GRANAIOLA (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, fin dai primi atti di questo Governo ci siamo dovuti abituare a provvedimenti onnicomprensivi che trattano di tutto, dove le singole questioni sono prese e riprese più volte, in testi diversi ed in occasioni diverse. Tutta la manovra finanziaria è stata realizzata così, e così si presenta anche questo decreto-legge. Non sottolineo quest'aspetto per un astratto bisogno di metodologie normative catalogatorie, ma per sottolineare un metodo di lavoro confuso, tutt'altro che trasparente e spesso poco chiaro.
Allora è inutile decantare il fatto che si siano eliminate, per semplificare, 3.000 leggi e poi tutto in realtà, giorno dopo giorno, provvedimento dopo provvedimento, risulti più arzigogolato e confuso di prima. Soprattutto è difficile scorgere con chiarezza quali sono le priorità e se esiste una linea unificante di iniziative a contrasto della crisi, intorno alle quali potersi confrontare utilmente e quindi mobilitare tutte le risorse di questo Paese.
Invece, l'Italia è stata lasciata sola di fronte ad una crisi tra le più gravi che si siano affrontate nella storia moderna. I pensionati, i giovani, i lavoratori, gli imprenditori, i professionisti, le famiglie dovranno contare solo sulle proprie forze con il rischio di rimanere chiusi nei propri interessi e nei bisogni più prossimi. Gli eventi degli ultimi mesi, i dibattiti, le scelte che altri Paesi stanno facendo in questi giorni ci dicono che senza un impegno corale e condiviso sarà impossibile uscire da questa crisi più forti, più civili e più competitivi.
Nell'articolo 2-ter, dove si tratta dell'utilizzo del risparmio degli enti locali, si scorge un approccio metodologico interessante sulla questione del vincolo di stabilità che, se approfondito adeguatamente, avrebbe permesso forse di individuare e sperimentare, nello specifico della crisi, percorsi virtuosi d'intervento collocabili oltre l'astratta, rigida difesa della tutela del Patto di stabilità e senza sollecitare eccessi opposti. Ma la strada scelta dal Governo non è stata questa e il decreto in esame, per il suo carattere di sostanziale neutralità rispetto ai saldi di finanza pubblica per il prossimo triennio, si muove in direzione opposta agli interventi che si stanno realizzando negli altri Paesi europei.
Ci avviamo dunque a discutere di un decreto che contiene per la gran parte interventi a costo zero, mentre la crisi dilaga e tocca ormai la maggioranza della società italiana, dai piccoli e medi imprenditori ai lavoratori licenziati o in cassa integrazione, ai precari (che sono i primi a perdere il posto di lavoro), alle famiglie e ai pensionati.
30 decreti-legge e 10 voti di fiducia (che spero non diventino undici domani) non sono stati sufficienti a comporre una vera manovra di bilancio, in grado di spostare risorse reali verso l'economia, il lavoro e le famiglie. La denuncia dell'opposizione riguarda anche il rischio concreto che la manovra economica, permanentemente in corso da otto mesi, non sia ancora finita e che ulteriori provvedimenti dovranno essere emanati per finanziare gli ammortizzatori sociali ed altre emergenze.
La maggioranza ha sostenuto alla Camera che l'opposizione fa del pericoloso pessimismo, ma i dati dicono che la produzione industriale a novembre è calata del 12,7 per cento; le piccole e medie imprese faticano ad avere linee di credito; migliaia di esercizi commerciali hanno chiuso; crescono in modo esponenziale le ore di cassa integrazione; i consumi si riducono. Il Governo obietta che la crisi non si può attribuire alla sua responsabilità, ma alla responsabilità del Governo è da attribuire l'assoluta mancanza di un'idea per trascinare il Paese fuori dalla crisi.
Signora Presidente, consegnerò il testo integrale del mio intervento, ma una cosa mi consenta di dirla ancora. In questo decreto non si parla di turismo. Per questo settore, che è uno dei pochi che hanno la possibilità di tenere, non c'è assolutamente nulla se si esclude la riedizione di una norma introdotta dal centrosinistra, che proroga a tutto il 2009 i trattamenti di cassa integrazione guadagni straordinaria e di mobilità ai dipendenti delle imprese esercenti attività commerciali con più di 50 dipendenti, delle agenzie di viaggio e turismo, compresi gli operatori turistici. Da qui si evince la mancanza di cura e di attenzione verso le imprese, verso gli imprenditori turistici e le loro famiglie, verso i loro dipendenti.
Oggi ci mancano quei 7 miliardi di euro tra l'operazione di abolizione dell'ICI e la vicenda Alitalia che si sarebbero potuti utilizzare in questo provvedimento. (Applausi dal Gruppo PD).