PROCACCI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PROCACCI (PD). Signor Presidente, l'emendamento 39.301 raccoglie sinteticamente tutti gli altri che seguono e interloquisce anche con l'emendamento 39.800 (testo 2), presentato dal Governo. In questo articolo, infatti, come sottolineava la collega Della Monica, sono contenute scelte che contrastano con i valori più profondi della dignità della persona. Ad esempio, la tassa di soggiorno è prevista anche in caso di ricongiungimento del coniuge o di un familiare. Nel momento in cui si vogliono agevolare la famiglia e il suo ruolo in questo Paese, noi applichiamo provvedimenti di questo genere.
Ancora, in merito alle spese sanitarie, il presidente Berselli ha chiesto di ritirare l'emendamento 39.305 che stabilisce specificamente che anche chi fra gli immigrati non possiede un euro deve comunque pagare le prestazioni. Certi emendamenti non dovrebbero nemmeno essere presentati nel Parlamento di un Paese che si basa su una Costituzione come la nostra. (Applausi dal Gruppo PD).
Signor Presidente, io non parlo molto, ma lei è il mio interlocutore ed io ho diritto alla sua interlocuzione, perché noi ci rivolgiamo tutti alla Presidenza. È stato espresso un parere favorevole, sconcertante, sull'emendamento 39.306, con il quale si abolisce la norma che fa esplicito divieto ai medici del pronto soccorso di denunciare l'immigrato clandestino. Il presidente Vizzini potrà dire - e lo dirà - che i medici non sono obbligati, ma hanno facoltà di denunciare, ma l'immigrato che ha bisogno urgente di cure non sa se il medico chiamato a visitarlo lo denuncerà e potremmo trovarci di fronte alla situazione in cui immigrati che hanno bisogno di cure, anche urgenti e per casi gravi, non si facciano curare. (Applausi del senatore Astore).
Signor Presidente, ora lei mi deve dire se queste norme hanno a che fare con la dignità della persona umana! (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
Senatore Gasparri, volevo ricordarle la campagna pubblicitaria, a mio avviso non giusta, sugli autobus di Genova. In quel caso c'è stata una reazione forte dei cosiddetti cristiani riformisti; conservo anche dei ritagli di giornale. Io non ho mai pronunciato in quest'Aula la parola "cristiano" perché ritengo che la politica, anche per i credenti, debba essere vissuta con spirito di sana laicità, ma voi che vi fate sempre paladini dei valori cristiani - sottolineo "sempre" - ora, davanti a queste norme, con estrema disinvoltura, calpestando anche gli appelli del mondo cattolico, dei vescovi, dei medici, andate come un treno. Ci sarebbe tanto da dire.
Mi dispiace che non sia presente il presidente Pera, che fra pochi giorni presenterà il suo libro «Perché non possiamo non dirci cristiani», ricordando la celebre frase di Benedetto Croce. Io, però, in conclusione di questo mio intervento - i miei amici non mi concedono molto tempo - voglio rivolgere un appello alle vostre coscienze, ricordando anche a me stesso, la frase di un grande uomo di fede, il quale diceva: "È molto meglio non apparire cristiani, ma esserlo piuttosto che apparirlo, ma non esserlo". (Applausi del senatore Perduca). È su questo che vorrei si riflettesse.
Facciamo le crociate per i valori cristiani, ma quando siamo chiamati a metterli in atto li calpestiamo nel modo più violento! (Applausi dai Gruppi Pd e IdV. Congratulazioni).
ASTORE (IdV). Bravo!