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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 153 del 18/02/2009


RAMPONI, relatore. Signora Presidente, il collega ha illustrato le parti che essenzialmente riguardano il Ministero degli affari esteri; io parlerò degli impegni della Difesa.

È prevista la copertura di 27 missioni, per un periodo di 6 mesi; in ciò si innova rispetto alla situazione precedente, che vedeva l'emanazione di un decreto di copertura annuale. Questo è a mio vero parere un fatto positivo, perché consente una maggiore elasticità da parte del Governo ed anche maggiore possibilità da parte del Parlamento di seguire più da vicino lo sviluppo di tali operazioni.

Queste operazioni di pace, che richiedono uno sforzo finanziario non indifferente ed un sacrificio da parte di circa 10.000 cittadini soldati italiani, rischiano di essere considerate come rientranti nella normaleroutine dell'attività politica italiana e di non avere il dovuto rilievo che, a mio parere, meritano: questo tipo di attività è, invece, la più prestigiosa e impegnativa che lo Stato italiano sta conducendo da anni in ambito internazionale.

Come avete sentito, i ringraziamenti dello speaker della Camera dei rappresentanti americana, Nancy Pelosi, quando si è incontrata con il Presidente della Repubblica e con il Capo del Governo, si sono essenzialmente imperniati sullo sforzo militare dell'Italia nelle operazioni di pace e sul suo decisivo contributo alla stabilità mondiale. Molte volte in quest'Aula si sviluppano - per carità, legittimamente - accesissimi dibattiti su problemi che hanno un loro peso e una loro importanza (della quale non voglio discutere) in ambito nazionale, ma che in ambito internazionale lasciano, se mi consentite, il tempo che trovano. Per converso, quando si parla dell'impegno di 10.000 uomini, ripetuto per un'infinità di anni e per cento missioni in ambito internazionale, si considera il decreto di proroga delle missioni un elemento di routine di scarso interesse. A mio parere, questo è un grosso errore di carattere politico e denuncia un provincialismo, una non assunta comprensione di quanto tutti da anni ripetono: la globalizzazione, l'importanza internazionale, le ripercussioni in ogni Nazione di quanto avviene sul piano internazionale. Pertanto, questo mio intervento inizia con l'esortazione di prestare maggiore attenzione a quello che rappresenta, ripeto, il più importante degli interventi internazionali svolti dalla nostra Nazione.

Un intervento che determina grandi ritorni di stima non solo da parte dei Paesi occidentali, ma direi da parte dei Paesi di tutto il mondo, in particolare di quelli che vengono interessati dalla nostra azione, con le loro popolazioni ed i loro capi politici o religiosi. Insomma, deve essere fatto a mio parere da parte dalla classe politica italiana uno sforzo di presa di coscienza dell'importanza della partecipazione italiana a queste missioni internazionali.

Il provvedimento ha ad oggetto la nostra partecipazione ad operazioni che si protraggono da tempo, nei confronti delle quali dal punto di vista politico l'autorizzazione iniziale ha già visto interessato il Parlamento, che in realtà è un po' meno interessato nell'accettazione del prolungamento. Esso, infatti, viene regolarmente invitato a discutere della cosa nel momento in cui arriva il decreto di copertura; e qui nasce il dibattito. Si tratta di un provvedimento di copertura che quindi il Parlamento deve approvare o si deve discutere politicamente sull'importanza di continuare queste operazioni e sulla loro opportunità? A tale proposito ho presentato un emendamento, che poi avrò modo di illustrare invitando l'Aula ed il Governo ad accoglierlo, in modo da consentire al Parlamento di dare le opportune indicazioni al Governo nel momento in cui si decide di prolungare le attività ovvero, eventualmente, di iniziarne delle nuove.

Gli spunti interessanti di questo decreto sono rappresentati innanzi tutto dal fatto che, mentre in finanziaria è stato assegnato un miliardo di euro per la copertura delle operazioni per l'intero anno, in questo decreto - che prevede una durata di sei mesi - è prevista un'assegnazione di più di 800 milioni di euro, il che quindi modifica la disponibilità, se la stessa previsione verrà ripetuta anche nel secondo semestre, portandola da un miliardo ad una cifra molto superiore. Una cifra che va ad aggiungersi alle assegnazioni di bilancio per la Difesa ed alle assegnazioni per la Difesa nell'ambito del Ministero dello sviluppo, per cui, in sostanza, anche sul piano internazionale non è giusto affermare che l'Italia spenda decisamente molto meno degli altri Paesi con i quali ci confrontiamo.

Se sommiamo tutte queste risorse vediamo che l'Italia fa uno sforzo forse non sufficiente, ma certamente più decoroso di quello che normalmente si crede per la propria Difesa. Debbo dire che ciò da una parte rappresenta un merito dell'attuale Governo e dell'attuale responsabile del Ministero, dall'altra è anche un motivo di soddisfazione per quanto riguarda il Senato. Infatti, nel parere che la competente Commissione del Senato ha espresso sulla finanziaria 2009 per quanto riguardava le assegnazioni per la Difesa si diceva che la Commissione del Senato approvava quanto era stato destinato, a condizione che, per le operazioni internazionali di pace, vi fosse un incremento rispetto al miliardo di euro assegnato.

Ebbene, nel provvedimento al nostro esame l'incremento c'è e va dato atto al Ministero della difesa e al Governo di avere dato seguito, in maniera direi abbastanza rara, alle condizioni che sono state poste dalle competenti Commissioni parlamentari.

Un secondo aspetto interessante - la novità - è la nostra partecipazione all'operazione antipirateria nell'Oceano indiano. Anche questo è un motivo di soddisfazione per noi, perché, come ricorderete tutti, una risoluzione del Senato esortò il Governo a prendere atto della presenza nefasta della pirateria nell'Oceano indiano e, nello stesso tempo, a prevedere una partecipazione tra le forze che la contrastano.

Altri spunti interessanti sono rappresentati nei tre principali centri di nostra presenza: la previsione di un aumento di circa 400 uomini in Afghanistan, soprattutto in corrispondenza delle prossime elezioni; il mantenimento costante delle forze in Libano, dove vi sono più di 2.000 nostri uomini, con un probabile riesame nel prossimo mese di giugno; infine un incremento temporaneo delle forze nell'area balcanica, in particolare per quanto riguarda la Bosnia e in parte il Kosovo. Quindi, sostanzialmente le missioni rimangono quelle di prima.

L'entità della partecipazione italiana vede un leggero aumento in funzione di esigenze contingenti e la qualità delle missioni presenta una leggera evoluzione. Abbiamo iniziato con missioni di carattere esclusivamente militare, condotte soprattutto da forze militari integrate, per la verità, dalla presenza dei Carabinieri, che sono sì militari, ma svolgono soprattutto funzioni di polizia. Oggi ben 12 operazioni sono condotte da forze di polizia, il che in maniera positiva dimostra che vi è una certa evoluzione verso la realizzazione del concetto fondamentale della politica estera e di sicurezza europea illustrato da Solana, che sottolinea la necessità e l'opportunità di passare da una problematica puramente militare e di sicurezza ad una problematica di sicurezza civile una volta che è stata assicurata la stabilità; a ciò si collega la partecipazione non indifferente di forze di polizia italiane.

Un altro indice dell'evoluzione positiva, seppur lenta, è rappresentato dal fatto che cinque missioni sono condotte dalla Guardia di finanza, la quale ovviamente svolge attività di carattere istituzionale (quindi controlli doganali, tasse). Questo denota, a mio parere, un'evoluzione in senso positivo verso una maggiore stabilità nelle aree nelle quali partecipiamo con le nostre forze.

Concludo ricordando che l'ammontare delle risorse risulta congruo rispetto a quanto auspicato dal Parlamento in sede di approvazione della legge finanziaria. La presenza italiana nei vari teatri di crisi appare all'altezza del potenziale economico e politico della Nazione. Mentre per la Difesa, nonostante gli incrementi previsti anche da queste disposizioni, non recitiamo un ruolo da protagonisti nelle spese e nella disponibilità dello strumento militare, siamo protagonisti nelle operazioni internazionali di pace. Anche ieri, interpellato, il Ministro della difesa ha ricordato che in Afghanistan - missione per la quale si dibatte se aumentare o no le forze, anche in relazione alle recenti decisioni di incremento assunte da Obama - l'Italia è il terzo Paese contribuente, è la terza forza presente. Quindi, la nostra partecipazione si stacca dall'entità delle risorse che lo Stato dedica alla Difesa e vi è una presenza maggiore di quanto non costi lo strumento militare per l'Italia.

La partecipazione alla missione denominata Atalanta è motivo di soddisfazione, come ho detto prima, dal momento che recepisce un invito del Senato al Governo. Viene ancora una volta confermata l'affidabilità che l'Italia con le sue Forze armate e di polizia ha in ambito internazionale in situazioni difficili, ad alto rischio, spesso drammatiche sia per le popolazioni che per i nostri operatori.

Voglio ricordare, a conferma di quanto dicevo prima, che ogni volta che si verifica in ambito mondiale una crisi, una delle prime risorse cui personaggi di spicco internazionale come il Presidente degli Stati Uniti o quello egiziano o quello israeliano (come nel caso dei recenti episodi di Gaza, ma si potrebbero citare anche i casi della Georgia o del Libano) puntualmente fanno riferimento per giungere a una soluzione di tregua o di interposizione è la presenza di soldati o carabinieri italiani. Forse è l'unico elemento di grande successo dell'Italia in ambito internazionale. Per questo motivo insisto ancora nel tentativo di calamitare l'attenzione del Parlamento su un argomento di tale importanza.

Vi deve essere grande stima e gratitudine da parte della società italiana nei confronti del lavoro svolto dai nostri uomini e dalle nostre donne. Essi costituiscono un'autentica forza dell'Italia in ambito internazionale, una forza di carattere politico e professionale, una forza umanitaria, una forza di pace e stabilizzazione contro le minacce terroristiche (di cui tutti parlano) e sovvertitrici della democrazia.

In conclusione, proprio agli uomini e alle donne che fanno parte e danno vita allo strumento di difesa e sicurezza italiano deve andare la nostra stima per la loro capacità professionale, lo spirito di sacrificio ed il coraggio, nonché la nostra gratitudine per l'azione di prevenzione e di tutela dai pericoli e dalle minacce, non solo a favore delle popolazioni soccorse, ma, in una visione di sicurezza globale che dobbiamo decidere di fare nostra, anche per la nostra società. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Del Vecchio).