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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 153 del 18/02/2009


Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1334 (ore 12,49)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Filippi Alberto. Ne ha facoltà.

FILIPPI Alberto (LNP). Signor Presidente, solleticato anche da quanto rilevato prima dal collega Perduca, ringrazio della loro presenza i rappresentanti del Governo e, consentitemelo, in modo particolare il sottosegretario Castelli, che per molti minuti è stato presente in Aula, anche da solo, tra i banchi del Governo. Rivolgo, inoltre, un ringraziamento al relatore per l'ottimo lavoro svolto e anche ai colleghi, sia di maggioranza che di minoranza, per tutti i contributi offerti in Commissione.

Il provvedimento in esame contiene tre elementi nuovi ed importanti che noi della Lega Nord intendiamo sottolineare. Innanzitutto, con riferimento ai tempi, questo disegno di legge rispetto al passato anticiperà i propri effetti dando conseguentemente un messaggio positivo agli altri Paesi impegnati insieme a noi in tutte le missioni cui partecipiamo. In secondo luogo, si è tornati a prevedere una scadenza semestrale, dopo l'esperienza dei rinnovi di anno in anno, prevedendo una copertura che vede le nostre missioni finanziate fino al 30 giugno 2009. E questo è stato ben evidenziato dal relatore. La terza novità è rappresentata dall'entità delle risorse destinate. Colleghi, parliamo di 808 milioni di euro. (Brusìo).

Ringrazio per la sua presenza il collega Perduca, il quale faceva notare altre assenze; gli chiedo però la cortesia o di ascoltarmi o di rimanere comunque in silenzio.

 

PERDUCA (PD). Riesco a parlare ed ascoltare nello stesso tempo.

 

PRESIDENTE. Senatore Perduca, lei può anche riuscire ad ascoltare, ma non parli.

 

FILIPPI Alberto (LNP). Senatore Perduca, lei prima ha parlato ed io l'ho ascoltata in silenzio. Lei ora può ascoltare, ma gentilmente rimanga in silenzio.

L'Italia, quindi, ha 9.000 militari impegnati in missione all'estero. Siamo il Paese più generoso che vi è in Europa. I nostri soldati di pace saranno presenti in tre continenti, dall'Afghanistan al Sudan. Siamo il Paese europeo che stanzia il maggior numero di uomini. Non saremo, quindi, i più potenti, né i più ricchi, ma abbiamo il primato della generosità, che non è poco. Siamo presenti in tutte le principali aree di crisi del mondo, sparse su tre continenti, l'Asia, l'Africa e l'Europa. Sono 19 le missioni condotte in 22 Paesi.

L'Afghanistan, il Libano ed il Kosovo rappresentano sempre il grosso del nostro impegno e dell'impegno delle nostre Forze armate, che in queste tre regioni dislocano l'80 per cento delle risorse messe a disposizione. Non dobbiamo dimenticare missioni meno numerose ma non per questo meno significative. Ricordo, ad esempio, la presenza di 51 finanzieri con finalità di contrasto ai flussi migratori irregolari orientati dalla Libia verso il nostro Paese. Lodevole è anche la nuova iniziativa in Darfur a fianco delle Nazioni Unite e dell'Unione africana. Inevitabile, anche se purtroppo inaspettato, lo sforzo condotto contro la pirateria somala; in questo caso i nostri militari potranno catturare e perseguire in modo adeguato quelli che abbiamo definito i pirati del 2000. Quanto all'Afghanistan, vi sarà un incremento del nostro impegno in quest'area, nella quale il nostro contingente potrà risultare anche più consistente.

Un problema da affrontare in futuro e da risolvere - non vogliamo nasconderci dietro alcuna foglia di rosmarino - sarà rappresentato dalla copertura che dovrà essere individuata, in quanto il fondo utilizzato per coprire gli oltre 800 milioni di euro è quello introdotto dalla legge finanziaria per il 2007, capiente solo per un miliardo di euro.

Volendo analizzare il provvedimento, esso consta di otto articoli. È l'articolo 3 a rappresentarne il cuore, considerato che al suo interno si trova tutto il complesso delle missioni di cui è stata autorizzata la prosecuzione sino al prossimo 30 giugno. L'articolo 2 è dedicato genericamente agli interventi di sostegno ai processi di pace e stabilizzazione; gli articoli 4 e 5 concedono l'indennità spettante al personale in missione e il regime penale applicabile; l'articolo 6 contiene disposizioni di natura contabile; l'articolo 7 contiene le coperture, e di questo si è già detto; l'articolo 8 dispone infine la consueta procedura accelerata di entrata in vigore.

Missione dopo missione il nostro Paese sta dimostrando con i fatti, non con le parole, di stare dappertutto e di contribuire con grande generosità agli impegni internazionali. Non solo, vengono riconosciute perfino dagli amici americani l'attitudine e la capacità dei nostri militari nel ruolo tutto particolare che le varie missioni impongono. Gli amici americani parlano giustamente, e non a caso, di via italiana al peace keeping, ossia al mantenimento della pace. Questa via italiana evidenza un mix di capacità militare e di umana comprensione, quindi una ricerca volta più a ciò che unisce che non a ciò che divide. I militari italiani hanno comunicato rispetto ed umanità; non sono stati quindi solo valorosi combattenti in Iraq e in Afghanistan, ma anche costruttori di scuole ed ospedali, in tante regioni dell'Africa e dell'Asia, di ponti, di strade e perfino di aeroporti. Non abbiamo occupato nulla nel mondo, abbiamo solo dato: che sia chiaro questo. Il ministro Frattini ben fa a sottolinearlo; il ministro La Russa ben fa ad evidenziarlo, sottolineando quanto è grande la generosità del nostro Paese.

Con questo provvedimento l'Italia ha quindi dimostrato che, con impegni economici importanti e con un good will di professionalità tutta italiana, siamo attori principali nella lotta al terrorismo internazionale, siamo attori principali nella lotta al fanatismo religioso e all'illegalità, oltre che attori principali quanto a generosità e solidarietà. Assumendo la Presidenza annuale del G8, l'Italia mantiene intatto e anzi intensifica il proprio impegno internazionale per la pace e la stabilità, nonostante si viva una crisi internazionale di dimensioni devastanti, nonostante i conti pubblici siano in sofferenza e nonostante i cittadini facciano fatica a contribuire alle casse dello Stato. Non rimane quindi che un auspicio, quello di continuare e continuare bene su questi binari. (Applausi dal Gruppo LNP).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Di Giovan Paolo. Ne ha facoltà.

*DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, colleghi, l'ultima volta non ho partecipato al voto per la proroga delle missioni perché c'era una sorta di commistione tra i fondi utilizzati per le missioni e, soprattutto per la Georgia; i fondi della cooperazione, le cause di tale commistione sono state rimosse durante questo periodo, quindi parteciperò al voto con il mio Gruppo.

Quello che vorrei sottolineare nel mio intervento è che, a mio avviso, alcune questioni rimangono sottese alle missioni, ossia il rischio di trovarci ogni volta in una situazione di proroga e per lo più con decretazione d'urgenza, che non permette di affrontare fino in fondo i problemi che riguardano le missioni.

Mi riferisco a tre questioni in particolare. So che, soprattutto per conoscenza diretta, anche il sottosegretario Mantica conosce bene queste questioni riferite agli esteri. In primo luogo, essendo ottemperate le ragioni della nostra partecipazione a queste missioni, riguardo ai rapporti con le Nazioni Unite e l'Unione europea, credo che sia arrivato anche il momento di aver un maggiore chiarimento proprio per i dati che anche il collega Filippi ricordava adesso e che la relazione di Ramponi indica (quasi 9.000 uomini tra i 19 e 22 Paesi dove siamo impegnati, in particolare Kosovo, Afghanistan e Libano).

Questi dati ci debbono far interrogare sui risultati perché in Kosovo c'è un problema non indifferente di diritto internazionale che riguarda i rapporti tra uno Stato sovrano e una sua Regione, nel quadro di uno Statuto delle Nazioni Unite ancora in vigore; in Afghanistan c'è una nuova scelta, anche da parte della Presidenza degli Stati Uniti d'America con Obama, che non sarà indifferente rispetto alle scelte che noi dovremo fare anche in quel teatro e in Libano, come abbiamo visto, c'era moltissimo collegamento alle questioni che hanno toccato la striscia di Gaza.

In breve, per rimanere assolutamente nei tempi, faccio una riflessione e contemporaneamente rivolgo anche una domanda al Governo in una forma che credo sia costruttiva, anche se proviene dall'opposizione.

Non è pensabile che una parte di queste nostre forze impegnate in missioni che sempre più definiamo di pace - non vorrei usare eufemismi - e che svolgono ruoli di controllo internazionale e con cui tutti siamo solidali siano assegnate, in ottemperanza agli articoli 43 e 44 dello Statuto delle Nazioni Unite, in maniera permanente alle Nazioni Unite e da esse utilizzate in maniera che il nostro Paese ponga l'accento su un fatto nuovo rispetto al modus operandi delle Nazioni Unite stesse?

Allo stesso modo, non può una parte di esse essere assegnata per formare quella forza di reazione rapida di circa 60.000 uomini di cui si è parlato da Petersberg nel 1992 per quanto riguarda l'Unione Europea? Credo che sia giusto che prima o poi si affronti la questione. (Applausi del senatore Perduca).

Faccio presente che l'assegnazione da parte nostra di truppe alle Nazioni Unite, in seguito agli articoli 43 e 44 dello Statuto ONU, ci permetterebbe in base ad un comma dell'articolo 44 di partecipare anche alle decisioni del Consiglio di sicurezza, in quanto direttamente interessati, anche quando non vi facessimo parte per la forma temporanea. So benissimo che si tratta di una cosa di là da venire - lo dico al relatore Ramponi e al sottosegretario Mantica -, ma sarei più contento se cominciassimo a muoverci politicamente nella direzione di immaginare di assegnare le 9.000 unità, tra uomini e donne, impegnate con le nostre missioni, alle Nazioni Unite e all'Unione europea.

Credo che la presidenza Obama, che il modello utilizzato da Sarkozy alla Presidenza dell'Unione europea e lo stesso cambiamento dei trattati di Lisbona sulla durata della Presidenza europea portata a due anni e mezzo, proporranno una riflessione che abbiamo affrontato nel nostro Paese solamente ai tempi del Libro bianco di Spadolini o quando si è fatta la riduzione e poi l'annullamento del servizio di leva. Certo, da Valmy sono passati moltissimi anni, ma credo che una riflessione sul rapporto tra la missione delle nostre Forze armate, soprattutto per la pace, e i valori del nostro Paese debba essere fatta alla luce di quello che sarà l'Unione europea e il ruolo da rilanciare delle Nazioni Unite dove l'Italia può essere protagonista. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Probabilmente non ci sarebbe in ogni caso il tempo, perché verranno ora svolte le repliche dei relatori; comunico comunque, avendolo concordato con i Gruppi, che la Presidenza ha deciso che questa mattina non si procederà a nuove votazioni per due ordini di considerazioni. Innanzitutto, per le rilevanti decisioni che sono di fronte a noi, perché si tratta delle missioni militari internazionali di pace e, quindi, del sostegno ai soldati italiani che in queste sono impegnate; in secondo luogo, per la dignità del Senato visto il numero dei senatori presenti al momento. Non si tratta di una questione di voto elettronico, ma evidentemente si dava per scontato che le votazioni sarebbero iniziate nel pomeriggio. (Applausi del senatore Perduca). Così rimane stabilito.

Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Bettamio.

BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, ho seguito gli interventi dei colleghi, che possono essere condensati in tre problematiche principali: un maggior coinvolgimento del Parlamento nell'attività di indirizzo delle missioni all'estero; la necessità di tracciare le linee politiche che poi verranno esaminate dal Governo e tradotte nei provvedimenti legislativi; infine, il problema dell'Afghanistan.

Con riferimento all'intervento del Parlamento nella definizione delle missioni all'estero, un passo in avanti rispetto alla tradizione è già stato fatto con il rinnovo delle missioni con scadenza semestrale anziché annuale: in tal modo, il Parlamento è coinvolto due volte l'anno secondo le disposizioni legislative; peraltro, come ha detto il sottosegretario Mantica, il Parlamento è coinvolto ogni volta che richieda l'intervento del Governo per illustrazioni, dibattiti o discussioni nel merito o nella forma delle nostre missioni all'estero. Questo è già un primo passo. Il problema della necessità di tracciare le linee politiche delle nostre missioni all'estero è stato approfondito dal sottosegretario Mantica in un precedente intervento, al quale mi richiamo.

Vorrei invece sottolineare il problema dell'Afghanistan e richiamare gli interventi dei senatori Di Giovan Paolo e Marcenaro, che hanno sottolineato non solo che probabilmente occorre aumentare maggiormente la nostra presenza dal punto di vista umanitario e finanziario, ma soprattutto che è essenziale il consenso della popolazione locale affinché sia raggiunto il fine della nostra presenza in Afghanistan. Di questo ne siamo convinti e desidero evidenziare che vi sono alcuni fattori che vanno nello stesso senso. Mi riferisco in primo luogo alla presenza in Afghanistan dell'ambasciatore Sequi, che a nome dell'Unione europea segue, in stretto contratto con tutti i Governi europei tra cui il nostro, la presenza e l'azione dei nostri militari in loco.

Peraltro, voglio ricordare che la presenza e l'azione dei nostri militari è stata ideata e realizzata non per azioni di guerra o di altro tipo, ma per riformare o promuovere la riforma della polizia afgana. In Afghanistan abbiamo quindi il compito di favorire lo sviluppo di una struttura di sicurezza locale ed effettuiamo un'attività di addestramento, guida e monitoraggio, che ovviamente presuppone la collaborazione e la compartecipazione della popolazione locale. Tale attività congiunta ha conosciuto momenti fertili e positivi e, purtroppo, per la complessità delle problematiche, anche fasi di caduta della collaborazione con la popolazione afgana, in concomitanza delle quali si sono verificati episodi non sempre piacevoli e costruttivi. Questo per dire che il coinvolgimento della popolazione afgana è la prima ragione della nostra presenza in Afghanistan.

Non avrei altro da aggiungere, anche perché per alcune questioni di fondo mi rifaccio alle risposte fornite dall'intervento del sottosegretario Mantica.

 

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Ramponi.

RAMPONI, relatore. Signor Presidente, ritengo il dibattito, malgrado il deserto in Aula, estremamente interessante. Gli interventi sono stati profondi, hanno dimostrato un interesse diffuso e - mi sia permesso di dire - anche un'ottima preparazione di tutti. Questo mi consola per quanto ho detto in precedenza sulla necessità che la classe politica italiana cominci a rendersi conto dei temi veri ed importanti in sede globalizzata e di politica internazionale. Quindi tutti hanno ricordato il valore dei nostri uomini, i ritorni per il nostro Paese, l'opportunità di essere presenti. Qualcuno in modo particolare, ma lo citerò. In sostanza hanno dimostrato una convergenza di consenso sostanziale.

Signor Presidente, stiamo parlando del decreto di copertura, ma nessuno ha fatto il minimo riferimento all'entità della copertura o dei costi, ma tutti hanno affrontato il discorso politico. Quindi è giusto - e mi ha confortato quanto detto da Mantica prima - prevedere che il Parlamento possa prima riportarsi ad un discorso politico; quello che tra l'altro -come qualcuno ha ricordato - gli compete.

Entro nel merito di qualche particolare considerazione che ha attratto la mia attenzione: mi rivolgo al senatore che ha fatto qualche obiezione chiedendosi a cosa servono quattro uomini da un parte e due dall'altra. La presenza è ovviamente proporzionata al tipo di attività. (Commenti del senatore Perduca). Mi meraviglio!

Lei fa il gesto di non capire? Allora le faccio qualche esempio. Se mandiamo un gruppo di quattro finanzieri di un certo livello che preparano le impostazioni della politica fiscale dell'Albania, ciò la soddisfa o ne vuole 400? I quattro finanzieri sono molto importanti, scrivono un prontuario, naturalmente in inglese, sulla base del quale è stata costituita la formazione e la concezione della politica fiscale dell'Albania. Se uno o due istruttori preparano o insegnano in Iraq alle forze di polizia determinate procedure, ne vanno bene due o ce ne vogliono 200?

Vorrei fare una battuta, sperando che lei non si arrabbi. Per esempio, lei è uno in questo Parlamento; però è efficace: interviene spesso, si fa sentire. Svolge una funzione importante: uno su più di 300. Che vuol dire il numero? Penso che lei abbia l'orgoglio di dire che svolge bene questa sua funzione anche se a farla siete al massimo in due. L'importante è che i quattro facciano qualcosa di concreto. Mi pare che lei fosse presente in Commissione quando discutemmo la nostra partecipazione in Georgia, composta da quattro persone. Non mi ricordo che lei abbia mosso obiezioni per il numero; ovviamente nel totale della partecipazione all'Italia ne erano state richieste quattro, a me sembra così evidente! L'importante è che svolgano una funzione seria.

È stato posto l'accento sull'opportunità di intervenire fattivamente sulla disattivazione degli ordigni, sulla bonifica di determinate aree, attività che è già in corso: chiunque abbia seguito l'azione dei nostri uomini o abbia avuto la ventura di andare ovunque, in Libano, Afghanistan o in Iraq, ha sentito del loro impegno in tal senso. Trovo giusto che si ponga l'accento su tale aspetto, però il discorso deve essere risolto nell'ambito delle risorse già destinate. Si parla qui di un milione di euro in più, ma chiaramente non è questo il momento per fare una forzatura, un'integrazione della spesa che, anche per ragioni di tempo, non sarebbe consentita. Credo però sia molto giusto richiamare l'attenzione sul tema in termini di priorità.

C'è poi chi ha proposto di prendere già in considerazione la proposta di una copertura per una missione a Gaza; anche questa, secondo me, può essere una dimostrazione di consenso, nell'eventualità però che si dovesse prospettare. È quindi un discorso che mi sembra anticipato. Certo, vi è una condivisione e questa unitarietà di visioni conforta e sostiene quanto affermato dal nostro Ministro della difesa e dal nostro Presidente del Consiglio a suo tempo, al momento del conflitto tra Israele e Hamas. Non mi soffermerò poi sulla condivisione dell'anelito di partecipazione, in quanto ne ha già parlato a lungo il collega Bettamio.

In merito al monitoraggio dei rischi ambientali per le nostre truppe, tale indicazione recepisce quanto messo a punto dalla Commissione di inchiesta sull'utilizzo dell'uranio impoverito, dopo un anno di lavoro intenso, che si è concretizzato in una relazione che indicava appunto la necessità, tra l'altro in termini preventivi, di un attento monitoraggio delle aree in cui vengono impiegati nostri militari o civili ed anche le organizzazioni non governative, che generosamente si prodigano per prevenire eventuali conseguenze negative a seguito di inquinamenti di aree ed ambienti per precedenti interventi bellici.

 

PRESIDENTE. Senatore Ramponi, la prego di concludere. Non le voglio togliere la parola, ma sono esauriti i tempi anche per i relatori.

 

RAMPONI, relatore. Signor Presidente, concludo subito. Condivido le indicazioni espresse dai colleghi e mi conforta la partecipazione al dibattito.

PRESIDENTE. Essendo già intervenuto in precedenza, il rappresentante del Governo rinuncia alla replica.

Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

Gli ordini del giorno accolti dal Governo non verranno più ripresi, mentre la votazione degli ordini del giorno su cui il parere del Governo sarà contrario è rinviata alla seduta pomeridiana. Naturalmente non mi riferisco all'ordine del giorno G7.200, all'articolo 7, che ha quasi il significato specifico di un emendamento, ma agli ordini del giorno che vanno dal G100 al G01.200.

BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, sono contrario agli ordini del giorno G100, G200, G201 e G202. Chiedo al Governo se può accogliere come raccomandazione l'ordine del giorno G203, che impegna il Governo ad esercitare il massimo controllo possibile per evitare il coinvolgimento della popolazione civile in Afghanistan.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G01.2, in Commissione abbiamo chiesto di valutare se era possibile accoglierlo come raccomandazione e in quell'occasione il Governo si era dichiarato disponibile a farlo; lo stesso per quanto riguarda l'ordine del giorno G01.3. Esprimo infine parere contrario all'ordine del giorno G01.200.

MANTICA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G100 il Governo esprime parere favorevole, anche se devo dire ai colleghi che l'Unione europea pare defilarsi da questa iniziativa, ritornando nelle mani dell'ONU una eventuale revisione della presidenza della MONUC.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno G200, G201 e G202 il parere è contrario. Sull'ordine del giorno G203 l'invito rivolto dal relatore non può essere accolto, anche perché la formulazione dell'impegno non è assolutamente condivisibile, per esempio laddove si fa riferimento "alla sospensione immediata dei responsabili di tali operazioni", che quasi mai rientra (per fortuna) nelle competenze del Governo italiano.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno G01.2 e G01.3 il Governo esprime parere favorevole, anche perché si tratta in effetti di emendamenti che avevamo chiesto di trasformare in ordini del giorno; tali ordini del giorno pertanto vengono accolti. Sull'ordine del giorno G01.200 il parere è invece contrario.

Non esprimo un parere sull'ordine del giorno G7.200, sul quale risponderà credo il collega Cossiga; posso tuttavia anticipare che il parere sarà contrario.

Mi consenta, signor Presidente, di aggiungere un'osservazione visto che ne ho parlato in precedenza; mi rivolgo in particolare al senatore Ramponi. Per quanto riguarda l'emendamento 3.200, il Governo invita al ritiro ed alla sua trasformazione in ordine del giorno, in quanto condivide pienamente le motivazioni che hanno spinto il collega Ramponi a presentarlo. Qualora dunque fosse trasformato in un ordine del giorno, il Governo lo accoglierebbe.

PRESIDENTE. Sull'ordine del giorno G100 il Governo si è espresso favorevolmente. Il relatore conferma il suo parere contrario?

BETTAMIO, relatore. Signor Presidente, se il Governo lo accoglie, il mio parere è conforme a quello espresso dal Governo.

 

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G100, G01.2 e G01.3 non verranno pertanto posti ai voti.

Il Governo ha anticipato che, ove il senatore Ramponi trasformasse il suo emendamento 3.200 in un ordine del giorno, lo accoglierebbe. Senatore Ramponi, intende accogliere tale invito?

 

RAMPONI, relatore. Signor Presidente, ritiro l'emendamento e lo trasformo in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G3.200 non verrà pertanto posto ai voti.

MARCENARO (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARCENARO (PD). Signor Presidente, avevamo guardato con interesse all'emendamento presentato dal senatore Ramponi, perché corrispondeva allo spirito e alla sostanza delle esigenze che anche noi avevamo prospettato. Per queste ragioni ritiro l'emendamento 3.4, di cui sono il primo firmatario, che riguarda sostanzialmente la stessa questione (cioè le modalità con cui il Governo riferisce al Parlamento sulle missioni). Inoltre, se il senatore Ramponi non ha nulla in contrario, chiedo di aggiungere la mia firma all'ordine del giorno da lui testé presentato.

 

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto, senatore Marcenaro.

PERDUCA (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

PERDUCA (PD). Signor Presidente, sull'ordine del giorno G203, considerando la disponibilità del relatore ad accoglierlo come raccomandazione e che sono state fatte presenti già in sede di discussione alla Camera le perplessità del Governo relativamente alla parte del dispositivo testé richiamata dal rappresentante del Governo, vorrei avanzare una proposta. Mi domando se, tolto quanto letto dal sottosegretario Mantica, il testo possa essere considerato accettabile e quindi accolto come raccomandazione. Siccome abbiamo una pausa di tre ore per riformulare eventualmente il dispositivo, se ci fosse la disponibilità a prendere in considerazione una riformulazione magari proprio cancellando quelle due righe, credo che in effetti si darebbe il segnale, che si auspicava poco fa durante la discussione generale, di avere una legge sotto la quale tutti siamo da trattare nello stesso modo.

NEGRI (PD). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

NEGRI (PD). Signor Presidente, avevo concentrato su questo aspetto il mio intervento; anch'io vorrei aggiungere la mia firma all'ordine del giorno G3.200 del senatore Ramponi.

PRESIDENTE. Il senatore Ramponi è d'accordo?

RAMPONI, relatore. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Riepilogando, gli ordini del giorno G100, G01.2 e G01.3 sono stati accolti; l'emendamento 3.4, presentato dal senatore Marcenaro, è stato ritirato; l'emendamento 3.200, presentato dal senatore Ramponi, è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G3.200, a cui sono state aggiunte le firme dei senatori Marcenaro e Negri ed è stato accolto dal Governo.

Nel pomeriggio i lavori riprenderanno con l'esame degli emendamenti e dei restanti ordini del giorno.

Rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.