dal 1° gennaio 2009 ben 14.822 lavoratori dipendenti di circa 100 imprese e cooperative che svolgono servizi di pulizia nei plessi scolastici, di cui circa l'85 per cento nelle regioni meridionali, rischiano il licenziamento;
dalla medesima data rischiano il posto di lavoro anche circa 8.000 addetti che operano negli appalti di pulizie nelle caserme delle diverse Armi del Ministero della difesa;
l'articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, ha previsto, a partire dal 2000, il trasferimento nei ruoli statali del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario che alla data del 27 maggio 1999 risultava essere alle dipendenze degli enti locali;
con il decreto ministeriale n. 184 del 23 luglio 1999, al fine di garantire la continuità dei servizi, il subentro agli enti locali è stato esteso anche alle convenzioni relative all'utilizzazione dei lavoratori socialmente utili, in atto in molte scuole, demandate per legge all'ente locale stesso, con effetto dal 1° maggio 2000;
gli addetti al servizio di pulizia e custodia nelle scuole appartenenti alla platea degli ex lavoratori socialmente utili (LSU), nel 2001, nell'ambito di un progetto gestito e monitorato da Italia lavoro, sono stati inseriti nei piani di stabilizzazione mediante convenzione quinquennale sottoscritta dal Governo e dalle imprese che ha visto il coinvolgimento di quattro consorzi nazionali;
la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), all'articolo 1, comma 245, ha autorizzato, per ciascuno degli anni 2006, 2007 e 2008 la spesa di 370 milioni di euro per la proroga delle attività svolte da soggetti impegnati in progetti di LSU di cui all'articolo 78, comma 31, della legge 23 dicembre 2000, n. 388;
considerato che:
in questi anni, i suddetti lavoratori hanno sempre continuato ad operare presso gli istituti scolastici diffusi sull'intero territorio nazionale, su incarico dei Comuni stessi, anche se, ultimamente, in qualità di dipendenti delle imprese aggiudicatarie degli appalti; è noto infatti che tali imprese erano tenute ad assumere in primo luogo il personale già operante nella scuola, anche in considerazione dell'esperienza da maturata nell'ambito della realtà scolastica in cui le persone prestavano il loro servizio;
nel corso del 2006 sono state indette le nuove gare d'appalto, con portata regionale, per la fornitura del servizio di pulizia e delle altre attività ausiliarie presso gli istituti scolastici, prevedendo per questa tipologia di servizio, la prosecuzione dei contratti di stabilizzazione in essere quale specifica "norma sociale" prevista dal bando; le gare si sono concluse e mentre in alcune regioni si è proceduto all'assegnazione dei servizi, in altre è stata prevista la proroga dei contratti in essere;
le gare di appalto delle pulizie nelle caserme si svolgono ai sensi del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 ("Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE"), che prevede una gara nazionale; dal 2005, a seguito dell'annullamento di due gare nazionali e in considerazione della necessità di procedere al tempestivo affidamento dei servizi di pulizia delle caserme, nelle more di una gara nazionale, le gare di appalto sono state indette dalle singole caserme; inoltre, sono stati raggiunti due accordi nazionali, uno relativo alle modalità di indizione della gara, l'altro, in data 10 novembre 2006, che garantiva le risorse necessarie alla copertura economica degli importi di servizio; tali risorse sono state stanziate nella legge finanziaria per il 2007 e riconfermate per gli anni successivi;
la mancata previsione sin dall'originaria formulazione del disegno di legge finanziaria per il 2009 delle risorse necessarie a garantire per i prossimi anni la continuità degli appalti in atto per il servizio di pulizia e custodia nelle scuole e dei servizi pulizia e ristorazione nelle caserme ha costretto le imprese dei servizi pulizia ad avviare le procedure di licenziamento collettivo, ai sensi della legge 223 del 1991, nei confronti di 14.822 lavoratori della scuola e di circa 8.000 della difesa che, in assenza di risposte sulla copertura finanziaria, si ritroveranno a partire dal 1° gennaio 2009 senza rapporto di lavoro;
è evidente che il licenziamento di un siffatto numero di lavoratori comporterebbe implicazioni non solo tecnico-giuridiche, ma anche e soprattutto conseguenze di spiccata rilevanza socio-occupazionale e politica soprattutto in considerazione del fatto che tali lavoratori si concentrano principalmente in regioni del Mezzogiorno d'Italia come la Campania, l'Abruzzo, la Puglia, il Lazio e la Calabria, cioè in quelle aree del Paese dove la crisi occupazionale ha raggiunto, negli ultimi tempi, livelli tali da lasciare spazio a nessuna ipotesi di ricollocamento dei lavoratori licenziati;
altrettanto evidente è il danno che la mancata assegnazione da parte del Governo in carica delle risorse necessarie per la prosecuzione dei servizi suddetti arrecherebbe alle imprese aggiudicatarie degli appalti che, anche in considerazione dell'attuale difficoltà di accesso al credito, si vedrebbero, in tempi brevissimi, costrette alla chiusura;
inoltre, la cessazione dei suddetti servizi comprometterebbe gravemente il funzionamento dei plessi scolastici a causa del venire meno dei servizi essenziali di pulizia e custodia degli stessi, con gravi conseguenze sulla salute e la sicurezza degli studenti; problemi altrettanto gravi si pongono per la funzionalità delle caserme;
l'incontro previsto per la data del 12 novembre 2008 presso il Ministero per l'istruzione, l'università e la ricerca, finalizzato ad aprire un tavolo di confronto sul tema dei lavoratori impegnati negli appalti di pulizia di tutte scuole d'Italia e a rassicurare gli stessi lavoratori sul recupero nei conti pubblici degli stanziamenti necessari a proseguire gli appalti per i prossimi anni, è stato rinviato a data da destinarsi per la mancanza di risposte sulla copertura finanziaria del servizio; a tal proposito, il Ministro si è limitato a dichiarare che "a tutt'oggi non risultano ancora pienamente definite le interlocuzioni con il competente Ministero dell'Economia e delle finanze";
in conseguenza di ciò, il 21 novembre 2008 le organizzazioni imprenditoriali che rappresentano i consorzi e le imprese coinvolte hanno indirizzato una richiesta di intervento urgente al Presidente del Consiglio dei ministri e ai ministri competenti;
il giorno 24 novembre si è svolta una manifestazione indetta dalle organizzazioni sindacali a seguito della quale, i rappresentanti del Ministero per l'istruzione, l'università e la ricerca, dopo un breve colloquio con la delegazione sindacale, hanno fissato per il 28 novembre successivo l'incontro precedentemente rinviato;
considerato infine che:
diversamente da quanto promesso da molti esponenti del Governo, nell'ambito della legge 22 dicembre 2009, n. 203 (legge finanziaria per il 2009) non sono state previste le risorse necessarie a garantire la continuità degli appalti;
l'articolo 34 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, ha previsto la proroga per il solo 2009 dell'autorizzazione di spesa per il rinnovo dei contratti di LSU, stanziando a tal fine appena 110 milioni di euro per l'anno 2009, a fronte dei circa 400 milioni di euro annui necessari per la piena copertura dei costi,
si chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno intervenire urgentemente al fine di integrare l'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 34 del richiamato decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, prevedendo lo stanziamento di ulteriori 290 milioni di euro per l'anno 2009, nonché lo stanziamento di 420 e 450 milioni di euro, rispettivamente per gli anni 2010 e 2011, al fine di garantire, su tutto il territorio nazionale, la continuità degli appalti a tutt'oggi oggetto di proroga per la fornitura del servizio di pulizia e delle altre attività ausiliarie presso gli Istituti scolastici nonché di pulizia e servizio mensa presso le caserme, in considerazione della rilevanza sociale ed economica del problema e per assicurare sbocchi positivi ai problemi occupazionali dei lavoratori impiegati in tale settore;
se, inoltre, non si ritenga che la presenza dei suddetti lavoratori presso gli istituti scolastici e le caserme non rappresenti uno strumento imprescindibile per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei bambini e dei ragazzi nelle scuole nonché di tutti i soggetti che operano nelle caserme italiane.
(3-00522)