CHIURAZZI (PD). Signora Presidente, signor Ministro, ella avrà notato che non vi sono divergenze, rispetto alla sua relazione, sull'analisi del settore; molti colleghi, e mi iscrivo al loro fianco, ritengono che la diagnosi da lei messa in campo sia giusta e molto realista e risponda ai problemi ed alle difficoltà che il settore vive da tempo, da molto tempo.
Le divergenze, le perplessità e i dubbi - anch'io ho dubbi - sorgono quando da un'analisi così dettagliata può ravvisarsi la speranza, non dico la certezza, che si possa mettere in campo un'azione di Governo e anche parlamentare capace di affrontare e risolvere definitivamente tali problemi. Pesano su tali dubbi due fattori: il primo è ciò che accaduto in questi mesi nelle Aule dei due rami del Parlamento, che è stato di fatto esautorato da una discussione approfondita del settore.
Cito il lodo che porta il suo nome, cito il cosiddetto lodo Carnevale, cito anche gli interventi in materia di processi civili non solo come strumento di critica verso la maggioranza, ma perché - ne converrà, signor Ministro - che tutti questi interventi sono stati inseriti in procedimenti nella gran parte dei casi di natura diversa e su materie diverse. Il cosiddetto lodo Alfano entra nel pacchetto sicurezza e le norme sui processi civili e del lavoro nella manovra finanziaria; insomma, un fare e un agire dentro una materia che non sempre e, in molti casi, poco atteneva al tema della giustizia. Questo ci fa dire della volontà e del desiderio di un approccio compiuto al tema.
In secondo luogo, devo altresì rilevare che anche tutta la materia pubblicitaria è ricca di notizie sulla giustizia, un po' come se il settore fosse ridotto al rango di uno spot pubblicitario: lo troviamo nelle interviste televisive, anche queste mai di pertinenza; troviamo annunci di scelte importanti, soprattutto nel settore penale, dentro riviste, pubblicità, occasioni e opportunità che non hanno nulla a che vedere con il settore.
Riassumo questi due argomenti per sottolineare che i problemi interni al settore non sono riusciti in questi mesi a farsi uno spazio, a vivere una credibilità, una soggettività e una cittadinanza tra le priorità del Paese. Dovrà accadere questo e dovrà accadere presto e molto dipende dalla sua responsabilità, se non vogliamo che anche questa passi come una legislatura dove si sono fatti piccoli rattoppi, dove il tema della giustizia è stato apparentemente centrale, ma di fatto non ha prodotto risultati.
Non vorrei che ci fosse una coincidenza, un destino imprevedibile che vede consapevolmente o inconsapevolmente alleati i settori che non vogliono che la giustizia si ammoderni e che diventi efficiente, di qualunque parte essi siano. C'è un film degli anni Settanta, il protagonista principale è Alberto Sordi, il cui titolo è «Finché c'è guerra c'è speranza», e nel film Alberto Sordi era uno che vendeva le armi. Non vorrei che ci fossero settori, componenti del nostro Paese, anche interne al settore, senza necessariamente avere una connotazione politica, che desiderino la paralisi.
Noi dobbiamo risolvere il principale dei problemi, ossia dobbiamo garantire una giustizia giusta e veloce; dobbiamo garantire che i processi abbiano uno sbocco certo e in tempi rapidi. Questo è il centro del problema: troppo lunghi i processi. Lei, il suo Governo, la maggioranza ed anche l'opposizione alla fine alla legislatura saremo misurati su questo terreno: se avremo saputo ridurre nei tempi l'approdo alle sentenze, sia nel settore penale che in quello civile.
Il Partito Democratico si predispone su questo terreno a fornire un contributo positivo. Le proposte che abbiamo presentato ne sono una significativa testimonianza. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.