Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (943 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 153 del 18/02/2009


DEL VECCHIO (PD). Signor Presidente, onorevoli senatori, la partecipazione alle missioni internazionali colloca il nostro Paese tra i maggiori contributori di forze che operano nei teatri operativi di quattro continenti diversi. Questa partecipazione è ed è stata sempre subordinata a criteri molto qualificanti: la multilateralità dell'intervento, la legittimazione del mandato, il rispetto assoluto dei costumi delle popolazioni.

Ma, soprattutto, l'impegno italiano è stato costantemente caratterizzato da una specificità: la capacità di collegare l'attività militare con l'azione umanitaria, con gli interventi di ricostruzione delle infrastrutture e del tessuto sociale e con il sostegno alle istituzioni democratiche. Oggi il decreto all'esame ci ripropone quindi l'approvazione dell'impegno finanziario di tali attività all'estero.

In realtà, sarebbe stato più utile per il rilievo della materia e più consono all'alta funzione di questa Assemblea discutere non solamente l'aspetto finanziario delle missioni, piuttosto esprimere valutazioni in merito alla loro rispondenza; verificare se sono stati compiuti progressi reali verso le condizioni che possono segnare la fine dell'impegno operativo; elaborare modifiche alla strategia delle missioni per renderle, quando necessario, più adeguate alla situazione politica e militare dell'area interessata.

In sostanza, sarebbe opportuna l'attribuzione al Parlamento della responsabilità della periodica definizione delle linee politiche ed evolutive dell'impegno dell'Italia nelle missioni all'estero. Mi auguro che questa esigenza, che da più parti è stata sollecitata, venga accolta.

Tornando all'esame dell'aspetto finanziario, registro il fatto che le risorse stanziate nel decreto coprano anche le esigenze della preparazione delle unità. Non posso, peraltro, non rilevare come quelle risorse corrispondono buona parte del totale previsto per tutto il 2009; è quindi un impegno obbligato per il Governo adeguare il fondo annuale, per assicurare, anche nel secondo semestre, la disponibilità delle stesse risorse previste per i primi sei mesi.

Lo spettro delle missioni che il decreto propone di rifinanziare è molto ampio e differenziato. Peraltro, in termini di consistenza e soprattutto di complessità, il teatro di intervento più rilevante è senza dubbio quello dell'Afghanistan. Ed è proprio sul caso dell'Afghanistan che vorrei soffermarmi brevemente.

In quel Paese, il quadro di situazione è caratterizzato, più che nel passato, da un'accentuata complessità. I risultati conseguiti negli ultimi sette anni hanno riavviato un processo di pace nella Nazione, dopo tre decenni di guerra, ma tali risultati non appaiono ancora definitivi e soprattutto non appaiono consolidati. Il processo di stabilizzazione è fortemente minacciato dall'insorgenza, dalla criminalità, dalle spinte centrifughe dei poteri regionali, dalle influenze delle Nazioni dell'area, confinanti o no.

L'Italia è chiamata a continuare la sua opera, insieme alle altre 40 Nazioni contributrici di forze. Ma l'azione militare, essenziale per rafforzare l'autorità del Governo afgano e per sostenere le forze militari e di polizia, non può, né potrà, essere risolutiva. Occorrerà affiancare all'intervento militare, ancor di più di quanto fatto finora, una forte azione per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni. In Afghanistan, più che negli altri teatri, non è pensabile ottenere i risultati a cui tende la comunità internazionale se non si riesce ad acquisire il consenso della popolazione. In questo quadro, credo che le capacità e l'approccio evidenziati dall'Italia in tutte le missioni di supporto alla pace possano costituire un riferimento importante per condurre a compimento una missione difficile e complessa come quella nel Paese asiatico; e credo che l'Italia, in virtù del forte impegno sempre profuso in quel Paese, possa e debba svolgere una funzione promotrice per una nuova e più incisiva strategia.

Tornando all'insieme delle missioni in esame, ho, infine, il convincimento che una grande riconoscenza debba essere espressa da questo Parlamento e da tutta la Nazione nei confronti dei quasi 9.000 militari e dei civili che, correndo continuamente gravi rischi per la propria incolumità, continueranno, nell'anno in corso, a rappresentare l'impegno dell'Italia per la promozione della pace e per la legalità internazionale. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

 

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Caforio. Ne ha facoltà.