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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 152 del 17/02/2009


PISTORIO (Misto-MPA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA). Signor Presidente, la semplificazione e la riduzione dello stock legislativo, avviato con l'articolo 24 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito nella legge n. 133 del 2008 (cosiddetta manovra d'estate), e perfezionato con il decreto-legge in discussione tramite l'espressa abrogazione di tutti quegli atti di cui si ritiene cessata la vigenza, è un primo passo nella direzione di una profonda revisione del corpus normativo del nostro Paese, che è condiviso e valutato positivamente dal Movimento per l'Autonomia, nel quadro di un'organica riforma, a partire dalla redazione di testi unici, dalla riduzione della proliferazione legislativa e da una attenta revisione delle modalità di redazione dei testi normativi, troppo spesso farraginosi e contorti e non di rado di difficile interpretazione.

L'ampiezza dell'intervento abrogativo operata con la manovra d'estate ha determinato, inevitabilmente, l'abrogazione di alcune norme ancora necessarie, la cui vigenza non è ancora interamente cessata ed i cui effetti sui cittadini meritavano forse una più approfondita valutazione. La disposizione contenuta all'articolo 3 del decreto-legge al nostro esame corregge queste sviste, consentendo di sottrarre all'effetto abrogativo de quo gli atti normativi per i quali le amministrazioni competenti hanno ritenuto indispensabile il mantenimento in vigore.

Tra queste norme vi sono due disposizioni che, negli anni, hanno regolato le procedure di erogazione dei contributi statali per la ricostruzione dei territori del Belice danneggiati dal sisma del gennaio 1968: la legge n. 464 del 1978 e la legge n. 433 del 1991, elencate all'allegato A rispettivamente alle voci 2990 e 3309, che vengono salvate dall'abrogazione anche per la sensibilità del Ministro Calderoli, che in questa sede ringraziamo.

Si tratta di disposizioni che, regolando le procedure giuridiche e tecnico-amministrative e consentendo l'erogazione delle risorse finanziarie stanziate dalla legge finanziaria 2007 e appostate in bilancio a legislazione vigente, rappresentano lo strumento giuridico essenziale per il completamento degli interventi di ricostruzione dell'edilizia privata. In particolare, la legge n. 464 contiene le norme generali che presiedono al riconoscimento del diritto al contributo, alla quantificazione delle provvidenze economiche ed alla loro erogazione, nonché alle procedure di approvazione dei progetti attraverso il funzionamento di una commissione. La legge n. 433 del 1991 contiene invece disposizioni che regolano l'acquisizione al patrimonio dei Comuni delle aree o degli immobili di risulta per i quali i cittadini hanno ottenuto il contributo di ricostruzione in un nuovo sito, consentendo ai Comuni stessi di intervenire per la salvaguardia, la tutela e la rinascita dei centri storici. Ora, queste disposizioni mi consentono, cari colleghi, di offrirvi un breve spaccato di quello che è ancora oggi il tema della ricostruzione incompleta del Belice.

Ad oltre quarant'anni dal sisma, la ricostruzione dei Comuni distrutti e danneggiati dal terremoto non è stata ancora completata. Le cause di questo inspiegabile ritardo sono state individuate puntualmente dalla Commissione parlamentare sulla destinazione dei fondi per la ricostruzione del Belice, istituita nella XII legislatura, nei cui atti si afferma: «Molteplici modulazioni degli impegni di spesa, spesso stornati verso altri capitoli di bilancio, ovvero andati in perenzione amministrativa a causa dei ritardi accumulati dagli organi dello Stato - lo dice una Commissione parlamentare, non una commissione di amministratori locali - nell'erogazione delle somme previste ai comuni del Belice ... Oggettivo minore impegno finanziario dello Stato a favore del Belice rispetto ad altre calamità che hanno colpito il Paese...». Ripeto, sono osservazioni di una Commissione parlamentare.

La minore erogazione rispetto a quanto stanziato emerge chiaramente dalla relazione della Ragioneria generale dello Stato del 29 febbraio 1996, dove viene chiarito che per il periodo 1968-1995 le somme stanziate a favore del Belice ammontavano a 3.100 miliardi di lire, a fronte di pagamenti effettivamente disposti per 2.272 miliardi di lire, ovvero quasi il 30 per cento in meno delle somme concretamente impiegate rispetto a quelle impegnate. Anche l'insufficiente impegno finanziario dello Stato rispetto ad altre calamità emerge dall'analisi finanziaria della relazione: i 2.272 miliardi di lire erogati per il Belice, ammontano, una volta rivalutati, a 11.000 miliardi, equivalenti ad un terzo dei circa 30.000 miliardi di lire assegnati al Friuli per il terremoto del 1976.

A conferma del mancato concreto sostegno dello Stato, il documento conclusivo della Commissione bicamerale, approvato all'unanimità il 14 marzo 1996, afferma, in fine, che: «Le popolazioni interessate dal sisma del 1968 sono state vittime di insipienza e malgoverno» e che «è stata ricostruito gran parte del territorio con soli 2.200 miliardi di lire, e di ciò deve essere dato atto alle popolazioni a alle amministrazioni locali interessate». Ma lo scenario negli ultimi anni non sembra essere cambiato.

Nonostante l'VIII Commissione della Camera dei deputati, nella seduta del 16 ottobre 2006 abbia verificato, validando il lavoro di verifica del coordinamento dei sindaci del Belice, che il fabbisogno per completare gli interventi per l'edilizia privata ammontava ancora a 430 milioni di euro e quello per l'edilizia pubblica a 133 milioni di euro e nonostante si impegnasse il Governo a reperire le necessarie risorse la finanziaria per il 2007 ha stanziato risorse per soli 100 milioni di euro in 3 anni e la finanziaria per il 2008 ha destinato 50 milioni aggiuntivi, a valere sul fondo per l'edilizia residenziale pubblica.

Le risorse stanziate non solo sono state insufficienti (150 milioni, a fronte di un fabbisogno complessivo di 563 milioni), ma sono state ulteriormente ridotte da questo Governo con la manovra di luglio a soli 88 milioni di euro! E non è tutto. I 20 milioni del 2007 non sono stati ancora erogati dai Comuni ai privati e i 30 milioni del 2008 non sono stati ancora trasferiti ai Comuni: quindi le risorse o non sono state erogate o non sono state ancora trasferite.

Voglio dire però, cari colleghi e rappresentanti del Governo, che qualcosa è cambiato solo per opera dei nostri concittadini di quei territori. Nonostante gli scempi del terremoto e quelli provocati dall'inadempienza dello Stato, nonostante la perdurante presenza di ruderi e rovine, la valle sembra essere risorta come territorio agricolo produttivo, intensamente coltivato a vigneti ed oliveti, attento alle colture biologiche e costellato da insediamenti agrituristici.

Altri segnali positivi vengono dalla nuova generazione di amministratori locali che, come in questo caso, si è mobilitata ed affronta con coraggio e consapevolezza la gestione di un'eredità difficile, rappresentata dai nuovi insediamenti con migliaia di case vuote, da centri storici ridotti a siti archeologici, da opere d'arte arrugginite, da ettari di suoli cementificati che costituiscono le basi delle baraccopoli.

Comincia finalmente ad emergere un progetto complessivo di sviluppo locale che cerca di riannodare i fili con le radici culturali delle comunità in un processo più complessivo di lotta agli sprechi e all'assistenzialismo, fondando politiche nuove sulle peculiari vocazioni della Regione.

Sulla base di questa prospettiva di svolta e di ripresa, auspico che questo Governo abbia la volontà e la forza di mettere la parola fine alla storia infinita della ricostruzione del Belice, facendo tesoro degli errori del passato con convinzione e lungimiranza, credendo nelle potenzialità del nostro territorio, stanziando adeguate risorse ed investendole al meglio.