GALLONE (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALLONE (PdL). Signor Presidente, il rispetto della dignità umana, della dignità della persona, costituisce il bene primario di ogni democrazia e di ogni azione politica, ed ogni misura volta a garantirlo e a tutelarlo deve essere da tutti sostenuta attraverso la cultura, attraverso la legge, attraverso la solidarietà.
Il fenomeno della violenza sulle donne, che piuttosto che addolcirsi continua invece, purtroppo, ad inasprirsi, si può contrastare e combattere solo combinando contemporaneamente più azioni, tra cui, prima di tutto, l'attuazione di una vera e propria rivoluzione culturale, una presa di coscienza collettiva della società, che deve poi trasformarsi, come stiamo tentando di fare, in una battaglia comune di uomini e donne contro questa grave realtà.
Sussidiarietà può essere una delle parole chiave: sussidiarietà tra Stato, ente locale, agenzie educative, associazioni e volontariato, così come si sta tentando di fare con le azioni del nostro Governo. A questo fenomeno deve poi aggiungersi un intervento sul piano legislativo, un intervento che è già in atto con la discussione sulla complessiva proposta contro la violenza sessuale del ministro Carfagna, perché alla gravità di questo fenomeno si può davvero rispondere soltanto con un provvedimento articolato che non si limiti solo a sanzionare penalmente le molestie sessuali, ma sia soprattutto in grado di tutelare le donne contro ogni forma di violenza, favorendo la prevenzione, ma garantendo al contempo processi rapidi, accertamento della responsabilità e conseguente pena certa e adeguata per i colpevoli.
Il reato di violenza sessuale - concordiamo pienamente con il ministro Alfano - è un reato gravissimo e altamente lesivo della dignità della persona, nonché della salute morale di chi lo subisce, e come tale deve essere giudicato. Questo è ciò che il Governo sta facendo grazie ai provvedimenti predisposti.
Bisogna poi lavorare sempre di più per dare alle donne la consapevolezza del loro diritto alla sicurezza e per intensificare la politica del sostegno alla vittima, perché una donna lasciata sola dalla società è una donna che subisce una doppia violenza. Invito quindi tutte le colleghe, in maniera trasversale, a lavorare insieme tralasciando contrapposizioni sterili e limitando inutili polemiche per concentrarci sulle questioni vere per le quali servono proposte, fatti e azioni concrete.
Il disegno di legge del ministro Carfagna prevede misure che rafforzano la tutela penale contro la violenza sessuale, introducendo aggravanti connesse alle modalità di azione del colpevole (ed è proprio questo di cui si sta parlando), imponendo l'aumento della pena in caso di recidiva e introducendo meccanismi volti ad accelerare i tempi di giudizio e la certezza della pena. Tale provvedimento contiene norme volte a rafforzare la tutela contro la violenza sessuale tra le circostanze aggravanti, comportanti, per esempio, la reclusione da 6 a 12 anni; inoltre vengono ricompresi l'uso di sostanze comunque idonee a ridurre la capacità di determinarsi della vittima o del persecutore, la qualità di ascendente e quant'altro.
Introduce inoltre l'obbligo da parte del giudice di disporre l'aumento della pena, come dicevo, per il recidivo. Il delitto di violenza sessuale e quello di violenza sessuale di gruppo vengono inseriti tra quelli per i quali è previsto l'arresto in flagranza, con le relative conseguenze sulla possibilità di celebrare il processo con il rito direttissimo ed immediato. Da ciò emerge l'opportunità, l'importanza di approvare il più presto possibile il disegno di legge, quando arriverà anche in questo ramo del Parlamento.
Non vedo, nelle parole del Presidente del Consiglio, un'offesa alla dignità della donna, ma ritengo che quell'espressione vada interpretata come la presa di coscienza di un fenomeno aberrante, come la volontà di alleggerire l'atmosfera in un momento di così grande tensione, come la volontà seria di intervenire.
Non sono le battute a far male alle donne: è il silenzio, è la politica del non fare. Ribadisco: personalmente non mi sento offesa, senatore Pardi, ma mi sento stimolata ancora di più a combattere per il diritto alla sicurezza di tutte le donne, insieme alle colleghe, per prima Maria Ida Germontani, con la quale, da quasi vent'anni, combatto le stesse battaglie all'interno del dipartimento delle pari opportunità del nostro partito. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).