CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, quando si parla di violenza sulle donne, bisogna tenere presente che la nostra Costituzione, all'articolo 2, pone principi fondamentali di difesa della dignità della persona e, all'articolo 3, stabilisce pari uguaglianza, senza distinzione di razza o di sesso.
Il Presidente del Consiglio, ieri sera, ha dichiarato che si tratta di fatti esecrabili e ritengo che l'intero Parlamento debba essere unito in questa valutazione. Quando si parla di esecrabilità, infatti, si prescinde dalla valutazione del fatto come reato. Sarà il Governo a valutare se occorrono ulteriori norme, oltre a quelle che sono state già introdotte nel cosiddetto disegno di legge sicurezza sulla violenza di gruppo, oltre a quelle che sono state già introdotte con il disegno di legge all'esame della Camera dei deputati in materia di atti persecutori.
Penso che una valutazione di esecrabilità espressa dall'intero Parlamento abbia una funzione educatrice molto più forte di qualsiasi sanzione penale. Condivido infatti ciò che è stato detto in alcuni interventi, che si tratta di un fatto culturale. La violenza sulle donne va combattuta espressamente e principalmente sulla base culturale, educando le generazioni ad un nuovo tipo di rapporto, ad un nuovo rispetto della dignità della persona.
Se su questo aspetto c'è la volontà del Parlamento, credo si possa trovare una soluzione in termini di sanzioni penali (se è necessario o meno, se è sufficiente o meno l'arresto domiciliare, che è pur sempre una misura cautelare preventiva). Il problema di fondo è che occorre che ci sia una condivisione collettiva della condanna di certi comportamenti sotto il profilo culturale. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Astore).