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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 188 del 08/04/2009


Interrogazioni

DIGILIO - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

il TAR della Basilicata ha stabilito che la Regione Basilicata dovrà pagare 5 milioni e mezzo di euro, a titolo di risarcimento danni, alla Sorim, la società che in passato è stata titolare della miniera di salgemma di Terzo Cavone-Scanzano Jonico (Matera), per aver bloccato i lavori di costruzione dello stabilimento per la produzione di sale;

sempre il TAR, ha trasmesso gli atti alla procura presso la Corte dei conti "al fine di accertare se nella vicenda in esame si siano verificate eventuali responsabilità amministrative per danno erariale";

nel 1999 la Regione, dopo un sopralluogo di suoi funzionari e con una propria delibera, dispose la sospensione delle attività "in quanto l'attività rientrava tra le opere sottoposte alla valutazione di impatto ambientale";

la Sorim, che aveva già effettuato perforazioni fino a 1.000 metri di profondità, realizzato cinque pozzi attrezzati per la produzione del sale e ottenuto un contributo pubblico a fondo perduto di 14 miliardi e 700 milioni di lire, ricorse al TAR;

tenuto conto che la vicenda Sorim è particolarmente complessa, e si ricollega all'altra vicenda che riguarda l'individuazione a Scansano Jonico del sito unico di rifiuti nucleari (si ricordi la mobilitazione popolare del novembre 2003) in quanto con il rilascio il 9 giugno 1999 della concessione edilizia per la perforazione dei pozzi fino a 1.000 metri di profondità si è dato l'avvio all'impianto cosiddetto di imballaggio,

l'interrogante chiede di sapere dai ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza:

se siano a conoscenza di quanto sopra riportato:

se intendano verificare i criteri in base ai quali si è fin qui proceduto;

se siano a conoscenza dell'attuale posizione della Sorim in relazione alla titolarità della concessione mineraria;

se, per le vicende sopra narrate, gli uffici dei Ministeri competenti abbiano individuato, in fase istruttoria, eventuali responsabilità e, in caso affermativo, a carico di chi.

(3-00671)

FILIPPI Marco, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, VIMERCATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per le politiche europee, delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:

in recenti dichiarazioni rilasciate ad organi di stampa, l'amministratore delegato di Atlantia SpA, dottor Giovanni Castellucci, ha sostanzialmente affermato che in conseguenza all'investimento effettuato da Atlantia in Alitalia, per un ammontare pari a 100 milioni di euro, il Governo Berlusconi avrebbe adottato alcune misure che avrebbero favorito Autostrade per l'Italia SpA, controllata dalla stessa Atlantia;

il significato di tali gravi dichiarazioni, molto chiare nella loro originale versione, è stato successivamente capovolto dall'Amministratore delegato di Atlantia, che ha precisato che non esisterebbe alcuna correlazione tra gli investimenti effettuati da Atlantia in Alitalia e provvedimenti a favore di Autostrade per l'Italia adottati dal Governo;

tenuto conto che:

in occasione dell'avvio delle operazioni per il salvataggio dell'Alitalia, con un emendamento presentato dal Governo alla Camera dei deputati nelle fasi finali del dibattito sul decreto-legge n. 59 del 2008 (convertito con modificazioni, dalla legge n. 101 del 2008), è stata disposta l'approvazione ex lege, e in un'unica soluzione, degli schemi di convenzione delle società concessionarie autostradali con ANAS SpA rimasti in sospeso;

con tale intervento le suddette convenzioni sono state automaticamente approvate senza che le stesse fossero sottoposte, come previsto dalla normativa vigente, al controllo del CIPE, della Corte dei conti, del Nucleo di attuazione e regolazione dei servizi di pubblica utilità (NARS) e al parere delle Commissioni parlamentari competenti ed, infine, al parere del Ministro delle infrastrutture e trasporti;

delle 13 convenzioni approvate ex lege, su 5 - particolarmente delicate - il Nucleo di attuazione e regolazione dei servizi di pubblica utilità (NARS) aveva già espresso un parere tecnico negativo;

la vicenda ha sollevato da subito forti perplessità in ragione del fatto che le società concessionarie, ed in particolare Autostrade per l'Italia SpA, non solo operano in una condizione di monopolio, ma si trovavano, e tuttora sono, anche in significativo ritardo nell'effettuazione degli investimenti già previsti dai diversi e precedenti atti concessori stimabili nell'ordine di 20 miliardi di euro;

i nuovi termini di scadenza della convenzione unica sono stati fissati, ad avviso degli interroganti così consistentemente favorendo Atlantia, all'anno 2038, prevedendo per ogni anno l'adeguamento tariffario al parametro dello 0,7 per cento del tasso d'inflazione effettivo, con un automatismo di incremento delle tariffe del tutto svincolato dagli investimenti per il miglioramento qualitativo delle strutture e dei servizi autostradali;

nel decreto-legge n. 185 del 2008, convertito con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, è stata introdotta un'ulteriore norma che consentirebbe alle società concessionarie, ove ne facciano richiesta, di concordare con l'ANAS una formula semplificata del sistema di adeguamento annuale delle tariffe di pedaggio, svincolata dall'esecuzione degli investimenti infrastrutturali a carico del concessionario;

da ultimo con l'articolo 29 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2009, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti, sono state introdotte significative modifiche alla disciplina relativa all'affidamento di lavori da parte dei concessionari autostradali, al fine di prevedere che essi agiscano a tutti gli effetti come amministrazioni aggiudicatrici esclusivamente per la quota di lavori affidata a terzi, che dovrà essere non inferiore al 40 per cento, con ciò consentendo lo sblocco degli affidamenti dei lavori autostradali alle società interne del gruppo Atlantia;

considerato che:

le misure relative al rinnovo delle convenzioni fino all'anno 2038 si caratterizzano per la mancanza del requisito di trasparenza e di adeguata pubblicità, come peraltro richiesto dalla vigente normativa;

il nuovo meccanismo di formazione delle tariffe, introdotto con un emendamento del Governo al decreto-legge n. 59 del 2008, risulta palesemente favorevole per le imprese concessionarie, rendendo praticamente impossibile il raggiungimento degli obiettivi previsti nelle convenzioni per la parte relativa alla realizzazione di tutti gli investimenti infrastrutturali per il miglioramento della rete autostradale;

le modifiche alla disciplina dell'affidamento dei lavori in house da parte delle imprese concessionarie autostradali appaiono, inoltre, non conformi alla vigente disciplina europea in materia di appalti e, soprattutto, di tutela della concorrenza e non coerenti con un mercato realmente aperto,

si chiede di sapere:

quali siano le valutazioni del Governo in merito alle dichiarazioni rilasciate dall'Amministratore delegato di Atlantia SpA;

se non ritenga che il rapporto oggettivo tra le misure a favore di Atlantia adottate dal Governo nei provvedimenti riportati in premessa e l'ingresso della società Atlantia nell'azionariato di Alitalia non configuri un vero e proprio un aiuto di Stato nei confronti di Autostrade per l'Italia;

se esistano altri azionisti della compagnia aerea di bandiera nuova Alitalia che abbiano ottenuto, in ragione di tali circostanze, analoghe agevolazioni e se siano in preparazione altre misure attribuibili al Governo per agevolare la stessa Atlantia anche nella veste di azionista di riferimento di Aeroporti di Roma;

se non ritenga opportuna l'istituzione, entro brevi termini, di un'apposita autorità indipendente per il controllo e la vigilanza del settore autostradale, finalizzata a promuovere e garantire adeguati livelli di efficienza e di qualità dei servizi offerti dai gestori agli utenti autostradali, l'attuazione di tutti gli investimenti previsti per l'adeguamento e la manutenzione delle autostrade a carico dei soggetti vigilati, nonché livelli tariffari equi e vincolati alla realizzazione degli investimenti sulla rete autostradale.

(3-00672)

MARCENARO, MARINARO, MARINI, CABRAS, LIVI BACCI, MICHELONI, PERDUCA, RUTELLI, TONINI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

nel marzo 2009 è stata approvata dal Parlamento afghano e firmata dal presidente Karzai una legge che regola il diritto di famiglia della minoranza sciita, che rappresenta circa il 10-15 per cento della popolazione afghana, ed è basata sulla giurisprudenza tradizionale;

la nuova legge sarebbe stata originata dal tentativo di Karzai di ottenere alle prossime elezioni l'appoggio compatto della minoranza sciita, nonché di favorire il riavvicinamento del Presidente alla parte più conservatrice della popolazione afghana, assai consistente, e ai mullah conservatori;

con la nuova legge, infatti, che non è stata ancora pubblicata ma i cui contenuti sono stati rivelati su alcuni quotidiani inglesi da fonti ONU e da alcune parlamentari afghane che si sono battute contro la sua approvazione, di fatto verrebbe legalizzato lo stupro all'interno della famiglia, non potendo la moglie in nessun caso rifiutarsi al coniuge; verrebbe stabilito il divieto per le donne di uscire di casa da sole, e sarebbe necessario il consenso di un parente maschio per cercare lavoro o anche solo per recarsi dal medico; la custodia e l'educazione dei figli sarebbero affidati esclusivamente al padre o al nonno maschio;

la nuova legge determina una violazione dei diritti umani fondamentali, delle donne e del principio di parità tra i sessi in particolare, che sono sanciti anche nella Costituzione afghana, e che il governo ha espressamente richiamato attraverso la firma di accordi internazionali vincolanti, quali la "Convention on the elimination of all forms of discrimination against women" dell'ONU, sottoscritta nel 2005;

le associazioni che in Afghanistan si battono per i diritti civili, le organizzazioni umanitarie e la società civile afghana non possono da sole, senza l'appoggio e le pressioni della comunità internazionale che tra l'altro è impegnata direttamente nel Paese, riuscire a riaffermare i diritti umani in generale, e quelli delle donne in particolare, che in questo caso sono stati così palesemente negati; come riportano le organizzazioni non governative che operano in Afghanistan, la situazione femminile è già sufficientemente grave senza che questa legge provveda a peggiorarla: un'altissima percentuale di donne è esposta al rischio di violenze l'analfabetismo e la mortalità femminile sono incomparabilmente più alti di quelli maschili;

lo stesso giorno in cui la stampa internazionale rivelava i contenuti della legge, si svolgeva la Conferenza ONU dell'Aja sull'Afghanistan, cui partecipavano i Paesi contributori della forza di pace NATO (ISAF), gli altri membri del G8, altri Paesi quali Iran, Pakistan, Cina e Turchia e un nutrito numero di organizzazioni internazionali; la comunità internazionale, in questa occasione, si è impegnata a continuare la propria opera di ricostruzione dell'Afghanistan, sulla base di quei principi di diffusione della democrazia e dei diritti umani e civili che sono stati sempre richiamati quali veri motivi dell'intervento nella regione;

l'Unione europea, attraverso il Commissario alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner, ha annunciato lo stanziamento di nuovi 60 milioni di euro per l'Afghanistan che vanno ad aggiungersi ai 700 milioni già previsti per il periodo 2007-2010;

l'Italia ha annunciato il proprio sostegno al processo elettorale ed alla sicurezza delle elezioni, da svolgersi nell'estate 2009, inviando in Afghanistan ulteriori 240 soldati, che si vanno ad aggiungere ai 2.800 già presenti, e mezzi di supporto aereo; si è inoltre impegnata ad aumentare il numero dei carabinieri, che collaborano con gli altri addestratori europei provenienti da Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Belgio, per l'addestramento della polizia afghana;

il ministro Frattini ha ribadito inoltre la attiva presenza dell'Italia nel processo di ricostruzione economica e civile dell'Afghanistan, Paese nel quale si sono impiegati 441 milioni di euro, indirizzati in particolare, oltre che ai settori della governance, delle infrastrutture, della sanità, proprio alla riforma del settore della giustizia, della rule of law, e delle politiche di sostegno alle fasce più vulnerabili della società, che sembrano oggi al contrario rimesse in discussione nella realtà afghana,

si chiede di sapere:

quali siano state le politiche di ricostruzione "civile ed economica" del Paese che l'Italia ha intrapreso in Afghanistan, e se esse abbiano avuto effetti concreti sulla vita delle donne, e degli uomini, che vivono nel Paese;

se il Ministro in indirizzo intenda impegnarsi nelle sedi opportune a livello europeo e internazionale affinché con gli strumenti più congrui si induca il presidente Karzai a ritirare una legge lesiva dei diritti umani e civii delle donne, e lo si richiami al rispetto delle convenzioni internazionali che ha sottoscritto;

se intenda, altresì, impegnarsi affinché il Governo italiano vincoli i fondi stanziati dall'Italia e destinati in particolare alla riforma del settore della giustizia, della rule of law e delle politiche di sostegno alle fasce più vulnerabili della società, tra cui in primo luogo le donne, alla non entrata in vigore della legge, e affinché la presenza italiana in Afghanistan sia condizionata all'effettivo rispetto della democrazia e dei diritti umani e civili nel Paese.

(3-00673)

SBARBATI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:

il lavoro per ogni cittadino rappresenta un'opportunità di realizzazione, di crescita sociale e culturale, è la fonte di sostentamento per sé e per la propria famiglia che consente di collocarsi nella società e che fa acquisire ruolo sociale e dignità;

le morti bianche, gli infortuni sul lavoro che causano disabilità, le malattie che in tanti contraggono per l'esposizione a sostanze chimiche più o meno corrosive o tossiche, le radiazioni nocive, le polveri tossiche che causano croniche patologie dalle quali non si può guarire sono però spesso il prezzo insopportabile da pagare per i lavoratori;

fra le diverse categorie a rischio c'è quella degli operatori sanitari a cui sono state riscontrate infezioni quali l'epatite o la cirrosi da HBV o HCV;

non è mai stato precisato il numero di cittadini e operatori danneggiati da sangue infetto; tuttavia la legge n. 210 del 92 consente di ottenere un indennizzo da parte dello Stato a titolo di solidarietà sociale e non per risarcimento del danno, grazie ad un assegno bimestrale, vitalizio, diverso per importo in base alla gravità dell'infermità riportata;

la legge che ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della salute per non aver controllato plasma ed emoderivati ha previsto forme di risarcimento per i vaccinati, gli emofiliaci, i talassemici e i trasfusi occasionali e, in seguito a sentenza della Corte costituzionale del 2002 n. 476, ha inserito fra i beneficiari coloro che hanno subito nell'esercizio delle proprie mansioni il danno, ma non coloro ai quali le carenze dei controlli hanno causato la malattia;

chi ha contratto per motivi di lavoro l'HIV, l'HBC, l'HCV o la cirrosi epatica incorre nei termini di prescrizione dell'INAIL, contrariamente a quanto avviene per coloro che hanno subito danni dall'amianto o dalle radiazioni per i quali tali termini sono stati eliminati,

si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover assumere iniziative volte ad eliminare questa discriminazione - tenuto conto anche del ristretto numero di operatori sanitari interessati - e consentire a coloro ai quali il danno è stato causato nell'esercizio delle proprie mansioni di beneficiare di un congruo indennizzo economico e porre fine, così, ad una palese ingiustizia.

(3-00678)

LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la semplificazione normativa - Premesso che:

il decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, recante Misure urgenti in materia di semplificazione normativa, ribattezzato "taglia leggi", perché abroga circa 30.000 norme emanate dal 1861 al 1947, rischia di cancellare il Comune di San Cipirrello, in provincia di Palermo, e tanti altri Comuni in tutta Italia;

il decreto "taglia leggi", infatti, ha abrogato la legge 11 dicembre 1864, n. 2048, che "costituisce comune indipendente la borgata di San Cipirrello nel circondario di Palermo. Inoltre è stata anche abrogata la legge n. 1484 del 1° luglio 1873, che modifica i confini territoriali dei Comuni limitrofi e di conseguenza quelli di San Cipirrello;

oggi, nel richiamato "decreto Calderoli", San Cipirello rischia di tornare ad essere, com'era un tempo, "borgata" annessa al Comune di San Giuseppe Jato (Palermo). In un colpo solo, dunque, verrebbero spazzati autonomia, identità e territorio di una comunità sociale, civile, culturale ed economica;


sulla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 2009 (supplemento ordinario n. 25) è stato pubblicato l'elenco definitivo delle disposizioni abrogate dal "taglia leggi", aggiornato dopo gli interventi del Parlamento per "ripescare" oltre 500 disposizioni necessarie al funzionamento di enti, istituzioni e albi professionali. Del ripescaggio non fa parte la legge n. 2048 del 1861 che riconosce San Cipirello come Comune autonomo;

poiché l'abrogazione delle richiamate norme decorrerà, ai sensi del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, definitivamente dal 16 dicembre 2009, esiste, quindi, un margine di tempo entro cui intervenire;

entro il 30 giugno 2009 il Ministro per la semplificazione normativa dovrà trasmettere alle Camere una relazione motivata sull'impatto delle abrogazioni nell'ordinamento vigente,

si chiede, pertanto, di sapere se il Governo intenda intervenire affinché vengano fatte salve le disposizioni di legge che riconoscono l'autonomia comunale di San Cipirello (e degli altri Comuni coinvolti), nonché gli attuali confini territoriali.

(3-00680)

BIONDELLI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

nel corso di questi anni l'emittente radiofonica Radio Azzurra ha offerto, a Napoli e provincia, un'informazione al servizio dei disabili, raccogliendo segnalazioni provenienti dai cittadini sui problemi che caratterizzano la vita dei portatori di handicap, trasmettendo lezioni per permettere alle persone con diverse forme di disabilità fisica di utilizzare le nuove tecnologie;

Radio Azzurra ha rappresentato in questi anni un'opportunità di lavoro sociale per 108 persone, con una quota del 20 per cento costituita dai disabili;

le trasmissioni radiofoniche di Radio Azzurra riguardanti i temi connessi alla disabilità sono costantemente e illegittimamente disturbate da un'emittente, con sede a Benevento;

la società cooperativa sociale "Amica", titolare di Radio Azzurra e concessionaria del servizio di radiodiffusione a carattere locale di tipo comunitario per il bacino di utenza di Napoli e provincia, ha più volte denunciato al locale Ispettorato territoriale del Ministero dello sviluppo economico le interferenze,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto che alcune emittenti della zona disturbano un'emittente come Radio Azzurra, che è al servizio dei disabili;

per quale ragione l'Ispettorato territoriale campano del Ministero non abbia ancora provveduto ad impedire il protrarsi di tali illeciti comportamenti gravemente lesivi delle trasmissioni di Radio Azzurra.

(3-00681)

LI GOTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

si apprende da fonti di stampa (si veda l'articolo su «Calabria, procure vuote "Tra poco stop alle udienze"», pubblicato sul quotidiano "La Repubblica", del 6 aprile 2009), che in data 5 aprile 2009 ben tredici procuratori della Repubblica operanti in Calabria, a conclusione di un vertice presso il palazzo di Giustizia di Catanzaro, hanno dichiarato che l'indice di scopertura delle procure calabresi sta per toccare il 40 per cento, con punte dell'80 per cento a Palmi (Reggio Calabria) e Vibo Valentia e del 100 per cento nella Procura dei minorenni di Reggio Calabria;

a titolo esemplificativo, nel territorio di Gioia Tauro (Reggio Calabria) su un organico che prevede dieci magistrati, ne resteranno in servizio solo due. A Vibo Valentia resterà in servizio un magistrato su sei, a Locri (Reggio Calabria) due su otto. In molte altre procure la percentuale dei posti scoperti supera il 50 per cento;

i procuratori della Repubblica calabresi hanno auspicato che l'emergenza possa essere fronteggiata con il ricorso alle incentivazioni previste dalla legge, di cui sollecitano l'urgente attuazione, ed hanno chiesto che Governo e Parlamento adottino tutte le iniziative perché siano presto apportate le necessarie modifiche alla normativa sull'ordinamento giudiziario in modo da consentire di nuovo, nel rispetto dei principi costituzionali, la possibilità di assegnare un adeguato numero di magistrati alle procure che ne hanno maggiormente bisogno. Ad avviso del Procuratore della Repubblica di Catanzaro la carenza di organico, infatti, si è venuta a creare anche per effetto del divieto di destinare alle Procure i giovani vincitori di concorso, con la conseguenza che la principale fonte di reclutamento delle Procure nel Mezzogiorno risulta del tutto inaridita;

i capi degli uffici hanno ribadito che molte sedi, stante la situazione in atto, non saranno a breve in grado di funzionare, risultando di fatto impedito lo svolgimento delle indagini, l'esercizio dell'azione penale, nonché la stessa celebrazione dei processi. Si tenga altresì presente, a questo proposito, che su 27 posti in bando per l'ultimo concorso, 25 sono risultati senza aspiranti. I due soli posti che verranno coperti saranno attribuiti a magistrati già in servizio presso altri uffici calabresi. Inoltre, dalla Regione ne verranno trasferiti 15, con il drammatico effetto che da 27 scoperture si salirà a ben 42;

considerato che appare assolutamente grave che in un territorio in cui insiste una elevata densità di cosche e pericolose organizzazioni criminali - come quello della Calabria - i Tribunali e le Procure della Repubblica operino in palese insufficienza di risorse, sia umane che strumentali,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministero in indirizzo intenda assumere al fine di evitare che l'aggravarsi delle situazioni sopra rappresentate comprometta l'ordinario svolgimento dell'attività investigativa e giurisdizionale nella regione Calabria;

quali misure urgenti intenda prendere al fine di approntare le necessarie misure volte a risolvere con tempestività i gravi problemi di cui in premessa.

(3-00683)