CASSON (PD). Signora Presidente, colleghi senatori, è arrivato in questo momento un ordine del giorno motivato, attraverso il quale si chiede di rinviare la proposta all'esame della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari affinché sia sospesa l'attività di verifica. Viene quindi sostanzialmente riproposta la questione pregiudiziale penale, già ampiamente predisposta, studiata ed affrontata all'interno della Giunta in questione. Credo che in questa sede, a seguito degli interventi dei colleghi di maggioranza, si stia generando una grande confusione in fatto e in diritto. Si sta cercando di creare una sovrapposizione tra il giudizio penale ed il giudizio che il Senato e l'Aula devono esprimere su una determinata situazione di fatto ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione.
Quest'ultimo prevede una procedura in materia elettorale extra ordinem, del tutto specifica, secondo determinate tappe e fasi. Quindi, all'esito di una decisione di quel tipo da parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, non abbiamo molte scelte, secondo quanto indicato dall'articolo 135-ter del Regolamento.
Pertanto, è bene affrontare tali questioni sia da un punto di vista di fatto che di stretto diritto. Per quanto riguarda la questione pregiudiziale penale, va innanzitutto ricordato che davanti alla Giunta - e tutti abbiamo ritenuto molto correttamente - l'avvocato Taormina, difensore del senatore Di Girolamo, rinunciò alla pregiudiziale penale. La Giunta, infatti, ha sconfessato il presupposto di diritto su cui riposavano le indagini all'epoca in corso da parte della Giunta, in quanto quest'ultima non ha ascritto valore autocertificatorio alla dichiarazione resa dal Di Girolamo al consolato di Bruxelles il 14 febbraio 2008.
La relazione della Giunta afferma che se l'eleggibilità riposasse sulla legittima iscrizione al registro AIRE non si potrebbe che concludere che il seggio del senatore Di Girolamo non è contestabile. In altri termini, il giudizio penale a carico del Di Girolamo non riveste alcuna influenza determinante sui risultati degli accertamenti della Giunta e non può trovare alcuna applicazione l'articolo 5, comma secondo, del Regolamento di verifica dei poteri, che correttamente, non è stato quindi applicato dalla Giunta.
Il giudizio penale riguarda tutt'altra vicenda. Vediamo a cosa attiene il giudizio penale, cui si vorrebbe ricollegare la sospensione di questa procedura. Cito testualmente la richiesta che è arrivata al Senato, ricordando che la richiesta di decadenza e in particolare di arresti domiciliari, che quest'Aula ha respinto circa quattro mesi fa, riguardava una serie di reati: false dichiarazioni al pubblico ufficiale, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, concorso in falsità ideologica, concorso in falsità in atti destinati ad operazioni elettorali, concorso in abuso di ufficio e soprattutto attentato contro i diritti politici del cittadino. Tutti questi reati, sui quali autonomamente procede l'autorità giudiziaria ordinaria, sono dipendenti dalla dichiarazione del 14 febbraio 2008 resa dal senatore Di Girolamo al consolato di Bruxelles. La stessa dichiarazione invece non rientra assolutamente nella motivazione a supporto della proposta di decadenza dal seggio per il senatore Di Girolamo.
Quindi, non è la dichiarazione al consolato belga a travolgere oggi il seggio del senatore Di Girolamo, ma è l'indagine svolta in maniera autonoma dalla Giunta in ordine alla residenza di fatto che - quale che fosse l'apparenza del diritto - come si è accertato mancava: Nicola Paolo Di Girolamo non era residente a Bruxelles il 10 marzo 2008, data di deposito delle candidature. L'articolo 8 della legge Tremaglia fissa, in maniera rigida, chiara e precisa, tra i requisiti per l'eleggibilità nella circoscrizione Estero quello della residenza. Pensiamo alla situazione di tutti i cittadini italiani che devono partecipare a un concorso e sono tenuti ad esibire dei titoli. Se i titoli non sono pervenuti alla data fissata dal bando di concorso, non vi è alcuna ragione per intervenire successivamente a sospendere o annullare il procedimento che faccia saltare la partecipazione al concorso di un ordinario cittadino italiano. Quindi, prevedere una situazione di questo tipo per il senatore Di Girolamo ci pare quantomeno assolutamente fuori dalle norme costituzionali.
Ripeto: l'accertamento della Giunta è totalmente indipendente dall'indagine penale e si poggia sulla base degli interrogatori che si sono svolti in Senato il 2 agosto e il 15 settembre 2008 davanti al Comitato inquirente, nonché su tutte le testimonianze che sono state acquisite dallo stesso. La proposta al nostro esame, che è stata votata a stragrande maggioranza - mi pare con un solo astenuto e un paio di senatori che si erano allontanati dall'Aula e non hanno partecipato al voto - deriva dall'affidabilità delle convincenti risultanze del Comitato inquirente e, pertanto, produce ex se l'effetto di annullamento dell'elezione in Senato di Di Girolamo.
Per quanto riguarda i timori che sono stati espressi in quest'Aula, in particolare dal senatore Malan, in ordine ad un presunta ipotesi di arresto, innanzitutto segnalo che il Senato si è già pronunciato, seppure con voti diversificati, contro gli arresti domiciliari che erano stati richiesti. Quell'indagine penale ha viaggiato autonomamente al di fuori di quest'Aula e da notizie giornalistiche pare ormai conclusa. Sono quindi da ritenersi definitivamente soddisfatte quelle esigenze iniziali e credo che un rischio di questo genere non sia assolutamente prospettabile. Sarà ora presentato, a norma del Regolamento, un ordine del giorno autonomo in cui si chiede di tornare indietro e sospendere l'attività di verifica della Giunta.
Presidenza del presidente SCHIFANI (ore 12,56)
(Segue CASSON). Concludo, con una considerazione non strettamente giuridica, ma direi quasi di buonsenso popolare: come possiamo pretendere di essere credibili di fronte al cittadino e al Paese se decidiamo di non accogliere la proposta della Giunta di far decadere Di Girolamo dal seggio di senatore? È un problema di legalità. Bisogna rispettare la legge: tutti la devono rispettare, cominciando dai senatori fino ad arrivare a tutti i cittadini. Se non lo facciamo noi per primi, non possiamo pretendere che i cittadini rispettino la legge attualmente vigente. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vetrella. Ne ha facoltà, ma la prego di essere conciso, perché ho fissato per le ore 13 la chiusura della discussione.