare le modifiche richieste dal Consiglio di Stato sullo schema di decreto, necessario a definire la procedura attuativa unificata delle disposizioni citate, le modalità di ricognizione delle adesioni nonché per la definizione dei criteri medico-legali con cui stipulare le transazioni;

per quanto riguarda l'indennizzo previsto per i soggetti affetti da sindrome da talidomide (di cui al comma 363, articolo 2, della legge n. 244 del 2007), nella risposta del 15 gennaio il sottosegretario on. Francesca Martini precisava che: «sulla base degli incontri tenuti con i rappresentanti delle Associazioni interessate e di un documento tecnico redatto dalla Direzione generale competente, si sta provvedendo a predisporre uno schema di regolamento concernente la disciplina istruttoria di tale indennizzo, allo scopo di individuare criteri che permettano di stabilire, nel modo più sicuro possibile, il nesso causale tra il danno subito e l'assunzione del farmaco talidomide, tenendo necessariamente conto del lungo periodo di tempo trascorso dagli eventi e della conseguente difficoltà di reperire la documentazione sanitaria comprovante l'assunzione del farmaco in questione»;

sembrerebbe che la bozza del decreto attualmente in circolazione disponga che le transazioni verranno stipulate solo con soggetti danneggiati che abbiano instaurato, anteriormente al 1° gennaio 2008, azioni di risarcimento danni che siano ancora pendenti alla data di entrata in vigore del decreto stesso, che i presupposti siano l'ascrivibilità del danno e il nesso causale accertati dalla Commissione medica ospedaliera (CMO) o dall'ufficio medico-legale del Ministero o da sentenza, escludendo così di fatto i non ascrivibili, cioè coloro per i quali il virus contratto è stato ritenuto "silente" (come può avvenire ad esempio per chi abbia contratto il virus dell'epatite) e che per la stipula delle transazioni si terrà conto dei principi generali in materia di prescrizione del diritto, escludendo così gran parte dei danneggiati oggi in causa con lo Stato;

tali presupposti non sono indicati nel citato decreto-legge n. 159 del 2007 e nella richiamata legge finanziaria per il 2008, che anzi stabiliscono che i criteri debbano essere «in analogia e coerenza con i criteri transattivi già fissati per i soggetti emofiliaci dal decreto del Ministero della salute 3 novembre 2003», decreto che non prevedeva fra i presupposti la ascrivibilità e la non prescrizione del diritto, la cui introduzione oggi potrebbe configurare una violazione delle norme di legge,

si chiede di conoscere dal Ministro in indirizzo quale sia allo stato attuale, rispetto alla precedente risposta del 15 gennaio 2009, l'iter del decreto attuativo per la definizione dei criteri in base ai quali stipulare le transazioni in oggetto e, qualora il contenuto fosse quello indicato in premessa, quali ne siano le motivazioni.

(4-01368)

D'ALIA - Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri - Premesso che:

la signora Cristina Mihura nel 1974 si è sposata con il signor Bernardo Arnone, cittadino italo-uruguaiano, che venne sequestrato a Buenos Aires nel 1976 e probabilmente trasferito a Montevideo con altri desaparecidos, con un volo della forza aerea dell'Uruguay che ha ammesso il trasferimento forzato di oppositori all'allora dittatura uruguaiana, tutti catturati in territorio argentino;

ad oggi i resti del signor Arnone non sono mai stati ritrovati né in Argentina né in Uruguay, nonostante i notevoli sforzi fatti fino ad oggi per ricostruire l'accaduto;

il 9 giugno 1999 la signora Mihura ha denunciato l'accaduto al pubblico ministero Giancarlo Capaldo della Procura di Roma così come hanno fatto le famiglie di altre vittime italiane della cosiddetta "operazione Condor";

ad oggi, il pubblico ministero non ha ancora depositato né una richiesta di rinvio a giudizio, né una richiesta di archiviazione e la situazione attuale dell'istruttoria appare, ad avviso dell'interrogante, piuttosto confusa;

insieme alla signora Mihura altre sette persone hanno intentato la stessa causa e tutti sono rappresentati dall'avvocato Sodani che ha scritto più volte sollecitando il pubblico ministero, pur riconoscendo la delicatezza e la complessità dell'inchiesta, a fissare la data almeno dell'udienza preliminare;

attualmente tutto risulta stagnante ed invariato,

si chiede di sapere:

quali interventi urgenti i Ministri in indirizzo intendano attuare per cercare di far chiarezza su un fatto così increscioso, che riguarda quasi dieci persone che stanno invano cercando di far luce sulla scomparsa dei loro più stretti parenti;

se, in particolare, il Ministro della giustizia, non reputi attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, per verificare le ragioni per le quali i richiamati procedimenti giudiziari in corso siano blocati ormai da ben dieci anni.

(4-01369)

MALAN - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

Giuseppe Masciari, imprenditore edile calabrese, nato a Catanzaro nel 1959, sottoposto a programma speciale di protezione dal 18 ottobre 1997, insieme a sua moglie, medico odontoiatra, e ai loro due bambini, ha denunciato la 'ndrangheta e le sue collusioni con il mondo della politica;

egli afferma che dal giorno in cui ha detto "basta" alle pressioni mafiose dei politici ed al racket della 'ndrangheta, la criminalità organizzata ha distrutto le sue imprese di costruzioni, bloccandone le attività nelle opere pubbliche e nel settore privato, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove essa è infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operava;

11 anni fa fu allontanato dalla sua terra per l'imminente pericolo di vita a cui si è trovato esposto con la sua famiglia, e da allora vive in una località protetta, senza alcuna speciale protezione, senza alcun cambiamento di identità, senza alcuna possibilità di lavoro, né per sé, né per sua moglie;

una delibera della Commissione centrale del Ministero dell'interno del 28 luglio 2004, ha "ritenuto che sussistono gravi ed attuali profili di rischio che non consentono di poter autorizzare il ritorno del Masciari e del suo nucleo familiare nella località d'origine";

secondo la Nota della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro del 14 ottobre 2000 "le dichiarazioni del Masciari sono da sole idonee a fondare un giudizio di gravità indiziaria ed evidenziano l'elevata attendibilità del dichiarante il quale si è determinato a riferire intorno alle vicissitudini al prezzo di un totale sconvolgimento della propria esistenza posto che, a seguito delle accuse mosse, è stato sottoposto allo speciale programma di protezione";

ora il signor Masciari, insignito della cittadinanza onoraria di diverse città, tra cui quella di Pinerolo (Torino), la cui amministrazione ha informato l'interrogante, ha annunciato uno sciopero della fame ad oltranza se non gli verrà garantita una più adeguata protezione e una migliore tutela dei suoi diritti e della sua famiglia,

si chiede di sapere:

quale sia la protezione offerta attualmente al signor Masciari;

se essa sia conforme alle sentenze e ai provvedimenti a suo favore;

che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo al riguardo, tenuto conto del fatto che la vicenda di Pino Masciari può scoraggiare coloro che vorrebbero, anch'essi, ribellarsi alla criminalità organizzata.

(4-01370)

STRADIOTTO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

il 4 gennaio 2008 è scomparso un aereo bimotore della compagnia Transaven, con a bordo 14 persone di cui otto cittadini italiani, mentre sorvolava l'area circostante l'atollo venezuelano di Las Roques;

le prime ricerche sono state effettuate con imbarcazioni inadatte (per dimensioni e stazza) a sopportare le onde e più volte sono state interrotte;

le insistenze dei familiari affinché si affidasse l'incarico ad una ditta specializzata italiana (l'Impresub) non sono state prese in considerazione;

l'Unità di crisi del Ministero degli affari esteri comunica, tramite la stampa, che era stato rinvenuto un oggetto che secondo il Governo venezuelano sarebbe stato il relitto dell'aereo risultato, successivamente, essere una roccia sul fondale marino. Tale ritrovamento era stato concomitante alla scoperta, sempre nell'area interessata alla ricerca, di alcuni resti umani;

i parenti degli scomparsi italiani hanno più volte richiesto che si procedesse all'identificazione dei predetti resti con il test del DNA;

a febbraio 2009 viene chiesto ai parenti degli scomparsi di sesso maschile di compilare un "formulario" con l'indicazione dei segni particolari (come l'altezza ed altro);

in questi giorni la signora Durante è stata informata dall'Unità di crisi che i resti umani rinvenuti non possono essere ricondotti al signor Paolo Durante perché appartenenti ad una persona di circa trent'anni mentre il signor Durante ne aveva 41;

durante la riunione a Palazzo Chigi, tenutasi nel mese di gennaio 2009, è emerso che il telefonino del copilota avrebbe effettuato due telefonate circa due ore dopo la segnalazione dell'emergenza. Ciò risulta dal tabulato telefonico inviato ai parenti delle vittime dalla ditta che sta effettuando le ricerche, e che, a seguito di tale particolare, ha spostato il suo raggio d'azione;

i parenti delle vittime hanno richiesto al Governo che venissero "accreditati" due tecnici nelle persone del comandante Mario Pica, per conto dei familiari, e dell'ammiraglio Vitaloni, per conto della Farnesina, in quanto parteciparono alle prime ricerche del velivolo per conto del nostro Paese, con l'incarico di collaborare con i tecnici del Venezuela, ovviamente senza disconoscere la giurisdizione venezuelana;

sono stati presentati ben quattro esposti alla magistratura italiana, esponendo diversi dubbi sulla scomparsa dell'aereo,

l'interrogante chiede di sapere:

che cosa sia accaduto a Las Roques e soprattutto come siano andati i fatti, visto che è trascorso più di un anno ed i familiari delle vittime non hanno ancora avuto una risposta esauriente e definitiva;

quale sia la situazione attuale in merito alle ricerche sia delle persone che del velivolo scomparso;

quali azioni il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo abbiano assunto per accertare la veridicità di questa triste e tragica vicenda.

(4-01371)

CICOLANI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

a seguito dell'approvazione dell'art. 35, comma 5, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, risulta stabilito che nelle parole "esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche" contenute nell'art. 67, comma 1, lettera m), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono ricomprese la formazione, la didattica, la preparazione e l'assistenza all'attività sportiva dilettantistica;

le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa e i compensi erogati da associazioni e società sportive che perseguano attività sportiva e dilettantistica e che siano riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dalle federazioni sportive nazionali, dall'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE) e dagli enti di promozione sportiva, in favore di soggetti che operano nell'ambito della formazione didattica, preparazione ed assistenza all'attività sportiva dilettantistica, risultano, ai sensi del predetto art. 67, classificati quali redditi diversi;

per tali redditi, come riconosciuto dall'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS) non si configura assoggettabilità a contribuzione previdenziale (si veda la circolare 13/2006);

l'ENPALS, nell'ambito dei poteri ispettivi allo stesso ascritti, prosegue attività ispettiva nei confronti di associazioni e/o società sportive dilettantistiche, come tali riconosciute ed iscritte al registro del CONI, al fine di assoggettare a contribuzione previdenziale le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa e i compensi erogati a istruttori, che presso tali associazioni e/o società sportive dilettantistiche svolgono attività di formazione, didattica, preparazione ed assistenza all'attività sportiva dilettantistica, ovvero tutte le sfaccettature della filiera della preparazione del cittadino alla formazione sportiva dilettantistica;

il perseguimento di tali attività ispettive e la successiva attività sanzionatoria sta intervenendo sul presupposto e la volontà di assoggettare a contribuzione previdenziale i compensi erogati al soggetto percipiente che "fisicamente" non partecipi dal primo rudimento sino alla fase conclusiva della formazione costituita dalla consumazione di prestazioni sportive dilettantistiche;

parimenti, l'attività sanzionatoria viene esercitata sul presupposto che l'eventuale non marginalità dei compensi, ove superiori a 7.500 euro (soglia di non assoggettamento a prelievo fiscale) comporta l'assoggettabilità, per la parte eccedente tale limite, a contribuzione previdenziale, laddove, di contro, l'art. 69, comma 2, del citato testo unico delle imposte sui redditi, disciplinando la sola misura del prelievo fiscale, lascia inalterata la natura dei redditi diversi dei predetti compensi;

l'operato dell'Ente appare essere in aperto contrasto con la volontà del legislatore, anche da ultimo chiarificatrice, di qualificazione di redditi diversi, indipendentemente dalla loro misura ed abitualità, delle indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa e i compensi erogati da associazioni e società sportive dilettantistiche, riconosciute dal CONI, per il perseguimento delle loro finalità;

tutto questo, in un momento di profonda crisi economica del Paese, costituisce elemento di aggravamento della sopravvivenza economica di circa 12.500 associazioni e società sportive dilettantistiche, riconosciute dal CONI, che costituiscono, esperienza da tutti condivisa, l'asse portante della formazione sportiva dei cittadini, di ogni fascia di età, di questo Paese,

si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda attivare, sulla base delle prerogative attribuite, per verificare se davvero si sta perpetrando un'attività ispettiva da parte dell'ENPALS finalizzata ad un'attività sanzionatoria fondata su presupposti interpretativi in contrasto con le norme vigenti.

(4-01372)

STRADIOTTO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico, per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

la Terna SpA nell'ambito del proprio Piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale 2008 ha previsto la programmazione dell'elettrodotto 380 KV trasversale in Veneto;

tra le finalità dell'elettrodotto in questione ci sono: il rafforzamento dell'anello 380KV del Triveneto per aumentare la sicurezza di alimentazione dei carichi regionali, il miglioramento della continuità e la quantità di alimentazione nella attuali stazioni di Sandrigo, Cordignano e nelle future stazioni di Vedelago e Montecchio, nonché la riduzione delle perdite di trasporto dell'energia elettrica e le economicità del servizio;

il territorio interessato ricade all'interno di una ampia pianura veneta, tra le province di Venezia e Treviso;

i comuni interessati sono: Martellago e Scorzè della provincia di Venezia e Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Quinto di Treviso, Trevignano, Volpago di Montello e Zero Branco della provincia di Treviso;

la densità di popolazione nei predetti comuni è alta, pari a circa 121.281 abitanti residenti, corrispondente ad una densità territoriale pari a 568 abitanti per chilometro quadrato su una superficie territoriale pari a 268,61 chilometri quadrati;

vi è anche la presenza di beni architettonici, monumentali, archeologici ed aree protette di notevole importanza, ad esempio la grande strada consolare "Postumia Romana". Inoltre sono presenti numerosi edifici di notevole importanza storica e monumentale come ad esempio le famose ville venete presenti nel territorio in numero considerevole;

inoltre, va considerata l'esistenza di varie aree protette collegate all'ecosistema del Parco naturale del Sile, la presenza di beni paesaggistici, come ad esempio le forme boschive del Montello, e le fasce fluviali del Sile, Piave, Zero e Dese, beni tutelati e sottoposti ai vincoli di cui alla legge n. 1479 del 1939 e successive modificazioni ed integrazioni;

considerato che:

il predetto territorio è stato già interessato nel passato, ed anche recentemente, da altre infrastrutture estremamente impattanti nell'ambiente e nella vita sociale ed economica, tra cui il Passante di Mestre;

la popolazione delle zone interessate ha già "pagato" alla collettività, sopportando notevoli disagi ambientali, urbanistici ed economici;

negli ultimi mesi sono nati spontaneamente vari comitati di cittadini che insieme ad alcune amministrazioni comunali hanno espresso contrarietà alla costruzione di tale opera per l'impatto che essa andrebbe a creare in una zona particolarmente sensibile e fragile. Inoltre gli stessi hanno rappresentato la necessità eventuale dell'utilizzo delle più moderne tecniche di interramento delle linee soprattutto nelle zone più fragili;

da alcune notizie sembra che ai comitati ed alle amministrazioni comunali, per ottenere il loro consenso, venga detto che tale opera verrà inserita nell'ambito della legge obiettivo riguardante le infrastrutture,

l'interrogante chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo intendano, per quanto di competenza, verificare la correttezza delle procedure fin qui adottate ed il rispetto di tutte le normative vigenti, ivi compreso l'impatto ambientale;

se intendano intervenire per favorire una soluzione concertata con gli enti locali interessati che tenga conto delle esigenze delle popolazioni locali;

se tale infrastruttura rientri nelle opere strategiche della legge obiettivo;

quali iniziative di competenza intendano intraprendere anche nei confronti di Terna SpA affinché preveda eventualmente opportuni interramenti dell'intero impianto.

(4-01373)

BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

ha sicuramente rappresentato un fatto importante e positivo l'inaugurazione di nuovi tratti viari nel comprensorio appenninico dell'Umbria, con particolare riferimento al tratto Nocera Umbra-Gualdo Tadino (Perugia) della strada statale Flaminia;

è peraltro urgente e doveroso limitare o eliminare, nei non brevi tempi di ultimazione delle opere, quegli inconvenienti che stanno inducendo nelle comunità locali forti disagi e rilevanti pregiudizi economici;

in modo specifico, la chiusura dell'uscita Nord di Nocera Umbra (Colle del Prete) sta causando insostenibili e apparentemente non giustificati danni agli abitanti, alle aziende della zona artigianale, agli esercizi turistico-ricettivi, di un ampio versante nocerino;

solo per esemplificare, viene dirottato il traffico pesante all'interno di Nocera Umbra, con effetti di ingolfamento, pericolo, inquinamento; regna il disorientamento e il disagio sia negli abitanti prossimi alla Flaminia vecchia, sia nei turisti che stanno disertando ristoranti ed alberghi locali; più onerosi, incongrui e qualche volta impossibili risultano gli accessi ed esiti per le aziende produttive insediate; sono aumentati i pericoli nello svincolo in uscita di Nocera Sud; e tutto questo in un'area, come quella di Nocera Umbra, che stenta a riprendersi dalla drammatica crisi sociale ed economica conseguente all'epicentro dei terremoti e alla pesantissima crisi occupazionale connessa alle industrie Merloni, per tacere delle altre minori realtà imprenditoriali,

si chiede di sapere se, considerata la vera e propria richiamata emergenza, il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire con atti di competenza sulla Direzione dell'ANAS, onde far si che, durante tutto il tempo che sarà necessario per la realizzazione e l'attivazione di un valido definitivo svincolo di Nocera Nord da e per la Flaminia nuova, sia riaperto, almeno in uscita dalla superstrada verso Nocera, rispetto al senso di marcia Foligno-Gualdo Tadino, l'esistente svincolo Nocera Nord (Colle del Prete), assicurando con ogni miglior presidio e strumentazione di segnalazione e sicurezza.

(4-01374)

D'ALIA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

dal 1980 ad oggi la Croce rossa italiana (CRI) è stata soggetta a lunghi periodi di commissariamento, durante i quali le mansioni di competenza degli organi ordinari sono state svolte da diversi commissari straordinari di nomina governativa, che si sono succeduti per 18 anni. Solo negli anni dal 1998 al 2003 e dal 2005 al 2008 sono stati eletti democraticamente, con la partecipazione e rappresentanza di tutta l'associazione, due Presidenti (dal 30 ottobre 2008 ad oggi la CRI ha nuovamente un Commissario straordinario) che avrebbero dovuto segnare una svolta, nella prospettiva di una gestione più aderente ai fini istituzionali ed alla missione umanitaria nazionale ed internazionale della CRI, ma che si sono trovati, invece, a dover affrontare gli effetti disastrosi delle precedenti gestioni commissariali, con particolare riferimento all'equilibrio del bilancio ed alla trasparenza di alcuni atti gestionali;

la CRI, come da statuto, non possiede i requisiti propri delle società che perseguono fini di lucro, né le attività che queste ultime svolgono sono coerenti con i principi statutari della CRI. In tal modo non è possibile proporre forme di partecipazione a soggetti che hanno natura pubblica o volontaristica per assicurare servizi che, ope legis, sono svolti dal terzo settore, coerentemente con quanto stabilisce la legge n. 328 del 2000 e, in particolare, dalle cooperative sociali o dai loro consorzi;

la gestione commissariale dal 2003 al 2005 ha avviato un processo di sostanziale privatizzazione della CRI attraverso la costituzione - come è avvenuto ad esempio in Sicilia - di una società di capitale denominata SI.S.S.A. S.r.l. (Siciliana servizi socio-assistenziali), i cui proprietari sono la SI.S.E. S.p.A. (Siciliana servizi emergenza) e il Consorzio per la formazione e la ricerca in materia di servizi sociali;

scopo della SI.S.S.A. S.r.l. è "la gestione di servizi pubblici e privati in materia di servizi socio-assistenziali-sanitari, e di formazione e riqualificazione professionale sempre in materia dei servizi socio-assistenziali-sanitari, all'interno dell'ambito territoriale della regione Sicilia";

per il perseguimento di tale finalità, la SI.S.S.A. S.r.l. svolge, tra l'altro, "compiti di natura organizzativa gestionale nell'ambito del servizio nazionale e regionale sanitario e di protezione civile" e "può promuovere la costituzione di società controllate nel caso in cui tali attività risultassero utili e/o necessarie per il raggiungimento dell'oggetto sociale, in particolare modo per lo svolgimento di attività inerenti il settore istituzionale e/o operativo della Croce Rossa Italiana";

ritenuto che la scelta di costituire tali società, i cui scopi sono sovrapponibili a quelli della CRI, prefiguri lo svuotamento del ruolo della CRI in quanto ente di diritto pubblico caratterizzato statutariamente, tra l'altro, dal principio del disinteresse e della volontarietà, in quanto le suddette società, nel perseguimento delle proprie finalità, assorbono le risorse pubbliche destinate alla CRI, come nel caso del servizio di 118, che in Sicilia viene svolto dalla SI.S.E. S.p.A., che incamera i finanziamenti stabiliti nell'appalto tra Regione siciliana e CRI, si chiede di sapere:

se e quali interventi di competenza il Governo abbia eventualmente intrapreso o intenda intraprendere per assicurare l'autonomia gestionale, economica e finanziaria della CRI;

se non si ritenga opportuno verificare se i fatti sopra descritti non configurino un'elusione dell'articolo 11, comma 1, dello statuto della CRI, laddove si stabilisce l'incompatibilità tra cariche associative e incarichi retribuiti, incompatibilità non espressamente prevista dallo statuto, eppure implicita, quando le stesse persone siano designate dalla CRI a far parte di consigli di amministrazione di società controllate;

se non si ritenga incompatibile con i principi di cui all'articolo 1 dello statuto la partecipazione della CRI a società con fini di lucro.

(4-01375)

D'ALIA - Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico - Premesso che:

numerosi siti Internet pubblicizzano, al fine della vendita a privati, strumentazioni per le attività esternalizzate riconducibili alla security e affidate a varie agenzie investigative;

si tratta di una vasta gamma di prodotti tecnologici che renderebbero invisibili gli oggetti, impedirebbero o consentirebbero di intercettare le conversazioni telefoniche, proteggerebbero da furti, atti vandalici e rapine, permetterebbero la localizzazione di trasmettitori audio video nascosti o di microspie;

tali strumenti sono, dunque, cellulari TV, jammer per bloccare i telefoni cellulari, microcamere, microspie, registratori digitali audio, narcotest ed etilometri, spray antiaggressione, insomma, tutta una serie di strumentazioni in grado di monitorare e registrare tutte le comunicazioni private, che permette il controllo delle comunicazioni verbali, l'archiviazione delle comunicazioni scritte, quali ad esempio sms, la ripresa e la registrazione di luoghi e di persone;

la strumentazione suddetta, utilizzata senza alcun controllo, viola le leggi e le norme vigenti a tutela della privacy, della dignità e dei diritti della persona, dei limiti posti nell'utilizzo di mezzi di sorveglianza audiovisivi e delle procedure che regolamentano le attività di investigazione privata,

si chiede di sapere quali provvedimenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di vietare la pubblicità e la vendita di tali prodotti, il cui libero utilizzo è contrario ad ogni regola vigente.

(4-01376)

ROILO, BARBOLINI, BLAZINA, GHEDINI, NEROZZI, PASSONI, ARMATO, GRANAIOLA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (cosiddetta manovra d'estate), prevede all'articolo 81, comma 32, la concessione "ai residenti di cittadinanza italiana che versano in condizione di maggior disagio economico", di una carta acquisti, del valore di 40 euro al mese (cosiddetta social card finalizzata all'acquisto dei generi alimentari e al pagamento delle bollette energetiche e della fornitura di gas, con onere a carico dello Stato);

in base a quanto disposto dal decreto direttoriale 16 settembre 2008, la social card viene concessa agli anziani di età non inferiore ai 65 anni o ai bambini di età inferiore ai 3 anni (in questo caso il titolare della carta è il genitore) che siano in possesso di particolari requisiti, quali, ad esempio: la titolarità di trattamenti pensionistici o assistenziali che, cumulati ai relativi redditi propri, siano di importo inferiore a 6.000 euro all'anno o di importo inferiore a 8.000 euro all'anno, se di età pari o superiore a 70 anni; un indicatore della situazione economica equivalente (Isee), in corso di validità, inferiore a 6.000 euro; non essere, da solo o insieme al coniuge, intestatario di più di una utenza elettrica, del gas, proprietario di più di un autoveicolo o possedere un conto in banca o alle poste non superiore a 15.000 euro, non fruire di vitto assicurato dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni in quanto ricoverato in istituto di cura di lunga degenza o detenuto in istituto di pena;

il Governo ha indicato come beneficiari della social card 1.300.000 persone ma, a tutt'oggi, le domande sono state circa 700.000 e le carte attivate sono in totale 517.000;

l'attivazione di un numero esiguo di carte rispetto ai richiamati beneficiari preventivati (1.300.000) carte preventivate evidenzia la difficoltà nell'ottenere la carta a causa sia della procedura burocratica prevista sia della necessità di possedere requisiti tali da non consentire di individuare esattamente i destinatari;

dalle indagini svolte risulta inoltre che il rilascio della carta non comporta il suo immediato utilizzo, in quanto per essere caricata occorrono almeno due giorni lavorativi, che spesso si sono tradotti in tempi più lunghi, creando così un forte disagio a quei cittadini che, convinti di poterla utilizzare subito, hanno cercato di fare acquisti, vedendola poi respinta con la dicitura «scarica»;

per quanto poi concerne i requisiti di accesso alla carta acquisti, questi sembrano previsti per ridurre al minimo la platea dei beneficiari. Oltre al limite estremamente restrittivo del reddito pensionistico, tra le varie prescrizioni (come una seconda utenza elettrica e del gas, o più di un veicolo) vi sono quelle relative al patrimonio mobiliare ed immobiliare, già valutate ai fini dell'indicatore. Ciò introduce, quindi, una doppia valutazione degli stessi elementi, con risultati e giudizio degli interroganti paradossali ed iniqui;

premesso inoltre che:

le modalità ed i requisiti per il rilascio della carta acquisti non solo hanno creato, di fatto, un disagio tra gli aventi diritto, ma hanno anche inciso pesantemente sul costo necessario ad attivare ed organizzare la suddetta misura;

la trasmissione "Report" di Rai 3, del 5 aprile 2009 ha denunciato la complessità e la farraginosità della procedura prevista ai fini del rilascio della carta che richiede la partecipazione necessaria di più soggetti, come le Poste, l'Inps ed i Centri di assistenza fiscale (caf);

dalla richiamata inchiesta, che ha seguito il percorso della social card dalla produzione alla distribuzione, risulta che fino a questo momento sono stati prodotti due milioni di esemplari dalla Mega Network di Sabaudia (60.000 al giorno per 30 centesimi l'una);

per il complesso delle lettere inviate ai potenziali beneficiari - secondo quanto risulta dall'inchiesta - le Poste avrebbero incassato 400.000 euro (30 centesimi a lettera), mentre ai Caf, che si occupano delle pratiche da spedire all'Inps, che a sua volta certifica l'eventuale possesso dei requisiti, sarebbero destinati dai 15 ai 20 euro;

in sintesi sarebbero stati spesi 2.170.000 euro per produrre due milioni di carte e attivarne un terzo, 400.000 euro per spedirle ad 1.300.000 presunti beneficiari, 10 milioni destinati ai Caf ed altri 2 milioni per il personale dei call center istituiti presso le Poste;

fra le domande poste dalla trasmissione "Report" e da precedenti interrogazioni parlamentari non si può non tener conto del fatto che, in luogo di una procedura così complicata e che prevede l'intervento di diversi soggetti, sarebbe stato più logico accreditare direttamente sul conto corrente o sulla pensione l'importo previsto considerato che i nominativi dei destinatari sono forniti dall'Agenzia delle entrate e dall'Inps;

considerato, infine, che occorre registrare una disomogenea distribuzione della social card sul territorio nazionale, con quasi il 70 per cento delle carte distribuite nel Mezzogiorno ed una limitata, ma non irrilevante, divergenza tra diffusione delle carte e diffusione degli indici di povertà sul territorio nazionale,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero che il costo sostenuto fino a questo momento sia pari a circa 21 milioni di euro;


quale sia stato, a tutt'oggi, il costo effettivamente sostenuto per attivare, gestire e pubblicizzare l'intera procedura relativa al rilascio della social card a fronte del numero dei beneficiari nettamente inferiore alle aspettative ed alle previsioni del Governo;

quale sia il numero esatto delle social card finora realmente distribuite e attivate, nelle due categorie previste dei pensionati e delle famiglie con bambini di età inferiore ai tre anni, rispetto al totale delle domande presentate e quale sia la loro distribuzione territoriale;

quali misure urgenti si intendano assumere affinché, di fronte alle difficoltà della procedura, nonché dell'utilizzo della social card, gli aventi diritto siano effettivamente messi nella condizione di ottenere questo aiuto economico, seppur minimo.

(4-01377)

GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

in data 6 aprile 2009 l'azienda Policlinico Umberto I di Roma, con decisione a firma del direttore generale dottor Ubaldo Montaguti, ha emanato un ordine di servizio con il quale le sei ex guardie giurate che svolgono servizio di custodia dei valori sono trasferite dalla sede centrale del Policlinico Umberto I alla sede distaccata di viale Castrense 9. Le loro mansioni sono svolte, come afferma l'ordine di servizio, da operatori della società di polizia privata Security Service;

all'interrogante risulta che il trasferimento delle sei ex guardie giurate non è stato concordato con le organizzazioni sindacali e tantomeno è stato apposto all'ordine di servizio il parere vincolante del Rettorato dell'Università "La Sapienza", come invece previsto dall'articolo 8 dell'accordo tra l'Università e la Regione Lazio;

le sei ex guardie giurate sono dipendenti a tutti gli effetti dell'azienda Policlinico Umberto I e con questo trasferimento saranno, inoltre, penalizzati nelle loro retribuzioni non svolgendo più i turni per la custodia dei valori come previsto dalle mansioni finora svolte, nonostante il Direttore generale nel corso di un incontro li avesse personalmente rassicurati circa il mantenimento delle indennità per le mansioni svolte,

l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e quali azioni di competenza intenda compiere nei confronti della Commissario ad acta Piero Marrazzo affinché venga revocato questo arbitrario ordine di servizio che risulta inoltre oneroso per la spesa sanitaria regionale, dovendo l'azienda Policlinico Umberto I pagare per un servizio esterno reso da una ditta privata pur avendo nel suo organico idonee figure che hanno svolto finora le mansioni di custodia valori.

(4-01378)

NEGRI, CHIAROMONTE - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il fenomeno del randagismo è in Italia notevolmente diffuso: i dati in possesso del Ministero del lavoro, salute e politiche sociali parlano di un totale di 590.000 randagi, di cui solo 150.000 circa ospitati in canili; altre fonti valutano che queste cifre siano sottostimate, che il numero di randagi in Italia si aggiri intorno al milione di esemplari e che ogni anno vengano abbandonati altri 45.000 cani;

in tutto il Meridione, ed in particolare in Sicilia, la situazione appare estremamente grave: in quest'ultima regione i dati parlano di circa 75.000 cani randagi liberi e le cronache hanno riportato di aggressioni avvenute a Modica e Scicli, in provincia di Ragusa, che hanno portato alla morte di un bambino di 10 anni e al ferimento di quattro adulti, di cui uno in gravi condizioni;

in Sicilia, tuttavia, la grande maggioranza dei Comuni non dispone di canili municipali; vengono invece favorite le strutture private, attorno alle quali vi è un giro di affari assai consistente, dal momento che ciascuna struttura può giungere ad incassare più di un milione di euro l'anno; allo stesso tempo, però, non vi sono garanzie che gli animali vengano tenuti in condizioni adeguate, anzi si registrano numerosi episodi di gravi maltrattamenti dei cani ospitati nelle strutture private, nonché di sovraffollamento e mancanza di ogni pur minima attenzione alle esigenze e alle caratteristiche etologiche e comportamentali degli animali;

considerato che la città di Collegno e l'associazione "Amici degli animali Gustavo G. Allara" Onlus, da anni impegnata in azioni volte alla tutela degli animali d'affezione, che gestisce il canile rifugio comunale "Il Cascinotto", si sono rese disponibili per una collaborazione, uno scambio di informazioni sul tema degli animali randagi e per forme di gemellaggio nei confronti dei Comuni siciliani di Modica e Scicli: iniziative tese a mettere a disposizione le competenze maturatee a promuovere l'azione delle amministrazioni comunali, in collaborazione con le associazioni di volontariato animalista, sui principali fronti di impegno strategico, ovvero le campagne di sterilizzazione, la realizzazione di canili e rifugi, la promozione di campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione degli abbandoni, sull'importanza delle adozioni dei cani tenuti nei canili, e sull'esigenza di un corretto rapporto tra umani e animali,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga utile, a partire da questo primo e, si spera, non isolato esempio, favorire un fattivo scambio di esperienze e di buone pratiche a livello nazionale tra operatori pubblici o privati che si occupano di prevenzione e lotta del randagismo, con riferimento in particolare alle forme di organizzazione e gestione dei canili e al miglior utilizzo dei fondi pubblici destinati a questi fini;

se non ritenga utile promuovere nuove campagne di sterilizzazione degli animali randagi e favorire la realizzazione di strutture pubbliche quali canili e rifugi anche in forma consortile tra più Comuni, daaffidare a gestioni non speculative e che abbiano particolare cura del benessere degli animali.

(4-01379)

BIONDELLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

la riforma dell'Università non condivisa dal Partito dell'interrogante ha comportato l'assunzione dei primi provvedimenti connessi quali lo sblocco dei bandi per le scuole di specializzazioni mediche nei quali sono evidenti le notevoli discrasie tra fabbisogno e finanziamenti con copertura dei fabbisogni che oscillano dal 10 al 50 per cento in diverse specialità essenziali per il Servizio Sanitario Nazionale quali l'anestesia e rianimazione, medicina di comunità, tossicologia, l'istituenda medicina d'emergenza-urgenza, eccetera, finanziando 5.000 posti rispetto agli oltre 8.000 chiesti dalle Regioni;

si condividono le garanzie sulla revisione dei meccanismi di assegnazione dei posti nelle scuole che dal prossimo anno avverrà rigorosamente con una preintesa tra Regioni, il Ministero del lavoro e il Ministero dell'istruzione;

il provvedimento emanato dal Ministro in indirizzo sulle scuole di specializzazione in medicina ha stabilito che quelle con due o meno specializzandi siano accorpate ad altre nell'ambito della stessa regione;

purtroppo il citato provvedimento penalizza fortemente l'Università Avogadro del Piemonte Orientale di Novara che perderà l'autonomia di otto specialità importanti e di tradizione quali: anatomia patologica, chirurgia maxillo-facciale, dermatologia, neurologia, otorino, patologia clinica, radioterapia e urologia e, delle dieci specialità promesse, ne è istituita una sola con gravi ripercussioni sugli studenti che avranno un'offerta formativa ridotta, e l'ateneo rischia di veder ridotti sensibilmente gli studenti che non si iscriveranno più per non dover poi trasferirsi per completare gli studi;

in conseguenza di tale provvedimento l'ospedale universitario maggiore della Carità di Novara avrà meno medici al lavoro nei reparti e vedrà limitato il principio "didattica e assistenza assieme", con gravi ripercussioni anche per la città, penalizzando duramente un' Università in forte crescita;

il giorno 6 aprile 2009 è stato raggiunto un compromesso tra i Rettori dell'Università di Torino e quella di Novara dopo il taglio operato dal Governo di otto scuole di specializzazione in Medicina che non può essere esaustivo, poiché le scuole a Novara non esisteranno più perché tutte saranno accorpate a Torino e i posti per gli studenti novaresi saranno conservati come "distacco" su tale accordo il Rettore dell'Università di Novara ha richiesto che l'accordo sia sottoscritto formalmente il 7 aprile 2009 e poi richiamato nel bando in pubblicazione;

il senato accademico dell'Università di Torino non ha condiviso l'accordo sopra indicato e conseguentemente il Rettore dell'Università di Torino non ha potuto sottoscriverlo;

si rende indispensabile e urgente intervenire per sottoscrivere sin d'ora l'accordo sopra richiamato e poi ripristinare e consentire che già con il prossimo anno scolastico presso l'Università Avogadro del Piemonte Orientale di Novara si riprenda la gestione diretta delle scuole di specializzazione in medicina com'è sempre stato sino allo scorso anno, perché ciò è essenziale per il buon funzionamento dei reparti dell'Ospedale universitario maggiore della Carità di Novara;

l'Azienda ospedaliera di Novara è il secondo polo formativo della Regione e all'ottavo posto nazionale per patologie trattate ed è pesantemente penalizzata per quanto riguarda l'assetto assistenziale presente e futuro,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, ritenga opportuno intervenire immediatamente sull'Università di Torino perché sottoscriva da subito l'accordo raggiunto dai due Rettori delle Università di Torino e di Novara per l'avvio delle scuole di specializzazione in medicina in Piemonte;

se ritenga opportuno intervenire affinché tempestivamente modificati gli indirizzi dati sulle scuole di specializzazione in medicina consentendo che tutte le Università quali quella dell'Avogadro del Piemonte Orientale di Novara possano, già a partire dal prossimo anno scolastico, riprendere e ampliare la gestione diretta delle scuole stesse, com'è sempre stato sino all'anno 2007-2008 perché essenziale, nelle fattispecie di cui si tratta, all'assetto assistenziale presente e futuro dei reparti dell'Ospedale universitario maggiore della Carità di Novara.

(4-01380)

PORETTI, PERDUCA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

come rilevato dall'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc), sono numerosi i consumatori che si rivolgono alla stessa chiedendo informazioni circa la nocività per la salute umana delle mozzarelle confezionate col latte delle bufale trattate con la somatotropina (ormone della crescita);

la somministrazione della somatotropina, allo scopo di aumentare la produzione del latte, è vietata nell'Unione europea per motivi che attengono al benessere dell'animale, in questo caso delle bufale;

già nell'ottobre 2006, nel casertano, furono sequestrati nove allevamenti di bufale dove si contravveniva alle leggi che vietano la somministrazione di somatotropina al bestiame. Recentemente la Direzione distrettuale antimafia di Napoli e il Nucleo anti-sofisticazioni hanno condotto un'indagine sui traffici e la somministrazione alle bufale di tali sostanze da parte della criminalità organizzata operante nelle campagne casertane, riscontrando che la somatotropina era usata in 25 allevamenti su 47 controllati;

l'aumento della produzione del latte, dovuto alla somministrazione dell'ormone, stressa l'animale e può indurre l'infiammazione della mammella (mastite), che si cura anche con antibiotici;

la somministrazione di somatotropina dall'esterno potrebbe bloccare la produzione dell'ormone propria dell'animale, con effetto di farmaco-dipendenza, cioè le bufale produrrebbero quantità soddisfacenti di latte solo per mezzo di periodiche iniezioni di somatotropina,

si chiede di sapere:

se siano state effettuate analisi relative all'eventuale presenza di somatotropina e di antibiotici nelle mozzarelle di bufala vendute in Italia, e se tale presenza possa comportare dei rischi per la salute umana;

se non si ritenga opportuno rendere pubblici i nominativi delle 25 aziende del casertano coinvolte nelle indagini sopra menzionate.

(4-01381)

MARAVENTANO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

dallo scorso anno l'interrogante si avvale del treno Anzio-Roma per spostarsi da casa al Senato e continuerà, con ogni probabilità, a farlo per tutta la durata della Legislatura;

la ferrovia Roma-Nettuno è letteralmente abbandonata a se stessa, più che una direttrice è un vero e proprio supplizio per i tanti pendolari che ogni giorno la utilizzano per raggiungere il luogo di lavoro nella Capitale;

i treni, quasi sempre in ritardo nelle ore nevralgiche del giorno (in maniera particolare al mattino), divengono ben presto veri e propri «carri bestiame» all'approssimarsi delle ore di punta;

i controlli nelle stazioni non esistono, la sera si ha paura (soprattutto le donne sole) sia di stare sui treni perché non passa mai un controllore, sia di scendere dai treni, perché si devono attraversare stazioni buie e isolate;

per non parlare delle carrozze sudice, con i sedili foderati di stoffa verde intrisi di sporcizia e poi le toilette che risultano molto spesso impraticabili. La pulizia delle carrozze forse non è prevista in quanto sono indecenti, con sporcizia dappertutto e pericolose per i pendolari, piene di cimici, con sacchetti di plastica per terra, giornali sporchi sopra i sedili, bottigliette e scarti alimentari che fuoriescono dagli appositi contenitori. C'è scarsissima igiene su questa tratta, considerando che le vetture sono nuove;

le sale d'aspetto spesso sono costituite da una pensilina dall'intonaco cadente, fili elettrici scoperti, obliteratrici distrutte, cestini per i rifiuti fantasma, pareti completamente ricoperte di graffiti e ad illuminare la fermata alle volte c'è solo un faro, sulle sedute mozziconi di spinello, sui binari siringhe, bottiglie e lattine;

inoltre il treno spesso accumula enormi ritardi: questo succede quotidianamente con disagio per gli studenti e ai lavoratori che, oltre a stare attenti a dove devono sedersi visto lo stato delle carrozze, sono costretti ad arrivare in ritardo a scuola e nei luoghi di lavoro,

l'interrogante chiede di sapere, visto che sicuramente la presente non è la prima denuncia di una situazione di totale abbandono sia dei treni che delle stazioni della ferrovia Roma-Nettuno, quali iniziative urgenti di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere nei confronti di Ferrovie dello Stato al fine di ovviare al degrado che affligge da anni detta linea ferroviaria e che tanti disagi arreca ai pendolari che tutti i giorni devono percorrere questo tragitto.

(4-01382)

NEGRI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

sono passati quasi dieci anni dall'entrata in vigore della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", che ha dato attuazione all'art. 6 della Costituzione, e ha consentito all'Italia di sottoscrivere, il 27 giugno 2000, la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, già approvata dal Consiglio d'Europa nel novembre 1992, dopo aver aderito alla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, aperta alla firma a Strasburgo il 1º febbraio 1995, e ratificata dalla legge 28 agosto 1997, n. 302;

la normativa italiana, in armonia con quella europea, contiene norme per la tutela delle lingue e delle culture delle minoranze storicamente presenti in Italia, ossia le popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo;

nell'arco di un decennio di vigenza, la legge è stata applicata dalle varie Regioni e Province italiane con diversa intensità, utilizzo di risorse, proiezione culturale esterna e coinvolgimento dei diversi soggetti e associazioni del settore presenti sul territorio;

ad esempio, la Regione Piemonte ha recentemente adottato, con l'appoggio trasversale dei gruppi politici di maggioranza e minoranza, due leggi per la tutela non solo delle lingue storiche, ma anche di quelle autoctone e del patrimonio culturale e linguistico del Piemonte;

considerato che:

in Parlamento giacciono alcuni disegni di legge finalizzati a promuovere una nuova fase di indagine e tutela del patrimonio linguistico e storico, che interessano anche altre lingue regionali, come il piemontese e il veneto, e le lingue parlate dalle minoranze linguistiche non autoctone;

nel contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la Rai Radiotelevisione italiana SpA è stabilito che, ai sensi dell'art. 12, comma 1, della legge 15 dicembre del 1999, n. 482, e dell'art. 11 del regolamento di attuazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 maggio 2001, n. 345, la Rai si impegna ad assicurare le condizioni per la tutela delle minoranze linguistiche riconosciute nelle zone di loro appartenenza, assumendo e promuovendo iniziative per la valorizzazione delle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano; ma numerosi sono i problemi frapposti all'effettiva messa a disposizione degli spazi garantiti nei programmi di informazione regionale della terza rete Rai;

nel corso degli ultimi anni, i fondi destinati agli interventi di tutela delle minoranze linguistiche storiche sono stati molto ridotti, giungendo alla cifra realmente insufficiente di 2,5 milioni di euro del 2009;

conseguenza indesiderata di ciò è risultata la riduzione, nelle scuole primarie e secondarie, delle ore destinate all'insegnamento delle lingue delle minoranze linguistiche storiche, come ad esempio nelle aree di confine del Piemonte con la Francia e nelle comunità dove il francese è la lingua tradizionale, di lavoro e di legame sociale,

si chiede di sapere:

se il Ministro dell'istruzione, università e ricerca intenda promuovere una verifica aggiornata dello stato di effettiva applicazione della legge n. 482 del 1999 e se intenda riferire di ciò in Parlamento;

se i Ministri in indirizzo intendano garantire ed incentivare le dotazioni destinate agli interventi di tutela delle minoranze linguistiche storiche e al Fondo nazionale per la tutela delle minoranze linguistiche, e più in generale alla diffusione della lingua e della cultura delle minoranze storiche che vivono nel nostro Paese, con il necessario coordinamento e la collaborazione con le autorità regionali e locali che si muovessero in tale direzione.

(4-01383)

ORSI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

la Giunta della Regione Lazio ha denunciato di aver "ereditato" un debito di 10 miliardi dopo aver vinto le elezioni nell'aprile 2005;

grazie a questa dichiarata emergenza ha ottenuto aiuti significativi dal Governo Prodi con annessa erogazione di un fondo di accompagnamento al piano di rientro di circa 400 milioni di euro ogni anno per un triennio;

a fronte di questo trattamento la Regione Lazio continua a registrare disavanzi annuali medi di 1,5 miliardi, mentre, se si guarda ai costi di produzione, si registra un'espansione della spesa ancor più vertiginosa;

secondo notizie raccolte dall'interrogante, non sarebbe, peraltro, veritiera la cifra dei 10 miliardi di indebitamento sopra richiamata, visto che la Regione avrebbe proposto quel dato sommando veri e propri disavanzi con cifre non ancora trasferite dal Governo e dovute alla Regione;

sempre secondo indiscrezioni raccolte dall'interrogante, la Regione Lazio avrebbe dichiarato 5 miliardi di euro di debito patrimoniale, risalente quindi a prima del 2001 (in quella data furono infatti introdotti i bilanci patrimoniali nelle Aziende sanitarie locali del Lazio) che poi sarebbero scesi a 2,3 miliardi, per essere di nuovo incrementati fino a 3,2 miliardi aggiungendo al debito patrimoniale propriamente detto i costi di una transazione con l'Istituto nazionale previdenza sociale (INPS) e di un'analoga operazione con il Policlinico Gemelli;

il trattamento di favore riservato alla Regione Lazio non trova eguali in nessuna altra Regione italiana, nonostante sia evidente come quella Giunta abbia drammatizzato la propria situazione debitoria allo scopo di incassare maggiori risorse dal Governo, senza peraltro ridurre i disavanzi, ma anzi aumentando la spesa,

l'interrogante chiede di conoscere:

quale fosse la reale entità del disavanzo non coperto ereditato dalla Giunta Marrazzo nell'aprile 2005;

a quanto ammontasse effettivamente il debito patrimoniale proveniente dagli anni '90 a quella data;

quante risorse aggiuntive lo Stato abbia trasferito alla Regione Lazio per affrontare il piano di rientro;

quale sia l'entità dei disavanzi sanitari registrati dalla Regione Lazio dal 2005 al 2008.

(4-01384)

COSTA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

in tutta Italia diversi docenti hanno partecipato con riserva al corso speciale abilitante a norma del decreto del Ministro dell'istruzione, università e ricerca n. 85 del 2005 conseguendo un titolo che oggi, alla luce dei fatti, risulta nullo;

questi docenti risultano in servizio a tempo indeterminato nella scuola statale dell'infanzia o primaria e possiedono i richiesti titoli di studio (laurea) ed aspirano a conseguire l'assunzione a tempo indeterminato nella scuola secondaria, accedendo alle graduatorie provinciali permanenti (graduatorie ad esaurimento) finalizzate al reclutamento del personale docente;

il possesso dell'abilitazione è condizione necessaria per accedere a tali graduatorie;

il decreto-legge n. 97 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 142 del 2004, all'articolo 2, ha previsto, per i docenti che avessero un servizio pregresso di almeno 360 giorni, la possibilità di partecipare a delle iniziative di formazione in ambito universitario, finalizzate al conseguimento della specifica abilitazione all'insegnamento;

tuttavia, in maniera del tutto inaspettata, alla pubblicazione del bando per l'ammissione a detti corsi speciali, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, all'articolo 2, comma 3 del citato decreto ministeriale 85 del 2005, ha escluso dalla procedura tutti i docenti già in servizio a tempo indeterminato, in qualsiasi ordine e grado, nella scuola statale;

inoltre, all'articolo l ai fini della maturazione dei 360 giorni di servizio necessari per l'accesso alla procedura, il decreto ministeriale 85 del 2005 stabilisce che possano essere fatti valere periodi prestati con contratti a tempo determinato, in ordini e gradi diversi dalla scuola secondaria, ma solo "a completamento", e cioè a condizione che nel grado secondario sia stato prestato almeno un periodo, quindi anche minimo (al limite anche un solo giorno);

molti docenti, ritenendo illegittime tali limitazioni, ed essendo in possesso di tutti gli altri requisiti richiesti, hanno comunque inoltrato domanda di ammissione al corso pagando regolarmente le tasse per un importo complessivo di 2.200 euro e a seguito dell'esclusione dal corso da parte del CSA hanno prodotto ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo regionale ottenendo di poter partecipare al corso speciale con riserva;

il corso della durata complessiva di 600 ore con frequenza obbligatoria alle lezioni è stato avviato dalle università con grande ritardo, con lezioni svolte in orario pomeridiano che hanno comportato notevoli spese, ma anche impegno, disagi e sacrificio;

dopo aver sostenuto dai 25 ai 30 esami (in base alla classe di concorso) i succitati docenti hanno superato anche l'esame di Stato finale conseguendo l'abilitazione all'insegnamento con riserva;

purtroppo già nel mese di novembre 2008 alcuni dei ricorsi presentati presso il TAR sono stati respinti con profonda delusione da parte dei docenti che si son visti improvvisamente annullare tutto il percorso di studio effettuato con tanti sacrifici e tutte le legittime aspettative ad esso legate, quali l'inclusione nelle graduatorie permanenti e la progressione di carriera;

da un'attenta lettura del decreto-legge convertito, con modificazioni dalla legge n. 143 del 2004 sembrerebbe che Ministero non possa attraverso il decreto ministeriale regolamentare i requisiti di accesso ai corsi speciali e introdurre i requisiti di ammissione ulteriori e limitativi rispetto a quelli fissati dal legislatore;

la questione della partecipazione a procedure di reclutamento da parte del personale gia di ruolo non e' nuova nell'ordinamento scolastico trattandosi di una questione che ha già una vasta giurisprudenza che ha risolto in senso positivo, nel senso della perfetta ammissibilità della partecipazione ai concorsi ordinari del personale gia in servizio a tempo indeterminato;

il decreto-legge n. 357 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 417 del 1989, istituì il concorso per soli titoli e previde, all'articolo 11, comma 3, una sessione riservata di esami di abilitazione, cui potevano accedere "i docenti non abilitati della scuola materna e della scuola secondaria (...) per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento". Senonché, dalle relative procedure, indette con ordinanze ministeriali 18 novembre 1989 n. 394, 395 e 399, vennero puntualmente esclusi i docenti che erano già di ruolo;

la giurisprudenza, immediatamente e senza eccezioni stabilì che si trattava di una limitazione del tutto arbitraria ed illegittima, che non trovava presupposti nella legge. In particolare il Consiglio di Stato osservò che "così come al concorso per soli titoli può partecipare tutto il personale che si trova in possesso dei requisiti prescritti, ancorché già di ruolo in altra classe di concorso, parimenti alla sessione riservata, prevista per partecipare al medesimo concorso per soli titoli, possono partecipare tutti coloro che, in possesso dei requisiti richiesti... sono privi dell'abilitazione specifica, prescritta per il concorso per soli titoli, indipendentemente dallo status di ruolo rispetto ad altre classi di concorso";.

l'orientamento è tuttora pacifico: si veda al riguardo, fra le altre, le sentenze del Consiglio di Stato VI, 28 settembre 2001 n. 5142, 3 gennaio 1999 n. 1685;

anche il limite dei 360 giorni di servizio con almeno un giorno nella scuola superiore nasceva da un'interpretazione distorta della normativa tanto è vero che il problema è stato superato con l'approvazione prima in Senato, e poi alla Camera, di uno specifico emendamento recante un comma aggiuntivo dopo l'articolo 36 del decreto-legge n. 207 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009 n. 14. Resta valida l'abilitazione all'insegnamento conseguita dai docenti che sono stati ammessi con riserva ai corsi speciali per il conseguimento dell'abilitazione o idoneità all'insegnamento indetti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con decreto 18 novembre 2005, n. 85, ai sensi del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, che abbiano maturato il requisito di servizio di 360 giorni, reso in qualunque ordine e grado di scuola, entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione ai suddetti corsi speciali e che abbiano superato l'esame di stato.

i succitati docenti, essendo stati ammessi con riserva ai corsi speciali, avendo il requisito dei 360 giorni reso in altro ordine di scuola entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione ai suddetti corsi speciali ed avendo superato l'esame di Stato, hanno giustamente ritenuto che la norma fosse rivolta anche a loro ovvero ai docenti in possesso di un contratto a tempo indeterminato.

proprio in quei giorni molti docenti hanno ricevuto da parte degli Uffici scolastici provinciali la comunicazione di cancellazione dalle graduatorie ad esaurimento e di annullamento della carriera scolastica in quanto i funzionari degli USP ritengono che l'articolo 36 predetto sembrerebbe consentire lo scioglimento della riserva ai soli corsisti ammessi con riserva per mancanza del requisito dei 360 giorni;

la succitata interpretazione risulterebbe fortemente discriminante per il fatto che con l'emendamento in aggiunta all'articolo 36 del decreto "milleproroghe", il legislatore si preoccuperebbe di sanare solo l'assenza di alcuni requisiti e tralascerebbe altre situazioni;

al momento anche la Direzione generale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sembra orientata ad una pausa di riflessione, prima di emanare il decreto,

l'interrogante chiede di sapere:

se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza in sede dell'immediato aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, consentendo lo scioglimento della riserva anche in favore degli insegnanti in servizio a tempo indeterminato che sono stati ammessi (con riserva) ai corsi speciali per il conseguimento dell'abilitazione o idoneità all'insegnamento indetti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con decreto 18 novembre 2005, n. 85, che abbiano maturato il requisito di servizio di 360 giorni, reso in qualunque ordine e grado di scuola, entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione ai suddetti corsi speciali e che abbiano superato l'esame di Stato.

(4-01385)