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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 133 del 27/01/2009


FONTANA (PD). Signora Presidente, colleghe e colleghi, ieri in discussione generale, all'inizio del suo intervento, il senatore Paravia ci ha detto che, se il Governo avesse posto la fiducia, oggi avremmo ascoltato in questa Aula le solite grida sulla mortificazione del Parlamento, grida magari piene di ipocrisia e di enfasi. Ora che la fiducia è stata effettivamente posta, io invece non mi rassegno, non mi voglio rassegnare a considerare come semplice esercizio di retorica e di ipocrisia il fatto di sottolineare, ancora una volta, la degenerazione del rapporto tra Governo e Parlamento, che in modo sistematico sta caratterizzando questi mesi di legislatura; di denunciare, ancora una volta, che per il numero dei decreti-legge, per la rilevanza e la complessità delle materie che sono state affidate agli strumenti della decretazione d'urgenza e del voto di fiducia, questo Parlamento è stato ridotto ad una funzione di ratifica delle decisioni assunte altrove. Intendo rimarcare che l'atteggiamento serio e responsabile del Gruppo del Partito Democratico, sia alla Camera che al Senato - dove non è stata messa in atto alcuna azione ostruzionistica, dove il numero degli emendamenti presentati avrebbe permesso comunque l'approvazione del provvedimento entro i termini previsti, dove vi è stata la nostra disponibilità al confronto sulle misure da adottare per affrontare l'emergenza - ha fatto emergere in modo chiaro che le difficoltà stanno tutte al vostro interno e che non siete riusciti a tenere insieme le vostre non piccole contraddizioni.

E non è in gioco soltanto la dignità dell'opposizione, anche perché, oggi, c'è un motivo in più per esprimere tutto il disagio politico e istituzionale per questa porta sbarrata a qualsiasi tipo di confronto di merito. Ed è il fatto che l'oggetto di questo decreto-legge è la crisi, quella crisi che sta interrogando e sfidando i Governi a trovare modi, misure e strumenti per arginarla, per invertire la tendenza di un ciclo recessivo che non ha precedenti nella storia del mondo moderno, quella crisi che nel mondo sta mettendo in discussione i fondamentali dell'economia. «Ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale», così recita il titolo del provvedimento: se solo ci fermiamo per un attimo al significato di queste parole, è sconcertante il divario tra l'obiettivo e il contenuto reale. Così come è sconcertante l'abisso tra propaganda e realtà. Il Governo ha sbandierato solo pochi mesi fa che avrebbe messo 80 miliardi in campo per superare la crisi, ed è finita con questi miseri 5 miliardi. Ha sbandierato che sarebbe intervenuto a favore delle famiglie, soprattutto quelle con figli perché più in difficoltà, ed è finita con un bonus una tantum, che per la gran parte è destinato a single e coppie senza figli, introducendo di fatto un coefficiente familiare al contrario e con una clamorosa svista - chiamamola così - sui portatori di handicap.

Il Governo ha sbandierato la difesa dei più deboli, vestendo i panni di Robin Hood, ed è finita con un raggiro clamoroso e mortificante nei confronti dei più bisognosi; non perché a noi non vadano bene i 40 euro al mese, ci mancherebbe! Il problema è che li prendano, il problema è che devono sottostare a procedure burocratiche complicatissime ed oltretutto costose per il Paese. Semmai, foste proprio voi, quando il Governo Prodi introdusse la quattordicesima ai pensionati (non una tantum), a dichiarare in questa Aula per bocca del senatore Baldassarri che ci saremmo dovuti vergognare per l'offesa dei 41 centesimi al giorno agli incapienti. Chi sarebbe allora radical chic?

Ieri tutti gli interventi dei colleghi del mio Gruppo, concentrandosi ognuno su temi diversi, hanno argomentato con ampiezza le ragioni del nostro dissenso su questo provvedimento, che stanno soprattutto nel vuoto di risposta, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, delle misure predisposte dal Governo. Il Governo non è stato sin qui all'altezza della drammaticità della situazione che abbiamo di fronte. A chi vive di stipendi, salari e pensioni, al tessuto produttivo, agli enti locali, a chi oggi ha perso o sta perdendo il posto di lavoro, non ci è permesso di dire: vedremo, abbiate fiducia, siate ottimisti, mal che vada si ritorna alla situazione del 2006. Cosa diciamo invece a loro adesso, ora, quando su tutti i giornali leggiamo dei 60.000 operai a rischio nel comparto auto, quando sui giornali locali continua il bollettino di guerra delle difficoltà delle aziende nei nostri territori? Se il 2009 vedrà il nostro Paese dover far fronte ad una cifra variabile tra i 500.000 e il milione di disoccupati, cioè donne e uomini, giovani, famiglie che improvvisamente perdono il lavoro, di fronte ad un impatto improvviso così violento, tale da mettere in crisi il nostro sistema di ammortizzatori sociali e soprattutto il nostro sistema di coesione sociale, chi oggi prova a dividere i lavoratori e le loro organizzazioni commette un errore enorme.

Questo Paese si salva e si può rimettere in moto se vi è una politica che unisce, se vi è una classe dirigente che si assume la responsabilità di costruire una visione comune, un progetto, se si fanno le riforme necessarie a far funzionare meglio le cose, anziché giocare la partita, tutta politica, della divisione tra i sindacati. Per noi l'unità delle forze del mondo del lavoro è un bene in sé, tanto più per fronteggiare un momento così difficile sul piano economico e sociale. Abbiamo detto più volte, e l'abbiamo dimostrato con l'assoluta responsabilità del nostro atteggiamento e del merito delle nostre proposte, che il Partito Democratico era pronto a dare un contributo su questi temi. Ma servirebbe un Governo disposto ad un confronto diverso con l'opposizione, un Governo più attento alla funzione del Parlamento, meno attento ai sondaggi, ai titoli dei giornali e più attento invece alle persone in carne ed ossa, ai loro problemi ed alle loro necessità.

E da tutta questa vicenda emerge una verità indiscutibile: avete i numeri per essere maggioranza, ma non la compattezza per votare i vostri provvedimenti senza ricorrere al voto di fiducia. In campagna elettorale si può dire tutto e il suo contrario; dopo, no: bisogna governare, trovare le soluzioni e fare i fatti, non solo propaganda. E voi, certo bravi nella propaganda, alla prova dei fatti state dimostrando tutta l'inadeguatezza e l'irrilevanza delle vostre scelte. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Astore).

 

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Carlino. Ne ha facoltà.