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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 152 del 17/02/2009


PISTORIO (Misto-MPA). Signor Presidente, colleghi, come ho già detto in Commissione affari costituzionali ho la piena consapevolezza della solitudine, in questo caso non certo splendida, nella quale mi trovo contrastando questo provvedimento che gode di una maggioranza amplissima e la forte volontà delle forze politiche più importanti del nostro Paese di portare a compimento un disegno di semplificazione dura, direi brutale della rappresentanza politica nel nostro Paese.

Che si tratti di una volontà testarda, indisponibile ad alcuna riflessione aggiuntiva, totalmente chiusa a qualsiasi contributo emendativo è stato testimoniato non soltanto da quanto è accaduto alla Camera dei deputati qualche giorno fa, ma anche dalla stringatezza della relazione del senatore Ceccanti e dal silenzio quasi annoiato dell'altro relatore che non ha ritenuto quest'Aula meritevole di alcuna riflessione su un tema tanto delicato. (Applausi del senatore Perduca). Ancor di più lo è per l'ammissione, resa pubblicamente qualche minuto fa, di come vi sia la consapevolezza del fatto che questo provvedimento contiene tante manchevolezze, tante risposte non date e tante incongruenze che ledono il diritto alla rappresentanza dei territori e, quindi, il principio democratico fondamentale, ma che il Parlamento non può intervenire su un accordo blindato e definito sostanzialmente fuori dal Parlamento stesso e che esso si limita semplicemente a ratificarlo.

Ho partecipato al primo giro d'orizzonte formale e sbrigativo, per quanto cortese, che il Ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Vito, ha compiuto per verificare il grado di disponibilità delle forze politiche attorno al testo in esame. C'era tutta la possibilità di una riflessione aperta e di un'integrazione, la possibilità concreta di giungere a un testo più rispettoso delle esigenze di rappresentanza dei territori. Mi è stata però opposta in modo categorico l'affermazione che questo testo è blindato, perché i partiti hanno chiuso un accordo che non consente la possibilità di emendare il testo.

Il vincolo non è di maggioranza: magari fosse tale! È un vincolo che impegna la quasi totalità dei parlamentari italiani che, essendo notoriamente disciplinati (anche per i meccanismi che sovrintendono all'elezione) non hanno alcuna possibilità, anche qualora ne avessero la volontà, di intervenire in questo passaggio legislativo.

Tutto ciò ci è stato puntualmente confermato da quanto è accaduto alla Camera dei deputati, dove il nostro manipolo di volenterosi aveva conquistato faticosamente le firme necessarie ad ottenere il voto segreto su una serie di emendamenti che potevano liberare le coscienze e anche la fantasia dei parlamentari. Per questo alla Camera occorrevano 30 firme e noi ne avevamo raccolte 31 (al Senato non ci è data questa possibilità, perché i Regolamenti di questo ramo del Parlamento sono improntati a un rigore e a un'efficienza straordinaria della macchina, per cui questa risorsa democratica ci è negata.). In quella sede, quando si è aperto questo spazio per tentare di inserire qualche granellino di sabbia nell'ingranaggio perfetto che avete costruito, i leader dei Gruppi parlamentari più importanti (e immagino anche dei partiti) sono intervenuti con una durezza senza precedenti, pretendendo dai parlamentari del PdL e del PD, firmatari di quegli emendamenti, il ritiro della firma con un atto che ne ha mortificato anche la dignità di parlamentari. (Applausi del senatore Perduca). Si è trattato infatti di un atto formale e molto imbarazzante per gli stessi.

Ho usato - mi è stato chiesto da un mio autorevole collega in Commissione - l'espressione «aggressività democratica» per definire questo comportamento, perché qualche volta la forza dei numeri, assolutamente rispettosa delle regole della democrazia, può essere utilizzata in modo brutale per soffocare anche quegli spazi minimi che si aprono in Parlamento all'iniziativa dei singoli parlamentari.

Che tale accordo blindato faccia torto al buonsenso lo dimostra la consapevolezza che hanno i relatori del fatto che questa legge elettorale deprime la rappresentanza parlamentare delle aree meridionali, perché i meccanismi di attribuzione dei seggi, privilegiando, nel caso dell'attribuzione dei resti, il valore assoluto degli stessi e non quello percentuale, determinano costantemente lo spostamento di una quota di seggi di spettanza della circoscrizione Sud e isole, all'area del Centro e del Nord del Paese, determinando un impoverimento della rappresentanza politica di quei territori.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18)

(Segue PISTORIO). Inoltre, tale accordo fa torto alla Regione Sardegna per l'ennesima volta, inserita nella circoscrizione insulare insieme alla Regione Sicilia, anche per le carenze di intelligenza politica di questi grandi partiti nazionali che non sanno garantire nel meccanismo delle preferenze agli elettori la possibilità di premiare rappresentanti di quel territorio, come facevano i grandi partiti nazionali un tempo; così accadeva per la DC, per la quale ho militato, che garantiva sempre l'elezione ad un rappresentante della Sardegna. Oggi così non accade; ormai sono svariate volte che in Sardegna non sono eletti europarlamentari all'interno delle liste di partito.

Bastava qualche piccolo accorgimento, predisporre una modifica nel sistema di computo dei resti, accettare la proposta che ho sottoscritto di separare la Sardegna dalla circoscrizione insulare per garantirle una dignitosa rappresentanza; bastava intervenire sulle circoscrizioni, riducendo queste enormi circoscrizioni e portandole a dimensione umana, regionale o al massimo di più Regioni omogenee dal punto di vista della cultura e della contiguità territoriale. Non è stato possibile.

È stato possibile soltanto inserire una soglia di sbarramento durissima, quale quella del 4 per cento, che ovviamente è costruita in modo tale da penalizzare le forze minori già assenti dal Parlamento nazionale in ragione del meccanismo di elezione per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica e che vedono privarsi anche della possibilità di accedere ad una sorta di diritto di tribuna - perché di questo si tratta - nel Parlamento europeo. Si tratta di uno sbarramento così duro che non è assistito da una logica di efficienza dell'azione di Governo: può essere accettabile che i meccanismi di attribuzione dei seggi per il Parlamento nazionale debbano assicurare stabilità alla maggioranza e garanzia al Governo, ma il Parlamento europeo non assolve alcuna funzione come organo parlamentare che condivide la responsabilità con un Governo di chicchessia: è organo di pura rappresentanza di territori, di esperienze politiche e culturale, che ha sempre consentito la partecipazione a forze minoritarie ma espressione di culture e di territori significativi.

Ho tradotto queste riflessioni in emendamenti: quelli sopravvissuti consentiranno ai miei colleghi di poterne valutarne l'appropriatezza.

Ma c'è di più. Il meccanismo derivato dallo sbarramento e che riguarda l'accesso ai rimborsi elettorali determina un altro vulnus alla democrazia del nostro Paese. Infatti, non lo condivido, ma posso comprendere le ragioni politiche generali di semplificazione che hanno determinato lo sbarramento al 4 per cento: ridurre la frammentazione ed accompagnare ulteriormente questo processo bipolare che incoraggi l'aggregazione attorno ai partiti più grandi; ma impedire l'accesso al finanziamento pubblico per le forze politiche che concorrono alle elezioni e che raggiungono una quota di consenso dignitosa impedisce perfino le condizioni minime della competizione, perché l'accesso al finanziamento pubblico è garanzia di trasparenza nel finanziamento dell'attività politica e di democrazia.

È una legge liberticida, una legge partorita contro le minoranze, una legge che semplifica le forze politiche e semplifica la democrazia, per quanto mi riguarda riducendone la portata.

Signora Presidente, in conclusione, noi abbiamo una proposta che consentirebbe di mantenere intatti i princìpi, salvaguardando i meccanismi di rappresentanza territoriale, in linea con il processo federalista; a tal fine abbiamo proposto un emendamento, che sarà presentato all'Aula e che credo possa costituire una clausola di salvaguardia per garantire che anche le esperienze legate al territorio, ove siano caratterizzate da un'autentica capacità di rappresentanza, possano avere accesso al Parlamento europeo e contribuire a costruire l'anima europea. (Applausi dal Gruppo Misto-MpA e dei senatori Cintola e Perduca).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.