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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 157 del 24/02/2009


D'UBALDO (PD). Signora Presidente, siamo tutti pronti a dire - lo stiamo facendo da settimane e da mesi - che siamo in presenza di una crisi che non ha precedenti e di difficile lettura; tuttavia, man mano che andiamo avanti, questa difficoltà di analisi si sta riducendo. Infatti, si è scoperto quanto e come abbiano influito il credito facile unitamente ad una politica particolare dei cambi, che ha tenuto bassa la divisa cinese per favorire le esportazioni e, quindi, una dinamica economico-finanziaria degli Stati Uniti che tutti qui abbiamo definito sopra il livello consentito dai valori reali dell'economia americana; questo quadro unifica ormai le diverse valutazioni sull'andamento della crisi.

Il problema ora è come possiamo e dobbiamo intercettare la sfiducia - che esiste in tutto il mondo, ma ci riferiamo ai nostri concittadini - e quale indirizzo possa emergere dalle Aule parlamentari, in questo caso dal Senato. Credo che un pessimismo eccessivo - e su questo concordiamo con il ministro Tremonti - non debba essere utilizzato, né paventato. È vero che i valori immobiliari e delle materie prime sono in caduta, ma tutto ciò che il credito ha incamerato - pensiamo ai subprime e ai mutui, che rendevano appetibili, dentro una logica sofisticata, questi prodotti finanziari - non ha perso completamente valore.

È stato rilevato che gli immobili negli Stati Uniti hanno perduto il 20-30 per cento del loro valore: questo significa che in realtà essi continuano ad avere sul mercato un loro apprezzamento, che hanno cioè un valore. Non è possibile, quindi, guardare all'attuale condizione finanziaria come se essa fosse dominata dall'azzeramento di tutti i valori.

Nella mozione che abbiamo presentato è contenuta una riflessione che porta il Partito Democratico a guardare con grande serenità ed oggettività a quanto è avvenuto: citiamo, infatti, le ultime misure di liberalizzazioni adottate in America nel 1999, sotto l'amministrazione Clinton, per sottolineare come proprio quel passaggio apra un ulteriore processo, che è poi quello che ci tocca oggi gestire con grande affanno. Sappiamo che quel tipo di liberalizzazione aveva anche una motivazione nobile ed importante: l'estensione e l'espansione del credito negli Stati Uniti nasceva dall'esigenza di andare incontro alle fasce deboli, per dare una casa di proprietà a chi non l'aveva mai avuta.

Non ci limitiamo quindi soltanto a dire no alla liberalizzazione selvaggia, arrivando anche a condividere la preoccupazione che, quando il mercato viene artificialmente manipolato, anche per scopi nobili, succede quel che succede.

Il mercato - e mi avvio alla conclusione, Presidente - non ha lanciato messaggi di avvertimento e questa è una novità allarmante. Il capitalismo ci ha sempre lasciato una valvola di sicurezza per la quale, se la politica e lo Stato manipolavano la realtà delle cose, il mercato lanciava dei segnali. Questo non è avvenuto. Per questo oggi abbiamo il dovere di riconsiderare il mercato come un'istituzione che vive ed opera all'interno di una cornice che è essenzialmente politica. In questo quadro torna nuovamente in rilievo la responsabilità delle Autorità, che devono regolare il mercato, e devono farlo correttamente.

Un'analisi di questo tipo ci permette sicuramente di avere posizioni più vicine, di dire no al pessimismo e di sottolineare la necessità di guardare avanti con la giusta fiducia nelle potenzialità del sistema economico e dell'economia reale. Tuttavia, guardando al nostro Paese, occorre fare un'ultima considerazione. Cari colleghi della maggioranza, se non c'è la ripresa di un disegno generale che unifichi il Paese, che affronti correttamente la questione dell'arretratezza dell'economia meridionale, che guardi agli squilibri del Nord e alla disarmonia delle varie parti che compongono il nostro sistema economico-finanziario del Paese e, ancora, se non prendiamo atto che la nostra capacità produttiva entra in crisi, com'è successo in questi mesi, perché a livello mondiale è drasticamente calata la domanda, in assenza cioè di una direzione politica forte, rischiamo di lasciare il Paese oscillante tra un eccesso di pessimismo e una mancanza di direzione politica.

Se la politica tornerà a dare un messaggio unificante ed una direzione forte in cui il Paese possa ritrovarsi, secondo elementi di solidarietà e di coerenza, allora l'Italia, nel concerto internazionale, potrà trovare ancora la sua forza e l'economia italiana potrà trovare il naturale alveo di allocazione della sua capacità di produzione, sia nei servizi che nelle attività produttive manifatturiere. (Applausi dal Gruppo PD).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.