D'ALIA (UDC-SVP-Aut). Signor Presidente, mi limito a fare una considerazione di carattere generale, che ovviamente riguarda la nostra proposta contenuta nell'emendamento 20.600, volto a sopprimere l'articolo 20.
La vicenda è nota e pertanto la ricordiamo solo in estrema sintesi. L'idea che il fondo perequativo per i Comuni sia gestito - non solo contabilmente, ma anche sostanzialmente dal punto di vista politico-istituzionale - dalle Regioni è sbagliata oltre che incostituzionale. È chiaro che quando si fissano principi e criteri direttivi, peraltro generici, riferiti al sistema di approvvigionamento finanziario degli enti locali, ma si affida alle Regioni uno degli strumenti che consente esclusivamente a quelli che hanno minore capacità fiscale per abitante di poter concorrere virtuosamente a livello nazionale, di fatto si impedisce ai Comuni e alle Province, posto che veramente si sia deciso di mantenerle, di assolvere ad un ruolo paritario nel sistema istituzionale della Repubblica.
Così è in base all'articolo 114 della Costituzione. E se così è - e abbiamo tutti accettato l'idea che tale norma costituzionale ha classificato come paritari i rapporti tra Stato, Regioni ed autonomie - non si può poi pensare che gli strumenti che la Costituzione attribuisce allo Stato per far crescere i Comuni siano, viceversa, trasferiti alle Regioni, che sotto il profilo istituzionale hanno attenzione a questo interesse, ma in maniera diversa.Vi è quindi una violazione dell'articolo 114 della Costituzione, proprio perché non è possibile costituire, sotto il profilo della dipendenza finanziaria, un rapporto gerarchico tra Regioni ed autonomie locali.
Con l'articolo 20 si reintroduce, peraltro, il principio dell'utilizzo della tassa patrimoniale e dunque dell'ICI, ancorché non per la prima abitazione, per tentare di far fronte alla copertura di funzioni degli enti locali, dei Comuni in modo particolare. È chiaro infatti che nel momento in cui si va verso un'attività di decentramento così ampia delle funzioni di entrata e di spesa dei Comuni, questi ultimi devono disporre di una reale indipendenza finanziaria e di una forte capacità impositiva. Quest'ultima darà luogo ad una crescita delle imposte e delle tasse comunali riferite ai servizi ed in particolare ai patrimoni, ancorché - voglio ripeterlo - non relativamente alla prima casa, che è stata espressamente espunta dal sistema di prelievo fiscale dei Comuni. Tutto ciò si tradurrà in un costo ulteriore per i cittadini a dispetto del principio tanto strombazzato, secondo cui il federalismo fiscale determinerà una riduzione dei costi e un abbassamento delle imposte.
Poiché si ritiene che non sia così e che, per come è stato scritto, il testo dell'articolo 20 sia sbagliato, è stato presentato un emendamento soppressivo dell'intero articolo.