D'AMBROSIO (PD). Signora Presidente, quattro minuti per la verità sono pochissimi.
Mi fa piacere, signor Ministro, aver letto che anche lei si è accorto che il male più grave della giustizia italiana è quello della lentezza dei processi. Lei ha anche dato i tempi di definizione, che sono veramente allarmanti, senza tener conto, tra l'altro, del giudizio per Cassazione, che ha tempi altrettanto lunghi. Le ricordo che a proposito proprio del giudizio per Cassazione è stato già depositato da tempo un mio disegno di legge per cercare di eliminare alcuni processi in quella sede; ciò sarebbe facilissimo, sopprimendo la possibilità del ricorso personale in Cassazione da parte del condannato, senza la firma di un avvocato specialista cassazionista, e soprattutto cercando di rendere effettiva la condanna al pagamento di una somma da parte di chi presenta un ricorso inammissibile. I disegni di legge sono lì, giacciono.
Mi ha fatto piacere anche vedere che lei ha preso in considerazione la difesa d'ufficio. Si tratta di una previsione che ha costi molto rilevanti. Mi faccia però dire che mentre la mia proposta di legge prevedeva che non fossero difesi a spese dello Stato gli spacciatori di droga, che guadagnano naturalmente moltissimo e non fanno certo dichiarazioni dei redditi, o gli imputati per associazione mafiosa, lei parla solamente di mafiosi condannati con sentenza passata in giudicato i cui difensori saranno evidentemente pagati dallo Stato fino alla condanna definitiva; poi naturalmente, scontata la pena, se delinquono un'altra volta finalmente non saranno rimborsati dallo Stato. Questo è un aspetto che va rivisto.
Le rivolgo però una raccomandazione, signor Ministro, perché noi le abbiamo dato la nostra collaborazione, quando era necessaria, anche per i provvedimenti che sono stati già portati alla nostra attenzione. Non si faccia fuorviare dai modelli virtuosi. I problemi non riguardano solamente la capacità dei magistrati di lavorare e organizzarsi meglio, magari fosse così. Certo, Torino si trova in una posizione privilegiata, ma se leggesse i lavori prodotti da professori universitari europei e delle università americane vedrebbe che la lentezza della giustizia italiana dipende soprattutto dal turnover dei magistrati. Nei tribunali dove il turnover non c'è i tempi sono più ridotti di quelli dei tribunali in cui vi è un turnover molto spinto, tant'è vero che è stato constatato che i tempi della giustizia raddoppiano addirittura in concomitanza con il movimento di un magistrato. Stiamo quindi attenti a prendere a modello questi tribunali virtuosi.
Prendiamo invece a modello quello che il nostro codice di procedura penale doveva essere e che non è stato. Noi infatti avremmo dovuto avere un codice uniforme, che scegliesse definitivamente tra il rito accusatorio e quello inquisitorio; abbiamo invece avuto un rito accusatorio per il primo grado e poi, per i gradi successivi di impugnazione, un altro rito. Stiamo quindi attenti.
Si prendano in seria considerazione anche i disegni di legge che sono stati presentati dall'opposizione, se si vuole dialogare. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carofiglio. Ne ha facoltà.