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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 155 del 19/02/2009


ADAMO, relatrice di minoranza. Come dicevo, signor Presidente, anche nel mio intervento precedente, qui siamo in una fattispecie che esula - nel senso che comprende ma va oltre - dalle questioni di ordine generale discusse precedentemente e che richiederebbero un ripensamento da parte della Giunta (come peraltro sollecitato dai due Presidenti delle Camere), ripensamento che ci accingeremo a fare quando sarà possibile.

Noi qui rigettiamo la richiesta della magistratura e diciamo che sono insindacabili il giudizio espresso e i fatti riportati (pur sapendo, anche se questo non rileva nei nostri ragionamenti, che in alcuni casi questi sono già risultati falsi) sulla base del fatto che un giornalista può scrivere ciò che vuole su un giornale perché, se è senatore, estende al suo articolo le nostre guarentigie. Colleghi, questo è molto sbagliato.

Inoltre, aggiungo alle considerazioni già fatte altre due. In primis, la legge in vigore - che non ha certo valore costituzionale, ma è pur sempre una legge in vigore - prevede che, se venisse eletto un direttore di giornale, questi dovrebbe immediatamente dimettersi ed essere sostituito. Questo ci dice che, quando il legislatore ha affrontato questo tema, ha capito perfettamente che non si può estendere alla tutela della professione giornalistica nell'esprimere le proprie opinioni la tutela che il senatore o il deputato hanno nello svolgimento del proprio mandato.

In più, senza voler polemizzare ma solo per fornire un elemento di riflessione, mi permetto di ricordare che i nostri colleghi alla Camera stanno esaminando una legge sulle intercettazioni telefoniche, nella quale uno dei punti più controversi è l'impedimento alla stampa di pubblicare del materiale intercettato. Chiedo allora ai colleghi: il senatore giornalista, invece, potrà pubblicare quello che vuole? Perché è proprio questo quanto noi stiamo dicendo con questa votazione. (Applausi dal Gruppo PD).