BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, caro Ministro, in cinque minuti non c'è altro modo di intervenire se non quello di portarle sostegno e approvazione al taglio e al contenuto della sua relazione, indicandole inoltre alcuni stimoli e temi particolari su cui incoraggiare il suo percorso riformatore.
Sarebbe però gradito se ci si ascoltasse nei pochissimi minuti che abbiamo a disposizione.
PRESIDENTE. Signor Ministro, credo che il senatore stia cercando di attirare la sua attenzione.
BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signor Ministro, le chiedo scusa, ma dicevo che in cinque minuti c'è il tempo per portare solidarietà e sostegno al taglio e alle linee del suo intervento e per indicarle, semplicemente enunciandone i temi, cinque o sei argomenti che nella sensibilità di ciascuno possono essere prevalenti.
In primo luogo, ha fatto molto bene ad aggredire responsabilmente il tema dell'autonomia dei giudici con riferimento alla potestà organizzativa dell'Esecutivo. È un tema delicatissimo, ma per il quale avrà il pieno sostegno di tutti i garantisti e di tutti i cultori dello Stato di diritto perché, con senso di responsabilità ma con coraggio, si vada avanti su questa strada. Alcuni princìpi, come quello della inamovibilità, che molto spesso si lega a quello della non responsabilità, devono ormai essere messi pienamente in discussione.
In secondo luogo, la riforma della magistratura onoraria e la risoluzione dei nodi che intorno ad essa si legano è urgente. Anche coloro che in passato ebbero qualche remora - e le parla uno di questi - in questo momento riconoscono il valore fondamentale, il ruolo imprescindibile della magistratura onoraria e la pregano, in maniera organica e coraggiosa, di andare avanti sotto questo profilo, tenendo presente che ormai, con i problemi che abbiamo di organico della magistratura, la valorizzazione dei giudici di pace e l'incremento, l'implementazione delle loro funzioni, anche - perché no - come membri dei collegi giudicanti e la valorizzazione del ruolo degli esperti nei collegi possono essere una strada per risolvere tanti problemi pratici e organizzativi della nostra giustizia.
Altri colleghi, come me, sottolineano la necessità, da questo punto di vista, di andare avanti risolutamente sulla strada della unificazione dei riti. L'unificazione dei riti è una sfida fondamentale della nostra civiltà giuridica e proprio nel momento in cui addirittura si pensa ad una forte concentrazione tra il civile e l'amministrativo, mi sembrano fuori della realtà coloro che spingono per una iperspecializzazione, per la moltiplicazione delle sezioni specializzate e dei tribunali più o meno specializzati. Questa è una lusinga che, se venisse seguita, ci caccerebbe in molti vicoli ciechi. Sono molto favorevole all'immissione nei collegi giudicanti di esperti che portino la loro specializzazione tecnica e competenza settoriale, ma non a questa moltiplicazione, né dei riti né delle sezioni specializzate, che non hanno dato buona prova.
Inoltre, il nocciolo della questione è il tema del risarcimento. Il cittadino oggi vuole essere risarcito, indennizzato, compensato del torto subito e vuole che i poteri civili dello Stato lo facciano: non si contenta di pene edittali, di grida manzoniane in termini penali e di altri vent'anni di discussione sull'effettività della pena. Il cittadino vuole che la pena, o addirittura la concessione dei benefìci che pure è concepibile, sia legata all'effettività del ristoro, del risarcimento morale e materiale, perché questo è il fine ultimo della giustizia sotto ogni latitudine e in ogni epoca della nostra civiltà.
A ciò si aggiunge l'esecuzione in materia civile, che è fondamentale perché la giustizia deve essere effettiva in campo penale come in campo civile. Infine, invito a giocare tutte le nostre risorse prima ancora che sull'organico dei magistrati su quello del personale ausiliario, signor Ministro, perché di questo i nostri uffici hanno straordinaria necessità.
Concludo col dire che condivido in pieno il suo slogan iniziale come ogni cittadino sensato: «lentezza prima nemica della giustizia». Questa è la sfida e da questo punto di vista devo dire che non condivido affatto la ricetta di chi ci chiede meno tribunali e soppressione delle articolazioni prossimali di giustizia ai cittadini. Sono fautore, come lei sa, insieme a tanti colleghi, della filosofia opposta. Aggiungo che ho visto che nelle risoluzioni questo tema è stato toccato dai colleghi della sinistra; l'opinione pubblica delle nostre 100 città, che hanno diritto alla giustizia come le metropoli, sapranno dove sono i responsabili che spingono nella direzione di depauperare le città stesse dei necessari presidi di giustizia. (Applausi dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio. Ne ha facoltà.