PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
È iscritto a parlare il senatore Vaccari. Ne ha facoltà.
VACCARI (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli rappresentanti del Governo, è innegabile che stiamo attraversando un momento di estrema difficoltà dei mercati internazionali, e si teme che esso abbia durata maggiore di quanto non si prevedesse. Infatti, la crisi economico-finanziaria che sta interessando l'economia di tutto il mondo sta avendo la sua ricaduta anche sulla nostra economia e, indipendentemente dalle cause che la determinano, avrà un'incidenza negativa sul tessuto occupazionale e imprenditoriale.
Tale situazione fa sentire i propri effetti anche sul settore del commercio, colpito da un indebolimento della domanda e quindi da un rallentamento dei consumi. In attesa di una ripresa dei mercati internazionali e delle attività produttive, che non si prevede nel breve periodo, lo scenario attuale necessita di interventi, a qualsiasi livello territoriale, che prevedano di limitare gli effetti congiunturali negativi. Le aree di intervento devono prioritariamente interessare gli ammortizzatori sociali, per limitare le ricadute sui redditi dei lavoratori, e il sostegno del credito, per evitare il blocco dei finanziamenti alle imprese che intendono effettuare indispensabili investimenti nell'innovazione dei prodotti e dei processi.
Per questo è opportuno seguire un percorso che permetta alle aziende di conoscere gli istituti normativi, e quindi di essere formate e informate, e che consenta alle stesse di avere una visione complessiva degli strumenti utili ad attenuare le ricadute sul piano occupazionale e a fornire la migliore tutela per i propri dipendenti.
Signora Presidente, volevo concentrare il mio intervento sull'aspetto occupazionale delle imprese. Più volte ho ricordato quanto il Nord, la Padania, sia la locomotiva di tutto il Paese, una regione assolutamente inserita a pieno titolo nelle grandi regioni economiche europee.
Per sostenere i redditi dei lavoratori non gravando ulteriormente sulle finanze delle aziende, che hanno contribuito sinora al versamento dei fondi dedicati alla cassa integrazione, bisogna creare un sistema rete alimentato da fondi che nasca in tempi brevi e permetta un immediato utilizzo per far fronte alle necessità in materia previdenziale ed assistenziale. In particolare, bisogna estendere forme di sostegno al reddito per i lavoratori interinali, per gli apprendisti, per i contratti di collaborazione e per tutte quelle tipologie di rapporto di lavoro che oggi risultano essere totalmente prive di tutele e di ammortizzatori sociali, come per i dipendenti delle categorie del commercio e dell'artigianato, che finora di norma non hanno contribuito ad alimentare i fondi della cassa integrazione.
L'obiettivo generale deve essere, quindi, quello di sostenere le aziende e l'occupazione mediante un lavoro comune tra rappresentanti dei lavoratori e datori di lavoro, che permetta di acquisire risorse finanziarie e di sostegno al reddito dei lavoratori, attraverso un costante monitoraggio degli indicatori (fatturato, produzione, licenziamenti, integrazione delle ore) da parte delle associazioni, definendo forme organizzative che consentano il minor impatto possibile sull'entità del reddito dei lavoratori e valutando anche l'utilizzo dei contratti di solidarietà e dei rapporti di lavoro a tempo parziale, in una logica di distribuzione del lavoro.
La formazione continua, l'aggiornamento professionale costituiscono un investimento primario per il mantenimento di un patrimonio professionale che sappia trasferire proprie conoscenze nella realizzazione dei prodotti, soprattutto alla luce delle continue evoluzioni tecnologiche. Per quanto sopra, è opportuna una rapida conclusione dei tavoli tecnici che coinvolgono Governo, Regioni, Enti locali e parti sociali per un utilizzo integrato delle risorse europee (FSE-FESR) nazionali oppure aggiuntive, come il FAS.
La politica deve trovare forme che consentano alle amministrazioni locali virtuose di poter investire le risorse disponibili a favore delle proprie comunità, del mondo economico e del lavoro. I temi che in seguito tratterò - in caso di mancanza di tempo le chiedo, signora Presidente, di poter depositare la relazione scritta - riguardano in particolare alcune forme d'intervento; l'aspetto sul quale mi concentrerò è il problema della liquidità del credito, che anche il senatore Franco ha richiamato, soffermandosi in particolare sulla parte relativa alla pressione fiscale.
Gli interventi in tal senso possono essere sostanzialmente cinque: aiuti sui mutui prima casa per i lavoratori posti in cassa integrazione; anticipazione di contributi ed agevolazioni pubbliche; anticipazione di crediti certificati; anticipazione di crediti fiscali vantati e, infine, l'anticipo della cassa integrazione guadagno o di altre forme di ammortizzatori ai dipendenti.
Gli effetti della crisi internazionale non hanno tardato a farsi sentire, determinando un forte incremento del ricorso ai vari strumenti quali appunto gli ammortizzatori sociali o gli istituti per il sostegno al reddito; nonostante questi ammortizzatori gli effetti per i bilanci dei lavoratori e delle loro famiglie, nel venir meno delle ordinarie retribuzioni, sono comunque rilevanti e determinano una minore capacità di spesa. Prima, però, di addentrarmi in questi aspetti, vorrei anch'io richiamare alcuni effetti distorti che abbiamo visto essere molto forti o particolari nel nostro mercato finanziario.
I tre modelli classici di raggiro di cui abbiamo sentito parlare anche prima sono lo schema Ponzi, lo schema Stanford e lo schema boiler room, sistemi che hanno avuto una velocissima apertura ed hanno inquinato il mercato raggirando tanti imprenditori e risparmiatori, colpendo i grandi redditi, ma sicuramente anche molti piccoli imprenditori. Un aspetto particolare di questo mercato forse un po' pazzo e bizzarro - lo dico chiaramente con il massimo rispetto - è il settore della cultura e dell'intrattenimento, in cui le società costituite traggono profitto dalla propria attività intellettuale; ad esempio, come riportato dalla stampa recentemente, la Benigni Spa vale 30 milioni di euro. Anche questo fa pensare ad un mercato sicuramente particolare e strano.
Interessante è quanto emerso, ad esempio, a Siena dove, come sappiamo, c'è una finanza di lunga tradizione: gli elettori del Partito Democratico stanno pensando a una clamorosa iniziativa di class action contro i vertici del Partito, per ottenere la restituzione di tutti i contributi volontari (molti milioni) e addirittura dei rimborsi elettorali sostenendo che: «La rissosità permanente del gruppo dirigente ha di fatto portato allo sperpero di un patrimonio elettorale consistente, provocando una serie di sconfitte a catena nelle consultazioni amministrative, una totale inefficacia nel ruolo di opposizione e una caduta di immagine complessiva». Trovo interessante questo aspetto: che ci sia una volontà dei cittadini di farsi sentire di fronte ad una classe, anche in questo caso, politica che hanno ritenuto non all'altezza della situazione.
Signora Presidente,concludo, chiedendo di poter depositare agli atti la parte finale del mio intervento, accennando agli importanti segnali positivi presenti, ad esempio, nel campo della comunicazione e del mobile, industria in parte anticiclica, di stimolo dell'economia globale: si parla di 211 miliardi di dollari di PIL aggiuntivo per l'area asiatica (Far east) e di 95 miliardi per l'area mediorientale. Per fortuna, ci sono queste nuove economie.
Bisogna puntare su tecnologie di avanguardia, sul know how, sugli investimenti e credo che il nostro Paese si stia muovendo correttamente da questo punto di vista e anche che la crisi sia stata affrontata dal Governo con responsabilità e competenza. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. Senatore Vaccari, la Presidenza l'autorizza ad allegare la parte finale del suo intervento.
È iscritto a parlare il senatore D'Ubaldo. Ne ha facoltà.
D'UBALDO (PD). Signora Presidente, siamo tutti pronti a dire - lo stiamo facendo da settimane e da mesi - che siamo in presenza di una crisi che non ha precedenti e di difficile lettura; tuttavia, man mano che andiamo avanti, questa difficoltà di analisi si sta riducendo. Infatti, si è scoperto quanto e come abbiano influito il credito facile unitamente ad una politica particolare dei cambi, che ha tenuto bassa la divisa cinese per favorire le esportazioni e, quindi, una dinamica economico-finanziaria degli Stati Uniti che tutti qui abbiamo definito sopra il livello consentito dai valori reali dell'economia americana; questo quadro unifica ormai le diverse valutazioni sull'andamento della crisi.
Il problema ora è come possiamo e dobbiamo intercettare la sfiducia - che esiste in tutto il mondo, ma ci riferiamo ai nostri concittadini - e quale indirizzo possa emergere dalle Aule parlamentari, in questo caso dal Senato. Credo che un pessimismo eccessivo - e su questo concordiamo con il ministro Tremonti - non debba essere utilizzato, né paventato. È vero che i valori immobiliari e delle materie prime sono in caduta, ma tutto ciò che il credito ha incamerato - pensiamo ai subprime e ai mutui, che rendevano appetibili, dentro una logica sofisticata, questi prodotti finanziari - non ha perso completamente valore.
È stato rilevato che gli immobili negli Stati Uniti hanno perduto il 20-30 per cento del loro valore: questo significa che in realtà essi continuano ad avere sul mercato un loro apprezzamento, che hanno cioè un valore. Non è possibile, quindi, guardare all'attuale condizione finanziaria come se essa fosse dominata dall'azzeramento di tutti i valori.
Nella mozione che abbiamo presentato è contenuta una riflessione che porta il Partito Democratico a guardare con grande serenità ed oggettività a quanto è avvenuto: citiamo, infatti, le ultime misure di liberalizzazioni adottate in America nel 1999, sotto l'amministrazione Clinton, per sottolineare come proprio quel passaggio apra un ulteriore processo, che è poi quello che ci tocca oggi gestire con grande affanno. Sappiamo che quel tipo di liberalizzazione aveva anche una motivazione nobile ed importante: l'estensione e l'espansione del credito negli Stati Uniti nasceva dall'esigenza di andare incontro alle fasce deboli, per dare una casa di proprietà a chi non l'aveva mai avuta.
Non ci limitiamo quindi soltanto a dire no alla liberalizzazione selvaggia, arrivando anche a condividere la preoccupazione che, quando il mercato viene artificialmente manipolato, anche per scopi nobili, succede quel che succede.
Il mercato - e mi avvio alla conclusione, Presidente - non ha lanciato messaggi di avvertimento e questa è una novità allarmante. Il capitalismo ci ha sempre lasciato una valvola di sicurezza per la quale, se la politica e lo Stato manipolavano la realtà delle cose, il mercato lanciava dei segnali. Questo non è avvenuto. Per questo oggi abbiamo il dovere di riconsiderare il mercato come un'istituzione che vive ed opera all'interno di una cornice che è essenzialmente politica. In questo quadro torna nuovamente in rilievo la responsabilità delle Autorità, che devono regolare il mercato, e devono farlo correttamente.
Un'analisi di questo tipo ci permette sicuramente di avere posizioni più vicine, di dire no al pessimismo e di sottolineare la necessità di guardare avanti con la giusta fiducia nelle potenzialità del sistema economico e dell'economia reale. Tuttavia, guardando al nostro Paese, occorre fare un'ultima considerazione. Cari colleghi della maggioranza, se non c'è la ripresa di un disegno generale che unifichi il Paese, che affronti correttamente la questione dell'arretratezza dell'economia meridionale, che guardi agli squilibri del Nord e alla disarmonia delle varie parti che compongono il nostro sistema economico-finanziario del Paese e, ancora, se non prendiamo atto che la nostra capacità produttiva entra in crisi, com'è successo in questi mesi, perché a livello mondiale è drasticamente calata la domanda, in assenza cioè di una direzione politica forte, rischiamo di lasciare il Paese oscillante tra un eccesso di pessimismo e una mancanza di direzione politica.
Se la politica tornerà a dare un messaggio unificante ed una direzione forte in cui il Paese possa ritrovarsi, secondo elementi di solidarietà e di coerenza, allora l'Italia, nel concerto internazionale, potrà trovare ancora la sua forza e l'economia italiana potrà trovare il naturale alveo di allocazione della sua capacità di produzione, sia nei servizi che nelle attività produttive manifatturiere. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.
DIVINA (LNP). Signora Presidente, tutto il continente europeo è stato colpito da una crisi finanziaria, a dire il vero scoppiata negli Stati Uniti, ma con contagiosi sviluppi malefici su tutto il nostro continente. Va detto anche che c'è stata complicità di tanti istituti europei che hanno avuto comportamenti poco etici in questa vicenda.
I vari piani nazionali ed europei sono stati anche abbastanza coordinati perché hanno teso tutti alla ricapitalizzazione del sistema bancario ed hanno messo due punti come obiettivi da raggiungere: evitare innanzitutto di compromettere i risparmi dei cittadini ed evitare che si diffondesse il panico. Questo elemento infatti sarebbe stato forse ancora più pericoloso.
Possiamo dire che la stessa Banca centrale europea ha fatto in parte il suo dovere; ha, infatti, diminuito i tassi di interessi e questo per alleggerire fin da subito il costo del credito; ha anche deciso di rispondere alle richieste di rifinanziamento a tasso fisso, almeno nei limiti del possibile, formulate dalle varie banche richiedenti. L'obiettivo per tutti sostanzialmente era garantire il credito nuovamente all'economia reale, anche perché siamo stati tutti scottati dall'imperversare di un'economia cartacea o virtuale.
Ciò che non abbiamo sentito in quest'Aula e che forse non si vuole dire è che i lavoratori precari in questa fase sono le principali vittime di questa crisi economica. I mancati rinnovi contrattuali per questi soggetti, infatti, e l'assenza di ammortizzatori sociali fanno di questa categoria la più esposta.
Il problema dell'Europa è proteggere, oltre che la propria economia, circa 3 milioni di persone precarie, soprattutto giovani, che hanno scarsissime possibilità o prospettive di trovare un lavoro.
In questo periodo possiamo dire di aver visto il peggio: gonfiamenti di mutui, i famosi subprime, mutui scaricati di banca in banca - un po' come fanno le assicurazioni con le controassicurazioni - speculazioni su materie prime, prodotti energetici e alimentari.
In parte tutto questo poteva anche essere prevedibile e, infatti, con la globalizzazione - questo brutto neologismo - se ne potevano percepire gli effetti. La Lega Nord ha sempre combattuto questo fenomeno, ma è stata ahimè quasi sempre da sola su questo fronte. Ci dicevano, per esempio, che era inutile produrre una penna in Italia al costo di un euro perché era meglio importarla dalla Cina dove, importazione compresa, sarebbe costata 50 centesimi. Si diceva che questo era tutto a vantaggio del consumatore. Ci si poteva però immaginare che la Cina, mettendo in moto una sua economia, avrebbe magari anche cambiato abitudini e che si sarebbe passati dall'autoconsumo delle persone che vivevano nelle campagne all'industrializzazione e ad acquisti alimentari per tutti coloro che si sono trasferiti in città. Così, infatti, é stato: i prezzi di pane, carne e pasta, vista la domanda internazionale, sono schizzati alle stelle. Chi poi ha pagato i costi di tutto questo? Chi doveva avvantaggiarsi dalla globalizzazione é stato colui che alla fine è stato penalizzato da questo fenomeno. Se vogliamo analizzare: quanto ci è costata veramente questa penna?
A questo punto, le politiche interventiste o keynesiane oggi si pongono come necessarie. Oggi, quasi tutti definiscono queste nuove politiche come investimenti pubblici in beni collettivi. È indubbio che il mercato e l'economia di un Paese sono beni collettivi per il Paese.
Come Lega abbiamo sentito il dovere di fare la nostra parte; infatti, con la mozione cui mi riferisco chiediamo al Governo alcuni impegni su questo fronte. Innanzitutto, chiediamo che venga promossa presso la Banca centrale europea una politica di ulteriore riduzione dei tassi, proprio per favorire lo sviluppo di piccole e medie aziende, ancora di più di quanto sia stato fatto in questo frangente. In secondo luogo, sottolineiamo l'importanza di promuovere in tutte le opportune sedi europee una sospensione dei parametri del Patto di stabilità di Maastricht. Indubbiamente, non possiamo oggi pensare di fare investimenti, che ci porterebbero a splafonare il 3 per cento del PIL, se poi siamo soggetti a sanzioni europee. A questo punto ricordiamo i vecchi e saggi motti degli antichi latini: prima sopravvivere e poi filosofare. Oggi ci troviamo nella prima fase.
In terzo luogo, chiediamo l'istituzione di un fondo europeo per la tutela dei risparmiatori. Di fatto, devo richiamarmi a quanto già chiesto dal Presidente del Consiglio dei ministri, in giorni recentissimi, circa l'opportunità di istituire un fondo di tutela dei risparmiatori, un fondo finanziato con almeno il 3 per cento del prodotto interno dei Paesi europei. Indubbiamente, questa manovra uscirebbe dai parametri del Patto di stabilità ma pensiamo agli Stati Uniti d'America, che hanno impegnato più del 5 per cento del prodotto interno nazionale solo per salvare il sistema di Wall Street dal naufragio.
In quarto luogo, chiediamo l'adozione di nuove regole sui rating al fine di garantire ogni titolo immesso sul mercato, il quale deve essere accompagnato da una certificazione. Noi sosteniamo la necessità di una certificazione di atossicità proprio a garanzia dei piccoli risparmiatori, i meno competenti in investimenti ed operazioni finanziarie.
Infine, chiediamo che vengano promosse intese o accordi con il sistema bancario per evitare la contrazione dei finanziamenti rivolti alle piccole e medie imprese, una liquidità immediata sulla cui necessità tutti concordiamo.
Vorrei spendere pochi secondi per parlare a favore dell'azione del Governo. Ci sembra che vada nella giusta direzione quanto si sta facendo in questi giorni nel vertice italo-francese, cioè l'ipotesi di ripensare a un progetto nucleare in collaborazione con la Francia. Su questo punto, ci sembra che vi sia una grossa rivisitazione anche da parte dei Verdi con una sorta di riabilitazione del nucleare, che presenta un grande vantaggio economico con zero emissioni.
Siamo convinti che con queste manovre, accompagnate anche da comportamenti tesi alla sobrietà amministrativa, saremo in grado di uscire da questa crisi che, a questo punto, sembrerebbe quasi eufemistico definire pericolosa. (Applausi dal Gruppo LNP).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giaretta. Ne ha facoltà.
GIARETTA (PD). Signora Presidente, per poter predisporre rimedi occorre avere chiari i motivi della crisi. La complessità delle cause e gli elementi che si sono nel tempo sovrapposti non ci devono distogliere dalla questione fondamentale: alle radici della crisi stanno delle scelte politiche sbagliate da parte dei Governi conservatori del mondo occidentale, incoraggiati nelle loro scelte da scuole di pensiero economico iperliberiste. In seguito, i Governi di stampo riformista non hanno saputo correggere questi errori di fondo.
Il primo errore è stato lo smantellamento, negli anni Settanta, del sistema dei cambi fissi nell'illusione che i cambi flessibili avrebbero consentito, da soli, un'autoregolamentazione dei mercati degli scambi; il secondo errore è stata la totale abolizione, un decennio dopo, dei controlli sui movimenti di capitale. L'una e l'altra decisione sono state assunte, contrariamente a come avrebbe dovuto essere, senza costruire un sistema di regole e di controlli che avrebbero dovuto costituire uno spazio ben regolato per un mercato dei capitali.
A tali elementi possiamo aggiungere, sul piano interno, l'abbandono di politiche di welfare che hanno reso più fragili le società occidentali. Ai teorici dello smantellamento del welfare statunitense occorrerebbe ora chiedere quanto meno sarebbe stato oneroso, per la finanza pubblica, un piano pubblico per il diritto all'abitazione rispetto agli interventi a posteriori sui mutui subprime generati dalla domanda di casa.
Su queste basi si è sviluppata una deriva alimentata dalla disponibilità di tecnologie informatiche, che ha consentito lo spostamento istantaneo di enormi masse di capitale alla ricerca di rendimenti speculativi a breve termine.
Un enorme sviluppo di mercati secondari, in cui i titoli non sono più rappresentativi di ricchezze reali; un enorme ampliamento della leva finanziaria, che trova applicazione oltre ogni ragionevole prudenza nei titoli derivati, realizzando un paradosso, ossia che uno strumento finanziario nato per ripartire il rischio è diventato un moltiplicatore di rischio per l'impiego ultraspeculativo che ne è stato fatto. Perciò ad un sistema gestito dai Governi nazionali e da autorità multigovernative non si è sostituito un libero mercato, che ha bisogno di regolatori e controllori, ma uno spazio di anarchia tollerato dai Governi, in cui non hanno funzionato né i regolatori pubblici, dalle banche centrali alle istituzioni finanziarie internazionali, né i regolatori privati, a partire dai grandi istituti di revisione, che hanno perso ogni reputazione.
Da questa analisi occorre ripartire. Serve un pieno recupero anche in questa materia di un approccio multipolare e di innovazione del ruolo delle istituzioni politiche, finanziarie, commerciali sopranazionali, adeguato ad un mondo globalizzato, con un elevatissimo tasso di interdipendenza.
La mozione presentata dal Gruppo del Partito Democratico indica la direzione lungo la quale a nostro avviso il Governo dovrebbe agire nel consesso internazionale.
Mi limito ad evidenziare due aspetti che riguardano la responsabilità del Governo italiano in ordine alle decisioni da assumere negli organi internazionali ed alle linee di politica economica interna.
Sul primo piano sottolineo la necessità di affrontare con molta decisione la difficile situazione finanziaria di molti Paesi dell'Est europeo. La svalutazione del cambio in alcuni di questi Paesi ha superato il 40 per cento, rendendo insostenibile il rimborso dei prestiti in valuta estera che hanno largamente ottenuto. Sono aree economiche in cui vi è stata una rilevante penetrazione da parte del nostro sistema produttivo, sostenuto da primarie banche italiane.
Un default di questi Paesi avrebbe conseguenze molto pesanti per il nostro sistema produttivo e bancario. Occorre perciò intervenire in modo più deciso e credo che il Governo debba ottenere un impegno più diretto delle istituzioni europee. Dal punto di vista della politica interna dobbiamo ribadire la gravità della sottovalutazione da parte del Governo degli effetti della crisi. Si tratta di una crisi che per estensione e profondità non ha paragoni nella storia recente del nostro Paese (difatti a due anni di recessione rischia di succedere un anno di stagnazione) e che il Paese affronta senza poter utilizzare strumenti che in passato hanno ammortizzato l'effetto della crisi: da un lato, la leva della svalutazione competitiva per recuperare competitività alle imprese, dall'altro, la leva del bilancio pubblico per attenuare l'impatto sociale.
Abbiamo così ripresentato un piano che prevede una mobilitazione di risorse pari ad un punto di PIL ed abbiamo dimostrato come sia possibile finanziarlo senza aggravi insostenibili per il bilancio pubblico e senza effetti fiscali negativi.
In particolare sottolineo due aspetti essenziali in relazione al tema che stiamo trattando. Occorre sostenere la liquidità delle imprese, che stanno soffrendo il razionamento del credito.
Finora il Governo ha fatto troppo poco. Abbiamo indicato alcuni strumenti utilizzabili: un robusto rafforzamento del sistema dei consorzi fidi, estendendone l'operatività alle diverse fasi del rapporto creditizio; il pagamento immediato dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti del sistema delle imprese, che costituisce una leva finanziaria di oltre 400 milioni di euro; l'introduzione di una normativa fiscale più favorevole alla patrimonializzazione delle imprese.
Il secondo aspetto riguarda la tutela del risparmio e la difesa del risparmiatore da truffe e raggiri. Purtroppo l'azione del Governo finora è andata in direzione opposta. Basti pensare al rinvio, di fatto sine die, dell'introduzione di una normativa efficace per la class action e a come sono stati trattati gli interessi dei piccoli azionisti in recenti vicende. Ricordo il caso Alitalia e le relative scelte del Governo, orientate a trascurare il loro effetto sui piccoli risparmiatori. Ricordo anche, è il caso più recente, la vicenda ENI. Per finanziare l'onerosissimo accordo con il Governo libico si è imposta una addizionale del 4 per cento sull'imposta del reddito per le società petrolifere quotate con capitalizzazione di borsa superiore a 20 miliardi di euro. Nel nostro Paese c'è una sola società con queste caratteristiche: l'ENI.
A parte le questioni di costituzionalità resta il fatto che si interviene a carico di una unica società quotata in borsa, con evidente danno per i risparmiatori che hanno scelto questa società. Si dovrebbe intervenire dal lato della liberalizzazione per creare vantaggio a tutti gli utenti, si interviene dal lato fiscale danneggiando i risparmiatori.
Ci sono molti strumenti per mettere le mani nelle tasche degli italiani, per usare una espressione cara al Ministro Tremonti. Il Governo le sta sperimentando tutte, dall'aumento della pressione fiscale alla mancata restituzione del fiscal drag, alla mancata revisione degli studi di settore, alla penalizzazione dei piccoli risparmiatori. E' il contrario di ciò che, secondo noi, servirebbe al Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Grillo. Ne ha facoltà.
GRILLO (PdL). Presidente, ritengo molto utile il dibattito di quest'oggi, come ritengo ben fatte parecchie delle mozioni presentate. Ovviamente mi riconosco nella mozione presentata dal PdL, a prima firma il senatore Baldassarri. Il mio contributo a questo dibattito si ripromette di evitare che si faccia confusione tra gli interventi cosiddetti strutturali e gli interventi che dovremmo fare per contrastare l'emergenza economica che oggi vive il nostro Paese. Non voglio riprendere analisi storiche. Mi interessano tre schemi che voglio rappresentare a questa Assemblea in modo da capire subito un elemento che mi pare debba essere colto da tutti.
Come nasce la crisi? La crisi nasce perché è deragliato il più grande sistema finanziario del mondo, quello americano. Che dimensioni ha la crisi? Come ha giustamente ricordato sabato a Milano il governatore Draghi, è la più grave, la più pericolosa, la più pesante crisi del mondo degli ultimi 60 anni. Come ha reagito l'Europa a questa crisi? L'Europa ha recuperato unità di intenti.
Cosa è successo in Italia? È successo che il Governo ha sostenuto il sistema finanziario, ha incoraggiato le banche. Però, in America il bilancio dello Stato ha già speso 800 miliardi per salvare le banche americane; i francesi hanno stanziato più di 100 miliardi; gli inglesi, che sono gli inglesi, hanno dovuto nazionalizzare quattro grandi banche, tra cui la Royal Bank of Scotland; i tedeschi sono addirittura arrivati all'idea di nazionalizzare le banche.
Il sistema bancario italiano ha retto, dimostrando di essere il sistema più solido in Europa e quindi nel mondo. Dico questo perché - collega Morando, non me ne voglia - quattro anni fa in questa Aula ci siamo divisi, accapigliati, abbiamo urlato; si discuteva della legge sulla tutela del risparmio e sul banco d'accusa c'era la Banca d'Italia. Addirittura qualcuno - ma lo fanno anche adesso - parlava della Parmalat e della Cirio, ma cosa c'entrava la Banca d'Italia con Parmalat e Cirio? Ci sforzavamo di capire. Andate dalla Consob! Guardate che il compito istituzionale era rappresentato da quella. Eppure il processo fu fatto alla Banca d'Italia che, viceversa, ha il merito storico di aver creato un tale sistema bancario. Qui occorre davvero fare appello all'intelligenza, all'umiltà ed all'onestà delle persone che conoscono la storia di questo Paese!
Lo dico subito: oggi il sistema bancario italiano risulta, per ammissione di tutti, il più solido, il più strutturato, il più patrimonializzato. Nel 1992 questo sistema - lo dico ai miei colleghi - aveva le seguenti caratteristiche. In Italia c'erano più di 2.000 banche: il Banco di Sicilia che era un'incognita; la Cassa di risparmio di Calabria e Lucania che non si sapeva cosa facesse; la Cassa di risparmio di Puglia in evidente difficoltà per non dire in condizione fallimentare; il Banco di Napoli era morto e defunto perché non aveva accantonato neanche una lira per i propri pensionati e aveva difficoltà a pagare gli stipendi dei propri dipendenti; vi era poi l'Isveimer che da lì a poco sarebbe stato liquidato e decretato il fallimento.
Il sistema bancario italiano, quello stesso sistema, oggi lodato da tutti, anche da quelli che nel 1995 lo hanno aspramente criticato, soltanto nel 1992 era un sistema sottocapitalizzato, devastato, che non poteva reggere alla concorrenza.
Allora il sistema è diventato così forte e solido, perché in Italia, unico Paese in Europa, si è dato luogo ad un lavoro di riorganizzazione e fusione delle banche. Dal 1993 al 2007, in Italia si è proceduto - unico Paese in Europa - a 780 fusioni. Oggi le banche italiane sono meno di mille e sono fortemente patrimonializzate, altrimenti non avrebbero retto all'uragano che si è abbattuto nel nostro Paese. Questa è la storia vera.
Quindi, collega Lannutti, a proposito di banchieri, so per certo che sono da addebitarsi responsabilità terribili ai banchieri americani e certamente anche agli inglesi e forse a qualche tedesco e francese, ma quanto ai banchieri italiani - me lo dovrà consentire - la storia è alquanto diversa e qualcuno, anche in quest'Aula, dovrebbe fare delle oneste autocritiche, rispetto a quanto detto nel 2005, per riconsiderare il ruolo che un'istituzione che ci invidia il mondo intero, la Banca d'Italia, ha saputo ricoprire in tanti anni con grande lungimiranza e intelligenza. Evitiamo di fare confusione.
Sul piano degli interventi strutturali, sento parlare di globalizzazione come se fosse il demonio, ma la globalizzazione reale, quella dei mercati, ha arrecato ricchezza nel mondo e prodotto una crescita inaudita. Poi c'è la globalizzazione finanziaria senza regole - quelle che hanno eliminato gli americani (Clinton nel 1999 e Reagan prima di lui) - e ha creato una condizione di disordine mondiale tra i mercati.
È come la storia dei derivati, su cui abbiamo recentemente svolto un dibattito in quest'Aula: colpevolizzare i derivati è un po' semplicistico e scolastico. I derivati sono come un'assicurazione e si rivelano utili se usati onestamente e correttamente. Se vengono usati per fare scommesse, è ovvio che devastano ‑ come stanno facendo ‑ il mercato finanziario. Criminalizzare i derivati è quantomeno puerile.
Sugli interventi di struttura c'è condivisione, a mio avviso, e le mozioni si muovono con grande unità di intenti. Sono contento che si convenga tutti nel voler invitare il Governo italiano, in sede di partecipazione ai ripetuti vertici internazionali (ve n'è quasi uno ogni 15 giorni, ma le decisioni assunte sono poche), a suggerire un intervento di riforma del Fondo monetario internazionale. Sappiate che oggi non c'è al mondo un istituto, un ente o un'autorità in grado di dire quanto sia il circolante che gira per il mondo. Facciamo in modo che il Fondo monetario internazionale diventi questa autorità e si trasformi nel controllore della liquidità mondiale. Non c'è nessuno oggi a ricoprire questo ruolo, perché è sempre stato impedito.
Sosteniamo anche la riforma della Banca mondiale, in maniera tale che diventi davvero la banca per gli aiuti ai Paesi sottosviluppati. Facciamo in modo che il Financial stability forum, che negli ultimi anni ha inviato ai Governi nazionali 65 raccomandazioni (tutte quanto ignorate), possa avere l'autorità di costringere i governi responsabili appartenenti al Financial stability forum, ad esaminarle e a recepirle. In questo modo, l'organismo tecnico per eccellenza, stimato in tutto il mondo, potrà assurgere ad un potere d'indirizzo e gli Stati potranno evitare i rischi in cui sarebbero incorsi se non avessero dato ascolto al Financial stability forum. Infine, tendiamo ad un coordinamento dell'attività finanziaria a livello internazionale e aumentiamo la cooperazione.
Le questioni di emergenza, cari colleghi, ci riguardano più da vicino, perché un conto è spronare Obama o Berlusconi nelle sedi internazionali, altro conto è guardare in casa propria. Della tenuta del sistema italiano è stato detto ed è stata codificato anche sabato scorso al Forex di Milano. Il sistema sta tenendo, ma non può tenere a lungo, perché un sistema bancario che vive all'interno di un'economia reale che sta realmente cedendo è destinato a non tenere.
Vi è un dato che nessuno nel dibattito ha ricordato, perciò lo voglio dire io, come elemento di vera, reale preoccupazione: l'ISTAT, nelle settimane scorse, ha denunciato che lo sbilancio e il disavanzo della bilancia commerciale nel 2008 è stato di 50 miliardi; sapete cosa vuol dire questo, secondo una mia chiave di lettura? Che in Italia, mentre abbiamo un sistema finanziario che tiene ed un sistema bancario eccellente (anzi, il migliore d'Europa, e quindi del mondo), abbiamo un sistema produttivo che è poco competitivo: infatti, l'anno scorso questo ha perso 50 miliardi, perché le importazioni sono state maggiori delle esportazioni di 50 miliardi. Quindi, signor Presidente, dobbiamo agire a questo livello.
Se le cose stanno così, bisogna chiedersi perché questo sistema ha retto. Il motivo è che ha alcune peculiarità e un forte radicamento: la politica della Banca d'Italia è servita, insieme alla sana prudenza nella gestione. Sulla leva finanziaria sento dire cose che mi lasciano perplesso: guardate che Antonio Fazio, governatore della Banca d'Italia nel 2003, in un'analisi fatta all'Assemblea dell'ABI il 2 luglio, denunciò una cosa che poi si è rivelata molto vera, ossia che le due agenzie americane Fannie Mae e Freddie Mac avevano prestato 3.150 miliardi di mutui, pur avendo un patrimonio corrispondente all'1 per cento; avevano cioè 4 miliardi e ne hanno prestati 3.150!
La leva delle nostre banche non è così: quelle americane avevano il 60 o il 70 per cento di leva, mentre le nostre arrivano al 10 o al 20 per cento. Il motivo è che la Banca d'Italia in questi 100 anni - che non sono cinque, lo sottolineo - ha imposto tali rigorosi criteri nella gestione delle operazioni di credito. Da qui nasce, quindi, la robustezza: però, come dicevo prima, un sistema bancario forte non può reggere un'economia malata.
Dobbiamo immaginare interventi robusti e coraggiosi, perché è il momento delle riforme: se non le facciamo adesso, in una condizione in cui il mondo è in crisi (e non per colpa nostra, questa volta, ma degli americani e di tutto il sistema che non ha funzionato), e non troviamo adesso l'unità in sede parlamentare, con un Governo che sta decidendo (come sta facendo), per attuare quelle coraggiose riforme di struttura che proiettano nel tempo i risparmi di bilancio in economia, quando mai potremo farle?
Credo allora che abbia ragione il governatore Draghi nelle cose che ha detto: le banche, in fretta, devono utilizzare i Tremonti bond, con le garanzie cui faceva riferimento il governatore. Non possiamo tornare indietro di trent'anni, alle nazionalizzazioni, alle banche controllate dallo Stato e ai Presidenti di banca nominati dai Ministri del tesoro: lì non ci possiamo proprio ritornare, perché è una storia passata, che non può essere ripristinata e rilanciata. Dobbiamo agire sull'economia reale, immaginando che il nuovo credito che le banche dovranno fare - questo sì - possa essere accompagnato da garanzie pubbliche, come ha detto il Governatore sabato scorso, non perché esse non abbiano garantito il credito; anzi, finora - si sappia - l'hanno fatto, come potete andare a vedere; il problema è per il domani, se è vero - com'è vero - che la crisi morderà soprattutto nei prossimi mesi (aprile, maggio e giugno). E allora, dobbiamo inventare qualcosa di nuovo, caro Presidente, e noi sappiamo come farlo: nella nostra mozione, con l'amico Baldassarri, lo abbiamo in qualche modo indicato.
Dobbiamo lavorare di fantasia, su un sistema forte e sano, che è l'orgoglio del nostro Paese, in Europa e nel mondo: altro che banchieri da mandare in carcere, queste sono boutade e slogan propagandistici. Noi dobbiamo essere orgogliosi di vivere in un Paese che, per la prima volta, in questo settore si sta dimostrando primo e modello per gli altri. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Peterlini).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate.
CASERO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signora Presidente, sulla mozione n. 29, a prima firma Peterlini, a patto che venga accettata la riformulazione che adesso leggerò, il Governo esprime parere favorevole.
Dopo «impegna il Governo:», segue il testo così riformulato: «ad agire in sede internazionale per promuovere una riorganizzazione del sistema monetario e finanziario internazionale, caratterizzata sulla base dei seguenti aspetti:
1. la riorganizzazione del sistema finanziario che salvaguardi in modo prioritario gli investimenti dei piccoli risparmiatori anche nei fondi pensione e in altri strumenti finanziari non speculativi, e garantisca il finanziamento delle attività essenziali dell'economia reale. Il bene comune (General Welfare) deve avere precedenza rispetto agli obblighi finanziari creati per foraggiare la bolla speculativa;
2. nuove regole dovranno garantire la stabilità necessaria per la produzione e il commercio internazionale;
3. un sistema creditizio e non puramente monetario che promuova lo sviluppo economico; considerata la tragica storia di guerre che sono scoppiate in coincidenza con le crisi economiche passate, ad agire anche perché i Paesi europei lavorino in accordo con le principali potenze mondiali, a partire da Stati Uniti, Russia, Cina e India, per porre le basi di una cooperazione internazionale capace di realizzare gli obiettivi preposti, superando le opposizioni da parte di chi, tramite una politica conflittuale, vuole difendere la propria supremazia favorendo divisioni che impediscono il progresso del mondo nel suo complesso».
Con queste modifiche - ripeto - il parere del Governo è favorevole.
PRESIDENTE. Senatore Peterlini, accoglie le modifiche proposte dal Governo?
PETERLINI (UDC-SVP-Aut). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario e accolgo le modifiche proposte, perché la sintesi fatta comprende i punti essenziali del testo originario.
CASERO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Per dare parere favorevole sulla mozione n. 32 (testo 3), a prima firma del senatore Morando, il Governo chiede di eliminare il primo capoverso del dispositivo, quello che inizia con le parole: "ad adoperare"; di mantenere il secondo capoverso, su cui il parere è favorevole; di eliminare il terzo capoverso che inizia con le parole: "a promuovere iniziative"; di modificare il quarto capoverso, mantenendo solo le seguenti parole: "ad agire in tutte le sedi internazionali per addivenire alla definizione di nuovi strumenti per il governo dell'economia e della società globali". Si chiede, inoltre, di modificare il quinto capoverso inserendo le parole: "concordate a livello internazionale" dopo le parole: "a sostenere iniziative"; in tal modo il parere sarà favorevole. Il parere è invece contrario sul sesto capoverso, che si propone di eliminare, mentre è favorevole sul settimo capoverso solo per le parole: "a concordare con gli altri Paesi membri un immediato ridisegno della regolazione dei mercati finanziari e delle istituzioni bancarie europee", quindi eliminando la parte successiva. Esprimo parere favorevole sull'ottavo e sul nono capoverso. Il parere è favorevole sul decimo limitatamente alle parole: "ad adottare apposite misure per il rafforzamento della patrimonializzazione degli istituti creditizi del nostro Paese, per facilitare la rimozione dei "titoli tossici" compromessi". Il parere è favorevole sull'undicesimo e sul dodicesimo capoverso, mentre sul tredicesimo è favorevole solo per le parole: "a prevedere appositi interventi per la salvaguardia dei piccoli risparmiatori colpiti dalla crisi finanziaria in atto", eliminando la parte successiva nonché il quattordicesimo capoverso.
PRESIDENTE. Senatore Morando, accoglie le modifiche proposte dal Governo?
MORANDO (PD). Signora Presidente, se qualcuno proponesse di votare questa mozione per parti separate, è chiaro che a noi fa piacere che alcune delle proposte da noi avanzate vengano accolte dal Governo, ma la mozione che abbiamo presentato ha un suo carattere unitario. Per tutti, vorrei citare l'ultimo capoverso, che sacrosantamente il Governo ritiene di non poter accettare, ma che per noi è cruciale, cioè la proposta di sviluppare immediatamente una manovra anticrisi, in termini di gestione della politica di bilancio del nostro Paese, che abbia le caratteristiche che nella mozione proponiamo.
Pertanto, è del tutto evidente che di fronte a un voto che, per poter accogliere il parere favorevole del Governo, obbligherebbe a modificare radicalmente l'impostazione della nostra mozione, preferiamo andare al voto della stessa così come è. (Applausi dal Gruppo PD).
CASERO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Quanto alla mozione n. 33, per dare parere favorevole, chiediamo di modificare il dispositivo nel seguente modo: "impegna il Governo a lavorare insieme al Parlamento e alle altre istituzioni competenti a livello nazionale, europeo e internazionale, affinché la riorganizzazione del sistema monetario e finanziario internazionale sia messa nell'agenda al prossimo summit del G8 programmato all'isola della Maddalena in Sardegna nel luglio 2009".
PRESIDENTE. Senatore Lannutti, accoglie le modifiche proposte?
LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, anche noi avremmo preferito un maggiore impegno da parte del Governo. Voglio infatti far notare ai colleghi e anche al Sottosegretario, che ringrazio comunque, che oggi, rispetto a questa crisi che travalica le stesse economie, il presidente della Banca centrale europea Trichet propone le stesse soluzioni che noi avevamo previsto, ad esempio la riforma del WTO.
PRESIDENTE. Senatore Lannutti, in questo fase, le chiedo solo se accoglie la riformulazione del Sottosegretario; potrà intervenire poi più approfonditamente in dichiarazione di voto.
LANNUTTI (IdV). Si poteva fare di più, ma accogliamo la riformulazione suggerita dal Sottosegretario.
CASERO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Il Governo esprime parere favorevole sulla mozione n. 35 (testo 2), chiedendo però ai presentatori di riformulare il terzo capoverso del dispositivo nel senso di seguito indicato: «a concordare con gli altri Paesi membri - e in particolare con i partner dell'area Euro - le modificazioni del Patto di stabilità e di crescita che sono indispensabili per l'attuazione dell'intervento di stabilizzazione e consolidamento sopra descritto e che appaiono funzionali al sostegno di una politica economica e fiscale capace di ridurre gli effetti negativi, sull'occupazione e sui redditi, della crisi finanziaria in atto».
Il Governo propone, inoltre, di eliminare il sesto capoverso del dispositivo.
PRESIDENTE. Senatore Garavaglia, come si esprime in merito ai suggerimenti del Sottosegretario?
GARAVAGLIA Massimo (LNP). Signora Presidente, accettiamo la riformulazione proposta.
CASERO, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo, inoltre, parere favorevole sulla mozione n. 36 (testo 2).
Chiediamo invece una riformulazione del dispositivo della mozione n. 90, proponendo di eliminare il primo capoverso e di modificare il secondo nel seguente modo: «a sollecitare la costituzione di unità di crisi (o task forces) composte da rappresentanti nazionali e presiedute dalla Commissione, con il compito specifico di coordinare gli aiuti di Stato, di favorire lo scambio di informazioni e di assicurare nel contempo che le misure nazionali si rinforzino mutualmente per il maggior beneficio dei settori interessati senza compromettere le regole della concorrenza. Questo in modo da attribuire anche all'arbitro della concorrenza, la Commissione, un ruolo ex ante e non solo ex post».
PRESIDENTE. Senatrice Bonino, accoglie le modifiche proposte dal Sottosegretario?
BONINO (PD). Signora Presidente, è chiaro che la formulazione originaria della mozione era più puntuale e si riferiva anche alle scadenze temporali.
In ogni caso, volendo far prevalere intanto un metodo, quello comunitario, rispetto a quello intergovernativo, accetto la riformulazione.