LEGNINI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, il nostro giudizio su questa manovra cosiddetta anticrisi è di assoluta insufficienza ed inefficacia. Tale giudizio è andato vieppiù consolidandosi man mano che la crisi andava dispiegando tutti i suoi effetti negativi sull'andamento del prodotto interno lordo, sull'occupazione, sul reddito delle famiglie e sulla finanza pubblica. I fatti, ampiamente prevedibili anche alla data di emanazione del decreto-legge in discussione, ci stanno dando purtroppo ragione e la politica del Governo si manifesta sempre più inadeguata e miope di fronte a ciò che sta accadendo, ossia la più grave e prolungata crisi economica dal dopoguerra ad oggi.
Spesso è accaduto in questa legislatura che il titolo, la denominazione del provvedimento fosse enfatica rispetto al contenuto effettivo delle disposizioni. In questo caso il divario tra gli obiettivi indicati e l'effettività delle misure appare ancora più enorme. Si tratta di un decreto anticrisi che non inciderà in alcun modo sull'andamento della recessione in atto, ahinoi, destinata nel corso di quest'anno a subire un'ulteriore accelerazione.
«La recessione è più dura del previsto. La produzione industriale scende del 13 per cento, il PIL del 2 per cento»; «stimiamo che ci saranno, nei prossimi mesi, 600.000 disoccupati in più»; «il quadro è drammaticamente cambiato»; «la politica economica è in mezzo al guado»: chi dice queste cose, onorevoli colleghi, non è l'opposizione, non sono i sindacati, non sono gli avversari di questo Governo, bensì la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, in un'intervista al quotidiano «Il Sole 24 Ore» del 22 gennaio scorso.
Presidenza della vice presidente MAURO (ore 16,05)
(Segue LEGNINI). Altri autorevoli commentatori utilizzano argomenti del tutto simili sottolineando la totale inefficacia della politica economica del Governo. L'Europa, la Banca d'Italia, gli istituti di ricerca concordano nelle previsioni più pessimistiche, il che, in assenza di interventi idonei a invertire la tendenza, genera ulteriore sfiducia negli operatori e nelle famiglie, alimentando la spirale recessiva e il calo dei consumi soltanto attenuato dalla riduzione dell'inflazione.
A fronte di tale quadro, autorevolmente certificato, come dicevo prima, sia dall'Unione europea che dalla Banca d'Italia, il Ministro dell'economia si è limitato a dire, com'è noto, che il 2 per cento in meno di PIL non è il ritorno al medioevo. Un'affermazione grave e una colpevole sottovalutazione. Non è, com'è noto, la media del calo del PIL, pur grave, che rileva, ma i fenomeni reali sottostanti. Moltissime aziende non subiscono quella riduzione media, ma una riduzione ben più consistente degli ordinativi e dell'occupazione che sta mettendo a serio rischio pezzi interi del nostro sistema produttivo e milioni di famiglie.
A fronte di questa crisi, gli altri Paesi, com'è noto, stanno producendo sforzi qualitativamente e quantitativamente ben più consistenti: 73 miliardi di euro la Germania, 41 la Spagna, 26 la Francia, 24 il Regno Unito, 825 miliardi di dollari gli Stati Uniti di Barack Obama. Un intervento shock per quella economia, basato sull'ambiente, sulla sanità, sull'istruzione e sulle infrastrutture: quattro pilastri su cui poggia un piano energico di stimolo economico che genererà, secondo le previsioni, fino a quattro milioni di nuovi posti di lavoro.
Ha dichiarato il presidente Obama: raddoppieremo la nostra capacità produttiva di energia alternativa nei prossimi tre anni (per raggiungere il livello attuale ci erano voluti 30 anni) e costruiremo una rete elettrica di quasi 5.000 chilometri, che sarà alimentata da queste nuove fonti e attraverserà tutto il Paese. Risparmieremo 2 miliardi all'anno rendendo il 75 per cento degli edifici federali più efficienti dal punto di vista energetico e le famiglie pagheranno bollette più leggere risparmiando in media 350 dollari all'anno. Questo è lo sforzo che si sta producendo nel mondo.
Per quanto ci riguarda, approviamo un provvedimento come quello che stiamo discutendo, che per onestà intellettuale gli stessi relatori hanno definito superato dagli eventi e insufficiente, che reca un misero impegno finanziario di 5 miliardi di euro. Gli effetti stimati sul PIL di questo provvedimento sono di un decimo di punto e a ciò deve aggiungersi - ahinoi - il carattere fortemente restrittivo della manovra triennale di luglio (31 miliardi di euro di risorse in meno), che contribuisce ulteriormente a deprimere la nostra domanda interna, compresa quella per gli investimenti.
Non solo. La manovra appare inefficace a mutare l'andamento macroeconomico perché non è tale da non mutare gli eventi e, per certi versi, prevede l'esatto contrario di ciò che nelle economie più colpite dalla crisi e più affini alle nostre si sta facendo. Basti pensare alla misura sull'efficienza energetica degli edifici, con il previsto rallentamento dei benefici dopo lo svarione iniziale e quindi degli investimenti - il contrario di ciò che si sta facendo, ad esempio, negli Stati Uniti e negli altri Paesi - oppure ai tagli alla scuola e alla sanità. Il tetto del 4 per cento sulle rate dei mutui è una misura propagandistica in una fase di forte riduzione dei tassi di interesse. La misura del bonus è di bassissima entità, temporanea, una tantum e quindi non tale da poter generare una inversione nelle aspettative delle famiglie italiane, quanto meno relativamente al soddisfacimento dei bisogni primari.
Certo, alcune delle misure contenute nel decreto appaiono di per sé condivisibili, ma ciò non muta la nostra valutazione sull'impatto complessivo dell'intervento, che - come ho detto - non è destinato a cambiare, né ad incidere significativamente sul costo della crisi in atto e in fase di accelerazione.
Abbiamo formulato le nostre proposte alternative, come abbiamo fatto già numerose altre volte, ad esempio in occasione del decreto ICI, della manovra di luglio o della stessa legge finanziaria: le riproponiamo qui oggi. Abbiamo presentato un emendamento che riteniamo fondamentale - lo illustreremo poi in maniera ampia unitamente agli altri emendamenti a nostra firma - e che configura una proposta radicalmente alternativa. Essa è nota ed è così sinteticamente riassumibile: ciò che serve al nostro Paese è la riduzione della pressione fiscale sui redditi medio-bassi, quindi più reddito per le famiglie che non ce la fanno, dando in tal modo un impulso ai consumi, e dunque alla ripresa della nostra economia; utilizzo di un punto di PIL, con contestuale individuazione delle misure di riduzione della spesa corrente, per rientrare dallo sforamento consentito dai criteri di flessibilità previsti nel Patto di stabilità europeo a partire dal 2010.
Voi insisterete ovviamente sulle vostre posizioni, asserendo la necessità primaria della stabilizzazione dei conti, che noi abbiamo sempre condiviso e che condividiamo, ma che non è antitetica alle necessità cui mi riferivo. Il rischio è che avremo ugualmente (come sta già accadendo) più deficit e più debito, senza aver contribuito a stimolare l'economia, e quindi con più recessione, più disoccupazione, meno reddito per le famiglie ed ulteriore peggioramento dei conti pubblici.
Noi insisteremo e voi continuerete a non dare ascolto né a noi, né a quanti in numero crescente ritengono che l'intera politica economico-finanziaria del Governo sia avviata e prosegua su un binario sbagliato. Tale deficit di ascolto, signora Presidente, si aggiunge al fatto che il Parlamento italiano, ed in particolare questo ramo del Parlamento, non è stato messo in condizione di discutere approfonditamente cause, rimedi ed entità delle risorse finanziarie per fronteggiare la crisi, né il complesso dei provvedimenti economici e di bilancio.
Dall'inizio della legislatura numerosi sono stati i provvedimenti economico-finanziari, ma la possibilità di intervento di questo ramo del Parlamento è stata pressoché inesistente. Ci si sta avviando verso una vera e propria patologia nel rapporto tra il Governo ed il Senato della Repubblica. Si tratta di una situazione intollerabile, a fronte della quale mi auguro che la Presidenza del Senato voglia intervenire per modificare questo stato di cose.
Continueremo nella nostra battaglia di opposizione propositiva, convinti che prima o poi non voi, ma il Paese riconoscerà la fondatezza delle nostre analisi, delle nostre gravi preoccupazioni, delle nostre proposte. (Applausi dal Gruppo PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baldassarri. Ne ha facoltà.