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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 155 del 19/02/2009


PETERLINI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

con decreto legislativo del 21 marzo 2005, n. 73, è stata data attuazione alla direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici;

i giardini zoologici, per poter essere in funzione, devono ottenere un'apposita licenza dal Ministero dell'ambiente di concerto con i Ministri della salute e delle politiche agricole e forestali, sentita la Conferenza unificata (articolo 3 del decreto legislativo 73/2005);

la società Alfa 3000 nel gennaio 2003 ha presentato al Comune di Ravenna un progetto per la costruzione di un parco naturalistico in località Standiana;

il Comune di Ravenna in data 27 settembre 2002 aveva peraltro già concesso alla società Alfa 3000 il diritto di superficie di detta area;

risulta che l'attuale piano regolatore generale indica la zona come sede di attività ricreative;

in un primo momento respinto anche a causa di una forte opposizione di gruppi politici, ambientalisti e di parte della popolazione, il progetto è stato ripresentato modificato nel 2005 ed è stato sottoposto alle previste procedure di valutazione di impatto ambientale conclusesi positivamente nel 2006;

nella "Relazione tecnica generale" allegata alla procedura di VIA - e datata settembre 2005 - pagina 22, punto A.2.3, l'area è definita come: "ex terreno agricolo in disuso e, ad esclusione di una fascia di vegetazione spontanea (acacie e pioppi) (...), è un terreno incolto con la presenza di sterpaglie e rovi (...)";

nella "Relazione Progetto del Verde" allegata alla procedura di VIA, datata settembre 2005 aggiornata a marzo 2006 - pagina 3 e successive - sono definite le specifiche dell'intervento di riqualificazione ambientale che in sintesi prevede:

sul fronte Nord il mantenimento dei pioppi cipressini ("Populos Nigra Piramidalis") perché formano un continuum con quelli del complesso Mirabilandia con il quale è prevista una forte sinergia;

sul fronte Est il diradamento localizzato del bosco di acacie spontaneo accompagnato dalla messa a dimora di pino domestico (Pinus Pinea) sia per richiamare la pineta di classe sia per armonizzare il luogo con quanto fatto nell'adiacente compresso di Mirabilandia. Viene previsto il consolidamento del bosco, inteso come barriera antirumore, con la messa a dimora di lecci (Quercus Ilex), viburni (Viburnum lantana), alloro (laurus Nobilis);

sul fonte Sud sono previste le piantumazioni delle stesse essenze (lecci, viburni e alloro) sul fronte ovest è prevista la piantumazione delle medesime essenze in aggiunta a quella esistente costituita da pioppi cipressini e Acacie;

inoltre, a disposizione della fauna :" il verde è concepito come coppie di alberi maestosi che ricordano quelli isolati delle campagne di bonifica (...) intercalati con altre essenze (...)";

si prevedono per i mammiferi lecci, roverella (Quercus Ilex), ornello (Fraxinus Ornus), pino domestico (Pinus Pinea), tamerici (Tamarix Pentandra), noccioli (Corylus Avellana), maggiociondolo (laburnum) per i laghetti che ospiteranno gli uccelli sono previsti ontano (Alnus Glutinosa) e salice (Salix Alba);

si esprime qualche perplessità sulla scelta di alcuni arbusti, come il laburnum Anagyroides che dovrebbe arredare le zone dedicate ai mammiferi erbivori, considerato che i suoi frutti sono velenosi; qualche dubbio anche sulla piantumazione del Corylus Avellana che abbiamo sempre visto in zone collinari/montane con terreni calcarei e non in zone depresse sabbioso/torbose di cui non rappresenta quindi la "vegetazione autoctona";

sono stati espressi stessi dubbi per il Fraxinus ornus che abbiamo notato soprattutto in zone collinari anche aride non in terreni ex vallivi;

qualche dubbio, infine sull'utilizzo di alberi maestosi (fino a 20 metri di altezza) per fornire ombra agli animali reclusi;

nella relazione di progetto presentata nel settembre 2005 e modificata nel marzo 2006 viene presentata la nuova filosofia del parco firmata dal professor Celli;

il lavoro del professor Celli fornisce numerose indicazioni sulla struttura e gli scopi del nuovo zoo, delineando un contenitore polivalente dove "mostrare" ma anche "ospitare" animali sequestrati o dimessi, ma anche "talamo" per la riproduzione di animali in via di estinzione " allo scopo di rimetterli, ove sia possibile nei loro luoghi di origine", centro ospedaliero per animali feriti, "centro didattico", "fattoria didattica", "laboratorio per l'allevamento di specie utili alla lotta biologica", "posto di sosta per uccelli migratori", " centro di studio per insetti pronubi" con relativo prato dedicato alla raccolta del nettare, "punto nodale" per un più ampio percorso naturalistico;

nella relazione di progetto prodotta dalla Società Alfa 3000, agli animali definiti con i loro nomi comuni e generici viene dedicato solo un "Elenco animali" dove sono previsti: 4 tipi di erbivori definiti europei: cervi, daini, mufloni, cinghiali, e 6 tipi di "erbivori" antilopi, bovini, cammelli, dromedari, lama, zebre;

tra gli uccelli acquatici e non volatori sono previsti: struzzi, Ibis, emù, nandù, fenicotteri, anatidi in definitiva sono previsti 168 esemplari (nonché risulta sia stata in alcun modo vietata o limitata l'attività di riproduzione e non è stata in alcun modo regolamentata la destinazione della prole che potrà rimanere in sito o essere venduta) dei quali nessuno di forte attrazione per il pubblico (mancano i felini, elefanti, orsi, coccodrilli, scimmie eccetera);

a pagina 3 della relazione "Stato e impatti della fauna e degli ecosistemi" il professor Celli ha elencato una nutrita schiera di uccelli stanziali e migratori occasionali presenti allo stato libero nell'area interessata, tra cui numerosi esemplari di anatidi mentre risulta, per stessa ammissione del professor Celli, che la confinante cava dimessa, offre riparo a numerose specie di uccelli quali aironi, svassi, falco di palude;

fortissimi dubbi quindi emergono ad avviso dell'interrogante sull'utilità di mantenere in cattività sia anatidi che altri uccelli volatori quando è possibile vederli e studiarli in ambiente naturale;

emergono di conseguenza forti perplessità sulle reali finalità del parco in base alla direttiva CE 1999/22 e del regolamento CE 338/97 aggiornato dal regolamento CE 318/2008;

nella risposta alle osservazioni del gennaio 2006, la società Alfa 3000, per quanto riguarda l'esistenza di un piano didattico scientifico, precisa: "… la proprietà crede tanto a tale connubio da aver previsto intere aree del parco destinate alla ricerca in sito di Università. Enti ed Associazioni nonché alla didattica.";

risultano previste, da un lato ricerche sull'orso dal collare asiatico, sui cicli ovarici degli elefanti femmine, sul biosonar dei delfini Turdiops Truncatus e, dall'altro, un programma di pet therapy e dolphin therapy per disabili;

non c'è uno studio che riguardi emù, nandù, bovini, anatidi, mufloni, ibis e gli altri animali indicati. Pur acconsentendo al fatto che il piano presentato non può essere dettagliato, è indubbio che sin dall'inizio la società Alfa 3000 non prevede nessuna ricerca e studio in sito, contrariamente a quanto affermato;

risulta che la società Alfa 3000, attraverso componenti del consiglio di amministrazione, sia collegata con la gestione di altri giardini zoolocici e strutture di spettacolo viaggiante. L'interrogante ritiene quindi che nessun animale indicato come oggetto di studio si trova in questo zoo ma in altri zoo a questo collegati;

il decreto legislativo n.73 del 2005 art 3 prevede:

"a) partecipare a ricerche scientifiche, in Italia o all'estero, da cui risultino vantaggi per la conservazione delle specie "I programmi di "Therapy", segnalati tra i progetti scientifici e di divulgazione non rientrano tra i requisiti previsti per legge per un giardino zoologico. E la "dolphin therapy" non sarà attuata o studiata "in sito" per mancanza di delfini, l'interrogante in proposito si interroga sulla possibilità di attuare una "muflon therapy" o di una "emù therapy". Senza contare che questo tipo di terapia è opportuno sia seguita e monitorata da personale specializzato in qualche ramo della medicina e che supporti specialistici non segnalati nel progetto;

per la didattica bisogna far riferimento allo specifico documento "Progetti didattici" del settembre 2005, allegato alla procedura di VIA;

il progetto didattico del parco faunistico intende offrire "ai visitatori e ai bambini soprattutto, delle occasioni per entrare in contatto più intimo e se possibile operativo con la natura" (a pagina 1) e nella relazione si legge che "di grande importanza è anche fare consapevolezza e non solo nei giovani dei concetti generali dell'ecologia di cui l'ecosistema è davvero la parola chiave" (a pagina 2) e ancora "Far maturare nei visitatori un concetto appropriato di ecosistema, magari ponendo fianco a fianco un piccolo campo coltivato e un boschetto formato da numerose specie botaniche". E, ancora: "Indispensabile nel nostro parco zoologico sarà la presenza di un giardino e di un orto, coltivato biologicamente";

in sito esiste un ecosistema naturale, quello degli "sterpi ed erbacce", mentre quello proposto è talmente artificiale da indurre in errore i visitatori più giovani: infatti, le profondità di un bosco con i rovi o le canne di una palude non saranno considerate un ecosistema perché diverse da quelle viste nel parco a pagina 9 del documento; la sezione "appunti didattici per attività collaterali a "le dune del delta" prevede di attrezzare tutti i percorsi del parco per illustrare in vario modo le caratteristiche delle varie specie botaniche e faunistiche; sono previste aree di osservazione diretta e tattile degli animali (sotto il controllo di un operatore) ed anche nutrirli. A pagina 11 sono previsti laboratori per i più piccoli con l'utilizzo di vari materiali;

occorre precisare che la visita alla fattoria, all'orto, al campo non sono inseribili in percorsi naturalistici ma attengono molto di più alla conoscenza del territorio e delle filiere agro-alimentari. La visita alla fattoria di solito serve a far capire quale legame intercorre tra le galline e quelle coscette rosolate con contorno di patatine (tuberi) che si trovano normalmente nei piatti. O da dove veramente esce il latte con cui si fa colazione al mattino;

i percorsi didattici proposti vengono tranquillamente attuati dalle scuole materne;

nella "Risposta alle osservazioni sul progetto ai sensi della legge regionale n. 9 del 1999" prodotto dalla società Alfa 3000 a pagina 2 "considerazioni generali" viene precisato: "l'iniziativa è di carattere imprenditoriale, quindi è previsto un tornaconto economico, come è normale che sia in qualsiasi attività intrapresa da soggetti imprenditoriali, quadro sociale economico di libero mercato, quindi non è possibile intavolare una discussione filosofica su tale argomento";

a pagina 17 si afferma "oltre all'osservazione degli animali presenti nel parco provenienti da sequestri". Ovvero già si fa affidamento su questi animali a fini espositivi. Animali che sicuramente saranno usati a scopi riproduttivi perché "in via di estinzione" e che altrettanto sicuramente non sarà possibile reimmettere in ambiente naturale, senza contare gli scambi, ammessi per legge, tra zoo, soprattutto se a gestirli sono famiglie circensi collegate ad Alfa 3000;

ed ecco quindi la reale fisionomia dello Zoo tra qualche anno, quando si presume comincerà a "rendere"secondo la filosofia imprenditoriale di Alfa 3000;

in Italia sono presenti circa 140 strutture che a vario titolo (riserva naturale, parco faunistico, zoo, ma anche molte strutture private collegate ad abitazioni o ristoranti o alberghi) detengono animali. Tutte, o quasi, in possesso dell'autorizzazione prefettizia. In molti casi le strutture lamentano una "mancanza di fondi" a giustificazione di situazioni pesantissime per quanto attiene non solo il benessere degli animali reclusi ma anche la sicurezza della struttura (vedi zoo di Napoli, ma anche il Bioparco di Roma pur essendo grandi strutture),

si chiede di sapere:

se risulti che la società Alfa 3000 abbia già presentato domanda per ottenere la licenza prevista dal decreto legislativo n. 73 del 2005 o abbia invece presentato domanda di esclusione in base all'articolo 2 dello stesso decreto legislativo in quanto rientrante fra le strutture "che espongono un numero di esemplari o di specie giudicato non significativo ai fini del perseguimento delle finalità di cui all'articolo 1 e tale da non compromettere dette finalità";

se Alfa 3000 abbia presentato un qualche documento con cui si proponga quale "centro di recupero" ove detenere animali sequestrati e/o confiscati;

se il Ministro in indirizzo ritenga che un complesso basato in primis sulla sinergia con un parco di divertimenti, e con specie detenute di evidente scarso interesse per il pubblico, possa svolgere effettivamente attività scientifica e didattico - divulgativa, così come prescritto dalla direttiva 1999/22/CE;

se non ritenga che quanto portato all'attenzione sia un evidente caso di rispetto formale ma non sostanziale della legge e se, di conseguenza, non ritenga di dover intervenire definendo in modo assolutamente inequivocabile che uno zoo non può considerarsi un'attività ricreativa,

quali provvedimenti intenda adottare per limitare le autorizzazioni alla nascita di altre strutture pseudo-zoologiche, in modo particolare come nel caso specifico quando la presenza di altri siti quali oasi naturali nelle vicinanze renda inutile una attività che utilizza animali alloctoni in cattività.

(4-01165)