INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, nell'esame di questo Atto Senato n. 1342, che reca la conversione in legge del decreto-legge sulla semplificazione normativa, vale la pena di ricordare il contributo che l'opposizione ha fornito sia alla Camera dei deputati che al Senato. Nell'altro ramo del Parlamento sia in I Commissione, con i rilievi formulati dall'onorevole Zaccaria e con l'ordine del giorno che è stato accolto, sia in Aula con un emendamento presentato dall'onorevole Lanzillotta relativo ai progetti di classificazione.
Qui al Senato è noto che gli ordini del giorno presentati rispettivamente dai senatori D'Alia e Bianco e dai senatori Bianco e Adamo hanno richiesto un aggiornamento della relazione Pajno per garantire di partire proprio dal procedimento iniziale di cui al provvedimento taglia-leggi.
Inoltre, vorrei sottolineare che l'ordine del giorno del relatore, accolto dal Governo, è stato significativo per la nostra parte politica in quanto impegna il Governo a non procedere più alle abrogazioni mediante decreti-legge, ma attraverso decreti legislativi e quindi a recuperare, anche se a valle del procedimento, il ruolo del Parlamento.
Ora, al di là degli elementi importanti sui quali crediamo di aver dato un contributo e sui quali abbiamo anche trovato ascolto da parte del Governo, era difficile immaginare un procedimento che in 60 giorni consentisse al Parlamento di mettere mano all'abrogazione di oltre 30.000 leggi. Soltanto aver concepito un procedimento di questo genere ci sembra non condivisibile.
Peraltro, non si condivide neanche il tema della decretazione d'urgenza che, almeno in prima istanza, tende ad escludere - tranne poi recuperare tale procedimento a valle con i decreti legislativi - il Parlamento da questa funzione e a lasciare il Governo quale unico attore dell'abrogazione di numerose leggi. Questo utilizzo errato della decretazione d'urgenza mal si coniuga con l'obiettivo da noi condiviso, che già era stato fatto proprio dal Governo Amato nel 2001 con il tema dell'informatizzazione di tutte le leggi. Poi dal 2001 al 2005, con il Governo Berlusconi, tale tema fu abbandonato per essere poi ripreso alla fine del 2005 sulla base, per la verità, di un percorso molto più condivisibile, che prevedeva 24 mesi per la relazione al Parlamento ed altri 24 mesi per l'abrogazione. In quel caso si faceva riferimento ad una legge delega e alla previsione di una Commissione bicamerale ad hoc.
Ora, il decreto-legge al nostro esame, anche se richiama i termini dell'urgenza, in realtà, signor Ministro, rappresentanti del Governo, colleghi, è stato voluto non tanto per ciò che verrà dopo, ma soprattutto per ciò che è accaduto con riferimento al decreto-legge n. 112 del 2008. È noto, infatti, che gli effetti abrogativi dell'articolo 24 di quel provvedimento sono stati molto nocivi e pericolosi, tanto che hanno reso necessario ricorrere a questa decretazione d'urgenza da parte del Governo.
Non c'è dubbio che il decreto-legge in esame trova nelle finalità e nell'obiettivo la nostra condivisione. Pur tuttavia, signor Ministro, rappresentante del Governo, ci sia consentito dire che è ancora viva una palese contraddizione nelle Aule parlamentari e nelle Commissioni. Siamo d'accordo sulla semplificazione normativa, anche se bisognerebbe verificare come vengono scritte le leggi. In questo senso richiamo il lavoro che il Comitato per la legislazione alla Camera ha svolto in tante e tante occasioni.
Signor Ministro, come si può credere ad una semplificazione normativa quando ancora oggi il Governo, attraverso provvedimenti quali il decreto-legge n. 112 del 2008, il decreto-legge n. 207 del 2008 (il cosiddetto milleproroghe) e il disegno di legge n. 1082, da una parte incarica un suo Ministro a portare avanti tale progetto per poi contraddire il suo procedimento legislativo attraverso leggi che null'altro sono se non contenitori. Basta ricordare quanto è contenuto nel decreto-legge milleproroghe o nel disegno di legge n. 1082 che contiene contestualmente norme relative ai Comuni o al processo civile con altre del tutto improprie per quella sede.
È un percorso politicamente poco credibile rispetto al quale ci si augura che si possa procedere lungo la strada della semplificazione, con testi unici e leggi che siano proprie per materia. Ci si augura poi che finisca lo scempio che non consente al Parlamento di misurarsi su un testo organico ma lo costringe ad esaminare norme inserite ora in un provvedimento, ora in un altro, che vengono ripescate e poi cancellate.
Quello contenuto nel provvedimento che ci accingiamo a votare, oltre che essere un procedimento contraddittorio, non mette in condizione i parlamentari di legiferare nel modo migliore possibile, al di là dei contenuti e delle opinioni.
È per questo, signor Ministro, rappresentanti del Governo, cari colleghi, che pur condividendo le finalità e l'obiettivo il nostro sarà un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo PD).