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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 152 del 17/02/2009


Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(1342) Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 dicembre 2008, n. 200, recante misure urgenti in materia di semplificazione normativa (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,40)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1342, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta antimeridiana il relatore ha svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale e le repliche del relatore e del rappresentante del Governo.

Invito il senatore Segretario a dar lettura dei pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti.

MONGIELLO, segretario. «La 1a Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo, nonché gli emendamenti ad esso riferiti, esprime, per quanto di competenza, parere non ostativo».

«La Commissione programmazione economica, bilancio, esaminato il disegno di legge in titolo ed i relativi emendamenti trasmessi dall'Assemblea, esprime, per quanto di propria competenza, parere non ostativo sul testo.

Esprime, poi, parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, sulle proposte 1.1, 1.2 e 1.3.

Esprime, infine, parere non ostativo sui restanti emendamenti».

PRESIDENTE. Colleghi, avverto che sono da ritenersi improponibili per estraneità alla materia oggetto del provvedimento al nostro l'esame gli emendamenti che tendano ad abrogare norme al di fuori di una finalità di semplificazione normativa, anche in relazione al particolare rigore con il quale deve essere valutata la corrispondenza al testo di emendamenti presentati a provvedimenti di urgenza. Pertanto, ai sensi dell'articolo 97, comma primo, del Regolamento è improponibile l'emendamento 2.0.1.

Passiamo all'esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PASTORE, relatore. Signor Presidente, desidero effettuare una doverosa premessa di carattere generale riguardante gli emendamenti: il termine per convertire un decreto-legge scade il sessantesimo giorno e quindi, per il decreto-legge in esame credo tra tre giorni; per cui anche per emendamenti che potrebbero essere condivisibili il parere non può essere favorevole per ragioni di tempistica.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno, sono favorevole agli ordini del giorno della Commissione G100, che esprime una valutazione che poi è comune anche ad altri ordini del giorno, e G101.

Con riferimento agli altri ordini del giorno, esprimo parere favorevole sul G103 limitatamente all'ultimo periodo del dispositivo, dato che le premesse sono sostanzialmente identiche a quelle dell'ordine del giorno della Commissione, mentre il primo capoverso del dispositivo coinvolge banche dati che non sono nella disponibilità gratuita dello Stato.

Quanto all'ordine del giorno G104, esso è sostanzialmente simile se non identico all'ordine del giorno approvato dalla Commissione; c'è una differenza, però, al secondo capoverso del dispositivo, laddove esso prevede, oltre alla consultazione per via informatica, anche l'aggiornamento dei testi con le modifiche nel frattempo intervenute: su questa parte il parere è favorevole.

Sull'ordine del giorno G102 mi rimetto al Governo, però ritengo difficile che si possa influenzare il CED della Corte di cassazione, che ha una sua autonoma regolamentazione e disporne sin d'ora, senza fare i conti anche con il bilancio dello Stato, l'accessibilità gratuita.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G100.

Formulo un invito al ritiro sull'ordine del giorno G103, perché la parte di dispositivo su cui ha espresso parere favorevole il relatore è esattamente identica al dispositivo del G100 della Commissione. Nel caso in cui tale invito non dovesse venire accolto, il parere è contrario.

Formulo un invito a riformulare il G104, eliminando il primo dispositivo, mentre il parere è positivo sul secondo. Qualora venisse riformulato, il Governo accoglierebbe l'ordine del giorno G104 come raccomandazione.

Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G101 e formulo un invito al ritiro sul G102; altrimenti il parere è contrario in quanto va ad incidere sul CED della Corte di cassazione e quindi non nella nostra disponibilità.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G100 non sarà posto in votazione. I presentatori accolgono l'invito al ritiro formulato sull'ordine del giorno G103?

CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Sì, signor Presidente, ritiriamo gli ordini del giorno G103 e G102.

PRESIDENTE. Ricordo la disponibilità del Governo ad accogliere l'ordine del giorno G104 come raccomandazione, qualora sia riformulato eliminando il primo dispositivo.

PARDI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Signor Presidente, desidero intervenire brevemente sulla inammissibilità dell'emendamento 2.0.1. Diciamo così: potrebbe sembrare un'insistenza persecutoria, quella di proporre un emendamento abrogativo della legge Alfano, una legge diventata tale nel 23 luglio 2008, ma, in realtà, la notizia di oggi che sta qui, riportata sul foglio che ho in mano, che attesta che l'avvocato Mills fu corrotto dalla Fininvest, e per il quale è stata chiesta e data una condanna a quattro anni e sei mesi, dimostra che c'è stato un processo per corruzione in cui l'avvocato Mills era imputato di essere corrotto dall'azienda del Presidente del Consiglio. Lui é stato condannato. Se lui é stato condannato, qualcuno lo ha corrotto. Allora, la richiesta di abrogare la cosiddetta legge Alfano viene rafforzata da una questione di attualità. Noi abbiamo un Presidente del Consiglio la cui azienda ha corrotto l'avvocato Mills e non si può fare niente su questo, perché il Presidente del Consiglio è protetto da una legge che sancisce la fine dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge - soprattutto della sua: sciolto dal vincolo delle leggi noi dobbiamo assistere impotenti a questo stato di cose. Capisco che in questo contesto sia inammissibile un emendamento che richiede l'abrogazione della legge Alfano, però voglio mettere agli atti che la pura e semplice realtà giudiziaria esistente nel Paese testimonia che quella legge è ingiusta e che nella realtà in cui viviamo è impossibile procedere contro chi, come attestato da questa condanna, ha corrotto l'imputato in questione.

Sarà poco elegante insistere su argomenti di questo tipo, ma purtroppo è la nostra stessa situazione istituzionale che non è elegante. (Applausi dal Gruppo IdV).

PRESIDENTE. Senatore Pardi, dovrebbe dirmi, se non le dispiace, cosa intende fare dell'ordine del giorno? Accetta l'invito a espungere il primo capoverso del dispositivo e che l'ordine del giorno sia accolto come raccomandazione?

PARDI (IdV). Sì, lo accetto e non insisto per la sua votazione.

PRESIDENTE. Poichè i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G104 (testo 2), accolto come raccomandazione, non verrà posto in votazione. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G101 non verrà posto ai voti. Ricordo che l'ordine del giorno G102 è ritirato.

Passiamo all'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Procediamo all'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno riferiti all'articolo 1 del decreto-legge, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PASTORE, relatore. Signor Presidente, ho già dichiarato che, data la scadenza ormai prossima del decreto, il provvedimento è sostanzialmente inemendabile. Su di esso c'è stata, tra l'altro, una larga condivisione alla Camera e al Senato. Peraltro, gli emendamenti 1.1, 1.2 e 1.3 hanno il parere contrario della 5a Commissione; inviterei, pertanto, i presentatori a ritirarli; in caso contrario, il parere è negativo.

Gli ordini del giorno a mia firma tendono a potenziare il progetto «Normattiva», prevedendo quello che è stato definito con un termine inglese il progetto workflow normativo.

PRESIDENTE. Senatore Pastore, non è obbligatorio citare termini inglesi. Ci troviamo più a nostro agio con l'italiano.

PASTORE, relatore. Siccome così é stato indicato negli atti del gruppo di lavoro e siccome workflow significa flusso di lavoro, noi potremmo chiamarlo iter legislativo o qualcosa del genere; sarà cura del Ministro e della Commissione che presiedo utilizzare una terminologia aderente allo spirito nazionale.

L'ordine del giorno G1.101 riguarda, relativamente all'informatizzazione, i rapporti con le Regioni e mira a rendere più chiaro quanto previsto nel decreto‑legge, soprattutto nella parte modificata dalla Camera.

Naturalmente sono disponibile a una riscrittura se il Governo ritenesse di dover meglio precisare qualche passaggio.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Signor Presidente, solleciterei i presentatori degli emendamenti 1.1, 1.2 e 1.3 al ritiro, per il semplice motivo che il Poligrafico dello Stato, con il suo servizio GURITEL, è uno dei soggetti che sicuramente verrà preso in considerazione rispetto al progetto «Normattiva». Se dovessi però introdurre per legge l'individuazione dello specifico soggetto, in fase di trattativa, rispetto al costo dell'operazione, perderei qualsiasi tipo di margine di manovra. Da oggi siamo scesi di quasi un milione rispetto al prezzo inizialmente richiesto; intendo proseguire con questa trattativa spendendo il meno possibile e, quindi, invito i presentatori al ritiro degli emendamenti.

PRESIDENTE. Senatore Cintola, accoglie l'invito, rivoltole dal Ministro, a ritirare gli emendamenti 1.1 e 1.2?

CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, accetto l'invito e mi sembra corretto dire al Ministro che mi fido dell'impostazione che lui ha dato e che è stata verbalizzata nella seduta odierna. Pertanto, non posso non essere poi consequenziale con quanto sta dichiarando in Aula, che mi convince. Ecco perchè accetto l'invito e ritiro gli emendamenti.

PRESIDENTE. Senatore Pardi, accoglie l'invito a ritirare l'emendamento 1.3?

PARDI (IdV). No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Senatore Pardi, le ricordo che l'emendamento è improcedibile, in quanto la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

PARDI (IdV). Allora, pazienza.

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno G1.100 e G1.101.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il parere è favorevole sull'ordine del giorno G1.100, così come sull'ordine del giorno G1.101, a condizione che vengano espunte le ultime parole "ferma restando la prosecuzione dei finanziamenti regionali per la banca dati in essere", proprio per non andare a toccare l'autonomia finanziaria delle Regioni.

PRESIDENTE. Senatore Pastore, accoglie la proposta?

PASTORE, relatore. Sì.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno G1.100 e G1.101 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 2 del decreto-legge.

PARDI (IdV). Signor Presidente, con l'emendamento 2.1 si propone di aggiungere al comma 2 dell'articolo 2, dopo le parole «con atto ricognitivo», le parole: «di natura regolamentare, da adottarsi con decreto del Presidente della Repubblica, ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400».

La motivazione è tecnica, ma ha il suo peso. Il comma 2 dell'articolo 2 del provvedimento demanda ad un atto ricognitivo del Governo l'individuazione delle disposizioni di rango regolamentare implicitamente abrogate, in quanto connesse esclusivamente alla vigenza degli atti legislativi abrogati dal comma 1. Il comma non precisa però la natura giuridica di tale atto. Sembra presumibile - ma solo presumibile - che esso debba essere adottato con decreto del Presidente della Repubblica per poter procedere all'abrogazione di atti ad esso equiordinati, come i regolamenti governativi.

Il presente emendamento, quindi, rende esplicita e chiarisce la natura regolamentare degli atti, prevedendo la loro adozione ai sensi dell'articolo 17 della legge 23 agosto 1988, numero 400. In un decreto‑legge sulla semplificazione normativa ci si aspetta legittimamente una certa chiarezza normativa dal Governo.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

PASTORE, relatore. Per quanto riguarda gli emendamenti 2.All.1.3, 2.All.1.1 e 2.All.1.2, valgono le considerazioni già esposte in merito al problema della scadenza del decreto‑legge. Invito quindi i presentatori - i senatori Lauro e D'Alia - a presentare un ordine del giorno perché, come è noto, questo decreto prevede la possibilità di recupero delle norme erroneamente abrogate. Potrebbe quindi essere presentato un ordine del giorno con l'indicazione di queste norme, che andranno naturalmente verificate, ma che potranno essere rimesse in carreggiata qualora siano state erroneamente inserite.

Per quanto riguarda l'emendamento 2.1, l'osservazione che è stata fatta dal collega Pardi merita considerazione: l'atto ricognitivo è un atto al di fuori dello schema della legge n. 400. Purtroppo, la scadenza del decreto non ci consente di accogliere l'emendamento, tuttavia, vorrei invitare il collega Pardi a trasformarlo in un ordine del giorno, in modo che l'indirizzo del legislatore sia quello di far rientrare l'atto nell'articolo 17 della legge n. 400.

Vorrei anche far presente ai colleghi che nel collegato in discussione nelle Commissioni affari costituzionali e giustizia è stata prevista una norma a regime con cui, ove ci fosse bisogno di dirlo espressamente, il Governo è autorizzato ad emanare regolamenti che individuino i regolamenti abrogati per effetto delle varie situazioni in evoluzione. Quindi, anche queste disposizioni contenute nel provvedimento in esame saranno superate - mi auguro - con una norma a regime che porrà fine a questa situazione di incertezza: infatti, il Governo potrà con regolamenti abrogare propri regolamenti; visto che lo stock normativo dei regolamenti è più alto di quello delle leggi, ritengo sia interesse comune che questo avvenga.

Credo che un ordine del giorno di questo tipo possa essere utile, proprio per un chiarimento del quale si sente obiettivamente la necessità.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Il parere è conforme a quello del relatore. Anch'io sollecito il senatore Pardi alla trasformazione del suo emendamento in un ordine del giorno che possa puntualizzare un aspetto che veniva ritenuto scontato, ma che, nell'incertezza interpretativa, potrebbe non esserlo e l'ordine del giorno potrebbe pertanto aiutare.

PRESIDENTE. Senatore Lauro, accetta l'invito a ritirare l'emendamento 2.All.1.3 e a trasformarlo in un ordine del giorno?

LAURO (PdL). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2 All.1.3 non verrà posto ai voti.

Senatore Cintola, accoglie l'invito a ritirare e a trasformare gli emendamenti 2.All.1.1 e 2.All.1.2 in ordini del giorno?

CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, non accetto l'invito per due ordini di motivi. Non ho capito le motivazioni per cui è stato chiesto il ritiro da parte del relatore, così come non comprendo come mai poi il rappresentante del Governo non abbia dato alcun tipo di indicazione sugli emendamenti 2.All.1.1 e 2.All.1.2. (Brusìo). Presidente, sarà che il disegno di legge interessa a pochi, che non è di grande rilevanza o che magari non viene ritenuto tale, ma questo brusìo non ci consente neanche di sentire. Non ho potuto ascoltare l'intervento del relatore; pertanto, non posso rispondere né no né sì, perché non ho capito nulla.

PRESIDENTE. Signor Ministro, vuole fornire qualche chiarimento al senatore Cintola?

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. L'invito al ritiro degli emendamenti è legato al fatto che lo strumento che si è deciso di utilizzare per il salvataggio delle leggi che non devono essere abrogate è quello del decreto legislativo. Il Governo lo emanerà entro il 16 dicembre 2009 e in esso verranno indicate tutte le leggi che resteranno in vigore e che verranno quindi conservate, impegnandosi a introdurre in quell'elenco anche le leggi che gli emendamenti presentati dal senatore D'Alia chiedono che vengano salvate, perché non vi è più la scadenza di un'immediata soppressione. Lo strumento del decreto legislativo separerà ciò che resterà in vigore da ciò che invece è da eliminare.

L'invito alla trasformazione in ordine del giorno era riferito soltanto all'emendamento 2.1 del collega Pardi e non agli emendamenti del senatore D'Alia.

CINTOLA (UDC-SVP-Aut). In questi termini, accolgo l'invito al ritiro di tali emendamenti.

PRESIDENTE. Senatore Pardi, accetta l'invito a ritirare e a trasformare l'emendamento 2.1 in ordine del giorno?

PARDI (IdV). Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.1 non verrà posto in votazione.

Invito il rappresentante del Governo a pronunciarsi sull'ordine del giorno G2.100.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G2.100 non verrà posto in votazione.

L'emendamento 2.0.1 è improponibile.

Passiamo all'esame dell'emendamento riferito all'articolo 3 del decreto-legge, che si intende illustrato e su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

PASTORE, relatore. Presidente, si tratta della stessa questione di cui abbiamo discusso precedentemente sugli emendamenti riferiti all'allegato, quelli cioè che cercano di recuperare delle norme. In questo caso l'emendamento si riferisce al decreto-legge n. 112, ma la procedura è esattamente la stessa e questa norma potrà essere ripescata con i decreti legislativi di cui parlava prima il Ministro.

Pertanto, invito al ritiro per coerenza con quanto detto precedentemente.

CALDEROLI, ministro per la semplificazione normativa. Per le medesime motivazioni già espresse, invito il presentatore a ritirare l'emendamento 3.2, con l'impegno a recuperarne il contenuto nel decreto legislativo.

PRESIDENTE. Chiedo al presentatore se intende accogliere l'invito del Governo.

CUFFARO (UDC-SVP-Aut). Sì, signor Presidente, ritiro l'emendamento.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

PARDI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARDI (IdV). Su questo provvedimento l'Italia dei Valori, alla Camera dei deputati, ha votato a favore, sia pure con dei rilievi critici, e si appresta a farlo anche qui al Senato.

Non sto a riportare alla memoria le osservazioni critiche già svolte dal collega Mascitelli. Tengo soltanto a ribadire che gli elementi della semplificazione legislativa non stanno soltanto in questo provvedimento: per ora se ne ritrovano segni anche nella cosiddetta legge Brunetta, il disegno di legge n. 847-B, e nel disegno di legge n. 1082, in considerazione degli emendamenti del Pastore e di altri. Non vorrei che sulla questione della semplificazione legislativa si creasse una sorta di fenomenologia dello spirito diffuso, per cui si possono ritrovare elementi di semplificazione sparsi ovunque, il che - pur volendo essere neutri - determina nocumento rispetto alle possibilità di chiarezza.

Riconosco al ministro Calderoli un impegno effettivo su questo terreno. Ho anche ascoltato la interessante relazione di sintesi storica che ha voluto esporre in Commissione. Tuttavia, proprio perché la necessità della semplificazione legislativa ha un fondamento, mi sembra motivo di critica il fatto che elementi di semplificazione si possano ritrovare sparsi in varie leggi. Capisco la necessità di coordinamento, però, penso sarebbe più rigoroso mantenere un filone unico afferente al resto del corpo legislativo, per evitare questo gioco di domanda e risposta che le leggi alla fine fanno tra loro.

Non insisto sulla necessità di recuperare leggi tagliate o recuperate perché ci è stato spiegato che ciò aveva una sua inevitabile ragion d'essere data la difficoltà, però, l'intervento qui è rivolto a richiedere una reale applicazione dello spirito della semplificazione.

Con ciò confermo che il Gruppo Italia dei Valori voterà a favore. (Applausi dal Gruppo IdV).

PISTORIO (Misto-MPA). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA). Signor Presidente, la semplificazione e la riduzione dello stock legislativo, avviato con l'articolo 24 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito nella legge n. 133 del 2008 (cosiddetta manovra d'estate), e perfezionato con il decreto-legge in discussione tramite l'espressa abrogazione di tutti quegli atti di cui si ritiene cessata la vigenza, è un primo passo nella direzione di una profonda revisione del corpus normativo del nostro Paese, che è condiviso e valutato positivamente dal Movimento per l'Autonomia, nel quadro di un'organica riforma, a partire dalla redazione di testi unici, dalla riduzione della proliferazione legislativa e da una attenta revisione delle modalità di redazione dei testi normativi, troppo spesso farraginosi e contorti e non di rado di difficile interpretazione.

L'ampiezza dell'intervento abrogativo operata con la manovra d'estate ha determinato, inevitabilmente, l'abrogazione di alcune norme ancora necessarie, la cui vigenza non è ancora interamente cessata ed i cui effetti sui cittadini meritavano forse una più approfondita valutazione. La disposizione contenuta all'articolo 3 del decreto-legge al nostro esame corregge queste sviste, consentendo di sottrarre all'effetto abrogativo de quo gli atti normativi per i quali le amministrazioni competenti hanno ritenuto indispensabile il mantenimento in vigore.

Tra queste norme vi sono due disposizioni che, negli anni, hanno regolato le procedure di erogazione dei contributi statali per la ricostruzione dei territori del Belice danneggiati dal sisma del gennaio 1968: la legge n. 464 del 1978 e la legge n. 433 del 1991, elencate all'allegato A rispettivamente alle voci 2990 e 3309, che vengono salvate dall'abrogazione anche per la sensibilità del Ministro Calderoli, che in questa sede ringraziamo.

Si tratta di disposizioni che, regolando le procedure giuridiche e tecnico-amministrative e consentendo l'erogazione delle risorse finanziarie stanziate dalla legge finanziaria 2007 e appostate in bilancio a legislazione vigente, rappresentano lo strumento giuridico essenziale per il completamento degli interventi di ricostruzione dell'edilizia privata. In particolare, la legge n. 464 contiene le norme generali che presiedono al riconoscimento del diritto al contributo, alla quantificazione delle provvidenze economiche ed alla loro erogazione, nonché alle procedure di approvazione dei progetti attraverso il funzionamento di una commissione. La legge n. 433 del 1991 contiene invece disposizioni che regolano l'acquisizione al patrimonio dei Comuni delle aree o degli immobili di risulta per i quali i cittadini hanno ottenuto il contributo di ricostruzione in un nuovo sito, consentendo ai Comuni stessi di intervenire per la salvaguardia, la tutela e la rinascita dei centri storici. Ora, queste disposizioni mi consentono, cari colleghi, di offrirvi un breve spaccato di quello che è ancora oggi il tema della ricostruzione incompleta del Belice.

Ad oltre quarant'anni dal sisma, la ricostruzione dei Comuni distrutti e danneggiati dal terremoto non è stata ancora completata. Le cause di questo inspiegabile ritardo sono state individuate puntualmente dalla Commissione parlamentare sulla destinazione dei fondi per la ricostruzione del Belice, istituita nella XII legislatura, nei cui atti si afferma: «Molteplici modulazioni degli impegni di spesa, spesso stornati verso altri capitoli di bilancio, ovvero andati in perenzione amministrativa a causa dei ritardi accumulati dagli organi dello Stato - lo dice una Commissione parlamentare, non una commissione di amministratori locali - nell'erogazione delle somme previste ai comuni del Belice ... Oggettivo minore impegno finanziario dello Stato a favore del Belice rispetto ad altre calamità che hanno colpito il Paese...». Ripeto, sono osservazioni di una Commissione parlamentare.

La minore erogazione rispetto a quanto stanziato emerge chiaramente dalla relazione della Ragioneria generale dello Stato del 29 febbraio 1996, dove viene chiarito che per il periodo 1968-1995 le somme stanziate a favore del Belice ammontavano a 3.100 miliardi di lire, a fronte di pagamenti effettivamente disposti per 2.272 miliardi di lire, ovvero quasi il 30 per cento in meno delle somme concretamente impiegate rispetto a quelle impegnate. Anche l'insufficiente impegno finanziario dello Stato rispetto ad altre calamità emerge dall'analisi finanziaria della relazione: i 2.272 miliardi di lire erogati per il Belice, ammontano, una volta rivalutati, a 11.000 miliardi, equivalenti ad un terzo dei circa 30.000 miliardi di lire assegnati al Friuli per il terremoto del 1976.

A conferma del mancato concreto sostegno dello Stato, il documento conclusivo della Commissione bicamerale, approvato all'unanimità il 14 marzo 1996, afferma, in fine, che: «Le popolazioni interessate dal sisma del 1968 sono state vittime di insipienza e malgoverno» e che «è stata ricostruito gran parte del territorio con soli 2.200 miliardi di lire, e di ciò deve essere dato atto alle popolazioni a alle amministrazioni locali interessate». Ma lo scenario negli ultimi anni non sembra essere cambiato.

Nonostante l'VIII Commissione della Camera dei deputati, nella seduta del 16 ottobre 2006 abbia verificato, validando il lavoro di verifica del coordinamento dei sindaci del Belice, che il fabbisogno per completare gli interventi per l'edilizia privata ammontava ancora a 430 milioni di euro e quello per l'edilizia pubblica a 133 milioni di euro e nonostante si impegnasse il Governo a reperire le necessarie risorse la finanziaria per il 2007 ha stanziato risorse per soli 100 milioni di euro in 3 anni e la finanziaria per il 2008 ha destinato 50 milioni aggiuntivi, a valere sul fondo per l'edilizia residenziale pubblica.

Le risorse stanziate non solo sono state insufficienti (150 milioni, a fronte di un fabbisogno complessivo di 563 milioni), ma sono state ulteriormente ridotte da questo Governo con la manovra di luglio a soli 88 milioni di euro! E non è tutto. I 20 milioni del 2007 non sono stati ancora erogati dai Comuni ai privati e i 30 milioni del 2008 non sono stati ancora trasferiti ai Comuni: quindi le risorse o non sono state erogate o non sono state ancora trasferite.

Voglio dire però, cari colleghi e rappresentanti del Governo, che qualcosa è cambiato solo per opera dei nostri concittadini di quei territori. Nonostante gli scempi del terremoto e quelli provocati dall'inadempienza dello Stato, nonostante la perdurante presenza di ruderi e rovine, la valle sembra essere risorta come territorio agricolo produttivo, intensamente coltivato a vigneti ed oliveti, attento alle colture biologiche e costellato da insediamenti agrituristici.

Altri segnali positivi vengono dalla nuova generazione di amministratori locali che, come in questo caso, si è mobilitata ed affronta con coraggio e consapevolezza la gestione di un'eredità difficile, rappresentata dai nuovi insediamenti con migliaia di case vuote, da centri storici ridotti a siti archeologici, da opere d'arte arrugginite, da ettari di suoli cementificati che costituiscono le basi delle baraccopoli.

Comincia finalmente ad emergere un progetto complessivo di sviluppo locale che cerca di riannodare i fili con le radici culturali delle comunità in un processo più complessivo di lotta agli sprechi e all'assistenzialismo, fondando politiche nuove sulle peculiari vocazioni della Regione.

Sulla base di questa prospettiva di svolta e di ripresa, auspico che questo Governo abbia la volontà e la forza di mettere la parola fine alla storia infinita della ricostruzione del Belice, facendo tesoro degli errori del passato con convinzione e lungimiranza, credendo nelle potenzialità del nostro territorio, stanziando adeguate risorse ed investendole al meglio.

CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CINTOLA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, colleghi senatori, credo che siamo in presenza di una legge che, pur sembrando di poco conto, ha invece una grossa valenza, in quanto, se iniziamo in questo modo e proseguiamo in questa direzione - perché c'è ancora molto da fare - rendiamo un servizio al Paese. È frastornante, infatti, il grosso limite rappresentato dal fatto che tante leggi, che si sono accavallate nel tempo, non consentono al cittadino, e a chi vuole mettersi dentro le leggi e conoscerle con una certa facilità, di tener conto di un abbrivio veloce, quello cioè di una legge snella e di norme che possono avere la loro concretezza.

Basterebbe pensare anche al nostro lavoro di questi giorni, ad esempio ai riferimenti contenuti negli emendamenti ai vari articoli o commi: ci vuole tempo per comprendere, e anche per farsi istruire, in modo da poter esprimere poi un voto che sia anche determinato, sincero, sofferto e sul quale ci si spende per aver capito cosa si sta per fare.

Io dico grazie al ministro Calderoli e dico grazie anche al sottosegretario Brancher che non solo hanno lavorato sull'argomento ma, anche in Commissione, hanno trovato il nostro Gruppo collaborativo.

Intendiamo, allo stesso tempo, lanciare un messaggio che riteniamo - anche questo - ormai trito perché ripetuto nel tempo ma quasi mai attuato: i testi unici, onorevole Ministro, sono necessari, impellenti e rappresentano la materia prima sulla quale dover lavorare. Anche se abbiamo un Ministro per la semplificazione normativa, dobbiamo fare in modo che si possano accorpare le leggi senza bisogno di tornare in Parlamento. Infatti, se sono leggi che possono essere accorpate in testi unici, allora sono leggi che il Parlamento ha già votato e che quindi hanno la necessità di essere allocate in un unico provvedimento. In tal modo, potrà essere dato, a chi voglia intendere e a chi voglia capire, un testo con il quale potersi confrontare e tentare di amministrare i propri affari o gli affari delle Province, delle Regioni, dei Comuni o dell'intero Paese, (allorché trattasi di leggi con valenza nazionale).

Tengo conto anche dell'intervento svolto dal collega che mi ha preceduto, il senatore Pistorio. Egli si è soffermato su alcuni punti riguardanti la Sicilia, espressamente sul terremoto del Belice e su quanto, dal terremoto ad oggi, non è stato attuato e che, per certi aspetti, ha delle risonanze anche nella legge che andiamo ad approvare oggi.

Per questo motivo, io voglio annunciare che il Gruppo dell'UDC, SVP e Autonomie si asterrà e non voterà contro questo provvedimento, ritenendo che su questo argomento il Governo, e il Ministro in particolare, stiano compiendo un'opera meritoria degna di un'attenzione particolare: un voto quindi non di ostacolo ma di comprensione per andare avanti al fine di aiutare questa Italia a decollare anche in un settore come quello che oggi, insieme, stiamo cercando di affrontare esaustivamente. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut. Congratulazioni).

BODEGA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BODEGA (LNP). Signor Presidente, il voto della Lega Nord è favorevole. Fa anche piacere aver ascoltato voci univoche che esprimono il loro consenso anche se, nei vari ritagli, si vogliono inserire vicende accadute 40 anni fa ed oggi ancora non risolti. Comunque, noi siamo favorevoli ad un provvedimento che abbiamo salutato già dall'inizio del suo percorso con favore e rispetto al quale diciamo: finalmente!

Consideriamo questa non solo come una norma tecnica in grado di dare risposte tecniche ad un problema esistente. Noi crediamo che il valore politico di questa norma sia molto, perché la trasparenza, la semplicità, la facilità di accesso agli atti normativi vigenti nel nostro Paese sono uno dei pilastri fondamentali per la democrazia del nostro Stato.

È stato necessario l'intervento del ministro Calderoli per concretizzare questo obiettivo e noi tutti della Lega Nord Padania gliene siamo grati. Siamo fortemente convinti che questo percorso intrapreso, che ha raccolto tutte quelle sensibilità che molte forze politiche in questi anni hanno espresso sull'argomento della semplificazione, sia quello giusto.

Riteniamo di stare varando una riforma che è un atto dovuto ai cittadini, un importante passaggio verso una tappa e verso un modo trasparente di agire, che deve essere uno dei mezzi per avvicinare i nostri concittadini alle istituzioni e un modo per rendere più credibile anche chi, come noi, lavora in queste istituzioni.

Con questa buona politica il voto della Lega Nord è favorevole. (Applausi dal Gruppo LNP).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, nell'esame di questo Atto Senato n. 1342, che reca la conversione in legge del decreto-legge sulla semplificazione normativa, vale la pena di ricordare il contributo che l'opposizione ha fornito sia alla Camera dei deputati che al Senato. Nell'altro ramo del Parlamento sia in I Commissione, con i rilievi formulati dall'onorevole Zaccaria e con l'ordine del giorno che è stato accolto, sia in Aula con un emendamento presentato dall'onorevole Lanzillotta relativo ai progetti di classificazione.

Qui al Senato è noto che gli ordini del giorno presentati rispettivamente dai senatori D'Alia e Bianco e dai senatori Bianco e Adamo hanno richiesto un aggiornamento della relazione Pajno per garantire di partire proprio dal procedimento iniziale di cui al provvedimento taglia-leggi.

Inoltre, vorrei sottolineare che l'ordine del giorno del relatore, accolto dal Governo, è stato significativo per la nostra parte politica in quanto impegna il Governo a non procedere più alle abrogazioni mediante decreti-legge, ma attraverso decreti legislativi e quindi a recuperare, anche se a valle del procedimento, il ruolo del Parlamento.

Ora, al di là degli elementi importanti sui quali crediamo di aver dato un contributo e sui quali abbiamo anche trovato ascolto da parte del Governo, era difficile immaginare un procedimento che in 60 giorni consentisse al Parlamento di mettere mano all'abrogazione di oltre 30.000 leggi. Soltanto aver concepito un procedimento di questo genere ci sembra non condivisibile.

Peraltro, non si condivide neanche il tema della decretazione d'urgenza che, almeno in prima istanza, tende ad escludere - tranne poi recuperare tale procedimento a valle con i decreti legislativi - il Parlamento da questa funzione e a lasciare il Governo quale unico attore dell'abrogazione di numerose leggi. Questo utilizzo errato della decretazione d'urgenza mal si coniuga con l'obiettivo da noi condiviso, che già era stato fatto proprio dal Governo Amato nel 2001 con il tema dell'informatizzazione di tutte le leggi. Poi dal 2001 al 2005, con il Governo Berlusconi, tale tema fu abbandonato per essere poi ripreso alla fine del 2005 sulla base, per la verità, di un percorso molto più condivisibile, che prevedeva 24 mesi per la relazione al Parlamento ed altri 24 mesi per l'abrogazione. In quel caso si faceva riferimento ad una legge delega e alla previsione di una Commissione bicamerale ad hoc.

Ora, il decreto-legge al nostro esame, anche se richiama i termini dell'urgenza, in realtà, signor Ministro, rappresentanti del Governo, colleghi, è stato voluto non tanto per ciò che verrà dopo, ma soprattutto per ciò che è accaduto con riferimento al decreto-legge n. 112 del 2008. È noto, infatti, che gli effetti abrogativi dell'articolo 24 di quel provvedimento sono stati molto nocivi e pericolosi, tanto che hanno reso necessario ricorrere a questa decretazione d'urgenza da parte del Governo.

Non c'è dubbio che il decreto-legge in esame trova nelle finalità e nell'obiettivo la nostra condivisione. Pur tuttavia, signor Ministro, rappresentante del Governo, ci sia consentito dire che è ancora viva una palese contraddizione nelle Aule parlamentari e nelle Commissioni. Siamo d'accordo sulla semplificazione normativa, anche se bisognerebbe verificare come vengono scritte le leggi. In questo senso richiamo il lavoro che il Comitato per la legislazione alla Camera ha svolto in tante e tante occasioni.

Signor Ministro, come si può credere ad una semplificazione normativa quando ancora oggi il Governo, attraverso provvedimenti quali il decreto-legge n. 112 del 2008, il decreto-legge n. 207 del 2008 (il cosiddetto milleproroghe) e il disegno di legge n. 1082, da una parte incarica un suo Ministro a portare avanti tale progetto per poi contraddire il suo procedimento legislativo attraverso leggi che null'altro sono se non contenitori. Basta ricordare quanto è contenuto nel decreto-legge milleproroghe o nel disegno di legge n. 1082 che contiene contestualmente norme relative ai Comuni o al processo civile con altre del tutto improprie per quella sede.

È un percorso politicamente poco credibile rispetto al quale ci si augura che si possa procedere lungo la strada della semplificazione, con testi unici e leggi che siano proprie per materia. Ci si augura poi che finisca lo scempio che non consente al Parlamento di misurarsi su un testo organico ma lo costringe ad esaminare norme inserite ora in un provvedimento, ora in un altro, che vengono ripescate e poi cancellate.

Quello contenuto nel provvedimento che ci accingiamo a votare, oltre che essere un procedimento contraddittorio, non mette in condizione i parlamentari di legiferare nel modo migliore possibile, al di là dei contenuti e delle opinioni.

È per questo, signor Ministro, rappresentanti del Governo, cari colleghi, che pur condividendo le finalità e l'obiettivo il nostro sarà un voto di astensione. (Applausi dal Gruppo PD).

POSSA (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

POSSA (PdL). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il provvedimento alla nostra attenzione è importante e sarà accolto dai nostri concittadini con molto favore perché darà un rilevante impulso alla fondamentale esigenza di semplificare il sovrabbondante, eccessivo tessuto normativo italiano, esigenza che i Governi Berlusconi hanno sempre avvertito, come pure è stata percepita dal centro sinistra.

Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 17,29)

(Segue POSSA). Come sottolineato nell'articolo 1 del provvedimento, esso si inquadra nella complessa azione volta alla realizzazione di una banca dati informatica pubblica gratuita contenente tutta la legislazione italiana (progetto Normattiva) che ha preso avvio con l'articolo 107 della legge 23 dicembre 2000, n. 388. Simili banche dati sono già operanti in altri Paesi europei (ad esempio, in Francia). Attualmente sono disponibili in rete solo raccolte private, in generale non complete ed accessibili solo a pagamento. Questa banca dati, una volta realizzata, oltre ad essere consultabile gratuitamente da parte dei cittadini, fornirà al legislatore strumenti per l'attività di riordino normativo.

L'articolo 1 del disegno di legge in esame affida al Ministro per la semplificazione normativa qui presente il coordinamento di tutte le attività di informatizzazione e classificazione della normativa statale e regionale in corso presso le amministrazioni pubbliche. È la prima volta nella storia dei nostri Governi che ad un Ministro viene esplicitamente attribuito l'incarico di Ministro per la semplificazione normativa, il che indica quanto il Governo Berlusconi ritenga importante tale compito.

Per quanto riguarda la normativa regionale, il compito della convergenza presso il dipartimento degli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio

dei Ministri di tutti i progetti di informatizzazione e classificazione delle normative - compito affidato al Ministro - è realizzato in cooperazione con la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome.

La costituzione di una banca dati completa sulla normativa statale e regionale vigente si è dimostrata negli anni un obiettivo molto più complesso di quanto inizialmente previsto. Le leggi in vigore, suscettibili di essere contenute in tale banca dati, ammontano a circa 60.000 e l'Istituto poligrafico dello Stato ha preventivato un costo di 200 euro per l'inserimento nella banca dati di una singola legge, compresa la sua marcatura, mentre il costo della manutenzione informatica è stato valutato ammontare a 1.800 euro annui (sempre per singola legge). Vi è quindi un incentivo anche economico a ridurre fortemente il numero delle leggi da inserire nella banca dati.

Il provvedimento in esame si colloca a valle di due specifiche azioni di semplificazione normativa, entrambe attivate mediante l'articolo 14 della legge n. 246 del 28 novembre 2005. La prima azione, di natura propedeutica, è consistita nell'individuazione (affidata al Governo) da effettuarsi entro il 2007, delle disposizioni legislative statali in vigore. Tale azione, iniziata da un Governo di centrodestra, è stata completata nel dicembre 2007 dall'allora Governo di centrosinistra che ha puntualmente presentato alle Camere la relazione governativa recante la ricognizione della legislazione statale vigente: in tutto, a quella data, circa 21.000 leggi, stimando che circa un quarto di esse fossero da abrogare in quanto obsolete.

La seconda azione, attivata sempre con l'articolo 14 della suddetta legge, riguarda le disposizioni legislative statali anteriori al 1° gennaio 1970, anche se modificate con provvedimenti successivi. Tutte queste disposizioni saranno abrogate entro la fine di questo anno, salvo quelle per cui il Governo riterrà indispensabile la permanenza in vigore mediante l'adozione di opportuni decreti legislativi.

In tale linea di azione si inserisce in questa legislatura l'articolo 24 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge n. 133 del 6 agosto 2008. Si è ritenuto che per alcune migliaia di leggi anteriori al 1° gennaio 1970 fosse inutile attendere la scadenza del dicembre 2009 e che si potesse procedere fin da subito alla loro abrogazione iniziando così a fare pulizia nel complesso legislativo vigente.

L'abrogazione ha riguardato circa 2.500 leggi, a cui sono state aggiunte altre 800 leggi circa emanate fra il 1970 e il 1997, per un totale di circa 3.300 leggi, analiticamente indicate.

La disposizione fondamentale del provvedimento alla nostra attenzione è quella del comma 1 dell'articolo 2, che stabilisce che a decorrere dal 16 dicembre 2009 sono o restano abrogate le disposizioni legislative elencate nell'Allegato 1, salvo quelle escluse dall'applicazione dei commi 14 e 15 dell'articolo 14 della legge n. 246 del 2005. Si tratta di tutte le disposizioni ritenute non indispensabili emanate tra il 1861 e il 31 dicembre 1947, risalenti cioè al periodo antecedente all'entrata in vigore della Costituzione repubblicana, in tutto ben 28.889 atti normativi di rango primario. Nell'Allegato 1 questi provvedimenti da abrogare sono elencati in ordine cronologico, con indicazione della data, del numero e del titolo (talora non integrale), senza operare raggruppamenti per materia.

Apprezziamo vivamente tale intervento di riduzione dello stock di leggi esistenti, quasi tutte di incerta o dubbia vigenza. Apprezziamo vivamente anche il coraggio del Ministro per il metodo scelto per questa decisione: è stato buttato, come si dice, "il cuore al di là dell'ostacolo". Toccherà ora alle singole amministrazioni ministeriali effettuare entro il prossimo 16 dicembre un ultimo esame di questo enorme numero di atti normativi primari, per verificare l'opportunità della loro abrogazione. In effetti, su richiesta degli uffici della 7a Commissione, l'ufficio legislativo del Ministero per i beni e le attività culturali (MIBAC) ha comunicato che nell'elenco delle leggi dal 1861 al 1928, su un totale di 365 leggi di interesse per tale Ministero, ben 105 leggi sono ritenute ancora meritevoli di vigenza.

Va inoltre segnalato che le Commissioni permanenti del Parlamento hanno espresso nei loro pareri qualche preoccupazione in ordine all'abrogazione di alcuni dei suddetti atti normativi. Alla Camera dei deputati, ad esempio, le Commissioni giustizia, affari esteri, difesa, finanze, lavoro pubblico e privato, affari sociali e al Senato le Commissioni affari esteri, finanze e tesoro, nonché la Commissione bicamerale per le questioni regionali. Ovviamente, signor Ministro, andrà prevista a tempo debito una nuova disposizione legislativa che consenta il recupero degli atti normativi primari ritenuti meritevoli di vigenza a seguito dell'azione di ricognizione che sui 28.889 atti normativi primari abrogati con la presente legge sarà effettuata dai singoli Ministeri.

In conclusione, riteniamo che il provvedimento al nostro esame, giunto all'approvazione finale nel testo già approvato dalla Camera dei deputati, costituisce un grande contributo all'azione di semplificazione normativa di cui il nostro Paese ha veramente bisogno. Il Popolo della Libertà esprime al riguardo un convinto voto favorevole. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, composto del solo articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Proclamo il risultato della votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico:

Senatori presenti

259

Senatori votanti

258

Maggioranza

130

Favorevoli

148

Astenuti

110

Il Senato approva. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).