DE CASTRO (PD). Signora Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, con il decreto-legge n. 185 il Governo introduce un insieme di norme dirette a fronteggiare l'eccezionale situazione di crisi internazionale, favorendo l'incremento del potere di acquisto delle famiglie, il sostegno al lavoro, all'occupazione ed alla competitività del Paese.
Una manovra anticrisi che, nel complesso, tra spese ed entrate vale oltre 5,5 miliardi di euro, ma che non include al suo interno disposizioni esplicitamente riconducibili alla risoluzione della crisi che sta interessando il settore agroalimentare e della pesca né, tanto meno, misure specifiche per il suo rilancio competitivo.
All'interno di un decreto-legge volto all'incentivazione delle imprese e dell'occupazione e che mira a «ridisegnare in funzione anticrisi il quadro strategico nazionale» è inaccettabile dover constatare la totale assenza di interventi finalizzati al rilancio competitivo del settore agroalimentare. Ed è spiacevole anche considerare che in tutti i Paesi europei, dove si stanno affrontando decreti anticrisi, sono sempre citate, dal cancelliere Gordon Brown al presidente Sarkozy, le parole "agricoltura" e "settore agroalimentare" e le difficoltà che questo settore sta vivendo.
Come già accaduto nel corso dei primi mesi di questa legislatura (ricordo il Documento di programmazione economico-finanziaria, il decreto-legge n. 112, ma anche la legge finanziaria), ancora una volta l'agroalimentare, e con esso le tante eccellenze del made in Italy, viene messo da parte da un Governo che, invece di dare ascolto alle segnalazioni sullo stato di crisi del comparto provenienti dal mondo produttivo e dai senatori del Gruppo del Partito Democratico in Commissione agricoltura, ha deciso di intervenire operando vistosi tagli. Un Governo che non intende assumersi la responsabilità di provvedere al sostegno ed al rilancio competitivo dell'agricoltura italiana che, invece, necessita urgentemente di un progetto strategico, che abbia una prospettiva di ampio respiro e che sappia attivare interventi strutturali profondi.
Anche quando siamo riusciti in questa Aula, dopo innumerevoli sforzi, ad ottenere qualche modesto risultato, si è verificato che alla prima occasione utile il risultato conseguito sia stato ridimensionato dal Governo, quasi sempre a causa della riduzione dell'originaria copertura finanziaria. Mi riferisco, signora Presidente, al decreto-legge n. 207, cosiddetto proroga termini, dello scorso 30 dicembre, al cui interno il Ministro dell'economia ha previsto la soppressione e l'abrogazione di disposizioni a sostegno dell'agricoltura e della pesca approvate solo poche ore prima nella legge di conversione del decreto-legge n. 171, così come il collega Andria ha segnalato nel suo intervento di ieri. Si tratta di misure importanti che vengono a mancare in un momento in cui gli elementi di debolezza del comparto agroalimentare sono amplificati dalla volatilità dei prezzi, dalle inedite difficoltà di accesso al credito e da un ruolo sempre meno incisivo del sostegno pubblico.
Un settore, quello dell'agricoltura e della pesca, signora Presidente, che come più volte ribadito dai banchi di quest'Aula sta attraversando una delle fasi più difficili degli ultimi trenta anni. I costi produttivi e gli oneri sociali sono raddoppiati, anche per il forte rialzo della spesa per l'acquisto dei fattori produttivi, che incidono pesantemente sulla gestione aziendale (pensiamo ai concimi, al gasolio, alle sementi e all'energia elettrica). Di contro, i prezzi all'origine, dopo una fase di rialzo nella prima metà dello scorso anno, sono in caduta libera: stando agli ultimi dati disponibili, sono scesi in media del 7 per cento, con punte del 35-50 per cento per il mercato dei cereali. E in effetti, già lo stiamo vedendo sul livello dei redditi degli agricoltori, che dopo l'impennata del 2008 ovunque segnala un calo.
Dunque, vi è un diffuso pessimismo anche tra gli operatori dell'industria alimentare e della cooperazione, come dimostra l'indagine appena completata dall'ISMEA su un panel di circa 1.200 operatori, da cui emerge che il clima di fiducia del settore, nel quarto trimestre 2008, ha fatto segnare un netto peggioramento (scendendo da meno 0,7a meno 13,6).
Una crisi testimoniata a gran voce da tutte le organizzazioni professionali e sindacali del settore che abbiamo ascoltato in Commissione agricoltura durante le numerose audizioni svolte nel corso degli ultimi mesi. Voglio però citare anche le manifestazioni di piazza che hanno interessato importanti organizzazioni agricole del nostro Paese.
In tale contesto, attraverso gli emendamenti presentati dal Gruppo PD in Commissione agricoltura al disegno di legge in discussione, avevamo chiesto - anche se purtroppo, ancora una volta, siamo rimasti inascoltati - di reperire le risorse necessarie ad attivare immediatamente una serie di misure straordinarie, richieste a gran voce da tutta la filiera, per rilanciare e sostenere il settore agroalimentare. Avevamo previsto il completamento delle opere previste dal Piano irriguo nazionale, finanziato nelle precedenti leggi finanziarie, cui invece importanti risorse finanziarie sono state tolte da questo Governo. Lo stesso discorso vale per l'incremento della dotazione finanziaria del Fondo di solidarietà nazionale, a proposito del quale, onorevoli colleghi, a prescindere dalla possibilità o meno di utilizzare i fondi comunitari, cosa che il ministro Zaia ci ha detto in Commissione, occorre precisare che il suddetto fondo per il 2009 non ha un euro di copertura finanziaria.
Avevamo chiesto inoltre l'incremento della dotazione del fondo istituito per le azioni a sostengo del made in Italy, prima da noi aumentato, anche con il plauso del Governo, poi eliminato nella legge successiva. Avevamo chiesto la proroga per il triennio 2009-2011 degli sgravi contributivi per le aree svantaggiate del Paese, che, voglio ricordarlo, da aprile non avranno più copertura: la proroga fino ad aprile infatti non dà alcuna certezza agli operatori delle aree svantaggiate, le quali - tengo a ribadirlo - non riguardano solo il Mezzogiorno, ma importanti zone del Centro-Nord, così come le aree di montagna. Avevamo chiesto altresì misure a sostegno del ricambio generazionale in agricoltura e per l'estensione a tutto il territorio nazionale del credito d'imposta.
Insomma, signor Presidente, per tutte le ragioni che ho appena illustrato, concludo preannunciando che, con i colleghi del Gruppo del PD impegnati nella Commissione agricoltura di questa Camera, esprimeremo un voto contrario, che riteniamo sia in sintonia con quanto il Paese oggi chiede per questo settore. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).