BELISARIO (IdV). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BELISARIO (IdV). Signor Presidente, colleghi, ovviamente quanto avviene, a cominciare dal suo intervento, non ci sorprende. Sta di fatto che vorremmo che nessuno si facesse trasportare dalla disinformazione.
Le posso assicurare che chi, come me, questa mattina era in piazza Farnese non ha ascoltato né insulti, né offese al Capo dello Stato; anzi si è partiti da un'espressione più volte ripetuta da parte del leader del mio partito, di rispetto nei confronti della più alta carica dello Stato.
Questo però non significa non fare delle riflessioni critiche, severe, pacate, sane, perché nella democrazia repubblicana il diritto di critica deve essere consentito a tutti e nessuno del mio partito ha mai offeso il Capo dello Stato. Abbiamo espresso delle riserve su alcuni comportamenti, ma, se addirittura ci sono degli atti su cui anche l'infallibilità pontificia ha una sua franchigia (quindi, ci sono atti che non sono consacrati per dottrina come atti infallibili), è evidente che ci può essere un sacrosanto diritto di critica, anche fermo, nei confronti di alcuni atteggiamenti che il mio partito, la mia parte politica, alcuni elettori, molti cittadini italiani possono anche non condividere.
Non è in discussione alcuna offesa. Ci sono delle dichiarazioni dirette e virgolettate di chi per queste affermazioni viene presuntamente incolpato a cui si fa riferimento. Il presidente Di Pietro dice in maniera chiara: «In democrazia deve essere permesso a tutti di avanzare critiche e dissensi». E aggiunge: «Non ho mai detto che a far togliere lo striscione fosse stata la Presidenza della Repubblica e non ho mai offeso, né inteso offendere il Capo dello Stato quando ho ricordato pubblicamente che il silenzio uccide come la mafia, giacché non è a lui che mi riferivo, ma a chi vuole mettere la museruola ai magistrati che indagano sui potenti di Stato». Se queste affermazioni non si possono fare e se per qualche riserva che si esprime anche sul Capo dello Stato bisogna finire sul banco degli imputati, allora significa che stiamo perdendo di vista il dialogo e la sintonia con la gente.
Noi dell'Italia dei Valori in sintonia con la gente ci vogliamo rimanere. Rispettiamo le cariche dello Stato per quello che sono agli occhi dei cittadini e per i compiti che la Carta costituzionale assegna loro, ma sia consentito a tutti, nel sacrosanto rispetto delle regole e fino a che in questo Paese - ci auguriamo per sempre - ci sarà la democrazia, di poter esprimere fino in fondo il proprio pensiero. (Applausi dal Gruppo IdV).