BONINO (PD). Signora Presidente, colleghi, con la senatrice Marinaro, il collega Nicola Rossi ed altri senatori nei giorni scorsi abbiamo presentato la mozione n. 90 la quale affronta un problema specifico di questa enorme crisi economico-finanziaria, ma quanto mai importante per il presente ed il futuro del nostro vivere insieme. Vogliamo affrontare, cioè, il problema della mancanza di Europa in tutta questa vicenda, questione cui ha accennato anche il senatore Baldassarri ma che vorrei elaborare più dettagliatamente.
Stiamo andando avanti assistendo ad una moltiplicazione di vertici - a venti, a due, a tre, a quattro o a sette - uno più ansiogeno dell'altro, ed è la moltiplicazione che, anzi, dà proprio l'idea dell'ansia perché, giustamente, ogni vertice finisce rinviando al successivo, senza che siano state prese decisioni. Adesso ne è appena terminato uno, ce n'è un altro bilaterale in corso, un altro ancora è previsto per il 1° marzo, poi ci sarà quello di Londra nel mese di aprile, e andiamo avanti di questo passo. Siamo arrivati ad un punto che non si capisce più chi abbia il tempo di riflettere, oltre che di prenotare gli aerei.
La mia impressione è che in questa corsa ansiosa ed ansiogena verso tentativi di soluzione in realtà stiamo distruggendo, sapendolo, quello che è stato il nostro asset migliore per lo sviluppo della nostra parte del mondo, l'Unione europea, in particolare il mercato interno e l'eurozona. È indubbio, infatti, che, a parte le dichiarazioni megagalattiche quali «No al protezionismo», «Sì alla continuazione di società aperte e del libero commercio», in realtà è evidente che ogni pacchetto di cosiddetto stimolo è nazionale, è nazionalista, non è coordinato con gli altri e ogni Nazione, ogni Stato che vara il suo pacchetto di stimolo obiettivamente tende a far sì che quei soldi rimangano sul proprio territorio. Il risultato è che assistiamo a dichiarazioni come quelle di Sarkozy (finanzieremo le imprese che sono in Francia e che non delocalizzano) degli inglesi (operai inglesi e non italiani) o degli americani (comprate americano).
Io credo che rischiamo di andare verso una cannibalizzazione interna che vedrà l'Italia contro l'Inghilterra, la Germania contro la Polonia, senza renderci conto, invece, che l'integrazione economica, monetaria e finanziaria in Europa si è spinta così lontano che nessuno si può permettere di salvarsi da solo o di tornare indietro, cosa che, invece - ed è di tutta evidenza - sta avvenendo.
Nei giorni scorsi abbiamo aperto un dibattito ricordando un'esperienza europea, che richiamo, pur tenendo conto delle mutate situazioni. Vorrei ricordare ai colleghi che quando si verificò la grande crisi siderurgica in Europa - ripeto, sono mutate le condizioni, i trattati, ma vorrei richiamare il metodo - non è che ogni Stato la risolse da solo; allora fu creata una task force con esponenti nazionali - è evidente - ma presieduta dalla Commissione europea, rappresentata all'epoca prima dal commissario Davignon e poi dal commissario Van Miert, che coordinò la soluzione della crisi siderurgica. Certo, non è più il tempo delle quote, non sto auspicando questo. Sarebbe però più opportuno prendere una direzione simile, anziché rincorrerci e cannibalizzarci. E questo è anche il contributo che una macroregione come l'Europa può offrire alla soluzione della crisi, in attesa che si rifondino il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, insomma una nuova Bretton Woods, che, obiettivamente, necessiterà di tempo e di scontri di tutta evidenza. Non sarà una passeggiata.
Per questo credo che alla prossima riunione dei Capi di Stato e di Governo o dei Ministri di settore sarebbe utile dichiarare lo stato di crisi almeno di due grandi comparti, quello finanziario e quello dell'automobile, e degli indotti, creando quindi due comitati presieduti dalla Commissione, proprio per evitare scontri, quali Italia contro Francia, FIAT contro Peugeot, che finiranno semplicemente lasciando i più fragili - e, dato il nostro debito pubblico, l'Italia è in questa categoria - nella parte dei più grandi perdenti.
Quindi, la mozione si rivolge a questo aspetto. In attesa delle riforme globali serve far tesoro di ciò che abbiamo costruito; il mercato interno intanto è l'eurozona. È vero che l'attenzione europea di questo Governo non è il massimo. Giusto per fare un esempio, non riusciamo ancora ad approvare la legge comunitaria del febbraio 2008, che non procede in Commissione per la difficoltà a recepire in particolare la direttiva sulle pari opportunità di accesso al lavoro tra uomini e donne e la direttiva sui servizi. Nel frattempo il Governo ha già presentato l'altra legge comunitaria, perché obiettivamente scadevano i termini. In conclusione, ci si è ingolfati.
Il contributo antinazionalista, antiprotezionista su cui è nata, è cresciuta e si è sviluppata l'Europa credo sia quello che dovremmo continuare a dare, perché temo che di fronte a questa grande crisi, ampiamente sottovalutata, stiamo inventando rimedi peggiori del male che intendiamo curare.
Penso altresì che in realtà, da questo punto di vista, non sia l'ora, almeno in Europa, dei piccoli accorgimenti o delle piccole riforme. E' evidente che ciò che serve oggi non è solamente il mercato o l'eurozona, ma un governo economico dell'Europa, magari con un Ministro del tesoro europeo e una politica fiscale che possa contare su un bilancio vagamente più consistente di quello di cui parliamo.
Certamente servirebbe nel nostro Paese un nuovo Spinelli che potesse essere promotore, in ambito europeo, di questa visione. O stiamo insieme, e sarà l'Europa in quanto tale a sedersi al tavolo con la Cina piuttosto che con gli Stati Uniti in questa dimensione quantitativa, che poi è anche qualitativa, o se invece andremo tutti in ordine sparso, come in tutta evidenza ci accingiamo a fare, non avremo contributi da dare e alla fine del processo risulteremo semplicemente perdenti.
Questo volevamo sottolineare al Governo, per le scadenze dei prossimi vertici, che non significa affatto rinunciare a chissà quali prerogative nazionali, ma far tesoro di quello che nella storia è stato il più grande contributo che abbiamo potuto dare allo sviluppo umano ed economico di 400 milioni di cittadini.
Servirebbe insomma un nuovo Spinelli, per intenderci. Modestamente ci proviamo.(Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Bonfrisco e Cantoni).