SARRO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SARRO (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispetto alle conclusioni rassegnate nella relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, intendo rappresentare il dissenso da parte del Gruppo del Popolo della Libertà in quanto giunto a conclusioni esattamente opposte, e questo sulla scorta di alcune considerazioni che rappresenterò brevemente all'Aula.
La questione parte da un articolo che il senatore Iannuzzi pubblicò in merito ad un'inchiesta condotta dalla procura di Palermo attinente ad una vicenda che, peraltro, è stata caratterizzata anche da un epilogo drammatico perché ha visto anche il suicidio del maresciallo Lombardo, militare che ebbe un ruolo nell'intera questione.
Partendo da questo articolo e dall'azione tipica di denunzia politica fatta in quella circostanza, la relazione della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari è fondata su due argomenti essenziali. Innanzitutto, si ritiene l'attività di giornalista e l'articolo pubblicato come non attinenti alla funzione parlamentare, negando pertanto la sussistenza del nesso funzionale. Inoltre, si ritiene che l'essere giornalista di per sé non consente un'automatica estensione delle prerogative e delle guarentigie assicurate dall'articolo 68 della Costituzione.
La vicenda che io, sia pure brevemente, ho ricordato in premessa giustifica l'intervento che il senatore Iannuzzi fece all'epoca proprio perché collegato anche alla sua attività di parlamentare, essendo stato il senatore Iannuzzi primo firmatario della proposta di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione di coloro che collaborano con la giustizia, atto comunicato alla Presidenza del Senato il 19 febbraio 2004 e ricordo che, nella relazione di accompagnamento, erano stati menzionati vari episodi sintomatici di un uso se non distorto quanto meno dubbio della funzione e del ruolo del collaboratore di giustizia. È pertanto questo un atto tipicamente parlamentare. Quindi, quand'anche si accedesse alla tesi più restrittiva e all'interpretazione condotta dalla Corte costituzionale sulla latitudine del mandato del parlamentare, sicuramente le riflessioni e l'azione di denunzia politica fatta dal senatore Iannuzzi con quell'articolo sono certamente riferibili ad un atto parlamentare di cui egli ha assunto la responsabilità.
Il fatto poi di essere giornalista e, quindi, di non potersi delineare nel nostro ordinamento la figura del giornalista parlamentare, viene argomentato con il richiamo all'articolo 3, comma 4, della legge sulla libertà di stampa. Mi permetto di osservare che questa disposizione riguarda specificamente la funzione di responsabilità che è riconosciuta al direttore responsabile di un quotidiano e all'obbligo che egli ha di rassegnare le dimissioni qualora rivesta mandato parlamentare. Siamo di fronte ad un'ipotesi di responsabilità completamente diversa, perché è quella che attiene alla vigilanza su quanto viene pubblicato nel giornale, quindi alla complessità non solo degli articoli ma perfino delle inserzioni, della pubblicità e di quant'altro. Pertanto, abbiamo di fronte una situazione completamente diversa da quella del parlamentare che attraverso un quotidiano, quindi attraverso un articolo, svolge la sua funzione di denunzia politica, così come è avvenuto in questo caso, e in modo assolutamente conforme alla norma che disciplina la funzione del parlamentare, così come è stato ricordato anche nel dibattito che ha preceduto le votazioni.
Pertanto, in dissenso dalle decisioni assunte dalla Giunta e, comunque, non aderendo alle conclusioni rassegnate nella relazione dalla Giunta stessa, riteniamo che la vicenda e le espressioni rese dall'allora senatore Iannuzzi siano sicuramente riconducibili alla situazione di non sindacabilità ex articolo 68, primo comma, della Costituzione. (Applausi dal Gruppo PdL).