PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.
SANNA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SANNA (PD). Signor Presidente, colleghi senatori ... (Brusìo). Chiederei di fare un po' di silenzio, per cortesia: non riesco a parlare, grazie.
Proverò a dire in pochi minuti perché, ad avviso del Gruppo del Partito Democratico, bisogna votare a favore delle conclusioni della Giunta e contro l'ordine del giorno De Gregorio.
Avendo io relazionato per la Giunta delle elezioni e delle immunità a quest'Aula sulla richiesta di arresto del collega Di Girolamo, qualche mese fa, credo di avere le carte in regola per dire che fu serena la valutazione del Senato nel respingere una richiesta della magistratura ordinaria. Ritenemmo, infatti, che non ci fossero gli elementi né i requisiti che caratterizzano la tradizionale giurisprudenza, non solo di questo Parlamento, per l'applicazione di una misura restrittiva della libertà personale di un senatore. Allo stesso modo, credo di avere le carte in regola per dirvi che, con eguale serenità, oggi possiamo ritenere verificati i fatti dimostrati nell'istruttoria della Giunta, acquisiti mediante le testimonianze di testi liberi, davanti alle parti rappresentate dai loro assistenti legali, con l'assistenza tecnica dei loro avvocati. Davanti alle conclusioni della Giunta, assunte con pressoché unanime e serena convergenza, noi, serenamente ripeto, possiamo ritenere valide quelle conclusioni che dicono che il senatore Di Girolamo, volendo o non volendo (questa non è cosa che ci interessa), il 10 marzo, cioè nel momento in cui venivano presentate le liste per l'elezione del Senato e su cui dobbiamo focalizzare la nostra analisi, come ha fatto la Giunta, non aveva i requisiti per essere candidato nella circoscrizione Estero - ripartizione Europa del Senato.
Potrei fermarmi a questo punto ma credo che dal dibattito di stamattina debba emergere in maniera molto chiara la volontà del Senato - a differenza di quanto abbiamo sentito dire - di mantenere nella sua titolarità il potere, enorme, tremendo che, ripeto, pochi Parlamenti al mondo oggi si attribuiscono, di valutare su se stesso, di giudicare i propri membri, di non attribuire ad un potere esterno la valutazione dei titoli di ammissione, cioè se uno di noi può stare o meno in quest'Aula. Possiamo anche rinunciarvi, colleghi, possiamo dire che questo compito, questo potere, questa prerogativa costituzionale non fa più parte del nostro tempo.
Possiamo dire, però, che non siamo all'altezza di applicare l'articolo 66 della Costituzione? Io credo che noi non solo non dobbiamo dirlo - e purtroppo l'ho sentito dire in troppi e reiterati interventi da parte di chi sostiene l'ordine del giorno De Gregorio - ma dobbiamo dimostrarla nei fatti di esserne all'altezza. Infatti, considerata quella prerogativa costituzionale, noi abbiamo risposto alla magistratura che ci chiedeva l'arresto del senatore Di Girolamo che egli sarebbe rimasto in quest'Aula per attendere il giudizio penale ma, nel frattempo, avremmo svolto il nostro giudizio (e a questo proposito ricordo a tutti i colleghi che votarono quel giorno di settembre che questo fu un pezzo non insignificante della mia relazione). Allo stesso modo dobbiamo dire che è stato assolto il compito che la Costituzione ci attribuisce di verificare se il nostro collega senatore, ripeto, volendo o non volendo non rileva, avesse il titolo per essere candidato nella circoscrizione Estero.
Inoltre, il contenuto dell'ordine del giorno De Gregorio mi sembra - ma non vogliamo riaprire una questione su questo punto - una sorta di bis in idem nei contenuti della questione che ha preso il tempo del Senato fino a pochi minuti fa. Infatti l'ordine del giorno dice semplicemente, sconfessando completamente il lavoro della Giunta delle elezioni e delle immunità, che la Giunta doveva fermarsi nella valutazione del titolo di ammissione in questa Camera del senatore Di Girolamo una volta che aveva capito che su quei fatti era in corso un'indagine penale. Vi assicuro che questo noi l'abbiamo capito da subito, ma abbiamo anche affrontato il punto e abbiamo deciso che la questione penale, per quanto ci riguardava, non era determinante. L'abbiamo deciso proprio in ragione del fatto che, sul punto, abbiamo indirettamente dato ragione al senatore Di Girolamo dicendo che la dichiarazione consolare su cui si verte non è un'autocertificazione, quindi non aspettiamo un giudizio del TAR per dire se lui ha diritto o meno di rimanere qui e quindi se è stato correttamente inserito in quelle liste della circoscrizione Estero - ripartizione Europa o meno.
Ma l'indagine penale non ci può dire nulla sull'oggetto del nostro esame. Il nostro esame si è limitato - ma è stato molto approfondito - a verificare se, in termini di sostanza, il senatore di Girolamo fosse o meno residente all'estero. I testimoni che hanno partecipato alla fase istruttoria, chiamati d'ufficio, alcuni chiamati anche a istanza di parte, non hanno confermato che il senatore risiedesse in quell'appartamento da lui stesso indicato. È un esame di fatto che abbiamo svolto, dalle cui conclusioni derivano conseguenze di diritto che possono essere spiacevoli, anche umanamente difficili da assumere, però qui, signori colleghi del Senato, la decisione da prendere è se siamo o meno all'altezza dell'articolo 66 della Costituzione.
Vorrei concludere dicendo che lo siamo. Lo vorrei dire ai colleghi della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che con un eccesso, che personalmente ritengo poco sopportabile, di sfrontatezza hanno argomentato in quest'Aula, senza il pudore di dire che avevano votato in un modo e che, si stava giudicando il loro lavoro, e sono diventati gli avvocati di una posizione che invece avevamo tutti insieme respinto in sede di giudizio. Essere all'altezza dell'articolo 66 della Costituzione significa anche mantenere alta la qualità politica e formale dell'attività della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. Se non siamo in grado di farlo è meglio dare seguito alle proposte, che giacciono nella nostra Camera, di abrogazione dell'articolo 66 e trovare, su questi temi e sull'oggetto del nostro lavoro, un altro giudice fuori da qui.
A seconda dell'esito finale di questo nostro voto daremo o l'abbrivio e una motivazione forte a quelle iniziative oppure manterremo nell'ambito delle nostre decisioni - umane, perfettibili, tutto quel che volete, ma assunte con il massimo della correttezza e della serenità e senza una motivazione di tipo politico - il potere e la prerogativa costituzionale di questo Senato.
Lo voglio dire con parole che non sono mie, ma dell'onorevole Aldo Moro, che quando trattò questo tema nella Camera dei deputati ricordò ai suoi colleghi: «Una volta tanto non siamo legislatori, ma giudici, intendo giudici non in senso tecnico-giuridico, ma politico», ed è una scelta politica questa di mantenere in vita la prerogativa costituzionale di questo Senato. E ancora: «Abbiamo dinanzi degli uomini e dobbiamo saper valutare con lo stesso scrupolo, con lo stesso distacco, con lo stesso rigore, i quali caratterizzano l'esercizio della giurisdizione. Perché anche noi, pur con tutti i nostri dibattiti politici, siamo oggi, se non nella forma, nella sostanza, dei giudici».
Mi aspetto il giudizio sereno sul documento che la Giunta ha predisposto e vi ha proposto, colleghi, conseguenza del suo lavoro dei mesi scorsi. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
CUFFARO (UDC-SVP-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CUFFARO (UDC-SVP-Aut). Senatore Sanna, apprezzo la disquisizione tecnico-costituzionale, però se vogliamo uscire fuori dall'ipocrisia, onorevoli colleghi, dobbiamo avere il coraggio di capire che qui non è soltanto un problema costituzionale; qui purtroppo, non certamente per responsabilità di quest'Assemblea, c'è qualcuno che, facendo una scelta, che forse il senatore Casson avrebbe fatto bene a ricordare, è entrato su una vicenda che si sarebbe potuta risolvere molto più serenamente senza inchiodare ognuno di noi alla propria coscienza, anzi mettendoci nella condizione di interrogarla e di capire cosa possiamo fare.
Certo, avremmo potuto chiederci perché un magistrato abbia chiesto l'arresto di un senatore senza che questi - immagino - volesse scappare o, tanto meno, potesse occultare le prove o, peggio ancora, reiterare il reato. Però l'arresto è stato chiesto. Adesso è inutile che giriamo attorno ai dati costituzionali. Usciamo fuori dall'ipocrisia. Se qualcuno mi garantisce, ed è in condizione di farlo, che il senatore Di Girolamo con il mio voto non viene arrestato è un conto, ma se qualcuno non può garantirmelo - e non può farlo, perché a rigor di logica dopo il nostro voto il senatore Di Girolamo dovrebbe essere arrestato - io non so se, nell'esercizio di questo ruolo affidatoci dalla Costituzione, si possa prescindere da un nodo che riguarda la coscienza di ognuno di noi. Per quanto mi riguarda, non è un fatto secondario. (Applausi dal Gruppo PdL). Quindi, onorevole Presidente, per quel che mi riguarda non ci sarà un voto che possa condizionare l'arresto del senatore Di Girolamo. Un'utile mediazione potrebbe essere l'ordine del giorno G1, che rimanda ad una più giusta riflessione rispetto a quanto dovrà essere fatto, io mi auguro anche da parte della procura che ha chiesto l'arresto, perché così tutti noi siamo messi in condizione di poter scegliere liberamente e garantire la Costituzione piuttosto che scegliere tra la Costituzione e l'arresto di una persona. (Applausi dal Gruppo PdL).
ZANDA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, vorrei fare un richiamo al comma 3 dell'articolo 113 del Regolamento, che prevede, come noi sappiamo, il voto a scrutinio segreto per le votazioni riguardanti persone. Non vi è dubbio che nell'ordine del giorno che ci è stato sottoposto, sia nel dispositivo, dove fa riferimento esplicito ad attività che riguardano la persona del senatore Di Girolamo, sia all'ultimo comma della premessa, dove in modo esplicito addirittura riporta tra virgolette i fatti riguardanti il senatore Di Girolamo, come anche nel terzo capoverso, viene specificato che stiamo trattando una questione che riguarda una persona.
Se non fosse sufficiente il testo letterale di questo ordine del giorno, l'argomento principe che taglia la testa al toro l'ha fornito nel suo intervento il primo firmatario, senatore De Gregorio. Infatti, quando il senatore De Gregorio ci illustra il significato del suo ordine del giorno spiegando che è volto ad evitare gli arresti domiciliari per il senatore Di Girolamo, ci invita ad un voto garantista con questo obiettivo. Mi sembra che questo argomento abbia una chiarissima connotazione personalizzata sul senatore Di Girolamo e credo il nostro Regolamento prescriva, non come mera facoltà, il voto segreto.
PRESIDENTE. Senatore Zanda, non vi erano da parte della Presidenza perplessità sull'ammissibilità del voto segreto.
ZANDA (PD). Bene, allora sono molto soddisfatto. (Commenti dal Gruppo PdL).
BELISARIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Commenti dal Gruppo PdL)
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, anche questa volta sarò conciso. L'Italia dei Valori ritiene che l'ordine del giorno in questione sia al limite della ammissibilità. (Commenti dal Gruppo PdL). Noi abbiamo un percorso compiuto dalla Giunta, che conclude testualmente la sua relazione con queste parole: «propone al Senato - disattesa ogni diversa istanza - l'annullamento dell'elezione del senatore Nicola Paolo Di Girolamo».
A prescindere della illeggibilità di alcune sottoscrizioni, magari qualcuna anche mancante, almeno nel testo che ho in mano fotocopiato - gli Uffici avranno modo di verificare - riteniamo impossibile un ritorno in Commissione per una verifica relativa all'elezione.
La Giunta ha lavorato da mesi su questo punto, si è pronunciata e non mi risulta che nessun organo giurisdizionale, anche a voler considerare il nostro paragiurisdizionale, si riesprima sullo stesso caso. Inoltre, mai e poi mai si può pensare che vi debba ritornare soltanto perché, così come mi pare, si debba introdurre surrettiziamente una sospensiva che l'Assemblea ha bocciato con un voto.
Per questo motivo avrei preferito che i presentatori dell'ordine del giorno G1 (siano essi diciotto, diciannove, venti o ventuno, gli Uffici lo verificheranno prima del voto) avessero concluso dicendo di votare contro la decadenza del senatore Di Girolamo, senza giri di parole più o meno contorti: la linearità questo imponeva e impone ad un'Assemblea che all'unanimità ha fatto una proposta tramite un organo interno, quale è la Giunta, che ha concluso un percorso tecnico-giuridico, certamente con tutte le riflessioni di ordine politico che un organo del genere doveva fare.
Per questo l'Italia dei Valori intende dare il proprio sostegno alla relazione ed alle conclusioni della Giunta ed esprimerà voto contrario sull'ordine del giorno G1. (Applausi dal Gruppo IdV).
*QUAGLIARIELLO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
QUAGLIARIELLO (PdL). Signor Presidente, colleghi senatori, abbiamo assistito a un dibattito nel quale si è sconfinato spesso e volentieri tra la forma e la sostanza. Abbiamo iniziato con un problema regolamentare; siamo passati, senza stabilire un confine, a parlare di problemi di sostanza; siamo tornati a problemi regolamentari, sentendo dire che nemmeno l'ordine del giorno (e non solo la sospensiva) sarebbe adottabile da quest'Aula.
Credo che a questo punto dobbiamo lasciare da parte i formalismi e vedere la sostanza della questione. Noi abbiamo cercato, in una situazione che è oggettivamente complessa e interroga le coscienze ma anche i convincimenti politici più profondi, di agire con equilibrio, e questa è la motivazione della nostra proposta di sospensiva illustrata dal presidente Gasparri. Non abbiamo delegittimato la Giunta, né smentito le sue conclusioni; non abbiamo affidato un giudizio alla magistratura, ma abbiamo detto di voler acquisire ancora alcuni dati e alcune certezze. Soprattutto, non abbiamo dato premio a un formalismo astratto su un problema di sostanza.
Non abbiamo dimenticato che quest'Aula ha votato contro l'arresto del senatore Di Girolamo su proposta della Giunta e a questo momento dell'iter giudiziario nessuno ci garantisce che il voto di oggi a favore delle conclusioni della Giunta non rappresenti una smentita di ciò che la stessa ci ha proposto. Noi non ci nascondiamo dietro un dito; sappiamo che dietro le pandette e gli articoli di legge ci sono degli uomini, e li abbiamo sempre considerati. Non vogliamo un'assoluzione; non vogliamo che si dica una parola definitiva su questa vicenda, ma vogliamo che tutti siano chiamati alla loro responsabilità. Non poniamo un problema politico di Gruppo: sappiamo perfettamente che in quest'ambito la coscienza ha un suo diritto e rimane libera. Ma ricordo che abbiamo sempre combattuto il formalismo giuridico per guardare alla sostanza dei problemi. É stata questa l'impostazione del nostro Gruppo sui problemi della giustizia che anche ieri, in questa Aula, abbiamo espresso. (Applausi dal Gruppo PdL). Non intendiamo oggi smentire tutto ciò e abbiamo trovato una soluzione equilibrata per salvare un nostro convincimento profondo in una situazione contingente che, colleghi senatori, ci mette tutti in difficoltà, non solamente i colleghi del centrodestra.
C'è chi, secondo me in maniera poco elegante, ha ricordato Aldo Moro. Aldo Moro va ricordato fino in fondo; vanno ricordate anche le sue lettere dal carcere, che sono quelle che ci dicono quanto il primato dell'uomo e della persona debba sempre essere considerato con equilibrio. (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti dai banchi dell'opposizione).
È per questo equilibrio, colleghi senatori, che vi chiedo di votare l'ordine del giorno che è stato presentato da alcuni colleghi del Gruppo del Popolo della Libertà. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni. Vivaci commenti dai banchi dell'opposizione).
PRESIDENTE. Prima di procedere alla votazione, comunico all'Aula che hanno regolarizzato l'apposizione della firma all'ordine del giorno i senatori Collino, Viespoli, Cursi e Paravia.
LEGNINI (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, poiché dal testo che è stato diffuso non si evince la certezza delle venti firme, la pregherei di darci rassicurazioni in questo senso.
PRESIDENTE. Sono tutti presenti. Vogliamo invitare i senatori che hanno sottoscritto ad alzare la mano? (Numerosi senatori del Gruppo PdL alzano la mano). Che verifica voleva fare, senatore Legnini? La prego, votiamo; lei sa che sono molto attento a tutto.
LEGNINI (PD). Questo è il primo punto; in secondo luogo vorrei che lei controllasse... (I senatori Pedica e Carlino espongono dei fogli su cui c'è scritto: «Vergogna». Gli assistenti parlamentari si avvicinano al Gruppo IdV e ritirano i fogli ai componenti del Gruppo. Vivaci scambi di battute tra il senatore Pedica e il senatore Stiffoni).
PARAVIA (PdL). Buffoni! Buffoni!
GASPARRI (PdL). E basta! (Vivaci commenti dei senatori Malan e Izzo).
PRESIDENTE. Senatore Legnini, ha visto cosa succede? Votiamo.
LEGNINI (PD). Signor Presidente, vorrei che lei disponesse... (Proteste dal Gruppo PdL).
VOCI DAL GRUPPO PDL. Buffoni!
PARAVIA (PdL). Pagliacci, pagliacci!
PRESIDENTE. Senatore Legnini, io indirei la votazione; la prego quindi di concludere.
LEGNINI (PD). Vorrei solo che lei controllasse in modo scrupoloso, stante la delicatezza del voto, la corrispondenza delle schede. La ringrazio.
PRESIDENTE. È mio dovere, senatore Legnini, non mi deve ringraziare.
Chiarisco all'Aula che, ove dovesse essere respinto l'ordine del giorno, si intenderanno approvate le conclusioni della Giunta nel senso dell'annullamento dell'elezione del senatore Di Girolamo.
Votazione a scrutinio segreto
PRESIDENTE. Indìco, ai sensi dell'articolo 113, comma 3, del Regolamento, la votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore De Gregorio e da altri senatori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Colleghi, per favore, restate seduti. Ciascun senatore stia al proprio posto. Si vota sull'ordine del giorno del senatore De Gregorio che reca conclusioni difformi da quelle della Giunta. Lo ribadisco. Vi sono contestazioni sui posti? È tutto in regola?
Proclamo il risultato della votazione a scrutinio segreto, mediante procedimento elettronico:
|
Senatori presenti |
261 |
|
Senatori votanti |
260 |
|
Maggioranza |
131 |
|
Favorevoli |
134 |
|
Contrari |
124 |
|
Astenuti |
2 |
Il Senato approva. (v. Allegato B). (Vivi, prolungati applausi dal Gruppo PdL).
PARAVIA (PdL). Mautone! Mautone! Di Pietro! Mautone! (Vivaci commenti dal Gruppo PdL all'indirizzo dei Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego, abbiamo altri argomenti da concludere entro le ore 14. Vi sono altri provvedimenti della Giunta.