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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 136 del 28/01/2009


ALFANO, ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevoli senatori, dopo l'intervento di ieri alla Camera dei deputati, ho il grande privilegio di presentare anche nella solennità di questa Aula la relazione sull'amministrazione della giustizia nell'anno appena trascorso e di esporre le linee di intervento programmate in materia dal Governo e, più specificamente, dal Dicastero che rappresento.

Anche oggi, signor Presidente, desidero rivolgere al Presidente della Repubblica un sincero ringraziamento per la costante attenzione che ha inteso riservare alle tematiche della giustizia, verso le quali ha sempre offerto un grande contributo di equilibrio e saggezza, anche nei momenti di particolare tensione, dimostrando, con la sua sensibilità, di essere sicuro custode del primario valore dell'unità nazionale. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, LNP e UDC-SVP-Aut).

Signor Presidente, prima di entrare nel merito della mia relazione devo fare una comunicazione all'Aula a seguito delle brevi fasi di dibattito che si sono svolte proprio in questa sede relativamente alla vicenda degli stupri e delle violenze sessuali poiché mi è stato riferito che ella ha chiesto al Governo, in sede di relazione sullo stato della giustizia, di offrire qualche indicazione concreta. Per questo mi pregio di riferire all'Aula l'intenzione del Governo di presentare un emendamento al disegno di legge in materia di sicurezza che preveda il patrocinio gratuito da parte dello Stato per le vittime delle violenze sessuali. (Applausi dal Gruppo PdL).

Questo è il nostro intendimento e poiché si tratta di materia che implica una necessità di copertura finanziaria, intendiamo annunciare già da ora come vogliamo coprire economicamente questo provvedimento e cioè con i risparmi e i benefici che il Governo otterrà avendo eliminato il gratuito patrocinio per i boss mafiosi condannati. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Sbarbati).

Signor Presidente, onorevoli colleghi, la giustizia italiana, sia quella penale che quella civile ha oggi messo in luce, oltre ogni limite di tollerabilità, un desolante quadro di inefficienze e ritardi.

Devo riferire a quest'Aula che il voto di oggi alla Camera dei deputati ha confortato il Governo in modo anche inaspettato, perché si è registrato un incontro di volontà, in riferimento alle necessità di riforme anche costituzionali, che è andato oltre la maggioranza parlamentare che sostiene questo Governo, aprendosi il voto parlamentare al consenso dell'UDC e della componente radicale del Partito Democratico alla Camera.

Credo che tutti possiamo riconoscere che la lentezza con cui procede la giustizia costituisce oggi il suo principale nemico. Un nemico che, però, ha un nemico a sua volta, cioè un alleato della giustizia: alla lentezza fa fronte anche uno specialissimo esercito composto da quella grandissima maggioranza di magistrati che ha vinto il concorso avendo grande passione per questo lavoro e che ogni mattina si alza e va a svolgerlo con zelo, onestà e devozione alle istituzioni repubblicane, lontano dalle ribalte mediatiche e memore di quanto già diceva San Bonaventura da Bagnoregio, quando affermava che ex silentio nutritur iustitia. Preziosi alleati di questo esercito sono anche le decine di migliaia di dipendenti dell'Amministrazione e delle forze dell'ordine.

È sotto gli occhi di tutti come la questione giustizia sia oggi diventata una vera e propria priorità nazionale, un'emergenza che riguarda sia il settore penale che quello civile e che finisce per coinvolgere negativamente anche le possibilità di sviluppo economico del nostro Paese, come, impietosamente, viene messo in rilievo anche da prestigiose istituzioni internazionali.

In questo quadro è indifferibile porre in essere ogni attività al fine di recuperare la credibilità e la fiducia del sistema giudiziario italiano da parte dei cittadini, che da utenti subiscono in prima persona l'intollerabile lentezza delle procedure e da osservatori rimangono spesso attoniti rispetto ad eventi tanto mediaticamente clamorosi, quanto discutibili sul piano istituzionale. Se questo è vero, la conservazione dell'esistente non è, dunque, più ipotizzabile e tale consapevolezza - è confortante constatarlo - ogni giorno che passa, diventa patrimonio comune di tutti i cittadini.

Per dare concretezza a questa unanime richiesta di cambiamento il popolo italiano ha attribuito all'attuale maggioranza un consenso robusto che, oggi, non soltanto ci consente, ma ci impone di tener fede agli impegni presi. Questo Governo, dunque, procederà alle riforme ordinamentali e processuali che sono necessarie per restituire dignità e credibilità al sistema Giustizia, non certo in ordine sparso ma con un preciso disegno strategico. Per tali ragioni siamo portatori di un approccio globale al tema giustizia, esattamente come fatto in questi primi mesi.

Non vi è un singolo problema che, risolto da solo, possa far beneficiare il sistema Giustizia nel suo insieme. Ci proponiamo, dunque, un'azione complessiva così articolata e che, intendo sottolinearlo, è già avviata: norme antimafia, processo civile, processo penale, riforme ordinamentali anche di rango costituzionale, misure di efficienza di rango legislativo e non legislativo, interventi sul sistema carcerario, riforma della magistratura onoraria, riforma delle professioni del comparto giuridico-economico. Questi i capisaldi cui certamente non mancheranno di aggiungersi altre importanti materie previste dal programma di Governo.

Vi sono però alcune questioni sulle quali è bene essere da subito chiari. Sarà compito dell'Esecutivo dare effettiva parità tra accusa e difesa nel processo penale e concretezza ai principi del giusto processo che, sebbene solennemente enunciati nella nostra Carta costituzionale, non sono ancora entrati a pieno titolo nel quotidiano esercizio della giurisdizione.

Lo scopo è quello di ridare con urgenza decoro alla giustizia civile, individuando le opportune soluzioni per eliminare il gigantesco macigno costituito dagli oltre 5 milioni di procedimenti arretrati e avviarsi - a regime - a costruire un sistema in grado di garantire una ragionevole durata del processo, che non può attendere oltre. L'obiettivo da centrare nella costruzione di una nuova giustizia penale passa, invece, per la previsione di un diritto processuale autenticamente giusto, che sia rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all'investigazione.

Fondamentale sarà, inoltre, l'introduzione di un sistema di controlli per verificare con efficacia la professionalità dei magistrati in modo da garantire che il loro operato, doverosamente autonomo ed indipendente, non si trasformi in autoreferenzialità o in mero arbitrio.

Del pari è indifferibile un sistema che sappia individuare i magistrati chiamati a dirigere gli uffici solo sulla base di accertate, specifiche, attitudini organizzative e per le autentiche capacità gestionali e non per l'appartenenza a questa o a quell'altra corrente, con un sistema di distribuzione degli incarichi direttivi che, mi si perdoni il paragone, tanto ricorda un criticatissimo manuale facente parte dell'armamentario non rimpianto della prima Repubblica. (Applausi dei senatori Giuliano e Garavaglia Massimo). Un sistema in grado di valutare, quando è il caso, anche le responsabilità del singolo magistrato con serenità e pacatezza, ma anche rifuggendo da modalità eccessivamente corporative.

Sulla base delle prerogative che mi sono conferite, desidero al riguardo evidenziare che nel corso del mio mandato ho inteso utilizzare, con il dovuto rigore, le competenze che in materia disciplinare la Costituzione mi affida promuovendo 41 azioni disciplinari nei confronti di altrettanti magistrati. Ed, ancora, ho inteso utilizzare il potere di richiedere provvedimenti cautelari al CSM con specifico riferimento all'inaccettabile scontro istituzionale insorto tra la procura della Repubblica di Salerno e la procura generale di Catanzaro, nell'intento di restituire serenità al Paese ed ai tanti cittadini sconcertati da questi episodi recuperando così, per quanto possibile, credibilità all'istituzione giudiziaria in tal modo compromessa. E il Consiglio superiore della magistratura - com'è noto - accogliendo in massima parte le mie richieste, ha confermato la bontà di questa iniziativa di essenziale ripristino delle regole così clamorosamente violate.

Ho, altresì, proposto 12 inchieste amministrative ed altrettante indagini conoscitive finalizzate ad accertare eventuali violazioni disciplinari rispetto ad alcuni clamorosi fatti di cronaca che hanno suscitato legittimo allarme e giuste preoccupazioni nei cittadini.

Ma se questo si è potuto fare con la normativa esistente deve altresì essere evidenziato con forza che il Ministro della giustizia deve riappropriarsi della funzione organizzativa che la Carta costituzionale gli affida.

Sino ad oggi sembra quasi che il Ministro della giustizia, cui ex articolo 110 della Costituzione spettano «l'organizzazione ed il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia», sia chiamato dalla norma costituzionale ad essere soltanto il fornitore di carta, penna e calamaio agli uffici giudiziari, pur essendo l'unico responsabile politico dell'organizzazione e del rendimento del servizio reso ai cittadini.

Occorre, dunque, rivitalizzare fortemente questa funzione e prevedere nuove norme che consentano al Ministro di monitorare con moderna rapidità l'andamento del servizio reso ai cittadini, affinché possano adottarsi gli opportuni correttivi per il recupero dell'efficienza.

Nessuno tema che ciò possa costituire un surrettizio strumento per una qualche forma di controllo delle attività, sia requirenti che giudicanti. Queste attività sono di esclusiva pertinenza dei giudici e dei pubblici ministeri di cui va garantita l'autonomia e l'indipendenza.

Ma il punto è, onorevoli colleghi, che l'autonomia e l'indipendenza dei giudici non possono scindersi dall'efficienza del servizio che i magistrati devono rendere ai cittadini e che questa efficienza deve essere tempestivamente monitorata, così come va garantito il diritto-dovere del Ministro di sorvegliare, senza ostacoli, le scelte di organizzazione degli uffici giudiziari.

Deve, dunque, essere ribadito che il modello organizzativo del servizio ed i mezzi materiali per garantirlo sono di esclusiva competenza del Ministro.

Occorre ripristinare cioè il binomio potere-responsabilità in riferimento al rapporto tra Governo e magistrati; ancor più specificatamente, tra il Ministro, evocato nell'articolo 110 della Costituzione, e la magistratura. Non si può chiedere al Ministro della giustizia di essere responsabile del servizio giustizia senza che lo stesso abbia potestà organizzative effettive, seppur senza mai violare il sacro recinto dell'autonomia della giurisdizione. Un potere del Governo senza una sua responsabilità sarebbe inaccettabile, ma una responsabilità senza potere sarebbe sommamente ingiusta e, alla lunga, foriera di gravissimi squilibri costituzionali.

In questa prospettiva, dopo aver preso atto del deficitario andamento dei progetti di informatizzazione e digitalizzazione, sia con riferimento alla gestione del personale, che in ordine al processo civile ed al settore della giustizia penale, il 26 novembre 2008 si è ritenuto di dover sottoscrivere un protocollo di intesa con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione.

In tal modo si è ritenuto di proseguire l'opera già avviata per un vero e proprio cambio di passo e di strategia operativa nello specifico settore ove, a fronte di investimenti ingentissimi, non si sono ottenuti risultati rilevanti.

Si tratta, in particolare, del Protocollo d'intesa per la realizzazione di programmi di innovazione digitale, il quale garantirà servizi più semplici per gli utenti, minori costi per il funzionamento degli uffici, infrastrutture e reti di trasmissione più razionali ed efficienti. Si renderà inoltre più efficiente anche la trasmissione delle notizie di reato dalle forze di polizia alle procure della Repubblica. E non si tratta di un generico libro dei sogni, ma di un Protocollo concreto con un cronoprogramma serrato e preciso che, a partire dal marzo del 2009, avvierà le attività con delle precise tappe di verifica nel giugno e nel dicembre del 2010.

Sempre in collaborazione con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, nonché con le Regioni e il Ministero del lavoro, Salute e politiche sociali, si è dato corso al progetto «Diffusione di best practices negli uffici giudiziari», con l'obiettivo di estendere l'esperienza di riorganizzazione della Procura della Repubblica di Bolzano agli uffici giudiziari, utilizzando il finanziamento del Fondo sociale europeo. La nostra ambizione è quella di trasformare le migliori pratiche - come, ad esempio, anche l'esperienza del tribunale di Torino finalizzata ad azzerare il rischio dei risarcimenti previsti dalla legge Pinto - in buone ed ordinarie abitudini in tutti gli uffici giudiziari.

Un ulteriore cambio di passo, che ha già preso l'avvio, è quello relativo al controllo della spesa, sempre più imprescindibile per la progressiva contrazione delle risorse disponibili. Per questo scopo occorre sviluppare ulteriormente il metodo della gestione per obiettivi che permette di avere benefici sull'attività amministrativa e conseguentemente su quella istituzionale, con il potenziamento dei meccanismi di controllo sulla gestione amministrativa.

L'analisi costi-benefìci sembra, infatti, in molti casi, poco considerata negli uffici giudiziari. Basti al riguardo citare l'esempio, davvero impressionante, dello spreco del denaro dei cittadini per il pagamento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali.

L'unità di monitoraggio da me personalmente istituita nell'autunno scorso ha - per la prima volta - messo in luce l'andamento dei costi in questo delicato settore, evidenziando che i procuratori della Repubblica (anche stavolta, tranne virtuose eccezioni) non esercitano, di fatto, alcuna verifica su tale tipologia di spesa, sostanzialmente fuori controllo, sebbene si tratti di centinaia di milioni di euro l'anno.

Ciò premesso, un cospicuo recupero di risorse finanziarie ci aspettiamo dal Fondo unico giustizia che abbiamo potenziato, ampliato e modificato in modo da garantirne la funzionalità. Dopo questa prima fase di rodaggio, a regime, questo razionale sistema di utilizzo delle risorse finanziarie, che l'attività giudiziaria peraltro produce da sé, metterà finalmente a disposizione della giustizia notevoli risorse sino ad oggi ingiustificatamente non utilizzate.

Onorevoli senatori, vorrei ora sviluppare due parti della mia relazione: la prima riguarda lo stato della giustizia in Italia per quanto riguarda il 2008, la seconda concerne invece le iniziative già assunte dal Ministero.

Mi sembra importante, dal punto di vista della situazione complessiva nel nostro Paese in materia di giustizia, partire dall'analisi della realtà penitenziaria, che continua ad essere caratterizzata dal preoccupante dato del crescente sovraffollamento delle strutture detentive, cui occorre apprestare immediato rimedio.

Gli effetti dell'indulto, approvato dal Parlamento nel luglio 2006, si sono ben presto rivelati del tutto insufficienti e provvisori, se è vero che da un totale di 38.847 presenze registrato il 31 agosto 2006, si è passati alle 43.957 del 30 giugno 2007, per giungere alle 52.613 del maggio 2008.

Alla data del 25 gennaio 2009 hanno dormito nelle nostre carceri 58.692 persone - a fronte di una capienza regolamentare di 42.957 posti e di una cosiddetta di necessità di 63.443 posti - dati che indicano chiaramente come la crescita dell'andamento delle carcerazioni si sta rapidamente attestando sui livelli drammatici del periodo pre-indulto.

Il fenomeno, di così ampia portata, è all'attenzione costante del sottoscritto e dell'intero Governo. Più in particolare, le articolazioni ministeriali verificano costantemente la possibilità di un miglior utilizzo degli spazi esistenti attraverso una complessiva riorganizzazione dei circuiti penitenziari, scelta questa che produrrà grandissimi benefici sulla più razionale allocazione negli istituti degli uomini della polizia penitenziaria.

Uno degli elementi che maggiormente aggrava l'organizzazione penitenziaria è costituito dal frenetico turn over di detenuti, che costringe a fronteggiare un numero elevatissimo di ingressi in carcere destinati, nella maggioranza dei casi, a brevi, se non brevissime, permanenze.

Giova, infine, ricordare che il sistema della detenzione speciale previsto dall'articolo 41-bis nell'ultimo anno ha continuato a svolgere efficacemente la sua delicata funzione di prevenzione.

Nel corso del 2008, sono stati emessi 87 decreti ex articolo 41-bis di prima applicazione nei confronti di esponenti della criminalità organizzata, segnalati dalle competenti direzioni distrettuali antimafia; attualmente il circuito ospita un totale di 587 detenuti.

E tuttavia, nel corso del 2008, si sono registrati 68 annullamenti di provvedimenti ministeriali ex articolo 41-bis che, per quanto denotino una sostanziale stabilità giuridica del regime rispetto al numero di 587 soggetti che vi sono sottoposti, hanno da subito suscitato l'attenzione del sottoscritto e dell'intero Governo che, sin dal suo insediamento, ha posto in essere una straordinaria azione di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso.

A seguito di uno specifico monitoraggio, si è constato che, a fronte di questi annullamenti disposti dai tribunali di sorveglianza competenti, è ben scarso il numero dei ricorsi per Cassazione proposti dai procuratori generali. Per questa ragione abbiamo elaborato una riforma del regime speciale in questione (proprio in questi giorni - vorrei segnalarlo - è alla vostra attenzione tale innovazione legislativa) che lo renderà ancor più stabile ed efficace.

Inoltre, la costante ed attenta attività di vigilanza compiuta dalla competente articolazione ministeriale, unita alla pronta collaborazione offerta dalla Direzione nazionale antimafia e dalle Direzioni distrettuali antimafia, ha consentito, nei casi di maggiore rilevanza, di riapplicare detto regime ad alcuni criminali della massima pericolosità immediatamente dopo la revoca disposta dall'autorità giudiziaria.

Ciò premesso, la situazione carceraria dovuta all'imminente raggiungimento dei livelli di capienza massima sostenibile, che appare largamente prevedibile rispetto alla sopra evidenziata analisi statistica dei flussi, impone l'adozione di misure straordinarie.

Al riguardo, non risultano sufficienti, anche se utili, i progetti finalizzati alla costruzione di nuovi padiglioni detentivi all'interno di quelle strutture penitenziarie presso le quali è possibile reperire nuovi spazi. Per questo motivo, nel Consiglio dei ministri del 23 gennaio 2009 si è proposta l'adozione delle seguenti misure: il conferimento al Capo del DAP di poteri straordinari per l'adozione delle misure di accelerazione dei procedimenti amministrativi finalizzati ad ottenere un aumento della capienza delle infrastrutture penitenziarie e a garantire una migliore condizione di vita della popolazione detenuta e il conferimento al Consiglio dei ministri del potere di dimezzare i termini previsti dal punto di vista legislativo per gli atti autorizzativi al fine di accelerare le procedure per la realizzazione dei nuovi istituti penitenziari, nonché l'introduzione di disposizioni per l'individuazione di maggiori risorse economiche necessarie all'esecuzione dei medesimi investimenti.

È, tuttavia, ben noto che i compiti dell'amministrazione non si esauriscono di certo nelle attività di sola custodia del detenuto, ma riguardano anche gli essenziali interventi rieducativi intesi nella loro massima accezione, non solo quale strumento di accrescimento culturale ma anche quale punto di forza per un ritrovato e consapevole percorso esistenziale che tenda a realizzare l'inclusione sociale e la maturazione personale. Siamo infatti consapevoli che una persona può essere privata della libertà, ma mai della sua dignità di uomo.

In questa direzione si è inteso dare priorità ad un intervento che abbiamo voluto chiamare «Mai più bambini in carcere», per garantire a tutti i piccoli sotto i tre anni, che si trovano al seguito delle mamme detenute, una migliore collocazione che non abbia le caratteristiche di un luogo di detenzione, ma assomigli in tutto ad una casa di accoglienza.

Onorevoli senatori, metterò a disposizione del Senato un volume cartaceo - ne consegno anche una copia digitale che testimonia il nostro impegno nel settore della digitalizzazione - che contiene tutti i dati statistici che consentono specifiche analisi, anche per i singoli settori, sull'andamento dei servizi giudiziari.

In questa sede, però, invece di procedere con tutte le indicazioni di dettaglio, mi pare più utile fornire un quadro riassuntivo, una fotografia - spero nitida - dello stato del sistema giudiziario del quale ci stiamo occupando. Si badi, sono dati che risalgono al 30 giugno 2008, dunque a poche settimane dall'insediamento del nuovo Esecutivo. Speriamo, con la realizzazione dei nostri progetti di digitalizzazione, di poter portare il prossimo anno dati aggiornati all'ultima settimana.

È comunque impressionante la mole dei procedimenti pendenti cioè - detto in termini più diretti - dell'arretrato, o meglio ancora, del debito giudiziario dello Stato nei confronti dei cittadini. Ebbene, sono 5.425.000 i procedimenti civili pendenti e 3.262.000 quelli penali.

Ma il vero dramma è che il sistema non solo non riesce a smaltire questo spaventoso arretrato, ma arranca faticosamente senza riuscire neppure ad eliminare un numero di procedimenti almeno pari ai sopravvenuti, così alimentando ulteriormente il deficit di efficienza del sistema. Sia nel settore civile che in quello penale, il numero dei definiti rimane costantemente inferiore a quello dei sopravvenuti. Inoltre, come si vedrà, un secondo fattore che incide sull'inefficienza del sistema è quello relativo alla durata media dei processi.

Come già anticipato, il trascorrere degli anni ha segnato una tendenza di base al progressivo aumento delle sopravvenienze, che sono passate dai 3.665.479 del 2001 ai 4.577.594 del 2007. All'incremento non è corrisposta una pari tendenza alla definizione di tali sopravvenienze e a ciò si aggiunga - dato che ritengo molto importante per una visione chiara del problema - che la giacenza media dei procedimenti ordinari è pari a circa 960 giorni per il primo grado ed a 1.509 giorni per il giudizio di appello. Chiaramente i due dati tra loro si sommano, quindi è la somma che determina l'esito finale dei due gradi in termini di giacenza.

La giustizia penale registra un aumento dei procedimenti iscritti sia contro indagati noti che ignoti (rispettivamente pari a 1.534.320 e 1.831.237), mentre si mantiene sostanzialmente stabile il numero dei processi. Per la definizione del giudizio di primo grado nell'ambito penale la giacenza media dei procedimenti è pari a circa 426 giorni (per gli imputati noti) ed a 730 giorni per il grado di appello.

Un aspetto a parte riguarda la gestione del personale amministrativo, sul quale mi limito a sottolineare che un importante obiettivo è stato raggiunto alla fine di quest'anno con la stabilizzazione definitiva di 1.523 unità lavorative che prestavano servizio con rapporto di lavoro a tempo determinato ai sensi della legge n. 242 del 2000.

Inoltre, attraverso le risorse del fondo giustizia contiamo di procedere alla nuova configurazione delle aree professionali di appartenenza del personale, con la conseguente doverosa valorizzazione delle specifiche professionalità acquisite. Siamo infatti consapevoli che la riforma della giustizia passa anche per la ritrovata motivazione dei lavoratori del settore. In questo modo il Governo, dopo aver praticato dei tagli di bilancio trasversali e di identico contenuto per tutti i Dicasteri, offre una concreta opportunità di recupero di fondi alla Giustizia, confermando che lo specifico settore rappresenta una priorità vera per l'Esecutivo.

Riguardo alla giustizia minorile, devo dire che in questi ultimi anni il settore è stato chiamato a gestire non soltanto il disagio giovanile dei minori italiani, ma anche un ben più complesso fenomeno di interazione con devianze minorili poste in essere da minori stranieri, giunti in Italia in conseguenza dei ben noti flussi migratori (e questa tendenza è confermata anche dai dati più recenti). L'analisi conferma un leggero ma significativo decremento degli ingressi nelle strutture detentive ed evidenzia, in controtendenza rispetto agli scorsi anni, un incremento della popolazione italiana (nel primo semestre del 2008, infatti, il 51 per cento degli ingressi nei Centri di prima accoglienza riguardava minori italiani). Si registra, altresì, un incremento d'ingressi nelle comunità e in queste strutture aumenta anche la percentuale di collocamento degli stranieri.

La valutazione qualitativa dei dati consente di individuare almeno due fenomeni di peculiare gravità: la notevole incidenza della tossicodipendenza nei fenomeni di disagio minorile, nonché l'uso da parte della criminalità organizzata, sempre più ampiamente, di manovalanza minorile. Quanto ai minorenni stranieri, emergono spesso notevoli difficoltà trattamentali a causa dell'assenza di validi riferimenti familiari.

Come tutti voi sapete, il Ministero della giustizia ha anche un aspetto di attività internazionale e da questo punto di vista, nel corso del 2008, si è assicurata una costante partecipazione alle attività internazionali curando i rapporti con le organizzazioni internazionali e con gli altri Stati.

Nell'ambito della cooperazione giudiziaria civile e del diritto internazionale privato è proseguito il complesso negoziato relativo alla proposta del Consiglio di modifica del regolamento CE n. 2201 del 2003 allo scopo di fornire, ai coniugi di nazionalità diversa, uno strumento chiaro e completo che consenta loro di conoscere in anticipo quale sarà il giudice competente e la legge applicabile alla separazione o al divorzio. Si evita così il forum shopping, vale a dire la situazione in cui un coniuge chieda il divorzio prima dell'altro al fine di assicurarsi che il procedimento sia regolato da una legge che ne tuteli maggiormente i propri interessi rispetto a quelli del coniuge convenuto.

Riguardo al tema sensibile delle obbligazioni alimentari, negli ultimi mesi è stato finalizzato il negoziato relativo alla proposta di regolamento che ha per oggetto la competenza giurisdizionale, la legge applicabile, la cooperazione amministrativa, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia.

L'obiettivo di questo importante regolamento è quello di facilitare il recupero delle obbligazioni alimentari che, solitamente, vedono come creditore la parte più debole del rapporto alla quale spetta il mantenimento.

L'Italia ha fattivamente partecipato ai lavori per l'elaborazione del testo su cui è stato raggiunto l'accordo politico tra i Ministri della giustizia proprio al Consiglio della giustizia e degli affari interni dell'ottobre scorso.

Continua è, altresì, l'opera di aggiornamento dei rapporti di cooperazione giudiziaria in diritto civile tra Unione europea e Paesi terzi ed in particolare con i Paesi aderenti alla Convenzione di Lugano.

Il 23 giugno 2008 è stata poi approvata la decisione sul potenziamento della cooperazione transfrontaliera con cui sono stati recepiti nel quadro giuridico dell'Unione europea gli elementi fondamentali del Trattato di Prum.

Il 24 luglio 2008 è stata adottata la decisione quadro relativa al riconoscimento delle sentenze di condanna tra gli Stati membri dell'Unione europea (chiamata «recidiva europea»). Ed il 28 novembre 2008 è stata adottata la decisione quadro sul riconoscimento e l'esecuzione delle condanne penali e il trasferimento delle persone condannate che consentirà di alleggerire il numero dei detenuti stranieri presenti nei nostri istituti.

Riguardo al tema della riforma delle professioni, dico poi che ormai da anni esso è al centro del dibattito nazionale e penso che sia intento di tutti individuare soluzioni che garantiscano la qualità delle prestazioni rese dal professionista.

Il Ministero della giustizia ha specifiche competenze in materia di Ordini professionali ed abbiamo ritenuto opportuno puntare tutto su un accesso più efficiente e selettivo alle professioni protette, una coerente disciplina del praticantato ed un valido sistema di formazione e costante aggiornamento in linea con i migliori standard internazionali. Per questo abbiamo pensato di procedere ad un'organica riforma dell'area giuridico-economica delle professioni, coinvolgendo direttamente gli Ordini professionali degli avvocati, dei notai e dei commercialisti.

Particolare importanza, ovviamente, riveste in materia la riforma dell'ordinamento forense. È infatti chiaro che, senza la collaborazione degli avvocati, nessuna riforma della giustizia può aspirare ad un qualche risultato positivo.

L'Esecutivo intende al riguardo procedere con soluzioni largamente condivise all'unico fine di assicurare a tutti i cittadini utenti la giusta assistenza legale.

I dati statistici relativi alla magistratura onoraria confermano l'essenziale contributo che questa ha offerto alla giurisdizione. Si tratta di una preziosa risorsa che, in tempi brevi, dovrà trovare una più adeguata collocazione nell'ambito dell'ordinamento giudiziario attraverso una radicale riforma ed un riordino dei ruoli che non merita di essere ulteriormente differito.

Un riconoscimento espresso del ruolo della magistratura onoraria è costituito dalle varie ipotesi di riforma e valorizzazione che riguardano, in particolare, la giustizia di prossimità erogata dai giudici di pace. Analogamente essenziale è il ruolo che il legislatore ha riconosciuto ai giudici di tribunale ed ai vice procuratori onorari, prorogando al 31 dicembre 2009 il mandato in scadenza al 31dicembre 2008.

Onorevoli senatori, intenderei ora riferire a voi, con grande soddisfazione, e senza timore di smentita, ciò che, dopo appena otto mesi dall'insediamento del nuovo Esecutivo, posso serenamente affermare che è stato realizzato sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo. Penso di poter dire che non ci sono molti precedenti che ci raccontino quanto è stato fatto in soli otto mesi dall'avvio di una legislatura e dell'attività di un Governo.

Mi limiterò a segnalare gli interventi di maggior rilievo. Anzitutto si è varato un importante progetto di riforma della giustizia civile, approvato lo scorso 1° ottobre 2008 dalla Camera dei deputati, e ora all'esame della Commissione giustizia del Senato, che credo lo licenzierà nei prossimi giorni per l'esame dell'Aula, che prevede numerosi interventi sul processo civile, tutti finalizzati a migliorarne la qualità e ad accelerarne gli esiti.

Non meno importanti e radicali sono gli interventi nel settore penale, e di straordinario rilievo quelli specificamente diretti al contrasto delle associazioni criminali di stampo mafioso operanti su tutto il territorio nazionale e particolarmente insediate in molte zone del Sud del Paese.

Mi sia consentita, al riguardo, onorevoli senatori, una notazione personale: ho concepito questi interventi normativi da Ministro della giustizia siciliano, con tutta la passione politica e civile e l'amore per la mia terra di cui sono capace, e sono orgoglioso del lavoro fatto e straordinariamente motivato nel proseguire lungo tale percorso virtuoso. Devo anche dire, da Ministro della giustizia siciliano, che in Sicilia non mi sono sentito e non mi sento solo (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Cintola), perché è con grande fierezza che, oggi, in quest'Aula posso dire che la Sicilia sta cambiando, se è vero che la coscienza delle migliori forze, anche imprenditoriali, che operano nel territorio ha ormai maturato la scelta di rifiutare ed isolare quel sistema criminale già condannato dalle libere coscienze e dalla storia e inesorabilmente avviato ad una definitiva sconfitta.

Devo poi un particolare ringraziamento a quest'Assemblea perché nel percorso di conversione del cosiddetto decreto sicurezza ha giocato un ruolo straordinario nel migliorare, sotto il profilo della quantità e della qualità, ciò che il Governo aveva proposto al Parlamento stesso. Quindi, grazie al Senato, i testi elaborati dal Governo sono usciti più forti, più robusti e di migliore qualità. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Nel merito, volendo sintetizzare alcuni essenziali passaggi, sono particolarmente soddisfatto degli interventi operati nella materia delle misure di prevenzione antimafia, decisiva per un efficace contrasto della criminalità organizzata. In primo luogo, l'introduzione dell'innovativo principio secondo il quale le misure di prevenzione personali e patrimoniali possono essere richieste e applicate disgiuntamente, indipendentemente, cioè dall'attuale pericolosità del soggetto titolare dei beni. In secondo luogo, la possibilità che le misure di prevenzione patrimoniale siano essere disposte anche in caso di morte del soggetto proposto per la loro applicazione, al fine di impedire che i suoi eredi possano godere dei proventi delle attività criminali. In terzo luogo, l'introduzione della possibilità di disporre la confisca per equivalente se la persona nei cui confronti è proposta la misura di prevenzione disperde, distrae, occulta o svaluta i beni al fine di eludere l'esecuzione dei provvedimenti di sequestro o di confisca. In quarto luogo, la previsione della revoca dell'assegnazione o della destinazione dei beni confiscati quando risulta che detti beni, anche per interposta persona, sono rientrati nella disponibilità o sotto il controllo del soggetto sottoposto al provvedimento di confisca. Infine - lo dicevo in premessa - l'eliminazione della possibilità di accedere al patrocinio a spese dello Stato (il cosiddetto gratuito patrocinio) ai soggetti già condannati con sentenza definitiva per i reati di associazione mafiosa.

Onorevoli senatori, ho voluto specificamente sintetizzare perché sono tutte misure finalizzate a colpire quanto è per questi criminali più caro e prezioso, memore come sono dell'antica regola mafiosa che punisce con la morte chi tocca quella che Verga chiamava la "robba". E devo dire, onorevoli colleghi, che la soddisfazione per quanto ho detto è rafforzata, lo ribadisco, dalla circostanza che tali misure sono già entrate in vigore nell'ordinamento giuridico italiano e che, quando ci è stato dato dai magistrati un riconoscimento su quanto fatto in questa materia, non si è trattato di un riconoscimento astratto, bensì di un plauso giunto dopo la materiale applicazione in casi concreti, particolarmente rilevanti, delle norme appena introdotte. La migliore riprova della loro necessità è stata, dunque, nel fatto che, appena approvate, sono subito tornate utili per l'innovativa soluzione di alcune complesse fattispecie concrete.

A ciò va aggiunta la già richiamata riforma del regime dell'articolo 41-bis, che rende impossibile ai criminali comunicare con l'esterno e quindi continuare a gestire il potere economico e criminale da loro conquistato.

Ciò premesso, tornando all'elencazione specifica degli interventi operati dal Governo, va anzitutto richiamato il cosiddetto decreto sicurezza, con cui il Governo ha dato una netta e decisa risposta all'aggressione della criminalità diffusa ed all'attività riconducibile alla criminalità organizzata. In particolare: sono state ampliate tutte le pene previste per il delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso; è stato previsto, per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, il concorso delle Forze armate nel controllo del territorio; si è reso obbligatorio il rito direttissimo nei confronti dell'arrestato in flagranza che abbia reso confessione, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini.

Adesso si sta proseguendo, perché strettamente collegato al cosiddetto decreto sicurezza è l'analogo disegno di legge (Atto Senato n. 733), che a giorni approderà in quest'Aula, che prevede, tra l'altro: l'ampliamento degli strumenti di tutela per gli anziani e per le persone portatrici di minorazione fisica, psichica o sensoriale, che troppo spesso costituiscono un facile bersaglio per i criminali; il rafforzamento della tutela del decoro urbano, anche attraverso modifiche che riguardano il reato di danneggiamento, il reato di deturpamento ed imbrattamento di cose altrui e l'occupazione di suolo pubblico.

Il disegno di legge contiene, altresì, numerosi interventi in materia di lotta alla criminalità organizzata, con alcune importanti innovazioni rispetto al testo già in vigore: si affidano i beni mobili registrati, in gratuita giudiziale custodia, alle Forze di polizia; si fanno confluire le competenze in materia di assegnazione e destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali mafiose al prefetto della Provincia in cui insiste il bene confiscato.

Con il disegno di legge (Atto Senato n. 995) si è recuperato anche il potere dell'autorità giudiziaria di effettuare, anche a mezzo di perizia, il prelievo coattivo di materiale biologico volto alla individuazione del profilo genetico dell'individuo (in sostanza del DNA), da raffrontare, poi, con il profilo genetico ricavato dalle tracce del reato, a fini investigativi o di prova.

Inoltre, di straordinario rilievo, a nostro avviso, è il decreto-legge n. 143 del 2008 (che voi avete già convertito in legge), relativo alle procure «di frontiera», che prevede incentivi anche economici per la copertura delle sedi non richieste dai magistrati, alle quali, specie negli uffici di procura, la legge impedisce ormai di destinare magistrati di prima nomina. Questo provvedimento offre, per la prima volta, una possibile soluzione alla sistematica scopertura delle numerose sedi giudiziarie «di frontiera» poco ambite dai magistrati (e collocate in massima parte nel Sud del Paese).

La vicenda trae origine, come ben sapete, dalla riforma ordinamentale approvata nella precedente legislatura che opportunamente, a nostro avviso, afferma il principio che per ricoprire il ruolo di pubblico ministero, di GIP e comunque di giudice monocratico nel settore penale, un magistrato debba almeno aver superato la prima valutazione di professionalità. È questo un principio condiviso da una larghissima maggioranza parlamentare e tale scelta ha validissime ragioni per essere mantenuta ferma.

Il principio della inamovibilità del giudice affida però, nella sostanza, alla buona volontà ed allo spirito di sacrificio dei magistrati più anziani la possibilità che queste sedi vengano coperte. Da qui le scoperture, per le quali abbiamo individuato un valido rimedio. Siamo fiduciosi che gli incentivi anche economici garantiti dalla nuova normativa possano stimolare adeguatamente molti magistrati ad accettare l'idea che il Paese ha necessità della loro opera nelle sedi meno ambite, ove proprio l'esperienza professionale già maturata consente di meglio affrontare le gravi emergenze di quei circondari. La nuova legge è del resto una grande occasione per ciascun magistrato e per l'intera magistratura, anche associata, di dimostrare che il principio dell'inamovibilità non è vissuto come un privilegio di casta, ma è e rimane una guarentigia al servizio dei cittadini.

Siamo, dunque, ottimisti sulla funzionalità della nuova normativa che affronterà a brevissimo termine il suo primo banco di prova non appena il CSM, su mia indicazione, pubblicherà l'elenco delle sedi disagiate.

Siamo, tuttavia, altrettanto fermi nel ribadire il principio che i magistrati meno esperti non possono esercitare le delicate funzioni monocratiche e, pertanto, ove anche tale intervento dovesse ritenersi insufficiente, in Parlamento, a nostro avviso, dovrà maturare una profonda riflessione su eventuali limitazioni, oggettive ed eccezionali, al principio di inamovibilità. Ciò al solo fine di scongiurare la paralisi degli uffici «di frontiera» in maggiore difficoltà.

In sostanza, bisogna, a nostro avviso, superare la logica secondo cui il CSM, pur in presenza di gravi difficoltà operative, debba affidarsi esclusivamente alla gentile disponibilità dei magistrati per utilizzarli là dove è necessario.

Mi avvio alla conclusione, signor Presidente, onorevoli senatori, sottolineando - e spero possa risultare chiaro da quanto ho dichiarato - che il Governo non intende sottrarsi al mandato ricevuto con così grande consenso dal popolo sovrano per consegnare, non certo ai soli elettori di questa maggioranza, un sistema giudiziario finalmente giusto, efficiente, equo, in grado di intervenire tempestivamente per distribuire i torti e le ragioni delle parti litiganti; un sistema giudiziario che ricordi Bologna, l'università di Irnerio, che è stata la culla d'Europa, e che ricordi alle coscienze di tutti e di ciascuno ciò che Beccaria, italiano insigne, ci insegnò, ossia che il processo è già una pena.

Sarà scopo principale del Governo organizzare un sistema giustizia che sappia proteggere i cittadini sia dalle grandi aggressioni della criminalità organizzata che dalle odiose, piccole, violenze quotidiane.

Ciascuno di noi, nel rispetto del ruolo istituzionale ricoperto e delle proprie attribuzioni e senza preclusioni ideologiche o di schieramento, ha il dovere di fornire il suo contributo per far sì che la giustizia sia migliore.

Lavoriamo insieme, dunque, ad un sistema che assicuri il controllo di legalità nel Paese, distinguendo le responsabilità personali e rispettando le garanzie di ciascuno. Garantiamo ai cittadini una giustizia amministrata da magistrati liberi dal potente di turno, ma sempre attenti alle regole che la soggezione alla legge impone di applicare e rispettare. Insomma, una giustizia che rispetti il cittadino e che dal cittadino venga rispettata.

In tale gravoso compito, onorevoli senatori, confido nel sostegno di quanti, partiti e singoli parlamentari, abbiano a cuore le sorti della giustizia italiana e, in definitiva, le sorti del nostro Paese. (Prolungati applausi dai Gruppi PdL, LNP, UDC-SVP-Aut e Misto-MPA).