COMPAGNA (PdL). Signor Presidente, ritorno alla compostezza della mia citazione. Alla pagina 36 la relazione dice che nella legge n. 459 del 2001 non solo non ci sono indicazioni riguardo all'accertamento del requisito della residenza, ma viene del tutto ignorato il problema del contenzioso.
Allora, con tutto il rispetto che non nego al presidente Follini, alla Giunta per le elezioni, ai relatori, alla maggioranza, all'unanimità e a quant'altro, mi domando come la Giunta, senza un passaggio in Aula, anzi con un passaggio in Aula del tipo di quello evocato questa mattina dal collega Gasparri, possa scegliere di costituirsi in Comitato inquirente sull'ineleggibilità del senatore Di Girolamo, ai sensi dell'articolo 10, comma 3, del Regolamento per la verifica dei poteri.
Ho apprezzato, proprio perché non condividevo la sua relazione, che il collega Augello, con una dignità e una compostezza che lo onorano, in sede di questione sospensiva abbia detto che non solo ha condiviso la decisione della Giunta, ma ne è stato in qualche modo il protagonista avendo presieduto un Comitato inquirente per la verifica dei poteri. Ecco, allora, che i profili di verifica dei poteri si sono sovrapposti ai profili di autorizzazione a procedere.
Ho troppo rispetto di questa Aula, di ognuno di noi e del collega Di Girolamo e non voglio neanche evocare le implicazioni che l'accoglimento della relazione presentata dai senatori Li Gotti e Augello può produrre. A differenza di quanti ci richiamano alla sostanza a discapito della forma, io vi dico qualcosa che è di forma ma anche di sostanza. Il cosiddetto istituto dell'immunità (e, di conseguenza, dell'autorizzazione a procedere) non è né un privilegio, né una prerogativa, né un diritto del singolo parlamentare: è dell'Assemblea, per essere essa e soltanto essa arbitra (non giudice, me lo consenta il collega Sanna) della propria composizione. È stato in sede di verifica dei poteri che è iniziata una vicenda molto articolata, quella che dall'abate Sieyès ha portato il parlamentarismo medievale a farsi parlamentarismo moderno.
Allora perché, senza un passaggio in Aula di tipo diverso da quello di settembre, la Giunta insiste con tanta caparbietà, nella relazione dei colleghi, su una propria sovranità di interpretazione della norma costituzionale rispetto all'Aula? Ma che l'Assemblea perda la propria sovranità a favore di una Giunta o di una Commissione non è interesse di nessuno, ed era questo il senso della questione sospensiva, per la quale rimpiango non si sia registrato qualche consenso in più.
Allora,onorevoli colleghi, rischiamo che la sovrapposizione delle prerogative del Parlamento in sede di autorizzazione a procedere sulle prerogative del Parlamento in sede di verifica dei poteri ci privi, quali che siano, delle virtù del subentrante Fantetti al resistente Di Girolamo.
Inoltre non mi è piaciuto un altro aspetto riguardante la Giunta, anche se posso condividere le ragioni dal punto di vista parlamentare: una volta che ci sono un richiedente e un resistente, perché negare quel giudizio di costituzionalità che avrebbe fatto ordine sulle norme che portano poi i senatori Augello e Li Gotti a titolare il paragrafo 4.3 della loro relazione: «Il giudizio di verifica dei poteri come giudizio sul fatto»? In tale veste, giudizio sul fatto, la relazione alle pagine 34 e 35 afferma il loro dubbio interpretativo. (Brusìo).
Se ho ancora diritto alla compostezza di chi mi ascolta, leggo con altrettanta compostezza alcune righe della relazione dei senatori Augello e Li Gotti: «L'appartenenza ad un corpo politico elettivo come una Camera del Parlamento non può quindi essere pregiudicata dalla venuta meno del requisito della residenza in corso di mandato». Però, loro dicono, in questo caso non è in corso di mandato, ma prima, quindi va considerato in sede di verifica dei poteri. Benissimo, chi porta allora la Giunta a proporre all'Aula, con arrembante passo di giacobinismo, una conclusione nella quale si stabilisce che «La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari (...) preso atto dell'istruttoria svolta dal Comitato inquirente», presieduto dal senatore Augello, «ascoltate le parti ed i loro difensori, letti gli articoli» della Costituzione, «ritenuta manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale» sollevata dal resistente, «propone al Senato (...) l'annullamento dell'elezione del senatore Nicola Paolo Di Girolamo»?
Signor Presidente, con tutto il rispetto per il signor Fantetti, penso di avere pieno diritto, almeno a titolo personale, di dire una volta anch'io in quest'Aula «non ci sto». Grazie dell'attenzione che qualcuno mi ha riservato. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Micheloni. Ne ha facoltà.