FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, voglio affrontare la questione che è stata così serenamente ed anche opportunamente sollevata dal senatore Follini e poi ripresa dal senatore Quagliariello, in quanto è delicatissima.
Ha ragione il senatore Quagliariello: stiamo ragionando di quel delicatissimo equilibrio di checks and balances che, in un sistema come il nostro, garantisce l'impianto costituzionale e garantisce anche contro squilibri che questo sistema (non è un inciso polemico, lasciatemelo dire) ha di recente conosciuto con l'approvazione del cosiddetto lodo Alfano, fonte peraltro neanche di rango costituzionale.
Ora, credo sia opportuno tornare sulle ragioni del presidente Follini e fare un passo indietro, alla stagione nella quale il ricorso alla consultazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere nei due rami del Parlamento era frequentissimo perché, come tutti ricordano, fu una stagione di molte indagini che riguardavano appartenenti alla Camera e al Senato. A massacrare quell'equilibrio di cui parla oggi il senatore Quagliariello non fu tanto una rivolta, che pure c'era ed era talvolta orientata istintivamente ed emotivamente contro il potere; si assisteva ad episodi che apparivano inspiegabili: si aggredivano uomini politici che non si erano mai conosciuti, con cui non si aveva mai avuto niente a che fare, perché in realtà erano i rappresentanti di un potere istituzionale avvertito come sordo, lontano, ingiusto e disattento rispetto alle esigenze dei cittadini e delle cittadine. Non si trattò quindi soltanto di questo odio, di questa rivolta contro la casta (come è stata definita giornalisticamente), ma fu - penso tutti ne conveniamo - esattamente quell'uso improprio che dell'autorizzazione a procedere veniva continuamente fatto nelle Aule parlamentari.
In merito ricordo un bellissimo intervento del presidente Fini, ad illustrazione della proposta di legge presentata per l'abolizione dell'immunità da parte dell'allora Gruppo di Alleanza Nazionale, ed analoghe, forse più sanguigne, manifestazioni di volontà dei Gruppi della Lega in Parlamento contro l'autorizzazione a procedere ed il sistema delle immunità, anche con qualche coreografia di contorno. Un uso improprio di uno strumento che i Costituenti avevano definito (devo dire con grande finezza) a presidio di un bene fondamentale allora e, lasciatemi dire, ancora oggi e forse per qualcuno di noi ancor più necessario da difendere: quell'esercizio libero della funzione parlamentare, cara ai Costituenti e preziosa per la Costituzione, in un Paese che veniva da anni di persecuzioni politiche e di limitazione dei poteri del Parlamento e della libertà della funzione parlamentare per i tanti che si erano schierati contro il Governo Mussolini.
Era quindi uno strumento delicatissimo che, come ci insegna il professor Quagliariello, andava usato nei limiti del proprio rigoroso campo di esercizio, perché se fosse esondato - come esondò - in un uso arbitrario e tutto difensivo di una corporazione, era ovvio che avrebbe perso non solo la sua nobiltà ma proprio la sua funzione principale in un sistema democratico: quella di difendere la funzione del parlamentare ed il suo libero esercizio.
Si arrivò alla riforma del 1993. Guardate, tale riforma, non solo non ha sollevato le Camere dalle proprie responsabilità (perché si fa presto a dire che è stata abolita l'autorizzazione a procedere), ma paradossalmente ci ha richiamato, con maggiore rigore di quanto non facessero l'articolo 68, la giurisprudenza parlamentare e la stessa giurisprudenza costituzionale e di merito, ad un uso rigorosissimo delle stesse responsabilità. Perché ogni volta che una Camera di appartenenza decide sulla non concessione decide in realtà una sorta di conflitto di attribuzione, stabilendo a chi tocca il potere, e quindi quella funzione di bilanciamento - già così presente nella Costituzione del 1948 - è diventata ancora più pregnante perché ogni Camera definisce il proprio ambito sostanziale di giurisdizione e di attribuzione tutte le volte in cui, con questo articolo 68, viene a decidere.
Ringrazio il senatore Quagliariello per gli argomenti e per il modo con cui si è pronunciato; dissento da lui solo sulla questione relativa ai Regolamenti parlamentari, che dobbiamo certamente rivedere, sono d'accordo con lei, ma che secondo me - le chiedo scusa, forse non ho capito, lei ovviamente ha dovuto esprimersi sinteticamente - non c'entrano nulla. Mi pare invece che il richiamo fatto dal presidente Follini sia da questo punto di vista prezioso. In qualche modo, oggi, la responsabilità che grava sulle Aule di Montecitorio e di Palazzo Madama ogniqualvolta decidono su un'autorizzazione a procedere è ancora più gravosa di quanto non fosse con l'articolo 68.
Quindi, l'invito ad un uso rigorosissimo del nostro voto credo sia davvero opportuno e mi sembra - a questo punto mi permetto di dirlo al senatore Quagliariello: al di là delle ragioni politiche nessuno capirebbe nel Paese - spazzi via la suggestione del bel tempo antico e la tentazione di tornare ad un regime dell'articolo 68 che fu modificato all'unanimità - voglio ricordarlo - nel 1993. (Applausi dal Gruppo PD).