LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, signori membri del Governo, onorevoli senatori, dopo tante sollecitazioni dibattiamo finalmente oggi le mozioni su una nuova Bretton Woods, depositate da tutti i Gruppi politici al Senato, per discutere gli effetti di una crisi lunga e difficile, più grave per intensità e durata della Grande Depressione del 1929, che ha devastato l'economia reale, distrutto il risparmio delle famiglie, falcidiato i posti di lavoro ed ipotecato il futuro dei giovani, specie dei precari che guadagnano 700-800 euro al mese ed invecchiano senza un futuro, senza una speranza e soprattutto senza gli ammortizzatori sociali.
Una crisi durissima, provocata dagli stessi banchieri di affari che hanno gestito i destini del mondo, come Paulson che, dopo 27 anni passati alla Goldman Sachs (una delle più note banche d'affari, che ha elargito nel 2007 ben 600.000 dollari ad ognuno dei suoi dipendenti ed almeno 7 milioni di dollari all'anno ai suoi manager), approda alla corte di George Bush come segretario del Tesoro, con il compito di salvare la finanza dal crac che lui stesso ha contributo a produrre, sempre a spese dei contribuenti.
Da tempo, nella usuale indifferenza riservata dai mass media alle voci fuori dal coro, avevamo denunciato l'istigazione al debito e lo scandalo dei derivati. Cito ancora una volta in quest'Aula i prodotti derivati, che sono dodici volte il PIL del mondo: solo quelli fuori bilancio sono 700.000 miliardi di dollari, contro un PIL (l'economia reale prodotta dalla fatica degli uomini) pari a 55.000 miliardi. Avevamo denunciato, ancora, il conflitto di interessi delle tre sorelle del rating (Moody's, Standard & Poor's e Fitch), che emettevano giudizi di massima affidabilità su prodotti finanziari già all'origine avariati, vere e proprie montagne di patacche perché, più cresceva la massa monetaria virtuale, più aumentavano guadagni, profitti privati, prebende e montagne di stock option.
La crisi finanziaria che sta mangiando l'economia reale ha molti responsabili, primo tra tutti Alan Greenspan, l'ex governatore della Federal Reserve che, dopo l'attacco alle Torri Gemelle, fondò il rilancio dell'economia sul debito, regalando il denaro al tasso dell'1 per cento a milioni di americani che non avrebbero mai potuto permettersi una casa con il proprio reddito: cittadini con uno stipendio mensile di 2.000 euro, istigati a contrarre mutui per 2.500 euro al mese.
Ma la colpa principale è certamente ascrivibile a quell'oligarchia finanziaria alla quale sono attribuiti poteri enormi (privi di responsabilità) che non sono assegnati neppure ai Governi legittimati dalla volontà popolare. Questa cupola, composta da banchieri centrali, banche di affari ed agenzie di rating, che opera al di fuori di qualsiasi regola, svincolata dai relativi controlli democratici in rapporti spesso incestuosi, governa i destini del mondo, attenta alla sovranità degli Stati e alla ricchezza delle Nazioni, dissemina macerie sull'altare dei profitti privati e dei lauti guadagni di pochi adepti al di fuori dei principi etici e della responsabilità sociale delle imprese. Se il mercato globalizzato si fosse dotato di regole certe e di un tribunale internazionale, analogo a quello che regola i crimini di guerra, posto a giudicare i comportamenti dei suoi principali attori, la cricca finanziaria delle banche di affari, delle agenzie di rating e di queste distratte autorità vigilanti dovrebbe essere chiamata alla sbarra per crimini economici contro l'umanità.
Questi signori agiscono basandosi sul meccanismo delle piramidi finanziarie, inventato da un italiano, Carlo Ponzi, il quale morì nel 1949 in un ospedale di Rio de Janeiro, completamente povero, dopo aver ideato lo schema piramidale ed aver cambiato in dollari negli Stati Uniti francobolli internazionali prepagati, che gli avevano inviato i suoi familiari dall'Italia e che erano stati comprati in Spagna. In quell'epoca, il costo della vita a Madrid era molto basso, per la debolezza della peseta, e il prezzo d'acquisto di un francobollo equivaleva ad un centesimo di dollaro.
A questo schema piramidale aderirono dapprima i suoi amici, poi una fila di persone che volevano diventare ricche. Era tanto il denaro che aveva raccolto che avrebbe potuto comprare 200 milioni di francobolli prepagati, una quantità che neppure esisteva sul mercato, ma Ponzi non cercò di avviare il commercio. Si limitò ad utilizzare parte del denaro che entrava quotidianamente per pagare quanto pattuito ai primi investitori, aumentando così la sua credibilità. Visse vari mesi in modo lussuoso, fino a quando le risorse in entrata non riuscirono più a coprire gli impegni presi: l'ammontare di interessi da pagare superò le entrate da nuovi finanziamenti.
Dopo la crisi del mercato immobiliare, dei subprime e dei derivati, scoppierà anche la bolla delle carte di credito. Dice Zygmunt Bauman: «L'odierna crisi finanziaria non è il risultato del fallimento delle banche, al contrario è il frutto del tutto prevedibile del loro successo che consiste nell'aver trasformato milioni di persone in debitori cronici». Ne consegue che le vere vittime della finanza siamo noi, poveri pagatori in contanti, puntuali estinguitori di rate e mutui, consumatori che comprano solo quello che si possono permettere. L'odierna stretta creditizia non è il risultato del fallimento delle banche; è al contrario il frutto del tutto prevedibile, anche se nel complesso inatteso, del loro straordinario successo: successo nel trasformare un'enorme maggioranza di uomini e donne, vecchi e giovani, in una genìa di debitori.
Conosciamo a quanto è arrivato il debito medio delle famiglie negli Stati Uniti, com'è cresciuto l'ammontare totale dei prestiti su carta di credito. Si è arrivati a una situazione molto simile in Gran Bretagna. Per fortuna che in Italia siamo un po' allergici a fare la vita a debito.
Il pianeta bancario è a corto di terre vergini, avendo già sconsideratamente dedicato allo sfruttamento vaste estensioni di terreno sterile. Quello che si dimentica allegramente (e stoltamente) in quest'occasione è che l'uomo soffre a seconda di come vive. Le radici del dolore oggi lamentato, al pari delle radici di ogni male sociale, sono profondamente insite nel nostro modo di vivere; dipendono dalla nostra abitudine accuratamente coltivata e ormai profondamente radicata di ricorrere al credito al consumo ogni volta che si affronta un problema o si deve superare una difficoltà. Vivere a credito dà dipendenza come poche altre droghe e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa.
Oggi ci viene proposta una via d'uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i tossicodipendenti che gli spacciatori: riprendere (con auspicabile regolarità) la fornitura di droga. Andare alle radici del problema non significa risolverlo all'istante; è però l'unica soluzione che possa rivelarsi adeguata all'enormità del problema e a sopravvivere alle intense, seppur relativamente brevi, sofferenze delle crisi di astinenza. La filosofia di vite a debito, a rate, al di fuori delle proprie possibilità, è foriera di gravi disastri che paghiamo e pagheremo tutti.
Ci sono gravi responsabilità: quelle delle tre sorelle del rating (che ho già citato), di chi doveva controllare e non ha controllato; delle banche di affari; di chi ha costruito piramidi finanziarie di carta straccia fondate sulle sabbie mobili; di chi ha conseguito ingenti profitti sulle rovine degli uomini. Mi riferisco all'ultimo magnate texano, Robert Allen Stanford, e a tre delle sue società: la Stanford International Bank, con base nell'isola caraibica di Antigua, lo Stanford Group di Houston, e lo Stanford Capital Management.
La frode riguarderebbe uno schema di investimento sui certificati di deposito di oltre 9 miliardi di dollari. Stanford, che si trova al 205° posto nella classifica di "Forbes" dei più ricchi del mondo, con un patrimonio netto personale di 2,2 miliardi di dollari, è conosciuto anche per le sue attività di sponsor nel golf, nel tennis, nel cricket e nella vela e per la sua vita da nababbo. Ha un castello di 57 stanze da 10 milioni di dollari in Florida, una flotta di quattro jet privati per un valore di 100 milioni di dollari, conti fino a 75.000 dollari solo per i regali di Natale e per le vacanze dei bambini, uno yacht affittato a un prezzo di 100.000 dollari a settimana. La piramide crollò, bruciando il risparmio di 40.000 vittime e Ponzi finì in carcere, perché in America i banchieri ci vanno, mentre in Italia sono tutti a piede libero. Questo è stato l'ultimo personaggio caduto nella rete, dopo aver realizzato un crack di 9 miliardi di dollari, mentre Madoff ne aveva realizzato uno di 50 miliardi di dollari.
Io non userò tutti i minuti che mi sono assegnati e vado ad illustrare la nostra mozione, auspicando che la mozione del presidente Baldassarri, quella dei senatori Morando e Barbolini, quella del senatore Peterlini, quella del senatore Bricolo, quella della senatrice Bonino possano trovare una sintesi in un'unica mozione. Infatti, in questa situazione non entrano le differenze tra destra o sinistra ma i diritti e la possibilità di uscire dalle macerie dove questi signori banchieri ci hanno trascinato. Illustro, allora, i punti salienti della mozione.
Questi punti consistono in alcune proposte, fra le quali una riforma del sistema monetario, reintroducendo, tra l'altro: la stabilità di un sistema moderno di cambi fissi, modificabili solamente nel contesto di accordi sottoscritti dalle parti e agganciati agli andamenti delle economie reali; l'ancoraggio ad un sistema di riserve auree oppure a un paniere di materie prime e/o di monete da stabilire; la definizione di una nuova moneta o di un paniere di monete (quindi, non più solamente il dollaro) accettato nel sistema dei pagamenti internazionali; controlli contro la speculazione sui cambi; controlli sui movimenti di capitali; definizione dei nuovi compiti delle organizzazioni internazionali come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale, il cui ruolo è stato stravolto nelle crisi recenti.
Un'altra nostra proposta concerne una riforma del sistema finanziario attraverso, tra l'altro: il congelamento dei prodotti derivati esistenti; l'introduzione per il futuro di regole più stringenti per gli accordi di questi derivati fuori controllo, per prosciugare la bolla dei derivati stessi e per definire il loro funzionamento futuro; l'obbligo di negoziazione in borsa dei derivati, di standardizzazione, di autorizzazione da parte di un'autorità di controllo; la non detraibilità fiscale delle attività svolte nei centri off-shore; l'interdizione delle attività speculative degli hedge fund, e delle operazioni di cartolarizzazione; l'adeguata tassazione sia sulle operazioni finanziarie speculative che sui redditi provenienti dalle suddette operazioni; il sostegno del settore bancario e creditizio pubblico e privato, necessario e indispensabile alla politica di investimenti reali e produttivi.
Proponiamo, altresì, una riforma del sistema commerciale, attraverso, tra l'altro: la revisione dell'accordo istitutivo dell'Organizzazione del commercio mondiale; la promozione e il sostegno di grandi investimenti infrastrutturali a livello continentale nei settori dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni; la creazione di organismi di finanziamento (bond produttivi) di simili progetti, come previsto ad esempio dal Piano Delors; riforme fiscali favorevoli agli investimenti e al riutilizzo virtuoso dei profitti nel sistema produttivo; definizione di principi doganali di protezioni sociali e di garanzie ambientali in un nuovo trattato di unione commerciale globale.
Concludo, signora Presidente, e ringrazio anche i colleghi per l'attenzione. Ogni giorno, infatti, quando si leggono i giornali, si assiste ad un crac senza fine dei mercati: ieri abbiamo visto quello di Citigroup per 150 miliardi di dollari e il Governo americano che dovrà nazionalizzarla; oggi abbiamo visto quello di AIG per 60 miliardi di dollari, dopo tutti i soldi che sono stati stanziati. Abbiamo visto l'Europa in calo e le Borse europee che oggi sono andate male. Nel mercato globalizzato ci sono interdipendenze e, quindi, tutte le economie trascinano nel loro tracollo il sudore e la fatica degli uomini, dei lavoratori, dei pensionati, di chi ha risparmiato.
Per questo, signora Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, al di là del colore dei Governi, esorto a fare una mozione la più possibile unitaria per dare il segnale, anche a questi signori, che al di fuori della volontà popolare non possono continuare a governare i nostri destini e quelli del mondo. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Peterlini. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Franco Paolo per illustrare la mozione n. 35 (testo 2).