BONINO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONINO (PD). Signor Presidente, colleghi, interverrò sull'insieme degli emendamenti, annunciando che la delegazione radicale li sosterrà quasi tutti. Mi sia consentito di motivare brevemente la ragione.
Onorevoli colleghi, voi potete ammantare questa legge di grandi e nobili motivazioni, ma ciò che è indubbio è che essa risponde a convenienze italiane, di tutti i partiti politici qui rappresentati, dei maggiori, dei due più grandi, dell'Italia dei Valori e dell'UDC, e che è anche forse frutto di una stagione che, alla luce magari di quest'ultima giornata, non è più molto di attualità.
Dico questo perché non mi iscrivo tra coloro che pensano che mettere uno sbarramento del 4 per cento sia un attentato alla democrazia; né penso e pensiamo noi radicali che la reintroduzione delle preferenze sia di per sé un dato di democrazia. Sono parlamentare di lungo corso e so come funzionano e come funzionavano le preferenze. So perfettamente che non è così. Le preferenze funzionano o per censo o per cordata o anche per voto di scambio, quindi non mi inserisco in questo dibattito.
Mi inserisco invece su una questione ben più grave. Non è che questa legge ammazzi la democrazia: noi riteniamo che lo Stato di diritto nel nostro Paese sia da lungo tempo moribondo, se per Stato di diritto si intende quel sistema che ha la certezza delle regole, i paletti, i limiti e tutti gli istituti di controllo funzionanti. Questo nel nostro Paese non c'è più da tanto tempo e penso quindi che si fanno prevalere convenienze ed espedienti di brevissimo respiro, francamente.
La debolezza italiana nelle istituzioni europee - fatevelo dire da chi le ha frequentate da tanto tempo - non è dovuta alla frammentazione, si fa per dire, della delegazione italiana al Parlamento europeo, bensì ad altre e più profonde ragioni, ivi compreso il fatto che poco ci vanno i nostri parlamentari, poco ci sono e poco si fanno sentire. Nella nostra e vostra cultura il Parlamento europeo è ancora il cimitero degli elefanti, é una specie di esilio da cui si vuole tornare velocemente ed appena possibile. Forse è anche per questo che la situazione e lo stato dell'arte dell'Europa in generale non è brillante, e quanto ne avremmo bisogno in questo momento di crisi economica!
Come dicevo, non si tratta di questa legge, che è solo un ulteriore colpo rispetto a una situazione in cui la certezza delle regole non c'è nel nostro Paese, a partire dalla certezza della pena. Continuiamo e continuate a funzionare per leggi e leggine di emergenza. Soprattutto, voglio ricordare che c'è una regola base della democrazia, di stampo degasperiano e quindi certamente non estremista, che è il conoscere per deliberare. In questo Paese l'utilizzo spesso consociativo degli strumenti di informazione, pubblici e privati, fa sì che l'espulsione di forze politiche e di temi dall'agenda dei media italiani ha raggiunto livelli che dovrebbero preoccupare non solo noi, ma penso tutti e anche tutti voi.
Conoscere per deliberare non è dato e dispiace che forze politiche, che oggi urlano al golpe per l'introduzione dello sbarramento del 4 per cento, di tutti questi processi non si siano mai occupati. Spiace altresì che non ci siano i paletti che fanno sì, come in altri Paesi, che il potere non sia senza freni e senza inibizioni, e che la maggioranza sia forte non solo dei numeri, ma quando rispetta le regole che si è data.
Questo non avviene più e, badate, credo che gli esempi di questi ultimi giorni, in tema elettorale e non solo, dovrebbero preoccupare molti, perché la politica è quella cosa fragile in cui la ruota gira. Ciò che ci dovrebbe accomunare è esattamente il rispetto verso l'opinione pubblica, che deve essere messa in condizione di scegliere e non di essere scelta, perché essa si forma sul contraddittorio, non sul lavaggio del cervello. Questo può funzionare e funziona ovviamente, ma ha il respiro molto corto. È questo ciò che oggi vogliamo sottolineare.
Non apprezziamo questa legge non perché sia un nuovo corso antidemocratico ma perché è un tassello in più di uno slabbramento delle regole democratiche del nostro Paese, che non nasce oggi ma viene da molto più lontano. Avete bloccato per mesi, insieme, la Commissione di vigilanza RAI. Le delibere dell'Autorità garante non hanno alcun effetto. Le denunce presentate e ritenute fondate non avranno effetto su una RAI lottizzata e che vi apprestate a rilottizzare tranquillamente mercoledì sera.
Tutto questo ci pone ad essere francamente alternativi a questo modo di procedere ed al modo di considerare le leggi elettorali ed i cambiamenti delle stesse come espedienti di convenienza immediata, che poco hanno a che vedere rispetto a quella che dovrebbe essere l'unica riforma seria che dovremmo fare: il sistema uninominale a collegi piccoli, in cui i candidati sono conosciuti da tutti e tutti gli elettori ne conoscono vita, morte e miracoli. Questo è il modo di scegliere in una democrazia adulta e matura! (Applausi dal Gruppo PD). Ma questo non si è voluto e si continua con un dato francamente esasperante, quando non rivoltante, di accordi più o meno inaccettabili.
Per questi motivi sosterremo quasi tutti gli emendamenti, ma vi diciamo anche che non è la vittoria di un giorno, di un momento, di uno spezzone di legge che può rendere più forti le istituzioni del nostro Paese. Al contrario! (Applausi dal Gruppo PD).