BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, ho seguito gli interventi dei colleghi, che possono essere condensati in tre problematiche principali: un maggior coinvolgimento del Parlamento nell'attività di indirizzo delle missioni all'estero; la necessità di tracciare le linee politiche che poi verranno esaminate dal Governo e tradotte nei provvedimenti legislativi; infine, il problema dell'Afghanistan.
Con riferimento all'intervento del Parlamento nella definizione delle missioni all'estero, un passo in avanti rispetto alla tradizione è già stato fatto con il rinnovo delle missioni con scadenza semestrale anziché annuale: in tal modo, il Parlamento è coinvolto due volte l'anno secondo le disposizioni legislative; peraltro, come ha detto il sottosegretario Mantica, il Parlamento è coinvolto ogni volta che richieda l'intervento del Governo per illustrazioni, dibattiti o discussioni nel merito o nella forma delle nostre missioni all'estero. Questo è già un primo passo. Il problema della necessità di tracciare le linee politiche delle nostre missioni all'estero è stato approfondito dal sottosegretario Mantica in un precedente intervento, al quale mi richiamo.
Vorrei invece sottolineare il problema dell'Afghanistan e richiamare gli interventi dei senatori Di Giovan Paolo e Marcenaro, che hanno sottolineato non solo che probabilmente occorre aumentare maggiormente la nostra presenza dal punto di vista umanitario e finanziario, ma soprattutto che è essenziale il consenso della popolazione locale affinché sia raggiunto il fine della nostra presenza in Afghanistan. Di questo ne siamo convinti e desidero evidenziare che vi sono alcuni fattori che vanno nello stesso senso. Mi riferisco in primo luogo alla presenza in Afghanistan dell'ambasciatore Sequi, che a nome dell'Unione europea segue, in stretto contratto con tutti i Governi europei tra cui il nostro, la presenza e l'azione dei nostri militari in loco.
Peraltro, voglio ricordare che la presenza e l'azione dei nostri militari è stata ideata e realizzata non per azioni di guerra o di altro tipo, ma per riformare o promuovere la riforma della polizia afgana. In Afghanistan abbiamo quindi il compito di favorire lo sviluppo di una struttura di sicurezza locale ed effettuiamo un'attività di addestramento, guida e monitoraggio, che ovviamente presuppone la collaborazione e la compartecipazione della popolazione locale. Tale attività congiunta ha conosciuto momenti fertili e positivi e, purtroppo, per la complessità delle problematiche, anche fasi di caduta della collaborazione con la popolazione afgana, in concomitanza delle quali si sono verificati episodi non sempre piacevoli e costruttivi. Questo per dire che il coinvolgimento della popolazione afgana è la prima ragione della nostra presenza in Afghanistan.
Non avrei altro da aggiungere, anche perché per alcune questioni di fondo mi rifaccio alle risposte fornite dall'intervento del sottosegretario Mantica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Ramponi.