FERRARA (PdL). Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame, che si compone di vari articoli, consente una puntualizzazione rispetto a focalizzazioni tematiche avanzate nel tempo e più volte oggetto di vaste discussioni sia in Parlamento, sia, ove possibile, nell'ambito dei consigli regionali che hanno potestà in materia: mi riferisco all'unificazione o no dei momenti elettorali.
Come ricorderanno molti colleghi e lo stesso Presidente, si è sviluppata una discussione molto forte in passato anche in considerazione del fatto che alcune normative, fra cui quella riferita alla Regione Sicilia, non consentiva l'abbinamento della tornata elettorale per l'elezione di consessi locali, sia di livello amministrativo che politico, come nel caso dell'Assemblea regionale, tanto che per potere arrivare all'unificazione del momento elettorale c'era bisogno di una legiferazione in materia e quindi di potersi reimpossessare delle prerogative da parte del Consiglio regionale.
Nel prosieguo, la produzione legislativa e anche il modo di prodursi nell'esternazione della decisione rispetto alla scelta dei propri rappresentanti, ha portato sempre di più il Parlamento a legiferare in tal senso. La decisione, in un modo abbastanza comunicativo e immediato di cui si sono impossessati i mezzi di comunicazione, è volta a garantire un risparmio non soltanto economico, come precisa giustamente l'emendamento 1.300 del relatore quando ricorda che ciò avviene senza ulteriore impegno di risorse finanziarie pubbliche, rispetto al bilancio dello Stato ma anche a quello della pubblica amministrazione, intesa nel senso delle autonomie e degli enti locali.
Vi è, dunque, un risparmio latu sensu e in particolare un risparmio di tempo per gli interessati alla tornata elettorale stessa in modo da ridurre un dibattito, che produce una contrapposizione dei programmi e quindi della ricerca del consenso, e concentrarlo al fine di garantire nella rimanente parte della discussione una maggiore qualità di decisioni e quindi una migliore produzione rispetto agli atti amministrativi propri e non rispetto a quelli prettamente politici che rientrano nella scelta e dunque nel rapporto tra eletto ed elettore.
La decisione non è stata scevra da consensi diversi e da altalenanti scelte in proposito: si cominciò già nel 1996, dopo l'innovazione politica dettata dalla scelta del voto e quindi della scelta dei parlamentari attraverso il collegio uninominale e successivamente, quando l'evoluzione politica aveva determinato questa necessità di risparmio non soltanto economico, alcune Regioni si uniformarono. Il punto di discrimine rispetto al dibattito è stato ritrovato poi nel 2006, quando la volontà di togliere il livello politico della scelta della rappresentanza politico-amministrativa degli enti locali ha trovato il giusto e totale consenso.
Il ragionamento che facciamo oggi con il decreto al nostro esame non è soltanto quello della unificazione della tornata elettorale, che come abbiamo visto è stato oggetto di un ampio dibattito che si è risolto poi nell'unificazione sia nel 2006, sia nel 2008, ma quello di uniformare il nostro sistema elettorale (quindi non soltanto le tornate elettorali politiche, ma anche quelle a livello locale) in modo da essere coerenti alla tornata europea per la scelta dei rappresentanti al Parlamento europeo.
Da un lato, quindi, si ha l'innovazione, l'uniformazione, il risparmio, la migliore attenzione al momento elettivo; dall'altro, questo decreto fa riferimento soltanto alle consultazioni per il 2009, ma si spera che il dibattito consenta una uniformizzazione più elevata, dato che portando il momento elettorale sia al sabato, sia alla domenica avremo una europeizzazione del sistema elettorale.
Si viene così, però, a restringere il periodo di meditazione, quello che, come ricordiamo, era stato introdotto dalla legge elettorale del 1948 e che consentiva, attraverso la sospensione dei comizi e della propaganda elettorale tra il venerdì e la domenica, quella meditazione che avrebbe portato, in assenza di ogni pressione, ad una più veritiera, più rispondente, più trasparente, più intimistica espressione della preferenza; si tratta di un tempo bastevole a quello che in quel momento si valutò necessario. Adesso, con l'anticipo del momento elettorale, e quindi dell'espressione del voto, alle ore 15 del pomeriggio del sabato si è riaperto il dibattito, cioè se l'anticipazione dell'espressione al sabato sia in contraddizione con quello che era stato il recepimento, attraverso la produzione legislativa, di una espressione di volontà popolare.
Siamo dell'idea che ormai la velocità della comunicazione, la maturità dell'elettorato, la possibilità che la ricerca del voto possa essere concentrata e ancor più la necessità di risparmio di risorse economiche richiedono la concentrazione del momento elettorale e questa, oltre a prevedere che non si vada oltre la domenica, potrà consentire un miglioramento delle condizioni e quindi dell'assetto rispetto alla ricerca del voto e all'espressione del consenso.
Si deve considerare che nei casi in cui l'espressione del voto si determina anche, come era previsto nelle precedenti tornate elettorali, di lunedì, in quella giornata si registra una dispersione della capacità di lavoro e quindi una disarmonia non soltanto amministrativa per quanto attiene agli enti locali deputati alla raccolta del consenso, alla sua trasmissione ed elaborazione, ma anche una distonia con le esigenze del mondo del lavoro, che il lunedì si produce in attività del tutto diversa che non in quella importantissima dell'espressione del voto e quindi della garanzia di una democrazia.
Ora, il fatto che il Governo e il relatore abbiano evidenziato che la disposizione non consente un ricevimento nel nostro ordinamento futuribile, ma riguarda soltanto il contingente, non ci trova perfettamente d'accordo. Potrebbe essere, infatti, un momento di grande innovazione nella legislazione vigente, perché se da parte del Governo, del relatore o anche dei colleghi si esprimerà parere favorevole, il decreto-legge sarà convertito (come probabilmente accadrà) e la tornata elettorale sarà concentrata soltanto nella giornata nel sabato e della domenica.
Quindi, molti punti ci spingono ad essere assolutamente d'accordo con l'anticipazione, con l'uniformizzazione e, quindi, con il rilievo che comunque le condizioni oggettive del dibattito nel Paese sono cambiate. Mostriamo però una perplessità circa il fatto che la modifica venga ad essere perimetrata temporalmente soltanto a questa tornata elettorale: quando si dice, infatti, per il 2009, si intende soltanto per quella tornata elettorale.
Un'altra osservazione è data da fare: la semplificazione operata, cioè l'unificazione della tornata elettorale, trovava dissenzienti alcune parti politiche e sociali per il fatto che il voto è politico. E senza dubbio quello europeo lo è e forse è ancora più qualificante - lo speriamo e ne siamo convinti - di quello per la formazione della rappresentanza nei due rami del Parlamento. E dunque quando in essa si dovesse andare a concentrare anche la tornata delle elezioni amministrative, per la natura propria di quest'ultima, riteniamo che la scelta si dovrebbe operare nell'ambito di una presenza diversa di formazioni politiche. Chiaramente, infatti, ci sarebbero e ci saranno liste e richieste di rappresentanze diverse nelle elezioni provinciali e comunali nelle varie Regioni.
Invece, anche in ragione della soglia di sbarramento del 4 per cento per le europee, introdotta con il provvedimento approvato stamattina, abbiamo visto che l'uniformità non ha generato gravi squilibri, anzi, nelle elezioni precedenti, questa ha avuto un recepimento sostanzialmente positivo da parte dell'elettorato.
Ed è questo, assieme a quanto poc'anzi illustrato, uno dei motivi per cui ci troviamo assolutamente d'accordo con il provvedimento. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saltamartini. Ne ha facoltà.