FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi... (Brusìo).
PRESIDENTE.Colleghi, per cortesia, abbiamo meno di un'ora per concludere i lavori. Prego, senatrice Finocchiaro.
FINOCCHIARO (PD). Non si è ancora spenta l'eco delle parole pronunciate dal collega leghista - di cui non ricordo il nome, chiedo scusa - che ha introdotto nella nostra discussione sull'articolo 39 il tema della serie A e della serie B, e mi viene in mente il titolo di un libro famoso e caro alla nostra generazione e alla nostra cultura politica: «Se questo è un uomo».
L'articolo 39 attiene all'umano, e questo forse vale a spiegare in parte, comprendendone ovviamente anche le ragioni politiche di coalizione e di primazia, i motivi per cui nel voto segreto di ieri la maggioranza per tre volte è andata sotto. Tuttavia non attiene all'umano in una declinazione che troppe volte, in maniera grottesca, è stata rappresentata dai colleghi della maggioranza, della Lega e talvolta anche del Governo, come quel molliccio buonismo che non è capace di badare agli interessi del Paese, ma all'umano in una declinazione un po' più rigorosa e credo condivisa.
Abbiamo discusso di rapporti familiari, di bambini, di figli, di diritto alla salute. Ciò che mi stupisce è che non si colga subito, esaminando l'articolo 39 e in particolare ragionando sull'ultimo emendamento che abbiamo testé votato, che davvero si è superato il passo. Su una legislazione rigorosa, attenta, chiara, efficace infatti avremmo potuto trovarci, ma voi avete valicato il passo; quel passo sottile, quel crinale talvolta indistinguibile che distingue il rigore della legge dalla persecuzione. Credo che sia questo il punto. (Applausi dal Gruppo PD).
NESSA (PdL). Smettiamola!
FINOCCHIARO (PD). E lo dico perché proprio nella previsione che il medico non abbia più il divieto di denunciare sta quel germe della paura che spingerà a non andare a partorire in ospedale, a non portarvi i figli malati, a nascondere una malattia grave che magari si porta dal Paese d'origine. (Applausi dal Gruppo PD). E lì non è più il rigore della legge: è la persecuzione, il timore di essere perseguitati. E lo dico con la consapevolezza e con l'assunzione di responsabilità piena sulla necessità di una regolamentazione, perché non possiamo lasciare senza limite e senza strategia la regolazione del fenomeno immigratorio. Non dobbiamo però far entrare nella nostra legislazione quel germe, che purtroppo prolifera non soltanto discutendo qui, al Senato della Repubblica, ovvero nella sede più alta delle istituzioni, del disegno di legge sulla sicurezza - norma transeunte, come sono tutte le norme - ma nel Paese. Penso, ad esempio, che posso ritrovarlo - lasciatemelo dire - nell'espressione infelice, che probabilmente voleva dire altro, del ministro Maroni, che ha avuto ripercussioni sull'l'Italia. Il sottosegretario Mantovano l'ha tradotta bene; il ministro Maroni non voleva dire "cattivo", voleva dire "duro", "severo", "rigido", però quella parola ha, ancora una volta, dato ragione al timore che sto esprimendo in quest'Aula. E magari viene da chiedersi se sono abbastanza cattivi i ragazzi che hanno ridotto in fin di vita, dandogli fuoco, l'indiano sulla panchina di Nettuno. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Peterlini). Perché il ministro Maroni ha la razionalità per usare questo "rigore", come lo chiama il sottosegretario Mantovano, ma ha dato in pasto quella parola, fomentando lo spirito, l'istinto e la bestialità della persecuzione.
È per tutte queste ragioni che ancora più convinta, nonostante i risultati raggiunti ieri con il voto segreto, voteremo decisamente contro l'articolo 39. (Applausi dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-Aut. Congratulazioni).