SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------
188a SEDUTA PUBBLICA
RESOCONTO
SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)
MERCOLEDÌ 8 APRILE 2009
(Antimeridiana)
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Presidenza del presidente SCHIFANI,
indi del vice presidente CHITI
e del vice presidente NANIA
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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 252 del 6 agosto 2009
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)
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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; UDC, SVP e Autonomie: UDC-SVP-Aut; Misto: Misto; Misto-MPA-Movimento per l'Autonomia: Misto-MPA.
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RESOCONTO SOMMARIO
Presidenza del presidente SCHIFANI
La seduta inizia alle ore 9,39.
Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del 1° aprile.
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,44 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.
Sul terremoto che ha colpito l'Abruzzo
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Il gravissimo terremoto che ha colpito la città dell'Aquila e i suoi dintorni ha suscitato cordoglio e profonda commozione nel Paese e nel mondo per il numero delle vittime e per le sorti delle persone rimaste sotto le macerie. Al dolore per i morti, tra i quali numerosi bambini, e alla speranza di salvare altre vite, si unisce la preoccupazione per le migliaia di persone che sono state colpite nella loro salute e nei loro affetti e che hanno perso la casa, il posto di lavoro, nonché i luoghi simbolo della loro comunità, quali le scuole, le chiese, il municipio e l'ospedale. Per non intralciare il lavoro dei soccorritori nella prima fase di emergenza, si recherà nei prossimi giorni nelle zone colpite dal sisma per manifestare la vicinanza del Senato alle popolazioni interessate. I Gruppi parlamentari hanno aderito alla proposta di prevedere un contributo di almeno 1.000 euro da parte di ogni senatore da destinare ai bambini colpiti dal drammatico evento e i senatori a vita Carlo Azeglio Ciampi ed Emilio Colombo hanno già informato di voler destinare i propri emolumenti parlamentari del mese di aprile alla sottoscrizione; inoltre, analoga iniziativa sarà organizzata dall'Amministrazione del Senato. Le popolazioni colpite dal terremoto potranno contare sul sostegno dell'intera comunità nazionale, anche nella successiva fase di ricostruzione delle abitazioni e dei centri lesionati o distrutti, quando occorrerà far ripartire l'attività economica e recuperare il patrimonio storico e artistico. Confidando nell'unità di tutte le forze politiche, a nome dell'Assemblea rivolge un profondo ringraziamento ai soccorritori, alla Protezione civile, alle forze dell'ordine, ai militari, agli operatori della Croce Rossa, agli addetti del servizio sanitario, nonché alle migliaia di volontari che si stanno prodigando per aiutare le persone colpite dal sisma. Per esprimere la partercipazione del Senato al dolore e al cordoglio del Paese, sospende la seduta per dieci minuti in segno di lutto.
La seduta, sospesa alle ore 9,50, è ripresa alle ore 10,05.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Comunica le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Capigruppo in ordine al programma dei lavori del Senato e al calendario dei lavori dell'Assemblea per il periodo fino al 30 aprile. (v. Resoconto stenografico).
Informativa del Governo sul terremoto in Abruzzo e conseguente discussione
VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Il fenomeno sismico che nella notte tra il 5 e il 6 aprile ha colpito L'Aquila e i comuni limitrofi è stato seguito, nella giornata di ieri, da ulteriori scosse di forte intensità. L'evento ha provocato purtroppo numerose vittime e crolli di edifici, soprattutto nei centri storici: ad oggi il numero dei decessi è salito a 250, i feriti sono più di mille, le persone estratte vive dalle macerie sono 150. Il comitato operativo della Protezione civile, convocato immediatamente per prestare soccorso alla popolazione, è attivo ininterrottamente. Il Presidente del Consiglio, che ha rinviato la visita già programmata a Mosca, ha convocato il Consiglio dei ministri, che ha dichiarato lo stato di emergenza, ha deciso di proclamare un giorno di lutto nazionale ed ha emanato l'ordinanza recante i primi interventi per fronteggiare il terremoto. Per quanto riguarda i servizi essenziali, sono stati approntati diversi campi base, si stanno ripristinando le linee elettriche e telefoniche ed è stata costituita una commissione mista per verificare l'agibilità degli edifici e stimare gli ingenti danni al patrimonio storico-artistico della Regione. Ancora una volta, in occasione di un evento tragico, la Nazione ha dato prova di coesione sociale e di virtù civili e morali. Meritano un sentito ringraziamento per lo straordinario impegno profuso, la Protezione civile, che ha allestito venti tendopoli, le Forze dell'ordine e le Forze armate, che hanno approntato un centro di ricovero e cura, i vigili del fuoco, affluiti da regioni limitrofe, le squadre specializzate per la ricerca delle persone sotto le macerie, le associazioni di volontari, gli Stati e le istituzioni internazionali che hanno offerto solidarietà e aiuti. Il Governo ringrazia, infine, tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione per la leale collaborazione, che rappresenta il migliore viatico per la ricostruzione dell'Abruzzo. (Generali applausi).
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
LEGNINI (PD). Nell'associarsi alle parole di cordoglio della Presidenza per le vittime del terremoto, sottolinea l'estrema gravità e l'intensità della tragedia, che ha visto il crollo di alcuni dei principali simboli del territorio aquilano, tra i quali il Palazzo del Governo, l'ospedale, la Casa dello studente e la Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio. Oltre ad aver provocato numerose vittime e ingenti danni al patrimonio abitativo e alle infrastrutture, il terremoto ha paralizzato le funzioni vitali, pubbliche e private, di una città capoluogo di Regione, il che rende impossibile un'esatta quantificazione dei danni. Nonostante gli immediati aiuti e le molte forme di solidarietà poste in essere, la città necessita di un maggior soccorso a sostegno degli sfollati e dell'immediata erogazione di risorse finanziarie. Pur ribadendo la piena disponibilità a collaborare con l'Esecutivo, il Partito Democratico vigilerà sulle iniziative che verranno assunte affinché al processo di ricostruzione venga riconosciuta priorità rispetto ad altri investimenti infrastrutturali che già fanno parte del programma di Governo. (Generali applausi. Congratulazioni).
DI STEFANO (PdL). Esprime un profondo ringraziamento al Governo e a tutti i soggetti istituzionali impegnati nel prestare soccorso alle popolazioni colpite dal violento terremoto, nonché all'intera comunità nazionale per la mobilitazione e la solidarietà dimostrate. Il terremoto ha distrutto l'abitazione di numerose famiglie e il patrimonio monumentale di un'intera città, provocando inoltre il crollo della Casa dello studente dell'Aquila e la morte di molti giovani universitari: è pertanto opportuno che il Governo si attivi quanto prima per dare attuazione agli annunciati provvedimenti straordinari di sostegno al processo di ricostruzione edificatoria ed economica del territorio abruzzese. (Generali applausi. Congratulazioni).
PISTORIO (Misto-MPA). Il dramma abruzzese, di fronte al quale il Governo si è mosso con decisione e tempestività, fa seguito a numerose altre tragedie che hanno interessato il Paese nel corso degli ultimi decenni e che dovrebbero far riflettere in ordine all'esigenza di una reale ed efficace messa in sicurezza del territorio. I danni provocati dalle calamità naturali sono infatti sovente ingigantiti per effetto dell'incuria umana e della mancata osservanza delle regole, atteggiamenti che persistono nonostante il severo monito lanciato dal presidente Ciampi all'indomani della tragedia di San Giuliano di Puglia e malgrado la normativa posta in essere. Auspica una pronta assistenza alle popolazioni sfollate e un'efficace e tempestiva ricostruzione del territorio colpito, accantonando strumentalizzazioni e inutili polemiche, come ad esempio quella relativa alla supposta prevedibilità del terremoto. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PdL).
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Nell'associarsi al cordoglio per le vittime del violento terremoto che ha colpito l'Abruzzo, rende omaggio alla tempestiva attività di soccorso posta in essere da soggetti istituzionali e società civile, che si è mobilitata su scala nazionale per prestare aiuto e assistenza alla popolazione in difficoltà. Allo stesso modo, sono apprezzabili l'iniziativa promossa dalla Presidenza del Senato per la raccolta di fondi e gli sforzi profusi dal Governo nazionale, nei cui confronti esprime piena disponibilità per una proficua collaborazione. Imperizie e negligenze hanno reso ancor più grave il bilancio delle vittime, come testimoniato dalla sconcertante facilità con cui sono crollate abitazioni di recente costruzione, verosimilmente realizzate nel mancato rispetto delle normative sulla messa in sicurezza degli edifici. Nell'invitare ad una profonda riflessione sulle responsabilità del mancato adeguamento dell'edilizia ai criteri antisismici, auspica che il processo di ricostruzione si concluda in tempi rapidi, così da venire incontro ad una popolazione già duramente provata dalla crisi economica e occupazionale in atto. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, IdV e PdL).
MASCITELLI (IdV). Nel ringraziare il Governo per la tempestiva e dettagliata relazione sullo stato dei territori colpiti dal terremoto, si appella al senso di responsabilità di tutti i soggetti istituzionali coinvolti per contribuire ad affrontare con efficacia l'emergenza in atto, che interessa una popolazione già duramente colpita nel corso degli ultimi anni da una grave crisi economica che ha prodotto la chiusura di numerosi complessi industriali. Nell'auspicare un'attenta riflessione sulle ragioni del crollo di edifici di recente costruzione e sulle eventuali inadempienze e responsabilità, sollecita la predisposizione di una valida pianificazione in tema di prevenzione sull'intero territorio nazionale da parte del Governo, il quale ha peraltro introdotto norme antisismiche nel pacchetto di misure sulla casa solo all'indomani della tragedia che ha colpito l'Abruzzo. Annuncia infine l'impegno del Gruppo dell'Italia dei Valori a vigilare attentamente affinché il processo di ricostruzione avvenga in tempi rapidi e nella massima trasparenza. (Applausi dai Gruppi IdV, PD e PdL e del senatore Fosson).
PITTONI (LNP). A nome del Gruppo Lega Nord Padania esprime vicinanza ai familiari delle vittime del sisma che ha colpito l'Abruzzo e sostegno e gratitudine nei confronti di tutti coloro che si stanno adoperando nei soccorsi per lenire le sofferenze della popolazione, apprezzandone il grande slancio di generosità e la mobilitazione collettiva. Esprime inoltre apprezzamento per la risposta tempestiva ed efficace del Governo e di tutti gli organi preposti a fronteggiare l'emergenza. È auspicabile che in futuro vi sia più attenzione all'adozione di misure di prevenzione antisismica ed una maggiore responsabilizzazione degli amministratori locali incaricati di farle rispettare, nell'ambito di un sistema federale in cui chi sbaglia è chiamato a rispondere delle proprie azioni. È altresì auspicabile che la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma segua il modello adottato in occasione del terremoto del Friuli del 1976, attraverso una gestione attenta ed oculata delle risorse e una conclusione dei lavori in tempi ragionevoli. Comunica infine che il Gruppo intende aderire all'iniziativa proposta dal Presidente di raccolta di fondi a favore delle popolazioni colpite. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
MARINI (PD). La risposta delle strutture dello Stato e delle forze dell'ordine al gravissimo terremoto che ha colpito l'Abruzzo è stata immediata e straordinaria; il giudizio su di essa non può che essere positivo. L'area investita dal sisma, il cui tessuto produttivo ed industriale conosce una fase di crisi di cui si avvertono le prime ripercussioni sociali, si trova in un territorio montano ricco di storia e di cultura, che rappresenta una potenzialità e un importante patrimonio per il Paese e per l'intera Europa. Appaiono quindi particolarmente auspicabili, dopo la tragedia che si è abbattuta su tali aree, un'elevata attenzione ed un profondo impegno volti al recupero di questo territorio e della sua ricchezza culturale e ambientale. (Generali applausi. Molte congratulazioni).
PICCONE (PdL). Esprime grande dolore per le vittime del grave evento sismico e vicinanza ai loro familiari, alle popolazioni colpite e all'intera comunità abruzzese. Manifesta altresì gratitudine nei confronti di tutti coloro che si stanno prodigando nei soccorsi ed apprezzamento per l'azione tempestiva ed efficace del Governo in risposta all'emergenza e per l'impegno diretto del Presidente del Consiglio. Nelle attuali drammatiche circostanze il confronto politico ha recuperato dignità, esprimendo un nuovo senso di coesione nazionale ed una linea responsabile basata sulla collaborazione e sul rispetto reciproco, nella consapevolezza che il primo dovere della politica è risolvere i problemi. La popolazione abruzzese sta reagendo con forza alla tragedia e saprà affrontare con determinazione l'impegnativa sfida della ricostruzione. (Generali applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione sulle comunicazioni del Governo, che ringrazia per la disponibilità.
Discussione del disegno di legge:
(1503) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)
Discussione della questione di fiducia
Presidenza del vice presidente CHITI
CURSI, relatore. Il decreto-legge reca, all'articolo 1, incentivi per il rinnovo del parco auto e per l'acquisto di veicoli ecologici, all'articolo 3 misure a favore dei distretti produttivi e delle reti di impresa, attraverso uno specifico intervento sulla relativa disciplina fiscale, mentre all'articolo 4 introduce disposizioni volte a favorire le aggregazioni di imprese effettuate nell'anno in corso e prevede inoltre una dotazione di 300 milioni di euro a sostegno del credito per favorire le esportazioni. L'articolo 5-bis è volto a favorire la riconversione degli impianti industriali di energia elettrica ad olio combustibile, al fine di permettere la loro alimentazione a carbone o ad altro combustibile solido. L'articolo 6 prevede che la SACE S.p.A. fornisca idonee garanzie al fine di agevolare l'erogazione dei finanziamenti per l'acquisto dei veicoli destinatari degli incentivi previsti dall'articolo 1. L'articolo 7 prevede interventi a sostegno delle imprese operanti nei settori della concia, del tessile e delle calzature, nonché una serie di misure di semplificazione e realizzazione delle procedure inerenti gli ammortizzatori sociali. Gli articoli 8-bis, 8-ter, 8-quater e 8-quinquies prevedono infine una serie di disposizioni in materia di quote latte. Nel corso dell'esame presso le Commissioni riunite 6a e 10a è stato inoltre approvato un ordine del giorno che impegna il Governo ad adottare una moratoria per la riscossione dei canoni demaniali per le concessioni relative agli stabilimenti balneari, cui è auspicabile si provveda in tempi rapidi, dal momento che la crisi economica sta colpendo anche il settore turistico-balneare.
Presidenza del vice presidente NANIA
CONTI, relatore. Il decreto-legge n. 5 del 2009, nel testo modificato dalla Camera dei deputati, incide su ambiti normativi differenziati ed è volto a fronteggiare le ripercussioni dell'attuale crisi economico-finanziaria su più fronti. Relativamente alle parti di competenza della 6a Commissione, l'articolo 2 prevede una detrazione fiscale del 20 per cento delle spese sostenute per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici a basso consumo energetico finalizzati all'arredo di un immobile per il quale siano stati effettuati interventi di ristrutturazione edilizia. L'articolo 3 modifica la disciplina fiscale dei distretti produttivi, stabilisce che le agevolazioni previste per la sostituzione di veicoli, mobili ed elettrodomestici si applicano solo nei confronti delle aziende che si impegnano a non delocalizzare la produzione al di fuori dello Spazio economico europeo ed amplia la tipologia delle diverse forme di finanziamento che possono essere effettuate nell'ambito della gestione separata della Cassa depositi e prestiti. L'articolo 3-bis prevede la possibilità di estendere il regime IVA ad esigibilità differita, mentre l'articolo 4 introduce un beneficio fiscale diretto a favorire le aggregazioni aziendali effettuate nel 2009. L'articolo 5 provvede a ridurre le aliquote dell'imposta sostitutiva per la rivalutazione ed il riallineamento volontario dei valori contabili degli immobili non merce. L'articolo 7 reca norme in materia di potenziamento dei controlli fiscali e di inasprimento delle sanzioni per l'indebito utilizzo di crediti in compensazione. L'articolo 7-quater è volto a ridurre i vincoli del Patto di stabilità interno relativamente alle spese di investimento. L'articolo 7-octies è infine finalizzato al rimborso dei titolari di obbligazioni emesse dalla società Alitalia.
D'ALI' (PdL). Precisa che l'emendamento 7-quater.124, cui vanno apportate alcune correzioni meramente formali, reca la sua firma e non quella del senatore D'Alia.
STRADIOTTO, segretario. Dà lettura del parere espresso dalla 5a Commissione sul disegno di legge in esame. (v. Resoconto stenografico).
VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Stante l'imminente scadenza del decreto-legge n. 5 del 2009 e in considerazione dell'importanza accordata dal Governo alle norme in esso contenute, pone la questione di fiducia per l'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge di conversione n. 1503 del decreto-legge n. 5, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sulla questione di fiducia.
D'UBALDO (PD). L'apposizione della questione di fiducia limita lo spazio di discussione del disegno di legge, originariamente finalizzato all'erogazione di incentivi al comparto automobilistico e degli elettrodomestici ma trasformato dal passaggio parlamentare in un assemblaggio di norme eterogenee. Occorre anzitutto chiedersi se il metodo adottato sia adeguato ad uscire da una crisi che ha dimensioni planetarie. Malgrado alcuni segnali positivi, non si è restaurato un clima di fiducia nei mercati, neanche in Paesi, come la Gran Bretagna, dove l'impegno dei Governi è stato diretto e massiccio. In Italia, con il decreto-legge in esame si intende ricorrere al ruolo degli enti locali per rilanciare le attività produttive, ma lo si fa con misure inefficaci e senza i necessari più cospicui investimenti. Il provvedimento contiene inoltre norme contraddittorie, perché se da un lato i Comuni virtuosi possono derogare al patto di stabilità e dilatare la spesa, dall'altro le Regioni dovrebbero rimodulare al ribasso il loro patto; occorre pertanto interrogarsi sulle ragioni di tale rigidità. Oggi si raccolgono le conseguenze della finanza creativa del passato; infatti, senza il forte indebitamento e il ricorso a plurime fonti di finanziamento, oggi gli enti locali avrebbero potuto essere delle leve per il rilancio dell'economia. (Applausi dal Gruppo PD).
NEROZZI (PD). La discussione sul decreto-legge in esame rischia di essere surreale, perché nel tempo si sono succedute misure parziali e inadeguate; inoltre, ancora una volta non è data la possibilità di modificare il provvedimento. La crisi si sta manifestando in forme sempre più drammatiche (perdita di posti di lavoro, aumento del tasso di disoccupazione, cospicuo incremento del ricorso alla cassa integrazione) ed i settori più colpiti sono quelli metalmeccanico, metallurgico, chimico, dei trasporti e delle comunicazioni; tutte le Regioni sono interessate a tale fenomeno e da più parti si richiede il raddoppio delle settimane di cassa integrazione. A fronte di tale situazione, gli interventi a sostegno del comparto automobilistico, che pure sono condivisibili, appaiono tardivi. Dalla manifestazione che si è svolta sabato scorso, i lavoratori colpiti dalla crisi economica hanno rivolto al Governo un invito per l'apertura di un confronto, senza tuttavia ottenere una risposta positiva. Non si comprende la riluttanza dell'Esecutivo di fronte alle proposte messe in campo dal PD, peraltro ampiamente sostenibili dal punto di vista finanziario, come l'estensione della cassa integrazione guadagni, l'assegno di disoccupazione, la moratoria dei licenziamenti per tutto il 2009 dei precari della pubblica amministrazione, la tassazione straordinaria dei redditi più elevati. Occorre altresì rilevare che risorse significative potrebbero essere recuperate attraverso la lotta all'evasione fiscale, ed invece nel provvedimento sono state inserite disposizioni premiali a favore dei produttori di latte che non hanno rispettato le quote. Il Governo non ha saputo prevedere gli effetti della crisi economica e non si dimostra in grado di mettere in atto politiche volte a fronteggiarla. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
DE CASTRO (PD). Il decreto-legge n. 5 del 2009, in cui è peraltro confluita la disciplina di rateizzazione del debito del settore lattiero-caseario originariamente contenuta in altro decreto-legge poi ritirato dal Governo, non prevede norme finalizzate al rilancio dei comparti agricolo e della pesca, a differenza di quanto avvenuto in altri Paesi. Il settore versa in una condizione di grave difficoltà; a causa di inefficienze strutturali amplificate dalla crisi, ma anche in seguito alla diminuzione dei prezzi, i redditi degli agricoltori sono infatti in calo, molti posti di lavoro sono a rischio e numerose imprese possono uscire dal mercato. In questa fase si rende dunque necessaria una strategia di medio-lungo termine che assicuri agevolazioni e sgravi fiscali ai lavoratori e garantisca interventi strutturali profondi. In materia di produzione lattiera e rateizzazione del debito, il Partito Democratico non avrebbe mai modificato la legge n. 119 del 2003, che all'epoca venne votata dall'intero schieramento politico e che ha prodotto buoni risultati. Pur manifestando la propria disponibilità a risolvere l'annosa questione delle quote latte, insieme alle altre forze di opposizione e alla maggior parte delle organizzazioni professionali il PD ha espresso la sua ferma contrarietà alle disposizioni elaborate dal Governo, riuscendo ad ottenere il ritorno alle misure contenute nel testo approvato dal Senato. Nonostante gli aggiustamenti che sono stati apportati, il testo appare ancora ingiusto, perché non è stata accolta la maggior parte delle proposte di modifica presentate dall'opposizione, con il consenso del mondo produttivo e della maggioranza delle Regioni, finalizzate a tutelare i tantissimi allevatori onesti che nel corso degli anni hanno rispettato le regole ed agito nella legalità. (Applausi dal Gruppo PD).
BUGNANO (IdV). Il Governo ha posto la questione di fiducia su temi che non appartengono alla polemica politica, ma che riguardano l'intero Paese e pertanto meriterebbero una discussione approfondita, anche nel merito delle proposte emendative dell'opposizione. Peraltro, il provvedimento in esame, benché animato da buone intenzioni, risulta inadeguato, in particolare con riferimento alle piccole e medie imprese, che storicamente, esercitando la loro attività nei settori che caratterizzano il made in Italy, hanno sostenuto lo sviluppo del Paese e connotato il sistema economico italiano insieme alle microimprese; inoltre, se la globalizzazione ha contribuito a diffondere la crisi, la flessibilità propria di queste aziende ha consentito di cogliere le opportunità offerte dal mercato. Appaiono inadeguate le risposte fornite al problema dell'erogazione del credito per le piccole e medie imprese; infatti, visto che le ridotte dimensioni dell'azienda limitano il ricorso all'autofinanziamento, diventa essenziale il finanziamento di tipo bancario e pertanto occorre migliorare la capacità degli istituti di credito di valutare il rating tecnologico delle imprese, il contenuto innovativo dei loro progetti e i relativi potenziali ritorni sull'economia. Annuncia infine il voto contrario del Gruppo Italia dei Valori perché il Governo si è sottratto ad un confronto positivo e costruttivo per l'individuazione di possibili soluzioni della crisi. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
FILIPPI Marco (PD). Ponendo la questione di fiducia, il Governo ha nuovamente leso le prerogative del Parlamento e le possibilità di introdurre modifiche e miglioramenti al decreto-legge in esame; inoltre, introducendo norme che non riguardano la crisi economica, come quelle riguardanti il settore dei trasporti e delle infrastrutture, il provvedimento è diventato motivo di divisione anziché di convergenza. In particolare, vanno stigmatizzate le norme straordinarie per la velocizzazione delle procedure esecutive di progetti facenti parte del quadro strategico nazionale, la previsione che i contratti di servizio relativi al trasporto ferroviario abbiano durata minima non inferiore a sei anni, rinnovabili di altri sei, la sospensione fino a dopo le elezioni dell'applicazione delle ingiuste e propagandistiche norme sul servizio di autotrasporto a noleggio con conducente; inoltre, vengono riconosciute somme modeste a titolo di risarcimento agli obbligazionisti di Alitalia, ricorrendo ancora una volta impropriamente ai fondi FAS, quando sarebbe stato possibile modificare le fonti di copertura e dare maggior consistenza a tali risarcimenti. (Applausi dal Gruppo PD).
GRANAIOLA (PD). Il sesto provvedimento anticrisi adottato dal Governo in carica è insufficiente e disorganico, non essendo sostenuto da una strategia complessiva per affrontare la recessione economica e le difficoltà crescenti delle famiglie e delle imprese. A fronte del vistoso calo della produzione industriale e del sensibile aumento della disoccupazione, un Esecutivo responsabile avrebbe dovuto potenziare gli ammortizzatori sociali, sostenere i redditi più bassi e salvaguardare i servizi pubblici. Invece, le norme relative ai servizi accessori sono confuse e parziali, le risorse stanziate a sostegno delle aziende sono esigue, l'utilizzo del Fondo per le aree sottoutilizzare priva il Mezzogiorno di risorse necessarie, le norme sui distretti e la rete di imprese rischiano di sovrapporsi alla disciplina di altro disegno di legge. Il settore turistico-alberghiero, che potrebbe trainare la ripresa, è particolarmente trascurato: nonostante le mirabolanti promesse, Governo e maggioranza hanno tagliato risorse e hanno rifiutato le proposte dell'opposizione in materia di revisione dei canoni concessori, riclassificazione delle zone demaniali, credito d'imposta per la riqualificazione alberghiera. (Applausi dal Gruppo PD).
FONTANA (PD). Esprime delusione e disagio per la condotta del Governo che comprime i tempi di esame di un provvedimento importante, ricorrendo alla fiducia, e calpesta le regole istituzionali, operando una forzatura e inserendo in un provvedimento anticrisi, estraneo al settore agricolo, il decreto-legge sulle quote latte, che ha generato tensioni all'interno della stessa maggioranza ed è decaduto grazie alle proteste degli allevatori e all'azione dell'opposizione. A fronte di dati allarmanti sul ricorso straordinario alla cassa integrazione guadagni, le misure economico-sociali del Governo, che ha rifiutato le proposte del PD in tema di sostegno al reddito e ammortizzatori sociali, appaiono parziali, tardive e inefficaci. Particolarmente grave è la linea ondivaga sulla rinegoziazione del patto di stabilità interno, che potrebbe costituire una leva per rilanciare l'economia ed è strumento indispensabile per alleviare i Comuni e gli Enti locali, chiamati a fronteggiare un impoverimento crescente. (Applausi dal Gruppo PD).
MURA (LNP). Il provvedimento, che è parte di un più ampio pacchetto di misure anticrisi, è destinato a sostenere settori industriali in crisi, quali il tessile e l'automobilistico. Particolarmente importanti sono le norme in materia di detrazione delle spese per ristrutturazioni edilizie, mobili ed elettrodomestici, di fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, di credito d'imposta all'export, di reti di impresa e sostegno alla capacità innovativa e alla competitività. La Lega Nord ha contribuito alla stesura del provvedimento, ottenendo la revisione, a vantaggio dei Comuni virtuosi, del patto di stabilità interno, la disciplina in materia di quote latte, la semplificazione delle procedure inerenti gli ammortizzatori sociali. La crisi economica trae origine da un processo troppo rapido di globalizzazione e da abusi del sistema finanziario: è dunque da salutare con favore la decisione di destinare le misure di sostegno solo alle imprese che non delocalizzano la produzione.
TOMASELLI (PD). Ponendo la questione di fiducia su un provvedimento omnibus che assorbe un precedente decreto-legge non convertito, il Governo infligge l'ennesima mortificazione al Parlamento, che appare svuotato delle proprie prerogative. I segnali di recessione economica erano chiaramente leggibili un anno fa: l'Esecutivo ha colpevolmente sottovalutato la portata della crisi, non ha avuto una chiara visione delle priorità ed è stato incapace di approntare un piano di interventi tempestivo e corredato di adeguate risorse finanziarie.
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.
Sull'atto di orientamento del Ministero dell'interno al Comune di Perugia
FIORONI (PD). In relazione all'atto di orientamento con cui il Ministero dell'interno ha invitato il Comune di Perugia a riformare i propri statuti e regolamenti in materia di circoscrizioni di decentramento entro la data di convocazione dei comizi elettorali del prossimo 23 aprile, pena l'indizione delle sole elezioni del Sindaco e del Consiglio comunale, osserva che esso lede l'autonomia del Comune e adduce motivazioni non fondate, le quali dovrebbero essere eventualmente avanzate all'interno di un atto che avvia un procedimento giurisdizionale. Per tali ragioni, chiede che il Ministro dell'interno, cui è stato già chiesto un incontro per discutere della questione, muti l'orientamento espresso.
PRESIDENTE. Segnala alla senatrice Fioroni l'opportunità di tradurre la richiesta in un'interrogazione parlamentare.
Sull'accesso alle tribune politiche
PERDUCA (PD). Vista l'apertura della fase elettorale, sollecita il Presidente della Commissione RAI ad attivarsi affinché vengano predisposti i Regolamenti per l'accesso alle tribune politiche, così da garantire un più corretto svolgimento delle prossime elezioni.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto della segnalazione del senatore Perduca.
Dà quindi annunzio degli atti di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 13,10.
RESOCONTO STENOGRAFICO
Presidenza del presidente SCHIFANI
PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,39).
Si dia lettura del processo verbale.
STRADIOTTO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 1° aprile.
PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.
Comunicazioni della Presidenza
PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico
PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.
Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,44).
Sul terremoto che ha colpito l'Abruzzo
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, il gravissimo terremoto che ha colpito, nella notte tra domenica e lunedì, la città dell'Aquila ed i suoi dintorni ha suscitato nel Paese e nel mondo un moto di cordoglio e di profonda commozione.
Tutta l'Italia ha chinato il capo di fronte all'atroce numero di vite spezzate dalla violenza del sisma, ed ha trepidato per la sorte delle tante persone rimaste intrappolate tra le macerie.
Al dolore per le vittime, tra le quali si contano purtroppo anche tanti bambini, ed alla speranza di salvare ancora quante più vite è possibile, alimentata dalla prontezza con la quale si è sin dalle prime ore dispiegata la macchina dei soccorsi, si è affiancato un sentimento di viva preoccupazione per i destini di migliaia di famiglie che, in quella terribile notte, hanno perduto i beni e i riferimenti più importanti della loro vita personale e collettiva.
Centinaia di persone sono state duramente colpite nella salute e negli affetti più cari e migliaia di nostri concittadini hanno visto svanire nella polvere la loro casa, il loro posto di lavoro, tutti quei luoghi e quegli edifici che costituiscono il simbolo e l'anima di ogni comunità: la scuola, la chiesa, il municipio, l'ospedale.
Nei giorni scorsi avevo pensato subito di recarmi in Abruzzo, per portare la solidarietà del Senato della Repubblica alle popolazioni così duramente colpite da questa immane tragedia, ma ho poi preferito rinviare, per non recare intralcio al difficile lavoro dei soccorritori in questa prima, delicata fase degli interventi e delle ricerche dei dispersi.
Mi recherò quindi, in uno dei prossimi giorni, nelle zone del sisma per manifestare la vicinanza di noi tutti ai nostri fratelli abruzzesi.
I Capigruppo hanno poco fa convenuto con la proposta da me avanzata di prevedere un contributo di almeno 1.000 euro a senatore, più eventuali somme aggiuntive che il Gruppo vorrà mettere a disposizione, da destinare ai bambini vittime di questa tragedia.
A tale riguardo è con piacere che comunico all'Assemblea che i colleghi senatori a vita Carlo Azeglio Ciampi ed Emilio Colombo mi hanno informato di voler destinare i propri emolumenti parlamentari del mese di aprile alla sottoscrizione.
Analoga sottoscrizione sarà organizzata dall'Amministrazione del Senato.
Per superare questa durissima prova, il popolo abruzzese potrà quindi contare, oltre che sulle sue antiche doti di coraggio e di tenacia, sul sostegno assiduo e compatto dell'intera comunità nazionale.
Questo accadrà non soltanto nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, come ha dimostrato l'ondata di solidarietà che si è sviluppata in tutte le Regioni d'Italia, con i cittadini pronti a mettersi in fila per donare il sangue o per offrire agli sfollati un riparo temporaneo nelle proprie case. Ma dovrà accadere anche nella fase successiva, meno coinvolgente sul piano emotivo ma altrettanto urgente e drammatica, che porrà le istituzioni nazionali, regionali e locali di fronte al difficile compito di ricostruire le case e i centri squassati dalla forza del terremoto, di far ripartire le attività economiche e di recuperare al meglio quel tessuto urbanistico e civile e quegli straordinari tesori d'arte e di storia che oggi si rivelano gravemente danneggiati, se non completamente distrutti.
Lo si potrà fare se si saprà fare tesoro dell'esperienza del passato, valorizzando il ruolo determinante delle autonomie locali nella ricostruzione, in un quadro di piena e vera solidarietà nazionale per le necessità primarie di territori così duramente colpiti dalla natura.
Sono certo che su questi temi fondamentali si conserverà l'unità tra tutte le forze politiche, che con grande responsabilità si sono strette, in queste ore, intorno alle istituzioni che stanno concretamente operando, manifestando la volontà di mettere le proprie energie e le proprie strutture a disposizione dello sforzo nazionale e di contribuire a sostenere l'azione dello Stato e del Governo.
Esprimo, quindi, il sentimento unanime di tutta l'Assemblea nel manifestare un profondo ringraziamento all'azione instancabile delle migliaia di soccorritori che, provenienti da tutte le regioni d'Italia, si dedicano ancora oggi, senza sosta, a ricercare i dispersi, curare i feriti, sgomberare le macerie, rendere sicure le strade, fornire assistenza alle migliaia di sfollati.
Rivolgo pertanto un sincero ringraziamento alla Protezione civile, alle forze dell'ordine, ai nostri militari, agli operatori della Croce rossa, agli uomini e alle donne del Servizio sanitario, nonché alle migliaia di volontari che in questi giorni si prodigano per limitare gli effetti della sciagura e lenire le sofferenze delle vittime.
Per esprimere la nostra partecipazione al dolore ed al cordoglio dell'intero Paese, sospendo la seduta per dieci minuti in segno di lutto.
(La seduta, sospesa alle ore 9,50, è ripresa alle ore 10,05).
Sui lavori del Senato
PRESIDENTE. Onorevoli Colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha approvato modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 30 aprile.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento renderà ora un'informativa al Senato sul terremoto in Abruzzo. I rappresentanti dei Gruppi potranno poi intervenire per dieci minuti ciascuno.
Si passerà quindi allo svolgimento delle relazioni sul disegno di legge di conversione del decreto-legge recante misure a sostegno dei settori industriali in crisi, già approvato dalla Camera dei deputati.
Su tale provvedimento il Ministro per i rapporti con il Parlamento ha preannunciato l'intento del Governo di porre la questione di fiducia, in relazione all'imminente scadenza.
I Capigruppo hanno pertanto già provveduto a organizzare i tempi del dibattito. Per la discussione generale sulla fiducia, che si concluderà entro questa sera, anche oltre l'orario di chiusura già previsto, sono state ripartite tra i Gruppi sei ore. Le dichiarazioni di voto finale si svolgeranno domani mattina con inizio alle ore 9. Pertanto la chiama per il voto di fiducia inizierà intorno alle ore 10.
La votazione per l'elezione di due componenti del Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria, già prevista per oggi alle ore 12, è stata rinviata alla ripresa dei lavori dopo le festività pasquali.
Resta confermato che nella settimana dopo Pasqua l'Assemblea non terrà seduta. Peraltro, nel corso di tale settimana potranno convocarsi le Commissioni in relazione ai rispettivi programmi dei lavori, con particolare riguardo agli argomenti iscritti nel calendario dell'Assemblea, nonché ad attività connesse ad interventi relativi al terremoto in Abruzzo.
L'Assemblea tornerà a riunirsi a partire dalla seduta pomeridiana di martedì 21 aprile per la discussione del decreto-legge in materia di atti persecutori, attualmente all'esame della Camera dei deputati. Nel corso di tale settimana saranno inoltre poste all'ordine del giorno mozioni sugli italiani nel mondo, sulle mine antipersona, sui trasporti ferroviari nel Mezzogiorno e sull'embargo a Cuba.
Mercoledì 22 aprile alle ore 12 si procederà alle votazioni per 1'elezione di due componenti ciascuno nei Consigli di presidenza della Giustizia tributaria, della Giustizia amministrativa e della Corte dei conti. Giovedì 23 aprile si voterà per 1'elezione dei quattro componenti effettivi e quattro supplenti della Commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti.
Nella settimana successiva, a partire dalla seduta pomeridiana di martedì 28 aprile, sarà discusso il disegno di legge collegato sul federalismo fiscale. Successivamente si passerà all'esame del disegno di legge collegato su internazionalizzazione imprese ed energia.
Nella seduta pomeridiana di giovedì 30 aprile si svolgeranno interrogazioni a risposta immediata su materie che saranno segnalate dai Gruppi.
Programma dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice Presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - il seguente programma dei lavori del Senato per i mesi di aprile, maggio e giugno 2009:
- Disegno di legge n. 1117-B - Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria; voto finale con la presenza del numero legale)
- Disegno di legge n. 1195. - Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria; voto finale con la presenza del numero legale)
- Disegno di legge n. 740 - Modifiche alla legge 20 luglio 2004, n. 189, in materia di protezione delle foche e di divieto di utilizzo a fini commerciali di pelli di foche e loro derivati (Richiesta di procedimento abbreviato ex articolo 81 del Regolamento)
- Disegno di legge n. 804 - Istituzione di squadre investigative comuni sovranazionali (Richiesta di procedimento abbreviato ex articolo 81 del Regolamento)
- Disegno di legge n. 1006 - Nuove norme in materia di difficoltà specifiche d'apprendimento (Richiesta di procedimento abbreviato ex articolo 81 del Regolamento)
- Disegni di legge di conversione di decreti-legge
- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione competente
- Documenti di bilancio
- Assestamento e Rendiconto del bilancio dello Stato
- Bilancio interno e rendiconto del Senato
- Documenti definiti dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari
- Mozioni
- Interpellanze ed interrogazioni.
Calendario dei lavori dell'Assemblea
PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori fino al 30 aprile 2009:
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Mercoledì |
8 |
aprile |
ant. |
h. 9,30-13 |
- Informativa del Governo sul terremoto in Abruzzo
- Disegno di legge n. 1503 - Decreto-legge n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi (Approvato dalla Camera dei deputati - scade il 12 aprile) |
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" |
" |
" |
pom. |
h. 16,30 |
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|
Giovedì |
9 |
" |
ant. |
h. 9 |
L'Assemblea non terrà seduta nella settimana successiva alle festività pasquali. Nel corso di tale settimana le Commissioni potranno convocarsi in relazione ai rispettivi programmi dei lavori, con particolare riguardo agli argomenti iscritti nel calendario dell'Assemblea, nonché ad attività connesse ad interventi relativi al terremoto in Abruzzo.
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Martedì |
21 |
aprile |
pom. |
h. 16,30-20,30 |
- Disegno di legge n. ... - Decreto-legge n. 11, in materia di atti persecutori (Ove approvato e trasmesso dalla Camera dei deputati - scade il 25 aprile)
- Mozioni ex articolo 157, comma 3, del Regolamento, su: Ø italiani nel mondo; Ø mine antipersona; Ø trasporti ferroviari nel Mezzogiorno; Ø embargo a Cuba
- Votazioni per l'elezione dei Consigli di Presidenza della Giustizia tributaria, della Giustizia amministrativa e della Corte dei conti (votazioni a scrutinio segreto con il sistema elettronico su liste bloccate) (mercoledì 22, ore 12)
- Votazione per l'elezione di quattro componenti effettivi e quattro supplenti della Commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti (giovedì 23, ant.) (*) |
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Mercoledì |
22 |
" |
ant. |
h. 9,30-13,30 |
|
|
" |
" |
" |
pom. |
h. 16,30-20,30 |
|
|
Giovedì |
23 |
" |
ant. |
h. 9,30-14 |
|
|
|
|||||
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Giovedì |
23 |
aprile |
pom. |
h. 16 |
- Interpellanze e interrogazioni |
Gli emendamenti al decreto-legge in materia di atti persecutori dovranno essere presentati entro le ore 15 di lunedì 20 aprile.
(*) In apertura della seduta antimeridiana di giovedì 23 aprile sarà effettuata la chiama dei senatori. Ciascun senatore riceverà una scheda sulla quale dovrà indicare i nominativi di 3 senatori quali componenti effettivi e 3 per i supplenti. Successivamente le urne rimarranno aperte.
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Martedì |
28 |
aprile |
pom. |
h. 16,30-20,30 |
- Disegno di legge n. 1117-B - Federalismo fiscale (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria; voto finale con la presenza del numero legale)
- Disegno di legge n. 1195 - Internazionalizzazione imprese e energia (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria; voto finale con la presenza del numero legale) |
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Mercoledì |
29 |
" |
ant. |
h. 9,30-13,30 |
|
|
" |
" |
" |
pom. |
h. 16,30-20,30 |
|
|
Giovedì |
30 |
" |
ant. |
h. 9,30 |
|
|
|
|||||
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Giovedì |
30 |
aprile |
pom. |
h. 16 |
- Interrogazioni a risposta immediata ex articolo 151-bis del Regolamento |
Gli emendamenti al disegno di legge collegato n. 1117-B (Federalismo fiscale) dovranno essere presentati entro le ore 15 di lunedì 27 aprile.
Il termine per la presentazione degli emendamenti al disegno di legge collegato n. 1195 (Internazionalizzazione imprese e energia) sarà stabilito in relazione ai lavori della Commissione.
Ripartizione dei tempi per la discussione della questione di fiducia
sul disegno di legge n. 1503
(Decreto-legge su sostegno settori industriali in crisi)
(6 ore e 20 minuti, escluse dichiarazioni di voto)
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PdL |
1 h. |
51' |
|
PD |
1 h. |
36'+20' |
|
LNP |
|
44' |
|
IdV |
|
38' |
|
UDC-SVP-Aut |
|
36' |
|
Misto |
|
34' |
|
Dissenzienti |
|
5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. ...
(Decreto-legge in materia di atti persecutori)
(8 ore, escluse dichiarazioni di voto)
|
Relatore |
|
30' |
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Governo |
|
30' |
|
Votazioni |
1 h. |
|
|
Gruppi 6 ore, di cui: |
|
|
|
PdL |
1 h. |
51' |
|
PD |
1 h. |
36' |
|
LNP |
|
44' |
|
IdV |
|
38' |
|
UDC-SVP-Aut |
|
36' |
|
Misto |
|
34' |
|
Dissenzienti |
|
5' |
Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 1117-B
(Federalismo fiscale)
(14 ore, escluse dichiarazioni di voto)
|
Relatore |
1 h. |
|
|
Governo |
1 h. |
|
|
Votazioni |
2 h. |
|
|
Gruppi 10 ore, di cui: |
|
|
|
PdL |
3 h. |
06' |
|
PD |
2 h. |
40' |
|
LNP |
1 h. |
14' |
|
IdV |
1 h. |
03' |
|
UDC-SVP-Aut |
1 h. |
|
|
Misto |
|
56' |
|
Dissenzienti |
|
5' |
Informativa del Governo sul terremoto in Abruzzo e conseguente discussione (ore 10,08)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Governo sul terremoto in Abruzzo».
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione 10 minuti.
Ha facoltà di parlare il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Vito.
VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, come è noto nella notte tra il 5 e il 6 aprile, alle ore 3,32, un fenomeno sismico di magnitudo 5,8 della scala Richter ha colpito il territorio della Provincia dell'Aquila e di altri Comuni della Regione Abruzzo, seguito da successive scosse di forte intensità.
In particolare, nella giornata di ieri 7 aprile e nella scorsa notte si sono verificate ulteriori scosse, di cui le più rilevanti si sono manifestate rispettivamente alle ore 11,38 (di magnitudo 4,7), alle ore 19,47 (di magnitudo 5,3) e alle ore 23,34 (di magnitudo 4.2).
L'evento sismico ha purtroppo provocato crolli diffusi in numerosi Comuni della Provincia dell'Aquila ed in altri Comuni della Regione Abruzzo, causando la perdita di numerose vite umane, numerosi feriti e, data l'estensione dell'evento, il conseguente sgombero di numerosissimi immobili. Ad oggi, il numero dei decessi è purtroppo salito a 250, di cui nel pomeriggio di ieri 17 vittime risultavano ancora in attesa di identificazione da parte della polizia scientifica e dal GIS dell'Arma dei carabinieri.
Data la gravità della situazione, per interpretare il sentimento diffuso in tutto il Paese di profonda commozione, il Consiglio dei ministri si accinge a dichiarare per le prossime giornate una giornata di lutto nazionale.
Attualmente i dispersi risultano 11, i feriti allo stato 1.179, di cui 179 più gravi e perciò trasferiti in strutture ospedaliere fuori della Regione. Circa 150 infine - questa è la notizia più sollevante - sono state le persone estratte vive dalle macerie.
La notizia della gravità dell'evento ha superato i confini nazionali tanto che sinora sono state 35 le Nazioni che hanno offerto al nostro Paese la propria solidarietà nel fronteggiare un'emergenza così grave.
Darò ora conto, Presidente, dello straordinario impegno e dell'immediata attivazione da parte del nostro sistema della Protezione civile e dello straordinario impegno che si sta ininterrottamente manifestando dalle ore 4 dell'altra notte da parte di tutti gli uomini delle Forze armate, delle forze dell'ordine, Polizia e Carabinieri, Guardia di finanza, Corpo forestale, Vigili del fuoco e degli uomini del volontariato. A queste straordinarie persone, Presidente, a nome del Governo, ma so di poter interpretare anche il sentimento suo, dell'Assemblea e del Paese, intendiamo rivolgere il nostro più sentito ringraziamento. (Generali applausi).
A seguito dell'immediata comunicazione da parte dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia relativo all'evento sismico sono state immediatamente contattate tutte le sale operative delle strutture presenti nella sala situazione Italia del Dipartimento della protezione civile e, data l'estrema gravità della situazione apparsa subito tale, alle ore 4 del 6 aprile è stato convocato il Comitato operativo della Protezione civile, presieduto dal dottor Guido Bertolaso, a cui hanno partecipato tutti i rappresentanti delle componenti e delle strutture operative di Protezione civile. Da tale momento la riunione del Comitato operativo è stata ininterrottamente attiva, e lo è tuttora.
Dalle prime ed immediate verifiche effettuate sul territorio sono stati registrati crolli in particolare nel centro storico del capoluogo aquilano ed in numerosi centri minori e limitrofi all'Aquila, tra i quali maggiormente a Paganica, Fossa e Poggio Licenze. Successivamente si è avuta notizia della quasi totale distruzione del centro storico di Onna.
Nel corso della mattina sono subito partiti nove nuclei di Protezione civile diretti nelle località maggiormente colpite e sono state attivate tutte le colonne mobili dei Vigili del fuoco - che intendo qui ringraziare - da tutte le Regioni italiane, ad eccezione naturalmente di quelle della Sicilia e della Sardegna per evidenti ragioni logistiche.
Presso la sede della scuola della Guardia di finanza dell'Aquila è stata istituita la Direzione comando e controllo e successivamente all'Aquila, San Demetrio, Pizzoli, Rocca di Mezzo e Paganica sono stati istituiti 5 centri operativi misti che ospitano 31 aree di ricovero. Possiamo quindi dire che, grazie a questa immediata mobilitazione, è stato prestato immediatamente soccorso e le popolazioni colpite dal terremoto hanno avuto l'immediata percezione della presenza dello Stato. Alle ore 7,30 il dottor Bertolaso, accompagnato dal vice capo della Polizia, dal commissario della Croce rossa italiana, dal capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e da un ulteriore team del Dipartimento nazionale della protezione civile, ha effettuato la prima ricognizione in elicottero sulle aeree interessate dal sisma, mentre sono stati attivati i primi interventi di assistenza alla popolazione colpita.
Sono state allestite 20 tendopoli per un totale di più di 2.416 tende per ospitare fino a 14.500 persone. Si è provveduto ad assicurare la distribuzione giornaliera di circa 18.000 pasti, assicurati da 25 cucine da campo e le persone attualmente assistite sono circa 18.000. Inoltre, già dal 6 aprile la città di Pescasseroli ha reso disponibili 4.000 posti letto in alberghi e campeggi per gli abitanti della Provincia dell'Aquila ed al momento risulta che 907 persone sono ospitate in strutture alberghiere.
Per quanto riguarda le risorse messe a disposizione dalle strutture operative di protezione civile impegnate in emergenza, si evidenzia che al 7 aprile il numero del personale del Dipartimento della protezione civile impiegato nell'attività di coordinamento e verifica dei danni risultava essere di circa 110 unità, mentre il numero delle forze impiegate dall'intero sistema di Protezione civile ammonta a circa 8.000 con la presenza di persone provenienti da 12 Regioni.
Dalle prime ore del mattino del 6 aprile erano disponibili al decollo 59 mezzi aerei a cui si sono aggiunti 9 mezzi aerei già operativi, diventati rispettivamente il giorno seguente 25 ed 11 sono stati quelli impiegati nell'emergenza.
Particolarmente importante è stato l'apporto fornito dalle Forze armate. Tale contributo si è materializzato, sin dalle prime ore dell'emergenza, stante la presenza nella Regione Abruzzo di reparti delle Forze armate dislocati in forma stanziale, con l'intervento di squadre e mezzi specialistici per la ricognizione ed il primo soccorso tratti dal 9° Reggimento alpini e dal 33° Reggimento di artiglieria terrestre "Acqui" con sede all'Aquila e del 123° Reggimento con sede a Chieti. A questi, nel prosieguo dell'emergenza, si sono aggiunti via via assetti specialistici terrestri ed aerei che hanno consentito la costituzione di ben tre task force di Esercito, Marina ed Aeronautica, per un totale di 1.530 unità di personale impiegate e dotate di 96 mezzi speciali (escavatori, ruspe, torri di illuminazione); 104 mezzi ruotati; 20 elicotteri e 7 aerei (mezzi tuttora impiegati nelle zone colpite dal sisma)
Inoltre, l'Esercito, per eventuali ulteriori concorsi in campo sanitario da schierare in zona, ha approntato e resi disponibili un centro sanitario campale per il ricovero e cura ed un posto di medicazione avanzato. Ai suddetti concorsi si è aggiunto l'immediato intervento del personale dell'Arma dei carabinieri, inquadrato nel Comando regionale "Abruzzo", che è stato via via rinforzato da altri 300 Carabinieri provenienti da Regioni limitrofe, nonché dagli assetti specialistici fatti affluire in zona, comprendenti, tra gli altri, 7 unità cinofile per la ricerca di dispersi; 1 nucleo per l'identificazione delle vittime di disastri; un'aliquota del Comando carabinieri per la tutela della salute (in particolare addetta al controllo della salubrità delle acque); 16 stazioni mobili in sostituzione delle caserme particolarmente danneggiate, che sono state dislocate nelle località specificatamente colpite dal sisma; 2 elicotteri impiegati in volo con compiti di ricognizione e trasmissione delle immagini; inoltre, nuclei di collegamento dotati di apparati satellitari avanzati sono anche essi presenti nelle zone colpite dal sisma.
Come dicevo, è stato particolarmente importante inoltre, sin dall'inizio della gestione dell'emergenza, il ruolo dei Vigili del fuoco. Alle ore 7 del 6 aprile erano già presenti sul posto circa 300 uomini, con circa 100 mezzi operativi. Per effettuare le ricognizioni delle aree sinistrate e per soccorrere i superstiti, alle prime luci dell'alba, appena è stato possibile, sono decollati 4 elicotteri provenienti dai reparti volo di Pescara, Bologna e Roma, con equipaggio integrato con aerosoccorritori dei Vigili del fuoco, specializzati in tecniche speleo-alpinistiche.
Nelle ore successive, le forze in campo sono ulteriormente aumentate, sino ad arrivare, intorno alle ore 18, a circa 1.200 unità operative, con oltre 600 mezzi impegnati sul territorio.
Contemporaneamente sono state impiegate le colonne mobili operative del Corpo nazionale dei vigili del fuoco della Toscana e dell'Emilia-Romagna. Sempre alle ore 18 il Corpo aveva anche reso operativi circa 50 funzionari tecnici specializzati in verifiche della stabilità delle strutture, 40 mezzi speciali movimento terra, 40 unità cinofile, 13 squadre, per un totale di oltre 90 unità specializzate in tecniche speleo-alpino-fluviali, 6 squadre specialistiche per la ricerca delle persone sotto le macerie con attrezzature specifiche di alta tecnologia, quali geofoni, termocamere, attrezzature per il taglio del cemento armato. Moltissime sono state quindi le persone soccorse e messe in sicurezza, delle quali, come dicevo prima, oltre 100 estratte vive dalle macerie.
Il Corpo nazionale dei vigili del fuoco ha allestito quattro campi base presso la scuola della Guardia di finanza, in località Coppito, in provincia dell'Aquila, a Pizzoli-Arischia, nel campo sportivo di Barisciano ed a Monticchio.
Alle 18 del 7 aprile, cioè alla data di ieri, risultavano operanti sul territorio colpito dal terremoto 168 sezioni operative provenienti da tutte le Regioni d'Italia, per un totale di 2.386 unità operative, con 83 funzionari tecnici direttivi (ingegneri ed architetti), 13 squadre (per un totale di 90 unità specializzate), 6 squadre specialistiche per la ricerca delle persone sotto le macerie.
Vengono attualmente impiegati circa 1.000 mezzi, tra cui 51 mezzi speciali movimento terra e relative strutture di supporto, 24 autoscale, 8 autogru, 30 torri faro, 3 mezzi mobili attrezzati per la trasmissione satellitare, 3 ponti radio mobili e 4 elicotteri. Si sta predisponendo l'invio di 3 autobotti per la fornitura di 52.000 litri di acqua potabile provenienti dai comandi della Campania, 1 autobotte di gasolio per automezzi dal comando di Asti, e 2 autobotti per combustibile avio dai comandi di Bologna e di Pescara.
Per quanto riguarda l'impiego delle Forze di polizia, altra struttura operativa, alle ore 14 del 7 aprile scorso nelle zone colpite dall'evento calamitoso, erano presenti 1.724 unità, di cui 566 della Polizia di Stato, 460 dell'Arma dei carabinieri, 318 della Guardia di finanza. Alla stessa data erano anche operative 380 unità del Corpo forestale dello Stato.
Per garantire l'ordine pubblico e per le esigenze di soccorso risultano anche impiegate 220 unità dei reparti mobili di Roma, Napoli, Bologna, Bari e della scuola di Senigallia. Sono state impiegate oltre 30 pattuglie per gli interventi di soccorso e la gestione della viabilità, mentre è stato disposto l'invio di ulteriori 26 pattuglie di rinforzo provenienti dai compartimenti del Lazio, delle Marche, della Toscana, della Campania, del Molise e dell'Umbria. Inoltre, dalle prime ore del mattino del 6 aprile erano disponibili al decollo 59 mezzi aerei, a cui si sono aggiunti il giorno successivo 9 mezzi aerei già operativi e 11 impiegati nell'emergenza.
Relativamente, poi, al contributo fornito dal mondo del volontariato, dai dati in possesso del Dipartimento della protezione civile, risulta che nella giornata di ieri il numero delle organizzazioni nazionali di volontariato di protezione civile attivate assommava a 17, per un totale di 941 unità operative presenti in loco, raggiunte da un primo scaglione di 245 unità e, successivamente, da un altro scaglione composto da 243 unità, affiancate dalla Croce rossa italiana e dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico. A tali forze vanno aggiunti i volontari delle colonne mobili di soccorso aggregati a quelle dei vigili urbani provenienti dalle diverse Regioni del nostro Paese. Il Comune di Roma ha messo a disposizione i mezzi della propria colonna mobile.
Per quanto riguarda i servizi essenziali alla popolazione, sulla rete elettrica dell'Aquila già da ieri risultavano disalimentate solo circa 4.000 utenze, mentre si segnalavano criticità limitate relative alla capacità telefonica della rete mobile che si sta provvedendo a ripristinare con interventi di riparazione e di potenziamento finalizzati ad aumentare sensibilmente la capacità di traffico telefonico. La società ENEL ha messo a disposizione 30 gruppi elettrogeni per alimentare una tendopoli da 10.000 persone.
Sono stati, inoltre, predisposti mezzi mobili sostitutivi dei servizi postali pronti ad essere inviati in loco laddove risultasse necessario, in quanto 51 uffici postali presenti nella zona dell'evento sono in fase di verifica di agibilità post-sisma.
L'evento in questione - come sempre accade in questi casi - ha determinato carenze idriche in tutti i Comuni del teramano a nord del comprensorio gestito dall'Azienda acquedottistica, mentre per evidenti ragioni di sicurezza e prudenza la rete del gas è stata disalimentata su richiesta dei Vigili del fuoco.
Per quanto concerne la viabilità sulla cui funzionalità, già dal pomeriggio del 6 aprile sono stati avviati gli accertamenti di sicurezza. Ad oggi la A24 nel tratto Roma-L'Aquila è interdetta solo ai mezzi superiori alle 7,5 tonnellate per facilitare il transito dei mezzi di soccorso, mentre è completamente chiuso al traffico solo il tratto tra Aquila Ovest e Assergi in entrambe le direzioni solo per motivi tecnici. La A25 è ancora interdetta solo al traffico pesante e nel tratto tra Pratola e Bussi Popoli è interrotta per verifiche tecniche. Gravi lesioni strutturali continuano ad interessare la strada statale 5 Tiburtina Valeria, che dal pomeriggio del 6 aprile risulta interrotta dal chilometro 160 al chilometro 169 per la caduta di massi con conseguente deviazione del traffico sulla strada provinciale 9, mentre dal chilometro 176 al chilometro 176,4 è inibita al traffico a causa di un cedimento strutturale in località Corfinio con conseguente deviazione del traffico sulla strada statale 5-dir.
Il traffico sulla strada statale 696 risulta tuttora rallentato per la presenza di massi sulla carreggiata e la strada statale 81 in località Penne S. Andrea per la presenza di una chiesa pericolante.
Per quanto concerne il traffico su rotaia, lo stesso pomeriggio le Ferrovie dello Stato hanno comunicato che rimaneva interrotto il traffico sulla linea proveniente da Sulmona e su quella per L'Aquila, mentre già dalle ore 20 del 6 aprile sono stati completamente ripristinati i collegamenti tra Roma e L'Aquila.
A seguito delle forti scosse verificatesi ieri ed in particolare a seguito di quella manifestatasi alle ore 23,34, le Ferrovie dello Stato hanno dovuto provvedere a verificare lo stato di sicurezza di alcuni ponti della Provincia, bloccando il transito di quattro convogli di cui uno prima del ponte ferroviario che insiste sul tratto di territorio sito tra Scafa e Torre dei Passeri. In proposito, preme evidenziare che la società della rete Ferrovie italiane ha messo a disposizione otto carrozze letto e una carrozza ferroviaria per la preparazione di pasti caldi, nonché due treni, situati rispettivamente uno a Pescara e l'altro a Roma, con la possibilità di ospitare circa 400 passeggeri ciascuno.
Infine, si rende noto che già a partire dalla giornata odierna verrà avviata l'attività di analisi, verifica e stima dei danni. Per effettuare, dunque, la verifica dell'agibilità degli edifici è stata costituita una commissione mista che, per le relative operazioni potrà contare sulla collaborazione di 1.000-1.500 tecnici specializzati, composta anche da rappresentanti del Ministero dei beni culturali per i danni che sono stati recati allo straordinario patrimonio artistico, archeologico e culturale della nostra Regione Abruzzo.
Queste sono state le immediate iniziative, tuttora in corso, assunte sul fronte del soccorso e della verifica dei danni. Darò ora brevemente conto, Presidente e onorevoli senatori, delle iniziative assunte dal Governo.
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha rinunciato ad andare al previsto summit a Mosca per potersi recare già nelle primissime ore del giorno del sisma nel Comune dell'Aquila, per salvaguardare l'incolumità dei cittadini coinvolti e favorire il repentino ritorno alle loro normali condizioni di vita, ha provveduto a nominare nella stessa notte in cui si è verificato il sisma, in qualità di commissario delegato per l'adozione di ogni indispensabile iniziativa, il capo del Dipartimento della protezione civile.
Nella stessa giornata di lunedì è stato convocato in seduta straordinaria, e si è riunito alle ore 19, il Consiglio dei ministri, che ha proceduto alla dichiarazione dello stato di emergenza, ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge n. 225 del 1992. Il Consiglio dei ministri ha anche provveduto a nominare il nuovo prefetto dell'Aquila, sulla persona del dottor Franco Gabrielli, che ha immediatamente raggiunto la città abruzzese. La nomina si è resa necessaria a seguito del pensionamento del precedente titolare, avvenuto il 1° aprile scorso. Nel corso della stessa giornata è stata emanata l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3753, recante i primi interventi per fronteggiare l'evento.
Al commissario delegato, dottor Guido Bertolaso, è stato assegnato il compito di assicurare ogni forma di tutela degli interessi pubblici primari delle popolazioni interessate, nonché ogni misura idonea al superamento del contesto emergenziale per la salvaguardia delle vite umane.
Tra l'altro, il provvedimento citato autorizza il Presidente della Regione Abruzzo ed i sindaci dei Comuni interessati ad avviare tutte le attività urgenti a garantire il necessario sostegno alla popolazione ed un'adeguata sistemazione per tutti quei cittadini impossibilitati a rientrare nelle loro abitazioni.
Presso ciascun Comune sono stati già costituiti gruppi di rilevamento per censire lo stato di agibilità degli edifici pubblici e privati. Tali gruppi sono composti da tecnici qualificati appartenenti alle amministrazioni dello Stato e agli enti pubblici. Tra le altre iniziative indispensabili per favorire un rapido ritorno alla vita ordinaria, nell'ordinanza è stata concessa al Dipartimento della protezione civile l'autorizzazione a ricevere e impiegare per i predetti fini le risorse derivanti dalle donazioni e dagli atti di liberalità che numerosissimi stanno pervenendo da tutto il territorio del nostro Paese, nonché altre misure per assicurare la sospensione dei termini degli adempimenti tributari, previdenziali e contributivi.
Con l'occasione, Presidente, mi permetta di ringraziare a nome del Governo lei e tutti gli onorevoli senatori per la nobile iniziativa, che ha poc'anzi annunciato, di contribuire in maniera così rilevante a favore delle popolazioni interessate dal sisma.
Il Governo, nelle prossime ore e nelle prossime giornate, a partire dalla riunione del Consiglio dei ministri che si terrà domattina, assumerà inoltre, attraverso gli opportuni strumenti, tutte le altre iniziative urgenti ritenute indispensabili.
Signor Presidente, come ha ricordato anche lei poco fa nel messaggio di cordoglio che ha pronunciato di fronte all'Assemblea, è nei momenti tragici che l'Italia dimostra di essere una Nazione con straordinarie virtù morali e civili. La prova di coesione e partecipazione civile e morale che sta emergendo deve necessariamente trovare corrispondenza nella risposta che le istituzioni saranno in grado di porre in essere.
Ringrazio per questo tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, dell'intero Parlamento per il clima di profondo rispetto, partecipazione e leale collaborazione con il Governo che si sta realizzando in questi giorni. Credo che questo sia il modo migliore, insieme a quello auspicato dalle popolazioni locali, per iniziare immediatamente, in uno spirito di leale collaborazione, il processo di ricostruzione nella Regione abruzzese. (Generali applausi).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Governo.
È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.
*LEGNINI (PD). Signor Presidente, ringrazio il Governo, attraverso il ministro Vito, per le informazioni che ci ha fornito questa mattina e per l'attività svolta in questi giorni. Mi associo a tutte le parole di cordoglio e ai ringraziamenti che lei, signor Presidente, ha formulato in apertura di seduta.
La tragedia che si sta consumando all'Aquila e in decine di Paesi del circondario è enorme: le televisioni, la stampa e la rete ci hanno fornito ogni sorta di immagini e racconti strazianti, che non voglio qui commentare, perché a tutti è chiara l'enormità dei danni e delle sofferenze.
Oltre ai morti, ai feriti e agli sfollati, voglio richiamare quattro immagini, che a mio avviso simboleggiano più di altre la drammaticità di quanto è accaduto: il crollo del Palazzo del Governo, la Prefettura, che era stata individuata quale sede del coordinamento degli interventi di Protezione civile; la sorte di un grande ospedale, inaugurato meno di dieci anni fa, che doveva essere sicuro per garantire cure immediate alle migliaia di feriti, e che invece è gravemente lesionato e totalmente inagibile; il crollo della Casa dello studente, con la morte di molti ragazzi e di una università dove si stava costruendo il futuro - ora spezzato - di 30.000 giovani e si alimentava una parte importante dell'economia della città; il crollo della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più belli d'Italia, che aveva resistito dal 1200 ad oggi ad ogni sorta di calamità, anche sismica, e che rappresentava, più delle altre centinaia di beni culturali distrutti, la possibilità di costruire un futuro per quella economia in grave difficoltà da molti anni.
Quattro simboli che connotano l'intensità e la specialità di questa tragedia, che non è solo nel numero dei morti e dei feriti o nell'entità dei danni al patrimonio abitativo e alle infrastrutture, ma nel fatto che, a differenza delle altre simili tragedie, di cui abbiamo viva memoria negli ultimi 40 anni (dal Belice al Friuli, all'Irpinia, fino al Molise, all'Umbria e alle Marche), sono state colpite le funzioni vitali, pubbliche e private, di una città capoluogo di provincia e di regione.
Il Comune, la Provincia, la Regione, l'ospedale, l'università e le scuole, gli uffici giudiziari, la prefettura, la questura, i Carabinieri, la Polizia, i Vigili del fuoco, l'ANAS, la Corte dei conti, gli uffici finanziari, l'INPS, l'INAIL e tutti gli altri uffici pubblici sono senza casa e senza mezzi, non possono e non potranno funzionare, non sappiamo per quanto tempo.
Il Sindaco, il presidente della Provincia, il questore, il prefetto e quanti altri incaricati di un pubblico ufficio sono senza ufficio e senza casa. Decine di migliaia di attività economiche e professionali hanno totalmente cessato qualunque attività. Anche per questo il terremoto in Abruzzo non è come gli altri e di questo credo non vi sia ancora sufficiente consapevolezza, così come non sono ad oggi calcolabili gli effetti sulla vita anche dei territori non direttamente colpiti dal sisma per effetto della paralisi di molte funzioni pubbliche regionali che avevano sede appunto nel capoluogo di Regione.
Nella giornata di ieri, dopo aver visionato con il presidente Marini e con le autorità locali i luoghi del disastro ed aver constatato le atroci sofferenze delle persone, ci siamo a lungo fermati nel centro storico dell'Aquila, una città fantasma, muta e trasfigurata, e ci siamo più volte chiesti quando potrà ripartire. Saranno sufficienti mesi o occorreranno anni? Abbiamo rivolto questa domanda anche al dottor Bertolaso e neanche lui, con la sua esperienza, è stato in grado di fare previsioni.
Lo Stato ha risposto prontamente, i soccorsi sono arrivati, anche se ad oggi manca ancora molto: mancano ancora tende e bagni chimici, coperte e molti altri beni. La solidarietà concreta del popolo abruzzese e italiano e di altri Stati, le cui offerte mi guarderei bene dal rifiutare, è stata ed è straordinaria, ma voglio qui oggi annotare che questa volta il programma di rinascita civile ed economica, i progetti di ricostruzione non possono seguire vecchi e lenti riti. Occorrono risorse, soldi veri, probabilmente alcuni miliardi di euro, gran parte dei quali da mettere a disposizione subito o comunque in tempi brevi.
Conosciamo le difficoltà del bilancio dello Stato e sappiamo per certo che se non si assumerà questa tragedia come una priorità nazionale, con ogni conseguenza, come ad esempio ritardare altri investimenti infrastrutturali ed altri programmi per poter ottenere l'immediata disponibilità di risorse, non ce la faremo. Prima di parlare di new town sarebbe bene pensare e programmare come far ripartire quella città e quella Regione.
Noi, il Partito Democratico, abbiamo subito e senza esitazione offerto la nostra collaborazione al Governo e ci faremo carico nei prossimi giorni di formulare proposte precise anche di carattere finanziario. Questa disponibilità però non può essere interpretata come remissività. Vigileremo, non ci basteranno le parole, ad ogni impegno dovranno seguire fatti concreti. Ci attende un lavoro duro e noi - statene certi - faremo la nostra parte. Lo dobbiamo a quei bambini e giovani studenti morti; lo dobbiamo all'Abruzzo e a tutto il Paese. (Generali applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Stefano. Ne ha facoltà.
DI STEFANO (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, desidero innanzitutto ringraziare per la sensibilità di quanti, a cominciare da lei, Presidente, hanno voluto testimoniare, con atti concreti come la sottoscrizione, la vicinanza al dramma che ha colpito la nostra Regione, il mio Abruzzo.
Un ringraziamento particolare e sentito va in primo luogo al presidente Berlusconi e al Governo, il quale ha fatto sentire la sua vicinanza non soltanto con la presenza quotidiana (anche oggi) in Abruzzo, insieme al ministro Zaia, a portare gli aiuti della Coldiretti e delle altre organizzazioni ai terremotati, ma anche con un'azione quasi istantanea, se è vero com'è vero che quell'altra splendida figura del Governo, il sottosegretario Bertolaso, dopo poche ore dal sisma è arrivato all'Aquila e ha cominciato un instancabile lavoro di coordinamento e di soccorso che non ha pari e che nobilita l'azione di questo Governo e dell'Italia tutta.
Un ringraziamento va alle forze dell'ordine, alle Forze armate, ai Vigili del fuoco e ai tanti volontari, alle Regioni che ieri, per la prima volta, tutte insieme hanno dato dimostrazione di vicinanza alla nostra Regione. Un ringraziamento particolare, infine, al cuore degli italiani, che si è fatto sentire in tutte le sue forme e in tutti i momenti attraverso la disponibilità a venire in Abruzzo e il desiderio di mobilitarsi. Se tutto questo è avvenuto è anche perché - e concludo con i ringraziamenti - questa volta, soprattutto questa volta, tutti i mezzi di comunicazione hanno fatto degnamente il proprio lavoro, riportando senza spettacolarizzazioni, seppure nella crudezza del momento, ogni passaggio di queste drammatiche ore, sensibilizzando così l'attenzione dell'Italia, anche oltre i suoi confini.
Ci saranno momenti in cui analizzeremo cosa fare. Il Governo ha già annunciato provvedimenti straordinari, a partire dall'immediato aiuto ai processi di ricostruzione, una ricostruzione non soltanto edificatoria ma anche economica, di un'economia che è spezzata, perché questo è un terremoto particolare rispetto a tanti altri che sfortunatamente hanno colpito la nostra Italia. In questo caso, credo per la prima volta, purtroppo, l'epicentro cade in una città capoluogo di Regione, bloccando così non soltanto l'anima ma anche il cuore e il cervello della nostra terra.
Sulle varie considerazioni e su quanto ci sarà da lavorare, lo vedremo nei prossimi giorni: ci saranno altre sedi e momenti diversi per approfondire e soffermarci sull'argomento. Io oggi voglio soltanto ricordare qualche passaggio di quanto abbiamo visto, così come diceva poco fa anche il collega Legnini.
Tra i tanti drammi che ci sono in queste ore, per chi come me, come lui, come tanti di noi reduci fino a qualche ora fa dalle macerie della città dell'Aquila, credo ci sia un'immagine simbolo di questa tragedia: la Casa dello studente. In quella sede, infatti, hanno perso la vita tanti giovani che sono - o che erano - la speranza del nostro futuro, di tutto il Paese perché ovviamente in una Casa dello studente ci sono universitari fuori sede provenienti da ogni parte della nostra Italia, che sono rimasti coinvolti in questo dramma.
Signor Presidente, questo terribile cataclisma ha spezzato l'esistenza di tanti, ha segnato i percorsi di vita di tutti noi abruzzesi, ha distrutto l'economia di un territorio così vasto, il patrimonio monumentale, quello dei luoghi di culto, la cultura e la storia di una parte dell'Abruzzo. Credo però che le immagini di questi giorni abbiano testimoniato che c'è qualcosa che questo sisma non ha potuto spezzare: la dignità e l'orgoglio di un popolo, che, appunto, con dignità, orgoglio e fierezza, se l'Italia intera ci sarà vicino, saprà dimostrare di potersi rialzare, riprendersi e ricostruire tutto meglio di prima in nome di quell'amore che tutti noi nutriamo per la nostra terra. (Generali applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, ringrazio il Governo per l'informativa che ha reso tempestivamente al Parlamento.
Vengo anch'io da una Regione che ha vissuto molte volte, troppe, queste tragiche e dolorose esperienze; pertanto il mio primo pensiero va alle oltre 200 vittime e all'immenso dolore dei loro familiari così duramente provati.
Permettetemi di esprimere innanzitutto, a nome mio personale e del Gruppo parlamentare che qui rappresento, l'apprezzamento e il sostegno all'azione tempestiva del Governo che sin da subito, sotto il coordinamento della Protezione civile nazionale, ha operato e sta continuando ad operare in modo efficace per la soluzione dei problemi, tanti e drammatici, in cui versa la popolazione colpita dall'evento sismico.
L'Aquila per noi diventa la nuova tappa di un lungo calvario che racconta della storia complessa e complessiva del nostro Paese e, permettetemi di dirlo, anche del nostro Mezzogiorno. Dopo Gibellina, Gemona, Sant'Angelo dei Lombardi, Sarno, San Giuliano, dovremo ricordarci di Onna, di Paganica, di Castelnuovo. Vi è quasi un carattere selettivo in queste tragedie ed in questo dolore indicibile che svelano pezzi sconosciuti d'Italia e che raccontano cose su cui dovremmo interrogarci di più quando costruiamo l'agenda della politica.
La nostra attenzione non deve però finire nel recinto dell'epicentro e durare lo spazio dell'emozione che rimbalza attraverso il circuito mediatico. Sappiamo che i Comuni coinvolti da questo evento sismico sono molti e che vi è stato un esodo forzato di intere comunità. Il dramma degli sfollati è molto profondo: è il dramma dello sradicamento, soprattutto per i più anziani, che si unisce al dolore indicibile della perdita dei propri cari.
L'Italia intera si è stretta intorno all'Abruzzo, ad una comunità che fa del coraggio, della determinazione, dell'orgoglio e della dignità un tratto distintivo del carattere. E all'Aquila in queste ore è stata resa testimonianza di quella trama più intima della nostra coscienza civile che fa giustizia di quegli egoismi che, troppo spesso, sembrano prevalere nel dibattito politico quotidiano.
È stato detto che non è questo il momento delle polemiche. È vero. In questi giorni abbiamo potuto vedere concretamente e apprezzare la macchina dei soccorsi, il lavoro instancabile degli operatori della Protezione civile, dei militari delle forze dell'ordine e dei tanti volontari. Abbiamo potuto comprendere anche quanto inutili fossero talune polemiche costruite sui media. Polemiche di cartapesta, come quella di dire che questa catastrofe si poteva evitare. Sappiamo bene che non è così. Non lo è mai stato e, forse, non sarà mai possibile evitarlo.
Vorremmo però che, spenti i riflettori, non si spegnesse l'attenzione della politica. Non c'è tragedia che non abbia aperto cantieri e avviato una ricostruzione. Nella storia di questo Paese, però, troppe volte il provvisorio è diventato definitivo. E questo non deve più accadere.
L'azione del Governo è stata incisiva, sin da subito. Il terremoto, immane tragedia, non deve abbattere insieme alle case le nostre comunità, ma il giorno dopo deve portare con sé una vera occasione di riscatto civile per quelle popolazioni che abitano luoghi a volte ritenuti periferici. Dobbiamo dare il segnale che questo Paese è cresciuto e che la ricostruzione di quel territorio, facendo tesoro dei molti errori del passato, sarà efficace, tempestiva e rispettosa dell'originalità di quei luoghi.
Ricordo che dopo un'altra tragedia, quella che sconvolse la comunità di San Giuliano di Puglia, in Molise, l'allora Capo dello Stato, il presidente emerito Ciampi, ebbe a usare parole forti; in particolare disse: «Noi adulti non avevamo provveduto alla sicurezza ed alla protezione dei più piccoli».
Vi è da riflettere ancora oggi su tali parole. Tanto più se si pensa che la normativa predisposta subito dopo la tragedia di San Giuliano, a distanza di sei anni da quel terribile evento, non è mai entrata in vigore. Siamo andati avanti di proroga in proroga e ad oggi ancora non l'abbiamo approvata. Questo non è accettabile per un Paese civile e moderno. Ho voluto ricordare le parole del presidente Ciampi perché esse ci aiutano anche a non degenerare nella polemica più meschina, quella che cerca i ritagli di responsabilità del contingente, quella che vive nello spazio effimero del teatrino di Palazzo. Tuttavia, l'espressione «noi adulti» non è precisa. L'espressione precisa è la seguente: «Le classi dirigenti di questo Paese, ancora una volta, non hanno provveduto alla sicurezza ed alla protezione dei più piccoli».
Mi riferisco alla responsabilità di chi pensa che l'opera pubblica di messa in sicurezza del nostro territorio sia soltanto argomento per i dibattiti o per qualche seminario culturale, di chi non riesce a fare una radiografia precisa dello stato delle nostre città, delle nostre coste, delle nostre alture, dei nostri fiumi.
Usiamo troppo facilmente l'espressione «calamità naturale». È chiaramente presente un elemento dì fatalità in queste vicende drammatiche, che portano con sé morte e distruzione, tanto più quando si è in presenza di un evento come un terremoto; tuttavia, l'espressione «calamità naturale» tante volte è fuorviante, perché la verità è che una parte significativa degli effetti di morte e devastazione derivano da un altro genere di calamità: l'incuria e la disinvoltura umana che quasi sempre è mossa dalla ricerca del profitto personale a danno delle collettività. Attengono alle responsabilità di chi ha vissuto il territorio come un'area di mercificazione o peggio di saccheggio, di chi ha costruito sulle falde e sulla sabbia, di chi ha costruito risparmiando sui materiali di costruzione, di chi ha bucato le alture, di chi ha disboscato, di chi ha inquinato i fiumi.
È necessario, dunque, affrontare il dibattito sulla ricostruzione e sul progressivo degrado del nostro Paese, in primo luogo perché ricostruzione significhi, fuori da qualsivoglia manipolazione, rifondazione delle identità ferite, di quel patrimonio prezioso di Comuni piccoli come presepi, che sono lì arroccati nell'Appennino abruzzese e, in secondo luogo, perché il nostro futuro possa essere non sempre e solo governo dell'emergenza, bensì interventi di prevenzione e di risanamento di un territorio così fragile e così esposto a rischi e danni. Sono quei danni che provocano dolori immani come quelli che ognuno di noi in queste ore ha potuto verificare nell'aquilano e che speriamo di non dover più rivedere. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, signor ministro Vito, colleghi senatori, ci uniamo al cordoglio espresso dalla Presidenza nel ricordo delle vittime del violento terremoto che ha colpito l'Abruzzo nella notte tra domenica e lunedì e che procurato danni ingenti alla città dell'Aquila e ai Comuni limitrofi.
In questo momento il nostro pensiero e la nostra preoccupazione sono rivolti a quelle tante famiglie colpite dal sisma: a chi ha perso un parente o un amico, a chi ha visto la propria casa ridursi in macerie. A loro esprimiamo solidarietà e vicinanza, oltre a garantire l'impegno nostro e delle istituzioni che rappresentiamo per garantire e assicurare uno standard accettabile di vita in questa situazione di emergenza e per un più rapido possibile ritorno ad una degna quotidianità.
Come già ricordato dal Presidente e dal rappresentante del Governo, anche noi ci associamo con un particolare elogio ai volontari, alla Protezione civile, alla Croce rossa italiana, ai Vigili del fuoco e a tutte le forze dell'ordine, per aver lavorato in queste ore nelle zone terremotate con la professionalità, il coraggio e la competenza di sempre. Se il bilancio delle vittime è stato in qualche modo contenuto, se 150 persone sono state estratte vive dalle macerie, l'ultima delle quali a 42 ore dai crolli, lo dobbiamo a loro.
Ai Vigili del fuoco mi sia consentito poi un particolare ringraziamento per come hanno lavorato e lavorano in queste ore e questi giorni in Abruzzo, dimostrando un'abnegazione e un attaccamento a valori di solidarietà ed efficienza di gran lunga superiori ai mezzi e alle risorse che si mettono a loro disposizione. Ci sembra giusto ricordare in questa sede Marco Cavagna, caposquadra dei Vigili del fuoco di Bergamo, stroncato dalla fatica dei soccorsi.
Ma un grande contributo sta arrivando anche dalla società civile, dai tanti concittadini che di fronte alle sofferenze dei loro vicini non si sono risparmiati, portando conforto alle persone in difficoltà, aiutando chi è preposto al recupero dei sopravvissuti. Una mobilitazione allargata in breve tempo su scala nazionale, anche attraverso l'aiuto di giornali, TV, Internet, con raccolte di fondi e catene di solidarietà volte a risolvere l'emergenza sangue e a fornire beni di prima necessità ai rifugiati, con la nascita di punti di raccolta spontanei nelle varie città italiane, a testimonianza della vera identità di un Paese e a dispetto di chi ci dipinge sempre in maniera caricaturale.
Ribadiamo il nostro appoggio al Governo per tutte le iniziative che vorrà mettere e che ha già messo in atto per far fronte all'emergenza e apprezziamo gli sforzi che fin qui ha profuso.
E a proposito di iniziative istituzionali, siamo felici di aderire fin da subito e con entusiasmo, signor Presidente, anche alla sua iniziativa di una sottoscrizione aperta a tutti i soggetti del Senato, parlamentari ma anche dipendenti, a favore delle vittime di questo terremoto. Anche noi ringraziamo i colleghi senatori a vita Ciampi e Colombo per la particolare generosità dimostrata e personalmente dichiaro la mia disponibilità a devolvere l'indennità parlamentare di aprile in favore delle vittime del terremoto.
Di particolare rilevanza ci è parsa inoltre la generosità dimostrata da molti Paesi esteri nei confronti dell'Italia i quali hanno messo a disposizione fin da subito aiuti ed esperienza accumulata in tanti interventi di emergenza di questo tipo; ausili di cui il Governo per ora ha deciso, come è nel suo pieno diritto, di non avvalersi, ad eccezione di quelli offerti dagli Stati Uniti.
La reazione degli italiani, uniti e solidali di fronte alla sventura di tanti loro connazionali, è stata quindi accompagnata da una politica responsabile e davvero a fianco dei cittadini. Per una volta sono cessate le sterili polemiche e si è riscoperta quella unità di intenti tra maggioranza e opposizione che servirebbe davvero al Paese in questa fase di crisi economica. Si è detto: la tragedia in Abruzzo si poteva evitare. Ma di fronte al susseguirsi degli avvenimenti, alla grave emergenza, si è data giusta precedenza alle soluzioni immediate, convinti che arriverà, e guai se non arrivasse, il tempo di accertare le eventuali responsabilità.
Colleghi senatori, quando la natura colpisce con questa forza d'urto sembra che all'uomo non resti che arginare e limitare i danni. Ma tragedie come quelle avvenute in Abruzzo e prima ancora nel Belice, in Umbria, in Molise, in Irpinia, solo per citare le più recenti, ci ricordano che spesso imperizie e negligenze hanno reso ancor più grave il bilancio delle vittime. Innanzitutto, occorre adeguare le abitazioni a standard di sicurezza antisismici, fin dal prossimo piano casa. Sappiamo che su questo tema l'Italia è in netto ritardo, come sappiamo che c'è già la volontà del Governo di intervenire in questo senso.
Le nostre regole antisismiche vivono di proroghe dal 2005 e, secondo recenti stime, in Italia ci sono circa 80.000 edifici pubblici da consolidare e 9.000 scuole situate in aree a rischio e realizzate senza criteri antisismici. In totale, poi, il 65 per cento delle abitazioni civili della Penisola risulta poco sicuro. Né abbiamo la certezza che gli edifici costruiti con criteri antisismici siano davvero sicuri in caso di terremoto. All'Aquila ne abbiamo avuto, purtroppo, una triste dimostrazione: abitazioni ed importanti strutture pubbliche sono collassate con sconcertante facilità di fronte al terremoto, segno che le misure finora adottate per la messa in sicurezza degli edifici non sono bastate ad evitare violazioni e truffe nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni comunali di cui solo oggi viene pagato il drammatico prezzo. Bisogna accertare anche penalmente le responsabilità di imprese, progettisti, collaudatori, tecnici ed amministratori che hanno consentito la realizzazione di opere non a norma.
All'adeguamento dell'edilizia a reali criteri antisismici deve poi seguire il costante potenziamento e l'aggiornamento delle tecniche di monitoraggio per tentare di prevedere e, quindi, eventualmente limitare i danni in caso di calamità naturali.
Bisognerà poi impegnarsi attivamente per ricostruire laddove una catastrofe ha distrutto, per permettere alla popolazione di ripartire e di non vivere perennemente nello status di terremotati. Quando si spegneranno le luci delle telecamere, infatti, non siamo certi che tutti continueranno a dimostrare la stessa solidarietà promessa e che molti problemi per gli sfollati non resteranno irrisolti. Non si può pensare che le persone possano essere condannate a vivere tutto il resto della loro vita in container, per quanto molto più accoglienti e a norma delle baracche. Bisogna, insomma, evitare che i sopravvissuti ad un terremoto debbano vivere condizionati da questa esperienza per sempre, nella vita di tutti i giorni, oltre che nel ricordo.
Nell'Abruzzo il terremoto non solo ha raso al suolo città, ma ha reso irreversibile la già grave crisi economica ed occupazionale. Noi dobbiamo lavorare non solo per la completa ricostruzione: dobbiamo lavorare per ricostruire anche un nuovo e virtuoso sistema economico che rilanci lo sviluppo di quei territori.
Signor Presidente, cari colleghi, anche da un evento drammatico come il terremoto in Abruzzo si possono ricavare segnali e spunti di positività. Su tutti, una ritrovata coesione nazionale, a partire dai cittadini, certo, ma anche da una politica che è tornata in qualche modo ad avvicinarsi alla gente. Quando la politica si occupa di cose concrete, non si perde in un bicchier d'acqua e capisce la differenza tra la polemica inutile ed il momento in cui si deve lavorare in concordia, solo allora ritrova un legame con i cittadini.
Signor Presidente, colleghi senatori, ora è il momento della responsabilità e della solidarietà nazionale per le popolazioni dell'Abruzzo, così duramente colpite da questo terremoto. Impegniamoci tutti, con serietà e senza troppe parole. Sperando che, una volta passata l'emergenza, non si debba aspettare un altro dramma per ritrovare lo spirito costruttivo di questi giorni. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut, IdV e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascitelli. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero ringraziare lei e l'intera Assemblea per le parole di vicinanza e per gli atti di solidarietà che l'intero Senato ha inteso assumere nei confronti della mia Regione, l'Abruzzo.
Credo che il dovere primario di tutti noi in questo momento sia soprattutto quello di far uscire dall'emergenza le popolazioni dell'Aquila e dei Comuni vicini. Dobbiamo assistere i superstiti, aiutare le famiglie delle vittime, ricreare al più presto condizioni di vita normali e dignitose per tutti.
Dall'Aquila arrivano ancora appelli per molte cose che mancano: cibi caldi per tutti e in tempi accettabili, comunicazioni telefoniche per non farli sentire soli, assistenza notturna per chi ha deciso di restare, per un dramma psicologico, all'interno delle auto.
Ringrazio il ministro Vito che, a nome del Governo, è venuto a riferire al Senato una nota informativa che è estremamente dettagliata nei numeri e nelle misure assunte. Però, signor Ministro, mi creda: non c'è nessuna nota informativa che riesca a dare un quadro completo e realistico del dolore e della disperazione che in questo momento stanno vivendo le nostre popolazioni.
Bisogna vedere per poter credere: L'Aquila è una città devastata e bombardata dalla violenza della natura. L'Aquila è una città fantasma e di sfollati. I numeri che lei ha dato, signor Ministro, vanno rapportati alla realtà della città. Si tratta, infatti, di un centro di 73.000 abitanti che raggiunge, con i 23.000 studenti universitari che vedono nell'Aquila un importante punto di riferimento per la loro istruzione e la loro formazione, poco meno di 100.000 abitanti. Ci sono oltre 40.000 sfollati tra L'Aquila città e i 26 Comuni limitrofi. Alcuni di questi hanno subito gravissimi danni e quello di Onna è stato completato raso al suolo.
Signor Ministro, questo terremoto colpisce una città e un territorio già provati da una gravissima crisi economica iniziata negli anni passati. In quel comprensorio territoriale vi sono 3.000 persone che hanno già perso il lavoro e che ora hanno perso anche la casa. L'Aquila, pur avendo punti di eccellenza come il Laboratorio del Gran Sasso, ha visto una crisi industriale: nel polo elettrotecnico e delle telecomunicazioni hanno chiuso i battenti intere grandi industrie.
Quando lunedì, alle ore 20, sono andato via dall'Aquila, dopo aver camminato per diverse ore lungo questa città devastata, ho lasciato i soccorritori che ancora stavano scavando con le mani nella speranza di riuscire a tirar fuori dalle macerie gli studenti che erano seppelliti nella Casa dello studente e lungo il viaggio di ritorno ho incrociato code di autoveicoli e mezzi di soccorso. Questi sono per noi abruzzesi due esempi, signor Ministro, di straordinaria solidarietà. Per tale motivo noi ringraziamo questo generoso esercito di volontari, composto da appartenenti alle forze dell'ordine, ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile, alla Polizia e ai Carabinieri. È uno straordinario esempio di solidarietà e di coesione sociale, espressione che in passato in questo Paese è rimasta troppo spesso vuota e che ora riusciamo a tradurre in sostanza con atti concreti che vengono assunti nei confronti della nostra Regione.
Non è tempo di polemiche, si dice. È vero, non è tempo di polemiche. Tuttavia, qualcuno deve chiedersi per quali ragioni quelli che dovevano essere i baluardi della sicurezza per i cittadini più deboli, per i giovani, per le persone che avevano bisogno in un momento drammatico di un punto di riferimento, quei baluardi che dovevano essere l'ospedale, la prefettura, la Casa dello studente sono venuti meno, sono andati distrutti, sono disastrati e resi inutilizzabili. Non è tempo di polemiche e, soprattutto, non è tempo di critiche ora che stiamo ancora completando la sepoltura dei nostri defunti. Ma è necessario iniziare sin da oggi, perché abbiamo già perso troppo tempo, - a riflettere su ciò che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto. È vero infatti che i terremoti non sono prevedibili, che non è prevedibile quando si verificheranno, né in quale zona, ma si possono limitare i danni che, in parte, dipendono da noi uomini, da come riusciamo a concepire la costruzione delle nostre comunità, delle nostre società.
Signor Ministro, onorevoli colleghi, il problema dell'Aquila e dell'Abruzzo non è soltanto un problema nostro, ma dell'Italia intera. Nel nostro Paese 3 milioni di italiani vivano in zone ad elevato rischio sismico, 75.000 edifici pubblici non sono stati costruiti secondo norme antisismiche, mentre dei 22.000 edifici scolastici che sorgono in zone sismiche 9.000 sono stati realizzati senza seguire i moderni criteri antisismici.
Per non continuare a piangere il dolore in futuro, per non continuare a provare rabbia per le morti che forse potevano essere evitate, il nostro Paese ha bisogno di un grande piano di prevenzione, ha bisogno di un imponente progetto di pianificazione per mettere a norma gli edifici pubblici che rappresentano la ricchezza del nostro Paese.
Signor Ministro, non voglio fare polemiche, però constato che ci è voluto il dolore dell'Abruzzo per giungere ad un ripensamento del Governo sul piano casa, con l'introduzione all'ultimo minuto di una norma che prevede misure antisismiche, con la cancellazione dell'articolo 6 e una nuova formulazione dell'articolo 2. C'è voluto il dolore dell'Abruzzo perché all'interno del Governo qualcuno avanzasse dubbi sulla realizzazione del piano grandi opere, del ponte sullo Stretto di Messina e sulla necessità di utilizzare quelle risorse per avviare un progetto di pianificazione che inizia adesso, ma che dovrà durare nel tempo.
Il nostro, caro Ministro, è un Paese di regole scritte spesso violate, perché non è vero che non ci sono le leggi. Per quello che qui ci interessa Al riguardo attualmente sono in vigore quattro normative: la legge n. 23 del 1996 e le ordinanze della Protezione civile del 2003, del 2005 e del 2008. In questi anni siamo andati avanti di proroga in proroga, di terremoto in terremoto.
L'impegno futuro del Parlamento sarà quello di vigilare attentamente sulla ricostruzione, perché gli esempi del passato non ci confortano, non ci aiutano.
Il Paese ha speso 140 miliardi dal dramma del Belice ai terremoti successivi dell'Irpinia, del Molise, dell'Umbria, delle Marche, del Friuli. È necessario tutti noi vigiliamo sulla ricostruzione con norme chiare, massima trasparenza, rigore amministrativo, tempestività negli interventi.
Andando via dall'Aquila siamo stati avvicinati da alcuni cittadini, signor Ministro, i quali ci hanno rivolto un appello che io trasmetto, così come mi è stato lanciato, all'intera Assemblea. Ci hanno detto: non ci lasciate soli dopo. Non in questo momento, in cui la solidarietà è forte: non ci lasciate soli dopo. E noi su questo dopo, signor Ministro, faremo il nostro dovere vigilando e intervenendo affinché le istituzioni possano essere vicine al Paese. (Applausi dai Gruppi IdV, PD, PdL e del senatore Fosson).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.
PITTONI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, innanzitutto voglio esprimere la vicinanza del Gruppo dei senatori della Lega Nord ai familiari delle vittime del disastro dell'Abruzzo. Di fronte a catastrofi come questa le uniche regole possibili sono silenzio e rispetto. Il silenzio, perché davanti alla morte le polemiche si riducono ad una mera azione di sciacallaggio. Il rispetto, perché è l'unico atteggiamento accettabile di fronte a chi ha perso in modo così traumatico i propri cari e le proprie cose.
La Lega Nord è con quei tantissimi cittadini che si stanno adoperando per lenire le sofferenze di queste popolazioni tanto dolorosamente colpite. È un fatto che, non appena apprese le proporzioni del disastro abruzzese, la mobilitazione è stata generale. Moltissime persone, animate solo da grande spirito di solidarietà, insieme ad associazioni, istituzioni, enti locali, tutti si sono messi a disposizione per aiutare le popolazioni colpite dal sisma, chi inviando viveri, chi recandosi sul posto di persona, chi donando sangue o denaro. Davvero un grande slancio di generosità.
E per questo voglio ringraziare, insieme alla Protezione civile e ai tanti volontari (non solo del nostro Paese), tutte le forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri, Corpo forestale dello Stato, Guardia di finanza, Esercito, i nostri Alpini), chi presta servizio nella sanità a tutti i livelli (amministratori, sindaci, presidenti, assessori e consiglieri di maggioranza e opposizione di tutti i Comuni, Province e Regioni). Tutti in questo momento si stanno muovendo per alleviare le sofferenze delle popolazioni dell'Abruzzo.
Intervengo io, a nome del mio Gruppo, in quanto vengo dal Friuli, la Regione padana che, per averlo provato sulla propria pelle, ha un'idea ben chiara della portata del dramma che si sta vivendo in quelle zone. Il 6 maggio del 1976 ero tra coloro che hanno vissuto in prima persona l'incubo di quel tremendo minuto di furia della natura, che sembrava non finire mai. Un rumore crescente fino a diventare assordante, nel buio più totale, con la netta sensazione che l'abitazione stesse crollando, anche se nel mio caso, per fortuna, non è stato così.
Memore di quell'esperienza, lunedì, appena dall'Abruzzo sono arrivate le prime notizie, tutto il Nord insieme al resto del Paese si è mosso con volontari, Vigili del fuoco, unità cinofile e tecnici attrezzati di mezzi motorizzati, cucine da campo, ambulanze e fuoristrada, come le popolazioni della nostra penisola sanno fare nei momenti davvero duri.
Ed è qui che si misura la forza di un Paese. Se si sanno individuare obiettivi comuni e ci si muove nella stessa direzione, si vince. Come Lega Nord ci stiamo battendo, cercando di coinvolgere anche le altre forze politiche per arrivare a uno Stato federale, dove a tutti i livelli chi amministra è responsabile delle proprie azioni e quindi ne risponde.
In passato, forse, non c'è stata particolare attenzione alla prevenzione. Ecco, per il futuro sarà un nostro preciso impegno vigilare sul rispetto delle regole. Ogni opera, pubblica o privata che sia, deve avere ben chiaro il nome di chi ne è responsabile.
Per intanto siamo soddisfatti di come in questa emergenza si sta muovendo il Governo e, in particolare, il nostro Roberto Maroni, Ministro dell'interno, che ha fornito i primi numeri dell'emergenza. Già il primo giorno, nel giro di poche ore, erano confluiti per prestare soccorso all'Aquila, da varie parti del Paese, 1.500 vigili del fuoco, centinaia di poliziotti e carabinieri. Gli sfollati vengono sistemati in alberghi e in strutture già costruite o in corso di costruzione. La situazione, insomma, è sotto controllo.
Fanno la loro parte - lasciatecelo ricordare - anche le associazioni vicine al nostro movimento, non solo provenienti dal Nord, ma anche dai territori prossimi alle zone colpite. Ne andiamo fieri.
Verrà poi il momento di quantificare i danni. Sono già stati stanziati per i provvedimenti più urgenti 30 milioni di euro. Domani, in Consiglio dei ministri, con un quadro più chiaro sia per quanto riguarda la portata del disastro sia sulla disponibilità di risorse strutturali, si parlerà concretamente delle cifre da mettere a disposizione.
Per la ricostruzione degli edifici il modello ideale cui ispirarsi è forse proprio quello del Friuli, dopo il terremoto del 1976, caratterizzato da una particolare unitarietà di obiettivi fra le diverse parti in causa. Unità d'intenti culminata con l'emanazione - avvenuta solo 7 giorni dopo il sisma - del decreto-legge che ha permesso ai Comuni di scegliere autonomamente quali operazioni attuare per la ricostruzione territoriale, sapendo di avere alle spalle istituzioni come Regione e Governo pronte a condividere le scelte. Grazie a un'attenta e oculata gestione delle risorse, dopo soli dieci anni i Comuni più colpiti erano già ricostruiti.
Come già annunciato dal Presidente del nostro Gruppo, Federico Bricolo, i senatori della Lega Nord aderiscono all'iniziativa del presidente Schifani per una raccolta di fondi a sostegno delle famiglie colpite dal sisma. Riteniamo infatti che mai come in questo momento sia giusto dare un segnale concreto di solidarietà a chi sta soffrendo. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Marini. Ne ha facoltà.
MARINI (PD). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, voglio aggiungere tre sole considerazioni - naturalmente brevi considerato il tempo a disposizione - a quanto in particolare il collega Legnini ha voluto dire all'Assemblea.
Prendo atto, in primo luogo, che c'è un giudizio comune, che voglio rafforzare, perché lo ritengo importante anche rispetto alla storia recente del rapporto tra le istituzioni e le situazioni di difficoltà che si sono verificate nel nostro Paese. Lo Stato si è visto subito e con grande impegno, dai momenti successivi alla prima scossa di terremoto e in una condizione in cui - forse qualcuno lo ha detto - per la prima volta una città intera era bloccata. Ci sono state rovine e morti, ma in questo caso è sparito un centro storico di grande rilievo, con importanti palazzi rinascimentali di grande bellezza. Ritengo che il recupero sarà molto impegnativo, perché anche quei palazzi storici che non mostrano ferite dall'esterno sono colpiti all'interno. Non c'è nessuno. È veramente impressionante, come ho potuto constatare nella serata in cui mi sono recato sul posto.
Vorrei allora dire qui, in Parlamento, nell'Aula del Senato, che questa volta le forze dell'ordine, le strutture dello Stato, i volontari, tutti hanno risposto in maniera straordinaria e giusta. C'è da meravigliarsi se c'è qualche cittadino che qua o là si trova in difficoltà e magari si lamenta? No, dopo le giornate passate, la vicenda vissuta, c'è nervosismo anche in una popolazione come questa, che è particolarmente sobria e forte. Il giudizio - lo voglio dire senza mezzi termini e senza aggiungere altro - è comunque assolutamente positivo. È stata un'azione che ha funzionato e sta funzionando ancora.
In secondo luogo, viene colpito un territorio particolare. Le cosiddette aree interne, di montagna, non si trovano soltanto in Abruzzo; conosciamo l'Italia e sappiamo che vi sono altre zone. Qui, però, vi è una condizione particolare, sia per l'estensione del patrimonio verde e montano, sia per la storia che ha conosciuto, per i reperti architettonici, culturali, religiosi, insomma per la civiltà. Negli ultimi tempi, certamente non si è vista decollare l'economia di queste aree montane. La zona fa capo alla Provincia dell'Aquila, ma poi c'è la Maiella nel chietino, che sta subito dopo e che presenta connotazioni analoghe, ma in un'area economicamente più ricca.
A mio avviso, tale area ha potenzialità importantissime anche per il Paese, e le ha in particolare nella zona colpita. Ha conosciuto la crisi industriale (non dobbiamo abbandonare l'industria neanche in quell'area); il polo elettronico è in crisi, la piccola e media industria di Sulmona oggi boccheggia e ha difficoltà maggiori di altre zone. La grande speranza di questo polo industriale che si è insediato nel Fucino, ad Avezzano, la Micron, ha conosciuto la cassa integrazione, che è stato un duro colpo per le popolazioni locali. Questa impresa è sempre stata dipinta, e forse può esserlo ancora, come un'area di grande avvenire; eppure la cassa integrazione è arrivata anche lì.
Dai dati ufficiali dell'INPS risulta che nei primi tre mesi di quest'anno l'Abruzzo ha registrato un aumento della cassa integrazione, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, che non corrisponde a quello medio italiano, pari al 550 per cento, ma superiore al 1.000 per cento. Tali dati non riguardano soltanto la Provincia dell'Aquila, ma una zona più ampia. Vi è quindi una condizione di grande difficoltà.
Qual è la prospettiva di queste zone interne, non solo dell'aquilano, ma in generale dell'Italia, conoscendo il nostro Paese e la sua connotazione? Se un giorno usciremo dalla crisi - spero presto - e l'Europa riprenderà una floridezza di sviluppo e di capacità, si guarderà all'Italia ed in particolare all'Abruzzo e alle sue aree interne (ne abbiamo avuto i primi segnali negli ultimi tre o quattro anni) come a una ricchezza, a un patrimonio dell'Europa, e più vengono più si confermano in questa posizione. Mi è capitato di fare il parlamentare europeo e già allora notavo una grande attenzione in particolare a quest'area, per la sua tradizione, per i monumenti cristiani, per la cultura popolare molto conosciuta.
Vorrei svolgere ora una considerazione più politica per l'avvio di un dibattito futuro, perché ritengo un po' insensato parlare di tali argomenti oggi. Ieri sera - come è stato ricordato dal ministro Vito - alle ore 19,30 circa si è sentita ballare la terra sotto i piedi per una fortissima scossa che ha causato anche qualche altro morto. Mi pare, quindi, sia necessario capire.
Il sottosegretario Bertolaso ha affermato che la ricognizione degli edifici - mi riferisco in particolare alla città - inizierà dalla periferia. Infatti, quando le condizioni psicologiche permetteranno ai cittadini di rientrare nelle proprie case, saranno dichiarati agibili edifici comunque colpiti, anche se parzialmente, e questi si trovano solo in periferia. Da quello che capisco, quando sarà fatta la dichiarazione di agibilità, probabilmente il centro storico della città sarà dichiarato interamente inagibile. Questa è la condizione in cui ci troviamo.
Sarà una condizione pesante per l'Italia. Si tratta di un'emergenza nazionale all'interno - ahimè - di una situazione non favorevole per l'economia né in Italia, né in Europa, né nel mondo. La prospettiva è quella di non abbandonare il recupero del valore del territorio. Caro senatore Piccone, in quella zona c'è una prospettiva anche agricola, ma il suo centro è inserito in un percorso storico, artistico e culturale straordinario.
Nel I secolo avanti Cristo la capitale della Lega italica, dell'ultima resistenza ai romani, era nel cuore di questo territorio. Oggi è un piccolissimo paese vicino a Sulmona: si chiama Corfinio. Lì fu trovata la prima moneta su cui appare la parola «Italia». La prima volta in cui la parola «Italia» è apparsa nella storia è su una moneta d'argento trovata a Corfinio durante gli scavi archeologici. Oggi, proprio attorno a questa alleanza, si sta riscoprendo un patrimonio culturale ricchissimo: tombe, reperti, un cammino che arriva fino al Gran Sasso, alla civiltà del popolo vestino.
Ora, è certo che l'economia è complessa. In Abruzzo dico sempre di non meravigliarsi che l'investimento vada più verso la costa, dove sono maggiori la popolazione, le prospettive e le strutture. È naturale, non possiamo chiedere la solidarietà all'economia, ma alla struttura pubblica sì, a chi governa a livello locale e nazionale sì.
Allora, dal momento che siamo a poche ore dall'evento sismico, mi permetto di dire solo questo: la prospettiva è il recupero della ricchezza del territorio. C'è un'area montana straordinaria, boschi ancora incredibili; in alcune zone il mare è così vicino che nella stessa giornata si può stare in montagna e poi andare a fare il bagno al mare, sia in quest'area che in altre parti dell'Abruzzo. La città dell'Aquila era il gioiello della nostra Regione, una città che - è stato ricordato - ha una struttura urbana che lasciava meravigliati.
Il primo impegno, oltre naturalmente alla solidarietà del Paese per l'emergenza, è, credo, quello di ripristinare, recuperare e restituire tutto quello che si può alla cultura. Ho parlato dell'Aquila e non del paese dove sono nato. Il senatore Legnini ha fatto riferimento alla Torre medicea, che è caduta e che dal Gran Sasso indicava proprio una zona dell'aquilano. La cultura, assieme al territorio, può diventare attraente, e lo sta diventando; molti inglesi stanno arrivando nelle zone in cui ci sono numerose case abbandonate. Questa è l'idea forte che in questo momento mi sento di dire non deve essere abbandonata. (Generali applausi. Molte congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Piccone. Ne ha facoltà.
PICCONE (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, signori rappresentanti del Governo, permettetemi in primo luogo di ringraziare lei, Presidente, per le belle parole e la sensibilità dimostrata nei confronti del nostro dramma; i colleghi che mi hanno preceduto e, soprattutto, il presidente Marini che ha avuto parole di grande affetto e che, dall'alto della sua onestà intellettuale e politica, ha saputo riconoscere, in un momento come questo, anche dai banchi dell'opposizione, ciò che il Governo sta mettendo in campo.
È con grande tristezza che mi accingo a svolgere il mio intervento, sentendo la responsabilità di parlare a nome del Gruppo del PdL, io, abruzzese e cittadino aquilano. La gravità dell'evento che ha drammaticamente colpito l'Abruzzo, la mia Regione, m'induce a parlare in quest'Aula, nonostante il profondo dolore che provo per le vittime, i loro familiari e per l'intera comunità abruzzese.
L'intervento del rappresentante del Governo è stato chiaro e analitico e, pur nella doverosa laconicità dei dati, ha lasciato trasparire, da un lato, la percezione del dramma, dall'altro, il senso di uno Stato pronto ad intervenire con tempi rapidi e progetti chiari.
Voglio esprimere la mia e la nostra vicinanza alle popolazioni colpite, il nostro affetto umano, il nostro più forte senso di solidarietà. Desidero, inoltre, subito tributare la nostra profonda gratitudine a tutti coloro che da giorni si stanno prodigando per soccorrere le popolazioni terremotate. Mi riferisco agli straordinari volontari abruzzesi e di ogni parte d'Italia, alla Protezione civile, ai Vigili del fuoco, alla Croce rossa, al sistema sanitario, alle forze dell'ordine e alle Forze armate.
In uno scenario apocalittico, la macchina dello Stato ha operato con prontezza ed efficienza, garantendo soccorsi immediati attraverso i suoi bracci operativi, soccorsi che ogni ora si dimostrano, oltre che vitali, basati su altissima professionalità e, al tempo stesso, permeati di straordinaria umanità: tutto ciò, quasi a lenire - come fosse possibile - il senso del dolore o dello smarrimento che si sta vivendo.
Una grande solidarietà alle vittime del terremoto ha animato le istituzioni, i volontari e le singole persone. A fronte della più grande tragedia del nuovo secolo per il nostro Paese, è tornato ancora una volta a pulsare il grande cuore degli italiani, unitamente alla loro grande operosità.
Su questo, per inciso, vorrei esprimere un attestato di gratitudine particolare a voi, colleghi senatori, e agli onorevoli deputati, per le sottoscrizioni avviate dai presidenti Schifani e Fini, che hanno subito raccolto il consenso unanime e bipartisan dei parlamentari di tutti gli schieramenti politici.
La tragedia che ha colpito la mia Regione ha posto l'intera classe politica di fronte alle proprie responsabilità. Posso affermare che il confronto politico in questa occasione ha riacquistato dignità grazie al buonsenso e alla disponibilità manifestati da tutti gli schieramenti, restituendo alla politica quel senso di nobiltà che spesso perde e dimostrando che il nostro compito primario resta quello di affrontare i problemi.
La drammaticità dell'evento ha generato un nuovo senso di coesione nazionale, che da giorni permea il dibattito politico: una linea responsabile, basata sul rispetto reciproco, ha caratterizzato il confronto tra Governo e opposizione. E infatti, anche la discussione odierna sta delineando un nuovo scenario, nel quale le posizioni propositive e collaborative hanno dato forma ad un dibattito politico responsabile, dignitoso ed efficace.
In questo contesto, assume un significato importante ed alto la presenza del Presidente del Consiglio nei luoghi della tragedia. Il suo impegno diretto rappresenta per tutti noi una testimonianza molto forte, che da subito ha segnato la presenza dello Stato, del Governo e di tutta la classe dirigente del Paese. Il Governo - posso dirlo con cognizione di causa - ha dato e sta dando in queste ore agli abruzzesi parole di speranza e certezza nel futuro. Gli impegni assunti in termini di assistenza immediata, ma soprattutto la progettualità tecnica ed economica che il Governo ed il presidente Berlusconi hanno già messo in campo, può farci dire che ci attende una grande sfida che siamo pronti a vincere tutti assieme, con assoluta rapidità.
Questa è la promessa solenne che oggi dal Senato della Repubblica rivolgiamo alle donne e agli uomini d'Abruzzo, così ingiustamente e ferocemente colpiti. Il mondo intero osserva commosso il composto dolore del popolo abruzzese, che nell'affrontare una tragedia di tale portata sta dimostrando lucidità, sobrietà, pudore e determinazione.
L'immagine di una Regione che negli ultimi mesi era risultata appannata sta invece dimostrando il suo volto migliore, quello di chi a volte cade, ma poi sempre si rialza e riprende il cammino. L'Abruzzo si sta proponendo come una Regione laboriosa anche in quest'occasione: riuscirà, avendone i mezzi, le risorse e la volontà, a superare la crisi. Sappiamo che ciascuno di tali elementi è già messo a disposizione: la nostra grande responsabilità sarà quella di saperli fondere per utilizzarli subito e bene.
Il nostro cuore in ogni momento è in Abruzzo. Le nostre capacità, in quest'Aula, secondo le competenze di ciascuno, sono e saranno, da oggi ancora di più, al servizio vero dei cittadini: possiamo e vogliamo farlo. Ricostruire L'Aquila, le sue mura, i suoi monumenti, le sue scuole e il suo intero tessuto sociale ed economico sarà una missione prioritaria: con determinazione e senso civico lo faremo, presto e bene. Questo è il compito delle istituzioni, questo è l'obiettivo di noi tutti: sarà il modo migliore e più utile di stringere gli abruzzesi e tutti gli italiani in un unico, intenso abbraccio, per guidarli verso una rinascita per l'oggi e per il futuro. (Generali applausi. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa resa dal ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Vito, che ringrazio per la sua disponibilità.
Discussione del disegno di legge:
(1503) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 11,34)
Discussione della questione di fiducia
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1503, già approvato dalla Camera dei deputati.
I relatori, senatori Cursi e Conti, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.
Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Cursi.
CURSI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge n. 1503 prevede la conversione in legge del decreto-legge n. 5 del 2009, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi. Il provvedimento, approvato con modificazioni dalla Camera dei deputati, è stato esaminato delle Commissioni riunite 6a e 10a.
Tra le misure di maggiore interesse per l'industria italiana si segnalano le previsioni contenute nell'articolo 1, con il quale sono stati introdotti dei significativi incentivi per il rinnovo del parco auto, nonché per l'acquisto di veicoli ecologici. In particolare, nei commi da 1 a 10 dell'articolo 1 è prevista la concessione di incentivi per la rottamazione di veicoli inquinanti, per l'acquisto di veicoli ecologici e per l'installazione di impianti a metano o a GPL. Un contributo di 1.500 euro è previsto per l'acquisto di autovetture Euro 4 o Euro 5, in sostituzione di auto immatricolate entro il 31 dicembre 1999, di categoria Euro 0, Euro 1 o Euro 2.
Presidenza del vice presidente CHITI (ore 11,36)
(Segue CURSI, relatore). Un ulteriore contributo pari a 1.500 euro è previsto per l'acquisto di auto a GPL; il contributo è invece di 3.500 euro per le autovetture alimentate a metano. Gli incentivi per le rottamazioni sono altresì previsti per i veicoli commerciali e per l'acquisto di nuovi motocicli Euro 3 a fronte della rottamazione di un ciclomotore Euro 0 o Euro 1.
L'articolo 3 reca una serie di misure a favore dei distretti produttivi e delle reti di impresa, attraverso uno specifico intervento sulla disciplina fiscale dei distretti produttivi. A tale proposito ricordo che delle disposizioni di analogo contenuto sono presenti anche nel disegno di legge n. 1195 all'esame della Commissione industria del Senato. Si segnala inoltre che l'articolo 3, ai commi 4-ter, 4-quater e 4-quinquies, prevede la disciplina del contratto di rete, che può essere stipulato da due o più imprese che si obbligano ad esercitare in comune una o più attività economiche allo scopo di accrescere la reciproca capacità innovativa e la competitività sul mercato.
L'articolo 4, nei commi da 1 a 7, introduce una serie di disposizioni volte a favorire le aggregazioni di imprese effettuate nell'anno in corso attraverso operazioni di fusione e scissione. Per raggiungere questo obiettivo si permette il riconoscimento fiscale gratuito del valore maggiore attribuito ai beni materiali e immateriali. Tali misure, pertanto, si collocano nella scia già delineata dalla Commissione industria del Senato con l'approvazione della risoluzione nell'ambito dell'esame dell'Atto comunitario n. 8, meglio noto come Small business act. L'articolo 4, al comma 7-bis, introdotto nel corso dell'esame presso la Camera dei deputati, prevede inoltre una dotazione di 300 milioni di euro a sostegno del credito per favorire le esportazioni di prodotti made in Italy.
L'articolo 5-bis, anch'esso introdotto dalla Camera dei deputati, introduce delle norme finalizzate a favorire la riconversione degli impianti industriali di energia elettrica ad olio combustibile, al fine di permettere l'alimentazione a carbone o ad altro combustibile solido. L'articolo in esame prevede sostanzialmente una deroga ai limiti di localizzazione degli impianti previsti dalla normativa nazionale e da quella regionale.
L'articolo 6, al comma 1, introduce l'intervento della SACE S.p.A. per la prestazione di idonee garanzie al fine di agevolare l'erogazione dei finanziamenti volti all'acquisto degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei veicoli commerciali destinatari degli incentivi previsti dall'articolo 1 del provvedimento d'urgenza.
L'articolo 7, al comma 1-quinquies e 1-sexies, al fine di assicurare efficace sostegno alle iniziative di rilancio produttivo e di tutela occupazionale, anche in considerazione dell'attuale crisi economica internazionale, prevede degli interventi a sostegno di imprese operanti nei distretti industriali della concia, del tessile e delle calzature. In particolare nel comma 1-quinquies è previsto uno stanziamento di 10 milioni di euro al fine di fornire delle garanzie, anche mediante ricorso ai consorzi di garanzia fidi, alle imprese operanti nei distretti produttivi nel settore della concia, del tessile e delle calzature.
Nell'ambito dell'articolo 7, invece, è prevista una serie di misure di semplificazione e realizzazione delle procedure inerenti gli ammortizzatori sociali. In particolare, tra gli interventi previsti, si segnala l'autorizzazione del pagamento diretto da parte dell'INPS dell'indennità contestualmente all'autorizzazione del trattamento di cassa integrazione.
Gli articoli 8-bis, 8-ter, 8-quater e 8-quinquies, infine, prevedono una serie di disposizioni in materia di quote latte.
Da ultimo vorrei segnalare che, nel corso dell'esame presso le Commissioni riunite, è stato approvato un apposito ordine del giorno che impegna il Governo ad inserire in un prossimo provvedimento legislativo una moratoria per la riscossione dei canoni demaniali per le concessioni relative agli stabilimenti balneari. Si tratta di un atto importante e significativo di supporto non solo al settore commerciale e industriale ma anche a quello rilevante del turismo, anch'esso in crisi per le note vicende.
Tale problematica, affrontata nel corso dell'esame del provvedimento d'urgenza da parte della Camera dei deputati, non ha poi trovato una compiuta soluzione. Risulta pertanto auspicabile che il Governo, anche alla luce dell'ordine del giorno approvato dalle Commissioni riunite all'unanimità, fornisca in tempi rapidi una soluzione a questo problema che coinvolge numerosi operatori di un settore strategico per l'economia nazionale come quello del comparto turistico-balneare.
Presidenza del vice presidente NANIA (ore 11,40)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Conti.
CONTI, relatore. Signor Presidente, il disegno di legge in esame reca la conversione in legge del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi. Il provvedimento, al cui interno è stato anche inglobato il testo del decreto-legge n. 4 del 2009 m materia di quote latte, reca un contenuto che incide su ambiti normativi differenziati, con misure tuttavia accomunate, nelle intenzioni del Governo, dall'esigenza di fronteggiare le ripercussioni dell'attuale crisi economico-finanziaria su più fronti.
Relativamente alle parti di competenza della 6a Commissione, intendo segnalare sinteticamente le seguenti disposizioni.
L'articolo 2 prevede una detrazione del 20 per cento delle spese documentate, nella misura massima di 10.000 euro ripartita in cinque annualità, sostenute per l'acquisto di mobili, elettrodomestici di classe energetica non inferiore ad A+, nonché apparecchi televisivi e computer, finalizzati all'arredo di un immobile per il quale siano effettuati interventi di ristrutturazione edilizia.
L'articolo 3, commi da 1 a 3 e comma 4, modifica la disciplina fiscale dei distretti produttivi, estesa anche alle reti di imprese e alle catene dì fornitura, reintroducendo il regime fiscale previsto dalla legge finanziaria 2006 (disciplina che non aveva trovato applicazione in mancanza dei relativi decreti attuativi), prevedendo la facoltà di optare per il regime della tassazione consolidata di distretto o per la tassazione preventiva concordata triennale. I commi 3-bis e 3-ter prevedono poi che le agevolazioni previste per la sostituzione di veicoli, di mobili ed elettrodomestici si applicano solo nei confronti delle aziende che si impegnano a non delocalizzare la produzione al di fuori dello Spazio economico europeo. Il comma 4-bis amplia la tipologia delle diverse forme di finanziamento che possono essere effettuate nell'ambito della gestione separata della cassa depositi e prestiti.
L'articolo 3-bis prevede la possibilità di estendere il regime IVA ad esigibilità differita, di cui all'articolo 7 del decreto-legge n. 185 del 2008, ad altre fattispecie, con particolare riferimento ai fornitori delle imprese in amministrazione straordinaria, rinviando a tal fine ad un decreto attuativo.
L'articolo 4, commi da 1 a 7, introduce un beneficio fiscale diretto a favorire le aggregazioni aziendali (fusione, scissione e conferimenti) effettuate nel 2009 attraverso il riconoscimento gratuito del maggior valore attribuito ai beni materiali e immateriali cui corrisponde, per le fusioni e le scissioni, una differenza da concambio. L'agevolazione spetta entro il limite massimo di maggior valore pari a 5 milioni di euro.
L'articolo 5, al comma 1, provvede a ridurre le aliquote dell'imposta sostitutiva per la rivalutazione ed il riallineamento volontario dei valori contabili degli immobili non merce dal 7 al 3 per cento per gli immobili ammortizzabili e dal 4 all'1,5 per cento per quelli non ammortizzabili.
L'articolo 7 reca norme in materia di potenziamento dei controlli fiscali e di inasprimento delle sanzioni per l'indebito utilizzo di crediti in compensazione. Viene prevista una forma di controllo mirato sulle agevolazioni previste per alcune imposte indirette (registro, ipotecaria e catastale, sulle successioni e donazioni); si incrementano di 4 milioni di euro gli stanziamenti per gli anni 2009 e 2010 per l'attività di contrasto all'evasione e all'elusione fiscale; si prevede una sanzione del 200 per cento dell'importo corrispondente al credito indebitamente compensato per tutte le ipotesi in cui siano state effettuate compensazioni con crediti inesistenti per importi superiori a 50.000 euro; si prorogano i termini per l'esecuzione delle procedure di recupero degli aiuti di stato indebitamente percepiti dalle società cosiddette ex-municipalizzate.
Significative le modifiche apportate con i commi 3-quater, 3-quinquies e 3-sexies in materia di mercati finanziari, in virtù delle quali viene aumentata la misura della quota di partecipazione che l'azionista di controllo può incrementare senza che sia soggetto all'obbligo di promuovere un'offerta pubblica di acquisto totalitaria, viene affidata alla CONSOB la facoltà di ridurre al di sotto del 2 per cento la soglia per le comunicazioni delle partecipazioni rilevanti, e viene aumentata la misura (dal 10 al 20 per cento) delle azioni proprie che possono essere acquistate.
L'articolo 7-quater reca disposizioni in materia di Patto di stabilità interno dirette sostanzialmente a ridurne i vincoli relativamente alle spese di investimento. Si escludono dal computo del saldo utile ai fini del Patto per l'anno 2009 determinate tipologie di spese in conto capitale, nonché le spese per interventi temporanei e straordinari di carattere sociale a favore di lavoratori e imprese (limitatamente ai soli enti locali virtuosi); per le Regioni che rendono disponibili gli importi necessari a garantire la spesa degli enti locali nel 2009, è autorizzato lo svincolo di destinazione di somme ad esse spettanti, provenienti da trasferimenti statali per un importo pari al doppio degli importi resi disponibili; vengono stanziate ulteriori risorse per l'avvio di interventi di edilizia residenziale pubblica; per le Regioni, a decorrere dal 2009 vengono escluse le spese correnti per interventi realizzati con cofinanziamenti dell'Unione Europea, per la sola parte di finanziamento europeo, dal computo delle spese considerate ai fini del rispetto del Patto di stabilità.
L'articolo 7-octies è infine finalizzato al rimborso dei titolari di obbligazioni emesse dalla società Alitalia, attualmente in amministrazione straordinaria. In particolare, la disposizione si applica ai titolari delle obbligazioni "Alitalia 7,5 per cento 2002-2010 convertibile", che potranno essere cedute, nel limite di 100.000 euro per ciascun obbligazionista, al Ministero dell'economia e delle finanze, in cambio di titoli di Stato di nuova emissione, senza cedola, con scadenza 31 dicembre 2012.
D'ALI' (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ALI' (PdL). Signor Presidente, intervengo per una precisazione. Sul fascicolo degli emendamenti, a pagina 127, l'emendamento 7-quater.124 deve intendersi a mia firma e non a firma del senatore D'Alia. Allo stesso modo deve intendersi emendato per alcuni refusi che rendono assolutamente incomprensibili alcune parole del testo.
PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a dare lettura del parere espresso dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame.
STRADIOTTO, segretario. «La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo con le seguenti osservazioni: in relazione all'articolo 7, con particolare riferimento al comma 1-bis, il meccanismo contabile delineato tiene conto delle specifiche procedure di ripartizione delle risorse e risulta scontato nei tendenziali di spesa a legislazione vigente; in relazione all'articolo 7-quater, pur non risultando specificati i meccanismi di salvaguardia, restano comunque fermi gli obiettivi programmati in materia di Patto di stabilità interno; in relazione all'articolo 7-quinquies la destinazione delle risorse tiene conto della diversità degli interventi da finanziare, sia di natura corrente sia di parte capitale, la cui natura potrà essere specificata solo al momento della ripartizione del fondo stesso.
Il parere è altresì reso nel presupposto che: con riferimento all'articolo 3, l'amministrazione operi secondo le modalità successivamente definite con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze nel rispetto del vincolo finanziario di cui al comma 4; con riferimento all'articolo 4, il valore relativo ai beni strumentali e immateriali non ricomprenda quello relativo all'avviamento; con riferimento all'articolo 6, nei confronti delle operazioni poste in essere dalla SACE S.p.A., non operi la garanzia dello Stato di cui all'articolo 6 del decreto legge n. 269 del 2003; con riferimento all'articolo 7-octies risultino disponibili le risorse di cui all'articolo 1, commi 343 e 345, della legge n. 266 del 2005, relativo ai cosiddetti conti dormienti».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Vito. Ne ha facoltà.
VITO, ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, in considerazione della ravvicinata data di scadenza del decreto-legge e della particolare importanza che il Governo attribuisce alla tempestiva approvazione delle norme ivi contenute, così come testé illustrate dai relatori, che ringrazio, a nome del Governo ed autorizzato in tal senso dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia per l'approvazione dell'articolo unico del disegno di legge n. 1503 di conversione del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, nel testo identico a quello approvato dalla Camera dei deputati.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia secondo i tempi riparti dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi.
È iscritto a parlare il senatore D'Ubaldo. Ne ha facoltà.
D'UBALDO (PD). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi senatori, la notizia che adesso il Governo ha ufficializzato, circa la volontà di porre la questione di fiducia a questo disegno di legge, riduce chiaramente lo spazio e la virtuosità del nostro dibattito. Ciascuno di noi è chiamato a questo punto a fissare alcune posizioni che servano a rendere chiaro il quadro delle responsabilità e il senso degli indirizzi generali.
Questo provvedimento, che nasce per rispondere all'emergenza relativa al settore automobilistico e a quello degli elettrodomestici, è diventato, come spesso avviene nell'iter parlamentare, qualcosa di molto diverso: è ormai un assemblaggio di diverse proposte, indicazioni, suggestioni, incentivi ed altro.
Ci dobbiamo porre il problema se deve essere questo il modo in cui il sistema Paese guarda alle istituzioni con fiducia e serenità e se è questo il modo per uscire dalla crisi in cui si attanaglia non solo la nostra ma, come è noto, l'intera economia mondiale.
All'orizzonte vi sono segnali di relativo ottimismo, come accennato da alcuni, tra cui di recente anche il Governatore della Banca d'Italia. Eppure, è proprio di queste ore una notizia che rappresenta un piccolo campanello d'allarme. Mi riferisco al fatto che nel Regno Unito le obbligazioni della Corona che dovevano essere collocate sul mercato, non sono state compiutamente ed integralmente sottoscritte dallo stesso. Evidentemente, siamo ancora lontani dal ripristinare la fiducia di cui l'economia ha bisogno.
Signori del Governo, colleghi senatori, quando la crisi diventa acuta e quando il sistema si "imballa", in genere si pensa di riattivarlo attraverso un'incentivazione del ruolo, della funzione e della responsabilità degli enti locali. Recentemente, un grande commentatore, lucido come sempre, Eugenio Scalfari, l'ha ricordato a noi tutti e credo che sia giusto rammentarlo perché non è una questione che possa dividere il Parlamento tra chi è favorevole e chi è contrario, ma è una scelta che in genere corrisponde all'interesse generale del Paese. Cosa c'è per riattivare il volano dell'economia locale secondo una funzione attiva degli enti locali? Pochissimo, veramente poco.
Recentemente l'Associazione nazionale dei Comuni italiani ha ricordato che sono impigliati nei bilanci comunali circa tre miliardi di avanzi di amministrazione e circa 15 miliardi di residui passivi. Sono risorse che potrebbero essere destinate ad un processo necessario, quello della riattivazione della nostra economia, operando più investimenti, realizzando più opere pubbliche, riattivando e rilanciando la macchina della nostra attività produttiva locale.
Eppure, nel provvedimento in questione - il relatore ne ha accennato fugacemente ed in maniera poco chiara - c'è davvero una misura che contraddice questo spirito e questa volontà. È vero, si stabilisce che i Comuni virtuosi possono riaprire parzialmente i cordoni della spesa, e derogare parzialmente al Patto di stabilità. Questa opportunità, però, è circondata da un eccesso di cautele e, soprattutto, cari colleghi, si accompagna ad una misura che suona come una beffa. Infatti, nel giro di pochi giorni, entro il mese di maggio, quando le Regioni già avranno chiuso i loro bilanci, si dovrebbe procedere ad un'operazione rocambolesca: i Comuni virtuosi dovrebbero aprire e dilatare la propria spesa e, contestualmente, le Regioni dovrebbero rimodulare il loro Patto di stabilità al ribasso. Si capisce perfettamente che questa è un'operazione inagibile. Quindi, è davvero non tanto una beffa, ma qualcosa che francamente umilia anche noi stessi che sinceramente stiamo discutendo del nulla. Credo che dobbiamo interrogarci sulle ragioni di tanta rigidità.
Vorrei aggiungere molte altre osservazioni, ma concludo ricordando solo che noi stiamo pagando i frutti e gli esiti della finanza creativa. Il ministro Tremonti sostiene di avere sempre previsto tutto. Quando era Ministro del tesoro nel 2001 ha lasciato che si aprisse questo nuovo corso della finanza creativa; i Comuni hanno dilatato i loro investimenti, hanno prolungato ed allungato il proprio debito, hanno fatto ricorso a tutti i nuovi sistemi di finanziamento. Oggi ci accorgiamo che il debito - poca cosa rispetto a quello del sistema Paese - è cresciuto troppo ed allora dobbiamo intervenire. Se fossimo intervenuti prima, mantenendo una posizione di razionalità e di coerenza, oggi non registreremmo un indebitamento eccessivo, ma avremmo l'occasione per operare virtuosamente, in modo tale da fare degli enti locali una leva sana ed utile per il rilancio della nostra economia. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nerozzi. Ne ha facoltà.
NEROZZI (PD). Signor Presidente, la discussione che stiamo svolgendo rischia di apparire, per varie ragioni, del tutto surreale. Infatti, abbiamo perso il conto dei provvedimenti adottati dal Governo per contrastare la crisi, provvedimenti parziali e sempre più inadeguati e drammaticamente in ritardo. Una politica dei coriandoli, qualcuno l'ha definita, ma i coriandoli vanno bene per le feste e qui non c'è proprio nulla da festeggiare.
È una discussione surreale perché è l'ennesima volta - ho perso il conto anche di questo - che discutiamo di un provvedimento "prendere o lasciare" e sappiamo già in partenza che questo sarà un dibattito che non porterà a nessuna modifica della situazione.
Noi ci siamo e non rinunciamo a dire le nostre ragioni perché abbiamo la presunzione di parlare ad una parte grande del Paese.
I dati a nostra disposizione mostrano una realtà ogni giorno più drammatica.
Alcuni istituti di ricerca hanno elaborato delle analisi che prevedono entro il 2010 oltre un milione di posti di lavoro persi nel triennio, mentre alla fine di questo anno i disoccupati in più sarebbero circa 500.000, con un tasso di disoccupazione che dovrebbe salire a oltre il 9 per cento, e al 10 per cento nel 2010, a fronte del 7,4 per cento del 2008. Più di questi numeri parlano le file dei cittadini comuni, per lo più anziani, davanti alle mense della Caritas e addirittura gli aumenti dei furti di alimenti nei supermercati.
È bene ricordare che, anche per quei lavoratori che sono in cassa integrazione, il rischio di trovarsi nella fascia della povertà è sempre più reale. Gli ultimi dati della cassa integrazione mostrano un aumento superiore al 200 per cento, con picchi del 300 per cento per alcuni comparti produttivi. Le peggiori situazioni investono il metalmeccanico (più 782 per cento), il metallurgico (più 768 per cento), il chimico (più 591 per cento) e i trasporti e la comunicazione (con più dell'851 per cento). Sono sostanzialmente colpite tutte le Regioni italiane. Le 52 settimane di cassa integrazione stanno per esaurirsi; da più parti viene richiesto al Governo di raddoppiarle: sarebbe una cosa giusta e necessaria.
Se alcune misure presenti nel decreto sono condivisibili - penso al settore dell'auto - ci domandiamo perché non siano state introdotte prima, in tempo per provare ad interrompere questo disastro. Una misura come quella relativa ai LSU della scuola, che è positiva e di cui apprezziamo l'inserimento in questo decreto, è però scritta in un modo che si presta a molte interpretazioni.
Sabato scorso si è svolta a Roma una grande manifestazione di lavoratori, di un pezzo del nostro Paese che soffre quotidianamente in prima persona questa crisi. Da quella manifestazione è arrivato un invito al Governo: apriamo un tavolo di confronto, uniamo le forze. A questa richiesta, tutt'altro che evasiva, si è risposto parlando di scampagnate e di tavolini rivoltati. Siamo - lasciatemelo dire - all'irresponsabilità, siamo al contrario di ciò che un Governo dovrebbe fare in questa situazione.
Noi, come PD, abbiamo avanzato delle proposte concrete e sostenibili finanziariamente. Penso all'estensione della cassa integrazione, all'assegno di disoccupazione e ancora alla proposta di una moratoria contro il licenziamento per tutto il 2009 dei precari della pubblica amministrazione. Si tratta di una proposta che coglie un dramma reale che rischia di investire circa 400.000 lavoratori. Inoltre, abbiamo proposto una tassazione straordinaria per i redditi più alti, a cominciare da quelli dei parlamentari.
Abbiamo promosso una battaglia parlamentare che alla Camera ha dato luogo all'approvazione, con il consenso della maggioranza, di una mozione per rendere meno stringente il Patto di stabilità degli enti locali, anche se il giorno dopo tale proposta è stata messa in discussione.
Ora ci aspettiamo i fatti. Centinaia di imprese rischiano di chiudere a causa dei mancati pagamenti degli enti locali e dell'inasprimento delle linee di credito degli istituti bancari. Facciamo in modo di evitare di spendere soldi pubblici in ammortizzatori sociali nei casi in cui è lo Stato a chiudere le aziende; e comunque evitiamo che queste aziende chiudano. Il nostro è un pacchetto di proposte concrete, semplici e sostenibili finanziariamente.
Il ministro Sacconi ha più volte detto che esistono 32 miliardi per gli ammortizzatori sociali, tra fondi ordinari e straordinari. Non si comprende allora la reticenza del Governo ad assumere le nostre proposte che, tra l'altro, non arriverebbero a costare queste cifre. Se il problema è la copertura, anche a rischio di essere tacciato di demagogia, non posso non ricordarvi che in questo Paese esiste una sacca enorme di evasione fiscale. Sarà il caso di far pagare in Italia solamente i 200.000 contribuenti che dichiarano più di 120.000 euro lordi annui; sarà il caso di far pagare quei signori prima o poi.
Lo so, è facile demagogia, ma certo la battaglia all'evasione senza più controllo sugli assegni e la cancellazione dall'elenco dei fornitori oggi sarà più difficile di ieri. Certamente l'aver voluto premiare i produttori di latte che non hanno rispettato le regole, a scapito dei tanti che le hanno rispettate pagando in proprio, non è il modo migliore per inviare un messaggio di serietà al Paese.
Alle nostre proposte avete risposto con misure parziali, inadeguate, tardive. Credo che avesse ragione il ministro Tremonti quando pochi giorni fa ha sostenuto che chi non ha saputo prevedere il disastro non può essere in grado di prevedere il futuro.
Voi non siete stati in grado di prevedere il disastro, visto che tra le prime azioni assunte dal Governo avete pensato bene di detassare gli straordinari e cancellare l'ICI per le case di lusso, e non potete quindi prevedere il futuro, né siete in grado di mettere in campo una politica adeguata per il presente di questa crisi. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Castro. Ne ha facoltà.
DE CASTRO (PD). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, reca misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi, nonché disposizioni in materia di produzione lattiera e rateizzazione del debito nel settore lattiero-caseario. Un provvedimento che, per volontà del Governo, nasce per sostenere i settori industriali che producono auto, mobili, elettrodomestici e per rivedere la disciplina tributaria per i distretti produttivi e l'aggregazione tra imprese, ma che non ha previsto nessuna misura per la crisi del settore agro-alimentare.
Onorevoli colleghi, a prescindere dall'incompatibilità e dalla palese forzatura regolamentare, è evidente che l'inserimento del decreto quote latte all'interno del provvedimento anticrisi (in cui è peraltro confluita la disciplina di rateizzazione del debito del settore lattiero caseario originariamente contenuta dal decreto-legge 5 febbraio 2009, n. 4, che, come è noto, è stato ritirato dal Governo), non risponde in alcun modo alle istanze di sostegno richieste a gran voce dal mondo produttivo dell'agricoltura e della pesca.
Il paradosso, signor Presidente, è che di fronte alla crisi economica internazionale le recenti manovre approvate dal Governo non hanno in nessun caso contemplato le parole «agricoltura» e «pesca». Una spiacevole novità tutta italiana, come dimostra il fatto che i principali Paesi europei hanno adottato manovre anticrisi includendo al loro interno misure specifiche per il rilancio competitivo del comparto. A titolo di esempio, cito soltanto il caso della Francia che ha visto il ministro dell'agricoltura Barnier varare un piano di circa 300 milioni di euro per sostenere i redditi degli agricoltori.
Al di là dei paragoni è importante evidenziare che l'agricoltura italiana e il settore lattiero-caseario, nello specifico, affrontano oggi uno scenario fatto di mille difficoltà amplificate dalle deficienze strutturali e organizzative e dalla crisi internazionale. I costi produttivi e gli oneri sociali sono raddoppiati; nell'ultimo anno per l'acquisto dei fattori produttivi sono stati registrati aumenti medi del 7 per cento; i prezzi all'origine, dopo una fase di rialzo della prima metà dello scorso anno, sono scesi in media del 7 per cento con punte del 35-50 per cento nel mercato dei cereali; i redditi degli agricoltori, dopo l'aumento registrato nel 2008, sono ovunque in calo; migliaia di posti di lavoro sono a rischio (penso al tabacco, ad esempio) e tantissime imprese agricole, costrette sempre più spesso all'indebitamento, stanno uscendo dal mercato.
In questa situazione, onorevoli colleghi, gli agricoltori stanno lottando per ottenere ciò che nei precedenti anni è sempre stato loro garantito. Mi riferisco alle agevolazioni previdenziali, al fondo di solidarietà nazionale, agli sgravi fiscali.
Oggi per il rilancio competitivo del comparto agro-alimentare il mantenimento dello status quo non può più bastare. È necessaria una strategia, che abbia una prospettiva di medio-lungo termine, che sappia attivare interventi strutturali profondi. È su questo che bisogna riflettere.
Venendo alle disposizioni contenute nell'articolo 8-bis del provvedimento, recante misure urgenti in materia di produzione lattiera e rateizzazione del debito nel settore lattiero-caseario, noi del Partito Democratico, come abbiamo ricordato anche ieri in Commissione, non avremmo mai modificato la legge n. 119 del 2003, che all'epoca è stata votata dalle attuali maggioranza ed opposizione e che ha prodotto buoni risultati.
Voglio ricordare, signor Presidente, che il Partito Democratico durante l'intero iter parlamentare ha voluto seguire un atteggiamento costruttivo - dato che responsabilmente siamo tutti interessati a chiudere definitivamente l'annosa vicenda delle quote latte - e condiviso anche da tutte le altre forze di opposizione presenti in Parlamento, a cui si è unito lo sforzo profuso dalla maggior parte delle organizzazioni agricole professionali scese in piazza nel corso delle precedenti settimane, per esprimere, a nome degli allevatori italiani onesti, la totale contrarietà al provvedimento del Governo.
Tutto ciò, comunque, ha prodotto dei risultati che ci sentiamo in dovere di rivendicare. Mi riferisco al fatto che oggi siamo tornati a discutere del provvedimento approvato in prima lettura dal Senato, da questa Assemblea, ed al cui interno è inserita, non per volontà del Governo ma solo in seguito ad un parere condizionante della Commissione bilancio, su invito dei senatori del PD, la rinuncia espressa ai contenziosi per i produttori che aderiscono alla rateizzazione del proprio debito.
Il ritorno al testo approvato dal Senato ha reso possibile anche la proroga al 31 dicembre 2009 delle agevolazioni contributive agricole nelle zone svantaggiate (Mezzogiorno ed aree svantaggiate del Centro-Nord). È stato infatti sventato il tentativo della Commissione agricoltura della Camera che, attraverso un emendamento, aveva ridotto i tempi di tale importantissima proroga al 30 settembre, portando allo sconcerto molte aziende agricole meridionali. Sempre alla Camera, in seguito ad alcuni emendamenti presentati dai deputati della Lega e successivamente approvati in Commissione agricoltura, si era corso concretamente il rischio di un indebolimento della rinuncia ai contenziosi. Mi riferisco alla disciplina della revoca delle quote e, in particolare, al tentativo strumentale di introdurre il termine "reiterato" nei casi di mancato pagamento delle rate. Anche in questo caso, fortunatamente, la ferma contrarietà di tutti i partiti dell'opposizione, e anche di una parte della maggioranza, e le numerose proteste delle organizzazioni agricole sono riuscite a bloccare l'approvazione del provvedimento.
Apprezziamo, infine, l'accoglimento dell'ordine del giorno presentato dai colleghi del Partito Democratico alla Camera sul rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale in agricoltura, anche se siamo convinti che i 110 milioni di euro siano insufficienti e che, quantomeno, deve essere garantito da questo Governo quanto è stato fatto in precedenza. E ricordo che le precedenti due finanziarie hanno stanziato 220 milioni sia per il 2007 che per il 2008. Quindi, signor Presidente, nonostante tali aggiustamenti, restiamo del parere che il testo sia una palese ingiustizia. La maggior parte delle proposte di modifica presentate al Senato e alla Camera, sia in Commissione agricoltura sia in Aula, puntualmente non sono state approvate dal Governo. Eppure, si è sempre trattato di emendamenti condivisi dal mondo produttivo e dalla maggioranza ed a volte all'unanimità dalle Regioni italiane.
Le nostre - onorevoli colleghi - sono state proposte orientate al miglioramento del testo originario e concepite esclusivamente per tutelare i tantissimi allevatori onesti che nel corso degli anni hanno rispettato le regole ed agito nella legalità. In definitiva, signor Presidente, a coloro i quali hanno continuato a produrre latte ignorando la legge avevamo chiesto semplicemente di pagare gli arretrati delle multe e di rinunciare ai contenziosi intrapresi per l'ottenimento delle nuove quote. Proposte chiare, semplici e all'insegna dell'onestà che, tuttavia, sono state respinte dal Governo che, pur di tutelare gli interessi di pochi allevatori disonesti, ha dovuto proseguire per la sua strada ignorando le proposte dell'opposizione condivise dalle Regioni e dalle organizzazioni professionali che - come ricordavo - sono ritornate in piazza.
Sono queste le ragioni per cui oggi, grazie peraltro ad una forzatura regolamentare che rischia di creare un precedente preoccupante per la democrazia del Paese, ci troviamo a discutere di quote-latte all'interno di un provvedimento sulla crisi dei settori industriali su cui - come ci è stato detto poco fa - è stata posta l'ennesima questione di fiducia. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, mi sarebbe piaciuto se in questo provvedimento avessimo potuto affrontare anche la fase della discussione degli emendamenti ma, come al solito e come spesso accade con questo Governo, viene posta la questione di fiducia su temi che, come qualche altro collega ha già detto prima di me, non appartengono alla maggioranza o all'opposizione, ma appartengono al Paese e che quindi meriterebbero una discussione approfondita, non solo sulle proposte che vengono dal Governo, ma anche sulle proposte che, attraverso gli emendamenti, vengono fatte dall'opposizione.
Peccato, perché ho letto (nonostante tutto, sapendo già che comunque sarebbe stata posta la fiducia) gli emendamenti che sono stati proposti, e ve ne erano alcuni che, seppur proposti dall'opposizione a mio parere avrebbero meritato, di essere accolti. Infatti, essi sarebbero sicuramente andati a migliorare un provvedimento che, a parere dell'Italia dei Valori, del Gruppo che rappresento, è buono nelle intenzioni ma che poi, nel momento in cui è stato scritto, come spesso è accaduto in quest'anno di Governo Berlusconi, è stato scarso nelle misure concrete che si pensa di adottare.
C'è un aspetto in ordine al quale mi sarebbe piaciuto che questo provvedimento avesse potuto essere migliorato e comunque essere più coraggioso: quello delle piccole e medie imprese. Dico questo perché è indubbio che il nostro sistema imprenditoriale si è storicamente sviluppato intorno ad un gruppo nutrito di grandi imprese operanti in settori strategici e ad alta intensità di capitale, ma anche intorno ad un mondo, ad un'ampia platea di piccole e piccolissime imprese a loro volta attive soprattutto nei cosiddetti settori tradizionali delmade in Italy. L'equilibrio tra le due dimensioni aveva in passato assicurato la possibilità di mantenere ed accrescere la nostra competitività; ma alla progressiva fuoriuscita delle grandi imprese nel corso dei passati decenni ha invece corrisposto la tenuta ed il consolidamento del sistema di piccole e medie imprese. In tale scenario non è risultato marginale il ruolo dei distretti industriali. Il nostro tessuto produttivo è così riuscito anche in anni recenti a superare, senza subire impatti particolarmente devastanti, le fasi cicliche avverse.
Ricordo che in un sistema imprenditoriale europeo caratterizzato da una larga prevalenza di piccole e medie imprese, l'Italia si distingue per una particolare diffusione della dimensione micro delle imprese. Cito un dato: le oltre 3.600.000 microimprese italiane costituiscono il 94,6 per cento del totale e danno occupazione a poco più della metà degli addetti complessivi, a fronte di quote molto più contenute per tutti gli altri principali Paesi europei. Inoltre, a differenza di quanto avvenuto negli altri Paesi europei, l'Italia ha accentuato il proprio modello di specializzazione, sbilanciato versi i settori tradizionali, in cui è relativamente minore l'importanza dell'economia di scala. Quindi, lo ripeto, la prevalenza di piccole e piccolissime imprese si è consolidata a fronte di una crescita contenuta, per esempio, dei settori dell'high tech.
Ecco perché mi sarebbe piaciuto che su questo mondo, che rappresenta la maggior parte del nostro tessuto produttivo, si fosse intervenuti in maniera più incisiva. Ciò anche perché, lo ricordava il relatore Cursi, presidente della 10a Commissione, è ormai da un anno che in Commissione attività produttive discutiamo e ci interroghiamo, approvando anche documenti in modo unitario, in ordine alle piccole e medie imprese e poi ci ritroviamo ad approvare provvedimenti legislativi che in realtà incidono in misura assolutamente insufficiente su tale settore. La globalizzazione dell'economia ha contribuito ad un rapido diffondersi della crisi congiunturale. In questa fase recessiva, purtuttavia, la maggiore flessibilità delle piccole e medie imprese ha consentito ugualmente, come ho detto, di cogliere le opportunità provenienti dall'estero.
Quindi, anche in uno scenario in cui la crisi mondiale è indubbia, il settore delle piccole e medie imprese sta adeguatamente combattendo la crisi.
Voglio ricordare un tema che considero importante, ma che nel presente decreto-legge trova una risposta assolutamente inadeguata. Si tratta della questione relativa al credito alle piccole e medie imprese. Dagli ultimi dati diffusi dalla Banca d'Italia, risulta che la crescita del credito bancario proprio nel settore delle piccole e medie imprese è fortemente diminuita: si è passati dal 12 per cento della fine dell'anno 2008 all'attuale 8 per cento. Tale debolezza emerge anche in relazione alla dinamica degli incagli rispetto ai prestiti: anche in questo caso il disagio nel rimborso dei prestiti appare più gravoso proprio per le piccole e medie imprese. Inoltre, aumenta il numero delle imprese che si sono viste rifiutare la richiesta di affidamento con una restrizione che, anche in questo caso, sembra colpire soprattutto le piccole e medie imprese. Non parlo poi dell'inasprimento dei criteri applicati per l'approvazione di prestiti e l'apertura di linee di credito a favore, per l'87,5 per cento dei casi, delle piccole imprese. L'irrigidimento riguarda soprattutto l'ammontare del prestito o della linea di credito; condizioni peggiorative vengono poi applicate anche sulle scadenze e sulle garanzie richieste dalle banche.
Vorrei sollecitare il Governo - visto che fino ad oggi non è stato fatto sostanzialmente nulla - affinché venga approfondito il tema, particolarmente importante, del rapporto tra le banche e le imprese in Italia. In genere le piccole dimensioni aziendali fanno sì che l'autofinanziamento sia limitato e, quindi, vi sia una sottocapitalizzazione - come ci hanno riferito tutte le associazioni di categoria sentite dalla 10ª Commissione permanente - e dunque il finanziamento esterno, che si concentra tradizionalmente nel credito bancario, diventi sostegno vitale per le piccole e medie imprese. In particolare, appare necessario accrescere fortemente la capacità del sistema bancario di valutare il rating tecnologico delle imprese, il contenuto innovativo dei progetti e i relativi potenziali ritorni sull'economia.
Concludo il mio intervento preannunciando che il Gruppo Italia dei Valori esprimerà un voto contrario sul provvedimento in esame sul quale è stata posta la questione di fiducia, non perché - come ho già chiarito all'inizio del mio intervento - le motivazioni del provvedimento non siano valide, ma perché ancora una volta il Governo ha voluto sottrarsi ad un confronto che avrebbe potuto essere costruttivo e migliorativo, in una situazione in cui - lo voglio ricordare - l'emergenza della crisi è interesse non del centrodestra né del centrosinistra, ma degli italiani. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Filippi Marco. Ne ha facoltà.
FILIPPI Marco (PD). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, ancora una volta - come è stato già evidenziato - ci troviamo nella situazione paradossale di una discussione avulsa da un provvedimento per il quale è stata posta la questione di fiducia, negando nuovamente le prerogative proprie del Parlamento e con esse gli spazi e le possibilità di introdurre modifiche e miglioramenti. Signor Presidente, il problema non riguarda la decorrenza dei termini di un provvedimento che ha ancora qualche giorno di vita, ma - come è del tutto evidente - la consapevolezza di aver introdotto norme che hanno poco a che fare con l'emergenza e l'urgenza e soprattutto fanno strame di princìpi legislativi e procedurali; inoltre, tali norme fanno sì che (lo affermo senza equivoci) obiettivi in linea di principio condivisibili diventino nella sostanza motivo di inevitabile divisione, anziché occasione di possibile convergenza ed auspicabile condivisione.
Mi riferisco, in particolar modo, alle norme introdotte all'articolo 7, riguardanti in maniera significativa il settore dei trasporti e delle infrastrutture. Il comma 3-bis dell'articolo 7, inserito durante l'esame del provvedimento alla Camera dei deputati, introduce alcune modifiche all'articolo 20 del decreto‑legge n. 185 del 2008, proprio recentemente convertito in legge, in materia di norme straordinarie per la velocizzazione delle procedure esecutive di progetti facenti parte del quadro strategico nazionale. In particolare, la lettera a) attribuisce al commissario i poteri sostitutivi degli organi ordinari e straordinari; a tal fine, egli può derogare ad ogni disposizione vigente, nel solo rispetto della normativa comunitaria sull'affidamento dei contratti pubblici nonché dei princìpi generali dell'ordinamento giuridico. In sostanza, la disposizione ricalca la norma relativa al cosiddetto super commissario del modello protezione civile, cui sono attribuiti i poteri connessi allo stato di emergenza, dichiarato ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 225 del 1992, ed estesi, ai sensi dell'articolo 5-bis del decreto-legge n. 343 del 2001, ai grandi eventi. Tali poteri consentono ai commissari di agire per mezzo di ordinanze in deroga ad ogni disposizione vigente, con il solo limite del rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento giuridico.
Insomma, con la nuova procedura viene meno il vincolo esplicito al rispetto della normativa in materia di tutela ambientale e paesaggistica, nonché di tutela del patrimonio storico, artistico e monumentale. La norma, come si comprende agilmente, tende a trasformare l'ordinario in straordinario e, di conseguenza, l'efficienza, che da tempo - verrebbe da dire, ovunque nel nostro Paese - non costituisce più una prassi, diventa esclusiva prerogativa di emergenza e poteri eccezionali. È una cultura dell'emergenza - e viene da dire - dello Stato militare, di polizia, che progressivamente state sostituendo ad uno Stato che state invece smantellando inopinatamente, senza far applicare le leggi che ci sono e, di conseguenza, farle rispettare.
Così pure il comma 3-ter dell'articolo 7 che prevede che i contratti di servizio relativi al trasporto pubblico ferroviario abbiano una durata minima non inferiore ai sei anni, rinnovabili di altri sei; "abbiano" e non "possono avere": non è più una facoltà per le Regioni. Questa norma, a noi dispiace particolarmente proprio perché l'8a Commissione del Senato - il presidente Grillo è qui presente - stava conducendo un pregevole lavoro di audizioni con i vertici di Ferrovie e con le Regioni, finalizzato proprio ad un atto di indirizzo in tal senso, ma di certo più organico e, soprattutto, direi più rispettoso e, forse, mi permetto, anche più persuasivo nei confronti delle Regioni che, lo ricordo, hanno in tale materia poteri concorrenti a quelli dello Stato.
All'articolo 7-bis avremmo preferito e sarebbe stata più giusta, anziché una nuova norma che sospende fino a dopo le elezioni l'applicazione delle ingiuste e propagandistiche norme sul servizio di autotrasporto a noleggio con conducente (le auto NCC, tra l'altro oggetto anche della recente audizione nel question time), direttamente la soppressione di queste disposizioni, che sono davvero ingiustificate e ingiustificabili.
Infine, all'articolo 7-octies si riconosce l'opportunità di una somma modesta e, peraltro anche discutibile, al risarcimento, neppure simbolico, nei confronti degli obbligazionisti di Alitalia; un risarcimento che prevede ancora una volta la copertura del fondo previsto con l'impiego improprio e sciagurato dei fondi FAS per le aree sottosviluppate. Ci sarebbero stati, invece, margini per modificare le fonti di copertura e dare maggior consistenza e differente natura a quei dovuti risarcimenti; magari sostituendo - come avremmo proposto - le vecchie obbligazioni con le nuove emissioni dei titoli di Stato e impiegando nei termini più congrui e previsti i fondi FAS. La vicenda Alitalia, colleghi, non è chiusa e meno che mai si chiude con questo atto. Ritorneremo, alla ripresa della pausa pasquale, sul tema che riguarda i lavoratori di Alitalia, quelli in cassa integrazione che non hanno ancora ricevuto l'indennizzo dovuto nonostante i mesi passati; quelli che, nonostante le tutele al reddito, rischiano comunque la perdita di abilitazione al volo; quelli che, per incapacità sostanziale dell'improvvisato management, rischiano il licenziamento dalla nuova compagine, che per quanto alleggerita e ridotta continua inesorabilmente a perdere quote significative di mercato e con esse entrate necessarie per l'equilibrio di bilancio, davvero ancora molto lontano.
Concludo, signor Presidente, ricordando le norme sulle quali le Commissioni competenti erano impegnate con il lavoro proprio e ordinario, i cui intuibili esiti lasciavano prefigurare una possibile convergenza degli obiettivi e di certo una più organica e precisa definizione della norma, ma anche un maggior rispetto dei rapporti istituzionali. Crediamo che le relazioni tra enti ed istituzioni siano ancora un bene ed una risorsa importante, sulla quale investire per trovare le migliori soluzioni nel governo dei problemi del Paese. Evidentemente, così non è avvertito da questo Governo, che utilizza il Parlamento come un proprio scendiletto e che può disporre - e lo fa - di una maggioranza plaudente e al suo servizio, pronta a ricevere acriticamente quanto il dominus chiede ed ordina.
L'alterazione sistematica e lo stravolgimento costante delle prassi e delle procedure istituzionali rendono il Parlamento nei fatti - ancor prima che nel giudizio - anziché una risorsa a disposizione del Paese, un intralcio e un ingombro da evitare finché possibile, o da saltare quando l'impatto è reso inevitabile dalle norme ancora vigenti. Così facendo e continuando, il giudizio di inutilità, di spreco delle risorse pubbliche, nonostante i nostri rutilanti affanni, sarà a breve - se già non lo è - inesorabile nell'opinione pubblica e nel giudizio prevalente del Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Granaiola. Ne ha facoltà.
GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, siamo ormai al sesto provvedimento sulla crisi: ancora una volta, ci troviamo di fronte un provvedimento insufficiente a fronteggiare una crisi economica e sociale che rischia di essere devastante per il nostro Paese e alla quale si aggiunge la drammaticità degli ultimi eventi dovuti al terremoto in Abruzzo.
Ancora una volta, siamo di fronte ad un provvedimento frazionato, episodico, frettoloso e scollegato da un disegno complessivo in grado di darci una reale opportunità di ripresa. Tanta fretta da porre addirittura la questione di fiducia, mentre è ancora in discussione il disegno di legge n. 1195, che, tra l'altro, contiene alcune norme che si sovrappongono o rischiano di sovrapporsi a quelle inserite in questo decreto-legge: penso al tema dei distretti industriali e delle reti d'impresa.
Molto di più si sarebbe potuto fare, ad esempio, sul terreno degli ammortizzatori sociali e del sostegno al reddito: per quanto riguarda gli anziani e le fasce deboli della popolazione, più che le facilitazioni per il decoder sarebbero stati utili interventi di contrasto alla povertà, di sostegno al reddito e soprattutto di salvaguardia dei servizi sociali essenziali. Per quanto riguarda le prestazioni occasionali di tipo accessorio, questa poteva essere un'occasione per fare chiarezza, facendo emergere una parte di lavoro nero e dando una possibilità vera ai giovani di cominciare a entrare nel mondo del lavoro, anche utilizzando la rete del volontariato italiano e le organizzazioni sociali e culturali: anche questa norma, però, è insufficiente, confusa ed estremamente limitata.
Pur avendo apprezzato quella parte del decreto-legge che propone misure di semplificazione delle procedure relative agli ammortizzatori sociali, l'aumento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, gli incentivi per l'auto e per i veicoli non inquinanti e gli aiuti ai settori tessile, dell'abbigliamento e calzaturiero, dobbiamo purtroppo constatare che le risorse messe a disposizione sono ancora una volta troppo poche e spesso ripagate dalle stesse imprese in termini di maggiori entrate da loro recuperate e riduzioni di spese relative a investimenti a loro favore.
È negativo anche il fatto che si continui ad attingere ai fondi FAS, sottraendo ingenti risorse finanziarie per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Questa disattenzione per le sofferenze delle persone, per le difficoltà delle piccole e medie imprese e per le aree deboli del nostro Paese fa sì che il giudizio sul decreto-legge anticrisi non possa che essere negativo. Dopo mesi di ottimismo, il Presidente del Consiglio ha quasi ammesso nei giorni scorsi che anche l'Italia è in crisi. Fino a qualche giorno fa eravamo l'unico Paese baciato dalla fortuna: noi non avevamo problemi. Tuttavia l'economia italiana è entrata in recessione già dal secondo trimestre del 2008. Da allora, abbiamo registrato un vistosissimo calo della produzione industriale, la chiusura di molte aziende, l'aumento del ricorso alla cassa integrazione, il calo delle esportazioni, la crescita della disoccupazione; interi settori sono entrati in grave difficoltà. L'insieme di questi fattori ha avuto ripercussioni negative sulla distribuzione dei redditi, sulle buste paga; basti pensare alla perdita di posti di lavoro, all'ulteriore restrizione delle possibilità occupazionali dei giovani. I poveri si sono ulteriormente impoveriti.
Consapevoli di ciò, abbiamo presentato proposte tese a sostenere i settori più deboli della società italiana e le piccole e medie imprese. In modo particolare abbiamo cercato di porre all'attenzione del Governo la grave situazione di crisi del settore del turismo, uno dei settori ancora trainanti della nostra economia, peraltro così sottovalutato dalla maggioranza. Fra un mese circa comincia la stagione turistica estiva. I dati del 2008 e i primi dati del 2009 fanno impressione. La perdita è secca e si va ad aggiungere al continuo scivolamento verso il basso della nostra economia turistica, che dura ormai da qualche anno. In questi anni di crisi si è aperto un contenzioso tra Stato, Regioni e concessionari demaniali, i quali hanno proposto di rivedere la normativa vigente in materia di canoni concessori, ritenuti troppo pesanti vista la restrizione dei mercati turistici. Gli operatori balneari pongono con forza il problema di rivedere complessivamente una disciplina che punisce chi più investe e favorisce chi ha posizioni di maggior favore nell'ambito delle concessioni demaniali, parificando un po' tutto verso l'alto.
Le richieste dei concessionari erano confluite in un accordo tra il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, le Regioni e le categorie del settore per affrontare questo annoso problema; ma il decreto che ha accolto l'intesa non ha ancora prodotto alcun risultato, per un semplice motivo: fino ad oggi questo Governo non ha fatto altro che promettere iniziative mirabolanti anche nel settore del turismo, per distogliere in realtà l'attenzione dal fatto che intanto, con la manovra di bilancio, si tagliavano pesantemente le già esigue risorse destinate al turismo stesso. Non solo, i 48 milioni che il Governo Prodi aveva destinato al settore sono stati distolti dalle loro finalità originarie concordate con le Regioni, ovvero l'innovazione del settore turistico-alberghiero, per finanziare non meglio precisati progetti di eccellenza. Si tagliano i soldi all'ENIT e nello stesso tempo, con la scusa di ridurre il numero di consiglieri di amministrazione, si punta in realtà al commissariamento dell'Agenzia nazionale per il turismo. Infine, di fronte al nostro emendamento teso a risolvere l'eterno contenzioso tra demanio e concessionari demaniali e a prevedere misure dei canoni di concessione più contenute, una diversa e più ampia classificazione delle aree demaniali, in modo da calmierare i prezzi e facilitare l'aumento dell'afflusso di turisti, si è risposto ancora una volta no: parere contrario del relatore, Governo conforme.
Abbiamo inoltre proposto di introdurre un credito d'imposta finalizzato alla rottamazione degli arredi, della biancheria, dei tessuti degli alberghi e delle altre strutture ricettive per consentirne la riqualificazione, e un emendamento teso ad armonizzare le aliquote IVA applicate alle imprese turistiche al 7 per cento, avvicinandole a quelle europee visto che quelle italiane sono tra le più alte. Ma, anche in questo caso: parere contrario del relatore, Governo conforme. Questo ripetuto ritornello è lo specchio del tipo di collaborazione che la maggioranza ci offre.
Davvero si pensa che un settore come il turismo, che potrebbe essere rilanciato e costituire un'ancora di salvezza per la nostra economia e per l'occupazione, possa rimanere fuori da un decreto-legge che affronta proprio il problema dei settori in crisi? E in generale essere escluso da tutti i provvedimenti finora adottati? Che senso ha allora pensare al ripristino di un Ministero del turismo e fare accordi-quadro che non trovano mai una effettiva applicazione? Ancora spot, enunciazioni ad effetto, ma ben poco di concreto: tanti protocolli d'intesa inesorabilmente disattesi. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fontana. Ne ha facoltà.
FONTANA (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, nell'affrontare la discussione sulla fiducia al disegno di legge di conversione del decreto-legge oggi in esame sono tante le motivazioni che mi spingono ad esternare quel senso di disagio e di delusione che da alcuni mesi sta diventando sempre più acuto e profondo. Innanzitutto, i tempi. In una esigua manciata di ore in questa Aula - e in pochi minuti in Commissione - ci troviamo costretti a discutere ed approvare un testo che contiene interventi che coprono le tre aree più sensibili agli effetti negativi della crisi in atto: imprese, lavoratori (quindi famiglie) ed enti locali. È esattamente il contrario della serietà che il nostro ruolo imporrebbe e che il momento drammatico esigerebbe. In secondo luogo, le regole istituzionali per l'ennesima volta calpestate e sfregiate.
È impressionante osservare il cammino dei decreti-legge che il Governo ha emanato in questi mesi. Preceduti da annunci roboanti, che di volta in volta creano nel Paese aspettative fuori misura, i testi, strada facendo, raccolgono di tutto, per diventare infine una sorta di contenitore omnibus, mancando così di organicità e di chiarezza rispetto agli obiettivi che ci si pone. Stavolta però credo si sia superato il limite, con l'assorbimento nel decreto in esame di un altro decreto-legge, quello sulle quote-latte, che si stava avviando verso la non conversione in legge, grazie alla convinta battaglia delle opposizioni, delle associazioni di categoria e delle migliaia di allevatori e agricoltori che chiedevano a gran voce un ripensamento nel segno della legalità, dell'equità e del rispetto delle regole. Ci eravamo illusi che potesse esserci un sussulto di buon senso, che potessero prevalere l'ascolto e il confronto, in modo da risolvere la questione senza alimentare ulteriori tensioni e senza umiliare chi si è mosso dentro la legge. Invece no. Avete scelto la strada della forzatura, assegnando la questione delle quote-latte ad un provvedimento estraneo al settore agricolo, uscendo da ogni logica e prassi parlamentare, il tutto condizionato dalla necessità di chiudere contrasti ed esigenze divergenti in seno alla maggioranza stessa.
Nel merito, restano pertanto valide per noi tutte le argomentazioni e le critiche espresse in sede di approvazione qui al Senato di quel decreto-legge, oggi diventato maxiemendamento all'interno di qualcos'altro. Tempi e regole, quindi, ma soprattutto il motivo vero del disagio cui accennavo è il fatto che l'oggetto di questo decreto-legge è la crisi e lo è per la sesta volta in pochi mesi; è il fatto che le risposte vengono date, come tutte le altre volte, in maniera frammentata, parziale, disorganica, tardiva - quello sugli incentivi alle auto ne è un esempio - quindi inefficace, inadatta e insoddisfacente. È l'assenza di risposte al dramma di migliaia di lavoratori che vedono ridotto il proprio reddito se non addirittura la mancanza di lavoro.
Oggi i giornali ci parlano dei dati sul ricorso alla cassa integrazione ordinaria, cresciuta a marzo del 925 per cento rispetto ad un anno fa; dell'aumento del 102 per cento della cassa straordinaria e del 46 per cento della disoccupazione, con picchi di incremento da capogiro: più 7.000 per cento di cassa integrazione ordinaria nel settore metallurgico, più 1.700 per cento nel settore della lavorazione del legno, più 1.350 per cento nel chimico, più 1.300 per cento nel settore meccanico, e il raddoppio delle ore autorizzate anche nel settore edilizio. Tutti sappiamo bene che, oltre a questi dati, vi sono migliaia di persone che non ricadono in queste statistiche e sono coloro per i quali il diritto alla tutela del reddito non è previsto. In questa situazione faccio un appello: la si smetta di fare propaganda e annunci cui non seguono atti concreti rispetto ad un problema estremamente serio, rispetto a chi oggi sta pagando il prezzo più alto della crisi. È inaccettabile che in questi mesi si sia continuamente parlato in televisione e sui giornali di 9 miliardi di euro a sostegno del reddito, di estensione degli ammortizzatori sociali a chi non ha tutele previste dall'ordinamento, quando in realtà quei lavoratori non riscuotono un euro da qualche mese.
Cosa diciamo loro? Continuiamo a dire di aspettare? E intanto le norme sono sempre più confuse, pasticciate, si sovrappongono le une alle altre in maniera incoerente e incomprensibile. Si è tuttora in attesa dei provvedimenti attuativi, proprio nel momento in cui la crisi sembra stia raggiungendo il suo picco più alto. Da qui la proposta del Partito Democratico di misure immediate, secche, chiare, inclusive che assumono come orizzonte la volontà di non lasciare indietro nessuno. A questo s'intreccia la questione relativa agli enti locali. Ne ha parlato molto bene il senatore D'Ubaldo e quindi non mi soffermo sul significato di tutto il suo intervento, teso ad evidenziare come la rinegoziazione del Patto di stabilità interno possa essere veramente una leva per gli investimenti e uno strumento di rilancio per l'economia.
Voglio soffermarmi su un'altra questione. Oggi i Comuni sono in prima linea a dover far fronte all'onda d'urto dell'impoverimento incipiente di migliaia e migliaia di cittadini. È del tutto evidente che nei Comuni si sta verificando una sorta di imbuto della domanda sociale. È del tutto evidente che le famiglie che vanno in difficoltà si stanno rivolgendo ai Comuni chiedendo aiuto e sostegno e che questa domanda richiede interventi solleciti, forti e incisivi da parte delle amministrazioni pubbliche. Tanti sono i Comuni che, nonostante le gravi difficoltà economiche, hanno approvato e stanno approvando piani e pacchetti anticrisi. Ma fino a quando reggeranno? Fino a quando potranno sopportare interventi che, da una parte, stanno mettendo a dura prova la loro autonomia finanziaria e, dall'altra, hanno operato tagli pesanti sui fondi per le politiche sociali e, aggiungo, sulle politiche per la scuola, veri strumenti e opportunità per uscire dalla crisi?
Quale politica anticrisi è questa? Si pensa forse che un taglio degli organici di 4.000 posti in Lombardia non ricadrà sulle politiche che gli enti locali dovranno mettere in campo nel prossimo anno scolastico? Il malessere sta crescendo. Un movimento di protesta trasversale sta caratterizzando l'azione di tanti sindaci che si sentono traditi. Un giorno si approva all'unanimità una mozione sulla rinegoziazione del Patto di stabilità interno, il giorno dopo s'inserisce un emendamento che invece è ben lontano dalle necessità reali del Paese.
Signor Presidente, come Partito Democratico abbiamo fatto proposte serie, fattibili, concrete. In quest'Aula avremmo potuto affrontare anche la discussione su questo provvedimento con approfondimenti che credo sarebbero stati interessanti, ma, ancora una volta, ci è stato impedito dalla richiesta di fiducia da parte del Governo; ancora una volta, le nostre proposte vengono scartate a priori. Continueremo comunque con la nostra azione di opposizione determinata e responsabile che ha a cuore gli interessi generali del Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signor Presidente, gentili colleghi senatori, onorevole Sottosegretario, questo provvedimento ha come obiettivo quello di introdurre delle misure urgenti a favore dei settori industriali in crisi. La strada intrapresa fino ad oggi ha portato all'adozione di un pacchetto di aiuti che in prima analisi sembra avere un raggio di intervento abbastanza limitato, concentrandosi in primo luogo a risollevare le sorti delle imprese che operano nel settore dell'automobile, attraverso la concessione di incentivi per il rinnovo del parco circolante. Questo non significa assolutamente che esistono settori di serie A o di serie B, ma semplicemente che il comparto dell'automobile è forse quello che coinvolge un maggiore indotto. Ulteriori risorse andranno infatti alle imprese dei distretti del settore tessile, moda e calzature, settori che hanno sempre fatto del nostro Paese un punto di riferimento in tutto il mondo.
Grazie ad un lavoro svolto in Consiglio dei ministri e poi, durante il dibattito parlamentare, dalla Lega Nord, possiamo parlare anche di tutti questi settori che rimarcano e testimoniano la qualità dei nostri prodotti. L'articolo 2 consente, per esempio, una detrazione del 20 per cento delle spese sostenute da febbraio a dicembre 2009 per l'acquisto di mobili, elettrodomestici ad alta efficienza energetica, nonché apparecchi televisivi e computer, in favore dei contribuenti che fruiscono della detrazione IRPEF del 36 per cento per interventi di ristrutturazione edilizia effettuati a partire dal 1° luglio 2008.
Oltre alla conferma e all'ampliamento delle misure incentivanti, sono state poi inserite norme molto importanti per il sistema delle imprese. In particolare, si introduce la regolamentazione delle reti d'impresa con rilevanti benefici in tema di capacità innovativa e competitività sul mercato. Un'altra misura importante è l'avvio concreto del Fondo di garanzia per le piccole medie imprese, che rappresentano la spina dorsale del nostro sistema economico; un Fondo di garanzia che può disporre complessivamente di 1,6 miliardi di euro. Parliamo, quindi, anche di rilancio del credito all'esportazione, e proprio alla voce "estero", come rappresentanti della Lega Nord, abbiamo voluto vincolare i finanziamenti, previsti proprio da questo decreto-legge anticrisi, alle aziende che non delocalizzano. Aiuteremo quindi esclusivamente quelle imprese che decidono di rimanere sul nostro territorio impegnandosi così a sostenere l'economia del Paese anche nei momenti di crisi.
Ricordiamo poi il dibattito in materia di Patto di stabilità, in merito al quale anche in questi casi è stata la Lega Nord a chiedere che per i Comuni virtuosi vi fossero delle possibilità in più per spese di investimento per la sicurezza e per il pagamento dei fornitori.
Non si sta parlando solo di incentivi, ma anche di lavoro. Un punto importante del provvedimento riguarda appunto le procedure di erogazione dei trattamenti di cassa integrazione, mobilità e disoccupazione, e la possibilità che il Ministero disponga del pagamento diretto da parte dell'INPS del trattamento straordinario di integrazione salariale, quando per l'impresa ricorrano comprovate difficoltà di ordine finanziario accertate dall'Ispettorato provinciale del lavoro territorialmente competente. In questo caso, con la previsione che tale pagamento dovrà avvenire contestualmente all'autorizzazione al trattamento, nonché con la previsione - in via sperimentale per il periodo 2009/2010 - del pagamento anticipato da parte dell'INPS anche per la cassa in deroga. Non solo: il provvedimento pone dei requisiti ai fini dell'accesso alla cassa integrazione in deroga ed alla mobilità in deroga, disponendo che l'ammissione del lavoratore è subordinata al conseguimento di un'anzianità lavorativa presso l'impresa di almeno 90 giorni ovvero, nel caso di disoccupazione derivante da licenziamento per riduzione di personale, un'anzianità aziendale di almeno 12 mesi. Il lavoro deve però essere incentivato anche attraverso, per esempio, l'assunzione di lavoratori destinatari di ammortizzatori sociali in deroga.
Un altro grande risultato che la Lega Nord è riuscita a coronare, dopo una battaglia accesa ed annosa, riguarda le quote-latte, tema che verrà approfondito nel suo intervento dal senatore Giampaolo Vallardi.
La crisi finanziaria che sta interessando questo periodo epocale è solo una parte di una crisi più complessa che vede le sue origini non solo nel crollo dell'economia statunitense, ma anche nella parola globalizzazione. Io, così come la Lega Nord, sono sempre stato molto critico. Detto ciò, a prescindere dall'essere o no d'accordo con il concetto, certamente la globalizzazione è stata sicuramente lanciata troppo presto, nel senso che non eravamo pronti, né avevamo gli strumenti per affrontarla, tutti fattori che ci hanno esposto ad un debito troppo elevato.
L'attuale legislatura, che ci vede qui da quasi un anno, è iniziata con una pesante responsabilità: l'impegno assunto per l'applicazione del Patto di stabilità, quello che, per intenderci, ha prodotto i ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione nei confronti di aziende private, rispetto alla quali però la cifra era stata calcolata modificando solo i tendenziali di PIL e quelli del deficit, che non tendeva allo zero, ma al 3 per cento.
Inutile poi negare la forte preoccupazione generata da una pluralità di fattori che hanno inciso negativamente sul mercato. Tra questi sicuramente la mancanza di trasparenza dei bilanci delle banche, le valutazioni non tempestive delle agenzie di rating sul deterioramento delle condizioni economiche degli intermediari. A questi si aggiunge la violazione di regole prudenziali da parte delle banche nell'utilizzo di strumenti finanziari derivati. Nel settore finanziario globale, rispetto al tradizionale assetto basato sull'attività delle banche, è aumentato enormemente il peso dei mercati e degli intermediari non bancari e questo costituisce un elemento fondamentale per spiegare alcuni aspetti della crisi.
Per concludere, credo che questo provvedimento sia uno strumento efficace ed attuale per iniziare a risolvere una delle peggiori crisi che il Paese si è trovato ad affrontare.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tomaselli. Ne ha facoltà.
TOMASELLI (PD). Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, anch'io non posso che iniziare il mio intervento constatando l'ennesima mortificazione del Parlamento cui assistiamo in queste ore nell'Aula del Senato.
Siamo di fronte ad un provvedimento che ha un impatto molto forte su un tema così decisivo per la vita quotidiana di tanti, siano essi lavoratori, famiglie, imprenditori, imprese e, più in generale, per il sistema economico del nostro Paese. Eppure il Senato ha poche ore a disposizione per discutere di tutto ciò. La stessa maggioranza che sostiene il Governo ritiene inutile e non dignitoso intervenire in questo dibattito. Siamo di fronte all'ennesimo decreto-legge che costringe i tempi della discussione parlamentare che viene suggellata dall'ennesimo voto di fiducia.
Non so se ci sono casi nell'esperienza parlamentare degli ultimi anni, ma voglio rimarcare - così come hanno fatto già altri colleghi - che siamo davanti al paradosso di un decreto-legge che viene approvato con un voto di fiducia che assorbe un decreto-legge o almeno parti di esso decadute. Siamo davvero di fronte ad un paradosso istituzionale che credo crei un grave vulnus nell'autonomia del Parlamento.
Ci troviamo davanti, insomma, all'ennesimo contributo che questo Governo, supinamente sostenuto dalla sua maggioranza, sta dando ad un progressivo spostamento di quello che è uno dei poteri sanciti dalla Costituzione, quello legislativo, che viene vieppiù assorbito dal potere esecutivo. Su questo dovrebbero levarsi non solo le grida dell'opposizione, ma anche una riflessione attenta delle forze più responsabili del Governo, delle istituzioni, della stessa maggioranza. Se questo processo va avanti con tale velocità, così come sta accadendo in questi mesi, credo che davvero siamo di fronte ad una Costituzione che viene nei fatti mutata, determinando gravi ripercussioni sull'autonomia dei poteri in essa sanciti.
Ho voluto partire da questa osservazione perché questo mi sembra un aspetto essenziale, anche perché nei fatti abbiamo consapevolezza di come tali modalità di governo e anche di ridimensionamento del ruolo del Parlamento impediscono a noi, all'opposizione, di intervenire nel merito con un confronto sull'articolato del decreto-legge in esame. Signor rappresentante del Governo, ci viene impedito finanche di apprezzare quelle parti del provvedimento che abbiamo sostenuto nella discussione parlamentare nell'altro ramo del Parlamento, alla Camera, e che abbiamo contribuito a migliorare. Avremmo voluto andare anche oltre nella discussione svolta nelle Commissioni competenti e anche nella stessa Aula del Senato, se questo ci fosse stato consentito. Ma così non è stato.
Vorrei ricordare, entrando nel merito, che siamo di fronte ad un provvedimento che riguarda la crisi più grave che il nostro Paese sta vivendo da molti decenni a questa parte. Eppure è una crisi che viene da lontano. La recessione in cui l'economia italiana è entrata non data oggi, non data qualche mese, ma data ormai più di un anno. Era il secondo trimestre del 2008 quando i primi dati indicavano che il sistema economico del nostro Paese si avviava verso una grave recessione. Da allora abbiamo visto abbassarsi di molti punti la produzione industriale; abbiamo assistito alla chiusura di molte aziende, decine di migliaia; abbiamo visto aumentare con cifre vertiginose, richiamate poco fa dalla collega Fontana, il ricorso alla cassa integrazione, alla mobilità; abbiamo visto calare quello che negli anni passati era stato uno dei livelli di eccellenza della nostra economia, le esportazioni. Infine, cresce, arrivando pericolosamente alla doppia cifra, la percentuale di disoccupati nel nostro Paese ed intere filiere produttive sono entrate in un vorticoso giro di difficoltà.
L'insieme di questi fattori, di questi dati, ha avuto ripercussioni negative sulla distribuzione dei redditi, sulle buste paga, sulla vita quotidiana delle persone di cui a volte dimentichiamo l'esistenza, delle famiglie, dei lavoratori, di chi non ha mai conosciuto un lavoro e vede allontanarsi nel tempo la data in cui sarà possibile conoscere davvero un lavoro dignitoso. Vi è, infine, l'umiliazione del ricorso agli strumenti degli ammortizzatori sociali.
A tutto questo aggiungiamo che una delle piaghe del nostro Paese - la povertà, che da anni viene denunciata dai maggiori centri di osservazione - continua ad aumentare e che cresce la percentuale delle famiglie sotto la soglia di povertà.
Non si tratta di creare allarmismi, ma di prendere atto del quadro vero dell'economia reale, della vita quotidiana di tante famiglie, di tante imprese e di tanta parte del nostro Paese. Avere consapevolezza di ciò significa avvertirne la responsabilità e avere chiare le priorità nell'azione di Governo. Le priorità sono sostanzialmente due: sostenere chi vive con maggiori difficoltà questa crisi e aiutare chi vive tali difficoltà a superare la crisi con i minori danni possibili. Mi riferisco ai dati di cui parlavamo prima, ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, ai precari, ai disoccupati, alle imprese stesse che vedono ridursi il credito, che hanno minori spazi di mercato e soffrono della più grave crisi nei consumi che ha avuto il nostro Paese da molti decenni a questa parte.
I provvedimenti avrebbero dovuto con maggior coraggio, risorse e tempestività intervenire su questo. Così non è stato, purtroppo. Parimenti, l'altro filone di intervento avrebbe dovuto essere rappresentato dal sostenere le condizioni per la fuoriuscita dalla crisi. Il tempo non è una variabile indipendente, il tempo con cui si esce dalla crisi è essenziale per il sistema Paese. Per questo, c'è bisogno di provvedimenti veloci, chiari e seri, nonché di risorse adeguate.
Voglio ricordare come l'Italia abbia messo a disposizione, mettendo insieme i vari decreti e interventi, risorse pari allo 0,3 per cento del suo prodotto interno lordo, mentre gli Stati Uniti hanno stanziato il 5,9, la Cina il 4,8, la Germania il 3,4, il Regno Unito l'1,5, il Giappone il 2,2 per cento dei rispettivi PIL. Siamo, cioè, di fronte a interventi che altri Paesi, con economie non dissimili dalla nostra, hanno voluto mettere in campo con una consapevolezza che il nostro Governo ha inteso non manifestare. C'è stata una sottovalutazione voluta e, vorrei dire, quasi ideologica e schizofrenica.
Ho sentito spesso in questi mesi richiamare il merito del ministro Tremonti; noi lo abbiamo riconosciuto quando alcuni mesi fa ebbe a denunciare il rischio di questa crisi che si sarebbe riverberata nell'economia del nostro Paese. Quel merito però è rimasto lì, come un giornale sgualcito, nel passato prossimo del nostro Paese perché, al merito di aver riconosciuto che stava arrivando uno tsunami, non hanno poi fatto seguito - ecco perché prima ho usato il termine schizofrenico - le dovute scelte.
Per chiudere, vorrei rivolgere una domanda al Governo e alla sua maggioranza. Chiediamoci tutti insieme: un lavoratore che ha perso il posto di lavoro di quali interventi messi in campo dal Governo e approvati dal Parlamento ha potuto godere? Un precario con un lavoro a tempo determinato di cosa ha potuto godere in questi mesi da questi provvedimenti? Una piccola e media impresa, che ha visto chiudersi le sue linee di credito o ostacolare la sua possibilità di crescere sui mercati internazionali o ridursi fortemente il suo mercato interno, di quale provvedimenti ha potuto godere concretamente in questi mesi? Se ci facciamo queste domande e rispondiamo onestamente, abbiamo il segno di come i pur numerosi provvedimenti che il Governo ha adottato hanno mancato di coraggio, di concretezza e di consapevolezza della gravità della crisi che il nostro Paese ha davanti.
PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.
Sull'atto di orientamento del Ministero dell'interno al Comune di Perugia
FIORONI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORONI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per porre all'attenzione di questa Assemblea un fatto che giudico di estrema gravità per le implicazioni politiche connesse.
Mi riferisco all'atto di orientamento con cui il Ministero dell'interno, per il tramite della prefettura di Perugia, ha invitato il Comune della stessa città a riformare i propri statuti e regolamenti in materia di circoscrizioni di decentramento entro la data di convocazione dei comizi elettorali del prossimo 23 aprile, il tutto con espressa indicazione che in caso contrario, qualora il Comune di Perugia non intervenga in tal senso, il Ministero ritiene che debbano essere indette le elezioni soltanto per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale. Queste dichiarazioni sono state esternate al Comune di Perugia con una lettera inviata dal prefetto al presidente del consiglio comunale il 2 aprile scorso.
È grave, onorevoli colleghi, che con questo atto il Ministero intervenga con una tempistica che, evidentemente, impedisce al Comune di Perugia di modificare il proprio statuto nei termini indicati, ma è ancora più grave il fatto che il Governo, attraverso questo atto, anticipi l'intenzione di emanare un provvedimento che andrebbe a ledere l'autonomia del Comune e del consiglio comunale, intervenendo su un legittimo atto amministrativo di riforma delle circoscrizioni adottato dal Comune di Perugia in attuazione della legge approvata nella scorsa legislatura, portando il numero delle circoscrizione da 13 a 5.
Evidenzio, inoltre, che con un provvedimento del genere il Governo impedirebbe ai cittadini di avvalersi liberamente del sacrosanto diritto di partecipare alle elezioni in maniera democratica.
A ciò si aggiunga che le motivazioni addotte nell'atto di orientamento, oltre a non essere fondate, vanno ad inficiare il principio di autonomia dei Comuni nel determinare i propri assetti statutari e, comunque, dovrebbero eventualmente essere avanzate all'interno di un atto che avvia un procedimento giurisdizionale, essendo l'autorità giudiziaria l'unica legittimata a decidere sulle argomentazioni che sono alla base dell'orientamento del Ministero.
In conclusione, colleghi, si tratta di una impropria e illegittima ingerenza istituzionale che non ha precedenti nella storia della nostra democrazia ed io, insieme ai miei colleghi dell'Umbria del Partito Democratico - è qui presente il senatore Agostini - chiedo ed auspico che il Governo e, in particolare, il Ministro dell'interno al quale abbiamo chiesto un incontro urgente a tale proposito, muti l'orientamento espresso o, comunque, non vi dia seguito al momento della convocazione dei comizi elettorali. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. Senatrice Fioroni, la Presidenza prende atto del suo intervento sottoponendole altresì l'opportunità di tradurre tutto ciò in una interrogazione affinché
il Governo sia vincolato a fornire una risposta a quanto da lei sostenuto.
Sull'accesso alle tribune politiche
PERDUCA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PERDUCA (PD). Signor Presidente, il mio intervento è stato in qualche modo sollecitato da quello della senatrice Fioroni. Poiché il decreto di convocazione dei comizi elettorali mi risulta essere stato già pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, in questo momento siamo già in fase elettorale, ed in una fase elettorale in cui, ancora una volta dall'inizio della legislatura, la Commissione di vigilanza RAI - che ormai esiste, perché si è provveduto all'elezione del Presidente, e dunque dovrebbe lavorare - non ha predisposto il regolamento per l'accesso alle tribune politiche (non sto parlando di quelle elettorali). Ora siamo entrati in fase elettorale, e quindi tutti coloro i quali non parteciperanno alle elezioni non potranno più godere del diritto di accesso, che era stato garantito loro dalla Commissione di vigilanza anche in fase preelettorale.
Dinanzi alla reazione del Ministero dell'interno relativamente alle prossime elezioni ci troviamo nella condizione di dover affrontare i prossimi tre mesi senza un regolamento, in un contesto in cui potranno intervenire ulteriori modifiche, come quelle denunciate ora dalla senatrice Fioroni. Altro che presentare interrogazioni parlamentari, nella condizione di patente illegalità costituzionale che continua a caratterizzare la Repubblica italiana!
Al momento non è presente in Aula, ma spero che il Presidente della Commissione di vigilanza RAI ottemperi agli obblighi costituzionali, poiché già tre tornate elettorali regionali sono state svolte totalmente al di fuori della legge. Indire ulteriori elezioni amministrative ed europee con quella legge che avete adottato nottetempo e in totale assenza di accesso alla televisione rappresenta davvero un caso da portare dinanzi alla Corte europea dei diritti umani per la continuata violazione dei diritti individuali perpetrata in questo Paese.
PRESIDENTE. La Presidenza prende atto delle sue dichiarazioni e svolgerà gli opportuni interventi.
Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza mozioni, un'interpellanza e interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.
Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 16,30, con lo stesso ordine del giorno.
La seduta è tolta (ore 13,10).
Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Caliendo, Casoli, Castelli, Ciampi, Coronella, Davico, De Gregorio, Dell'Utri, Filippi Alberto, Fluttero, Giovanardi, Izzo, Mantica, Mantovani, Palma, Papania, Pera, Poli Bortone, Pontone e Viespoli.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Contini e Del Vecchio, per attività dell'Unione Interparlamentare.
Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, variazioni nella composizione
Il Presidente della Camera, in data 2 aprile 2009, ha nominato componente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi l'onorevole Nello Formisano, in sostituzione dell'onorevole Massimo Donadi, dimissionario.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro ambiente
Ministro economia e finanze
Ministro sviluppo economico
Presidente del Consiglio dei ministri
(Governo Berlusconi-IV)
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi (1503)
(presentato in data 06/4/2009);
C.2187 approvato dalla Camera dei deputati.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatrice Giai Mirella
Modifiche alla legge 23 ottobre 2003, n. 286, concernente la disciplina dei Comitati degli italiani all'estero, e alle leggi 6 novembre 1989, n. 368 e 18 giugno 1998, n. 198, in materia di Consiglio generale degli italiani all'estero (1498)
(presentato in data 02/4/2009);
senatori Barbolini Giuliano, Fontana Cinzia Maria
Disposizioni in materia di certificazione del rispetto dell'obbligazione tributaria e relativamente al contrasto dell'evasione fiscale (1499)
(presentato in data 03/4/2009);
Ministro affari esteri
Ministro difesa
(Governo Berlusconi-IV)
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo degli Emirati Arabi Uniti relativo alla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Dubai il 13 dicembre 2003 (1500)
(presentato in data 03/4/2009);
senatore Compagna Luigi
Istituzione della festa nazionale del 17 marzo, data di proclamazione dell'Italia unita (1501)
(presentato in data 06/4/2009);
senatori Germontani Maria Ida, Fleres Salvo, Alicata Bruno
Norme in materia di reversibilità della pensione (1502)
(presentato in data 06/4/2009);
senatrice Vicari Simona
Autorizzazione alla sepoltura delle salme dei Re d'Italia Vittorio Emanuele III e Umberto II nel Pantheon in Roma (1504)
(presentato in data 07/4/2009).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
3ª Commissione permanente Affari esteri, emigrazione
sen. Micheloni Claudio
Disciplina della rappresentanza istituzionale locale degli italiani residenti all'estero (1460)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro, previdenza sociale)
(assegnato in data 03/04/2009 );
Commissioni 6° e 10° riunite
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, recante misure urgenti a sostegno dei settori industriali in crisi (1503)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni), 9° (Agricoltura e produzione agroalimentare), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 13° (Territorio, ambiente, beni ambientali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
C.2187 approvato dalla Camera dei deputati
(assegnato in data 06/04/2009 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Fleres Salvo ed altri
Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di riduzione della composizione dei consigli e delle giunte, di semplificazione e di ridefinizione delle rispettive competenze (1414)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Belisario Felice ed altri
Modifiche al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, concernenti l'istituzione di una anagrafe telematica degli amministratori e degli eletti a cariche pubbliche locali, regionali e statali (1427)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Peterlini Oskar
Modifiche agli articoli 70, 71, 73, 74, 75 e 138 della Costituzione, in materia di formazione delle leggi e revisione della Costituzione, introduzione dell'iniziativa legislativa popolare e dell'iniziativa legislativa costituzionale e di democrazia diretta (1428)
(assegnato in data 08/04/2009 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Contini Barbara
Istituzione dell'Agenzia Nazionale per la promozione e la salvaguardia dei diritti fondamentali (1431)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 3° (Affari esteri, emigrazione), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione straordinaria diritti umani
(assegnato in data 08/04/2009 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Amoruso Francesco Maria
Autorizzazione alla traslazione delle salme degli ultimi re d'Italia, e delle rispettive consorti, nel "Pantheon" di Roma (1435)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)
(assegnato in data 08/04/2009 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Lannutti Elio ed altri
Modifica all'articolo 38 del testo unico sull'ordinamento degli enti locali di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, in materia di diffusione mediante mezzi radiotelevisivi e telematici delle sedute dei consiglio comunali e provinciali (1438)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 8° (Lavori pubblici, comunicazioni)
(assegnato in data 08/04/2009 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. De Lillo Stefano
Istituzione della "Giornata Nazionale della Vita" (1443)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali)
(assegnato in data 08/04/2009 );
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Ramponi Luigi
Modifiche alla legge 2 gennaio 1958, n. 13 e alla legge 20 giugno 1956, n. 658, in materia di attribuzione della Croce al merito e al valore civile (1468)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio)
(assegnato in data 08/04/2009 );
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Di Giovan Paolo Roberto ed altri
Istituzione del Garante nazionale per la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti e per il loro reinserimento sociale e coordinamento con i garanti o autorità regionali con identica finalità (1347)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 3° (Affari esteri, emigrazione), 4° (Difesa), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), 11° (Lavoro, previdenza sociale), 12° (Igiene e sanita'), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Li Gotti Luigi ed altri
Modifiche degli articoli 648 - bis e 648 - ter del codice penale in materia di autoriciclaggio, nonché nuove disposizioni in materia di prevenzione applicabili agli strumenti finanziari (1445)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)
(assegnato in data 08/04/2009 );
2ª Commissione permanente Giustizia
sen. Musso Enrico
Modifica dell'articolo 1341 del Codice Civile in materia di condizioni generali di contratto (1447)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali)
(assegnato in data 08/04/2009 );
4ª Commissione permanente Difesa
sen. Ramponi Luigi
Estensione agli ufficiali e sottufficiali in congedo della "Medaglia militare al merito di lungo comando" (985)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 08/04/2009 );
4ª Commissione permanente Difesa
sen. Ramponi Luigi
Disposizioni per l'inquadramento di alcune categorie di personale precario nei ruoli civili del Ministero della difesa (1462)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 08/04/2009 );
5ª Commissione permanente Bilancio
sen. Bonfrisco Anna Cinzia
Misure relative al patto di stabilità interno (1382)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 6° (Finanze e tesoro), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
6ª Commissione permanente Finanze e tesoro
sen. Leddi Maria
Norme in materia di agevolazioni fiscali alle piccole e medie imprese creditrici della pubblica amministrazione nonché in materia di credito di imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate (1163)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Baldini Massimo ed altri
Istituzione del Museo nazionale della cartapesta di Viareggio (1400)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
7ª Commissione permanente Istruzione pubblica, beni culturali
sen. Baldini Massimo ed altri
Nuovo ordinamento delle attività del carnevale e delle sue manifestazioni (1402)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), 11° (Lavoro, previdenza sociale), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
10ª Commissione permanente Industria, commercio, turismo
sen. Baldini Massimo ed altri
Disposizioni in materia di installazione di sistemi di sicurezza sugli impianti elettrici (1452)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 08/04/2009 );
11ª Commissione permanente Lavoro, previdenza sociale
sen. Zanetta Valter
Disposizioni per promuovere la formazione, l'occupazione, la permanenza al lavoro ed il reinserimento professionale dei lavoratori ultraquarantenni (1441)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 2° (Giustizia), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro), 10° (Industria, commercio, turismo), 14° (Politiche dell'Unione europea), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
sen. Castro Maurizio ed altri
Interventi in materia di assistenza farmaceutica territoriale (1417)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 10° (Industria, commercio, turismo), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
12ª Commissione permanente Igiene e sanita'
sen. De Lillo Stefano
Istituzione della figura professionale del medico stomatologo (1436)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 7° (Istruzione pubblica, beni culturali), Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 08/04/2009 );
13ª Commissione permanente Territorio, ambiente, beni ambientali
sen. Ramponi Luigi
Sanzioni per il mancato rispetto della normativa sulla raccolta e sullo smaltimento dei rifiuti (1458)
previ pareri delle Commissioni 1° (Affari Costituzionali), 5° (Bilancio), 6° (Finanze e tesoro)
(assegnato in data 08/04/2009 );
Commissioni 1° e 3° riunite
sen. Divina Sergio
Riconoscimento agli effetti civili di festività religiose soppresse (1450)
previ pareri delle Commissioni 5° (Bilancio), 11° (Lavoro, previdenza sociale)
(assegnato in data 08/04/2009 ).
Disegni di legge, ritiro
Il senatore Angelo Maria Cicolani, in data 7 aprile 2009, ha dichiarato di ritirare il disegno di legge: Cicolani. - "Programma straordinario di cessione di alloggi di edilizia residenziale pubblica per il rilancio della nuova edificazione ed il risanamento dei fabbricati e dei quartieri degradati" (1486).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministero degli affari esteri, con lettera in data 3 aprile 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4 della legge 11 dicembre 1984, n. 839, gli Atti internazionali firmati dall'Italia i cui testi originali sono pervenuti al Ministero degli affari esteri entro il 15 marzo 2009.
La predetta documentazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente (Atto n. 173).
Il Ministro degli affari esteri, con lettera in data 10 aprile 2008, ha inviato, ai sensi dell'articolo 9 della legge 18 novembre 1995, n. 496, come sostituito dall'articolo 6 della legge 4 aprile 1997, n. 93, la relazione sullo stato di esecuzione della convenzione sulle armi chimiche e sugli adempimenti effettuati dall'Italia nell'anno 2008.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 3a e alla 4a Commissione permanente (Doc. CXXXI, n. 1).
Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, con lettera in data 25 marzo 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 15, comma 2, della legge 19 febbraio 2004, n. 40, la relazione - riferita all'anno 2008 - sullo stato di attuazione della legge recante norme in materia di procreazione medicalmente assistita.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente (Doc. CXLII, n. 2).
Il Ministro dello sviluppo economico, con lettera in data 30 marzo 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 5 della legge 26 maggio 1975, n. 184, la relazione sullo stato di avanzamento del progetto di collaborazione Alenia Aeronautica - Boeing, relativa al secondo semestre 2008.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XXXIX, n. 2).
Garante del contribuente, trasmissione di atti
Con lettere in data 20 e 30 marzo 2009, sono state inviate, ai sensi dell'articolo 13, comma 13-bis, della legge 27 luglio 2000, n. 212, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2008 dai seguenti Garanti del contribuente:
per la regione Calabria (Atto n. 171);
per la regione Puglia (Atto n. 172).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 6a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti
Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 27 marzo 2009, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), per l'esercizio 2007, e la connessa determinazione e relativa relazione sulla gestione finanziaria della CONI Servizi SpA, per l'esercizio 2007. Il predetto documento è stato deferito, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 83).
Alle determinazioni sono allegati i documenti fatti pervenire dagli enti suddetti ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.
Corte dei conti, trasmissione di documentazione
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato - con lettera in data 23 marzo 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la delibera n. 4/2009/G di approvazione della relazione concernente l'indagine sulla gestione delle "strutture di missione".
La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 168).
Il Presidente della Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali della Corte dei conti ha inviato, con lettera in data 26 marzo 2009, la deliberazione 1/2009 con la quale la Sezione ha approvato la relazione speciale sulle "Irregolarità e frodi in materia di fondi strutturali con particolare riguardo al Fondo sociale europeo".
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 14a Commissione permanente (Atto n. 169).
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato - con lettera in data 27 marzo 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, la deliberazione n. 6/2009/G sulla relazione concernente l'attuazione della "clausola di salvaguardia" di cui all'articolo 62, comma 2, del CCNL relativo al personale dirigenziale dell'Area I per il quadriennio normativo 2002-2005.
La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente (Atto n. 170).
Il Presidente della Corte dei conti, con lettera in data 2 aprile 2009, ha inviato, ai sensi dell'articolo 7, comma 6, della legge 23 agosto 1988,n. 362, la relazione - resa dalla Corte stessa a Sezioni riunite con deliberazione del 27 marzo 2009 - sulla tipologia delle coperture adottate e sulle tecniche di quantificazione degli oneri relativamente alle leggi approvate dal Parlamento nel periodo settembre-dicembre 2008.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente (Doc. XLVIII, n. 4).
Regioni e province autonome, trasmissione di relazioni
Con lettere in data 26, 27 e 31 marzo 2009 sono state inviate, ai sensi dell'articolo 16, comma 2, della legge 15 maggio 1997, n. 127, le relazioni sull'attività svolta nell'anno 2008 dai seguenti difensori civici:
della regione Emilia-Romagna (Doc. CXXVIII, n. 6);
della regione Veneto (Doc. CXXVIII, n. 7);
della regione Valle d'Aosta (Doc. CXXVIII, n. 8).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.
Parlamento europeo, trasmissione di documenti
Il Segretario generale del Parlamento europeo, con lettera in data 19 marzo 2009, ha inviato il testo di quindici risoluzioni approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 18 al 19 febbraio 2009:
una risoluzione sull'aiuto umanitario alla Striscia di Gaza (Doc. XII, n. 249). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente, nonché alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani;
una risoluzione su: "Riservare ai minori un posto speciale nella politica esterna dell'UE" (Doc. XII, n. 250). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 12a Commissione permanente;
una risoluzione sull'applicazione della direttiva 2002/14/CE che stabilisce un quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea (Doc. XII, n. 251). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 11a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sull'economia sociale (Doc. XII, n. 252). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente;
una risoluzione sulla salute mentale (Doc. XII, n. 253). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 12a Commissione permanente;
una risoluzione sul seguito dato ai piani nazionali d'azione per l'efficienza energetica: una prima valutazione (Doc. XII, n. 254). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla ricerca applicata ne campo della politica comune della pesca (Doc. XII, n. 255). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 9a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sull'azione comunitaria riguardante la caccia alle balene (Doc. XII, n. 256). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 9a, alla 13a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla partecipazione della Comunità all'Osservatorio europeo dell'audiovisivo (Doc. XII, n. 257). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 8a, alla 10a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul presunto utilizzo di paesi europei da parte della CIA per il trasporto e la detenzione illegali di prigionieri (Doc. XII, n. 258). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 2a, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla relazione annuale 2007 del Consiglio al Parlamento europeo sugli aspetti principali e le scelte di base della politica estera e di sicurezza comune (PESC) (Doc. XII, n. 259). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla Strategia europea in materia di sicurezza e la PESD (Doc. XII, n. 260). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 10a Commissione permanente;
una risoluzione sul ruolo della NATO nell'architettura di scurezza dell'UE (Doc. XII, n. 261). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a, alla 4a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sul Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo (Doc. XII, n. 262). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente;
una risoluzione sulla revisione dello strumento della politica europea di vicinato e partenariato (Doc. XII, n. 263). Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a e alla 14a Commissione permanente.
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni:
il signor Marino Savina, di Roma, chiede provvedimenti in materia di pensionabilità dell'indennità di amministrazione corrisposta ai pubblici dipendenti, con particolare riferimento al personale del Ministero dell'interno (Petizione n. 584);
il signor Alberto Bruno, di Napoli, chiede una serie di misure atte a contrastare la disoccupazione e la crisi economica in atto, nonché interventi in favore dei pensionati (Petizione n. 585);
il signor Francesco Di Pasquale, di Cancello ed Arnone (Caserta), chiede:
l'adozione di iniziative, nelle competenti sedi internazionali, per il riconoscimento dell'accesso all'acqua quale diritto universale dell'umanità (Petizione n. 586);
nuove norme in materia di limiti temporali per gli accertamenti fiscali (Petizione n. 587);
l'adozione di regolamenti comunali in materia di tasse e contributi (Petizione n. 588);
nuove norme volte a tutelare i diritti dei cittadini, con speciale riguardo ai rapporti con gli uffici comunali (Petizione n. 589);
la completa detassazione della prima casa (Petizione n. 590);
nuove norme in materia di tasse e dati relativi alla proprietà immobiliare (Petizione n. 591);
l'istituzione, presso gli istituti previdenziali, di un Fondo di solidarietà per i liberi professionisti e gli imprenditori in difficoltà economiche e l'adozione di altre iniziative in favore delle suddette categorie (Petizione n. 592);
una serie di agevolazioni in materia fiscale, con particolare riferimento alla possibilità di rateizzazione degli importi dovuti e alla riduzione delle sanzioni in caso di ritardato o mancato pagamento nonché delle tasse sui terreni edificabili per la costruzione della prima casa (Petizione n. 593);
interventi in materia di indebitamento delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese (Petizione n. 594);
nuove norme in materia di tasse di successione (Petizione n. 595);
l'adozione di iniziative, nelle competenti sedi internazionali, in favore dell'Africa (Petizione n. 596);
l'istituzione di un "libretto dei redditi" (Petizione n. 597);
interventi a tutela dei beni culturali ed archeologici (Petizione n. 598);
iniziative a favore degli Italiani residenti all'estero (Petizione n. 599);
l'istituzione di una Giornata nazionale della gioventù (Petizione n. 600);
la promozione dello sport giovanile (Petizione n. 601);
il censimento delle terre incolte e disposizioni per favorirne il recupero (Petizione n. 602);
la riduzione dei costi dell'acqua in bottiglia (Petizione n. 603);
la tutela della concorrenza e del libero mercato (Petizione n. 604);
norme atte a garantire un uso corretto e sicuro della rete Internet (Petizione n. 605);
il signor Mario Giannetta, di Paganica (L'Aquila), chiede interventi in campo socio-economico, con particolare riguardo al mondo del lavoro (Petizione n. 606);
il signor Alessandro Rocchi, di Roma, chiede:
una serie di misure atte ad assicurare efficienza e rapidità al processo penale (Petizione n. 607);
interventi a tutela dei consumatori, con speciale riferimento all'indicazione della data di scadenza delle merci (Petizione n. 608);
interventi atti a razionalizzare gli organici delle pubbliche amministrazioni e a sanarne i deficit di bilancio (Petizione n. 609);
nuove norme in materia di benefici di cui godono appartenenti ad associazioni criminali organizzate o loro familiari (Petizione n. 610);
interventi atti a fronteggiare l'emergenza-casa, con particolare riguardo agli immobili sfitti (Petizione n. 611);
interventi in materia di carenza di servizi igienici pubblici nei comuni (Petizione n. 612);
norme in materia di abbonamenti sostitutivi dell'affrancatura postale (Petizione n. 613);
che i candidati alle elezioni politiche possano presentarsi in un solo collegio elettorale (Petizione n. 614);
una revisione della disciplina relativa agli emolumenti dei parlamentari e degli eletti negli enti locali (Petizione n. 615);
nuove norme in materia di extracomunitari che abbiano precedenti penali, con particolare riguardo alla concessione della cittadinanza italiana (Petizione n. 616);
nuove norme in materia di biotestamento e di persone in coma irreversibile (Petizione n. 617);
nuove norme in materia di lavori pubblici, con particolare riguardo alla durata prevista dei lavori e delle sanzioni relative agli eventuali ritardi (Petizione n. 618);
che l'efficacia dei contratti collettivi nazionali di lavoro sia vincolata all'esito di referendum da indire obbligatoriamente tra le categorie interessate (Petizione n. 619);
l'ampliamento dei limiti dell'indicatore ISEE per la misurazione della situazione economica delle famiglie al fine di accedere ai servizi e ai contributi statali (Petizione n. 620);
il signor Arrigo Varano, di Pedace (Cosenza), chiede l'adeguamento delle pensioni cosiddette d'annata ed il loro aggancio alla dinamica salariale (Petizione n. 621).
Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.
Interrogazioni, apposizione di nuove firme
La senatrice Germontani ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-01346 dei senatori Gramazio ed altri;
la senatrice Levi-Montalcini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-00612 dei senatori Bonino ed altri.
Risposte scritte ad interrogazioni
(Pervenute dal 2 al 7 aprile 2009)
BENEDETTI VALENTINI: sull'impianto per il trattamento dei rifiuti prodotti da allevamenti di suini a Bettona (Perugia) (4-00966) (risp. ZAIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
BIANCHI: sulle agevolazioni previdenziali nel settore agricolo (4-01212) (risp. ZAIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
BUTTI: sulla gestione commissariale di una cooperativa edilizia di Como (4-00080) (risp. URSO, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)
POLI BORTONE: sull'uso di fitofarmaci in agricoltura (4-00962) (risp. ZAIA, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali)
VITALI ed altri: sulla crisi dello stabilimento di Marzabotto operante nel settore cartario (4-01246) (risp. URSO, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico)
Mozioni
BOLDI, BIANCONI, MAURO, ADERENTI, MARAVENTANO, RIZZI, GERMONTANI, VICARI, GALLONE, RIZZOTTI, BAIO, BASSOLI, BIONDELLI, ARMATO, ANTEZZA - Il Senato,
premesso che:
le lesioni ostetriche del plesso brachiale comunemente conosciute con il termine di paralisi ostetrica, rappresentano una varietà di paralisi dell'arto superiore causate dalla lesione delle vie nervose che provvedono all'innervazione motoria e sensitiva dell'arto;
le lesioni nervose del plesso brachiale si presentano in seguito ad un trauma subito dal neonato durante il meccanismo del parto sia esso naturale o cesareo, eutocico o distocico, dovuto ad un'associazione di forze di trazione a forze di compressione;
l'incidenza delle paralisi ostetriche ha subito numerose variazioni nel corso degli anni, il miglioramento delle tecniche di assistenza del parto hanno certamente ridotto, ma non annullato, il numero di nuovi casi che continuano a presentarsi con relativa frequenza;
attualmente nei Paesi industrializzati la percentuale d'incidenza varia dallo 0,38 al 3 per mille dei nati vivi, la distocia di spalla è la causa principale dell'insorgenza della paralisi ostetrica e tale condizione compare nello 0.6 per cento di tutti i parti vaginali, in Italia l'incidenza è stimata intorno all'uno per mille;
considerato che:
sono presenti dei fattori predisponenti sia materni (viziature pelviche muscolo scheletriche, bassa statura, obesità, fibromi uterini, diabete gestazionale non trattato o mal trattato) che fetali (macrosomia fetale, ipotonia da asfissia, gemellarità, presentazione podalica);
in particolare una delle cause più frequenti di questa patologia è dovuta alla macrosomia fetale inattesa, causata sia dall'errore tecnico degli ecografi nel calcolare il peso del feto, sia dal fatto che il Servizio Sanitario Nazionale prevede soltanto tre ecografie che terminano all'ottavo mese di gravidanza, quando invece spesso al nono mese si presenta un incremento ponderale massivo ed imprevisto del feto;
fondamentale è, per i neonati colpiti dalla paralisi ostetrica, il tempestivo ricorso alla fisioterapia, che deve essere eseguita quotidianamente sin dai primi giorni di vita e per i successivi quattro mesi, nei quali è possibile riscontrare una risposta spontanea, in quanto questa terapia favorisce la corticalizzazione dell'arto, riduce la decalcificazione, impedisce la rigidità articolare e l'atrofia muscolare secondaria;
in mancanza di ripresa dell'attività motoria si procede alla riparazione delle lesioni nervose del plesso con tecniche microchirurgiche, ossia con interventi di innesto e riparazione dei nervi lesi con tecniche e strumentazione altamente sofisticate, questo sempre entro i primi quattro mesi di vita altrimenti si rischia la cicatrizzazione nervosa che non garantirebbe in seguito la riuscita dell'intervento, causando deficit funzionali gravissimi,
impegna il Governo:
affinché presso il Ministero del lavoro, salute e politiche sociali venga creato un Osservatorio epidemiologico che, attraverso un comitato tecnico-scientifico, formato da esperti del settore, di nomina ministeriale, raccolga dati inerenti alla casistica di tali eventi, analizzando il percorso clinico che li ha accompagnati, per realizzare le linee guida operative che offrano strumenti gestionali atti a prevenire il loro accadimento, anche attraverso la previsione sistemica e la formazione obbligatoria;
a stilare linee guida preventive finalizzate all'abbattimento delle percentuali di rischio in merito al verificarsi della patologia, inserendo nei protocolli della preparazione al parto, come rientranti nei livelli essenziali di assistenza (LEA), accertamenti diagnostici non invasivi, obbligatori, finalizzati all'accertamento delle proporzioni fetopelviche del nascituro, prevedendo anche la possibilità di una quarta ecografia al nono mese di gravidanza. Questi dati devono essere necessariamente inseriti nella cartella clinica della partoriente e devono essere conosciuti dal personale di assistenza al parto, che in presenza di macrosomia del nascituro deve optare per il parto cesareo, secondo quanto raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità;
affinché l'Istituto superiore della sanità avvii, nell'ambito del Sistema nazionale linee guida, la realizzazione di linee guida inerenti alla terapia chirurgica della paralisi ostetrica, definendo un protocollo terapeutico chirurgico, specificando le indicazioni d'intervento, le tempistiche consigliate ed il protocollo fisioterapeutico compatibile con i diversi trattamenti, assicurando il massimo grado di appropriatezza e la tempestività degli interventi.
(1-00117)
AMATI, BIANCONI, ANTEZZA, BAIO, BASSOLI, BOLDI, CASOLI, CHIAROMONTE, CHITI, DELLA SETA, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, DONAGGIO, GRANAIOLA, MAGISTRELLI, MONGIELLO, NEGRI, PETERLINI, PORETTI, SBARBATI, SERAFINI Anna Maria, SAIA - Il Senato,
premesso che:
la morte di un bambino e il ferimento di quattro persone in modo grave, avvenuti nel mese di marzo 2009 in provincia di Ragusa, ad opera di un gruppo di cani randagi, hanno reso in piena evidenza la gravità e la rilevanza della questione del randagismo;
proprio a partire da questi fatti gravissimi si è scatenata una vera e propria "caccia al randagio", che si è concretizzata in episodi che vanno dall'uso di bocconi avvelenati all'emanazione di ordinanze comunali che autorizzano l'uccisione di cani vaganti: episodi tutti illegittimi, anche sotto il profilo giuridico;
una grande parte dei compiti che le leggi attribuiscono allo Stato, alle Regioni, alle Aziende sanitarie locali veterinarie e ai Comuni in materia di randagismo, tutela degli animali, nonché in materia di tutela della salute e dell'incolumità pubblica, vengono spesso dimenticati, e troppe responsabilità vengono scaricate sulle spalle delle sole associazioni di volontariato;
nel Meridione, in particolare, un gran numero di amministrazioni comunali non ha strutture in cui i cani randagi possano essere custoditi e curati, non effettuano le necessarie campagne di sterilizzazione così da tenere sotto controllo la popolazione canina, spesse volte affidano i cani randagi a canili o rifugi senza né pretendere e controllare la sussistenza dei necessari requisiti di buona custodia e di benessere degli animali, né fissare orari di apertura al pubblico per permettere le adozioni previste dalle leggi vigenti come obiettivo primo, come sarebbe invece nella loro responsabilità anche in un'ottica di risparmio dei fondi pubblici;
la mancanza di decisioni adeguate in materia, da parte di tutti i soggetti deputati a dare soluzioni positive e nel rispetto pieno della legalità, e ogni ulteriore ritardo, sarebbero atti colpevoli, e finirebbero con il riproporre nuovamente in maniera più drammatica l'emergenza, registrata in questi giorni in Sicilia, anche in altre parti d'Italia,
impegna il Governo:
a sollecitare formalmente le autorità regionali e locali affinché esse procedano con celerità, nell'ambito delle rispettive competenze, ad assumere iniziative atte a fronteggiare l'emergenza randagismo, con strumenti adeguati e nel pieno rispetto dei principi stabiliti dalla legge 14 agosto 1991, n. 281, in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, favorendo altresì: l'elaborazione e l'attuazione di Piani provinciali e regionali che prevedano la messa in mora dei Comuni inadempienti nel campo delle politiche di sterilizzazione e della tenuta delle anagrafi canine; i controlli da parte delle Polizie municipali degli obblighi relativi all'iscrizione all'anagrafe e all'uso di microchip; la prevenzione e la repressione del fenomeno di spargimento di bocconi avvelenati con l'attivazione immediata dei previsti "tavoli" presso le Prefetture; il ricovero dei cani in strutture adeguate, i progetti di rieducazione comportamentale, nonché gli incentivi alle adozioni responsabili;
a prendere provvedimenti urgenti in tema di randagismo, che prevedano:
a) la nomina di un Commissario straordinario per l'emergenza randagismo in tutte le regioni del Centro e Sud d'Italia;
b) la mappatura delle aree maggiormente colpite dal fenomeno e l'individuazione dei Comuni inadempienti;
c) verifiche sull'impiego dei fondi stanziati per il randagismo e richiesti da Comuni e Aziende sanitarie locali veterinarie, nonché il recupero delle somme non spese;
d) il cambiamento dei criteri di ripartizione delle risorse pubbliche in favore di progetti fattibili e adeguati sempre più indirizzati verso la prevenzione e la sterilizzazione per il raggiungimento dell'obiettivo minimo del 60 per cento previsto dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296;
e) la dotazione di strumenti di lettura di microchip a tutte le Forze di polizia e verifiche sull'iscrizione all'anagrafe canina;
f) misure di prevenzione contro l'aggressione dei cani randagi;
g) la realizzazione di un piano straordinario di sterilizzazione anche attraverso azioni di sensibilizzazione dei proprietari di cani;
h) l'immediata messa in rete con un continuo aggiornamento dei dati sulle anagrafi canine;
i) l'inserimento, nell'elenco degli obiettivi di valutazione dei direttori delle Aziende sanitarie locali, degli aspetti riguardanti la prevenzione del randagismo e del benessere animale, sollecitando formalmente le autorità regionali a verificare e controllare l'effettivo raggiungimento degli obiettivi stessi;
l) una moratoria delle fonti di approvvigionamento di cani, quali vendita e riproduzione;
m) la riduzione dell'aliquota dell'Iva su prestazioni veterinarie e sul cibo per gli animali;
n) il varo di corsi di educazione alla conoscenza etologica e al rispetto degli animali nelle scuole, così come previsti dalla legge n. 189 del 2004 sul divieto di maltrattamento degli animali, e purtroppo finora mai organicamente realizzati.
(1-00118)
Interpellanze
BASTICO, RUSCONI, GARAVAGLIA Massimo, CERUTI, FRANCO Vittoria, MARCUCCI, SERAFINI Anna Maria, VITA, ADAMO, GHEDINI, BLAZINA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
le scuole sono in una situazione di grandissima difficoltà finanziaria che sta per determinare la paralisi dell'attività didattica. In particolare, la mancanza di liquidità impedisce il pagamento dei supplenti, che hanno prestato servizio o che sono attualmente impegnati, e pertanto ostacola la nomina dei sostituti dei docenti assenti; tale sofferenza, altresì, impedisce a molti istituti di saldare le spese per appalti di pulizia e per forniture di materiale didattico, così come di acquistare prodotti di igiene e pulizia dei locali;
tale sofferenza finanziaria, originata prevalentemente dai tagli e sottofinanziamenti relativi alle leggi finanziarie varate nel periodo 2002-2006, le cui previsioni hanno decurtato il 72,6 per cento dei fondi per gli esami di Stato (cioè 106,4 milioni di euro), il 46,6 per cento dei fondi per le supplenze brevi (pari a 494,4 milioni di euro) e il 53 per cento dei fondi per il funzionamento amministrativo e didattico (vale a dire 159,8 milioni di euro). Conseguentemente, gli istituti sono stati costretti ad assumere impegni di spesa per garantire il funzionamento delle scuole in assenza di accertamenti corrispondenti. La situazione di squilibrio tra entrate previste e spese si è aggravata anche a fronte degli aumentati orari derivanti da modifiche contrattuali intervenute nell'anno 2003, riguardanti il pagamento delle supplenze temporanee a copertura di insegnanti in astensione obbligatoria per maternità, nonché per l'ampliarsi dei diritti per congedi parentali previsti dalla legge n. 53 del 2000. Le continue riduzioni dei fondi hanno costretto le scuole a coprire le spese fisse e incomprimibili con tutto l'avanzo di amministrazione e ogni altra entrata utile, e a cumulare una massa molto consistente di crediti (residui attivi), che nel lungo periodo rischiano di diventare inesigibili. Un monitoraggio svolto nel 2007 ha conteggiato oltre un miliardo di euro di residui attivi accumulati nel periodo 2002-2006 dalle istituzioni scolastiche per far fronte a spese indifferibili, quali supplenze, esami di Stato e utenze;
per invertire la tendenza di sofferenza delle scuole, nella XV Legislatura il Governo ha assunto iniziative di carattere straordinario, quali il recupero di fondi giacenti sulle contabilità speciali, e provvedimenti strutturali, l'esenzione del pagamento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, il pagamento a carico del Ministero delle supplenze per maternità ed il reperimento delle risorse per il pagamento delle commissioni per gli esami di Stato, anche per gli anni precedenti. Questi provvedimenti, insieme a risorse aggiuntive per 342 milioni di euro (stanziate nell'ambito del riparto dell'extra-gettito con il decreto-legge n 81 del 2007 convertito con modificazioni, dalla legge n. 127 del 2007), di cui 180 milioni di euro destinati al finanziamento delle supplenze brevi del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliare, hanno riportato per l'anno 2007 il rapporto tra fabbisogno e finanziamenti reali in una situazione di sostanziale equilibrio. Complessivamente tali iniziative hanno permesso la copertura di circa il 50 per cento dei residui attivi vantati dalle scuole;
purtroppo nuovamente nella XVI Legislatura sembra si stiano costituendo le premesse per ricreare la situazione determinatasi nel periodo 2002-2006: infatti, nel corso del 2008 le istituzioni scolastiche hanno rilevato un rallentamento delle erogazioni di cassa, vale a dire dei trasferimenti di finanziamenti dallo Stato, che fanno temere il ricrearsi di condizione di squilibrio significativo tra previsioni di entrate e le spese effettive per supplenze, ore eccedenti, esami di Stato e funzionamento. Tale scostamento andrebbe a sommarsi ai residui attivi già accumulati dal 2002 al 2006 e non ancora saldati;
negli ultimi tempi, ad aggravare la situazione di sofferenza finanziaria incidono le spese che le scuole devono affrontare:
a) per le visite fiscali che il decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (cosiddetta "manovra d'estate"), ha reso obbligatorie anche per un solo giorno di assenza (in media una visita costa dai 36 ai 50 euro). Detta situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che, per la riscossione delle parcelle delle visite fiscali già eseguite, numerose Azienda sanitaria locale hanno avviato la procedura esecutiva nei confronti delle istituzioni scolastiche che non hanno potuto procedere al pagamento per mancanza di fondi;
b) per la predisposizione dei corsi di recupero dei debiti formativi degli alunni che le scuole di istruzione secondaria di secondo grado devono attivare ai sensi dei decreto ministeriale 3 ottobre 2008, n. 80, i cui finanziamenti sono stati drasticamente ridotti a soli 55 milioni di euro per l'anno 2009, a fronte dei 288 previsti per l'anno scolastico 2007/2008;
c) per le spese di funzionamento, i cui finanziamenti non risulta che siano stati ancora assegnati rendendo così sostanzialmente impossibile la predisposizione dei bilanci 2009 da parte delle singole istituzioni scolastiche e della programmazione delle attività del piano dell'offerta formativa per il prossimo anno scolastico;
a fronte di un credito complessivo vantato attualmente dalle scuole di 560 milioni di euro, il Governo ha dato una risposta ancora insufficiente, stanziando nel decreto-legge n. 112 del 2008, 200 milioni di euro a cui si aggiunge la grave scelta, assunta con la legge finanziaria per il 2009, di ridurre di ben 50 milioni proprio il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche;
appare necessario, pertanto, affrontare, in tempi brevi, la problematica nel suo complesso al fine di evitare: a) contenziosi tra gli istituti scolastici e i supplenti in servizio (non potendosi configurare l'ipotesi di personale assunto regolarmente che poi non venga retribuito); b) interruzioni dell'attività didattica per mancate nomine di supplenti e, di conseguenza, l'impossibilità, per gli studenti, di esercitare il diritto allo studio ed in modo che venga risolta una situazione che sta determinando gravissime difficoltà di funzionamento per le istituzioni scolastiche stesse, tanto da compromettere sia il regolare svolgimento delle attività didattiche stesse, impedendo, di fatto, la realizzazione del dettato costituzionale, che garantisce l'esercizio del diritto all'istruzione, sia l'immagine della scuola di fronte alle famiglie ed all'opinione pubblica; c) mancato o parziale pagamento dei docenti che hanno fatto parte delle commissioni per gli esami di Stato; d) situazioni debitorie pregresse delle scuole nei confronti dei Comuni per mancato pagamento della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e nei confronti di chi ha svolto le attività surrogatorie professionalizzanti; e) mancato pagamento delle utenze e del materiale di facile consumo,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario predisporre un piano pluriennale utile a reperire, iniziando sin nell'ambito della prossima legge di assestamento di bilancio, le risorse necessarie al fine di consentire alle Istituzioni scolastiche la regolarizzazione dei bilanci mediante la reale riscossione dei crediti sopra descritti ed il pagamento dei debiti non ancora saldati, dopo aver disposto l'accertamento effettivo e formale dei pregressi residui attivi degli anni dal 2002 al 2008;
quali iniziative intenda adottare al fine di intraprendere ogni utile iniziativa atta a porre a carico delle Direzioni provinciali del Ministero dell'economia e delle finanze il pagamento relativo alle supplenze del personale assente, cosiddette "brevi", superiori ai 15 giorni e le spese obbligatorie relative agli oneri relativi agli appalti delle imprese di pulizie degli istituti scolastici e agli esami di maturità, al fine di alleggerire le scuole di un notevole onere economico e burocratico amministrativo che di fatto rallenta ed appesantisce il regolare svolgimento delle preminenti attività didattico educative proprie delle istituzioni scolastiche;
quali iniziative il Ministro intenda altresì adottare al fine di risolvere la difficile situazione che le scuole si stanno trovando ad affrontare per l'assenza dei finanziamenti destinati al pagamento relativo all'adempimento delle visite fiscale che obbligatoriamente debbono essere disposte per il personale assente anche per un solo giorno;
quali iniziative urgenti intenda infine predisporre al fine di liquidare le risorse finanziarie necessarie all'avvio di corsi di recupero dei debiti formativi degli alunni, ai sensi del decreto ministeriale n. 80 del 2007, per l'anno scolastico 2008-09, oltre a predisporre l'assegnazione relativa alle spese di funzionamento per l'anno 2009.
(2-00069)
Interrogazioni
DIGILIO - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
il TAR della Basilicata ha stabilito che la Regione Basilicata dovrà pagare 5 milioni e mezzo di euro, a titolo di risarcimento danni, alla Sorim, la società che in passato è stata titolare della miniera di salgemma di Terzo Cavone-Scanzano Jonico (Matera), per aver bloccato i lavori di costruzione dello stabilimento per la produzione di sale;
sempre il TAR, ha trasmesso gli atti alla procura presso la Corte dei conti "al fine di accertare se nella vicenda in esame si siano verificate eventuali responsabilità amministrative per danno erariale";
nel 1999 la Regione, dopo un sopralluogo di suoi funzionari e con una propria delibera, dispose la sospensione delle attività "in quanto l'attività rientrava tra le opere sottoposte alla valutazione di impatto ambientale";
la Sorim, che aveva già effettuato perforazioni fino a 1.000 metri di profondità, realizzato cinque pozzi attrezzati per la produzione del sale e ottenuto un contributo pubblico a fondo perduto di 14 miliardi e 700 milioni di lire, ricorse al TAR;
tenuto conto che la vicenda Sorim è particolarmente complessa, e si ricollega all'altra vicenda che riguarda l'individuazione a Scansano Jonico del sito unico di rifiuti nucleari (si ricordi la mobilitazione popolare del novembre 2003) in quanto con il rilascio il 9 giugno 1999 della concessione edilizia per la perforazione dei pozzi fino a 1.000 metri di profondità si è dato l'avvio all'impianto cosiddetto di imballaggio,
l'interrogante chiede di sapere dai ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza:
se siano a conoscenza di quanto sopra riportato:
se intendano verificare i criteri in base ai quali si è fin qui proceduto;
se siano a conoscenza dell'attuale posizione della Sorim in relazione alla titolarità della concessione mineraria;
se, per le vicende sopra narrate, gli uffici dei Ministeri competenti abbiano individuato, in fase istruttoria, eventuali responsabilità e, in caso affermativo, a carico di chi.
(3-00671)
FILIPPI Marco, DONAGGIO, FISTAROL, MAGISTRELLI, MORRI, PAPANIA, RANUCCI, SIRCANA, VIMERCATI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri per le politiche europee, delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico, dell'economia e delle finanze e della giustizia - Premesso che:
in recenti dichiarazioni rilasciate ad organi di stampa, l'amministratore delegato di Atlantia SpA, dottor Giovanni Castellucci, ha sostanzialmente affermato che in conseguenza all'investimento effettuato da Atlantia in Alitalia, per un ammontare pari a 100 milioni di euro, il Governo Berlusconi avrebbe adottato alcune misure che avrebbero favorito Autostrade per l'Italia SpA, controllata dalla stessa Atlantia;
il significato di tali gravi dichiarazioni, molto chiare nella loro originale versione, è stato successivamente capovolto dall'Amministratore delegato di Atlantia, che ha precisato che non esisterebbe alcuna correlazione tra gli investimenti effettuati da Atlantia in Alitalia e provvedimenti a favore di Autostrade per l'Italia adottati dal Governo;
tenuto conto che:
in occasione dell'avvio delle operazioni per il salvataggio dell'Alitalia, con un emendamento presentato dal Governo alla Camera dei deputati nelle fasi finali del dibattito sul decreto-legge n. 59 del 2008 (convertito con modificazioni, dalla legge n. 101 del 2008), è stata disposta l'approvazione ex lege, e in un'unica soluzione, degli schemi di convenzione delle società concessionarie autostradali con ANAS SpA rimasti in sospeso;
con tale intervento le suddette convenzioni sono state automaticamente approvate senza che le stesse fossero sottoposte, come previsto dalla normativa vigente, al controllo del CIPE, della Corte dei conti, del Nucleo di attuazione e regolazione dei servizi di pubblica utilità (NARS) e al parere delle Commissioni parlamentari competenti ed, infine, al parere del Ministro delle infrastrutture e trasporti;
delle 13 convenzioni approvate ex lege, su 5 - particolarmente delicate - il Nucleo di attuazione e regolazione dei servizi di pubblica utilità (NARS) aveva già espresso un parere tecnico negativo;
la vicenda ha sollevato da subito forti perplessità in ragione del fatto che le società concessionarie, ed in particolare Autostrade per l'Italia SpA, non solo operano in una condizione di monopolio, ma si trovavano, e tuttora sono, anche in significativo ritardo nell'effettuazione degli investimenti già previsti dai diversi e precedenti atti concessori stimabili nell'ordine di 20 miliardi di euro;
i nuovi termini di scadenza della convenzione unica sono stati fissati, ad avviso degli interroganti così consistentemente favorendo Atlantia, all'anno 2038, prevedendo per ogni anno l'adeguamento tariffario al parametro dello 0,7 per cento del tasso d'inflazione effettivo, con un automatismo di incremento delle tariffe del tutto svincolato dagli investimenti per il miglioramento qualitativo delle strutture e dei servizi autostradali;
nel decreto-legge n. 185 del 2008, convertito con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, è stata introdotta un'ulteriore norma che consentirebbe alle società concessionarie, ove ne facciano richiesta, di concordare con l'ANAS una formula semplificata del sistema di adeguamento annuale delle tariffe di pedaggio, svincolata dall'esecuzione degli investimenti infrastrutturali a carico del concessionario;
da ultimo con l'articolo 29 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 14 del 2009, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti, sono state introdotte significative modifiche alla disciplina relativa all'affidamento di lavori da parte dei concessionari autostradali, al fine di prevedere che essi agiscano a tutti gli effetti come amministrazioni aggiudicatrici esclusivamente per la quota di lavori affidata a terzi, che dovrà essere non inferiore al 40 per cento, con ciò consentendo lo sblocco degli affidamenti dei lavori autostradali alle società interne del gruppo Atlantia;
considerato che:
le misure relative al rinnovo delle convenzioni fino all'anno 2038 si caratterizzano per la mancanza del requisito di trasparenza e di adeguata pubblicità, come peraltro richiesto dalla vigente normativa;
il nuovo meccanismo di formazione delle tariffe, introdotto con un emendamento del Governo al decreto-legge n. 59 del 2008, risulta palesemente favorevole per le imprese concessionarie, rendendo praticamente impossibile il raggiungimento degli obiettivi previsti nelle convenzioni per la parte relativa alla realizzazione di tutti gli investimenti infrastrutturali per il miglioramento della rete autostradale;
le modifiche alla disciplina dell'affidamento dei lavori in house da parte delle imprese concessionarie autostradali appaiono, inoltre, non conformi alla vigente disciplina europea in materia di appalti e, soprattutto, di tutela della concorrenza e non coerenti con un mercato realmente aperto,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Governo in merito alle dichiarazioni rilasciate dall'Amministratore delegato di Atlantia SpA;
se non ritenga che il rapporto oggettivo tra le misure a favore di Atlantia adottate dal Governo nei provvedimenti riportati in premessa e l'ingresso della società Atlantia nell'azionariato di Alitalia non configuri un vero e proprio un aiuto di Stato nei confronti di Autostrade per l'Italia;
se esistano altri azionisti della compagnia aerea di bandiera nuova Alitalia che abbiano ottenuto, in ragione di tali circostanze, analoghe agevolazioni e se siano in preparazione altre misure attribuibili al Governo per agevolare la stessa Atlantia anche nella veste di azionista di riferimento di Aeroporti di Roma;
se non ritenga opportuna l'istituzione, entro brevi termini, di un'apposita autorità indipendente per il controllo e la vigilanza del settore autostradale, finalizzata a promuovere e garantire adeguati livelli di efficienza e di qualità dei servizi offerti dai gestori agli utenti autostradali, l'attuazione di tutti gli investimenti previsti per l'adeguamento e la manutenzione delle autostrade a carico dei soggetti vigilati, nonché livelli tariffari equi e vincolati alla realizzazione degli investimenti sulla rete autostradale.
(3-00672)
MARCENARO, MARINARO, MARINI, CABRAS, LIVI BACCI, MICHELONI, PERDUCA, RUTELLI, TONINI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
nel marzo 2009 è stata approvata dal Parlamento afghano e firmata dal presidente Karzai una legge che regola il diritto di famiglia della minoranza sciita, che rappresenta circa il 10-15 per cento della popolazione afghana, ed è basata sulla giurisprudenza tradizionale;
la nuova legge sarebbe stata originata dal tentativo di Karzai di ottenere alle prossime elezioni l'appoggio compatto della minoranza sciita, nonché di favorire il riavvicinamento del Presidente alla parte più conservatrice della popolazione afghana, assai consistente, e ai mullah conservatori;
con la nuova legge, infatti, che non è stata ancora pubblicata ma i cui contenuti sono stati rivelati su alcuni quotidiani inglesi da fonti ONU e da alcune parlamentari afghane che si sono battute contro la sua approvazione, di fatto verrebbe legalizzato lo stupro all'interno della famiglia, non potendo la moglie in nessun caso rifiutarsi al coniuge; verrebbe stabilito il divieto per le donne di uscire di casa da sole, e sarebbe necessario il consenso di un parente maschio per cercare lavoro o anche solo per recarsi dal medico; la custodia e l'educazione dei figli sarebbero affidati esclusivamente al padre o al nonno maschio;
la nuova legge determina una violazione dei diritti umani fondamentali, delle donne e del principio di parità tra i sessi in particolare, che sono sanciti anche nella Costituzione afghana, e che il governo ha espressamente richiamato attraverso la firma di accordi internazionali vincolanti, quali la "Convention on the elimination of all forms of discrimination against women" dell'ONU, sottoscritta nel 2005;
le associazioni che in Afghanistan si battono per i diritti civili, le organizzazioni umanitarie e la società civile afghana non possono da sole, senza l'appoggio e le pressioni della comunità internazionale che tra l'altro è impegnata direttamente nel Paese, riuscire a riaffermare i diritti umani in generale, e quelli delle donne in particolare, che in questo caso sono stati così palesemente negati; come riportano le organizzazioni non governative che operano in Afghanistan, la situazione femminile è già sufficientemente grave senza che questa legge provveda a peggiorarla: un'altissima percentuale di donne è esposta al rischio di violenze l'analfabetismo e la mortalità femminile sono incomparabilmente più alti di quelli maschili;
lo stesso giorno in cui la stampa internazionale rivelava i contenuti della legge, si svolgeva la Conferenza ONU dell'Aja sull'Afghanistan, cui partecipavano i Paesi contributori della forza di pace NATO (ISAF), gli altri membri del G8, altri Paesi quali Iran, Pakistan, Cina e Turchia e un nutrito numero di organizzazioni internazionali; la comunità internazionale, in questa occasione, si è impegnata a continuare la propria opera di ricostruzione dell'Afghanistan, sulla base di quei principi di diffusione della democrazia e dei diritti umani e civili che sono stati sempre richiamati quali veri motivi dell'intervento nella regione;
l'Unione europea, attraverso il Commissario alle relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner, ha annunciato lo stanziamento di nuovi 60 milioni di euro per l'Afghanistan che vanno ad aggiungersi ai 700 milioni già previsti per il periodo 2007-2010;
l'Italia ha annunciato il proprio sostegno al processo elettorale ed alla sicurezza delle elezioni, da svolgersi nell'estate 2009, inviando in Afghanistan ulteriori 240 soldati, che si vanno ad aggiungere ai 2.800 già presenti, e mezzi di supporto aereo; si è inoltre impegnata ad aumentare il numero dei carabinieri, che collaborano con gli altri addestratori europei provenienti da Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Belgio, per l'addestramento della polizia afghana;
il ministro Frattini ha ribadito inoltre la attiva presenza dell'Italia nel processo di ricostruzione economica e civile dell'Afghanistan, Paese nel quale si sono impiegati 441 milioni di euro, indirizzati in particolare, oltre che ai settori della governance, delle infrastrutture, della sanità, proprio alla riforma del settore della giustizia, della rule of law, e delle politiche di sostegno alle fasce più vulnerabili della società, che sembrano oggi al contrario rimesse in discussione nella realtà afghana,
si chiede di sapere:
quali siano state le politiche di ricostruzione "civile ed economica" del Paese che l'Italia ha intrapreso in Afghanistan, e se esse abbiano avuto effetti concreti sulla vita delle donne, e degli uomini, che vivono nel Paese;
se il Ministro in indirizzo intenda impegnarsi nelle sedi opportune a livello europeo e internazionale affinché con gli strumenti più congrui si induca il presidente Karzai a ritirare una legge lesiva dei diritti umani e civii delle donne, e lo si richiami al rispetto delle convenzioni internazionali che ha sottoscritto;
se intenda, altresì, impegnarsi affinché il Governo italiano vincoli i fondi stanziati dall'Italia e destinati in particolare alla riforma del settore della giustizia, della rule of law e delle politiche di sostegno alle fasce più vulnerabili della società, tra cui in primo luogo le donne, alla non entrata in vigore della legge, e affinché la presenza italiana in Afghanistan sia condizionata all'effettivo rispetto della democrazia e dei diritti umani e civili nel Paese.
(3-00673)
SBARBATI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
il lavoro per ogni cittadino rappresenta un'opportunità di realizzazione, di crescita sociale e culturale, è la fonte di sostentamento per sé e per la propria famiglia che consente di collocarsi nella società e che fa acquisire ruolo sociale e dignità;
le morti bianche, gli infortuni sul lavoro che causano disabilità, le malattie che in tanti contraggono per l'esposizione a sostanze chimiche più o meno corrosive o tossiche, le radiazioni nocive, le polveri tossiche che causano croniche patologie dalle quali non si può guarire sono però spesso il prezzo insopportabile da pagare per i lavoratori;
fra le diverse categorie a rischio c'è quella degli operatori sanitari a cui sono state riscontrate infezioni quali l'epatite o la cirrosi da HBV o HCV;
non è mai stato precisato il numero di cittadini e operatori danneggiati da sangue infetto; tuttavia la legge n. 210 del 92 consente di ottenere un indennizzo da parte dello Stato a titolo di solidarietà sociale e non per risarcimento del danno, grazie ad un assegno bimestrale, vitalizio, diverso per importo in base alla gravità dell'infermità riportata;
la legge che ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della salute per non aver controllato plasma ed emoderivati ha previsto forme di risarcimento per i vaccinati, gli emofiliaci, i talassemici e i trasfusi occasionali e, in seguito a sentenza della Corte costituzionale del 2002 n. 476, ha inserito fra i beneficiari coloro che hanno subito nell'esercizio delle proprie mansioni il danno, ma non coloro ai quali le carenze dei controlli hanno causato la malattia;
chi ha contratto per motivi di lavoro l'HIV, l'HBC, l'HCV o la cirrosi epatica incorre nei termini di prescrizione dell'INAIL, contrariamente a quanto avviene per coloro che hanno subito danni dall'amianto o dalle radiazioni per i quali tali termini sono stati eliminati,
si chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover assumere iniziative volte ad eliminare questa discriminazione - tenuto conto anche del ristretto numero di operatori sanitari interessati - e consentire a coloro ai quali il danno è stato causato nell'esercizio delle proprie mansioni di beneficiare di un congruo indennizzo economico e porre fine, così, ad una palese ingiustizia.
(3-00678)
LUMIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per la semplificazione normativa - Premesso che:
il decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, recante Misure urgenti in materia di semplificazione normativa, ribattezzato "taglia leggi", perché abroga circa 30.000 norme emanate dal 1861 al 1947, rischia di cancellare il Comune di San Cipirrello, in provincia di Palermo, e tanti altri Comuni in tutta Italia;
il decreto "taglia leggi", infatti, ha abrogato la legge 11 dicembre 1864, n. 2048, che "costituisce comune indipendente la borgata di San Cipirrello nel circondario di Palermo. Inoltre è stata anche abrogata la legge n. 1484 del 1° luglio 1873, che modifica i confini territoriali dei Comuni limitrofi e di conseguenza quelli di San Cipirrello;
oggi, nel richiamato "decreto Calderoli", San Cipirello rischia di tornare ad essere, com'era un tempo, "borgata" annessa al Comune di San Giuseppe Jato (Palermo). In un colpo solo, dunque, verrebbero spazzati autonomia, identità e territorio di una comunità sociale, civile, culturale ed economica;
sulla Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20 febbraio 2009 (supplemento ordinario n. 25) è stato pubblicato l'elenco definitivo delle disposizioni abrogate dal "taglia leggi", aggiornato dopo gli interventi del Parlamento per "ripescare" oltre 500 disposizioni necessarie al funzionamento di enti, istituzioni e albi professionali. Del ripescaggio non fa parte la legge n. 2048 del 1861 che riconosce San Cipirello come Comune autonomo;
poiché l'abrogazione delle richiamate norme decorrerà, ai sensi del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, definitivamente dal 16 dicembre 2009, esiste, quindi, un margine di tempo entro cui intervenire;
entro il 30 giugno 2009 il Ministro per la semplificazione normativa dovrà trasmettere alle Camere una relazione motivata sull'impatto delle abrogazioni nell'ordinamento vigente,
si chiede, pertanto, di sapere se il Governo intenda intervenire affinché vengano fatte salve le disposizioni di legge che riconoscono l'autonomia comunale di San Cipirello (e degli altri Comuni coinvolti), nonché gli attuali confini territoriali.
(3-00680)
BIONDELLI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
nel corso di questi anni l'emittente radiofonica Radio Azzurra ha offerto, a Napoli e provincia, un'informazione al servizio dei disabili, raccogliendo segnalazioni provenienti dai cittadini sui problemi che caratterizzano la vita dei portatori di handicap, trasmettendo lezioni per permettere alle persone con diverse forme di disabilità fisica di utilizzare le nuove tecnologie;
Radio Azzurra ha rappresentato in questi anni un'opportunità di lavoro sociale per 108 persone, con una quota del 20 per cento costituita dai disabili;
le trasmissioni radiofoniche di Radio Azzurra riguardanti i temi connessi alla disabilità sono costantemente e illegittimamente disturbate da un'emittente, con sede a Benevento;
la società cooperativa sociale "Amica", titolare di Radio Azzurra e concessionaria del servizio di radiodiffusione a carattere locale di tipo comunitario per il bacino di utenza di Napoli e provincia, ha più volte denunciato al locale Ispettorato territoriale del Ministero dello sviluppo economico le interferenze,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza del fatto che alcune emittenti della zona disturbano un'emittente come Radio Azzurra, che è al servizio dei disabili;
per quale ragione l'Ispettorato territoriale campano del Ministero non abbia ancora provveduto ad impedire il protrarsi di tali illeciti comportamenti gravemente lesivi delle trasmissioni di Radio Azzurra.
(3-00681)
LI GOTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
si apprende da fonti di stampa (si veda l'articolo su «Calabria, procure vuote "Tra poco stop alle udienze"», pubblicato sul quotidiano "La Repubblica", del 6 aprile 2009), che in data 5 aprile 2009 ben tredici procuratori della Repubblica operanti in Calabria, a conclusione di un vertice presso il palazzo di Giustizia di Catanzaro, hanno dichiarato che l'indice di scopertura delle procure calabresi sta per toccare il 40 per cento, con punte dell'80 per cento a Palmi (Reggio Calabria) e Vibo Valentia e del 100 per cento nella Procura dei minorenni di Reggio Calabria;
a titolo esemplificativo, nel territorio di Gioia Tauro (Reggio Calabria) su un organico che prevede dieci magistrati, ne resteranno in servizio solo due. A Vibo Valentia resterà in servizio un magistrato su sei, a Locri (Reggio Calabria) due su otto. In molte altre procure la percentuale dei posti scoperti supera il 50 per cento;
i procuratori della Repubblica calabresi hanno auspicato che l'emergenza possa essere fronteggiata con il ricorso alle incentivazioni previste dalla legge, di cui sollecitano l'urgente attuazione, ed hanno chiesto che Governo e Parlamento adottino tutte le iniziative perché siano presto apportate le necessarie modifiche alla normativa sull'ordinamento giudiziario in modo da consentire di nuovo, nel rispetto dei principi costituzionali, la possibilità di assegnare un adeguato numero di magistrati alle procure che ne hanno maggiormente bisogno. Ad avviso del Procuratore della Repubblica di Catanzaro la carenza di organico, infatti, si è venuta a creare anche per effetto del divieto di destinare alle Procure i giovani vincitori di concorso, con la conseguenza che la principale fonte di reclutamento delle Procure nel Mezzogiorno risulta del tutto inaridita;
i capi degli uffici hanno ribadito che molte sedi, stante la situazione in atto, non saranno a breve in grado di funzionare, risultando di fatto impedito lo svolgimento delle indagini, l'esercizio dell'azione penale, nonché la stessa celebrazione dei processi. Si tenga altresì presente, a questo proposito, che su 27 posti in bando per l'ultimo concorso, 25 sono risultati senza aspiranti. I due soli posti che verranno coperti saranno attribuiti a magistrati già in servizio presso altri uffici calabresi. Inoltre, dalla Regione ne verranno trasferiti 15, con il drammatico effetto che da 27 scoperture si salirà a ben 42;
considerato che appare assolutamente grave che in un territorio in cui insiste una elevata densità di cosche e pericolose organizzazioni criminali - come quello della Calabria - i Tribunali e le Procure della Repubblica operino in palese insufficienza di risorse, sia umane che strumentali,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministero in indirizzo intenda assumere al fine di evitare che l'aggravarsi delle situazioni sopra rappresentate comprometta l'ordinario svolgimento dell'attività investigativa e giurisdizionale nella regione Calabria;
quali misure urgenti intenda prendere al fine di approntare le necessarie misure volte a risolvere con tempestività i gravi problemi di cui in premessa.
(3-00683)
Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento
VITALI, GHEDINI, NEROZZI, SANGALLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
il sistema educativo nella provincia di Bologna è forte e ben radicato nel territorio, anche per la generalizzazione della scuola dell'infanzia e del tempo pieno nella scuola primaria, ed è considerato a giusta ragione un fondamento del welfare locale ed un volano dello sviluppo economico;
i tagli imposti dai provvedimenti del Governo, a quanto risulta agli interroganti, mettono a dura prova il sistema, che ha retto con difficoltà e grazie all'impegno degli enti locali, degli insegnanti e dei genitori e grazie al progressivo incremento della popolazione scolastica che dal 2004 registra 3.000 studenti in più ogni anno scolastico;
l'Ufficio di Presidenza della Conferenza metropolitana dei sindaci della Provincia ha indetto una manifestazione pubblica per il 6 aprile 2009 nella cappella Farnese di Palazzo D'Accursio a Bologna a difesa della qualità della scuola pubblica, sulla base di una piattaforma che illustra dati molto allarmanti e richiede al Governo le risorse necessarie per soddisfare la richiesta di tempo scuola espressa dalle famiglie;
nel documento è scritto che il sistema scolastico provinciale non può sostenere il prospettato taglio di circa 1.500 unità di personale docente e ATA nei prossimi due anni (500 docenti solo nel prossimo anno), mentre aumenta la loro precarizzazione e mentre occorrerebbero almeno 200 docenti in più per il prossimo anno scolastico a fronte dell'incremento della popolazione scolastica di 3.000 studenti. A tali tagli - si legge nel documento - non potrà corrispondere alcun ruolo di supplenza da parte degli enti locali, in considerazione delle loro competenze in materia e dell'attuale stato delle condizioni della finanza locale;
l'Ufficio di Presidenza della Conferenza metropolitana dei sindaci di Bologna chiede al Governo a al Ministero dell'istruzione:
1) di assicurare l'attivazione di tutte le sezioni oggi esistenti della scuola dell'infanzia con organico a tempo pieno, comprese le nuove 15 sezioni attualmente richieste per il prossimo anno scolastico e le 9 sezioni per le quali si richiede il completamento, necessarie per soddisfare la domanda delle famiglie bolognesi;
2) che sia accolta pertanto la domanda, aggiuntiva rispetto al numero attuale delle sezioni a tempo pieno attive in provincia di Bologna, espressa dalle 3.200 famiglie che hanno iscritto i propri figli nelle prime classi della scuola primaria scegliendo il modello organizzativo di 30 o 40 ore. Per il modello a 30 ore va garantito il tempo aggiuntivo per l'assistenza alla mensa. Applicando il parametro delle 27 ore definito in sede ministeriale questa domanda, infatti, non sarà soddisfatta;
3) di mantenere le ore di compresenza e dunque margini adeguati di risorse per dare una risposta alle esigenze educative e di integrazione sociale di questa fascia d'età (continuità, stabilità ed una contenuta frammentazione degli insegnamenti, salvaguardando anche l'attività laboratoriale e per piccoli gruppi);
4) che per le classi successive alle prime, nella primaria come nella scuola secondaria di primo grado, non siano azzerati i rientri pomeridiani che caratterizzano oggi l'offerta formativa prevalente nel territorio per oltre 10.000 studenti (32 - 33 ore settimanali con l'assistenza alla mensa di docenti): si tratta infatti di un modello organizzativo diffuso al quale non è pensabile sopperire - specie in questa situazione di gravissima crisi - con un servizio di assistenza alla mensa a pagamento o da parte delle famiglie stesse o dei comuni;
5) che siano garantiti finanziamenti adeguati alle autonomie scolastiche specie per il pagamento delle supplenze. Assistiamo ad una insostenibile esposizione finanziaria delle scuole bolognesi - 14 milioni di euro per una media di 117.000 euro per istituzione scolastica - che ne paralizza di fatto l'attività, con un serio pregiudizio del diritto allo studio e della stessa validità dell'anno scolastico. Con il prospettato azzeramento delle compresenze e di ogni margine di flessibilità nell'utilizzo di un personale totalmente impegnato nell'insegnamento frontale sulle classi diventerà impossibile garantire il servizio;
6) che siano assicurate attenzione e risorse per le realtà scolastiche della montagna che ancor più delle altre risentiranno dei tagli e dell'abolizione delle compresenze, vista la loro già conclamata difficoltà a trovare sostituzioni per supplenze brevi. Le scuole della montagna rischiano una forte riduzione dell'offerta formativa con un conseguente impoverimento delle opportunità di sviluppo dei territori;
7) di soprassedere ai tagli prospettati per la scuola superiore (427 cattedre in ambito regionale in organico di diritto) in assenza dei nuovi ordinamenti. In questo ciclo d'istruzione abbiamo il rapporto alunni/classe tra i più alti d'Italia (22/1) e le prime classi già si formano solo con numeri adeguati, e pertanto non sono pensabili ulteriori riduzioni di risorse;
8) che in presenza di allievi disabili si eviti la formazione di classi con un numero superiore a 20 alunni, per garantire il loro diritto alla piena integrazione scolastica e formativa, così come prevede la legge n. 104 del 1992 e l'Accordo di programma provinciale sottoscritto nel mese di giugno 2008.
9) di individuare soluzioni adeguate rispetto al personale ausiliario tecnico amministrativo (ATA) la cui drammatica riduzione, pari al 17 per cento in tre anni, (per il territorio bolognese oltre 180 addetti solo quest'anno) conseguente al nuovo regolamento, mette a rischio, soprattutto negli istituti comprensivi e nelle scuole di montagna, il loro normale funzionamento costringendo le scuole a rinunciare a forme essenziali di vigilanza degli spazi scolastici, pregiudicando inoltre servizi di pulizia ed ogni altra attività mista svolta in convenzione con gli enti locali;
10) di riservare una speciale attenzione all'istruzione degli adulti che registra una tendenza in aumento nelle iscrizioni: 8.741 lo scorso anno negli istituti serali e nei centri territoriali permanenti (CTP), e che è invece pesantemente condizionata dai tagli e dall'anticipazione della data di chiusura delle iscrizioni. Proprio perché in questa opportunità formativa risiede una necessaria risposta alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici, in particolare per chi è sospeso o espulso dal mercato del lavoro, va assicurata per l'istruzione degli adulti un organico sufficiente per tutte le richieste;
11) di individuare soluzioni certe alla condizione di precarietà di una parte importante del personale della scuola e all'espulsione di ben 700 tra docenti e ATA solo nel prossimo anno, privi di ammortizzatori sociali, con esperienze professionali anche lunghe e che costituisce una preziosa risorsa,
si chiede di sapere che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo per dare risposta a queste richieste, a giudizio dell'interrogante, giuste dell'ufficio di Presidenza della Conferenza metropolitana dei sindaci della provincia di Bologna le quali hanno lo scopo di evitare una caduta verticale della qualità del sistema scolastico nel territorio con ricadute estremamente negative sulle famiglie e su tutto il tessuto sociale e produttivo della provincia.
(3-00674)
MONGIELLO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
secondo quanto si apprende da una notizia dell'Agenzia giornalistica italiana (AGI) del 31 marzo 2009, nella città di Foligno sono stati rinvenuti frammenti metallici in un vasetto di "Pappa Pronta Mio Verdure Pollo e Semolino" del peso di 250 grammi, prodotto dalla Nestlé Italia;
in seguito al ritrovamento in oggetto il sostituto procuratore della repubblica di Perugia dottoressa Antonella Duchini, ha disposto il sequestro degli omogeneizzati appartenenti al lotto "Pappa Pronta Mio Verdure Pollo e Semolino";
la Guardia di Finanza ha provveduto a recapitare campioni del lotto sequestrato all'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Umbria e delle Marche con sede a Perugia, per gli opportuni esami scientifici;
a quanto risulta all'interrogante, i risultati delle analisi condotte sul campione sequestrato hanno evidenziato la presenza di rari e finissimi granuli di colore grigio, con aspetto irregolare, simile a pezzi di carta di alluminio,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine di tutelare la salute dei consumatori che nella fattispecie in oggetto sono bambini.
(3-00675)
FRANCO Vittoria, FINOCCHIARO, CHITI, AMATI, BASTICO, BIANCHI, DONAGGIO, FONTANA, GHEDINI, GIARETTA, INCOSTANTE, MARCENARO, MARINARO, MARITATI, MONGIELLO, NEGRI, PIGNEDOLI, RANDAZZO, SERAFINI Anna Maria, VIMERCATI, BLAZINA, BASSOLI, SERRA, GARAVAGLIA Mariapia, VITA, ARMATO, PINOTTI, BERTUZZI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
secondo quanto scritto nei giorni scorsi dal "The Guardian" e dal "The Indipendent", il Presidente afgano Hamid Karzai avrebbe firmato una legge che di fatto legalizza lo stupro all'interno del matrimonio, vietando alla donna di rifiutarsi di avere rapporti sessuali con il marito;
tale legge, secondo quanto scrivono i due autorevoli giornali britannici, vieterebbe inoltre alle donne di uscire di casa senza il consenso del coniuge e imporrebbe loro di chiedere l'autorizzazione al marito anche per cercare lavoro e recarsi dal medico; infine il documento firmato da Karzai escluderebbe le madri dalla custodia dei figli, in quanto diritto esclusivo del padre;
queste norme rappresentano un gravissimo attacco ai diritti delle donne afgane e costituiscono una palese violazione delle convenzioni internazionali in difesa dei diritti umani, sottoscritte in questi ultimi anni dallo stesso Governo di Kabul; particolare impressione suscita la legalizzazione dello stupro, se avviene all'interno del matrimonio, che come affermano tutti i documenti dell'Organizzazione delle nazioni unite (ONU) rappresenta una violazione dei diritti umani fondamentali;
l'entrata in vigore di una tale legge rischierebbe di mettere in dubbio il carattere democratico dell'attuale Governo afgano, screditando tutti gli sforzi compiuti fino ad oggi dalla comunità internazionale e dall'Italia in particolare, sia sul piano militare, che sul piano della cooperazione in ambito civile a sostegno del Governo di Kabul;
la vicenda inoltre sembra agli interroganti gettare una grave ombra sui progetti di riforma del sistema giudiziario afgano per i quali all'Italia è stato affidato il compito di assistere il Governo di Kabul, anche attraverso un consistente impegno finanziario; l'approvazione di una tale legge, in palese violazione delle principali norme internazionali sui diritti delle donne, oltre che della stessa costituzione afgana, non potrebbe che significare il completo fallimento di tali progetti di cooperazione e sostegno,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda prendere, nell'ambito dei rapporti tra l'Italia e il Governo di Kabul, per far sì che tale legge non entri in vigore;
quali iniziative il Ministro intenda prendere per sensibilizzare su questo problema la comunità internazionale e in particolare gli Stati che partecipano alla missione Isaf, l'Unione europea e le Nazioni unite, affinché spingano il Governo afgano a ritirare tale normativa;
se sia a conoscenza di quali siano i risultati finora raggiunti dai progetti che il Governo italiano finanzia in Afghanistan per sostenere la ricostruzione del sistema giudiziario di questo Paese;
per quale ragione la cooperazione italiana in materia di ricostruzione del sistema giudiziario non sembri avere alcun effetto sul piano dell'implementazione nell'ordinamento giuridico afgano di quei principi di rispetto dei diritti umani, dell'habeas corpus, di parità fra uomini e donne, che rappresentano il contenuto indisponibile per la costruzione di una democrazia;
se non ritenga imprescindibile vincolare i fondi italiani destinati alla ricostruzione del sistema giudiziario afgano alla immediata cancellazione di questa legge gravemente lesiva dei diritti umani e civili delle donne.
(3-00676)
SARO, COLLINO, PEGORER, PERTOLDI, BLAZINA, CAMBER, PITTONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che il primo firmatario della presente interrogazione ha già presentato al Ministro in indirizzo due atti di sindacato ispettivo (4-01030 e 3-00625), a tutt'oggi rimasti senza risposta, riguardanti la crisi del Gruppo Safilo SpA, prestigiosa azienda internazionale, leader nel settore dell'occhialeria, che annovera solo negli stabilimenti italiani 780 posti di lavoro a rischio;
considerato che:
fondi americani - private equity - avrebbero manifestato interesse ad intervenire per la ricapitalizzazione e riqualificazione della Safilo;
affinché la suddetta operazione possa concretizzarsi, ad avviso degli interroganti è necessario che il Governo, nel quadro di una ricapitalizzazione, si adoperi presso i principali istituti di credito esposti (Unicredit e Banca Intesa), al fine di ottenere una ricontrattazione del debito;
per consentire il rilancio dell'azienda è necessario, altresì, che venga definito un piano industriale finalizzato, da una parte al mantenimento dei siti industriali friulani di Martignacco e Precenicco (Udine) - siti che si sono distinti per i loro elevati standard qualitativi - e dall'altro venga individuata una serie di interventi che volti ad impedire la delocalizzazione della produzione industriale in Cina attraverso il rispetto delle norme che tutelano il Made in Italy;
preso atto che il 20 marzo 2009, nell'ambito di un incontro tenutosi presso la sede della Regione Friuli, il Ministro per lo sviluppo economico, ha assicurato l'interesse e l'impegno del Governo per la Safilo ed ha annunciato l'apertura di un tavolo di confronto tra azionisti, istituzioni regionali, enti locali e sindacati al fine di impedire tagli di personale,
gli interroganti chiedono al Ministro in indirizzo di sapere:
se e in che modo intenda intervenire al fine di favorire il mantenimento degli stabilimenti friulani della Safilo;
se intenda adoperarsi, nei modi e con i mezzi che riterrà più opportuni, al fine di indurre i principali istituti di credito a rimodulare il debito alle aziende del Gruppo Safilo presenti sul territorio nazionale e consentire, quindi, il rilancio della produzione;
se sia prevista la definizione di un piano industriale atto al rilancio della Safilo;
se e quando è previsto l'avvio del tavolo annunciato dal Ministro durante l'incontro dello scorso marzo;
se e quali provvedimenti urgenti intenda porre in essere al fine di garantire il rispetto delle norme che tutelano il made in italy e, nel contempo, impedire la delocalizzazione della produzione verso i cosiddetti 'paradisi fiscali'.
(3-00677)
MARITATI, CASSON, DELLA MONICA, D'AMBROSIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
vicino a Borgo Mezzanone, una frazione di Foggia, è sito un Centro di accoglienza per richiedenti asilo, la cui struttura, pensata per ospitare al massimo 500 persone, ne ospita oggi 800, dopo aver nei mesi scorsi toccato addirittura il numero di 1200 persone;
il sovraffollamento del Centro di accoglienza ha determinato una grave insufficienza del servizio di autobus che porta al centro di Foggia, con grave disagio dei viaggiatori e in special modo per i residenti di Borgo Mezzanone alla cui fermata - successiva a quella del Centro di accoglienza - gli autobus di linea arrivavano costantemente pieni senza che vi fosse possibilità di fruire adeguatamente e dignitosamente del servizio;
l'Ataf, l'azienda di trasporti pubblici di Foggia, invece di disporre il semplice potenziamento del servizio, come del resto è avvenuto a Bari per una situazione del tutto analoga, ha deciso, su indicazione della Prefettura di Foggia, di istituire una nuova linea, con fermate e capolinea diversi, destinata esclusivamente ai richiedenti asilo in modo da riservare la vecchia linea ai soli residenti di Borgo Mezzanone;
questa incredibile decisione a giudizio degli interroganti, non può che rievocare alla mente le misure di segregazione razziale adottate dalla politica di apartheid in Sudafrica e fino agli anni sessanta nel sud degli Stati Uniti d'America, nei quali proprio la distinzione del servizio autobus tra bianchi e neri era assurta a simbolo della feroce discriminazione razziale attuata dalle istituzioni di quei Paesi;
la Prefettura avrebbe auspicato questa differenziazione sulla base di non precisate esigenze di sicurezza e ordine pubblico, senza tenere in considerazione il fatto che le proteste dei residenti di Borgo Mezzanone, come anche i problemi che si sono verificati per la fruibilità della linea di autobus, sono stati determinati innanzitutto dall'incapacità della direzione dell'Ataf e della Prefettura stessa di approntare il necessario potenziamento del servizio di autobus in conseguenza del sovraffollamento del Centro di accoglienza;
a giudizio degli interroganti, un tale atteggiamento da parte degli uffici periferici del Ministero dell'interno è estremamente preoccupante perché non fa che confermare l'esistenza di una linea che l'attuale Governo sembra aver fatto propria sui temi della scuola e della sanità: non approntare i servizi necessari alla corretta gestione del fenomeno migratorio che interessa il nostro Paese, far pesare sui cittadini i disagi di questa carenza alimentando sentimenti xenofobi, per poi proporre assistenza sanitaria a pagamento per i migranti, obbligo di denuncia da parte dei medici, classi separate a scuola e come in questo caso, autobus separati tra italiani e stranieri,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non si ritenga che decisioni come quella presa a Foggia su indicazione della Prefettura, dal contenuto dichiaratamente segregazionista, rischino di alimentare un pericoloso sentimento xenofobo tale da poter pregiudicare la necessaria convivenza e l'auspicabile integrazione sociale tra cittadini italiani e stranieri richiedenti asilo;
se non si ritenga scandaloso che persone in fuga da persecuzioni politiche, etniche e razziali che hanno richiesto asilo in Italia per sfuggire alle discriminazioni subite nel proprio paese, vengano fatte oggetto qui sul nostro territorio, proprio per mano di quelle istituzioni dello Stato alle quali è affidato il compito di gestirne l'accoglienza, di ingiustificate e intollerabili discriminazioni basate sulla nazionalità o sulla razza;
quali provvedimenti intenda prendere affinché la vecchia linea che collega il Centro di accoglienza e Borgo Mezzanone al centro di Foggia sia adeguatamente potenziata, per permettere ai residenti e ai richiedenti asilo di usufruire di un unico e adeguato servizio di trasporto pubblico;
se non ritenga di dover sanzionare il comportamento tenuto dalla Prefettura di Foggia che, a giudizio degli interroganti, per mascherare le proprie negligenze nella gestione del sovraffollamento del Centro di accoglienza, ha promosso un provvedimento dal contenuto apertamente razzista e discriminatorio.
(3-00679)
LI GOTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia - Premesso che:
da notizie di stampa (si veda l'articolo "Processo Europaradiso, lo Stato contro lo Stato" pubblicato sul quotidiano "Il Crotonese" del 24 marzo 2009), si apprende che il Giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Crotone, è chiamato a valutare in questi giorni la posizione di oltre settanta persone, coinvolte nell'indagine, denominata "Perseus", condotta dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, in relazione a presunte attività illecite connesse, tra l'altro, alla realizzazione di una struttura turistica denominata "Europaradiso" alle porte di Crotone;
tali attività, secondo l'accusa, si sarebbero sostanziate anche nel condizionamento di rappresentanti delle istituzioni, da quelle comunali a quelle europee passando per i Ministeri. Le ipotesi di accusa sono, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dalla modalità mafiosa. Tra i soggetti coinvolti nelle indagini figura, secondo le notizie di stampa, anche il dottor Emilio Brogi - all'epoca dei fatti capo della segreteria del ministro dell'Ambiente Altero Matteoli e successivamente nominato al medesimo incarico dal ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Segnatamente, il dottor Brogi risponderebbe, tra gli altri, del reato di corruzione aggravata. A detta degli inquirenti egli si sarebbe attivato per evitare che sull'area prescelta per l'insediamento turistico in questione venisse apposto un vincolo paesaggistico conseguente alla classificazione del sito come Zona di protezione speciale (Zps) e all'inserimento nei corrispondenti elenchi comunitari;
le medesime fonti di stampa rendono noto che il dottor Brogi sarebbe difeso dall'Avvocatura dello Stato; in particolare, riferiscono che sarebbero due i legali dell'Avvocatura delegati a rappresentare il dottor Brogi nel procedimento a suo carico;
considerato che:
l'Avvocatura dello Stato partecipa solitamente ai giudizi penali esercitando nell'interesse dell'amministrazione statale le facoltà che la legge processuale attribuisce alla persona offesa dal reato, ovvero esercitando l'azione civile per le restituzioni o il risarcimento del danno attraverso la costituzione di parte civile; in talune occasioni, tuttavia, l'Avvocatura assiste nel procedimento penale l'amministrazione citata quale responsabile civile per il fatto illecito del dipendente. Le medesime attività sono svolte nell'interesse degli altri enti pubblici che godono del patrocinio erariale. In considerazione dell'esiguo organico del personale togato dell'Avvocatura ed al fine di consentire l'indirizzo unitario della difesa in sede penale, l'articolo 1, comma 4, della legge 3 gennaio 1991 n. 3 ha subordinato la costituzione di parte civile dello Stato all'autorizzazione dal Presidente del Consiglio dei Ministri, previo parere dell'ufficio dell'Avvocatura competente alla trattazione del procedimento, quando vengano in rilievo interessi pubblici, patrimoniali e non patrimoniali, di rilevanza tale da ritenersi opportuno affiancare la presenza nel processo penale del pubblico ministero;
l'articolo 44 del citato regio decreto 30 ottobre 1933 n. 1611, consente altresì all'Avvocatura dello Stato di assumere la difesa dei dipendenti statali o degli altri soggetti pubblici ammessi al patrocinio, sia nella qualità di imputati che di parte civile, nei giudizi penali che li interessino per fatti inerenti alle funzioni espletate, ma solo qualora gli enti di appartenenza ne facciano richiesta e l'Avvocato generale ne riconosca l'opportunità escludendo la sussistenza di un conflitto di interessi tra amministrazione e dipendente. In tali casi, l'Avvocatura, oltre a garantire i dipendenti pubblici da azioni di privati aventi ad oggetto attività amministrative legittime, tutela in via mediata anche gli interessi patrimoniali dell'amministrazione, che potrebbero subire pregiudizio in relazione all'esito del procedimento penale;
l'Avvocatura dello Stato ha avuto modo di precisare (sezione III, 14 ottobre 1997, n. 10020, sezione legge, 24 giugno 1995, n. 7179, sezione I, 13 novembre 1991, n. 12133) che, nell'assumere la difesa in giudizio di soggetti esercenti cariche istituzionali, essa non è tenuta a dimostrare la sussistenza dei presupposti di legittimità di tale assunzione, indicati nell'articolo 44 del citato regio decreto. I provvedimenti di richiesta dell'amministrazione e di valutazione dell'Avvocato generale dello Stato circa l'opportunità dell'assunzione da parte dell'Avvocatura dello Stato della rappresentanza e difesa degli impiegati delle amministrazioni dello Stato nei giudizi civili e penali che li interessano per cause di servizio, adottati ai sensi dell'articolo 44 del regio decreto 30 ottobre 1933 n. 1611, non formano oggetto di onere di tempestiva indicazione da parte dell'Avvocatura dello Stato al momento della costituzione in giudizio né di dimostrazione della sussistenza dei presupposti di legittimità ai fini dell'assunzione della rappresentanza e difesa del pubblico impiegato, dal momento che la richiesta dell'amministrazione e l'apprezzamento da parte dell'Avvocatura dello Stato hanno carattere di atti interni, restando inoltre escluso che il suddetto apprezzamento, rientrante nella discrezionalità dell'Avvocatura, richieda specifica motivazione e sia in alcun modo sindacabile dal giudice investito della controversia;
lo ius postulandi degli avvocati dello Stato, nel caso di rappresentanza e difesa in giudizio degli impiegati delle amministrazioni dello Stato e degli enti di cui all'articolo 43 del regio decreto n. 1611 del 30 ottobre 1933, ai sensi dell'articolo 44 dello stesso regio decreto, è tale per cui l'avvocatura può assumere la difesa dei suindicati soggetti senza dovere dimostrare la sussistenza delle condizioni di legittimità imposte dalla norma da ultimo richiamata (richiesta dell'ente e parere favorevole dell'Avvocato generale), che costituiscono atti interni relativi al conferimento dell'incarico, che non riguardano i terzi, i quali non hanno, quindi, alcuna legittimazione a dedurne la mancanza;
considerato, infine, che la legge vigente assicura all'Avvocatura dello Stato autonomia ed indipendenza rispetto ai soggetti pubblici che fruiscono dell'attività consultiva e della difesa giudiziale, posta comunque a presidio dei primari valori giuridici dell'ordinamento statuale inteso nella sua unitarietà; la mancanza di un collegamento settoriale con singole branche dell'amministrazione colloca l'attività di tutela legale affidata all'Avvocatura nella dimensione generale dell'esercizio della funzione pubblica, più che in quella del singolo giudizio o affare amministrativo. I suoi uffici, posti sotto l'immediata direzione dell'Avvocato generale, dipendono dalla Presidenza del consiglio dei ministri,
si chiede di sapere se:
corrispondano al vero le notizie citate in premessa, con particolare riferimento alla sussistenza di una richiesta dell'amministrazione di appartenenza circa il patrocinio dell'Avvocatura per la difesa in giudizio del dottor Brogi nonché all'opportunità che lo Stato, in veste dell'Avvocatura generale, rappresenti un soggetto accusato di corruzione aggravata nell'ambito di un procedimento penale nel quale lo Stato stesso ovvero altri enti pubblici, potrebbero risultare parti lese.
(3-00682)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FASANO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
nel comune di San Mauro la Bruca (Salerno) da tempo si verificano interruzioni del servizio di telefonia fissa, ripetutamente segnalate per iscritto dal sindaco alla società Telecom Italia SpA, gestore della rete telefonica;
allo stato non risulta che la Telecom abbia preso alcun provvedimento per eliminare la causa di detti guasti dimostrando il più totale disinteresse per gli utenti di San Mauro la Bruca;
da ultimo, il 20 marzo 2008, l'intero territorio comunale è rimasto privo dei collegamenti telefonici per ben quattro giorni;
in particolare, anche a seguito di lievi manifestazioni a carattere piovoso, le linee di telefonia fissa vanno in tilt rimanendo in isolamento;
la Giunta comunale di San Mauro la Bruca, il 24 marzo, ha adottato una deliberazione di viva protesta per la situazione sopra descritta che è stata inviata, di seguito, alla società Telecom, agli organi di stampa, alla Prefettura di Salerno e alla Procura della Repubblica affinché da parte di tutti "venga dato un impulso ad un fattivo intervento di adeguamento della rete telefonica";
considerato che la società ancora non mostra alcun interesse nell'adeguare la rete telefonica - che gestisce, tra l'altro, in regime di monopolio - sostituendo le apparecchiature e i cavi, evidentemente ormai obsoleti o danneggiati,
l'interrogante chiede di sapere:
se risulti al Ministro in indirizzo quanto sopra riportato;
se ritenga opportuno intervenire al fine di evitare il ripetersi di detti gravi disservizi in danno della collettività di San Mauro la Bruca garantendo, altresì, anche a quei cittadini, il diritto ad usufruire di un bene primario, quale è oggi considerato il diritto alla comunicazione.
(4-01363)
GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
è stata presentata il 1° aprile 2009 dal consigliere regionale Tommaso Luzzi un'interrogazione in riferimento alla cessazione del servizio di prenotazioni presso l'ospedale San Camillo di Roma;
considerato che:
sul quotidiano "Il Messaggero" - Cronaca di Roma di martedì 1° aprile 2009 compare un articolo dal titolo "San Camillo, stop alle prenotazioni";
in detto articolo si sottolinea, prima di tutto, il fatto che dal 1° aprile 2009, non è più attivo il centro per le prenotazioni sanitarie del San Camillo, servizio al quale si è rivolto nell'anno 2008 quasi un milione di cittadini e che verrà centralizzato nel Recup, Centro regionale unico per le prenotazioni;
nell'articolo in questione si sottolinea come con questo provvedimento si va a mettere in difficoltà il call center del Recup che già fatica ad accogliere il gran numero di telefonate quotidiane per la prenotazione delle prestazioni sanitarie;
il provvedimento di chiusura degli sportelli per le prenotazioni di prestazioni diagnostiche e visite specialistiche causa la perdita del posto di lavoro di 43 persone delle quali la metà sono disabili;
più volte, si legge sempre nell'articolo in questione, è stato richiesto al Presidente della Regione Marrazzo un incontro per risolvere il problema del servizio Recup ed un intervento per convocare una riunione straordinaria che abbia ad oggetto il futuro del servizio Recup,
l'interrogante chiede di sapere dal Ministro competente:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato in premessa;
quali siano le reali motivazioni che hanno portato alla chiusura del centro per le prenotazioni sanitarie del San Camillo;
quali provvedimenti il Ministro intenda prendere per agevolare, e non certo aggravare, l'operatività del call center del Recup;
quali iniziative e garanzie il Ministro intenda porre in essere a garanzia dei lavoratori della Capodarco impegnati nel servizio Recup ed in particolare nei confronti dei 43 lavoratori che da oggi risultano senza lavoro.
(4-01364)
GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
è assurta alle cronache nazionali la vicenda, accaduta alcuni giorni fa presso l'Azienda sanitaria locale (ASL) che ha riguardato un invalido al 100 per cento di 55 anni, il quale si è visto rifiutato il tesserino sanitario utile per alcune terapie;
al nipote dello stesso è stato risposto da parte di un funzionario della citata ASL: "mi dispiace signore ma suo zio non può avere la tessera sanitaria perché è deceduto il 25 dicembre del 1984". La situazione infatti ha assunto, ad avviso dell'interrogante, degli aspetti tragicomici, quando il nipote dell'invalido di Montalto di Castro che necessita del tesserino sanitario per sottoporsi ad una terapia medica, dopo aver precisato che lo zio percepisce regolarmente la pensione di invalidità ed ha anche ottenuto il rinnovo della patente di giuda, ha ricevuto la seguente laconica risposta del funzionario della ASL: "A noi risulta morto";
ancora una volta la ASL di Viterbo è al centro di contestazioni che, ad opinione dell'interrogante, non si possono non far risalire alle responsabilità gestionali dell'attuale direzione, sempre al centro di polemiche e di indagini amministrativo-giudiziarie,
l'interrogante chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché sia aperta definitivamente un'inchiesta sulla gestione della ASL di Viterbo.
(4-01365)
PORETTI, PERDUCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
presso i laboratori nazionali del Gran Sasso dell'Istituto nazionale di fisica nucleare è in funzione una strumentazione che potrebbe essere in grado di anticipare il verificarsi di un terremoto fino a 6-24 ore prima. La tecnica è basata sullo studio del "comportamento" dell'elemento chimico chiamato radon. Lo spiega il ricercatore Giampaolo Giuliani sul sito del quotidiano La Repubblica: "Nel 2001 stavamo osservando il misuratore di particelle cosmiche presso l'Istituto quando, in corrispondenza del terremoto in Turchia, rilevammo una quantità straordinaria, rispetto al solito, di radon. Così ho impiegato quasi 2 anni per realizzare da solo uno strumento in grado di rilevare il radon, iniziai ad osservarlo ed a studiarlo, e con l'aiuto di un sismografo mi resi conto che la concentrazione di radon aumentava in corrispondenza di un evento sismico. Nel 2002, ad esempio, in corrispondenza del terremoto di S. Giuliano, registrammo valori 100 volte maggiori alla norma, ma disponendo di 1 solo precursore sismico eravamo in grado di emanare un allarme per un evento sismico che distava più di 50 km da L'Aquila, senza poter fornire altre informazioni circa la collocazione o la direzione dell'evento stesso. Oggi con 5 precursori saremmo in grado di essere molto più precisi, triangolando i dati ed i segnali di concentrazione del radon". Dopo aver fornito elementi utili sulle caratteristiche del radon, Giuliani dice che il suo apparecchio non si trova nel campo della teoria, ma ne esistono già cinque esemplari: "I 5 Precursori sismici si trovano a Coppito, nel Laboratorio del Gran Sasso (ospite dell'INFN), presso la scuola De Amicis, a Fagnano e a Pineto; sono tutti a più di 3 metri sotto terra e in corrispondenza di un evento sismico rilevano nello stesso momento, lo stesso segnale creando un grafico perfettamente sovrapponibile";
il metodo non è ancora accettato uniformemente. Giuliani descrive così l'atteggiamento della comunità scientifica: "Mi osserva con interesse … una parte mi dà fiducia, come dimostra anche il Direttore dell'INFN che mi ha messo a disposizione un locale per ospitare uno dei 5 Precursori sismici; una parte è un po' più cauta e scettica";
questo metodo aveva previsto un evento sismico disastroso per la fine di marzo 2009, e l'allarme aveva scatenato una psicosi collettiva, tale da mandare in tilt Sulmona e dintorni. Il 31 marzo la commissione Grandi Rischi della Protezione civile si era riunita "per rassicurare la popolazione che non c'è alcun pericolo in corso", che "la situazione è monitorata ora per ora" e che "non è possibile prevedere in alcun modo il verificarsi di un sisma". Il capo del Dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, aveva definito "imbecilli che si divertono a diffondere notizie false", su cui pende anche l'accusa di procurato allarme;
dopo l'evento sismico del 6 aprile, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ribadisce in un comunicato ufficiale: "Si sottolinea la circostanza secondo la quale, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile realizzare una previsione deterministica dei terremoti (previsione della localizzazione, dell'istante e della forza dell'evento). Ciò è vero anche in presenza di fenomeni quali sequenze o sciami sismici che nella maggior parte dei casi si verificano senza portare al verificarsi di un forte evento. Una scossa quale quella che si è manifestata oggi viene normalmente seguita da numerose repliche, alcune delle quali probabilmente assai sensibili",
si chiede di sapere:
quale valutazione scientifica il Governo intenda dare allo studio del "comportamento" dell'elemento chimico chiamato radon, trovandosi tali apparecchiature nei laboratori nazionali del Gran Sasso (LNGS), uno dei quattro laboratori dell'Istituto Nazionale Fisica Nucleare (INFN);
se siano stati destinati specifici finanziamenti a tale attività di studio e quali siano i rapporti intercorrenti tra questi laboratori e la Protezione civile;
se intenda proseguire nel finanziamento di strutture di monitoraggio di eventi sismici come quelle presenti nei laboratori nazionali del Gran Sasso, pur ignorandone i suoi eventuali allarmi.
(4-01366)
GRAMAZIO - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
il decreto legislativo 102 del 2004 (Interventi finanziari a sostegno delle imprese agricole, a norma dell'art. 1, comma 2 lettera i) della legge 7 marzo 2003, n. 38) recepisce gli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato in agricoltura e nella zootecnia, adeguando il sistema normativo italiano alle direttive vigenti nell'ambito dell'Unione europea, per gli interventi a sostegno dei suddetti settori in caso di calamità naturali o eventi eccezionali che colpiscano le produzioni, le strutture e le infrastrutture agricole e zootecniche;
la principale finalità della predetta normativa è costituita, pertanto, dalla promozione degli interventi di prevenzione per far fronte ai suddetti eventi ed alle loro conseguenze;
sono quindi previsti, in via prioritaria, incentivi per favorire la stipula di contratti di assicurazione per le produzioni, le strutture, gli eventi e i rischi che, sulla base di una valutazione per aree omogenee, siano considerati assicurabili;
l'elencazione di detti aiuti compensativi è indicata all'articolo 5 sotto la rubrica "interventi per favorire la ripresa dell'attività produttiva";
le imprese agricole, in caso di mancata sottoscrizione di apposita polizza assicurativa, qualora venissero colpite da calamità naturale o da eventi epizootici non potranno beneficiare di alcun aiuto pubblico ex post e, pertanto, il sistema introdotto dal decreto legislativo, di fatto, instaura un regime di assicurazione "obbligatoria" per tutti gli operatori del settore agricolo - zootecnico;
il contributo statale sui premi inerenti le suddette polizze di assicurazione varia in base alla tipologia delle coperture, ma per quel che qui interessa, è previsto fino al 50 per cento, per le coperture del settore zootecnico;
nella descritta situazione di mercato l'Associazione italiana allevatori (AIA), ente con funzioni e finalità pubbliche, in contrasto con le normative italiane ed europee di settore, ha predisposto un accordo-quadro al fine di divenire, unitamente ad alcune società di assicurazione "amiche" e broker "amici", l'interlocutore unico di dette coperture e, di conseguenza, il gestore dei relativi contributi pubblici;
tale obiettivo si è potuto realizzare attraverso il coinvolgimento dell'Associazione nazionale consorzi di difesa (ASNACODI) e degli stessi consorzi di difesa, in quanto detti enti, anch'essi con finalità e funzione pubbliche, sono incaricati di promuovere la sottoscrizione dei contratti assicurativi collettivi, nonché attraverso il coinvolgimento delle Associazioni provinciale allevatori (APA) e delle Associazioni regionale allevatori (ARA), che costituiscono la struttura territoriale dell'AIA;
l'ASNACODI - attraverso i consorzi di difesa - è in grado di controllare l'offerta assicurativa mentre l'AIA - attraverso le Associazioni territoriali - è in grado di controllare la domanda dei propri associati - allevatori;
nonostante le ben note difficoltà delle aziende zootecniche per i problemi della ridotta redditività, l'AIA preferisce dedicarsi ad esercitare pressioni sulle proprie organizzazioni territoriali nel corso delle assemblee, affinché contribuiscano fattivamente alla realizzazione del progetto, giungendo perfino ad invitare i rappresentanti delle società private affinché reclamizzino il loro prodotto; a giudizio dell'interrogante, evidente è lo scopo di eliminare o limitare al massimo la concorrenza all'interno del mercato assicurativo inerente il settore agricolo-zootecnico, in modo tale da poter far transitare la rilevantissima quantità di contratti assicurativi finanziati con fondi pubblici in un'unica compagnia di assicurazione (prima Assicurazione rischi agricoli (ARA) 1857 ora sostituita dal FATA), anche attraverso l'intermediazione di un unico broker;
la situazione è degenerata in Piemonte dove la legislazione regionale prevedeva che tali tipologie di contratti passassero attraverso un ente pubblico appositamente costituito il Consorzio di smaltimento dei rifiuti di origine animale CO.SM.AN. che non solo è formato sostanzialmente da soggetti provenienti dalle organizzazioni territoriali facenti capo all'AIA e all'ASNACODI, ma per lungo tempo ha avuto la propria sede operativa presso l'Associazione regionale allevatori del Piemonte, a conferma degli stretti legami fra il CO.SM.AN. ed il mondo AIA,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza che la Procura della Repubblica di Torino da mesi sta svolgendo indagini sulla regolarità di alcune gare svolte dal C.O.SMA.N, così come riportato dalla stampa locale e nazionale;
se sia a conoscenza dell'attività svolta dall'AIA ed ASNACODI volta a monopolizzare il mercato delle coperture in ambito zootecnico; attività particolarmente grave se si considerano i compiti istituzionali di AIA e di ASNACODI e il fatto che fanno parte della commissione tecnica che affianca il Ministro stesso per il Piano assicurativo annuale; commissione tecnica nella quale risiedono - guarda caso - rappresentanti delle società assicuratrici che si sono succedute nel tempo quali delegatarie delle polizze costituenti l'accordo - quadro sottoscritto dall'AIA e dall'ASNACODI;
se risulti che i suddetti enti e/o le loro organizzazioni territoriali ricevano direttamente dalle compagnie assicurative o da intermediari, senza alcuna gara ad evidenza pubblica, provvigioni per l'attività di intermediazione, svolta dalle APA, anche in questo caso in spregio all'attuale legge (confronta il Codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005) in quanto non iscritti nel Registro unico degli intermediari;
quali provvedimenti intenda assumere per evitare il reiterarsi di simili comportamenti e per ripristinare, anche in detto settore, un regime di sana concorrenza fra i vari operatori, che consentirebbe allo Stato e agli allevatori italiani un consistente risparmio sui premi rispettivamente pagati.
(4-01367)
DELLA SETA, BIANCHI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
la legge 25 febbraio 1992, n. 210, e successive modificazioni ed integrazioni, prevede un riconoscimento economico a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati, che ne facciano richiesta;
il decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, recante interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, all'articolo 33 prevede, per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o affetti da anemie ereditarie, emofiliaci ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti, uno stanziamento di 150 milioni di euro per l'anno 2007;
la legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007), all'articolo 2, comma 361, autorizza «per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o da anemie ereditarie, emofiliaci ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti, una spesa di 180 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2008»;
l'articolo 2 della legge finanziaria per il 2008 prevede, al comma 362, l'adozione di un decreto da parte del Ministro del lavoro, salute e politiche sociali di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze per la definizione dei criteri in base ai quali i soggetti titolati possano accedere ai risarcimenti previsti, nonché, al comma 363, l'estensione dell'indennizzo di cui all'articolo 1 della legge 29 ottobre 2005, n. 229, ai soggetti affetti da sindrome da talidomide, determinata dalla somministrazione dell'omonimo farmaco, nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e della macromelia;
in data 15 gennaio 2009 l'onorevole Livia Turco ha presentato un'interrogazione (atto 5-00829), alla quale il Sottosegretario di Stato per il lavoro, salute e politiche sociali, onorevole Francesca Martini, rispondeva precisando che in «considerazione di talune peculiarità della popolazione di riferimento, del carattere pluriennale dell'impegno, nonché dei criteri di priorità definiti dalla vigente normativa (decreto-legge n. 159 del 1° ottobre 2007 e la già citata legge finanziaria 2008), si è ritenuto necessario costituire, in data 4 marzo 2008, con decreto del Ministro pro tempore, una apposita Commissione, composta da rappresentanti ed esperti di questa amministrazione, della Presidenza del consiglio dei ministri e del Ministero dell'economia e delle finanze» al fine di «realizzare una programmazione pluriennale per l'impiego delle risorse disponibili, ad una ricognizione degli interessati, individuando quale modalità operativa l'utilizzo di un programma informatico di rilevazione dei dati accessibile dagli utenti via Internet»;
in data 22 dicembre 2008 la Commissione di cui sopra si è riunita per apportare le modifiche richieste dal Consiglio di Stato sullo schema di decreto, necessario a definire la procedura attuativa unificata delle disposizioni citate, le modalità di ricognizione delle adesioni nonché per la definizione dei criteri medico-legali con cui stipulare le transazioni;
per quanto riguarda l'indennizzo previsto per i soggetti affetti da sindrome da talidomide (di cui al comma 363, articolo 2, della legge n. 244 del 2007), nella risposta del 15 gennaio il sottosegretario on. Francesca Martini precisava che: «sulla base degli incontri tenuti con i rappresentanti delle Associazioni interessate e di un documento tecnico redatto dalla Direzione generale competente, si sta provvedendo a predisporre uno schema di regolamento concernente la disciplina istruttoria di tale indennizzo, allo scopo di individuare criteri che permettano di stabilire, nel modo più sicuro possibile, il nesso causale tra il danno subito e l'assunzione del farmaco talidomide, tenendo necessariamente conto del lungo periodo di tempo trascorso dagli eventi e della conseguente difficoltà di reperire la documentazione sanitaria comprovante l'assunzione del farmaco in questione»;
sembrerebbe che la bozza del decreto attualmente in circolazione disponga che le transazioni verranno stipulate solo con soggetti danneggiati che abbiano instaurato, anteriormente al 1° gennaio 2008, azioni di risarcimento danni che siano ancora pendenti alla data di entrata in vigore del decreto stesso, che i presupposti siano l'ascrivibilità del danno e il nesso causale accertati dalla Commissione medica ospedaliera (CMO) o dall'ufficio medico-legale del Ministero o da sentenza, escludendo così di fatto i non ascrivibili, cioè coloro per i quali il virus contratto è stato ritenuto "silente" (come può avvenire ad esempio per chi abbia contratto il virus dell'epatite) e che per la stipula delle transazioni si terrà conto dei principi generali in materia di prescrizione del diritto, escludendo così gran parte dei danneggiati oggi in causa con lo Stato;
tali presupposti non sono indicati nel citato decreto-legge n. 159 del 2007 e nella richiamata legge finanziaria per il 2008, che anzi stabiliscono che i criteri debbano essere «in analogia e coerenza con i criteri transattivi già fissati per i soggetti emofiliaci dal decreto del Ministero della salute 3 novembre 2003», decreto che non prevedeva fra i presupposti la ascrivibilità e la non prescrizione del diritto, la cui introduzione oggi potrebbe configurare una violazione delle norme di legge,
si chiede di conoscere dal Ministro in indirizzo quale sia allo stato attuale, rispetto alla precedente risposta del 15 gennaio 2009, l'iter del decreto attuativo per la definizione dei criteri in base ai quali stipulare le transazioni in oggetto e, qualora il contenuto fosse quello indicato in premessa, quali ne siano le motivazioni.
(4-01368)
D'ALIA - Ai Ministri della giustizia e degli affari esteri - Premesso che:
la signora Cristina Mihura nel 1974 si è sposata con il signor Bernardo Arnone, cittadino italo-uruguaiano, che venne sequestrato a Buenos Aires nel 1976 e probabilmente trasferito a Montevideo con altri desaparecidos, con un volo della forza aerea dell'Uruguay che ha ammesso il trasferimento forzato di oppositori all'allora dittatura uruguaiana, tutti catturati in territorio argentino;
ad oggi i resti del signor Arnone non sono mai stati ritrovati né in Argentina né in Uruguay, nonostante i notevoli sforzi fatti fino ad oggi per ricostruire l'accaduto;
il 9 giugno 1999 la signora Mihura ha denunciato l'accaduto al pubblico ministero Giancarlo Capaldo della Procura di Roma così come hanno fatto le famiglie di altre vittime italiane della cosiddetta "operazione Condor";
ad oggi, il pubblico ministero non ha ancora depositato né una richiesta di rinvio a giudizio, né una richiesta di archiviazione e la situazione attuale dell'istruttoria appare, ad avviso dell'interrogante, piuttosto confusa;
insieme alla signora Mihura altre sette persone hanno intentato la stessa causa e tutti sono rappresentati dall'avvocato Sodani che ha scritto più volte sollecitando il pubblico ministero, pur riconoscendo la delicatezza e la complessità dell'inchiesta, a fissare la data almeno dell'udienza preliminare;
attualmente tutto risulta stagnante ed invariato,
si chiede di sapere:
quali interventi urgenti i Ministri in indirizzo intendano attuare per cercare di far chiarezza su un fatto così increscioso, che riguarda quasi dieci persone che stanno invano cercando di far luce sulla scomparsa dei loro più stretti parenti;
se, in particolare, il Ministro della giustizia, non reputi attivarsi, nell'ambito delle proprie competenze, per verificare le ragioni per le quali i richiamati procedimenti giudiziari in corso siano blocati ormai da ben dieci anni.
(4-01369)
MALAN - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
Giuseppe Masciari, imprenditore edile calabrese, nato a Catanzaro nel 1959, sottoposto a programma speciale di protezione dal 18 ottobre 1997, insieme a sua moglie, medico odontoiatra, e ai loro due bambini, ha denunciato la 'ndrangheta e le sue collusioni con il mondo della politica;
egli afferma che dal giorno in cui ha detto "basta" alle pressioni mafiose dei politici ed al racket della 'ndrangheta, la criminalità organizzata ha distrutto le sue imprese di costruzioni, bloccandone le attività nelle opere pubbliche e nel settore privato, rallentando le pratiche nella pubblica amministrazione dove essa è infiltrata, intralciando i rapporti con le banche con cui operava;
11 anni fa fu allontanato dalla sua terra per l'imminente pericolo di vita a cui si è trovato esposto con la sua famiglia, e da allora vive in una località protetta, senza alcuna speciale protezione, senza alcun cambiamento di identità, senza alcuna possibilità di lavoro, né per sé, né per sua moglie;
una delibera della Commissione centrale del Ministero dell'interno del 28 luglio 2004, ha "ritenuto che sussistono gravi ed attuali profili di rischio che non consentono di poter autorizzare il ritorno del Masciari e del suo nucleo familiare nella località d'origine";
secondo la Nota della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro del 14 ottobre 2000 "le dichiarazioni del Masciari sono da sole idonee a fondare un giudizio di gravità indiziaria ed evidenziano l'elevata attendibilità del dichiarante il quale si è determinato a riferire intorno alle vicissitudini al prezzo di un totale sconvolgimento della propria esistenza posto che, a seguito delle accuse mosse, è stato sottoposto allo speciale programma di protezione";
ora il signor Masciari, insignito della cittadinanza onoraria di diverse città, tra cui quella di Pinerolo (Torino), la cui amministrazione ha informato l'interrogante, ha annunciato uno sciopero della fame ad oltranza se non gli verrà garantita una più adeguata protezione e una migliore tutela dei suoi diritti e della sua famiglia,
si chiede di sapere:
quale sia la protezione offerta attualmente al signor Masciari;
se essa sia conforme alle sentenze e ai provvedimenti a suo favore;
che cosa intenda fare il Ministro in indirizzo al riguardo, tenuto conto del fatto che la vicenda di Pino Masciari può scoraggiare coloro che vorrebbero, anch'essi, ribellarsi alla criminalità organizzata.
(4-01370)
STRADIOTTO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
il 4 gennaio 2008 è scomparso un aereo bimotore della compagnia Transaven, con a bordo 14 persone di cui otto cittadini italiani, mentre sorvolava l'area circostante l'atollo venezuelano di Las Roques;
le prime ricerche sono state effettuate con imbarcazioni inadatte (per dimensioni e stazza) a sopportare le onde e più volte sono state interrotte;
le insistenze dei familiari affinché si affidasse l'incarico ad una ditta specializzata italiana (l'Impresub) non sono state prese in considerazione;
l'Unità di crisi del Ministero degli affari esteri comunica, tramite la stampa, che era stato rinvenuto un oggetto che secondo il Governo venezuelano sarebbe stato il relitto dell'aereo risultato, successivamente, essere una roccia sul fondale marino. Tale ritrovamento era stato concomitante alla scoperta, sempre nell'area interessata alla ricerca, di alcuni resti umani;
i parenti degli scomparsi italiani hanno più volte richiesto che si procedesse all'identificazione dei predetti resti con il test del DNA;
a febbraio 2009 viene chiesto ai parenti degli scomparsi di sesso maschile di compilare un "formulario" con l'indicazione dei segni particolari (come l'altezza ed altro);
in questi giorni la signora Durante è stata informata dall'Unità di crisi che i resti umani rinvenuti non possono essere ricondotti al signor Paolo Durante perché appartenenti ad una persona di circa trent'anni mentre il signor Durante ne aveva 41;
durante la riunione a Palazzo Chigi, tenutasi nel mese di gennaio 2009, è emerso che il telefonino del copilota avrebbe effettuato due telefonate circa due ore dopo la segnalazione dell'emergenza. Ciò risulta dal tabulato telefonico inviato ai parenti delle vittime dalla ditta che sta effettuando le ricerche, e che, a seguito di tale particolare, ha spostato il suo raggio d'azione;
i parenti delle vittime hanno richiesto al Governo che venissero "accreditati" due tecnici nelle persone del comandante Mario Pica, per conto dei familiari, e dell'ammiraglio Vitaloni, per conto della Farnesina, in quanto parteciparono alle prime ricerche del velivolo per conto del nostro Paese, con l'incarico di collaborare con i tecnici del Venezuela, ovviamente senza disconoscere la giurisdizione venezuelana;
sono stati presentati ben quattro esposti alla magistratura italiana, esponendo diversi dubbi sulla scomparsa dell'aereo,
l'interrogante chiede di sapere:
che cosa sia accaduto a Las Roques e soprattutto come siano andati i fatti, visto che è trascorso più di un anno ed i familiari delle vittime non hanno ancora avuto una risposta esauriente e definitiva;
quale sia la situazione attuale in merito alle ricerche sia delle persone che del velivolo scomparso;
quali azioni il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo abbiano assunto per accertare la veridicità di questa triste e tragica vicenda.
(4-01371)
CICOLANI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
a seguito dell'approvazione dell'art. 35, comma 5, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, risulta stabilito che nelle parole "esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche" contenute nell'art. 67, comma 1, lettera m), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, sono ricomprese la formazione, la didattica, la preparazione e l'assistenza all'attività sportiva dilettantistica;
le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa e i compensi erogati da associazioni e società sportive che perseguano attività sportiva e dilettantistica e che siano riconosciuti dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dalle federazioni sportive nazionali, dall'Unione nazionale per l'incremento delle razze equine (UNIRE) e dagli enti di promozione sportiva, in favore di soggetti che operano nell'ambito della formazione didattica, preparazione ed assistenza all'attività sportiva dilettantistica, risultano, ai sensi del predetto art. 67, classificati quali redditi diversi;
per tali redditi, come riconosciuto dall'Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS) non si configura assoggettabilità a contribuzione previdenziale (si veda la circolare 13/2006);
l'ENPALS, nell'ambito dei poteri ispettivi allo stesso ascritti, prosegue attività ispettiva nei confronti di associazioni e/o società sportive dilettantistiche, come tali riconosciute ed iscritte al registro del CONI, al fine di assoggettare a contribuzione previdenziale le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa e i compensi erogati a istruttori, che presso tali associazioni e/o società sportive dilettantistiche svolgono attività di formazione, didattica, preparazione ed assistenza all'attività sportiva dilettantistica, ovvero tutte le sfaccettature della filiera della preparazione del cittadino alla formazione sportiva dilettantistica;
il perseguimento di tali attività ispettive e la successiva attività sanzionatoria sta intervenendo sul presupposto e la volontà di assoggettare a contribuzione previdenziale i compensi erogati al soggetto percipiente che "fisicamente" non partecipi dal primo rudimento sino alla fase conclusiva della formazione costituita dalla consumazione di prestazioni sportive dilettantistiche;
parimenti, l'attività sanzionatoria viene esercitata sul presupposto che l'eventuale non marginalità dei compensi, ove superiori a 7.500 euro (soglia di non assoggettamento a prelievo fiscale) comporta l'assoggettabilità, per la parte eccedente tale limite, a contribuzione previdenziale, laddove, di contro, l'art. 69, comma 2, del citato testo unico delle imposte sui redditi, disciplinando la sola misura del prelievo fiscale, lascia inalterata la natura dei redditi diversi dei predetti compensi;
l'operato dell'Ente appare essere in aperto contrasto con la volontà del legislatore, anche da ultimo chiarificatrice, di qualificazione di redditi diversi, indipendentemente dalla loro misura ed abitualità, delle indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa e i compensi erogati da associazioni e società sportive dilettantistiche, riconosciute dal CONI, per il perseguimento delle loro finalità;
tutto questo, in un momento di profonda crisi economica del Paese, costituisce elemento di aggravamento della sopravvivenza economica di circa 12.500 associazioni e società sportive dilettantistiche, riconosciute dal CONI, che costituiscono, esperienza da tutti condivisa, l'asse portante della formazione sportiva dei cittadini, di ogni fascia di età, di questo Paese,
si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda attivare, sulla base delle prerogative attribuite, per verificare se davvero si sta perpetrando un'attività ispettiva da parte dell'ENPALS finalizzata ad un'attività sanzionatoria fondata su presupposti interpretativi in contrasto con le norme vigenti.
(4-01372)
STRADIOTTO - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dello sviluppo economico, per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
la Terna SpA nell'ambito del proprio Piano di sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale 2008 ha previsto la programmazione dell'elettrodotto 380 KV trasversale in Veneto;
tra le finalità dell'elettrodotto in questione ci sono: il rafforzamento dell'anello 380KV del Triveneto per aumentare la sicurezza di alimentazione dei carichi regionali, il miglioramento della continuità e la quantità di alimentazione nella attuali stazioni di Sandrigo, Cordignano e nelle future stazioni di Vedelago e Montecchio, nonché la riduzione delle perdite di trasporto dell'energia elettrica e le economicità del servizio;
il territorio interessato ricade all'interno di una ampia pianura veneta, tra le province di Venezia e Treviso;
i comuni interessati sono: Martellago e Scorzè della provincia di Venezia e Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Quinto di Treviso, Trevignano, Volpago di Montello e Zero Branco della provincia di Treviso;
la densità di popolazione nei predetti comuni è alta, pari a circa 121.281 abitanti residenti, corrispondente ad una densità territoriale pari a 568 abitanti per chilometro quadrato su una superficie territoriale pari a 268,61 chilometri quadrati;
vi è anche la presenza di beni architettonici, monumentali, archeologici ed aree protette di notevole importanza, ad esempio la grande strada consolare "Postumia Romana". Inoltre sono presenti numerosi edifici di notevole importanza storica e monumentale come ad esempio le famose ville venete presenti nel territorio in numero considerevole;
inoltre, va considerata l'esistenza di varie aree protette collegate all'ecosistema del Parco naturale del Sile, la presenza di beni paesaggistici, come ad esempio le forme boschive del Montello, e le fasce fluviali del Sile, Piave, Zero e Dese, beni tutelati e sottoposti ai vincoli di cui alla legge n. 1479 del 1939 e successive modificazioni ed integrazioni;
considerato che:
il predetto territorio è stato già interessato nel passato, ed anche recentemente, da altre infrastrutture estremamente impattanti nell'ambiente e nella vita sociale ed economica, tra cui il Passante di Mestre;
la popolazione delle zone interessate ha già "pagato" alla collettività, sopportando notevoli disagi ambientali, urbanistici ed economici;
negli ultimi mesi sono nati spontaneamente vari comitati di cittadini che insieme ad alcune amministrazioni comunali hanno espresso contrarietà alla costruzione di tale opera per l'impatto che essa andrebbe a creare in una zona particolarmente sensibile e fragile. Inoltre gli stessi hanno rappresentato la necessità eventuale dell'utilizzo delle più moderne tecniche di interramento delle linee soprattutto nelle zone più fragili;
da alcune notizie sembra che ai comitati ed alle amministrazioni comunali, per ottenere il loro consenso, venga detto che tale opera verrà inserita nell'ambito della legge obiettivo riguardante le infrastrutture,
l'interrogante chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo intendano, per quanto di competenza, verificare la correttezza delle procedure fin qui adottate ed il rispetto di tutte le normative vigenti, ivi compreso l'impatto ambientale;
se intendano intervenire per favorire una soluzione concertata con gli enti locali interessati che tenga conto delle esigenze delle popolazioni locali;
se tale infrastruttura rientri nelle opere strategiche della legge obiettivo;
quali iniziative di competenza intendano intraprendere anche nei confronti di Terna SpA affinché preveda eventualmente opportuni interramenti dell'intero impianto.
(4-01373)
BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
ha sicuramente rappresentato un fatto importante e positivo l'inaugurazione di nuovi tratti viari nel comprensorio appenninico dell'Umbria, con particolare riferimento al tratto Nocera Umbra-Gualdo Tadino (Perugia) della strada statale Flaminia;
è peraltro urgente e doveroso limitare o eliminare, nei non brevi tempi di ultimazione delle opere, quegli inconvenienti che stanno inducendo nelle comunità locali forti disagi e rilevanti pregiudizi economici;
in modo specifico, la chiusura dell'uscita Nord di Nocera Umbra (Colle del Prete) sta causando insostenibili e apparentemente non giustificati danni agli abitanti, alle aziende della zona artigianale, agli esercizi turistico-ricettivi, di un ampio versante nocerino;
solo per esemplificare, viene dirottato il traffico pesante all'interno di Nocera Umbra, con effetti di ingolfamento, pericolo, inquinamento; regna il disorientamento e il disagio sia negli abitanti prossimi alla Flaminia vecchia, sia nei turisti che stanno disertando ristoranti ed alberghi locali; più onerosi, incongrui e qualche volta impossibili risultano gli accessi ed esiti per le aziende produttive insediate; sono aumentati i pericoli nello svincolo in uscita di Nocera Sud; e tutto questo in un'area, come quella di Nocera Umbra, che stenta a riprendersi dalla drammatica crisi sociale ed economica conseguente all'epicentro dei terremoti e alla pesantissima crisi occupazionale connessa alle industrie Merloni, per tacere delle altre minori realtà imprenditoriali,
si chiede di sapere se, considerata la vera e propria richiamata emergenza, il Ministro in indirizzo non ritenga di intervenire con atti di competenza sulla Direzione dell'ANAS, onde far si che, durante tutto il tempo che sarà necessario per la realizzazione e l'attivazione di un valido definitivo svincolo di Nocera Nord da e per la Flaminia nuova, sia riaperto, almeno in uscita dalla superstrada verso Nocera, rispetto al senso di marcia Foligno-Gualdo Tadino, l'esistente svincolo Nocera Nord (Colle del Prete), assicurando con ogni miglior presidio e strumentazione di segnalazione e sicurezza.
(4-01374)
D'ALIA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
dal 1980 ad oggi la Croce rossa italiana (CRI) è stata soggetta a lunghi periodi di commissariamento, durante i quali le mansioni di competenza degli organi ordinari sono state svolte da diversi commissari straordinari di nomina governativa, che si sono succeduti per 18 anni. Solo negli anni dal 1998 al 2003 e dal 2005 al 2008 sono stati eletti democraticamente, con la partecipazione e rappresentanza di tutta l'associazione, due Presidenti (dal 30 ottobre 2008 ad oggi la CRI ha nuovamente un Commissario straordinario) che avrebbero dovuto segnare una svolta, nella prospettiva di una gestione più aderente ai fini istituzionali ed alla missione umanitaria nazionale ed internazionale della CRI, ma che si sono trovati, invece, a dover affrontare gli effetti disastrosi delle precedenti gestioni commissariali, con particolare riferimento all'equilibrio del bilancio ed alla trasparenza di alcuni atti gestionali;
la CRI, come da statuto, non possiede i requisiti propri delle società che perseguono fini di lucro, né le attività che queste ultime svolgono sono coerenti con i principi statutari della CRI. In tal modo non è possibile proporre forme di partecipazione a soggetti che hanno natura pubblica o volontaristica per assicurare servizi che, ope legis, sono svolti dal terzo settore, coerentemente con quanto stabilisce la legge n. 328 del 2000 e, in particolare, dalle cooperative sociali o dai loro consorzi;
la gestione commissariale dal 2003 al 2005 ha avviato un processo di sostanziale privatizzazione della CRI attraverso la costituzione - come è avvenuto ad esempio in Sicilia - di una società di capitale denominata SI.S.S.A. S.r.l. (Siciliana servizi socio-assistenziali), i cui proprietari sono la SI.S.E. S.p.A. (Siciliana servizi emergenza) e il Consorzio per la formazione e la ricerca in materia di servizi sociali;
scopo della SI.S.S.A. S.r.l. è "la gestione di servizi pubblici e privati in materia di servizi socio-assistenziali-sanitari, e di formazione e riqualificazione professionale sempre in materia dei servizi socio-assistenziali-sanitari, all'interno dell'ambito territoriale della regione Sicilia";
per il perseguimento di tale finalità, la SI.S.S.A. S.r.l. svolge, tra l'altro, "compiti di natura organizzativa gestionale nell'ambito del servizio nazionale e regionale sanitario e di protezione civile" e "può promuovere la costituzione di società controllate nel caso in cui tali attività risultassero utili e/o necessarie per il raggiungimento dell'oggetto sociale, in particolare modo per lo svolgimento di attività inerenti il settore istituzionale e/o operativo della Croce Rossa Italiana";
ritenuto che la scelta di costituire tali società, i cui scopi sono sovrapponibili a quelli della CRI, prefiguri lo svuotamento del ruolo della CRI in quanto ente di diritto pubblico caratterizzato statutariamente, tra l'altro, dal principio del disinteresse e della volontarietà, in quanto le suddette società, nel perseguimento delle proprie finalità, assorbono le risorse pubbliche destinate alla CRI, come nel caso del servizio di 118, che in Sicilia viene svolto dalla SI.S.E. S.p.A., che incamera i finanziamenti stabiliti nell'appalto tra Regione siciliana e CRI, si chiede di sapere:
se e quali interventi di competenza il Governo abbia eventualmente intrapreso o intenda intraprendere per assicurare l'autonomia gestionale, economica e finanziaria della CRI;
se non si ritenga opportuno verificare se i fatti sopra descritti non configurino un'elusione dell'articolo 11, comma 1, dello statuto della CRI, laddove si stabilisce l'incompatibilità tra cariche associative e incarichi retribuiti, incompatibilità non espressamente prevista dallo statuto, eppure implicita, quando le stesse persone siano designate dalla CRI a far parte di consigli di amministrazione di società controllate;
se non si ritenga incompatibile con i principi di cui all'articolo 1 dello statuto la partecipazione della CRI a società con fini di lucro.
(4-01375)
D'ALIA - Ai Ministri dell'interno e dello sviluppo economico - Premesso che:
numerosi siti Internet pubblicizzano, al fine della vendita a privati, strumentazioni per le attività esternalizzate riconducibili alla security e affidate a varie agenzie investigative;
si tratta di una vasta gamma di prodotti tecnologici che renderebbero invisibili gli oggetti, impedirebbero o consentirebbero di intercettare le conversazioni telefoniche, proteggerebbero da furti, atti vandalici e rapine, permetterebbero la localizzazione di trasmettitori audio video nascosti o di microspie;
tali strumenti sono, dunque, cellulari TV, jammer per bloccare i telefoni cellulari, microcamere, microspie, registratori digitali audio, narcotest ed etilometri, spray antiaggressione, insomma, tutta una serie di strumentazioni in grado di monitorare e registrare tutte le comunicazioni private, che permette il controllo delle comunicazioni verbali, l'archiviazione delle comunicazioni scritte, quali ad esempio sms, la ripresa e la registrazione di luoghi e di persone;
la strumentazione suddetta, utilizzata senza alcun controllo, viola le leggi e le norme vigenti a tutela della privacy, della dignità e dei diritti della persona, dei limiti posti nell'utilizzo di mezzi di sorveglianza audiovisivi e delle procedure che regolamentano le attività di investigazione privata,
si chiede di sapere quali provvedimenti di competenza i Ministri in indirizzo intendano assumere al fine di vietare la pubblicità e la vendita di tali prodotti, il cui libero utilizzo è contrario ad ogni regola vigente.
(4-01376)
ROILO, BARBOLINI, BLAZINA, GHEDINI, NEROZZI, PASSONI, ARMATO, GRANAIOLA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 (cosiddetta manovra d'estate), prevede all'articolo 81, comma 32, la concessione "ai residenti di cittadinanza italiana che versano in condizione di maggior disagio economico", di una carta acquisti, del valore di 40 euro al mese (cosiddetta social card finalizzata all'acquisto dei generi alimentari e al pagamento delle bollette energetiche e della fornitura di gas, con onere a carico dello Stato);
in base a quanto disposto dal decreto direttoriale 16 settembre 2008, la social card viene concessa agli anziani di età non inferiore ai 65 anni o ai bambini di età inferiore ai 3 anni (in questo caso il titolare della carta è il genitore) che siano in possesso di particolari requisiti, quali, ad esempio: la titolarità di trattamenti pensionistici o assistenziali che, cumulati ai relativi redditi propri, siano di importo inferiore a 6.000 euro all'anno o di importo inferiore a 8.000 euro all'anno, se di età pari o superiore a 70 anni; un indicatore della situazione economica equivalente (Isee), in corso di validità, inferiore a 6.000 euro; non essere, da solo o insieme al coniuge, intestatario di più di una utenza elettrica, del gas, proprietario di più di un autoveicolo o possedere un conto in banca o alle poste non superiore a 15.000 euro, non fruire di vitto assicurato dallo Stato o da altre pubbliche amministrazioni in quanto ricoverato in istituto di cura di lunga degenza o detenuto in istituto di pena;
il Governo ha indicato come beneficiari della social card 1.300.000 persone ma, a tutt'oggi, le domande sono state circa 700.000 e le carte attivate sono in totale 517.000;
l'attivazione di un numero esiguo di carte rispetto ai richiamati beneficiari preventivati (1.300.000) carte preventivate evidenzia la difficoltà nell'ottenere la carta a causa sia della procedura burocratica prevista sia della necessità di possedere requisiti tali da non consentire di individuare esattamente i destinatari;
dalle indagini svolte risulta inoltre che il rilascio della carta non comporta il suo immediato utilizzo, in quanto per essere caricata occorrono almeno due giorni lavorativi, che spesso si sono tradotti in tempi più lunghi, creando così un forte disagio a quei cittadini che, convinti di poterla utilizzare subito, hanno cercato di fare acquisti, vedendola poi respinta con la dicitura «scarica»;
per quanto poi concerne i requisiti di accesso alla carta acquisti, questi sembrano previsti per ridurre al minimo la platea dei beneficiari. Oltre al limite estremamente restrittivo del reddito pensionistico, tra le varie prescrizioni (come una seconda utenza elettrica e del gas, o più di un veicolo) vi sono quelle relative al patrimonio mobiliare ed immobiliare, già valutate ai fini dell'indicatore. Ciò introduce, quindi, una doppia valutazione degli stessi elementi, con risultati e giudizio degli interroganti paradossali ed iniqui;
premesso inoltre che:
le modalità ed i requisiti per il rilascio della carta acquisti non solo hanno creato, di fatto, un disagio tra gli aventi diritto, ma hanno anche inciso pesantemente sul costo necessario ad attivare ed organizzare la suddetta misura;
la trasmissione "Report" di Rai 3, del 5 aprile 2009 ha denunciato la complessità e la farraginosità della procedura prevista ai fini del rilascio della carta che richiede la partecipazione necessaria di più soggetti, come le Poste, l'Inps ed i Centri di assistenza fiscale (caf);
dalla richiamata inchiesta, che ha seguito il percorso della social card dalla produzione alla distribuzione, risulta che fino a questo momento sono stati prodotti due milioni di esemplari dalla Mega Network di Sabaudia (60.000 al giorno per 30 centesimi l'una);
per il complesso delle lettere inviate ai potenziali beneficiari - secondo quanto risulta dall'inchiesta - le Poste avrebbero incassato 400.000 euro (30 centesimi a lettera), mentre ai Caf, che si occupano delle pratiche da spedire all'Inps, che a sua volta certifica l'eventuale possesso dei requisiti, sarebbero destinati dai 15 ai 20 euro;
in sintesi sarebbero stati spesi 2.170.000 euro per produrre due milioni di carte e attivarne un terzo, 400.000 euro per spedirle ad 1.300.000 presunti beneficiari, 10 milioni destinati ai Caf ed altri 2 milioni per il personale dei call center istituiti presso le Poste;
fra le domande poste dalla trasmissione "Report" e da precedenti interrogazioni parlamentari non si può non tener conto del fatto che, in luogo di una procedura così complicata e che prevede l'intervento di diversi soggetti, sarebbe stato più logico accreditare direttamente sul conto corrente o sulla pensione l'importo previsto considerato che i nominativi dei destinatari sono forniti dall'Agenzia delle entrate e dall'Inps;
considerato, infine, che occorre registrare una disomogenea distribuzione della social card sul territorio nazionale, con quasi il 70 per cento delle carte distribuite nel Mezzogiorno ed una limitata, ma non irrilevante, divergenza tra diffusione delle carte e diffusione degli indici di povertà sul territorio nazionale,
si chiede di sapere:
se corrisponda al vero che il costo sostenuto fino a questo momento sia pari a circa 21 milioni di euro;
quale sia stato, a tutt'oggi, il costo effettivamente sostenuto per attivare, gestire e pubblicizzare l'intera procedura relativa al rilascio della social card a fronte del numero dei beneficiari nettamente inferiore alle aspettative ed alle previsioni del Governo;
quale sia il numero esatto delle social card finora realmente distribuite e attivate, nelle due categorie previste dei pensionati e delle famiglie con bambini di età inferiore ai tre anni, rispetto al totale delle domande presentate e quale sia la loro distribuzione territoriale;
quali misure urgenti si intendano assumere affinché, di fronte alle difficoltà della procedura, nonché dell'utilizzo della social card, gli aventi diritto siano effettivamente messi nella condizione di ottenere questo aiuto economico, seppur minimo.
(4-01377)
GRAMAZIO - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
in data 6 aprile 2009 l'azienda Policlinico Umberto I di Roma, con decisione a firma del direttore generale dottor Ubaldo Montaguti, ha emanato un ordine di servizio con il quale le sei ex guardie giurate che svolgono servizio di custodia dei valori sono trasferite dalla sede centrale del Policlinico Umberto I alla sede distaccata di viale Castrense 9. Le loro mansioni sono svolte, come afferma l'ordine di servizio, da operatori della società di polizia privata Security Service;
all'interrogante risulta che il trasferimento delle sei ex guardie giurate non è stato concordato con le organizzazioni sindacali e tantomeno è stato apposto all'ordine di servizio il parere vincolante del Rettorato dell'Università "La Sapienza", come invece previsto dall'articolo 8 dell'accordo tra l'Università e la Regione Lazio;
le sei ex guardie giurate sono dipendenti a tutti gli effetti dell'azienda Policlinico Umberto I e con questo trasferimento saranno, inoltre, penalizzati nelle loro retribuzioni non svolgendo più i turni per la custodia dei valori come previsto dalle mansioni finora svolte, nonostante il Direttore generale nel corso di un incontro li avesse personalmente rassicurati circa il mantenimento delle indennità per le mansioni svolte,
l'interrogante chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto descritto e quali azioni di competenza intenda compiere nei confronti della Commissario ad acta Piero Marrazzo affinché venga revocato questo arbitrario ordine di servizio che risulta inoltre oneroso per la spesa sanitaria regionale, dovendo l'azienda Policlinico Umberto I pagare per un servizio esterno reso da una ditta privata pur avendo nel suo organico idonee figure che hanno svolto finora le mansioni di custodia valori.
(4-01378)
NEGRI, CHIAROMONTE - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
il fenomeno del randagismo è in Italia notevolmente diffuso: i dati in possesso del Ministero del lavoro, salute e politiche sociali parlano di un totale di 590.000 randagi, di cui solo 150.000 circa ospitati in canili; altre fonti valutano che queste cifre siano sottostimate, che il numero di randagi in Italia si aggiri intorno al milione di esemplari e che ogni anno vengano abbandonati altri 45.000 cani;
in tutto il Meridione, ed in particolare in Sicilia, la situazione appare estremamente grave: in quest'ultima regione i dati parlano di circa 75.000 cani randagi liberi e le cronache hanno riportato di aggressioni avvenute a Modica e Scicli, in provincia di Ragusa, che hanno portato alla morte di un bambino di 10 anni e al ferimento di quattro adulti, di cui uno in gravi condizioni;
in Sicilia, tuttavia, la grande maggioranza dei Comuni non dispone di canili municipali; vengono invece favorite le strutture private, attorno alle quali vi è un giro di affari assai consistente, dal momento che ciascuna struttura può giungere ad incassare più di un milione di euro l'anno; allo stesso tempo, però, non vi sono garanzie che gli animali vengano tenuti in condizioni adeguate, anzi si registrano numerosi episodi di gravi maltrattamenti dei cani ospitati nelle strutture private, nonché di sovraffollamento e mancanza di ogni pur minima attenzione alle esigenze e alle caratteristiche etologiche e comportamentali degli animali;
considerato che la città di Collegno e l'associazione "Amici degli animali Gustavo G. Allara" Onlus, da anni impegnata in azioni volte alla tutela degli animali d'affezione, che gestisce il canile rifugio comunale "Il Cascinotto", si sono rese disponibili per una collaborazione, uno scambio di informazioni sul tema degli animali randagi e per forme di gemellaggio nei confronti dei Comuni siciliani di Modica e Scicli: iniziative tese a mettere a disposizione le competenze maturatee a promuovere l'azione delle amministrazioni comunali, in collaborazione con le associazioni di volontariato animalista, sui principali fronti di impegno strategico, ovvero le campagne di sterilizzazione, la realizzazione di canili e rifugi, la promozione di campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione degli abbandoni, sull'importanza delle adozioni dei cani tenuti nei canili, e sull'esigenza di un corretto rapporto tra umani e animali,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga utile, a partire da questo primo e, si spera, non isolato esempio, favorire un fattivo scambio di esperienze e di buone pratiche a livello nazionale tra operatori pubblici o privati che si occupano di prevenzione e lotta del randagismo, con riferimento in particolare alle forme di organizzazione e gestione dei canili e al miglior utilizzo dei fondi pubblici destinati a questi fini;
se non ritenga utile promuovere nuove campagne di sterilizzazione degli animali randagi e favorire la realizzazione di strutture pubbliche quali canili e rifugi anche in forma consortile tra più Comuni, daaffidare a gestioni non speculative e che abbiano particolare cura del benessere degli animali.
(4-01379)
BIONDELLI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
la riforma dell'Università non condivisa dal Partito dell'interrogante ha comportato l'assunzione dei primi provvedimenti connessi quali lo sblocco dei bandi per le scuole di specializzazioni mediche nei quali sono evidenti le notevoli discrasie tra fabbisogno e finanziamenti con copertura dei fabbisogni che oscillano dal 10 al 50 per cento in diverse specialità essenziali per il Servizio Sanitario Nazionale quali l'anestesia e rianimazione, medicina di comunità, tossicologia, l'istituenda medicina d'emergenza-urgenza, eccetera, finanziando 5.000 posti rispetto agli oltre 8.000 chiesti dalle Regioni;
si condividono le garanzie sulla revisione dei meccanismi di assegnazione dei posti nelle scuole che dal prossimo anno avverrà rigorosamente con una preintesa tra Regioni, il Ministero del lavoro e il Ministero dell'istruzione;
il provvedimento emanato dal Ministro in indirizzo sulle scuole di specializzazione in medicina ha stabilito che quelle con due o meno specializzandi siano accorpate ad altre nell'ambito della stessa regione;
purtroppo il citato provvedimento penalizza fortemente l'Università Avogadro del Piemonte Orientale di Novara che perderà l'autonomia di otto specialità importanti e di tradizione quali: anatomia patologica, chirurgia maxillo-facciale, dermatologia, neurologia, otorino, patologia clinica, radioterapia e urologia e, delle dieci specialità promesse, ne è istituita una sola con gravi ripercussioni sugli studenti che avranno un'offerta formativa ridotta, e l'ateneo rischia di veder ridotti sensibilmente gli studenti che non si iscriveranno più per non dover poi trasferirsi per completare gli studi;
in conseguenza di tale provvedimento l'ospedale universitario maggiore della Carità di Novara avrà meno medici al lavoro nei reparti e vedrà limitato il principio "didattica e assistenza assieme", con gravi ripercussioni anche per la città, penalizzando duramente un' Università in forte crescita;
il giorno 6 aprile 2009 è stato raggiunto un compromesso tra i Rettori dell'Università di Torino e quella di Novara dopo il taglio operato dal Governo di otto scuole di specializzazione in Medicina che non può essere esaustivo, poiché le scuole a Novara non esisteranno più perché tutte saranno accorpate a Torino e i posti per gli studenti novaresi saranno conservati come "distacco" su tale accordo il Rettore dell'Università di Novara ha richiesto che l'accordo sia sottoscritto formalmente il 7 aprile 2009 e poi richiamato nel bando in pubblicazione;
il senato accademico dell'Università di Torino non ha condiviso l'accordo sopra indicato e conseguentemente il Rettore dell'Università di Torino non ha potuto sottoscriverlo;
si rende indispensabile e urgente intervenire per sottoscrivere sin d'ora l'accordo sopra richiamato e poi ripristinare e consentire che già con il prossimo anno scolastico presso l'Università Avogadro del Piemonte Orientale di Novara si riprenda la gestione diretta delle scuole di specializzazione in medicina com'è sempre stato sino allo scorso anno, perché ciò è essenziale per il buon funzionamento dei reparti dell'Ospedale universitario maggiore della Carità di Novara;
l'Azienda ospedaliera di Novara è il secondo polo formativo della Regione e all'ottavo posto nazionale per patologie trattate ed è pesantemente penalizzata per quanto riguarda l'assetto assistenziale presente e futuro,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, ritenga opportuno intervenire immediatamente sull'Università di Torino perché sottoscriva da subito l'accordo raggiunto dai due Rettori delle Università di Torino e di Novara per l'avvio delle scuole di specializzazione in medicina in Piemonte;
se ritenga opportuno intervenire affinché tempestivamente modificati gli indirizzi dati sulle scuole di specializzazione in medicina consentendo che tutte le Università quali quella dell'Avogadro del Piemonte Orientale di Novara possano, già a partire dal prossimo anno scolastico, riprendere e ampliare la gestione diretta delle scuole stesse, com'è sempre stato sino all'anno 2007-2008 perché essenziale, nelle fattispecie di cui si tratta, all'assetto assistenziale presente e futuro dei reparti dell'Ospedale universitario maggiore della Carità di Novara.
(4-01380)
PORETTI, PERDUCA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
come rilevato dall'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc), sono numerosi i consumatori che si rivolgono alla stessa chiedendo informazioni circa la nocività per la salute umana delle mozzarelle confezionate col latte delle bufale trattate con la somatotropina (ormone della crescita);
la somministrazione della somatotropina, allo scopo di aumentare la produzione del latte, è vietata nell'Unione europea per motivi che attengono al benessere dell'animale, in questo caso delle bufale;
già nell'ottobre 2006, nel casertano, furono sequestrati nove allevamenti di bufale dove si contravveniva alle leggi che vietano la somministrazione di somatotropina al bestiame. Recentemente la Direzione distrettuale antimafia di Napoli e il Nucleo anti-sofisticazioni hanno condotto un'indagine sui traffici e la somministrazione alle bufale di tali sostanze da parte della criminalità organizzata operante nelle campagne casertane, riscontrando che la somatotropina era usata in 25 allevamenti su 47 controllati;
l'aumento della produzione del latte, dovuto alla somministrazione dell'ormone, stressa l'animale e può indurre l'infiammazione della mammella (mastite), che si cura anche con antibiotici;
la somministrazione di somatotropina dall'esterno potrebbe bloccare la produzione dell'ormone propria dell'animale, con effetto di farmaco-dipendenza, cioè le bufale produrrebbero quantità soddisfacenti di latte solo per mezzo di periodiche iniezioni di somatotropina,
si chiede di sapere:
se siano state effettuate analisi relative all'eventuale presenza di somatotropina e di antibiotici nelle mozzarelle di bufala vendute in Italia, e se tale presenza possa comportare dei rischi per la salute umana;
se non si ritenga opportuno rendere pubblici i nominativi delle 25 aziende del casertano coinvolte nelle indagini sopra menzionate.
(4-01381)
MARAVENTANO - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
dallo scorso anno l'interrogante si avvale del treno Anzio-Roma per spostarsi da casa al Senato e continuerà, con ogni probabilità, a farlo per tutta la durata della Legislatura;
la ferrovia Roma-Nettuno è letteralmente abbandonata a se stessa, più che una direttrice è un vero e proprio supplizio per i tanti pendolari che ogni giorno la utilizzano per raggiungere il luogo di lavoro nella Capitale;
i treni, quasi sempre in ritardo nelle ore nevralgiche del giorno (in maniera particolare al mattino), divengono ben presto veri e propri «carri bestiame» all'approssimarsi delle ore di punta;
i controlli nelle stazioni non esistono, la sera si ha paura (soprattutto le donne sole) sia di stare sui treni perché non passa mai un controllore, sia di scendere dai treni, perché si devono attraversare stazioni buie e isolate;
per non parlare delle carrozze sudice, con i sedili foderati di stoffa verde intrisi di sporcizia e poi le toilette che risultano molto spesso impraticabili. La pulizia delle carrozze forse non è prevista in quanto sono indecenti, con sporcizia dappertutto e pericolose per i pendolari, piene di cimici, con sacchetti di plastica per terra, giornali sporchi sopra i sedili, bottigliette e scarti alimentari che fuoriescono dagli appositi contenitori. C'è scarsissima igiene su questa tratta, considerando che le vetture sono nuove;
le sale d'aspetto spesso sono costituite da una pensilina dall'intonaco cadente, fili elettrici scoperti, obliteratrici distrutte, cestini per i rifiuti fantasma, pareti completamente ricoperte di graffiti e ad illuminare la fermata alle volte c'è solo un faro, sulle sedute mozziconi di spinello, sui binari siringhe, bottiglie e lattine;
inoltre il treno spesso accumula enormi ritardi: questo succede quotidianamente con disagio per gli studenti e ai lavoratori che, oltre a stare attenti a dove devono sedersi visto lo stato delle carrozze, sono costretti ad arrivare in ritardo a scuola e nei luoghi di lavoro,
l'interrogante chiede di sapere, visto che sicuramente la presente non è la prima denuncia di una situazione di totale abbandono sia dei treni che delle stazioni della ferrovia Roma-Nettuno, quali iniziative urgenti di competenza il Ministro in indirizzo intenda assumere nei confronti di Ferrovie dello Stato al fine di ovviare al degrado che affligge da anni detta linea ferroviaria e che tanti disagi arreca ai pendolari che tutti i giorni devono percorrere questo tragitto.
(4-01382)
NEGRI - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
sono passati quasi dieci anni dall'entrata in vigore della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", che ha dato attuazione all'art. 6 della Costituzione, e ha consentito all'Italia di sottoscrivere, il 27 giugno 2000, la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, già approvata dal Consiglio d'Europa nel novembre 1992, dopo aver aderito alla Convenzione-quadro per la protezione delle minoranze nazionali, aperta alla firma a Strasburgo il 1º febbraio 1995, e ratificata dalla legge 28 agosto 1997, n. 302;
la normativa italiana, in armonia con quella europea, contiene norme per la tutela delle lingue e delle culture delle minoranze storicamente presenti in Italia, ossia le popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo;
nell'arco di un decennio di vigenza, la legge è stata applicata dalle varie Regioni e Province italiane con diversa intensità, utilizzo di risorse, proiezione culturale esterna e coinvolgimento dei diversi soggetti e associazioni del settore presenti sul territorio;
ad esempio, la Regione Piemonte ha recentemente adottato, con l'appoggio trasversale dei gruppi politici di maggioranza e minoranza, due leggi per la tutela non solo delle lingue storiche, ma anche di quelle autoctone e del patrimonio culturale e linguistico del Piemonte;
considerato che:
in Parlamento giacciono alcuni disegni di legge finalizzati a promuovere una nuova fase di indagine e tutela del patrimonio linguistico e storico, che interessano anche altre lingue regionali, come il piemontese e il veneto, e le lingue parlate dalle minoranze linguistiche non autoctone;
nel contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la Rai Radiotelevisione italiana SpA è stabilito che, ai sensi dell'art. 12, comma 1, della legge 15 dicembre del 1999, n. 482, e dell'art. 11 del regolamento di attuazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 2 maggio 2001, n. 345, la Rai si impegna ad assicurare le condizioni per la tutela delle minoranze linguistiche riconosciute nelle zone di loro appartenenza, assumendo e promuovendo iniziative per la valorizzazione delle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano; ma numerosi sono i problemi frapposti all'effettiva messa a disposizione degli spazi garantiti nei programmi di informazione regionale della terza rete Rai;
nel corso degli ultimi anni, i fondi destinati agli interventi di tutela delle minoranze linguistiche storiche sono stati molto ridotti, giungendo alla cifra realmente insufficiente di 2,5 milioni di euro del 2009;
conseguenza indesiderata di ciò è risultata la riduzione, nelle scuole primarie e secondarie, delle ore destinate all'insegnamento delle lingue delle minoranze linguistiche storiche, come ad esempio nelle aree di confine del Piemonte con la Francia e nelle comunità dove il francese è la lingua tradizionale, di lavoro e di legame sociale,
si chiede di sapere:
se il Ministro dell'istruzione, università e ricerca intenda promuovere una verifica aggiornata dello stato di effettiva applicazione della legge n. 482 del 1999 e se intenda riferire di ciò in Parlamento;
se i Ministri in indirizzo intendano garantire ed incentivare le dotazioni destinate agli interventi di tutela delle minoranze linguistiche storiche e al Fondo nazionale per la tutela delle minoranze linguistiche, e più in generale alla diffusione della lingua e della cultura delle minoranze storiche che vivono nel nostro Paese, con il necessario coordinamento e la collaborazione con le autorità regionali e locali che si muovessero in tale direzione.
(4-01383)
ORSI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
la Giunta della Regione Lazio ha denunciato di aver "ereditato" un debito di 10 miliardi dopo aver vinto le elezioni nell'aprile 2005;
grazie a questa dichiarata emergenza ha ottenuto aiuti significativi dal Governo Prodi con annessa erogazione di un fondo di accompagnamento al piano di rientro di circa 400 milioni di euro ogni anno per un triennio;
a fronte di questo trattamento la Regione Lazio continua a registrare disavanzi annuali medi di 1,5 miliardi, mentre, se si guarda ai costi di produzione, si registra un'espansione della spesa ancor più vertiginosa;
secondo notizie raccolte dall'interrogante, non sarebbe, peraltro, veritiera la cifra dei 10 miliardi di indebitamento sopra richiamata, visto che la Regione avrebbe proposto quel dato sommando veri e propri disavanzi con cifre non ancora trasferite dal Governo e dovute alla Regione;
sempre secondo indiscrezioni raccolte dall'interrogante, la Regione Lazio avrebbe dichiarato 5 miliardi di euro di debito patrimoniale, risalente quindi a prima del 2001 (in quella data furono infatti introdotti i bilanci patrimoniali nelle Aziende sanitarie locali del Lazio) che poi sarebbero scesi a 2,3 miliardi, per essere di nuovo incrementati fino a 3,2 miliardi aggiungendo al debito patrimoniale propriamente detto i costi di una transazione con l'Istituto nazionale previdenza sociale (INPS) e di un'analoga operazione con il Policlinico Gemelli;
il trattamento di favore riservato alla Regione Lazio non trova eguali in nessuna altra Regione italiana, nonostante sia evidente come quella Giunta abbia drammatizzato la propria situazione debitoria allo scopo di incassare maggiori risorse dal Governo, senza peraltro ridurre i disavanzi, ma anzi aumentando la spesa,
l'interrogante chiede di conoscere:
quale fosse la reale entità del disavanzo non coperto ereditato dalla Giunta Marrazzo nell'aprile 2005;
a quanto ammontasse effettivamente il debito patrimoniale proveniente dagli anni '90 a quella data;
quante risorse aggiuntive lo Stato abbia trasferito alla Regione Lazio per affrontare il piano di rientro;
quale sia l'entità dei disavanzi sanitari registrati dalla Regione Lazio dal 2005 al 2008.
(4-01384)
COSTA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
in tutta Italia diversi docenti hanno partecipato con riserva al corso speciale abilitante a norma del decreto del Ministro dell'istruzione, università e ricerca n. 85 del 2005 conseguendo un titolo che oggi, alla luce dei fatti, risulta nullo;
questi docenti risultano in servizio a tempo indeterminato nella scuola statale dell'infanzia o primaria e possiedono i richiesti titoli di studio (laurea) ed aspirano a conseguire l'assunzione a tempo indeterminato nella scuola secondaria, accedendo alle graduatorie provinciali permanenti (graduatorie ad esaurimento) finalizzate al reclutamento del personale docente;
il possesso dell'abilitazione è condizione necessaria per accedere a tali graduatorie;
il decreto-legge n. 97 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 142 del 2004, all'articolo 2, ha previsto, per i docenti che avessero un servizio pregresso di almeno 360 giorni, la possibilità di partecipare a delle iniziative di formazione in ambito universitario, finalizzate al conseguimento della specifica abilitazione all'insegnamento;
tuttavia, in maniera del tutto inaspettata, alla pubblicazione del bando per l'ammissione a detti corsi speciali, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, all'articolo 2, comma 3 del citato decreto ministeriale 85 del 2005, ha escluso dalla procedura tutti i docenti già in servizio a tempo indeterminato, in qualsiasi ordine e grado, nella scuola statale;
inoltre, all'articolo l ai fini della maturazione dei 360 giorni di servizio necessari per l'accesso alla procedura, il decreto ministeriale 85 del 2005 stabilisce che possano essere fatti valere periodi prestati con contratti a tempo determinato, in ordini e gradi diversi dalla scuola secondaria, ma solo "a completamento", e cioè a condizione che nel grado secondario sia stato prestato almeno un periodo, quindi anche minimo (al limite anche un solo giorno);
molti docenti, ritenendo illegittime tali limitazioni, ed essendo in possesso di tutti gli altri requisiti richiesti, hanno comunque inoltrato domanda di ammissione al corso pagando regolarmente le tasse per un importo complessivo di 2.200 euro e a seguito dell'esclusione dal corso da parte del CSA hanno prodotto ricorso dinanzi al Tribunale amministrativo regionale ottenendo di poter partecipare al corso speciale con riserva;
il corso della durata complessiva di 600 ore con frequenza obbligatoria alle lezioni è stato avviato dalle università con grande ritardo, con lezioni svolte in orario pomeridiano che hanno comportato notevoli spese, ma anche impegno, disagi e sacrificio;
dopo aver sostenuto dai 25 ai 30 esami (in base alla classe di concorso) i succitati docenti hanno superato anche l'esame di Stato finale conseguendo l'abilitazione all'insegnamento con riserva;
purtroppo già nel mese di novembre 2008 alcuni dei ricorsi presentati presso il TAR sono stati respinti con profonda delusione da parte dei docenti che si son visti improvvisamente annullare tutto il percorso di studio effettuato con tanti sacrifici e tutte le legittime aspettative ad esso legate, quali l'inclusione nelle graduatorie permanenti e la progressione di carriera;
da un'attenta lettura del decreto-legge convertito, con modificazioni dalla legge n. 143 del 2004 sembrerebbe che Ministero non possa attraverso il decreto ministeriale regolamentare i requisiti di accesso ai corsi speciali e introdurre i requisiti di ammissione ulteriori e limitativi rispetto a quelli fissati dal legislatore;
la questione della partecipazione a procedure di reclutamento da parte del personale gia di ruolo non e' nuova nell'ordinamento scolastico trattandosi di una questione che ha già una vasta giurisprudenza che ha risolto in senso positivo, nel senso della perfetta ammissibilità della partecipazione ai concorsi ordinari del personale gia in servizio a tempo indeterminato;
il decreto-legge n. 357 del 1989, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 417 del 1989, istituì il concorso per soli titoli e previde, all'articolo 11, comma 3, una sessione riservata di esami di abilitazione, cui potevano accedere "i docenti non abilitati della scuola materna e della scuola secondaria (...) per il conseguimento dell'abilitazione all'insegnamento". Senonché, dalle relative procedure, indette con ordinanze ministeriali 18 novembre 1989 n. 394, 395 e 399, vennero puntualmente esclusi i docenti che erano già di ruolo;
la giurisprudenza, immediatamente e senza eccezioni stabilì che si trattava di una limitazione del tutto arbitraria ed illegittima, che non trovava presupposti nella legge. In particolare il Consiglio di Stato osservò che "così come al concorso per soli titoli può partecipare tutto il personale che si trova in possesso dei requisiti prescritti, ancorché già di ruolo in altra classe di concorso, parimenti alla sessione riservata, prevista per partecipare al medesimo concorso per soli titoli, possono partecipare tutti coloro che, in possesso dei requisiti richiesti... sono privi dell'abilitazione specifica, prescritta per il concorso per soli titoli, indipendentemente dallo status di ruolo rispetto ad altre classi di concorso";.
l'orientamento è tuttora pacifico: si veda al riguardo, fra le altre, le sentenze del Consiglio di Stato VI, 28 settembre 2001 n. 5142, 3 gennaio 1999 n. 1685;
anche il limite dei 360 giorni di servizio con almeno un giorno nella scuola superiore nasceva da un'interpretazione distorta della normativa tanto è vero che il problema è stato superato con l'approvazione prima in Senato, e poi alla Camera, di uno specifico emendamento recante un comma aggiuntivo dopo l'articolo 36 del decreto-legge n. 207 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009 n. 14. Resta valida l'abilitazione all'insegnamento conseguita dai docenti che sono stati ammessi con riserva ai corsi speciali per il conseguimento dell'abilitazione o idoneità all'insegnamento indetti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con decreto 18 novembre 2005, n. 85, ai sensi del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, che abbiano maturato il requisito di servizio di 360 giorni, reso in qualunque ordine e grado di scuola, entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione ai suddetti corsi speciali e che abbiano superato l'esame di stato.
i succitati docenti, essendo stati ammessi con riserva ai corsi speciali, avendo il requisito dei 360 giorni reso in altro ordine di scuola entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione ai suddetti corsi speciali ed avendo superato l'esame di Stato, hanno giustamente ritenuto che la norma fosse rivolta anche a loro ovvero ai docenti in possesso di un contratto a tempo indeterminato.
proprio in quei giorni molti docenti hanno ricevuto da parte degli Uffici scolastici provinciali la comunicazione di cancellazione dalle graduatorie ad esaurimento e di annullamento della carriera scolastica in quanto i funzionari degli USP ritengono che l'articolo 36 predetto sembrerebbe consentire lo scioglimento della riserva ai soli corsisti ammessi con riserva per mancanza del requisito dei 360 giorni;
la succitata interpretazione risulterebbe fortemente discriminante per il fatto che con l'emendamento in aggiunta all'articolo 36 del decreto "milleproroghe", il legislatore si preoccuperebbe di sanare solo l'assenza di alcuni requisiti e tralascerebbe altre situazioni;
al momento anche la Direzione generale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sembra orientata ad una pausa di riflessione, prima di emanare il decreto,
l'interrogante chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza in sede dell'immediato aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, consentendo lo scioglimento della riserva anche in favore degli insegnanti in servizio a tempo indeterminato che sono stati ammessi (con riserva) ai corsi speciali per il conseguimento dell'abilitazione o idoneità all'insegnamento indetti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con decreto 18 novembre 2005, n. 85, che abbiano maturato il requisito di servizio di 360 giorni, reso in qualunque ordine e grado di scuola, entro il termine di presentazione delle domande di partecipazione ai suddetti corsi speciali e che abbiano superato l'esame di Stato.
(4-01385)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
2a Commissione permanente (Giustizia):
3-00683, del senatore Li Gotti, sulla carenza di magistrati presso i tribunali e le procure della Repubblica della regione Calabria;
3a Commissione permanente (Affari esteri, emigrazione):
3-00673, dei senatori Marcenaro ed altri, sulla nuova legge fondamentalista islamica contro le donne in Afghanistan;
8a Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
3-00681, della senatrice Biondelli, sulle interferenze su trasmissioni sociali per disabili di una radio campana;
13a Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-00671, del senatore Digilio, sul blocco dei lavori di una miniera in Basilicata.