VACCARI (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, abbiamo già esposto in maniera chiara ed esaustiva i meriti ed i contenuti positivi di questo provvedimento nel corso della discussione generale. Ora è stata chiesta la fiducia: si tratta di fiducia tecnica e non certamente politica, dovuta alla scadenza dei termini di conversione del provvedimento in esame e quindi alla necessità di una sua approvazione celere, pena la decadenza del decreto-legge.
D'altronde, come forze di maggioranza abbiamo espresso i pregi del provvedimento. La Lega - e in particolare il sottoscritto - ha evidenziato le preoccupazioni che la crisi con i suoi effetti a livello mondiale ha generato in tanti Paesi anche europei con trend di crescita e di sviluppo importanti negli ultimi anni, determinando un fermo totale e un arretramento veramente pericoloso e grave, che hanno creato situazioni sociali delicate e difficili. Penso all'Estonia e, in particolare, all'Islanda, con le dichiarazioni di questi giorni, la necessità di elezioni anticipate e le dimissioni del Governo.
Come ho già detto, noi siamo intervenuti preventivamente, cercando di dare un segnale importante e di evitare i maggiori dissesti che questa crisi avrebbe potuto comportare. È notizia di questi giorni il nuovo modello contrattuale, a mio avviso importante per dare un segnale al Paese di concretezza stante la preoccupazione per il lavoro. Sappiamo quante aziende chiudono e sono in difficoltà nei pagamenti: è un fenomeno che ci preoccupa e che stiamo monitorando con attenzione. Questo accordo darà effetti positivi sulle buste paga dei dipendenti, che vedranno un netto miglioramento dei loro salari, oltre ad una minore pressione fiscale.
Sono i primi interventi da cui si comprende che, dopo aver arginato il fenomeno finanziario, si sta provvedendo con interventi sull'economia reale. Per noi sarà importante anche provvedere finanziariamente - stiamo facendo studi in proposito in Commissione - ed intervenire sul calcolo della pressione fiscale che ricade sulle famiglie, che devono essere messe al centro della nostra attenzione al di là del lavoro e dell'impresa. Quindi credo che lavorare sul famoso quoziente familiare sia un fatto doveroso ed importante per questo Parlamento e per questo Governo.
Vorrei però tornare al provvedimento in discussione: si è sentito dire che è insufficiente, limitato ed incompleto. I pregi sono stati già esplicitati: possiamo anche ritenerci fortunati nel dire che possiamo fare questo tipo di provvedimento. Il nostro Paese, infatti, da trent'anni a questa parte, ha avuto una gestione della propria finanza, del proprio debito pubblico complessivo non efficiente e non efficace con un saldo negativo, specialmente di parte corrente, preoccupante.
Ora i nodi vengono al pettine: dall'indebitamento sulla parte investimenti - doveroso per lo sviluppo del Paese - si è passati ad un saldo negativo sulla parte corrente. Questo Governo, dunque, fa bene a tenere saldi e fermi i differenziali e a contenere il debito di parte corrente, in modo che possano generare anche quelle risorse di investimento che determineranno la ripresa ed una certezza di recupero dopo questo momento di crisi. Bisogna però anche riconoscere che, in tutti questi anni, non si è avuto il coraggio di affrontare una riforma importante e fondamentale del nostro Paese che riguardava, ad esempio, anche la finanza: si tratta del federalismo fiscale che, finalmente, sotto pressione, dopo molti anni di impegno e di costanza da parte della Lega, finalmente è arrivato in porto ed è stato positivamente evaso da questo ramo del Parlamento con un lavoro molto importante di approfondimento.
In questo caso meglio tardi che mai, ma sicuramente tardi. Pertanto, come dicevo prima, occorre approvare velocemente e rapidamente questo provvedimento, che dà e deve dare fiducia alle imprese e far comprendere che vi sono dei primi interventi per la famiglia e per il sostegno delle persone svantaggiate, nonché segnali importanti per la ripresa economica, per le piccole e medie imprese, il vero tessuto portante del nostro Paese, in particolare della Padania e del Nord, che, come ho detto ieri, è ancora la reale e unica economia di tutto il Paese.
Con il federalismo fiscale ci auguriamo poi che le locomotive diventino le Regioni, con una seria, sana e libera concorrenza, mutuando quindi una dall'altra tutti i pregi ed i benefìci che ognuna può dare, secondo quel principio fondamentale, che ormai è diventato patrimonio di tutti noi, dei costi standard, superando i costi storici e quindi superando definitivamente questo modello di crisi che ci ha visto, non dico impreparati, ma sicuramente deboli, perché in questi trent'anni forse siamo stati troppo leggeri nella nostra economia.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Castro. Ne ha facoltà.