GARAVAGLIA Massimo (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Il Gruppo Lega Nord Padania, come altri colleghi, saluta come un fatto positivo che si sia trovata di fatto un'unione nelle varie mozioni. I punti chiave sono contenuti in tutte le mozioni e questo significa che c'è una consapevolezza di fondo comune sui problemi veri che dobbiamo affrontare. Questo è importante perché è probabile che in futuro dovranno essere operate delle scelte e si partirà non divisi ma con dei punti fermi comuni e questo è un dato importante.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,29)
(Segue GARAVAGLIA Massimo). Desidero svolgere qualche riflessione in merito alla situazione generale, in particolare per quanto riguarda la nostra mozione. Il governatore della Banca centrale Trichet ha i suoi tempi, lo sappiamo: ci sono voluti mesi per capire che era il caso di abbassare i tassi di interesse quando ormai l'inflazione era sotto controllo per via della crisi imminente. Tant'è, anche dopo l'insistenza molto forte del Parlamento italiano e della Lega Nord in particolare, alla fine, ci siamo arrivati.
Per mesi si è negato il problema dell'accesso al credito, soprattutto per famiglie e imprese. È proprio di oggi la notizia che la Banca centrale invita le banche ad aprire i rubinetti, perché in caso contrario si «minerebbe la ragion d'essere dell'intero sistema» finanziario: parole molto pesanti, da parte di Trichet.
Che esista una forte stretta creditizia è innegabile: il cavallo che tira il carro ha sete e il cavallo è l'impresa. Checché se ne dica, è l'impresa che tiene in piedi la baracca. Porterò qualche esempio concreto, che mi ha suggerito il senatore Filippi. Prima della crisi, con 150 di patrimonio le banche davano 100 di credito; oggi, per avere 100 di credito, occorre avere 200 di patrimonio. Purtroppo, le imprese, soprattutto le medio-piccole, non hanno questa flessibilità (il capannone da mettere a garanzia è sempre quello) e ciò comporta oggettive difficoltà.
Vi sono poi i tempi di risposta: prima, per una pratica bastavano due settimane; oggi, se va bene, occorrono 90 giorni. Anche in questo caso, per un imprenditore è meglio sapere prima che un'operazione non si può fare, piuttosto che rimanere 90 giorni senza risposta.
Infine, la situazione è cambiata e di questo bisogna che gli indicatori di affidamento tengano conto: dovrebbe esservi una sorta di revisione congiunturale di tali indicatori. Infatti, il bilancio di un'impresa che chiude in pareggio con la situazione economica attuale è un fior di bilancio rispetto ai bilanci della stessa impresa che due o tre anni fa registravano utili molto importanti, ma di questo non si tiene conto quando non si effettuano gli affidamenti. La revisione congiunturale che dovrebbe effettuare lo Stato per gli studi di settore andrebbe fatta anche da parte del sistema creditizio.
Venendo poi alla crisi, è noto ormai a tutti che il nodo è la mancanza di liquidità al sistema imprese soprattutto e anche alle famiglie. L'unico modo per sciogliere questo nodo - anche questo è noto - è ripulire i bilanci delle banche dalla quota di titoli tossici, titoli che ormai non hanno valore, semplicemente perché non hanno prezzo, dato che nessuno vuole acquistarli. Come eliminare questi titoli dai bilanci delle banche? Questo è un tema che non possiamo decidere noi: ormai non dipende più da questo Parlamento. La crisi è arrivata ad un livello tale, che si possono dare solo risposte globali: vedremo il prossimo 2 di aprile quale sarà la risposta globale che l'Europa darà su questo punto. Tuttavia, ha ragione il ministro Tremonti quando sostiene che dobbiamo dare anche un messaggio di fiducia e non possiamo solo pensare al peggio e agli aspetti negativi. In particolare, il nostro Paese ha motivi per avere fiducia, anche più degli altri Paesi e porterò quattro esempi.
Il dato di partenza è che abbiamo un tasso di risparmio, benché in drammatica diminuzione, molto più alto degli altri Paesi (il più alto del mondo) e quindi un debito privato molto più basso degli altri Paesi. Abbiamo un sistema territoriale di banche popolari e cooperative che sono riuscite a stare con i piedi per terra, lo stesso sistema che per anni qualcuno ha tentato di smantellare. Al riguardo, si sappia da subito che la Lega Nord è assolutamente contraria a qualsiasi ipotesi di riforma di questo punto. Abbiamo il secondo sistema manifatturiero d'Europa, dopo la Germania: in particolare in Padania, ma non solo, anche negli altri distretti attivi del Paese, abbiamo un sistema di piccole e medie imprese molto forti, reattive e flessibili e questo è un nostro punto di forza.
L'ultimo punto di forza che vogliamo sottolineare è, paradossalmente, l'enorme spesa pubblica. Abbiamo una spesa pubblica pazzesca: 800 miliardi di euro. Chiunque di noi, uscendo per strada, può notare quali e quanti margini di riduzione della spesa pubblica vi siano. Un semplice 5 per cento in meno di spesa pubblica corrisponde a 40 miliardi di euro: quattro finanziarie! Forse è la volta buona che riusciamo a fare questa operazione.
Vorrei soffermarmi ora su alcuni punti specifici della mozione che abbiamo presentato, considerato che - come abbiamo detto - siamo sostanzialmente tutti d'accordo sia sulle risposte globali che su talune risposte di carattere interno. (Brusío).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di consentire al senatore Garavaglia di poter svolgere il suo intervento in un ambiente consono.
GARAVAGLIA Massimo (LNP). La ringrazio, Presidente.
Come dicevo, ci sono dei punti specifici interni sui quali far leva: si tratta di concentrarci sui nostri punti di forza, in particolare sul nostro sistema di piccole e medie imprese. Data la situazione, infatti, diventa ancora più opportuno sostenere queste piccole e medie imprese, per esempio rivedendo il patto di stabilità interno, favorendo la spesa per investimenti, specialmente quella degli enti virtuosi, che consente di dare un po' di slancio a questa economia. Ricordiamo che le asfaltature non si possono importare. Pertanto, questo sarebbe un aiuto immediato e diretto al nostro sistema di imprese. Come abbiamo già accennato, ci sarebbe poi la revisione degli studi di settore oltre a tutta una serie di altri interventi a sostegno delle piccole e medie imprese.
Si tratta, insomma, di assicurare quel sostegno all'economia reale di cui tanto si parla, all'economia vera, quella delle piccole e medie imprese (artigiani, commercianti, imprenditori uniti). Luigi De Marchi, con una definizione azzeccata, identifica questa economia del rischio come il blocco unito dei lavoratori, quelli che pagano davvero le tasse, perché le pagano con i propri quattrini: troppe tasse, perché abbiamo uno Stato pesante e costoso che continua a distruggere risorse.
Per tutti è chiaro che la soluzione è rappresentata da una forte riduzione della spesa pubblica. La Lega Nord da anni dice anche come farlo in modo razionale: la soluzione è sempre una, è sempre quella e si chiama federalismo. (Applausi dal Gruppo LNP).