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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 152 del 17/02/2009


DE LUCA (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, la riforma del sistema elettorale per le elezioni europee, che introduce la soglia di sbarramento al 4 per cento, consentirà innanzitutto di allineare il nostro sistema di voto a quello di molti Paesi europei. Ma, accanto a questo, c'è un altro obiettivo da centrare: mi riferisco all'evoluzione del sistema politico del nostro Paese, che da questa riforma potrà trarre la spinta necessaria per strutturarsi e finalmente compiersi.

Ai partiti, che animati dalla preoccupazione legittima di difendere l'identità, collegano alla nuova norma sullo sbarramento il rischio di essere estromessi dalla rappresentanza europea, vorrei ricordare che l'identità non è in questione perché essa resta sempre ben impressa nel codice genetico di ciascuno di noi e di ciascuna forza politica. E non deve costituire per i partiti un ostacolo alla possibilità di unire le forze, coalizzarsi per superare la soglia prevista da questa legge elettorale.

Resto convinto che la nuova norma sullo sbarramento in campo politico debba stimolare una spinta all'aggregazione piuttosto che alla divisione, in modo da favorire un sistema bipolare compiuto, strutturato su due blocchi politici di centrosinistra e centrodestra chiaramente distinguibili sulla base di proposte politiche definite ed alternative; nella consapevolezza che, esaurita la stagione dei partiti a forte connotazione ideologica, ora è il programma, l'identità, il progetto l'elemento cardine per imbastire e qualificare le alleanze politiche.

A mio avviso, è pienamente compiuta, anche se non sostenuta - avverto una certa distrazione sul piano politico-culturale - con eguale convinzione dalle forze politiche, quella che Aldo Moro definì "la terza fase", che segna l'avvio della democrazia dell'alternanza, con la possibile articolazione di due coalizioni contrapposte che hanno a cuore gli interessi generali del Paese e non i propri egosimi, gli interessi particolari, volti a mantenere immobile ed inerme la società e a non dare una risposta alla situazione politica che vive il Paese.

Qualcuno lo potrebbe definire un traguardo ambizioso, ma comunque fondamentale per la vita democratica del Paese, da consolidare al più presto. Per farlo occorre una semplificazione del sistema politico e la riforma per le elezioni europee può essere utile ad innestare la marcia giusta per arrivare a definire, sulla strada delle riforme da attuare, una nuova legge elettorale a livello nazionale e locale, con le quali, mediante il voto di preferenza, il cittadino elettore rivendichi una partecipazione attiva alla selezione dei propri rappresentanti.

È la rappresentanza negata, infatti, la questione vera da affrontare, una domanda che si leva dalla società ma che non trova risposta nell'attuale legge elettorale nazionale, che prevede liste bloccate formate da cooptati e che, dunque, creano dannose rendite di posizione.

È un sistema che ha contribuito e contribuisce ad acuire la perdita di credibilità della politica e ad aumentare la distanza tra elettori ed eletti, dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni, distanza che scaturisce dalla crescente difficoltà a sentirsi rappresentati ed ascoltati.

In considerazione di ciò, l'attuale momento di crisi economica, politica, istituzionale e civile, segnato in campo politico da un trasformismo che ricorda i primi del Novecento e l'era giolittiana e in campo economico e sociale da un forte degrado, obbliga ad una riflessione che non sia solo una mera presa d'atto, ma si traduca in una spinta a fare, ad intervenire per cominciare ad invertire la rotta, soprattutto in riferimento alla frammentarietà del quadro politico, alla quale, proprio focalizzando l'attenzione sulla necessità di recuperare il rapporto tra elettori ed eletti, tra eletti e territorio, vanno posti degli argini. Certo, restituendo alla politica il compito, il valore di farsi interprete delle istanze della collettività e non di gruppi di potere, e ai partiti il loro ruolo definito mirabilmente dalla nostra Carta costituzionale nell'articolo 49, ma stando bene attenti a non disperdere le energie in mille rivoli, in partiti e partitini che circoscrivano la loro esistenza alla difesa di piccole sigle rappresentative dello "zero virgola per cento".

Certo, battere Berlusconi è importante, ma la priorità oggi, anche per uscire dalla balcanizzazione del quadro politico, è la difesa di principi fondamentali della democrazia che vengono minacciati ogni giorno. Ed è su questo che, facendo leva sui valori fondanti, sulla storia culturale e politica del Paese, può costruirsi un blocco politico alternativo a quello di destra sovente populista e, mi sia consentito, ancor più spesso irresponsabile rispetto alla salvaguardia della democrazia e degli equilibri istituzionali previsti dalla Costituzione.

In questo senso la crisi può, anzi deve, servirci come opportunità per operare il ripensamento di un sistema che, a mio avviso, se tarato sulle esigenze vere del Paese, ha già mostrato la corda. È il momento di gettare le basi per attuare le riforme costituzionali.

La riforma della legge elettorale europea - ed è questo il motivo per cui il mio voto sarà favorevole - deve rappresentare la prima tappa di un viaggio impegnativo, ma senza dubbio affascinante.

Colgo infine l'occasione, rivolgendomi a chi ascolta, ma soprattutto agli studenti che stanno assistendo ai nostri lavori, per ricordare che la partecipazione attiva in politica dei cittadini deve presupporre un alto senso di responsabilità. Ricordo il monito di uno degli attuali filosofi del pensiero sociologico, Krippendorff, il quale afferma che la politica è troppo importante per essere lasciata solo nelle mani dei politici. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbarbati. Ne ha facoltà.